Archivio degli articoli con tag: Mattarella

Vediamo di capirci qualcosa e di capire se questa crisi di governo ha in senso o ancora non ce l’ha.
A dire il vero non è neppure una crisi di governo perché il Governo di Giuseppe Conte, bicolore fra Cinquestelle e Lega è nella pienezza dei poteri.
Oltre i litigi di Facebook e Twitter c’è solo una presentazione, da parte della Lega, di una mozione di sfiducia verso “il Governo presieduto dal prof. Giuseppe Conte”.
Richiesta un po’ tafazziana in quanto, visto che la Lega è parte del governo, diretta anche contro il partito presentatore della mozione di sfiducia.
Mozione che, comunque, non appare nelle convocazioni di Camera e Senato.
Il Senato è convocato martedì 20 agosto alle ore 15.00 per “Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri”.
La Camera dei deputati è convocata mercoledì 21 agosto alle ore 11.00 per “Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla situazione politica”.
Cosa comunicherà Conte martedì o mercoledì?
Probabilmente la sua intenzione di salire al Colle per dimettersi.
Solo in tal caso potrà parlarsi di crisi di Governo.
Se la intesterà Conte, visto che, almeno formalmente, la mozione di sfiducia non verrà neppure discussa.
Nel caso di dimissioni formali la parola passa a Mattarella che ha tre opzioni:
1) Rinviare Conte al Parlamento per fare votare la fiducia o la sfiducia al Governo. Ma non penso che questa sia la scelta perché potrebbe verificarsi la ipotesi che parte della vecchia maggioranza (Lega) voti la sfiducia e parte della vecchia opposizione sia costretta a votarla per poi governare insieme (PD).
2) Accogliere le dimissioni e sciogliere le Camere
3) Accettare le dimissioni e esplorare la situazione dando mandato a Mr.X di esplorare la situazione per vedere se esiste, in questa legislatura, una maggioranza in grado di dare la fiducia ad un Governo.

Questa è la ipotesi più probabile, ammesso che in questo guazzabuglio sia ancora possibile formulare una previsione.
Se Mattarella persegue questa scelta Mr. X potrà ottenere la fiducia e governare o non ottenerla ed allora le nuove elezioni saranno la strada obbligata.
In tal caso sarà Mr.X a gestire le elezioni e lo scioglimento delle Camere travolgerà anche la legge costituzionale di riduzione dei Parlamentari cara ai Cinquestelle che è calendarizzata alla Camera per il 9 settembre.
I Cinquestelle hanno ripetutamente affermato che intendono anticiparne la discussione al 21 agosto.
Sarà possibile?
Molto difficile se Conte martedì si dimette. Di solito, appena formalizzate le dimissioni le Camere vengono sconvocate e riconvocate solo per atti urgenti come approvazione dei decreti legge.
Nessun problema alla approvazione della legge tagliaparlamentari, invece, se domani Conte non si dimette.
Già, ma se non si dimette, che succede? Se si limita a stigmatizzare i problemi sorti con la Lega? La Lega ritirerebbe la mozione di sfiducia e il teatrino proseguirebbe come prima, con grande scorno di quella parte del PD che sostiene l’accordo con i grillini.
Insomma, quasi sicuramente la mozione di sfiducia che ha dato origine a questa “pre-crisi” non verrà discussa nè votata.
Ma come si mette con la probabile vera crisi di governo, un governo PD-Cinquestelle e la proposta di legge tagliaparlamentari?
Se Conte domani si dimette, i Cinquestelle senz’altro vorranno anticipare la discussione della proposta. C’è bisogno di una riunione dei Capigruppo per variare il calendario e la Capigruppo decide all’unanimità. Quali sono gli schieramenti? I numeri dei partiti alla Camera li trovate in un post di qualche  fa.
Non è facile, purtroppo, prevedere – con governo dimissionario ma in carica per gli affari correnti e una possibile nuova maggioranza – come si comporteranno i deputati chiamati a votare una legge che limita di molto le possibilità di rielezione.
Secondo me lo spettacolo non è finito.

Il Governo preannuncia una dura lettera a Bruxelles. L’Italia farà la voce grossa, dicono in coro Salvini, Di Maio e il loro maggiordomo Conte.

l’Europa è il nemico da combattere perché non ci permette di aumentare il deficit.

