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Governo: se  fino a due giorni fa l’ipotesi di un Governo Lega – Cinquestelle appariva molto più di una ipotesi, oggi, a leggere i giornali, volano gli stracci (clicca qui). Salvini insulta Di Maio e Di Maio insulta Salvini. Potrebbero anche essere le normali scaramucce di posizionamento prima degli incontri diretti programmati – pare – per mercoledì.

 

Ma potrebbe essere anche una “scusa” per rompere. Salvini non riesce a staccarsi da Berlusconi. Di Maio ha buon gioco ad affermare che le probabilità di formare un Governo con il Centrodestra sono pari allo zero.

 

Da lettore di giornali ho sempre sostento che il PD dovrebbe continuare a sostenere la linea di posizionarsi all’opposizione: che se la sbroglino i partiti vincitori. Ho sempre sostenuto che non vale la pena di fare la stampella perché quando si cammina male è colpa della stampella e quando si cammina bene la stampella si butta.

 

Ma….. ma ci sono dei grossi ma, derivanti dalle dichiarazioni di Di Maio dopo le consultazioni al Quirinale e nella famosa intervista, molto fumosa, su Repubblica (clicca qui). Intervista fumosa e maanchista, ma forse volutamente indefinita per lasciar spazio ad una trattativa.

 

Ma … forse, più che dei ma, ci sono dei se.

 

SE Di Maio nella famosa intervista avesse detto il vero….

SE il PD si dimostrasse disponibile a scrivere insieme ai Cinquestelle il “contratto” e non trovasse un “prestampato”……

SE nel contratto non ci fosse scritto COSA il Governo dovrebbe fare [troppo facile: lotta alla povertà e alla corruzione, il lavoro, le pensioni, un fisco più leggero, una pubblica amministrazione che agevola e non ostacola il cittadino. E, poi, sostegno alle famiglie, lotta agli sprechi e ai privilegi della politica….leggo dall’intervista a Di Maio e che sono i capisaldi di ogni Governo.], bensì nel contratto ci fosse scritto COME attuarle.

SE, fatto un buon lavoro, vedi l’immenso “librone” costato mesi di trattative per la nascita dell’ultimo Governo Merkel, si lasciasse “comandare”, non i ministri o i politici, bensì i contenuti del librone;

SE Di Maio accettasse di fare un passo indietro cedendo la carica di Presidente del Consiglio ad una personalità esterna proposta da Mattarella e chiaramente al di sopra delle parti che si porrebbe come Garante dell’attuazione delle modalità di attuazione della politica contenute nel “librone”.

SE quindi la politica dei prossimi anni sarà regolata non dalle contingenze e dalle priorità personali dei vai big di partiti, bensì seguirà pedissequamente quanto approvato de scritto nel librone…

 

Beh, tutto questo che, magari, è una ipotesi dell’irrealtà, è sempre meglio di un Governo Lega-Cinquestelle, vero trionfo dell’antipolitica che, all’interno dello stesso esecutivo si combatterebbero a colpi di provvedimenti populistici.

Salviamo l’Italia!

Leggo l’intervista di Di Maio a Repubblica di oggi e non capisco. Forse son stupido io e i miei lunghi anni passati accanto a politici e “alti papaveri” non mi hanno insegnato niente. Forse i miei schemi di ragionamento sono diversi (e, infatti, non ho fatto una carriera politica brillante come quella del Cinquestelle passato in pochi anni da steward in uno stadio calcistico ad aspirante premier).

Io penso che Di Maio, dopo la sibillina dichiarazione dopo le consultazioni con il Capo dello Stato (clicca qui) abbia tutto l’interesse di spiegare anche in sedi non ufficiali il pensiero attuale dei Cinquestelle. Dico attuale, perché cambia più velocemente delle forme e dei colori in un caleidoscopio. Vedi le dichiarazioni sulla fedeltà all’Europa, all’Euro e ai principi vincolistici di rapporto deficit/pil enunciate appena uscito dalle consultazioni. Principi spesso negati fino a qualche mese fa.

