Archivio degli articoli con tag: spread

La situazione politica ed economica non è diversa oggi da tre giorni fa. Perché, allora tre giorni fa c’è stato il crollo in borsa e la fiammata dello spread? Anche oggi siamo senza governo, anche oggi abbiamo un presidente del Consiglio in carica per gli affari correnti e ben due aspiranti premier in panchina. Anche oggi abbiamo la prospettiva che due partiti populisti e anti Europa varino il loro governo. Eppure oggi sui mercati c’è bonacia, la borsa recupera e lo spread scende. Che è cambiato?

Nulla, ovviamente.

Salvo che…..

Salvo che due giorni fa il Tesoro doveva rinnovare un po’ (un po’ tanti) BTP quinquennali e biennali che, guarda caso, proprio qualche giorno fa hanno raddoppiato il loro rendimento con un raddoppiato esborso del Tesoro e delle nostre tasche.

E anche altro. Nella famosa crisi del 2011 lo spread raggiunse e superò i 560 punti, ma l’impennata più repentina lo ebbe lo spread sui titoli a 10 anni. Quell a due anni e a cinque anni ebbero un aumento del rendimento più contenuto. Tradotto, significa che la fiducia nel sistema Italia era ancora alto nel breve periodo, ma gli investitori erano preoccupatissimi sul lungo periodo.

Tre giorni fa, invece, la fiammata, oltre 300 punti, ha riguardato indistintament tutte le categoie di BTP: a due, a cinque e a dieci anni.

Ma, esaurita, con danni per il nostro portafoglio, l’asta del Tesoro che dovrà rimborsare fra due e cinque anni i titolari di BTP ad un tasso doppio. Un ottimo affare per chi ha comprato, un pessimo affare per noi italiani.

Qual è la morale? L’Italia è troppo fragile. Il suo spaventoso debito pubblico mina la sua fiducia sul mercato. Qualsiasi voce stonata – come la rivelazione del famoso “piano B” dell’aspirante ministro dell’economia Paolo Savona – può essere tranquillamente usata dalla speculazione per fare buoni affari. Basta un piccolo pretesto, basta una voce e la fragile fiducia che l’Italia si è riconquistata negli ultimi anni va in frantumi e i software automatici delle borse si orientano tutti insieme su “VENDERE!!!” con un effetto moltiplicatore da non credere.

Solo una forte Unione europea, una forte BCE, può salvaguardare la nostra economia, rafforzando la fiducia sull’Italia, unendola a quella di tutti gli altri Stati membri.

Quindi, stiano attenti gli attori di questo teatrino politico. Una parola di troppo e la speculazione riparte. Non vorrei che ci fosse puzzo di aggiotaggio e di insider trading. Il mio portafoglio, con i miei euro guadagnati con il sudore non lo sopporterebbe.

Oggi pomeriggio il braccio di ferro fra il nascente Governo 5stelle/Lega e il Presidente della Repubblica ha tenuto banco fin quasi a far temere ombre sulla nascita stessa del nuovo Governo.

Ci si chiede perché Mattarella, di fronte al muro compatto Salvini-Di Maio, voglia tenere il punto sull’inclusione o meno di Paolo Savona nella compagine ministeriale. Se pure le perplessità di fronte alla scelta del Presidente del Consiglio incaricato son state superate di fronte al persistere della volontà dei sostenitori del Governo nascente, perché il Colle persiste nel negare a Paolo Savona la dignità inferiore di ministro del Tesoro?

Le ragioni delle perplessità son note. Paolo Savona, una volta ministro del Governo  europeista Ciampi, è approdato a posizioni decisamente euroscettiche e anti euro, come testimonia anche il suo libro in uscita fra poco e di cui sono state rese note le bozze.

La sola possibilità della sua nomina ha fatto crollare la Borsa (-4,7% nell’ultima settimana) e fatto salire lo spread a +216%.  L’Unione europea non lo vuole.

Ma Di Maio e Salvini hanno fatto della lotta a Bruxelles una loro bandiera. E allora?

Non so – stasera – come finirà, ma faccio appello alla mia memoria di fatti recenti di scontri fra governi europei e l’Unione europea.

Nel 2015 – ricorderete – si svolse un duro braccio di ferro fra la Grecia, in forte crisi economica, quasi in default  da una parte e  l’Unione europea e il Fondo Monetario Internazionale dall’altra.

Nel giugno 2015 l’Unione europea e il FMI proposero (imposero) alla Grecia un durissimo programma di austerity come condizione per la concessione di un prestito/salvagente.

Tsipras, premier greco, rifiutò e il 28 giugno 2015 il Parlamento greco approvò la convocazione di un referendum consultivo sul programma di aiuti e Tsipras annunciò che si sarebbe dimesso in caso di vittoria dei sì. Il referendum si svolse il 5 luglio e il 61,31% dei votanti boccia le richieste dei creditori.

L’11 luglio successivo Tsipras, forte dell’ottimo risultato, presenta ai creditori un programma alternativo, di gran lunga più morbido.  L’Unione europea e l’FMI rispondono che o la Grecia accetta o sarebbe uscita dall’eurozona. Perché Tsipras accettò il diktat e sottoscrisse un memorandum di condizioni molto peggiori di quelle precedentemente proposte dai creditori?

Il perché è molto semplice: dai primi di luglio i bancomat greci furono presi d’assalto dai cittadini con l’intento di tesaurizzare gli euro depositati sui conti correnti non fidandosi del ritorno alla Dracma. Questa fiumana di gente che preferiva l’Euro alla Dracma convinse Tsipras a tornare sui suoi passi e offrire il collo all’Unione europea e all’FMI.

Mossa che si è rivelata positiva visto che, al netto della restituzione del debito, l’economia greca gira bene.

Qual è la morale? Senza alcuna vena ideologica, la morale è che l’Italia non si è creata alleati in Europa, è debole ed appesantita dal colossale debito pubblico.

Insomma un match fra Italia e Unione europea – purtroppo – non avrebbe storia tanto è grande la divergenza delle forze.

Spero di non dover vedere le file di italiani al bancomat.

 

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