Il caso del libro scritto dal Generale Vannacci è ormai noto. Da ieri un profluvio di articoli di condanna, a cominciare dall’Esercito e dallo stesso ministro della Difesa che ha definito le affermazioni del Gnerale farneticanti e lesive della Costituzione sulla quale ha giurato.

Per chi – in vacanza – non avesse ben chiaro di cosa sto parlando, ci sono questi link: https://www.repubblica.it/politica/2023/08/17/news/vannacci_esercito_libro_cari_omosessuali_non_siete_normali-411394277/?ref=RHLF-BG-I411341267-P2-S1-T1
La recensione del libro del Generale Roberto Vannacci, già capo della Folgore e ora a capo di quel fiore all’occhiello dell’Esercito italiano che è l’Istituto Geografico Militare, di cui tutti noi escursionisti, CAI e altre organizzazioni, usufruiamo delle splendide mappe.
Orbene, dalla recensione del quotidiano on line, il libro, dal titolo “Il Mondo al contrario” è un coacervo di affermazioni immonde del tipo “Cari omosessuali, non siete normali”, “viviamo in una dittatura delle minoranze (Gay, clandestini, animalisti, marxisti, radical chic eccetera)”, “le discutibili regole di inclusione e tolleranza imposte dalle minoranze”; con “il lavaggio del cervello di chi vorrebbe favorire l’eliminazione di ogni differenza compresa quella tra etnie, per non chiamarle razze”; con molta umiltà la fatica letteraria si propone “il trionfo della saggezza e delle verità oggettive”. Gli immigrati “Invece in Italia passano il tempo a compiere crimini, a stuprare, non come in Russia dove le cose sul fronte immigrazione sono ben gestite.”.
E i figli per le coppie gay? Sia mai! Se “non è nella natura dell’uomo essere cannibale”, perché dovrebbe esserlo per il diritto alla genitorialità delle coppie arcobaleno? Che – si specifica – “non sono normali, perché la normalità è l’eterosessualità. Se a voi tutto sembra normale, invece, è colpa delle trame della lobby gay internazionale che ha vietato “termini che fino a pochi anni fa erano nei nostri dizionari: pederasta, invertito, frocio, ricchione, buliccio, femminiello, bardassa, caghineri, cupio, buggerone, checca, omofilo, uranista, culattone che sono ormai termini da tribunale”.
Ci manca solo un “peccato!” finale. E tra il racconto di un Rocco che si fa chiamare Aurora ma in realtà “continua ad essere dotato di batacchio in mezzo alle gambe” e una spassionata difesa dei ricchi ai quali aumentare le tasse sarebbe controproducente si arriva al termine di questa fatica letteraria, dove i barlumi di sincerità – va detto – non sono pochi: “Per quanto esecrabile, l’odio è un sentimento, un’emozione che non può essere represso in un’aula di tribunale. Se questa è l’era dei diritti allora, come lo fece Oriana Fallaci, rivendico a gran voce anche il diritto all’odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute”. “Paola Egonu italiana di cittadinanza, ma è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità”.
Particolarmente truculento è il capitolo sulla legittima difesa, che per l’autore è sacra. Se il ladro ti entra in casa “perché non dovrei essere autorizzato a sparargli, a trafiggerlo con un qualsiasi oggetto mi passi tra le mani”, “se pianto la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce, ammazzandolo, perché dovrei rischiare di essere condannato?”.