Peccato che Repubblica non abbia pubblicato sul suo sito web l’intervista di Annalisa Cuzzocrea, ma cercherò di riportare le domande e le risposte perché sia chiaro, se non il pensiero di Di Maio, almeno il mio pensiero.

Premetto che, comunque, alle risposte di Di Maio faccio la tara, perché so che, spesso, i giornalisti, volutamente, travisano.

L’immagine generale che ho recepito dall’intervista dall’intervista è quella di una cartolina leziosa di un borgo padano avvolto nella nebbia.

Più che chiarimenti ed indicazioni su ciò che i Cinquestelle vogliono perseguire SE andranno al governo ho trovato una immensa elasticità, un trionfo del maanchismo.

Riporto alcune delle risposte che francamente mi hanno sconcertato.

 

Domanda: “Ma come può pensare di andare al governo con chi è per i vaccini e chi è contro; con chi sostiene la Russia e con chi ne espelle i diplomatici; con chi è pronto ad uscire dall’Euro e chi non ci ha mai pensato?”

Risposta:” Non mi risulta che le posizioni delle due parti [Lega e PD ndr.] siano queste. Il Governo si fa per risolvere i bisogni della gente.”

Commento: non mi risulta? Informati o, almeno, leggi i giornali.

 

D: “Crede che le posizioni sull’immigrazione di Lega e PD siano interscambiabili?”

R: “il punto non è questo. Ci sediamo attorno ad un tavolo e troviamo una soluzione”.

Commento: OK, ma i Cinquestelle, primo partito, che propone? Qual è la sua idea?

 

D: ”Cosa ritiene irrinunciabile in questo “contratto” che propone indifferentemente a PD e alla Lega?”

R: lotta alla povertà e alla corruzione, il lavoro, le pensioni, un fisco più leggero, una pubblica amministrazione che agevola e non ostacola il cittadino. E, poi, sostegno alle famiglie, lotta agli sprechi e ai privilegi della politica..”

Commento: Questi sono gli obiettivi ideali di ogni governo in ogni parte del mondo. Mi farebbe molto piacere conoscere COME i Cinquestelle vorrebbero raggiungere questi obbiettivi e come si porrebbero di fronte alle strade, spesso inconciliabili di Lega e PD.

 

D: Il reddito di cittadinanza è diventato più genericamente “misure contro la povertà”. Avete rinunciato?

R: Il reddito di cittadinanza tiene insieme strumenti per la lotta alla povertà, ma anche per la lotta alla disoccupazione e per rimettere in moto il lavoro, partendo dai centri per l’impiego”.

Commento: forse si sono resi conto delle castronerie enunciate sulla copertura del reddito di cittadinanza, ipotizzate con l’aumento della platea dei lavoratori potenziali, così come enunciato dal Prof. Tridico, loro ministro del lavoro designato (clicca qui).

 

D: Siete il primo partito, ma non avete i numeri per governare. Sarebbe disposto ad un passo indietro se fosse questa l’unica strada per formare un governo?

R: La Merkel governa con il 32%, in Francia Macron con il 24%. Noi siamo la prima forza politica e gli 11 milioni di elettori che ci hanno votato non permetterebbero che mi faccia da parte.

Commento: bel presuntuoso! Non governa il primo partito, quello che ha la maggioranza relativa, bensì chi riesce a formare attorno a sé una maggioranza, anche di coalizione, che sia assoluta. Spiegateglielo!!!

 

D: Si è detto che il limite dei due mandati per i parlamentari Cinquestelle potrebbe soffrire una eccezione in caso di ritorno al voto.

R: non è all’ordine del giorno

Commento: quindi uno dei principi cardine dei Cinquestelle potrebbe soffrire eccezioni. Un’altra giravolta dei duri e puri.

