Archivi per la categoria: ricordi

Il primo di gennaio, il primo giorno del nuovo anno, il ricordo va sempre ad un’opera studiata al liceo.

Il venditore di almanacchi e il passeggere.

Metafora dell’animo umano, sempre speranzoso che le cose vadano meglio. Come chi compra un biglietto della lotteria, pur sapendo che ha un possibilità su 10 milioni di vincere.

Forse nel 2022, dopo due anni di pandemia, ce lo meritiamo

Eccola:



Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?


Passeggere: almanacchi per l’anno nuovo?


Venditore: Si signore.


Passeggere: Credete che sarà felice quest’anno nuovo?


Venditore: Oh illustrissimo si, certo.


Passeggere: Come quest’anno passato?


Venditore: Più più assai.


Passeggere: Come quello di là?


Venditore: Più più, illustrissimo.


Passeggere: Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?


Venditore: Signor no, non mi piacerebbe.


Passeggere: Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?


Venditore: Saranno vent’anni, illustrissimo.


Passeggere: A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.


Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?


Venditore. No in verità, illustrissimo.


Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?


Venditore. Cotesto si sa.


Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?


Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.


Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?


Venditore. Cotesto non vorrei.


Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?


Venditore. Lo credo cotesto.


Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?


Venditore. Signor no davvero, non tornerei.


Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?


Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.


Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?


Venditore. Appunto.


Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?


Venditore. Speriamo.


Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.


Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.


Passeggere. Ecco trenta soldi.


Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.





Quando posso, alla prenotazione del volo, chiedo un “pasto speciale” anche non avendo nè preclusioni nè particolari necessità. Stavolta ho optato per pasto a basso contenuto di colesterolo. Ho notato che, in genere, i pasti speciali sono migliori della sbobba che di solito propinano sugli aerei e, sicuramente, sei servito per primo. Stavolta mi è toccata scaloppina di pollo con purea, insalata mista e macedonia. Non male, tranne il pane, scongelato ma quasi non cotto. Ed è andata bene vedendo gli gnocchi compressi serviti al mio vicino.
Cerco di passare il tempo, il tempo che non passa, passa troppo lentamente, anzi, quasi torna indietro. Leggere che l’aereo parte alle 12.10 e arriverà alle 15.40 mette di buon umore. Peccato che fra i due orari ci siano sei fusi orari per complessive quasi 9 ore e mezzo di volo.
Una volta mi piacerebbe viaggiare nelle comode e confortevoli “capsule” di prima classe dove hai spazio, TV, stendi di piedi quasi come in un letto.
Poi mi dico sempre che la classe economica (per carità, non si chiama più così, guai a parlare di “economica”. Qui si chiama Main Cabin 2) arriva a destinazione senza alcun ritardo rispetto alla prima classe e rinuncio.
In aereo mi viene continuamente di pensare al tempo, a questa entità costruita da noi umani. Lo schermo davanti a me traccia la rotta dell’ aereo sul planisferove indica le principali città del mondo con l’ora locale.

Mi immagino nello stesso momento, nello stesso giorno, mentre io sono in questa scatola che viaggia fra i fusi orari, un cittadino di Los Angeles si alza sbadigliando dal letto. Alle 7.00, puntuale, la sveglia ha fatto il suo lavoro. Si alza e guarda dalla finestra il sole. Nello stesso momento un cittadino di Hong Kong, dopo una giornata di lavoro, guarda le stelle e l’orologio, son passate le 23.00, sbadiglia ed è ora di andare a dormire. Vivono lo stesso momento alla vista di chi possa vederlo, magari da Marte, lo stesso momento, ma due situazioni completamente diverse.
Non ce ne curiamo più. Da bambini a scuola ci hanno insegnato che la terra gira e che due posti diversi hanno orari diversi. D’altronde, l’esigenza di avere, all’interno dello stesso fuso orario lo stesso tempo si è avvertita solo quando l’uomo, con le ferrovie, ha cominciato a muoversi da un posto all’altro. È un discorso che mi ha sempre affascinato.

Ed è proprio in aereo che il tempo di distorce, si allunga, si accorcia. Forse non è uguale neppure per quel paio di centinaio di persone chiuse insieme nel sigaro d’acciaio.

Hai lasciato casa ad una certa ora, che ora non è più quella. Certo, l’hai lasciata tre ore fa, ma a casa ora non è più l’ora in cui l’hai lasciata più le tre ore del distacco. Secondo la direzione presa dall’aereo possono essere la stessa ora tua, più quattro ore o meno due ed è difficilissimo fare un calcolo sul momento. Solo all’arrivo il GMT+5 coinciderà davvero con il reale, ma, davvero, non avrai viaggiato per 5 ore, ma per un tempo diverso.

E, prima ancora che il viaggio cominci, ti perdi negli arabeschi del tempo.

Sanità Lazio. Secondo me bisogna riferire non solo le magagne della Pubblica amministrazione, ma anche le sue efficienze. Quest’anno era fortemente raccomandata sia la vaccinazione antinfluenzale, sia quella antipneumococco (polmonite). Ebbene verso la fine di ottobre il mio medico di base mi ha vaccinato contro l’influenza, Siccome l’ASL non gli aveva mandato i vaccini per il pneumococco, sono andato sul sito dell’ASL Roma 2 dove ho prenotato il vaccino: mi hanno dato appuntamento dopo un mese il tal giorno e alla tale ora. Ci sono andato, avevano gli elenchi pronti subito mi hanno vaccinato. Sarò stato in ambulatorio non più di 7-8 minuti. Una buona prova di efficienza. Grazie.

Era una domenica sera. In casa. Selezionavo alcune diapositive nella mia cameretta. La radio, una stazione locale,  trasmetteva musica. D’un tratto il conduttore gridò, un forte rumore coprì quel grido. Tutto cominciò a muoversi velocemente. Saltò la luce. Nel buio sento i parenti gridare e pregare nel soggiorno. Facemmo la cosa sbagliata: terrorizzato ci precipitammo per le scale. Un minuto dopo eravamo nel lungomare di fronte casa.
Il piacere di ritrovarsi tutti vivi, l’ansia di capire cosa e dove fosse successo. Le sirene. I calcinacci per terra. Le prime notizie dalla radiolina.
L’adrenalina ci spinse a tornare su a casa a prendere il necessario.
Dopo tre ore mi trovo con la tenda da campeggio montata sull’aiuola e il fornello o da campo su cui bolliva latte e cacao. Ne offrii un bicchiere ad un passante dagli occhi sbarrati “Vengo da Balvano” disse, e andò via. Notte insonne, fra nuove paure, notizie tremende, la consapevolezza che la mia città era stata colpita leggermente, ma tutt’intorno era disastro.
La mattina presto una parvenza di normalità fu l’odore dei cornetti dal forno vicino.
Sarebbe stata lunga tornare alla normalità.

HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Nonapritequelforno

Se hai un problema, aggiungi cioccolato.

Around with Julie

Explore Italy with an Art Historian

Nomfup

Only connect

strange behaviors

Cool doings from the natural and human worlds

Traveholics

Vagabonder's Wanderings

KING SPEAK

Thinking aloud

B as Blonde

Fashion enthusiast,Music addicted,tireless Traveler,Arts lover

Steve McCurry Curated

Steve's body of work spans conflicts, vanishing cultures, ancient traditions and contemporary culture alike - yet always retains the human element.

vernicerossa

Just another WordPress.com site

photohonua

constantly trying to capture reality

Occhi da orientale

sono occhi d'ambra lucida tra palpebre di viole, sguardo limpido di aprile come quando esce il sole

ARTFreelance

Photo the day

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: