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Leggere stamattina i giornali fa tristezza. Siamo di nuovo punto e a capo. L’alleanza fra Lega e Cinquestelle, che sembrava fatta, pare in alto mare, tanto da far presumere che Mattarella non darà nessun incarico.

Ma, alle strette, visto che scadenze finanziarie interne ed europee ci sono (vedi qui) la situazione non potrà protrarsi a lungo e un incarico dovrà esser dato.

Ma a chi? Chi si prenderà la patata bollente di un DEF (nuove tasse) pesante? Chi metterà la faccia nel negare le promesse elettorali? Certamente non Di Maio, certamente non Salvini, Meno che mai, il perdente Martina.

Non ho la sfera di cristallo, ma in questi casi in Italia si preferisce la cd. “strada istituzionale”, ossia l’incarico di formare il nuovo Governo al Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Sì, la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, la pasdaran di Berlusconi che fece assumere la figlia come Capo segreteria.

Ma la Casellati ha un grosso vantaggio, Non è Cinquestelle e non è leghista, è di Forza Italia, il partito che, insieme al PD ha quasi perso le elezioni. Personalmente non ha fatto promesse che DEVE mantenere. Insomma è una figura “sacrificabile” in un governo che deve – al solito – imporre tasse e non mantenere le promesse roboanti dei vincitori Lega e Cinquestelle. Potrà condurre la compagine ministeriale, facendo approvare o meno una nuova legge elettorale, a nuove prossime elezioni.

E qui sta il punto che mi preoccupa. Lega e Cinquestelle vorranno mangiarsi quello che resta di Forza Italia e del PD, ma anche per decenza, non potranno ripetere le roboanti promesse della campagna elettorale appena finita.

In questi casi è usuale – i dittatori lo insegnano – indicare un nemico esterno che con la sua forza dei poteri oscuri ha impedito la realizzazione delle promesse mancate.

Non è difficile indicare chi sarà il nemico prescelto: l’Unione europea, la madre di tutti i guai italiani, la culla dei poteri forti.

Son sicuro che Salvini e Di Maio ad una sola voce imboniranno gli elettori che uscendo dall’Unione europea e dall’Euro, come per incanto, i guai italiani saranno finiti.

E qui, chi sa DEVE parlare. DEVE spiegare che dall’Europa NON si può uscire se non a pezzi (vedi il Regno Unito che – più forte dell’Italia e senza il nostro debito pauroso – dovrà pagare 60 miliardi). E che uscire dall’Euro – se si potesse – sarebbe come cadere dalla padella nella brace: addio al Quantitative easing, e al fondo Salva Stati, ombrelli protettori delle nostre scarse finanze.

Uscire dall’Europa sarebbe anche – Salvini e Di Maio se lo mettano in testa – rinunciare ai milioni di Euro che l’Europa ci dà per fronteggiare l’arrivo dei migranti. Significa anche rinunciare a quei pochi ricollocamenti di migranti in altri Paesi; significa porre fine alle speranze di cambiare il Regolamento di Dublino: essendo fuori dall’Europa, gli altri Paesi non avranno nessun obbligo di riprendersi i loro migranti venuti in Italia (e ce ne sono tanti, vedi in Friuli dove gli Afgani arrivati in Austria vengono fatti arrivare in Italia.).

Chissà, magari il PD, o quello che ne resta, lungi dal poter sperare di risorgere a breve come primaria forza politica, potrebbe assumersi il ruolo di spiegare pazientemente agli italiani l’assurdità e le tragiche conseguenze di un allontanamento dall’Europa.

Il 28 marzo scorso scrissi questo post “povera Italia. I vincitori litigano e se la prendono con l’Europa” dove supponevo che Lega e Cinquestelle, per mascherare le reciproche diffidenze e differenze, indicavano l’Europa come nemico, cattivo e arcigno che con i suoi burocrati vuole affossare il cambiamento. Peccato che combattere contro l’Europa, contro i Trattati da noi sottoscritti, contro la Commissione votata a larga maggioranza anche da tutti gli eurodeputati italiani, contro le Direttive e i regolamenti che ci penalizzano senza offrre, in cambio, il riordino dei nostri scassati conti pubblici, sia parecchio, molto controproducente.

Ah, non dimentichiamo che il nostro debito pubblico sopravvive grazie al quantitative easing della Banca Centrale europea.

 

Oggi è la giornata mondiale del rifugiato.