 

D: cosa pensa delle sanzioni alla Russia e dei Dazi di Trump?

R: “Ora è il momento in cui tutti sentiamo una responsabilità più grande. Sono certo che le posizioni di tutti potranno essere volte alla cooperazione tra nazioni su ogni decisione. Il protezionismo ideologico non è una soluzione che ci interessa, ma qualche intervento selettivo e temporaneo può servire per proteggere lavoratori e imprese dai costi della globalizzazione. Ci muoveremo con pragmatismo a seconda del contesto internazionale”.

Commento: a parte il trionfo del Maanchismo (clicca qui), non riesco assolutamente a capire cosa voglia dire e quale sia la posizione dei Cinquestelle.

 

D: Voi siete legati indissolubilmente alla Casaleggio associati, società privata con fini di lucro che gestisce la piattaforma Russeau che, in pratica, gestisce il partito. E nessuno ha eletto Casaleggio, che ricopre nel Movimento una posizione centrale e non contendibile. Come fa a dire che non c’è conflitto di interessi?

R: Davide Casaleggio non prende decisioni politiche.

Commento: forse non le prende direttamente, ma manovra i fili, visto ce dalla piattaforma Russeau escono i candidati eleggibili e ogni altra decisione del partito.

 

 

Alla fine della lettura dell’intervista sono ancora più confuso e ne so ancora meno di questo Movimento/partito che si arroga il diritto di governare con chiunque, purché il suo Capo politico vada nella stanza dei bottoni. Attento, Di Maio, e se poi scopri che sulla scrivania di Palazzo Chigi i bottoni da premere non ci sono?

 

Ieri si è chiuso il primo ciclo di consultazioni al Colle. Risultato ZERO. Posizioni, almeno quelle espresse, inconciliabili.

Quello che ha stupito molti è stata la lunga dichiarazione di Di Maio sul “contratto” offerto a PD e alla Lega, in alternativa. Non a Forza Italia perché lì c’è l’uomo nero con cui non si parla, anche se, in un sistema elettorale basato su coalizioni, mi pare eufemisticamente presuntuoso dire che “non riconosco una parte della coalizione” che, in pratica, ha vinto e tutti i suoi eletti nella parte “maggioritaria” erano candidati comuni di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e “quarta gamba”

A parte la follia di offrire a due partiti, PD e Lega, fra loro inconciliabili, una base comune di accordo, l’offerta non mi stupisce. E’ la versione riveduta e corretta di quanto affermato in campagna elettorale dai grillini. Se non avremo la maggioranza assoluta, andremo come Governo in Parlamento e governeremo con chi ci sta.

Poi, forse, qualcuno ha spiegato a Di Maio la differenza fra “vincere” ed “essere il partito più votato”, nonché l’impossibilità, per il presidente della Repubblica di conferire un incarico a chi non dispone di una maggioranza in parlamento, sia pur di coalizione.

Sui contenuti del “contratto” neppure una parola, neppure una proposta, se non quelle ripetutamente espresse fino alla noia in campagna elettorale, tipo, onestà, chiarezza, serietà e…quel. reddito di cittadinanza basato sui “lavoratori potenziali” (parole del prof. Tridico, loro candidato al Ministero del lavoro: clicca qui).

Posto che indizi di come far mangiare lo stesso piatto ad un carnivoro e ad un vegetariano, faccio qualche breve ipotesi:

