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Io, tu, noi, tutti gli italiani siamo leggenda.

Eh, sì, il Governo Meloni è già leggenda nel mondo.

Ne ho già parlato in “strabismo di Venere”, in “Cronache dal Governo #4”, in “cronache dal Governo #3”, in “Che fa il Governo Meloni”, etc. etc.

Ma la produzione di castronerie, figuracce, marce indietro di questo Governo è talmente forte che mi costringe ad un superlavoro per tenerne traccia. Forse sarà voluto per distrarre l’opinione pubblica e per coprire i fallimenti e i ritardi sul PNRR, ma il Governo Melonsi inventa ogni giorno qualcosa di nuovo e di eclatante: un provvedimento o una proposta che servirà senz’altro ad alleviare il peso della vita dei concittadini e, soprattutto, un provvedimento sui problemi che sono in cima alla lista di quelli che affliggono gli italiani.

Certo, attenuanti ne ha: il Governo si è trovato dinnanzi a sconvolgimenti epocali di complessa e difficile soluzione e, allora, con spavaldo coraggio, ha scelto la via maestra: vietare, vietare, vietare.

Sarebbe stato meglio approfondire le novità, ma avrebbe – forse – comportato uno sforzo cerebrale insostenibile per i ministri.

Cominciamo con qualcosa di facile facile: la cd. “farina di grillo”. L’Europa la ha ammessa e quindi non si può vietare. Gli insetti sono cibo da migliaia di anni per le popolazioni africane e orientali. Cibo economico e ricco di proteine. Ovviamente i fini palati occidentali non mangeranno gli insetti, bensì la farina da essi ricavata. Una pagnotta composta da farina di grillo ha una componente proteica equivalente a quella di una bistecca, solo che – per produrla – basteranno un centinaio di litri di acqua contro i 15.000 occorrenti per una bistecca bovina.

Quindi cibo approvato dalle autorità sanitarie europee e ben sperimentato dalle popolazioni di una parte del mondo.

Che fa il nostro Governo? Non può vietarlo. Ma il ministero della sovranità alimentare punta il dito e detta regole ferree: ci vuole una apposita etichettatura che indichi chiaramente che il prodotto contiene farina di insetti. Se non sbaglio le etichette che indicano il contenuto ci sono già, salvo errori od omissioni volute ed indicate in caratteri microscopici, specialmente i conservanti.

 Vabbè, ma non basta. Ci vuole l’ostracismo: gli alimenti che contengono farina di insetti devono essere esposti in appositi scaffali distanti e distinti da quelli degli altri prodotti alimentari, così i consumatori ne staranno alla larga.

Altro rebus alimentare e altro record del nostro Governo: ha vietato la produzione, il commercio e il consumo di qualcosa che in Europa ancora non c’è.  Avete capito, sto parlando della carne sintetica, che poi tanto sintetica non è.

In Europa non è ancora ammessa, solo a Singapore e Israele è permesso consumarla (in pochi locali e dietro liberatoria).

Dicevo che troppo sintetica non è perché ottenuta da cellule staminali indifferenziate e fatte prolificare, sul modello di quello che avviene già oggi per moltiplicare gli strati di pelle per coprire e curare le gravi ustioni.

Si prendono, quindi, cellule staminali indifferenziate da un bovino sano, le si fanno moltiplicare e assumere la “specializzazione muscolo” e si ottiene la bistecca. Magari, nella coltura che, essendo fatta in laboratorio, non ha bisogno dei famigerati antibiotici di cui sono imbottiti i bovini o i suini in allevamenti intensivi, si potrà fissare il limite massimo di grassi e di colesterolo e altre migliorie del genere.

Parlo al futuro perché, al momento, non c’è nulla di concreto. Siamo a livello di studi. Gli enti certificatori europei non solo non hanno rilasciato alcuna certificazione, ma non hanno ricevuto ancora alcuna richiesta di certificazione da “aziende produttrici” che, al momento, non ci sono.

La carne sintetica è ancora in laboratorio in attesa di chiarire se è innocua, se fa bene o fa male, etc. etc.

Certo che se va bene una spallata alla fame nel mondo la si potrebbe dare, ma occorrono ancora molti studi ed esperimenti che abbisognano di adeguati finanziamenti.

