Arrivo per caso a Santoña. Decido di fermarmi due notti, son stanco e vecchietto. Prenoto un b&b su Booking.com, alla cieca. Tanto sarà piccolissimo, mi dico.
Scopro una realtà strana, molto piacevole.
Santoña è un borgo peschereccio, fonda la sua economia sulla pesca delle alici e del tonno e della loro conservazione. In questo mi ricorda molto Cetara, vicinissimo a Salerno, da dove provengo.
Lì come qui, o qui come lì, l’odore delle alici e della loro salatura è immanente, fa parte del luogo.
E i “santoñesi” non sono per nulla presuntuosi, anzi. Sulla meravigliosa baia “piccola” c’è il Paseo dedicato ai “salatori italiani” . Nei primi anni del secolo scorso vennero qui molti siciliani e campani e misero su aziende conserviere insegnando ai santoñesi l’arte della conservazione delle alici, del tonno e della carne.
Molto pragmatici, i santoñesi poco hanno conservato del dimenticabile borgo antico. Oggi Santoña è un paese moderno che inizia a fare affari con il turismo. Non ci sono grandi alberghi come nella vicina Laredo (che sembra Rimini), bensì solo piccole strutture, locande e b&b.
La piazza Sant’Antonio, rettangolare, è il centro del paese. Il 90% dei negozi che si affaccia sulla piazze è costituito da bar/ristoranti e la sera è tutto un vociare allegro di gente che si concede il rito dello aperitivo. Aperitivo ricco, quasi cena, con tanti pintxos.
Peccato che il pesce serio (spigole, grigliata,etc) venga servito in poche strutture (due, monumentali, moderne e brutte sul porto) e….dopo le 21.30, troppo tardi per un pellegrino.
Due bellissime spiagge, una sulla laguna, una, dal lato opposto, larghissima e stupenda, poco affollate, libere, ma con parecchie docce messe dal comune. Spiagge dorate, pochissimo affollate, vista la recentissima propensione al turismo del paese.
Prezzi abbastanza bassi. Un posto per una tranquilla vacanza di mare.