Archivio degli articoli con tag: sergio ferraiolo

Da poco più di una settimana si sta diffondendo nel nostro Paese il fenomeno delle “Sardine”. Riunioni pacifiche, senza bandiere, vessilli o stemmi di partiti che, sempre più numerose, hanno un unico scopo: contestare la politica becera, sovranista, volgare, sovranista di cui il massimo esponente è Salvini.

Contestare le sue uscite su Faceebook sempre conformandosi, come un camaleonte, alle mode del momento, le sue veementiinvettive contro gli immigrati ladri e stupratori, i suoi silenzi quando il colpevole è italiano e la vittima straniera.

Insomma non un programma, ma una forte reazione alla politica e alla propaganda salviniana.

I vari gruppi si confrontano su Facebook, ma vedo che c’è un po’ di querelle sulla direzione delle sardine contro Salvini. Se cioè sia giusto o meno canalizzare la protesta CONTRO una persona, affinché non vinca le elezioni, e non PER qualcosa come un programma da far vincere con le urne.


Il ragionamento non è peregrino, ma ci sono delle priorità. Salvini non è solo Salvini. Salvini non è solo i suoi fluviali interventi su Facebook, né la nutella, né i gattini che mangiano le sardine. Rappresenta anche tutta la sua cricca, ben più pericolosa delle imagginette su twitter o Facebook. E non è Forza nuova o casa Pound, che fanno più casini che dannni. Il vero pericolo di Salvini è che egli persegue la politica di Putin per la disgregazione dell’Unione europea, che – come a Trump – dà parecchio fastidio alle superpotenze. Salvini è per la uscita dall’Euro per un supposto vantaggio della svalutazione competitiva che ha fatto ricco il suo popolo lombardo veneto e che, comunque, mai potrà tornare con un mercato così grande che, comunque, rimarrà con gli altri Stati che non vorranno certo uscire dalla UE.

Salvini è per i condoni (ora si chiamano “pace fiscale”) che fanno particolarmente arrabiare chi ha sempre pagato le tasse. Salvini è per lasciar perdere i deboli e incenivare i forti come dimostra la sua flat tax che premia i ricchi e non dà nulla ai poveri [aliquota unica al 20% significa che i ricchi risparmieranno milioni di euro e i poveri non gadagnerannno alcunché].

Salvini è quello della propaganda continua, anche a costo di non fare il ministro dell’interno e di non andare mai in quel ministero. Salvini è quello dei provvedimenti inutili sull’immigrazione che, togliendo il permesso umanitario ha creato , all’improvviso 250.000 clandestini. Salvini è quello che aveva promesso di rimpatriare tutti i clandestini e non lo ha fatto.
Salvini è un pericolo e va, politicamente, messo in condizione di non essere rieletto.
Salvini è un pericolo per la nostra Bibbia laica: LA COSTITUZIONE
Queste sono le priorità. Ire resto verrà dopo, una volta bonificata la politica.

sardine

Solo una piccola riflessione, non ne conosco le cause, non faccio ipotesi. Solo che la cosa mi stupisce.

Leggo sui giornali, cartacei o on-line, i resoconti dei festeggiamenti per il trentennale della dissoluzione del muro di Berlino di cui ho già scritto stamattina. (il post è qui: https://sergioferraiolo.com/2019/11/09/come-cambia-il-mondo/)

Alle celebrazioni, oltre – ovviamente – la cancelliera Angela Merkel e al Presidente della Repubblica tedesca Frank-Walter Steinmeier , al massimo livello, erano presenti solo i quattro leader di Visegrád. Hanno presenziato il presidente della Polonia, Andrzej Duda, quello della Repubblica Ceca, Miloš Zeman, l’omologa della Repubblica slovacca, Zuzana Caputová e János Áder, capo dello Stato ungherese.

Ossia, erano presenti i leader degli Stati membri dell’Unione europea che hanno ricevuto di più dall’estensione ai loro territori dell’Unione europea e che poi, hanno sputato nel piatto dove hanno mangiato, ripudiando il principio cardine dell’Unione europea, quello della solidarietà.

Per come la penso io, questi paesi, al pari della Gran Bretagna andrebbero buttati fuori dall’Unione europea. Ma, poi, senza di loro, che Unione sarebbe? Solo una parziale alleanza di Stati.

Bisogna convincere il Regno Unito, L’Ungheria, la Polonia, la Slovacchia, la Ceckia ad entrare un po’ di più nello spirito europeo. Ma come?

Facile. Adottando la politica delle sanzioni. E subito. Per esempio solo tre giorni fa la Corte di Giustizia ha sanzionato la Polonia per non aver rispettato le norme europee nella famosa estate dei migranti del 2015.

Ecco l’articolo di Repubblica di oggi.