E il nostro Governo dei record che fa? Invece di contribuire, insieme agli altri Paesi, a risolvere i dubbi, imbocca la strada più facile, la strada delle persone ignoranti spaventate dal nuovo: vietare, vietare, vietare! Chissà quale perdita di posti di lavoro estremamente qualificati questo divieto comporterà?  Chissà quanto indietro rimarrà l’Italia?

Ma che ci volete fare, se un Governo preferisce i macellai (con tutto il rispetto dovuto alla categoria) ai ricercatori, che ci volete fare? Li abbiamo votati!

Altro divieto. Stavolta non dal Governo, ma da un’Autorità indipendente.

Si parla molto del “nuovo Dio informatico”, la Chatgpt.

In pratica un motore di ricerca Google spinto al massimo, capace di rispondere in ogni lingua ad ogni domanda che gli viene posta.

E, proprio in questa definizione, c’è il suo limite.

Ho usato e giocato a lungo con Chatgpt, cercando di porre domande trabocchetto o domande che non hanno risposte, tipo quella relativa al “comma 22“. Premettendo che ho usato la Chatgpt 1.0 e 2.0 [è arrivata alla 4.0] le sue risposte mi fanno dormire sonni tranquilli.

Se gli chiedo [o le chiedo; il genere non è noto, è fluido, alla faccia del Governo] di scrivermi un saggio sul pessimismo di Leopardi, in 30 secondi mi produce un saggio complesso e leggibile. Ma, andando a vedere bene, è lo stesso saggio che avrei potuto scrivere io dopo due giorni di ricerche su Google e Wikipedia. Il suo limite è non poter aggiungere nulla a quello che c’è già.

Se gli chiedo di risolvere il dilemma del comma 22 [chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo] entra in tilt: dice che non è specificato a quale legge si riferisce il comma 22; che è un discorso troppo specificamente giuridico; che ha pochi elementi, etc.

Anche la sua versione grafica finché le istruzioni sono semplici e attuali [vedi arresto di Trump o Papa Francesco col piumino] gli basterà fare un pochino di Photoshop virtuale fra le tante immagini in circolazione sul web di Trump, di poliziotti all’inseguimento di qualcuno, di Papa Francesco e di piumini ed il gioco è fatto: immagini che sembrano vere.

Quando, invece, gli descrivi a parole, anche compiutamente, la venere di Botticelli, il risultato sembra uscito da un incubo di Picasso.

Gli [o le] manca la astrazione. Provate a chiedere, come ho fatto io, un giudizio sul comportamento di Winston Churchill a Monaco nel 1938 e quali conseguenze potevano venir fuori dalle varie opzioni sul tavolo, la risposta di Chatgpt sarà solo una cronistoria degli accadimenti avvenuti.

Anche con tutti questi limiti, Chatgpt sarà utilissima in tutti quei campi dove c’è ripetitività e necessità di descrivere compiutamente gli accadimenti.  Pensate ad una sentenza della Cassazione o della Corte costituzionale: l’80% del testo è dedicato ad una puntuale ricostruzione dei fatti, delle ragioni addotte da ricorrente e convenuto, dall’analisi dei giudizi e convinzioni dei giudici dei livelli di giudizio inferiori. Se ben istruita, la intelligenza artificiale può benissimo compiere questa parte, lasciando alla intelligenza umana il compito di trarre le conclusioni.

Ci dovrebbe [e c’è] una corsa a studiare e migliorare questa risorsa: chi fa più a mente le radici quadrate quando c’è la calcolatrice? Chi copia a mano 10 volte un documento quando c’è la fotocopiatrice? Impieghiamo il tempo in cose più utili.

Quanti informatici italiani potrebbero lavorare allo sviluppo della intelligenza artificiale?

E il garante della privacy, invece di occuparsi di contrastare il dilagante uso di telefonate commerciali indesiderate, blocca Chatgpt sul territorio italiano.

Vietare, vietare, vietare, c’est plus facile!

Blocco stupido, poi, e inutile. Basta inserire (c’è l’hanno tutti gli antivirus) una VPN che faccia risultare il mio IP proveniente dalla Francia o dalla Germania e, oplà, accedo nuovamente a Chatgpt.

Le motivazioni, poi, sono ridicole: non è chiaro l’uso che Chatgpt  fa delle informazioni che gli diamo.

Ma perché,  Facebook, Twitter, TikTok et similia sono più trasparenti? Anche aziende (pseudo)serie come i quotidiani on line per l’accesso esigono lo abbonamento o la liberatoria sulle informazioni raccolte dai cookie che ti vengono inoculati.