I media danno notizia di 4 gommoni con circa 140 persone in balia del mare fra le zone di competenza SAR di Italia, Libia e Malta.

Non si muove alcun soccorso.

Ok, va bene, bisogna tenere sotto pressione i partner europei che girano lo sguardo altrove.

Ok, va bene, magari non sono tutti richiedenti asilo, spinti da persecuzioni e guerre; ci saranno parecchi “migranti economici” spinti da quella molla incomprimibile che si chiama FAME.

OK, va bene, forse, chissà, magari, a bordo di quei fragili gommoni acquistati dai trafficanti sull’Amazon cinese AliBaba, ci sarà qualche persona che sia venuta in contatto con qualche appartenente a gruppi armati.

OK, va bene, forse bisogna dare un esempio a quelli che non sono ancora partiti: se partite non vi accoglieremo.

Ma vi chiedo. Tutto ciò va bene. Ma basta per condannare a morte quei poveracci sui gommoni che non sanno alcunché di Unione Europea, di Dublino, della politica bizantina che attanaglia l’Italia e la Europa

 

Che i più tirano i meno è verità,
Posto che sia nei più senno e virtù;
Ma i meno, caro mio, tirano i più,
Se i più trattiene inerzia o asinità.
 
Quando un intero popolo ti dà
Sostegno di parole e nulla più,
Non impedisce che ti butti giù
Di pochi impronti la temerità.
 
Fingi che quattro mi bastonin qui,
E lì ci sien dugento a dire: ohibò!
Senza scrollarsi o muoversi di lì;
 
E poi sappimi dir come starò
Con quattro indiavolati a far di sì,
Con dugento citrulli a dir di no.
 

 

Così scriveva Giuseppe Giusti nel 1848. E mi sembra che questo sonetto sia più che mai attuale in questa Italia del 2018 che si muove come nave in gran tempesta, non senza nocchiero, ma con due nocchieri che giocano a chi le spara più grosse.

Il bello è che queste promesse sono chiaramente delle balle, impossibili da realizzare, buone per una campagna elettorale per grulli.

Ci ha detto Salvini come intende espellere 500.000 stranieri? Ci ha detto Di Maio come attuare insieme la flat tax e il reddito di cittadinanza? Assolutamente no!

Per adesso, come ampiamente previsto, i due si dedicano – per nascondere le loro incapacità – a indicare un nemico comune, l’Europa, oppure a fare la voce grossa con le ONG che raccolgono migranti, in una percentuale molto inferiore a quelli che raccolgono le nostre navi militari.

Minacciano l’Unione europea, prendono a parolacce i leader di Francia e Germania osannano quelli del gruppo di Viesegrad che hanno interessi opposti ai nostri, minacciano di sospendere la libera circolazione delle persone, commettendo un clamoroso autogol.

Risultati, per ora, solo aver dirottato una nave con 600 migranti in Spagna, con notevoli costi (due navi italiane di scorta), proprio mentre una nave italiana sbarcava in Sicilia più di mille profughi.

Minacciano, minacciano chi li critica. Ieri è toccato a Saviano, domani potrebbe toccare a noi.

Il bello è che gli italiani abboccano e credono alle favole: i sondaggi danno la Lega in forte crescita e i Cinquestelle in piccolo arretramento. Tutti con Salvini e Di Maio, compatti. Ma perché?

Bisogna riconoscere che i due partiti al governo ci sanno fare, sanno perfettamente, come ha fatto Trump, andare alla pancia della gente.

Ormai il consenso – cioè i voti – si conquista non più con gli ideali, con i programmi strutturati, con progetti definiti, bensì con gli slogan, con le minacce, con l’indicazione di un nemico che, sconfitto il quale, tutti i problemi saranno risolti. Vedi Trump con i messicani. Tanto la memoria collettiva non è mai stata così corta. Chi si ricorda ormai più delle promesse fatte solo qualche mese fa?

I due “gemelli divisi” sono onnipresenti sui social: lì, ormai, si fonda l’informazione di una gran parte del popolo. Una volta si diceva: è vero perché l’ha detto la radio. Oggi si dice: è vero perché l’ho letto su Facebook.

E’ molto triste, ma è così. Se vuoi i voti, li devi cercare con un super attivismo sui social. Anche mediante programmi informatici automatici, come i bot, che amplificano i “like” ricevuti.