Pare di no, è una deformazione di un nome pregresso. Wikipedia dice:”Santander fu fondata dai Romani come Portus Victoriae. Successivamente cambiò nome in Portus Emeterii, cambiamento legato ad una leggenda secondo la quale a Santander giunse una barca che portava le teste di due legionari romani, Emeterio e Celedonio, decapitati a causa della loro fede cristiana, le loro reliquie sono state trovate nel secolo scorso nel sottosuolo della cripta della chiesa di San Martin. I due martiri, fatti santi, divennero i patroni della città e dal nome Portus Emeterii si passò a Sant’Emeterio, poi a Sant’Emeter, Santemeter e, infine, all’attuale toponimo Santander.”
Le altre notizie sulla città cliccando qui
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Santander
insomma oggi giornata di riposo.
Vi ho detto della albergatrice un po’ pazzarella.
La mia camera, la stessa dello scorso anno, completamente ridipinta con il bow window sul mercato, ha un lavandino e la doccia. I gabinetti sono in comune.
La mattina, come ogni pergrino (o, ormai, ex peregrino) che si rispetti mi alzo presto e mi tuffo nella doccia in camera. Acqua fredda, aspetto, acqua fredda, aspetto ancora, acqua fredda. Prendo lo asciugamano e vado nei bagni comuni. Acqua calda. All’uscita incontro la albergatrice. Piuttosto offeso (pago i 70 euro/giorno anche per la acqua calda) le faccio notare la mancanza. Lei per tutta risposta, garrula e felice, ridendo mi dice “non ti preoccupare, se l’acqua calda non arriva nella tua doccia, puoi tranquillamente andare nei bagni comuni!, Non c’è alcun problema”. E se ne va, lasciandomi basito.
Oltre la colazione, nel bar a fianco, la prima cosa che un peregrino deve fare quando arriva in un paese non piccolo è la sosta alla lavanderia a gettoni. Fra limpiadora e secadora,in 40 minuti il mucchio di vestiti umidi e puzzolenti si trasforma in profumato bucato.
E poi in giro per Santanter.
C’è l’hodavani alla finestra e voglio visitare il mercato de la ESPERANZA. Grosso fabbricato a due piani. Sotto il pesce, sopra la carne. Soprattutto per il pesce ogni ben di Dio. Dai mariscos, vongole, ostriche, molluschi vari a tonni interi, spigole, ombrine, scorfani. Avrei comprato tutto. Una giovane e carina banchisa, moto spagnola: occhi e capelli nerissimi, sguardo fiero, si accorge del mio entusiasmo e mi chiede se voglio e che voglio comprare. Con rammarico le dico che sono in albergo e che non posso cucinare. Comprende e mi regala due ostriche da mangiare lì sul posto, bagnate di limone.
Giro un po’ il centro commerciale, compro il giubbino rosso che avevo visto all’andata e con il sole pieno vado ai giardini di fronte al mare. Vedo che stanno preparando l’allesty della “festa del mare”che inizia stasera: due velieri sono attraccati, uno è la riproduzione di uno di quei galeoni spagnoli che tanto oro portarono dalle Americhe.
Ancora qualche foto all’opera in bronzo di José Cobo che riproduce quattro “raqueros” , sorta di scugnizzi napoletani.
A pranzo non possono mancare i soliti pinxos, stavolta con maiale, una buona insalata mista e…la gagna di cerveza. Un buon locale “la cathedra” in calle del medio.
E, stasera, ultima sera a Santander, via a tutta Fiesta del mare. Divertiamoci ché domani ci attendono nove ore di bus per Barcellona!

Il mio balconcino bow window con vista sul mercato
Mercato
Molluschi al mercato
Galeone spagnolo

Los raqueros

In questi giorni agostani tiene banco la disputa fra Trump ed Erdogan. Gli Usa hanno aumentato i dazi sulle merci provenienti dalla Turchia. . La lira turca crolla (un capro espiatorio ogni estate deve esserci per far guadagnare gli speculatori che godono nei periodi di scambi ridotti come qullo estivo)  ed Erdogan si appella ad Allah.

Cose serie o baruffe chiozzotte di goldoniana memoria?

Non lo so, ma so che Trump non può tirare troppo la corda perché Erdogan ha da sempre un asso nella manica verso gli USA.

Se la situazione dovesse precipitare, Erdogan potrebbe chiudere la base aerea di Incirlik, la più grande base aerea di attacco USA in Europa con ben 100 testate nucleari. Base strategica per gli interessi americani in Europe ed in medio oriente. E’ servita per la Guerra del Golfo, è la più vicina ai nemici Putin ed Iran ed all’alleato di ferro Israele. Gli USA semplicemente non ne possono fare a meno.

