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Il tema del giorno è il ritorno del fascismo, ma l’incursione di Como e il raid sotto La Repubblica non sono che la punta di un iceberg. Se fascismo vuol dire prevaricazione, dominio del più forte che se ne infischia delle leggi, egoismo volto al “faccio quel che mi pare“, ormai – purtroppo – siamo già in piena era fascista.

Fascismo è un comportamento che se ne frega degli altri.

Fascismo è la prevaricazione dei diritti altrui

Secondo me, fascismo è una compagnia telefonica che, alla richiesta di un cliente su un router poco efficiente, manco risponde ad una lettera e ad una Email certificata.

Secondo me, fascismo è un Ente previdenziale che neppure si degna di informare l’utente sullo stato di una domanda di pensione presentata oltre tre mesi addietro.

Secondo me fascismo è il ragazzo, ripreso da un passante perché aveva gettato la lattina di coca cola vuota per terra, quasi picchiava chi gli contestava la mancanza.

Fascismo, secondo me è il mare di giornali di free press abbandonati sul terreno appena i “lettori” sono scesi dalla carrozza della metropolitana.

Fascismo, secondo me, è l’azienda di nettezza urbana che, dopo giorni, svuota un cassonetto, ma lascia per terra, alla mercé dei topi, i sacchetti lasciati in terra perché il cassonetto non riusciva a contenerli.

Fascismo, secondo me, è il commerciante che, nonostante l’obbligo di legge, si rifiuta di accettare il pagamento con la carta di credito o il ristoratore che, a fine pasto, ti mette in mano un “preconto” senza scontrino o ricevuta fiscale.

Fascismo, secondo me, è l’auto lasciata in sosta sulle strisce pedonali con l’autista, che richiamato, beffardamente ti dice “era l’unico posto libero….”.

Fascismo, secondo me, è il pizzo dovuto ai parcheggiatori abusivi che, alla luce del sole, te lo chiedono, pena il “ricordino sulla carrozzeria”, senza tema di sanzioni, anche se parcheggi sulle strisce blu.

Fascismo, secondo me, è il disturbo della quiete pubblica durante pseudo-manifestazioni natalizie nelle quali, per il business, si mette sotto i piedi i diritti dei cittadini residenti.

Ma “più fascismo di tutti” è la consapevolezza che rimedi giuridici a queste prevaricazioni ci sono, ma sono solo pezzi di carta, inazionabili e di indefinita durata.

Potrei continuare, ma ognuno di noi potrebbe portare infiniti esempi.

Queste sono prevaricazioni, incentivate dalla assoluta certezza di farla franca per la assoluta mancanza di controlli.

Non bisogna rassegnarsi e mi vengono in mente le parole, pronunciate l’8 dicembre 2017, di Papa Francesco, valide per il credente ed il miscredente “non bisogna abituarsi al degrado“.

Il pericolo è forte.

Il nuovo fascismo è reale e conta tanti tanti elettori. Alla manifestazione di Como del 9 dicembre non ha partecipato né il sindaco né i grillini. E’ evidente la strizzata d’occhio a questo elettorato.

Ripeto, il pericolo è forte. E le conseguenze le abbiamo già viste anche in Europa.

La mia paura è che possa accadere quello che già – con il pieno consenso dei cittadini stufi delle angherie sopportate – è accaduto in molte parti di Europa.

Purtroppo, il nostro modello di democrazia è in crisi. Ora è di moda la Democratura. Si elegge l’uomo forte, gli si concede di limitarci la libertà, soprattutto quella politica, in cambio di maggior sicurezza. Polonia, Russia, Turchia sono già esempi nella nostra vecchia Europa.

MA A ME NON PIACE!!!.

A questo post non limitiamoci a dire “mi piace”. Un pollice blu alzato a questa gente gli fa un baffo.

Mobilitiamoci e vigiliamo. Come? Denunciando, sulla stampa, alle forze dell’ordine, ogni episodio di prevaricazione, di violenza, anche soft, di fascismo.

Il silenzio, l’acquiescenza, il menefreghismo sono carburante a questi stolti.

Mi raccomando….

Forse l’amministrazione comunale di Roma vuole ispirarsi a Christo, l’artista che “impacchetta” ogni cosa.

Più di un mese fa la fontana posta sulla piazza comunale antistante il Ministero dell’interno fu circondata dalla rete rossa che segnala “lavori in corso”. Non ho mai visto un operaio, eppure ci passo ogni giorno.

fontana innanzi il Viminale

 

E non è l’unico esempio: quasi due mesi fa sulla centralissima via Nazionale, all’altezza dell’incrocio con via XXIV maggio, son cadute poche piccole pietre (non più di una dozzina) dal sovrastante muro di recinzione di Villa Aldobrandini. Subito la solita rete rossa, ma da allora, le pietre sono ancora lì. Operai non ne ho visti. Eppure ci passo più volte alla settimana.

via Nazionale

Il rosatellum bis non mi piace, ma…. è stato approvato con una larghissima maggioranza del Parlamento, organo sovrano. Può non piacere questo Parlamento, democraticamente eletto con il sigillo della Corte Costituzionale che tale lo ha dichiarato.
Si chiede a Mattarella di non firmarla ma il Presidente ha già detto che, a meno che una legge sia palesemente incostituzionale, lui ha il dovere di firmarla.
Possono non piacere la legge elettorale, il Parlamento, il Presidente della Repubblica. Legittimo, allora si vota qualcun altro. È la democrazia, bellezza! E, o usi l’arma del voto o ti dimetti, come ha fatto Grasso.
Non c’è altra via. Altri “dissenzienti totali” si diedero in passato alla lotta armata, ma non mi pare proprio il caso e, comunque, non solo non raggiunsero il loro scopo, ma fecero una brutta fine

Noto come la sinistra italiana stia studiando tanto bene i Promessi sposi  del Manzoni da replicarne un passo del terzo capitolo:

Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”

I capponi di Renzo

Ieri, il “candidato premier” dei 5stelle, Luigi Di Maio, ha, da Torino, minacciato i sindacati “Sindacati si autoriformino o ci pensiamo noi“. Io non sono mai stato un grillino, anzi, li aborro come il qualunquismo puro e la quintessenza della ondivaghezza. Però stavolta non ha torto. I sindacati, lungi da interpretrare il ruolo loro assegnao dalla costituzione agli articoli 39 e 40 della Costituzione:

ART. 39.

L’organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione
presso uffici locali o centrali, secondo le norme stabilite dalla legge.
È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un
ordinamento interno a base democratica.
I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati
unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di
lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle
quali il contratto si riferisce.

ART. 40.
Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano

 ormai sono sempre più un mezzo di interdizione dell’azione statale. Eppure il numero di iscritti cala notevolmente (leggi qui e qui e qui) e sempre più la percentuale di iscritti si sposta verso chi non lavora, ossia i pensionati (leggi qui) .

Eppure il peso anche delle piccole sigle sindacali è notevole. E’ sotto gli occhi di tutti come – nella totale assenza di regolamentazione – poche, piccole sigle sindacali, agendo nelle pieghe dell’articolo 40 della Costituzione riescano a bloccare i trasporti di una grande città proclamando, ognuna, uno sciopero di poche ore, ma sfalsato nei tempi. Se, poi si aggiunge, che per la mancata applicazione dell’articolo 39 della costituzione, nella parte ove si prevede la registrazione dei sindacati, ogni “lavoratore” è libero di aderire allo sciopero proclamato anche dal sindacato a cui non è iscritto, il caos è totale.

Aggiungiamo anche che, sempre più, l’azione sindacale NON è volta alla tutela del lavoratore (Il sindacato la dovrebbe perseguire, nell’ambito dell’articolo 41 della Costituzione che sancisce la libertà dell’iniziativa economica privata), bensì nella cieca difesa del posto di lavoro, anche se questo posto di lavoro è improduttivo.

Sarebbe opportuno che, finalmente, si desse attuazione agli articoli della Costituzione che regolano i rapporti sindacali con una legge di attuazione che manca dalla  sua promulgazione e che imponga la registrazione come “sindacati” alle associazioni che intendono tutelare i lavoratori; che imponga la delega e la rappresentanza solo ed esclusivamente per gli iscritti; che permetta, dietro preavviso, solo agli iscritti alla sigla sindacale che ha proclamato lo sciopero, l’astensione dal lavoro. Ma soprattutto una legge che imponga ai sindacati di tutelare i lavoratori, non il posto di lavoro.

Analoga situazione si verifica per i partiti politici. L’articolo 49 della Costituzione, anche questo mai attuato, recita:

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per con-
correre con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”

La mancata attuazione di tale articolo con una legge che spiega cosa debba intendersi per “partito politico” ha dato luogo ad una serie infinita di formazioni nate con lo scopo di eludere il dettato dell’articolo 49 della costiuzione.  Vediamo ogni giorno lo spuntare di “entità” che si fanno chiamare “movimenti”, “associazioni”, “gruppi”, sempre eterodiretti da chi è fuori dalla formazione e non si assume responsabilità. L’accenno a Grillo e Casaleggio dei 5stelle è volutamente casuale.

Anche questa attuazione costituzionale dovrebbe essere una priorità per il Parlamento, ma forse fa comodo a tutti la palude indefinita.

Eppure un modello c’è. Nel 2014 la tanto vituperata Unione europea ha varato il “REGOLAMENTO (UE, EURATOM) N. 1141/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 22 ottobre 2014 relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee

E’ un Regolamento semplice e piano – obbligatorio solo per i partiti che si presentano alla competizione per il Parlamento europeo – che elenca obblighi e doveri di trasparenza dei partiti con la netta scissione nei raporti e attività economiche, fra partiti e fondazioni.

E’ forse una traccia da seguire per regolamentare la melma attuale delle formazioni che si arrogano il dititto di rappresentare gli elettori.

Il problema è serio e coinvolge lo stesso nostro concetto di democrazia che vorremo esportare nel mondo. Purtroppo non è più di moda. Tanti, troppi cittadini di tante, troppe parti del mondo, ormai preferiscono la “democratura” (leggi qui e qui).  Vedi Russia, Turchia, Iran, Cina, alcuni Paesi centroamericani. Per questi popoli, rinunciare a quelle che noi chiamiamo “libertà fondamentali” come la libera candidatura alle cariche elettive, la libera contestazione dell’attività di governo, il libero pensiero, in cambio di sicurezza e sviluppo economico e di ricchezza è un affare vantaggiosoè. Ormai, nell’era dei social e della pancia piena (la “fame” ormai sussiste solo nell’Africa sub sahariana ed in India), l’obiettivo del popolo non  è la libertà di espressione, bensì il capo firmato, l’ultimo modello di smartphone o l’ultima creazione di McDonald. Il distacco fra il popolo e la politica è totale.

 

MA COSA HA DETTO VERAMENTE TRUMP? I nostri media hanno riportato le forti affermazioni di Trump all’ONU in vari modi. “Se Corea attacca, l’unica scelta è distruggerla” (Repubblica.it). “Se ci attaccano, l’unica scelta è distruggerli” (IlCorriere.it) e via discorrendo.

Il passo “incriminato del discorso di Trump è questo: “The United States has great strength and patience, but if it is forced to defend itself or its allies, we will have no choice but to totally destroy North Korea“, che, tradotto, suona più o meno così:”Gli Stati Uniti hanno una grande forza e pazienza, ma se sono costretti a difendersi o (a difendere) i suoi alleati, non avranno altra scelta se non distruggere completamente la Corea del Nord” che è un po’ diverso. “Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti in “palombella Rossa”. Per chi volesse approfondire, il discorso di Trump è qui: https://www.whitehouse.gov/the-press-office/2017/09/19/remarks-president-trump-72nd-session-united-nations-general-assembly

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