  • Se il contratto è lo stesso, esso NON può essere sottoposto indifferentemente a Lega o a PD. Troppo diversi. Cosa propongono i Cinquestelle, per esempio, sullo ius soli (clicca qui), sulla flat tax (clicca qui), sui nostri impegni con l’Europa (clicca qui) e sull’Euro (clicca qui)? Su questi argomenti Lega e PD hanno opinioni diametralmente opposte.
  • Se il contratto non è lo stesso, proposto indifferentemente a Lega o PD, esso deve essere adattato all’interlocutore che ci sta. Ma questo significa che i Cinquestelle sono disposti ad un triplice salto mortale sui contenuti pur di andare al Governo.
  • Il contratto è già pronto e scritto. Di Maio, in sostanza ha detto: queste sono le nostre posizioni, chi le accetta in toto avrà qualche poltrona…. Ovviamente né Lega, né PD potranno mai accettare di essere, non dico la stampella, ma una zeppa del Governo grillino, dando i loro voti senza poter avere voce in capitolo. Sarebbe la fine del partito che accetta. Ricordiamoci che, quando si cammina male la colpa è della stampella, quando si cammina bene, la stampella si butta.

 

Quindi, forse, nessuna delle ipotesi è quella giusta, tranne forse la seconda: non importa il programma, purché si vada a Palazzo Chigi. Bell’esempio di onestà e di responsabilità.

 

P.S. Di Maio ha anche detto che non riconosce un pezzo della coalizione che ha avuto più voti perché con Berlusconi non si parla e che non ha nessuna intenzione di dividere il PD.

Ovvio, se il PD si divide, con mezzo PD i Cinquestelle non arrivano alla maggioranza, il PD gli serve intero. Invece con la Lega, anche senza Forza Italia, ci arrivano alla maggioranza.

 

Pensate un po’ se davvero Di Maio, in qualche modo, riesce ad arrivare a Palazzo Chigi. Altro che vitalizi, altro che reddito di cittadinanza: dovrà trovare i soldi per vitare l’incremento dell’Iva e delle accise, nonché fronteggiare la manovra economica che a maggio sarà chiesta dall’Unione europea (clicca qui). Auguri!!!

 

Cinque anni fa una coppia di persone dello stesso sesso non aveva alcun diritto. Oggi ci sono le unioni civili.
Cinque anni fa le volontà di un malato sul proprio fine vita non avevano alcun valore. Oggi c’è il biotestamento.
Cinque anni fa si pagava l’IMU sulla prima casa. Oggi la pagano solo i proprietari di case di lusso.
Cinque anni fa i genitori di persone con disabilità non avevano alcuna certezza per il futuro dei loro figli. Oggi c’è la legge sul “Dopo di noi”.
Cinque anni fa non esistevano misure universali contro la povertà. Oggi c’è il Reddito d’Inclusione.
Cinque anni fa i reati ambientali non erano punibili. Oggi c’è la legge sugli ecoreati.
Cinque anni fa tonnellate di cibo in eccesso venivano sprecate. Oggi, con la legge sullo spreco alimentare, è più semplice destinarle a fini di solidarietà sociale.
Cinque anni fa non c’era l’Autorità nazionale anticorruzione. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era il codice antimafia. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era il reato di omicidio stradale. Oggi c’è.
Cinque anni fa dieci milioni di dipendenti sotto i 1.500 euro non ricevevano alcun aiuto. Oggi ricevono 80 euro al mese in più.
Cinque anni fa datori di lavoro disonesti potevano far firmare alle loro dipendenti un documento per poterle “dimissionare” in caso di gravidanza. Oggi le “dimissioni in bianco” sono impossibili.
Cinque anni fa il PIL era a -2,4. Oggi è +1,6.
Cinque anni fa gli occupati in Italia erano 22 milioni. Oggi sono 23 milioni. Un milione di posti di lavoro in più (la metà a tempo indeterminato).
Cinque anni fa non c’era la legge sulla ciclabilità. Oggi c’è.
Cinque anni fa i miliardi recuperati dall’evasione fiscale erano 12. Oggi sono 20.
Cinque anni fa 100mila docenti erano precari. Oggi sono di ruolo.
Cinque anni fa per ottenere il divorzio bisognava aspettare tempi lunghissimi. Oggi c’è il divorzio breve.
Cinque anni fa nessuno credeva che i lavori per la Variante di Valico, per il Quadrilatero, per la Salerno-Reggio Calabria sarebbero terminati. Oggi sono terminati.
Cinque anni fa punire il caporalato era complicato. Oggi c’è una legge apposita.
Cinque anni fa non c’era il processo civile telematico. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era la riforma del Terzo settore. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era il bonus cultura per i 18enni. Adesso c’è.
Cinque anni fa i docenti non ricevevano alcun sostegno per la loro formazione. Oggi hanno una card da 500 euro.
Cinque anni fa non c’era la responsabilità civile dei magistrati. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era il bonus bebè. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era la dichiarazione dei redditi precompilata. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era il cumulo gratuito delle pensioni. Oggi c’è.
Cinque anni fa i furbetti del cartellino proliferavano nella totale impunità. Oggi per legge rischiano il licenziamento immediato.
Cinque anni fa chi investiva in cultura non aveva alcuna agevolazione. Oggi c’è l’Art Bonus.
Cinque anni fa non c’erano giorni gratuiti per l’ingresso nei musei. Oggi si entra gratis ogni prima domenica del mese.
Cinque anni fa non c’era un piano nazionale per la Banda ultra larga. Oggi c’è.
Cinque anni fa l’imposta sul reddito delle società (IRES) era al 27.5%, ora è al 24%.