Ma stasera il TG LA7 ha presentato un sondaggio in cui, nella popolazione, scende il gradimento del Governo e sale quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Quando ciò succede è sintomo che i cittadini prevedono tempi bui e si stringono intorno alla massima istituzione.

Successe così anche nel 2011 con Napolitano e Berlusconi.

È arrivata la bufera? Chiudete i boccaporti e allacciate le cinture!

https://youtu.be/zYK0VdOzbZE

Due questioni tengono banco in questi giorni: l’immigrazione con la questione della nave Diciotti e la supposta abolizione dei vitalizi.

Secondo me sono due meravigliosi colpi di genio, non so se di Salvini e di Di Maio o del loro mentore, la “Casaleggio associati”. Due colpi di genio che aumenteranno, e non di poco il consenso dei partiti che guidano.

Sono mezzi comunicativi utilizzati in modo splendido e a costo zero con una utilità marginale altissima.

Cominciamo con la questione immigrazione. Piccolo rewind: una nave civile, la Vos Thalassa raccoglie 60 migranti in mare. Dove non ha importanza. L’importante è che li raccolga. Salvini si arrabbia e giura e spergiura che quei sessanta clandestini non sbarcheranno mai in Italia. Toninelli, ministro dei trasporti e delle infrastrutture, per risolvere la situazione, afferma che sula Vos Thalassa è stata una rivolta (poi smentita dagli armatori) e, quindi per ragioni di ordine pubblico (invadendo la sfera di competenza di Salvini) invia una sua nave della Capitaneria di porto, Nave Diciotti, a prelevare i 60 profughi. Salvini ancor più imbufalito, giura e spergiura che mai la Diciotti sbarcherà i clandestini in Italia. Poi, sempre più imbufalito assegna alla Diciotti il porto di Trapani come approdo, ma giura e spergiura che i 60 clandestini non scenderanno a terra se non preceduti dai fomentatori della rivolta in manette (invadendo con la competenza della magistratura). Stallo. Mattarella chiama il desaparecido Conte e lo invita a compiere i suoi doveri sanciti dall’articolo 95 della Costituzione. Conte si sveglia e decide che i sessanta profughi possono scendere, ovviamente senza manette perché l’arresto per i reati contestati è consentito solo in flagranza di reato. Come ha accertato la polizia salita a bordo, non si tratta di rivolta ma, al massimo, di violenza privata per cui i colpevoli saranno indagati. Salvini, prima esprime “stupore” per l’ingerenza di Mattarella, ma poi si dice contento “prima scendono e prima verranno interrogati e prima la magistratura li condannerà”. Di Maio dice che bisogna rispettare il Presidente della Repubblica.

Ma volete che Salvini non sappia di aver fatto il passo più lungo della gamba? E se non lo sapeva (probabile) al ministero dell’interno c’è un fior di Ufficio legislativo che gli avrà spiegato la insensatezza delle sue dichiarazioni.

Ma Salvini le ha fatte lo stesso. Perché? Perché – purtroppo – parla al popolo di Facebook che si fa un vanto di informarsi su Facebook. Il senso del messaggio mediatico che passa è questo: “vedete, io volevo fermarli, ma i poteri forti, la casta, i magistrati me lo hanno impedito. Datemi un aiuto a zittirli e a ridurli al silenzio!!”

Questo anche per coprire gli scarsi risultati del vertice di Innsbruck che, come riunione informale non poteva prendere alcuna decisione, e barattando come successo lo “stop ai clandestini” concordato con il ministro dell’interno tedesco (che non ha alcuna competenza in merito, perché la delega è stata trattenuta dalla Merkel) e con quello austriaco. Solo che “stop ai clandestini” viene inteso in maniera diversa da Salvini e dagli altri due che per “stop ai clandestini” intendono che quelli arrivati in Italia, in Italia rimangono. Per Salvini non si sa, basta lo slogan “stop ai clandestini”!!! Tanto – comunque – può vendere lo pseudo accordo e la sua volontà di non far sbarcare i clandestini della Diciotti, fermata solo dai “poteri forti” al solito indicati come nemico.

Serve tenere alta la tensione, serve inoculare la paura, specialmente in un momento come questo, in cui da oltre un anno, e per 12 mesi consecutivi (Salvini è al governo da un mese) gli sbarchi sono diminuiti dell’80% come testimoniano i dati reperibili sul sito del Ministero dell’interno stesso.