Miopia. Tanta miopia. Tanta pelosa pigrizia ad esser curiosi, a cercare opportunità.  Vietare è meglio.

Non è finita.

La nostra Presidente del Consiglio ha affermato che gli istituti tecnici agrari sono quelli più adatti agli italiani.

A parte la libertà di scelta, questa affermazione mi ricorda un pochino Pol Pot che deportò milioni di cambogiani nelle risaie con il pretesto che la ancestrale vocazione dei cambogiani era quella di coltivare il riso e non di imbottiti di pericolosa cultura nelle scuole cittadine.

Le riscritture della Storia non si contano. Forse cercando di superare i revisionisti americani, la seconda carica dello Stato, in pubblico, ha affermato che le vittime di via Rasella non erano soldati nazisti ma una banda musicale di semipensionati tedeschi.

Sulla stessa linea un esponente di FdI, per dare la carica ai suoi dipendenti, copia pari pari il discorso con cui Mussolini si attribuì la responsabilità politica dell’omicidio di Matteotti.

Un altro esponente di FdI, invece di spingere affinché gli italiani conoscano un pochino di più l’inglese, propone di vietare tutte le parole inglesi [classico retaggio del fascismo. Ricordate che nel ventennio l’ananas doveva chiamarsi ananasso?]. Peccato che proprio questo Governo abbia ufficialmente denominato un ministero del “made in Italy“!

Sulla stessa linea, Massimo Bitonci (Lega) presenta il disegno di legge per trasmissioni TV in dialetto veneto.

Se il Presidente dell’Autorità contro la corruzione, Giuseppe Busia, fa il suo dovere, ossia rileva che il nuovo codice degli appalti favorisce la corruzione, il Governo,  nella persona di Salvini, ne chiede le dimissioni. Vietare, vietare, vietare anche le critiche.

Bartolomeo Amidei (FdI) propone la istituzione dell’albo dei pizzaioli.

Dalla Lega arriva il disegno di legge per l’”Istituzione della Giornata dedicata alla memoria dei caduti del “Grande Torino” che porta la firma di Alessandro Giglio Vigna.

Quella delle giornate e celebrazioni sembra una passione per la destra al governo. Sono in Commissione le proposte di legge di istituire la “Giornata della vita nascente”, per “promuovere la consapevolezza del valore sociale della maternità”. Portano la firma della senatrice Isabella Rauti, nel frattempo nominata sottosegretaria alla Difesa, Maurizio Gasparri di Forza Italia, Carolina Varchi di Fratelli d’Italia e Massimiliano Romeo, Lega. Data prescelta? Il 25 marzo (giorno nel quale la Chiesa cattolica fa memoria dell’Annunciazione a Maria) perché, spiegano i proponenti, “ha un respiro internazionale”.

Ancora Lega e Fratelli d’Italia puntano ad aggiungere altre due feste nazionali. Eugenio Zoffili della Lega ha depositato una proposta di legge alla Camera per valorizzare e divulgare la produzione artigianale dei lievitati che utilizzano lievito madre fresco. La proposta prevede inoltre l’istituzione della Giornata del lievito madre [si può fare anche senza lievito padre?] fresco.

 È stato incardinato nella Commissione Affari costituzionali del Senato, presieduta da Alberto Balboni (FdI), il disegno di legge per ripristinare la festività nazionale del 4 novembre, Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate. Come ha spiegato il senatore Paolo Tosato (Lega), vicepresidente della Commissione e relatore del provvedimento: «A inizio legislatura il presidente Balboni ha chiesto di indicare alcuni provvedimenti ritenuti prioritari e il gruppo di Forza Italia ha chiesto venisse incardinata la proposta, d’iniziativa del senatore Gasparri, per reintrodurre la festività del 4 novembre. Altri gruppi avevano presentato proposte simili, ma più sintetiche, e dunque la discussione avverrà sulla base di questi testi».

Mentre è il deputato Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia a presentare la proposta di legge che chiede di istituire il 17 marzo come festa nazionale dell’unità d’Italia: «Speriamo di calendarizzarla in tempo per celebrare la data già il prossimo anno» ha aggiunto durante la conferenza stampa di presentazione, circondato dai colleghi Lucio Malan e Tommaso Foti. Sollecitati sul perché non sia sufficiente, come festa nazionale, quella del 25 Aprile, è Foti a rispondere: «Una festa non esclude l’altra, così come il 4 novembre non esclude le feste del 17 marzo e del 25 Aprile».