Fino a che nella quereel fra USA e Turchia non verrà pronunciata la parola “Incirlik”, possiamo stare tranquilli che nulla di veramente grosso verrà a capitare…

 

Di Maio contro Salvini. Salvini contro Di Maio. La Lega non vuole il “decreto dignità” che i Cinquestelle vogliono assolutamente. Ma i Cinquestelle vogliono chiudere la TAV Torino-Lione che la Lega giudica opera essenziale.

Salvini alza la testa con dichiarazioni fasciste e, subito, Fico smorza i toni ergendosi a paladino della democrazia. Toninelli diffida chiunque a firmare alcunché sulla TAV e Salvini subito interviene dicendo che lo stop non è in programma.

La lega vuole chiudere i porti? Fico si fa garante della solidarietà.

I media impazziscono. A seconda della parte rappresentata dalla proprietà e dal Direttore tifano oggi per la Lega, domani per i Cinquestelle. Ed il consenso aumenta.

Un tizio, Belzebù mi pare, diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Il sospetto mi viene. Ma non è che queste “presunte divisioni” fra i due partiti siano preordinate e studiate a tavolino per giocare al “poliziotto buono e al poliziotto cattivo”?

Dice Wikipedia: “Il poliziotto cattivo adotta un atteggiamento aggressivo nei confronti del soggetto, con commenti sprezzanti, giochetti e suscitando in generale un senso di antipatia. A questo punto interviene il poliziotto buono, apertamente amichevole, comprensivo in modo da suscitare simpatia nell’interrogato che viene spesso anche difeso dalle prepotenze del poliziotto cattivo. Il soggetto è dunque spinto a collaborare dal senso di gratitudine verso il poliziotto buono e dalla paura di una reazione negativa del poliziotto cattivo. La tecnica, se conosciuta, è facilmente riconoscibile, ma rimane utile contro soggetti giovani, impauriti o sprovveduti. L’utilizzo della tecnica comporta però un certo grado di rischio, se infatti è riconosciuta dal soggetto esso può considerarsi offeso e insultato e rendere meno probabile una sua collaborazione. La tecnica, per poter essere ben attuata in un contesto lavorativo complesso, richiede la partecipazione di un addetto esperto in gestione delle risorse umane oltre a un manager diretto superiore del dipendente ‘oggetto’ del colloquio”.

La piattaforma Russeau (o chi c’è dietro) o, forse (per tentare un po’ di complottismo), Putin, non avrebbero difficoltà a disegnare il gioco.

Ovviamente fra Lega e Cinquestelle le parti si invertono continuamente e, alternativamente Di Maio e Salvini giocano la parte del poliziotto buono e di quello cattivo.

L’interrogato, in questo caso, è il cittadino che, istintivamente si trova a “tifare” per la “parte avversa” alla parte di Governo che fa la proposta che non gli piace. Ma il cittadino, in ogni caso, “tifa per il Governo” e il consenso alla coalizione giallo-verde aumenta.

Le opposizioni (ma esistono?) continuano a comportarsi come i capponi di Renzo (non Renzi) e a beccarsi a vicenda o correndo al soccorso di quella parte di Governo in quel momento meno distante dalle sue idee.

Bella tattica. Chapeau!!

Nei giorni scorsi i mezzi di informazione hanno dato la notizia che la Commissione dell’Unione europea avrebbe proposto agli Stati membri nuove soluzioni in materia di redistribuzione dei migranti/richiedenti asilo per soddisfare le richieste dell’Italia rendendole accoglibili per quei membri molto più riottosi come il Gruppo di Visegrad.

La proposta si è concretizzata in due non-paper (=documenti informali): uno sugli “accordi circa le piattaforme regionali di sbarco” (qui il testo) e uno sui “centri controllati” in Europa (qui il testo).

I due documenti sono corredati da schede esplicative (qui, in italiano, per le piattaforme di sbarco) e (qui, sempre in italiano, per i centri controllati). Il comunicato stampa (qui in italiano) conclude il materiale presentato dalla Commissione.

Io ho trovato i non paper piuttosto fumosi, inconcludenti ed… impossibili da realizzare, stante il principio di volontarietà per ogni prestazione sancito dalle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno scorso (qui il testo) che, molto probabilmente, renderà inattuabili le proposte.

Il primo documento sugli accordi sulle piattaforme di sbarco parte “da una proposta comune UNHCR e OIM, secondo la quale, obiettivo delle intese regionali sugli sbarchi è fare in modo che le persone soccorse possano essere sbarcate rapidamente e in condizioni di sicurezza, su entrambe le sponde del Mediterraneo, nel rispetto del diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento (non-refoulement), e che la fase successiva allo sbarco sia gestita responsabilmente. L’operatività delle piattaforme di sbarco regionali va vista come attività parallela e complementare allo sviluppo dei centri controllati nell’UE: insieme, i due concetti dovrebbero concorrere a concretare una condivisione autentica della responsabilità regionale nella risposta alle sfide complesse poste dalla migrazione”.