Luigi Di Maio ha presentato le persone che, in caso di vittoria totale dei Cinquestelle, andranno a ricoprire – se il Parlamento darà loro la fiducia – l’incarico di ministri della Repubblica.

Nulla da eccepire a questa mossa. Oltre al sapore propagandistico, ha, però, il pregio di dire agli elettori: “Ecco, se votate per noi, questi saranno i ministri che avrete!”. Operazione trasparenza, niente da dire, ma veritiera solo se i Cinquestelle non dovranno affrontare le forche caudine di un governo di coalizione.

La “lista” la conoscete, i giornali, anche quelli on line ne hanno abbondantemente parlato, potete vedere qui, qui e qui.

Non voglio entrare nelle polemiche che hanno coinvolto la Giannetakis (“rea” di aver appoggiato la riforma costituzionale di Renzi) o Salvatore Giuliano (reo di aver sottoscritto l’appello a favore della “buona scuola” di Renzi). Le persone possono anche cambiare idea e cambiare casacca anche in casa Cinquestelle, come accusano sempre i grillini per gli altri partiti, anche se il grido di Giuliano “La scuola è con Lei, Presidente”, rivolto a Renzi si presta quantomeno ad ipotesi di doppio carpiato con giravolta.

Ma, dicevo, non è di questo che voglio scrivere. È del metodo adottato dai Cinquestelle nella scelta delle persone: praticamente tutti esterni al partito (pardon, al Movimento). Possibile che, al loro interno non abbiano trovato persone adatte e, per quello che scriverò fra poco, ci voleva veramente poco. E’ una implicita ammissione di debolezza e di incapacità a formare una classe politica.

 

La seconda perplessità deriva dalla “pochezza” delle persone prescelte. Saranno anche brave e oneste persone, non lo metto in dubbio, competenti nel loro campo. Ma governare è un’altra cosa, richiede una esperienza decisamente superiore.

Assumere la carica di ministro presuppone un bagaglio non solo di competenze e di esperienze, ma anche una rete di contatti a livello interno ed internazionale, visto che l’Italia in tale contesto internazionale è saldamente inserita.

Domenico Fioravanti sarà anche un campione olimpico di nuoto, una gloria dello sport italiano, una carriera sportiva costruita con tanti sacrifici, anteponendo la piscina alla vita privata, ma – perdonatemi – cosa volete che ne sappia delle trattative per portare un grande evento sportivo in Italia o dei finanziamenti necessari per dotare l’Italia di più infrastrutture sportive?

Andrea Roventini è un professore associato di Economia Politica alla Scuola Sant’Anna di Pisa, istituto di eccellenza senz’altro, ma è un professore e come tale, elabora teorie, senza sperimentarle sul campo.

