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Noto come la sinistra italiana stia studiando tanto bene i Promessi sposi  del Manzoni da replicarne un passo del terzo capitolo:

Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”

I capponi di Renzo

Ieri, il “candidato premier” dei 5stelle, Luigi Di Maio, ha, da Torino, minacciato i sindacati “Sindacati si autoriformino o ci pensiamo noi“. Io non sono mai stato un grillino, anzi, li aborro come il qualunquismo puro e la quintessenza della ondivaghezza. Però stavolta non ha torto. I sindacati, lungi da interpretrare il ruolo loro assegnao dalla costituzione agli articoli 39 e 40 della Costituzione:

ART. 39.

L’organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione
presso uffici locali o centrali, secondo le norme stabilite dalla legge.
È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un
ordinamento interno a base democratica.
I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati
unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di
lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle
quali il contratto si riferisce.

ART. 40.
Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano

 ormai sono sempre più un mezzo di interdizione dell’azione statale. Eppure il numero di iscritti cala notevolmente (leggi qui e qui e qui) e sempre più la percentuale di iscritti si sposta verso chi non lavora, ossia i pensionati (leggi qui) .

Eppure il peso anche delle piccole sigle sindacali è notevole. E’ sotto gli occhi di tutti come – nella totale assenza di regolamentazione – poche, piccole sigle sindacali, agendo nelle pieghe dell’articolo 40 della Costituzione riescano a bloccare i trasporti di una grande città proclamando, ognuna, uno sciopero di poche ore, ma sfalsato nei tempi. Se, poi si aggiunge, che per la mancata applicazione dell’articolo 39 della costituzione, nella parte ove si prevede la registrazione dei sindacati, ogni “lavoratore” è libero di aderire allo sciopero proclamato anche dal sindacato a cui non è iscritto, il caos è totale.

Aggiungiamo anche che, sempre più, l’azione sindacale NON è volta alla tutela del lavoratore (Il sindacato la dovrebbe perseguire, nell’ambito dell’articolo 41 della Costituzione che sancisce la libertà dell’iniziativa economica privata), bensì nella cieca difesa del posto di lavoro, anche se questo posto di lavoro è improduttivo.

Sarebbe opportuno che, finalmente, si desse attuazione agli articoli della Costituzione che regolano i rapporti sindacali con una legge di attuazione che manca dalla  sua promulgazione e che imponga la registrazione come “sindacati” alle associazioni che intendono tutelare i lavoratori; che imponga la delega e la rappresentanza solo ed esclusivamente per gli iscritti; che permetta, dietro preavviso, solo agli iscritti alla sigla sindacale che ha proclamato lo sciopero, l’astensione dal lavoro. Ma soprattutto una legge che imponga ai sindacati di tutelare i lavoratori, non il posto di lavoro.

Analoga situazione si verifica per i partiti politici. L’articolo 49 della Costituzione, anche questo mai attuato, recita:

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per con-
correre con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”

La mancata attuazione di tale articolo con una legge che spiega cosa debba intendersi per “partito politico” ha dato luogo ad una serie infinita di formazioni nate con lo scopo di eludere il dettato dell’articolo 49 della costiuzione.  Vediamo ogni giorno lo spuntare di “entità” che si fanno chiamare “movimenti”, “associazioni”, “gruppi”, sempre eterodiretti da chi è fuori dalla formazione e non si assume responsabilità. L’accenno a Grillo e Casaleggio dei 5stelle è volutamente casuale.

Anche questa attuazione costituzionale dovrebbe essere una priorità per il Parlamento, ma forse fa comodo a tutti la palude indefinita.

Eppure un modello c’è. Nel 2014 la tanto vituperata Unione europea ha varato il “REGOLAMENTO (UE, EURATOM) N. 1141/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 22 ottobre 2014 relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee

E’ un Regolamento semplice e piano – obbligatorio solo per i partiti che si presentano alla competizione per il Parlamento europeo – che elenca obblighi e doveri di trasparenza dei partiti con la netta scissione nei raporti e attività economiche, fra partiti e fondazioni.

E’ forse una traccia da seguire per regolamentare la melma attuale delle formazioni che si arrogano il dititto di rappresentare gli elettori.