Già gli Stati africani hanno da tempo fatto sapere di non essere disposti a gestire centri di raccolta nei loro territori (vedi qui) e la volontarietà dell’istituzione di tali centri di sbarco in Europa ne rende quanto mai problematica la loro realizzazione.

Lo scopo del secondo documento (centri controllati nell’UE) è migliorare il processo di distinzione tra le persone che necessitano di protezione internazionale e i migranti irregolari che non hanno diritto di rimanere nell’Unione, accelerando nel contempo i rimpatri. I centri sarebbero gestiti dallo Stato membro ospitante con il pieno sostegno dell’UE e delle agenzie dell’UE.

Per sperimentare questo concetto, potrebbe essere avviata appena possibile una fase pilota con l’applicazione di un approccio flessibile (= volontarietà dell’istituzione di tali centri controllati). Per assistere gli Stati membri che concedono l’accesso ai loro porti per gli sbarchi, la Commissione può mettere a loro disposizione una squadra di sbarco, pronta ad assisterli in caso di approdo di imbarcazioni che contengono in media 500 persone. Il bilancio dell’UE coprirebbe tutti i costi delle infrastrutture e i costi operativi con l’invio di agenti e funzionari delle agenzie europee. Per ogni migrante, lo Stato membro che li accoglie riceverebbe un contributo di 6.000 euro.

Anche tale proposta, stante la non obbligatorietà, ha ricevuto uno scarsissimo consenso.

Ma, oltre a quello che si può ricavare dalle schede esplicative ci sono passi, nei due documenti, che lasciano alquanto perplessi. Come succede da un po’ di tempo a questa parte, nei documenti UE si ripete, come un mantra, che con l’aiuto di UNHCR e OIM, si arriverà ad una rapida distinzione fra chi ha diritto alla protezione e chi non ha diritto.  Nel secondo documento, poi, la Commissione si spinge ad auspicare che, con i “centri controllati” che sostituirebbero gli HotSpot, si arriverebbe ad una definizione della richiesta di protezione in quattro/otto settimane.

A parte la nebulosità e la assenza di precisazioni sulla natura di tali centri, così come fu nel 2015 per gli HotSpot, la Commissione insiste, in documenti non legislativi a proporre norme che contrastano con quelle contenute in strumenti legislativi di rango superiore.

A meno di modifiche l’impianto normativo che regola l’attribuzione della protezione internazionale è la Direttiva 2013/32/UE che detta tutta una serie di norme per la tale attribuzione, con la presenza dell’autorità accertante (non di UNHCR o di OIM) dello Stato membro competente, di garanzie per il colloquio personale, di diritto a permanere nello Stato durante la fase del ricorso di primo grado. Tale Direttiva reca poi una tempistica di durata massima del procedimento che di norma non deve superare i sei mesi con possibilità di superarli nei casi più complessi. Tempi più stretti sono previsti per le procedure di frontiera (= richiedenti ristretti nei luoghi di sbarco) ma solo per affermare che, se la procedura non viene terminata in quattro settimane, il richiedente è ammesso nel territorio nazionale per seguire la procedura normale.

Se il vento di Tampere è definitivamente cessato e il favore con il quale l’UE vedeva i richiedenti protezione si è trasformato in disfavore, lo si dica chiaramente e si mutino le norme primarie. Così non è, e già lo scorso anno la Commissione sfornò una Raccomandazione (norma di rango inferiore) sui rimpatri, molto meno garantista,  che fa a pugni con la sempre vigente DIRETTIVA 2008/115/CE  che sui rimpatri è molto più garantista (vedi qui) lasciando nella profonda incertezza gli operatori.

Insomma, in questo momento l’azione della Commissione europea (che scade fra un anno) appare improntata alla massima confusione, un “facite ammuina” perché nulla cambi.

Ma, d’altronde, è comprensibile. Coma già più volte detto, il vero problema non sono i rifugiati, minima parte dei migranti, bensì la ormai gran parte di questi che si vedono negati il riconoscimento della protezione e che, non solo in Italia, sono molto, molto difficili da espellere (vedi qui). Ben si comprende, quindi, l’apertura dei paesi UE a prendere qualche persona già riconosciuta come rifugiato, ma la netta chiusura a prendersi la massa indistinta di migranti economici e presunti rifugiati che le navi della missione Sophia (vedi qui), delle ONG e delle navi private sbarcano nei nostri porti.

Egoismo e sovranismo prendono il posto della solidarietà.

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