Più di un’idea, più di un ideale, vale un “like”.

Provate a postare un commento sgradito ai “leoni della tastiera” chissà perché tutti favorevoli al Governo in carica. Vedrete quanti insulti riceverete.

Ovviamente, e qui è il punto del discorso, questi superattivi su internet sono una minoranza della popolazione ma, col loro attivismo, appaiono come la maggioranza.

 

E le persone che ragionano? Dove sono? Che fanno? Mangiano pop corn con Renzi? Non lo so. Probabilmente pensano ancora con la mentalità del politico di trenta anni fa. Quando era disdicevole lo slogan, quando era obbligatorio lavorare su grandi temi, quando era d’obbligo dire: “Sì, va bene, ma è solo una parte del problema, bisogna guardare il complesso.” E tutto rimaneva fermo.

Se il governo attuale fa pensare al sonno della ragione, la sinistra fa pensare al sonno e basta.

Probabilmente chi la pensa in modo diverso dai due coinquilini al Governo è ancora la maggioranza, ma sta zitta, forse perché non ha nulla da proporre in alternativa.

Gente, svegliamoci! Almeno – se non abbiamo proposte alternative – proviamo a ribattere colpo su colpo, proviamo a smontare le fake news, proviamo a spiegare gli errori degli annunci, proviamo a controbattere! Ognuno con i propri mezzi ognuno nel proprio campo.

Siamo – forse – ancora i più. Non facciamoci tirare dai meno.

Ieri si è chiuso il primo ciclo di consultazioni al Colle. Risultato ZERO. Posizioni, almeno quelle espresse, inconciliabili.

Quello che ha stupito molti è stata la lunga dichiarazione di Di Maio sul “contratto” offerto a PD e alla Lega, in alternativa. Non a Forza Italia perché lì c’è l’uomo nero con cui non si parla, anche se, in un sistema elettorale basato su coalizioni, mi pare eufemisticamente presuntuoso dire che “non riconosco una parte della coalizione” che, in pratica, ha vinto e tutti i suoi eletti nella parte “maggioritaria” erano candidati comuni di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e “quarta gamba”

A parte la follia di offrire a due partiti, PD e Lega, fra loro inconciliabili, una base comune di accordo, l’offerta non mi stupisce. E’ la versione riveduta e corretta di quanto affermato in campagna elettorale dai grillini. Se non avremo la maggioranza assoluta, andremo come Governo in Parlamento e governeremo con chi ci sta.

Poi, forse, qualcuno ha spiegato a Di Maio la differenza fra “vincere” ed “essere il partito più votato”, nonché l’impossibilità, per il presidente della Repubblica di conferire un incarico a chi non dispone di una maggioranza in parlamento, sia pur di coalizione.

Sui contenuti del “contratto” neppure una parola, neppure una proposta, se non quelle ripetutamente espresse fino alla noia in campagna elettorale, tipo, onestà, chiarezza, serietà e…quel. reddito di cittadinanza basato sui “lavoratori potenziali” (parole del prof. Tridico, loro candidato al Ministero del lavoro: clicca qui).

Posto che indizi di come far mangiare lo stesso piatto ad un carnivoro e ad un vegetariano, faccio qualche breve ipotesi:

  • Se il contratto è lo stesso, esso NON può essere sottoposto indifferentemente a Lega o a PD. Troppo diversi. Cosa propongono i Cinquestelle, per esempio, sullo ius soli (clicca qui), sulla flat tax (clicca qui), sui nostri impegni con l’Europa (clicca qui) e sull’Euro (clicca qui)? Su questi argomenti Lega e PD hanno opinioni diametralmente opposte.
  • Se il contratto non è lo stesso, proposto indifferentemente a Lega o PD, esso deve essere adattato all’interlocutore che ci sta. Ma questo significa che i Cinquestelle sono disposti ad un triplice salto mortale sui contenuti pur di andare al Governo.
  • Il contratto è già pronto e scritto. Di Maio, in sostanza ha detto: queste sono le nostre posizioni, chi le accetta in toto avrà qualche poltrona…. Ovviamente né Lega, né PD potranno mai accettare di essere, non dico la stampella, ma una zeppa del Governo grillino, dando i loro voti senza poter avere voce in capitolo. Sarebbe la fine del partito che accetta. Ricordiamoci che, quando si cammina male la colpa è della stampella, quando si cammina bene, la stampella si butta.