Il problema è serio e coinvolge lo stesso nostro concetto di democrazia che vorremo esportare nel mondo. Purtroppo non è più di moda. Tanti, troppi cittadini di tante, troppe parti del mondo, ormai preferiscono la “democratura” (leggi qui e qui).  Vedi Russia, Turchia, Iran, Cina, alcuni Paesi centroamericani. Per questi popoli, rinunciare a quelle che noi chiamiamo “libertà fondamentali” come la libera candidatura alle cariche elettive, la libera contestazione dell’attività di governo, il libero pensiero, in cambio di sicurezza e sviluppo economico e di ricchezza è un affare vantaggiosoè. Ormai, nell’era dei social e della pancia piena (la “fame” ormai sussiste solo nell’Africa sub sahariana ed in India), l’obiettivo del popolo non  è la libertà di espressione, bensì il capo firmato, l’ultimo modello di smartphone o l’ultima creazione di McDonald. Il distacco fra il popolo e la politica è totale.

 

MA COSA HA DETTO VERAMENTE TRUMP? I nostri media hanno riportato le forti affermazioni di Trump all’ONU in vari modi. “Se Corea attacca, l’unica scelta è distruggerla” (Repubblica.it). “Se ci attaccano, l’unica scelta è distruggerli” (IlCorriere.it) e via discorrendo.

Il passo “incriminato del discorso di Trump è questo: “The United States has great strength and patience, but if it is forced to defend itself or its allies, we will have no choice but to totally destroy North Korea“, che, tradotto, suona più o meno così:”Gli Stati Uniti hanno una grande forza e pazienza, ma se sono costretti a difendersi o (a difendere) i suoi alleati, non avranno altra scelta se non distruggere completamente la Corea del Nord” che è un po’ diverso. “Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti in “palombella Rossa”. Per chi volesse approfondire, il discorso di Trump è qui: https://www.whitehouse.gov/the-press-office/2017/09/19/remarks-president-trump-72nd-session-united-nations-general-assembly

Alitalia è in liquidazione. I tre commissari, Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, dovrebber gestire l’ordinario, rendendo appetibile l’acquisto dell’intera azienza o dello spezzatino degli asset dell’azienda al miglior offerente.

In questa ottica i continui spot pubblicitari su radio e televisioni e l’apertura di nuove rotte. Una compagnia aerea con i voli pieni è molto più appetibile di una piccola che vola con aerei mezzi vuoti.

Una delle nuove tratte (ri)aperte da Alitalia è quella Roma Fiumicino – Nuova Dehli (India).

Mi son divertito a confrontare il prezzo di un viaggio A/R Roma – Nuova Dehli operato da Alialia Ethiad e da Lufthansa con la medesima tariffa economy e con orari simili nelle stasse date.

Il confronto è impietoso. Alitalia 996 euro. Lufthansa 738 euro. Ambedue le tratte hanno uno stopo. A francoforte con Lufhansa, nei Paesi del Golfo Persico Alitalia-Ethihad. Io sono un utente. Secondo voi, se volessi andare da Roma a Nuova Delhi, sceglierei Alitalia perché sono italiano o Lufthansa perché risparmiare oltre 250 euro mi fa comodo?

Ho paura che gli aerei Alitalia cominceranno a riempirsi solo se e quando i posti Lufthansa saranno esauriti.

Qui sotto il riassunto dei prezzi di Alitalia- Etihad e quelli Lufthansa.

Alitalia

 

Lufthansa

Come sapete tutti, il disegno di legge in discussione al Senato (qui il testo del DDL 2092) recante norrme sulla cittadinanza prevede la cittadinanza per nascita per chi nasce in Italia da un genitore che abbia il permesso di soggiorno a tempo illimitato (5 anni di soggiorno irregolare + reddito + test di lingua e integrazione) e il conseguimento della cittadinanza italiana per il bambino che, entrato in Italia in età inferiore ai 12 anni frequenti pe r5 anni un regolare corso di studi in Italia. Gli stali della Lega e della destra si appuntano soprattutto sull aprima parte, la nazionalità per nascita.

Il Governo, non essendo sicuro di far passare la legge al Sento lo ha “rinviato a settembre”

Sull’argomento mi piace riportare le idee di un grande conoscitore di questioni migratorie: Sergio Briguglio.

“La proposta di riforma delle norme sulla cittadinanza individua due categorie principali di potenziali beneficiari: quella dei bambini nati in Italia da genitori in possesso di un titolo di soggiorno a tempo indeterminato, e quella dei ragazzini che abbiano completato 5 anni di studio/formazione in Italia. E’ ovvio che la prima categoria, se le dai un po’ di tempo (durante il quale e’ protetta comunque dal titolo di soggiorno stabile dei genitori), si trova pienamente inclusa nella seconda.