Vogliamo mettere la differenza di bagaglio culturale, di esperienza e di relazioni che ha l’attuale ministro Pier Carlo Padoan? Dalla sua biografia leggo (la trovate qui) che è stato docente di Economia presso l’Università La Sapienza di Roma, il College of Europe di Bruges e Varsavia, l’Université Libre de Bruxelles, l’Università degli Studi di Urbino, quella di La Plata e l’Università di Tokyo;  che dal 2001 al 2005 è stato direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale con responsabilità su Grecia, Portogallo, San Marino, Albania e Timor Est; che dal 1º giugno 2007 al febbraio 2014 è stato vice segretario generale dell’OCSE, e il 1º dicembre 2009 ne diviene anche capo economista. Grazie a lui, finalmente l’Italia è uscita dalla stagnazione meritandosi a Davos, gli elogi dell’OCSE e del Fondo monetario internazionale. Un bel po’ di differenza con il candidato grillino, vero?

 

Chi mi conosce sa che ho maturato un bel po’ di esperienza accanto ai politici e attendendo ad incarichi nel settore legislativo. Credetemi, i peggiori ministri che ho conosciuto sono i professori universitari, innamorati delle loro teorie, belle, idealistiche, ma inapplicabili nella pratica.

 

Un altro esempio di visibile contrasto è nella scelta della candidata ad un Dicastero chiave come il Ministero dell’interno di Paola Giannettakis, definita come criminologa e collaboratrice della polizia dai media.

Ho letto il suo curriculum vitae, compilato da lei. E’ visibile cliccando qui: professore a contratto a Macerata, professore a contratto all’Aquila, professore straordinario alla link Campus University di Roma. Ha una lunghissima serie di master e diplomi. Esperienza sul campo non ne appare. Un’altra teorica.

Impietoso il confronto con curriculum sul campo di Marco Minniti, attuale ministro dell’interno. Dalla sua biografia (che potete trovare cliccando qui) leggo che, prima di assumere la carica di Ministro dell’interno, è stato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (governo D’Alema I e II), sottosegretario al Ministero della difesa (governo Amato II) e vice ministro dell’Interno (governo Prodi II), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai servizi segreti nel governo Letta dal 17 maggio 2013 al 22 febbraio 2014 e nel governo Renzi dal 28 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016

Di esperienza e competenze ne ha parecchie.  Chi potrà essere un migliore interlocutore in Unione europea, al G7 e nei consessi internazionali dei leader del mondo? Minniti o la Giannettakis?

Chi dei due potrà discutere, nei frequenti incontri a porte chiuse, di migranti, rifugiati, ISIS e compagnia cantando?

 

Per la mia esperienza personale, vissuta in 40 anni di lavoro accanto a Ministri, sottosegretari, capi di Gabinetto, Capi Legislativi, politici e politicanti vari, vi posso assicurare che ho maturato la convinzione che i politichi devono fare i politici e i professori devono fare i professori.

 

La bravura di un politico si misura nella sua capacità di ascoltare i professori e le loro teorie ed interpretare sul campo quella scelta e reputata giusta.

La bravura del professore si misura nella sua capacità di spiegare al politico i risultati dei suoi studi e perché convenga orientare la politica in quel senso.

 

La scelta di Di Maio appare orientata ad un Governo tecnico che in Italia mai ha dato buona prova.

Beh, dal 5 marzo 2018 si potrà vedere, ma questa, come dice Corto Maltese, è un’altra storia

Io voto Emma Bonino e la sua lista +Europa perché non sopporto gli estremisti. Io voto Emma Bonino e la sua lista perché sono stanco di promesse mirabolanti che non verranno mai mantenute. Io voto Emma Bonino perché è una persona seria e competente. Io voto Emma Bonino perché è l’unica candidata che sia riuscita ad otto e mezzo dell’8 febbraio a zittire Sallusti.