 

Quindi, forse, nessuna delle ipotesi è quella giusta, tranne forse la seconda: non importa il programma, purché si vada a Palazzo Chigi. Bell’esempio di onestà e di responsabilità.

 

P.S. Di Maio ha anche detto che non riconosce un pezzo della coalizione che ha avuto più voti perché con Berlusconi non si parla e che non ha nessuna intenzione di dividere il PD.

Ovvio, se il PD si divide, con mezzo PD i Cinquestelle non arrivano alla maggioranza, il PD gli serve intero. Invece con la Lega, anche senza Forza Italia, ci arrivano alla maggioranza.

 

Pensate un po’ se davvero Di Maio, in qualche modo, riesce ad arrivare a Palazzo Chigi. Altro che vitalizi, altro che reddito di cittadinanza: dovrà trovare i soldi per vitare l’incremento dell’Iva e delle accise, nonché fronteggiare la manovra economica che a maggio sarà chiesta dall’Unione europea (clicca qui). Auguri!!!

 

Caro nonno, raccontami quel sogno che va dalla Spagna alle porte dell’Asia

PAOLO RUMIZ IN DIFESA DELLA UE

Nonno, raccontami l’Europa.

Niente di più facile, bimbo mio. L’Europa è la terra dove tramonta il sole. È un grande, frastagliato, affascinante promontorio dove l’Asia finisce. Una terra fertile, ricca di popoli, fiumi, città, montagne e pianure, che si protende con faraglioni di tuono verso l’Oceano e il Mare di Mezzo. Ma come: nessuno te l’ha mai raccontata?

Nessuno. Fallo tu, ti prego.

Per cominciare tiriamo fuori dalla tasca queste monetine. Guarda bene. Portano tutte il nome dell’Europa, ma sono stampate in paesi diversi. Grecia, Germania, Francia, Italia, Austria, Spagna… paesi che fino a ieri si sparavano cannonate fra loro. Non è un miracolo? Oggi sono tutti uniti, hanno tolto i confini.

Mi racconti i tuoi viaggi?

Ho camminato sugli altopiani di Spagna sotto il volo degli avvoltoi. In Russia ho dormito in lunghi treni color verde scuro in corsa tra laghi ghiacciati. In Grecia ho navigato a vela nel mare blu scuro di Ulisse. Sulle coste rocciose del Mar d’Irlanda ho nuotato, pensa, con le foche!

Che bello, nonno. Dimmi perché tanti parlano male dell’Europa?

Ascolta, piccolino, non dimenticarlo mai. L’Europa è la madre che ti nutre. La tua patria. E se senti qualcuno che le urla contro, qualcuno che dice che fa schifo, che è diventata una matrigna, arrabbiati. Non restare mai in silenzio quando senti bestemmie del genere.

Cosa devo dire, nonno?

Rispondi loro che se l’Europa gli pesa, vadano pure altrove. Troveranno solo aride steppe battute dai venti, guerre, sfruttamento.

Dicono che siamo invasi dai profughi, che ci rubano tutto.

Allora rispondi così: oltre che ciechi siete vigliacchi. Accusate i poveracci perché non avete fegato di prendervela coi ladri veri, che stanno a casa nostra. Quelli che rubano, inquinano, e obbligano i nostri figli laureati a fare i lavapiatti all’estero. E poi dì loro che anche il nonno di tuo nonno era profugo, e ha dovuto abbandonare l’Europa, quando in Europa c’era la fame. E già che ci sei, spiegagli che si può diventare profughi in un attimo. Basta una guerra.

Spiegami come succede.

Succede che tu vivi tranquillo, hai il tuo lavoro, la tua casa, il tuo orto con patate e cipolle, i tuoi figli, i tuoi amici, pensi che nulla possa cambiare, e invece… improvvisamente il cielo diventa nero come la pece e arrivano uomini armati che ti portano via tutto. E allora devi scappare, sempre se non ti ammazzano prima.

La guerra può venire anche qui?

Vedi, l’Europa è una terra meravigliosa, ma è stata anche la grande madre di tante guerre. E quelle guerre hanno ucciso milioni di uomini e generato milioni di profughi. Ora siamo in pace, ma bisogna tenere gli occhi aperti. Dobbiamo impedire a quel demonio di tornare fra noi.

Come ci si difende?