Queste, secondo l’articolo di Repubbblica.it del 17 agosto, sono le frasi di un libro scritto, a sue spese [probabilmente perché non ha trovato nessun editore che lo pubblicasse] da uno dei vertici dell’Esercito italiano, a capo di una struttura benemerita che ha compiti anche civili con le sue splendide mappe, usate dagli escursionisti di tutto il mondo.
Si dice che ognuno abbia il diritto di dire ciò che vuole, ma non quando si è ai vertici di strutture pubbliche come l’esercito e, nei suoi scritti, si entra nell’ipotesi prevista dall’articolo 604-bis del codice penale [reato di discriminazione] che riporto:
“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:
a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.
Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale.”
Personalmente ritengo che un simile soggetto, se veramente ha scritto le cose riportate da Repubblica.it, non possa rimanere ai vertici di una struttura benemerita dell’esercito Italiano e debba subire, anche penalmente le conseguenze di quanto scritto.
Oggi, ad un programma radiofonico il Costituzionalista Michele Ainis, pur prendendo le distanze dal quanto scritto dal Generale Vannacci, sostiene che la libertà di espressione, sancita dall’articolo 21 della Costituzione, gli ermette di scrivere le nefandezze che ha scritto e che, siccome nel libro ha posto un disclaimer ( o esonero da responsabilità) ritenendosi non responsabile di azioni di terzi conseguenti a quanto scritto, non potrà essere imputato di incitamento come previsto dall’articolo 604-bis del Codice penale, ma solo ad una azione disciplinare perché non ha adempiuto ad assolvere i le sue funzioni con “disciplina e onore” come previsto dall’articolo 54 della Costituzione.
E, sulla libertà di espressione, molti tweet difendono il Generale Vannacci. Ma la libertà di espressione ha limiti imposti da leggi, come la cd. “legge Mancino” (legge 25 giugno 1993, n. 205 che sanziona e condanna frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento all’odio, l’incitamento alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali). Troppo comodo scrivere che i Gay o LGBT+ non sono normali, che gli ebrei sono da discriminare, che i ladri sono da uccidere, che mai le coppie arcobaleno potranno avere figli, gettare la pietra e, con un disclaimer, ritirare la mano.
Viviamo in un periodo di confusione, le persone, specialmente giovani, sono alla ricerca di punti di riferimento. Se un Generale pluridecorato afferma che i gay sono anormali perché non dovrei credergli? E questa non è incitazione, caro Ainis?
Può la libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione, consentire ad una persona che riveste un ruolo apicale nella pubblica amministrazione, dietro un semplice disclaimer, affermare quello che ha affermato il Generale Vannacci, senza subirne le conseguenze penali della “legge Mancino”?
Caro Ainis, la emulazione è un fenomeno che bisogna considerare ed è sempre responsabilità di chi afferma queste nefandezze le conseguenze di tali affermazioni.
Giusto per fare chiarezza, queste sono le recensioni del libro “il Mondo al Contrario” del Generale Vannacci su Amazon: https://www.amazon.it/MONDO-AL-CONTRARIO-ROBERTO-VANNACCI/dp/B0CF4BJN3D/ref=sr_1_1?crid=3I41ZBS1NXQ6M&keywords=il+mondo+al+contrario+vannacci&qid=1692360277&sprefix=Vannacci%2Caps%2C150&sr=8-1#customerReviews
Ripeto, la Costituzione, nel suo articolo 21, dà la possibilità di esprimere il proprio pensiero, ma non di incitare [implicitamente o esplicitamente] ad una discriminazione. Ricordo che l’Unione europea, alla quale, per l’art. 11 della Costituzione dobbiamo adeguarci, dispone che vi sia una ed una sola razza umana [Vannacci afferma il contrario].
Secondo il mio personale parere, lo scritto del Generale Vannacci incita alla commissione di atti e gesta considerati reati dal nostro ordinamento.
Bisogna riflettere su queste affermazioni eversive, sdoganate dal nuovo Governo di destra. Molti e gravi danni possono provocare nella popolazione.
Purtroppo il Governo Meloni ha sdoganato questi soggetti.
Per dirla con Umberto Eco, prima erano chiacchiere da bar che non andavano oltre le tre/quattro persone avvolte dai fumi dell’alcool. Ora, con i social, sono accessibili a chiunque. E suscettibili di provocare gravi danni.

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