Tutte feste. O miei signori.

Da Fratelli d’Italia ai “figli d’Italia“. Approda a Palazzo Madama il disegno di legge targato FdI per l’istituzione della “giornata nazionale dei figli d’Italia“. L’idea è del senatore Andrea De Priamo, che figura come primo firmatario del ddl depositato lo scorso 28 dicembre. «L’intenzione è quella di dedicare una giornata ai figli, sulla scia della festa del papà e della mamma». La giornata nazionale viene istituita per il 15 giugno. E chissà se riguarderà anche i figli delle coppie omogenitoriali.

Tutti provvedimenti inutili, tutte occasioni per mostrarsi in qualche TG, tutti provvedimenti in cima alla lista dele priorità degli italiani, tutti provvedimenti che ci fanno orrore. Tutte castronerie che, se non fissate da qualche parte, andranno presto perdute come lacrime nella pioggia. [Scusate la citazione]

Non c’è dubbio che i mesi di lockdown abbiano causato un grave danno economico a quelle imprese che basano la loro attività sull’aggregazione sociale, come i bar e i ristoranti. Hanno perso molti soldi e, giustamente, il Governo ha permesso loro – vista la minor pericolosità dello stare all’aperto – di ampliare lo spazio all’aperto a scapito di pedoni e parcheggi. Ho notato che alcuni esercizi, a loro spese, hanno realizzato piattaforme lignee rialzate e recintate ove sono posti tavolini ben distanziati.
Ma sono la minoranza, specialmente nei centri storici delle città. Io vivo a Roma. Basta andare il pomeriggio e/o la sera non solo a piazza Madonna dei Monti, non solo a via del Boschetto, non solo a Trastevere, non solo a Testaccio o Ponte Milvio. Vedrà una distesa di tavolini che coprono tutto il marciapiede e le strade (pedonalizzate e non) prospiciente. Microtavoli con attorno 8/10 sedie dove le persone si scambiano chiacchiere, alito e virus.
Ci sono certi posti che pongono tavoli e sedie davanti a portoni di uffici (per esempio Banca d’Italia a via del Boschetto) chiusi la sera o a negozi.
In certi posti neppure i poveri pedoni possono liberamente circolare tanto è fitto lo assembramento.
I ladri di borse prosperano.
Mascherina? Desaparecida.
Negli ultimi giorni, con l’avanzare del freddo e della pioggia, i ristoranti si riempiono anche all’interno. Il Green pass? Personalmente il massimo che mi sono sentito chiedere è “ce l’ha il Green Pass?” Ovviamente mai un controllo.
E i contagi aumentano.
Mi chiedo: i ristoratori sono i nuovi padroni del Paese? A scapito dei pedoni e di chi vuole solo godere delle bellezze delle città?
Vi lascio immaginare, poi, l’igiene e la pulizia delle strade quando, a notte fonda, i tavolini vengono rimossi lasciando finalmente dormire i poveri abitanti dei palazzi circostanti.
Questa storia è andata troppo oltre.
Bisogna trovare un compromesso fra una giusta possibilità di ristoro e l’attuale anarchia.

Ogni social network ha le sue “regole”. Alcune possono apparire strane, altre sono sacrosante.

Anche se, all’ atto pratico, funzionano in maniera un po’ balzana.

Facciamo qualche esempio. Su Facebook e nella sua controllata Instagram sono vietati post che incitano all’odio o contengano affermazioni violente. Eppure basta leggere qualche pagina di Facebook per rendersi conto di quanto questa regola sia disattesa. Gli “odiatori sociali” o “odiatori da tastiera” sono un vero problema. Un problema che ha causato anche vittime.

Sempre su Facebook e su Instagram sono vietate foto di nudo (sessualmente esplicite) o di bambini che possano indurre alla pedopornografia.

Chi frequenta Instagram vede spesso immagini di fotografie di nudo di modelle in pose sessualmente esplicite, co tutto l’armamentario di lingerie sexy, che “passano” la censura solo perché una sottilissima striscia di luce o una piccola stellina coprono i loro capezzoli o una “provvidenziale” zona di buio copre i peli pubici o quello che c’è sotto.

Il fatto è che non è possibile, dati i miliardi di foto postate ogni giorno, che esseri umani possano effettuare un qualche controllo. Facebook e Instagram usano algoritmi dettati da intelligenza artificiale che “riconoscono” le immagini vietate.