Io voto Emma Bonino perché è sempre rimasta fedele ai suoi ideali di preminenza dei diritti civili. Io voto Emma Bonino perché lei e tutti quelli del partito radicale non sono mai stati inquisiti per malversazioni, turbativa d’asta, abuso di Ufficio, contiguità mafiose etc. Etc.

Io voto Emma Bonino perché ho letto il suo programma e mi piace. Più Europa, meno egoismi nazionalistici. Una Europa unita, quasi uno stato federale, come gli USA, il Canada, l’India, il Brasile, la Russia: un grande spazio comune dove unire le specialità e fornire opportunità ai cittadini.

Con il nostro immenso debito pubblico non possiamo permetterci di fare a meno dell’Europa. Vedi le occasioni sprecate con il Quantitative Easing che ha preservato il nostro spread e consentito di tenere bassi i tassi di interesse sui titoli di stato, risparmiando non pochi miliardi.

Io voto Emma Bonino perché ha pagato di persone le sue scelte. Si autodenunciò per procurato aborto, f u arrestata e, ora, la legge 194, che ha fatto drasticamente diminuire gli aborti, puntando sulla prevenzione, anche per merito suo, è legge dello Stato.

Tra il 1980 e il 1981, oltre a promuovere diverse campagne per i referendum e per i diritti civili nell’Europa dell’Est, comincia a lavorare per l’istituzione di una Corte Penale Internazionale, oggi arrivata a compimento.

Nel 1981 Emma Bonino promuove un appello contro lo sterminio per fame e contribuisce a fondare l’associazione Food and Disarmement International, con lo scopo di coordinare le attività e le iniziative d’informazione internazionale su questo fronte, di cui dopo qualche anno diventerà segretaria. In tale veste nel 1986 organizza un Convegno Internazionale che lancia il “Manifesto dei Capi di Stato contro lo sterminio per fame e in difesa del diritto alla vita e della vita del diritto”. Nello stesso anno, in occasione di un incontro ufficiale con papa Giovanni Paolo II, illustra in Vaticano le iniziative per combattere la fame.

Nel gennaio 1987 manifesta a Varsavia contro la dittatura comunista del generale Wojciech Jaruzelski e in favore di Solidarnosc. Viene arrestata ed espulsa dalla Polonia.

Nel 1989 diviene presidente del Partito Radicale Transnazionale, carica che ricopre fino al 1993.

Nel novembre 1990, per denunciare la legge degli USA che richiede la prescrizione medica per la vendita di siringhe, si fa arrestare a New York, mentre distribuisce siringhe sterili.

Nel maggio 1991 è la prima firmataria di una mozione che, dopo essere stata approvata dalla Camera dei deputati, impegna il governo ad impedire la proliferazione delle armi non convenzionali e in particolare delle mine antiuomo.

Nel 1993 promuove una campagna a favore dell’istituzione del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, consegnando al Segretario Generale delle Nazioni Unite Boutros Boutros-Ghali un appello firmato da 25 000 persone in tutto il mondo.

Nel 1993 è tra le persone che fondano Non c’è pace senza giustizia. Con tale associazione si dà l’obiettivo di sostenere l’attività del Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia e di promuovere la creazione di una Corte Penale Internazionale permanente, competente ad accertare e giudicare nel mondo intero “i crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio”.

Sempre nel 1993 incontra il Dalai Lama e con lui tiene una conferenza stampa per il lancio di una mobilitazione per i diritti e la libertà del popolo tibetano e per la democrazia in Cina.

Nel suo incarico di Commissario europeo ha avuto le lodi di tutti. Mai chiacchierata come ministro delle Politiche europee, del Commercio internazionale, come Ministro degli Affari esteri nel Governo Letta.

 

È una persona competente, sicuramente la sua lista supererà, e di parecchio, il 3% ed eleggerà propri deputati e senatori. Una pattuglia di persone competenti che molto potrà fare in un Parlamento che si annuncia pieno di persone che hanno nessuna esperienza.

 

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