Assodato che Alfano e’ quello che sembra, basterebbe, per varare subito la parte rilevante della riforma, che Gentiloni e Renzi gli dicessero: “Angelino, se voti prima dell’estate (sia al Senato, sia alla Camera), lo ius scholae, eliminiamo lo ius soli, e tu ti puoi intestare un altro dei trionfi che ti faranno passare alla Storia”.”

Uno degli errori più frequenti che noi, poveri umani, commettiamo è quello di ergerci a misura di tutte le cose: il mio pensiero è quello prevalente nell’ampio consorzio in cui vivo.

Ci sono molte e valide scusanti per questo errore. A parte casi non frequenti, ognuno di noi vive per anni e anni nello stesso contesto e, quasi senza accorgersene, come olio nell’acqua o il mercurio dei vecchi termometri, tende ad avvicinarsi a chi è più simile trasmettendo le proprie idee e, nel più classico processo osmotico, assorbendo quelle di chi gli sta vicino.  Anche nell’odierna società “sempre connessa”, è falso il mito della completa informazione. Si clicca sempre sulle stesse testate giornalistiche, magari leggendo solo i titoli [che servono ad acchiappar polli]. Anche chi ha 3687 “amici” su Facebook, interagisce con non più di un centinaio di essi, quelli che hanno una maggiore comunanza di vedute: pian piano Facebook i mostra solo quelli con i quali hai una maggiore interazione; i post degli altri non li vedrai mai.

Inconsciamente, quindi, ci siamo creati un microcosmo di eadem sentire dal quale, per comodità o per noia non ci allontaniamo. E, allora, la coscienza comune di questo microcosmo ci appare estensibile all’universo intero come la verità ineluttabile e inconfutabile.

Pensino ora i miei venticinque lettori che mi onorano della loro attenzione che voglia tediarli con un discorso filosofico-antropolgico? No, era solo la doverosa premessa ad una senzazione che vorrei condividere; sensazione personalissima, ma che – forse – ho la presunzione che si estenda al di là del mio personalissimo microcosmo.

Qualche anno fa, un giovane politico toscano irrompe sulla scena politica, fa fuori un suo compagno di partito e si installa alla guida del Paese. I primo effetto è dirompente. Un boom di voti alle elezioni per il Parlamento europeo, superiore del 10% alla messe di voti conquistati dal partito nelle precedenti politiche. Peccato che, per orrenda tradizione italiana, le elezioni europee non sono mai state una test probante. Il nuovo premier va avanti deciso, vuole rivoluzionare l’Italia. Ce ne è bisogno, davvero. I suoi ministri sfornano lunghissime e complicate leggi che dovrebbero semplificare l’apparato burocratico. Ma va oltre, propone un nuovo disegno della carta fondamentale. Il disegno viene costruito in Parlamento con tutte le modifiche del caso necessarie per farlo approvare, ma il nostro se ne intesta la titolarità e chiede il responso del popolo sovrano più sul suo operato che sul testo della riforma costituzionale, invero piuttosto pasticciato.  Perde 60 a 40, ma si intesta tutto quel 40% e, pur non essendo più il premier, continua a dettare l’agenda sostenuto da un buon risultato alle primarie. Peccato che, rispetto alle precedenti, tanti siano andati al mare.

Questi i fatti.. D’ora in poi le sensazioni. Per la prima volta seto da tutte le parti una intenzione di votar contro. Non votar contro una idea, una linea, un programma. Ma votar contro una persona da parte di chi, per anni, ha votato per il partito di cui l’enfant prodige è segretario.

Quello che sento, anche nei bar emiliani, è una totale disaffezione non per il partito, non per la linea, ma per la persona. Sì proprio per la persona, non per le sue idee. Chiunque altro avesse proposto le sue idee, avrebbe avuto il consenso della base. Lui, poverino, no.

Me ne vado perché c’è lui, non perché non ami più il partito. Se quella persona non ci fosse, continuerei a votare quello che, da sempre, è il mio partito. Questo sento dire. Certo, forse, solo nel mio microcosmo che conta lo 0,00001% degli elettori. Sarà senz’altro così. Certo, gli altri la penseranno diversamente. Eppure…. mi riesce difficile trovarli.

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