Passiamo ai vitalizi. Come tutti sappiamo, ma Di Maio finge di ignorare, i vitalizi furono aboliti da Monti che, correttamente trasformò i vitalizi in normali pensioni calcolate con il metodo contributivo. Restavano le posizioni pregresse che, per orientamento costante della Corte Costituzionale, possono esser toccate solo in casi eccezionali e per periodo di tempo limitato.

Ma pensate veramente che Di Maio non sappia che la Delibera Fico è talmente fragile che sarà sicuramente cassata non solo dalla Corte Costituzionale, ma anche dal Giudice del lavoro, come stamattina ha detto a Radio anch’io un ex presidente della Corte costituzionale?

Di Maio lo sa benissimo, anzi spera vivamente che venga cassata. Così avrà un altro argomento per battere la grancassa contro i poteri forti. Avrà ancora le prime pagine dei giornali che i giornalisti servili gli concederanno. Come Salvini indicherà un nuovo nemico “vedete, io volevo eliminare i vitalizi, ma la Casta della Corte costituzionale e dei magistrati me lo hanno impedito” e aizzerà ancora il popolo di Facebook, i “leoni della tastiera”, i “forconi” contro le istituzioni dello Stato, dimenticando una cosa importantissima: se aizza il popolo contro lo Stato, taglia il ramo su cui è seduto PERCHE’ OGGI LO STATO SONO I CINQUESTELLE E LA LEGA e se arrivano i forconi infilzano loro, mica il fantasma del PD.

Ma uno scopo lo raggiungeranno, come vuole la Casaleggio. Noi siamo uno Stato di DIRITTO, in cui il DIRITTO è indipendente dalla parte politica che governa. Lega e Cinquestelle stanno compiendo un percorso pericolosissimo. Il Diritto è flessibile e si piega alla maggioranza che governa.

Ho paura che ci stiamo avviando verso la “democratura” che va tanto di moda in Turchia, in Russia, in Ungheria, in Polonia e, perché no, in USA.

Ah, da ultimo, tutto questo per nascondere anche la totale inattività del Parlamento che no riesce neppure a discutere i due decreti legge di merito di questo Governo: lo spostamento del tribunale di Bari e il cd Decreto Dignità che, forse, oggi sarà pubblicato sula Gazzetta ufficiale.

Mattarella ha spiegato cosa è successo. Ha spiegato che le elezioni del 4 marzo hanno visto come primo partito i Cinquestelle e come componente della prima coalizione la Lega.

Ha spiegato che ha dato un primo incarico esplorativo al Presidente del Senato Casellati per vedere se Cinquestelle e Lega potevano trovare un accordo. Esito negativo.

Ha spiegato che ha dato un secondo incarico esplorativo al Presidente della Camera Fico per vedere se fra Cinquestelle e PD poteva trovarsi un accordo. Esito negativo.

Poi è scoppiato l’amore fra Cinquestelle e Lega che hanno imposto il loro metodo di lavoro: prima il programma concordato fra i partiti e poi il nome del candidato premier. E’ irrituale, perché l’art. 93 della Costituzione afferma che il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e questi stila il programma di governo che deve avere la fiducia delle Camere (art.94 Cost.).

Pur di avere un Governo, Mattarella ha lasciato correre, finché Di Maio e Salvini, segretari di Partito, gli hanno fatto il nome di Giuseppe Conte, semisconosciuto professore.

Quindi – nonostante le contrarie affermazioni dei due partiti che su tale argomento hanno più volte criticato i governi precedenti – un candidato Presidente del Consiglio NON eletto e tecnico.

Dopo qualche titubanza, Mattarella ha accettato e Conte ha accettato l’incarico.

Ora l’articolo 92 della Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica nomina i ministri su proposta del Presidente del Consiglio.

Cosa che non è avvenuta. Al povero Conte è stata consegnata, oltre al cd. “contratto di governo” già preconfezionato, anche una lista di ministri su cui il candidato Premier non ha potuto metter becco, tanto che oggi a discutere con Mattarella sono andati Di Maio e Salvini, mica Conte.

Il povero Conte ha rinunciato all’incarico e Mattarella ha dato le spiegazioni che potete conoscete e potete leggere cliccando qui o vedere e sentire cliccando qui.

Ha parlato di spread , di fedeltà all’Europa, di un ministro che auspica l’uscita dall’Euro, della salita dei costi dei mutui etc. etc.