Bisogna tenere sveglia la memoria. Ricordare quante volte gli europei si sono ammazzati fra loro. Riflettere che siamo in pace da settant’anni, l’età di tuo nonno. Un tempo lunghissimo. Un miracolo. Ma ci sono degli idioti che se ne sono dimenticati, e dicono che bisogna costruire muri, armare di nuovo gli eserciti.

Mi ci porti, un giorno, in viaggio con te?

Ti ci porto subito. Se chiudi gli occhi, provo a farti viaggiare nei luoghi più misteriosi, verso Est. E siccome ti piace la neve, ti faccio partire d’inverno. Da Berlino, città che fu distrutta e poi ricostruita e poi ancora divisa da un muro terribile.

I muri esistevano una volta?

Quando gli uomini hanno paura di altri uomini, tirano su muri. Ma quei muri non servono a niente. Il più grande di tutti è la Muraglia Cinese. Settemila chilometri. L’hanno costruita tanti secoli fa per difendere la Cina dai barbari. Ma quei barbari sono passati lo stesso e sono diventati imperatori della Cina.

Come viaggeremo?

Non in aereo. L’aereo non avvicina niente e non fa conoscere niente. Il nonno ti fa viaggiare in treno. Un bel treno tedesco, pulito e puntuale, che parte da una stazione col tetto di ferro.

Come ami la tua Europa, nonno.

Sai, sono così stanco delle urla di quelli che le sparano contro. È gente che parla con la pancia… che semina odio additando nemici. Sai, è facilissimo ottenere applausi urlando contro qualcuno! Ma non si può nemmeno tacere come i vigliacchi. Oggi tacciono in troppi, e il loro silenzio mi offende più delle urla.

E allora, come combattere?

Rispondendo col cuore, col fuoco della passione. Trovare le parole giuste per cantare la magia segreta dell’Europa. Guarda, guarda fuori dal finestrino. Siamo in Moravia. Li vedi i campanili a forma di cipolla?

Nonno, non ci perderemo?

Non ti preoccupare piccino. Il nonno conosce le frontiere. Ora scende la notte, il treno fa “tu-tun tu-tun” in un turbinio bianco. Il centro d’Europa forse è qui, a due passi da un posto tremendo di nome Auschwitz. Anche lì arrivavano treni, una volta, ma erano pieni di condannati a morte. I treni hanno fatto l’Europa, ma l’hanno anche distrutta. Hanno portato a morire milioni di soldati e civili. Anche bambini. Anche questo, giurami che non lo dimenticherai mai.

Te lo giuro, nonno.

Dai, continuiamo il viaggio. È notte. Siamo nel Sud della Polonia, in una stazione c’è un tabellone luminoso che già indica il Mar Baltico, a mille chilometri di distanza.

E poi?

La sera entriamo nella pianura ungherese, stanno uscendo le stelle, fuori c’è un’orchestrina di zingari. È notte fonda: e quando se non di notte si entra in Transilvania, la terra dei vampiri? Poi inizia una nuova, immensa pianura che ci porta verso il più grande fiume d’Europa. Il Danubio.

Siamo arrivati nonno?

Non ancora. C’è la Bulgaria con le ultime montagne. Il treno fatica tra muraglie di neve, boschi da lupi e stazioni sperdute.

Poi il treno perde quota verso la Turchia, trema, si avvita su se stesso in piccole valli chiuse. E si arriva al confine turco, e la polizia turca – impara cucciolo mio – non sorride mai. Specialmente ora. C’è un brutto muro anche lì, costruito per fermare quelli senza documenti.

Cosa sono i documenti, nonno?

Pezzi di carta che dicono chi sei. Senza quei pezzi di carta non puoi viaggiare. E la polizia ti può mettere in prigione.

Io ce li ho i documenti?

Sì, sei un bambino fortunato. Ma tanti bambini non lo sono. Bambini profughi, che hanno perso tutto. Ma è ormai mezzogiorno. Il treno sferraglia nella neve sotto le moschee di Istanbul.

Siamo arrivati, nonno?

Sì, tesoro. Ora tramonta e ha smesso di nevicare. L’aria è purissima e l’Asia luccica dall’altra parte. Siamo alla fine dell’Europa. Guarda bene, c’è un piccolo faro, laggiù, che lancia segnali intermittenti. Da mille anni è lì, a sorvegliare una processione incessante di navi, gabbiani, uomini e delfini. Oltre, comincia un altro mondo.

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