Anche se le tecniche di riconoscimento somatico sono ormai molto efficienti, se istruite a cercare capezzoli, peli pubici, vagine o bimbi piccoli e nudi, questi particolari cercano e basta. Del contesto, della particolarità della figura ritratta, se esplicita o provoca impulsi sessuali, questi algoritmi se ne fregano. Anzi, non se ne fregano, non sono proprio capaci di distinguere. Non sono programmati per farlo.

Io ci sono incappato due volte. Una con la immagine qui sotto:

La foto, scattata in Nepal, mostra il primo bagnetto di un /una bimbo/bimba (non si riconosce il sesso) dopo la fine dell’inverno. Non esiste alcun richiamo o possibilità remota di richiamo alla pedopornografia. Suscita solo tenerezza e amore. Eppure mi è stata rimossa, perché contravveniva alle regole di Zuckemberg.

La seconda volta ci sono capitato con questa foto:

Come si vede, ritrae una donna boscimana, in Namibia, che accudisce il suo bambino (o bambina). Fra i boscimani, le donne non usano coprirsi il seno, come la vicina etnia Himba, dove le donne non solo non si coprono il seno, ma si tingono tutte di rosso.

Più volte i tribunali hanno sentenziato che la visione del seno di una mamma verso il suo bambino non offendono neppure il comune senso del pudore.

Anche questa fotto è lontanissima da qualsiasi ambito di richiamo o profferte sessuali.

Eppure Mr. Zuckemberg me l’ha cancellata perché contraria alle sue regole e mi ha ammonito che, se ci ricasco, il mio account potrà subire restrizioni.

Quindi, state attenti, potete scrivere peste e corna di tutti, pubblicare foto erotiche purché il capezzolo sia coperto da una minuscola stellina, ma bambini che fanno il bagnetto o donne che stanno per allattare il proprio bimbo, no! Sono pericolose perché attentano al comune senso del pudore.

Fate attenzione

Non ci facciamo fregare! Non diamo retta;

Non siamo nati ieri.

Né, tantomeno, siamo dei creduloni.

Vorrei sapere perché.

Vorrei sapere a che gioco stanno giocando.

Sì, i partiti che promettono, in cambio del voto, prestazioni mirabolanti in ogni campo.

Abolizione del bollo auto, abolizione della tassa di successione (fa molto comodo ai ricchi), via l’IRAP. E, ancora, l’abominio della flat tax, la tassa che piace ai ricchi, introdotta nei Paesi dell’Europa orientale che, ora, stanno facendo rapidamente marcia indietro man mano che diminuiscono i contributi UE, oppure la abolizione delle tasse universitarie.

E una promessa che arriva dritta dritta alla pancia della gente: manderemo via subito tutti i clandestini

Uno specchietto riassuntivo di tutte le balle sparate in vista delle prossime elezioni lo trovate qui.

La Repubblica  e La Stampa da giorni mettono sotto la lente i programmi dei partiti smontandone le false coperture.

Ma è forse un esercizio simpatico, ma non indispensabile.

Sapete tutti che chiunque vincerà (se qualcuno vincerà) non potrà spendere un euro. No, neppure uno.

Sono anni, ormai, che le leggi di bilancio di tutti i Paesi Ue sono passate al vaglio della Commissione europea che vi appone la sua certificazione e, senza la certificazione UE, si va in infrazione  e son dolori.

Già ora, prima delle elezioni, sappiamo che la Commissione europea non validerà la legge di stabilità 2018, imponendoci, a maggio, una manovra correttiva da 3-5 miliardi.

Figuriamoci per il futuro con le promesse elettorali da 200 miliardi e passa.

Usciamo dall’Europa, dirà qualcuno. A parte che ora ci siamo e anche se volessimo uscire, devono passare due anni di negoziati durante i quali rimaniamo dentro a pieno titolo. Ma dove andiamo? Uscire dall’Europa non è né facile, né conveniente. La Gran Bretagna sta faticando tanto e non ha il nostro spaventoso debito pubblico. Per Londra, solo il costo monetario dell’uscita si aggira sui 40/50 miliardi di Euro, senza contare che, una volta uscita i prezzi delle merci importate dall’UE saranno maggiorate da dazi vari.

Quindi, nessuna promessa che comporta una spesa sarà mantenuta, ne siamo certi.

sergioferraiolo

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