Ma Mattarella è un gentiluomo e non ha detto la cosa principale, il motivo istituzionale conforme alla Costituzione, da cui è scaturito il contrato che ha indotto il Candidato Premier Giuseppe Conte a rinunciare all’incarico.

Come ho già scritto l’articolo 95 della Costituzione afferma “Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico e amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri.”

L’articolo 92 della Costituzione afferma che “il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i ministri.”

Ecco, a questo  punto il Presidente Mattarella se non fosse un gentiluomo, avrebbe dovuto aggiungere a quello che ha detto anche un altro concetto: “Il Candidato Presidente Giuseppe Conte, visto che mi ha detto di aver ricevuto dalla Lega e dal Movimento Cinquestelle un programma preconfezionato, visto che non ha la facoltà di scegliere i suoi ministri dato che per una mia perplessità su un ministro, invece che con lui, ho dovuto parlare con i segretari di partiti, non risponde alle caratteristiche richieste dall’articolo 95 e dall’articolo 92 della Costituzione, non è idoneo alla carica di Presidente del Consiglio.”

Ma Mattarella è troppo un gentiluomo per prendersela con un povero cristo di Giuseppe Conte.

 

 

Oggi pomeriggio il braccio di ferro fra il nascente Governo 5stelle/Lega e il Presidente della Repubblica ha tenuto banco fin quasi a far temere ombre sulla nascita stessa del nuovo Governo.

Ci si chiede perché Mattarella, di fronte al muro compatto Salvini-Di Maio, voglia tenere il punto sull’inclusione o meno di Paolo Savona nella compagine ministeriale. Se pure le perplessità di fronte alla scelta del Presidente del Consiglio incaricato son state superate di fronte al persistere della volontà dei sostenitori del Governo nascente, perché il Colle persiste nel negare a Paolo Savona la dignità inferiore di ministro del Tesoro?

Le ragioni delle perplessità son note. Paolo Savona, una volta ministro del Governo  europeista Ciampi, è approdato a posizioni decisamente euroscettiche e anti euro, come testimonia anche il suo libro in uscita fra poco e di cui sono state rese note le bozze.

La sola possibilità della sua nomina ha fatto crollare la Borsa (-4,7% nell’ultima settimana) e fatto salire lo spread a +216%.  L’Unione europea non lo vuole.

Ma Di Maio e Salvini hanno fatto della lotta a Bruxelles una loro bandiera. E allora?

Non so – stasera – come finirà, ma faccio appello alla mia memoria di fatti recenti di scontri fra governi europei e l’Unione europea.

Nel 2015 – ricorderete – si svolse un duro braccio di ferro fra la Grecia, in forte crisi economica, quasi in default  da una parte e  l’Unione europea e il Fondo Monetario Internazionale dall’altra.

Nel giugno 2015 l’Unione europea e il FMI proposero (imposero) alla Grecia un durissimo programma di austerity come condizione per la concessione di un prestito/salvagente.

Tsipras, premier greco, rifiutò e il 28 giugno 2015 il Parlamento greco approvò la convocazione di un referendum consultivo sul programma di aiuti e Tsipras annunciò che si sarebbe dimesso in caso di vittoria dei sì. Il referendum si svolse il 5 luglio e il 61,31% dei votanti boccia le richieste dei creditori.

L’11 luglio successivo Tsipras, forte dell’ottimo risultato, presenta ai creditori un programma alternativo, di gran lunga più morbido.  L’Unione europea e l’FMI rispondono che o la Grecia accetta o sarebbe uscita dall’eurozona. Perché Tsipras accettò il diktat e sottoscrisse un memorandum di condizioni molto peggiori di quelle precedentemente proposte dai creditori?

Il perché è molto semplice: dai primi di luglio i bancomat greci furono presi d’assalto dai cittadini con l’intento di tesaurizzare gli euro depositati sui conti correnti non fidandosi del ritorno alla Dracma. Questa fiumana di gente che preferiva l’Euro alla Dracma convinse Tsipras a tornare sui suoi passi e offrire il collo all’Unione europea e all’FMI.

Mossa che si è rivelata positiva visto che, al netto della restituzione del debito, l’economia greca gira bene.

Qual è la morale? Senza alcuna vena ideologica, la morale è che l’Italia non si è creata alleati in Europa, è debole ed appesantita dal colossale debito pubblico.

Insomma un match fra Italia e Unione europea – purtroppo – non avrebbe storia tanto è grande la divergenza delle forze.

Spero di non dover vedere le file di italiani al bancomat.

 

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