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Ma quanto costa Zelensky a noi? Non solo di rincari dell’energia e di ogni prodotto al supermarket (complici anche i negozianti: ‘sta cosa mi ricorda quello che successe con lo arrivo dell’euro), ma anche in moneta sonante, visto che Biden ha chiesto agli “alleati” di versare la loro quota sui 33 miliardi di dollari stanziati dagli USA e 3 miliardi in meno si farebbero sentire per l’Italia.
Non è che io sia personalmente contrario all’invio di aiuti all’Ucraina, barbaramente invasa dalla Russia. Zelensky, come Capo di un Paese ha tutto il diritto di decidere se combattere, aumentando i morti, o salvare più vite, ma sottomettendosi al giogo sovietico. La scelta (non sappiamo se autonoma o indotta) l’ha fatta.
Quello che mi lascia perplesso è l’inutilità della fornitura di armi. Qualche carrarmato, qualche missile anticarro, un paio di batterie contraeree basteranno per colmare il gap militare fra i due contendenti o serviranno solo ai piani di Biden di rallentare e sfiancare la Russia?
Anche le sanzioni non penso siano molto efficaci: oltre alle solite triangolazioni, salvo una ristretta cerchia di oligarchi e benestanti a Mosca e a San Pietroburgo, la massa della popolazione russa è parecchio al di sotto dei nostri standard e non si preoccuperà certo di non poter comprare un’auto nuova o una lavatrice.
Qui siamo di fronte ad un accadimento nuovo. Di solito in una guerra ci sono due contendenti. Gli altri Paesi aiutano l’uno o l’altro per favorirne la vittoria finale e la contemporanea sconfitta dell’altro.
In questa strana guerra è come se ci fosse, suo malgrado, un solo belligerante, l’Ucraina. L’altro, la Russia, è intoccabile.
I Paesi che decidono di stare a fianco a Zelensky, più di dargli da mangiare e qualche cannone, non possono.
Non possono intervenire per riequilibrare le sorti del conflitto con interventi seri ed efficaci perché entrare in conflitto con la Russia significherebbe dare il la ad una guerra nucleare che nessuno vuole.
Quindi fornire queste “piccole” armi, queste spiate dell’intelligence, queste coordinate di obiettivi, senza un intervento che pareggi la forza militare, mi appare come fornire le cure palliative ad un malato terminale: se ne prolunga solo l’agonia senza mutare l’esito minimo e scontato: la Russia terrà la Crimea e il Donbass e il corridoio terrestre che li unisce e chissà se si fermerà lì.
Aumenterà solo il costo in vite umane, ma proseguire o meno è una decisione che spetta solo a Zelensky.
Noi occidentali, però, soprattutto sui veri scopi di Biden con l’elmetto che pretende la nostra compartecipazione ai 33 miliardi stanziati dagli USA, qualche interrogativo dovremmo porcelo. E, soprattutto, se i veri scopi di Biden coincidono con i nostri.






A tutti è noto quello che sta succedendo in Ucraina. Un Paese (senza aureola di santità o di vera democrazia) è stato invaso dalla più grande potenza nucleare del mondo. Divario di forze immenso; bombardamenti, morti, tanti civili uccisi o costretti a rifugiarsi, senza acqua, riscaldamento e cibo nelle gallerie della metropolitana.
Il mondo intero viene tenuto alla larga per via del dito sul grilletto nucleare e dagli indispensabili tubi pieni di gas che dalla Russia arrivano in tutta Europa.
Il presidente Zelensky chiede, ormai da giorni, due cose “impossibili” all’Europa. Istituzione di una no-fly zone sull’intero Paese e una immediata adesione all’Unione europea.
Qui in Europa sono aumentati i distinguo: se nessuno dubita della necessità di aiuti umanitari come cibo, vestiti, medicine, profonde fratture esistono fra chi sostiene la necessità di ampliare questi aiuti con armamenti leggeri o pesanti per permettere agli ucraini di resistere e fra chi sostiene che la pace non si ottiene con le armi e che armando gli ucraini se ne prolungherebbe l’agonia di fronte ad un esito infausto ormai certo. Ritardando la resa si aumenterebbe solo il numero dei morti fra i civili. Insomma, inviare armi in Ucraina sarebbe accanimento terapeutico.
Anche perché – fortunatamente – nessuno ha ancora seriamente proposto un intervento NATO sul modello Serbia del secolo scorso.
Un intervento del genere, sia pur limitato ad una no-fly zone (se poi un jet russo ci passa, sei obbligato ad abbatterlo), provocherebbe, vista la più volte manifestata determinazione del leader russo, non solo la ormai certa sconfitta e scomparsa dell’Ucraina, ma – molto probabilmente – la scomparsa dell’intero genere umano. Non è un segreto che già oggi ogni comandante di sottomarino, ogni comandante di sito missilistico, ogni gestore di satelliti killer, che sia russo, americano, francese o britannico ha già pronte le coordinate del bersaglio che da tempo gli è stato assegnato, da colpire con testate nucleari multiple. L’umanità non si estinguerà per le previsioni di Greta Thumberg, ma ben prima per la stoltezza improvvisa di quattro generali.
Qualche giorno fa la “indicibile” posizione europea (sì ad aiuti umanitari, no ad interventi diretti) è stata coraggiosamente espressa a Piazza pulita dal giornalista del Manifesto Alberto Negri in risposta al collega ucraino Maistruk che, con veemenza, (qui il link) rimproverava all’Europa la mancanza di orgoglio e la pusillanimità del non intervento: “Qui nessuno ha voglia di morire per l’Ucraina!”
Fa molto male dirlo, ma è la stretta verità: un intervento appena più incisivo dell’occidente significherebbe l’olocausto nucleare con un numero di morti molto superiore a quello di tutti gli ucraini e dei russi messi insieme.
Se il cuore impone di intervenire, la ragione ci dice di star fermi.
Stavolta non siamo 100 contro uno come nell’ex Jugoslavia. Non solo non sarebbe certa la vittoria, ma sarebbe certa la sconfitta e la scomparsa di gran parte dell’umanità.
D’altronde la pazienza a volte premia: chiedete agli ungheresi del 1956, ai cecoslovacchi del 1968, ai polacchi sotto Jakulesky, ai tedescoorientali sotto il tallone sovietico se, col senno di oggi, avrebbero preferito morire lottando contro l’invasore oppure essere ben vivi e ben più benestanti oggi nell’Unione europea.
Il destino esiste: può chiamarsi Covid19, o incidente d’auto, o sovvertimento politico. Si parla sempre di resilienza, il destino può essere cambiato col tempo, la morte no.

Il vero problema, come dice Pablo Iglesias di Podemos e dire chiaramente alla gente che l’unico modo di fare vincere l’Ucraina è che l’occidente (tutto) entri in guerra con la Russia, guerra nucleare. Una guerra nucleare che porterà alla sconfitta di tutti. Una soluzione inattuabile

Di questo si deve parlare. Su questo la gente deve farsi una idea


https://www.la7.it/piazzapulita/video/lo-sfogo-del-giornalista-ucraino-maistruk-state-facendo-la-figura-dei-vigliacchi-alberto-negri-tu-03-03-2022-426705

3 dicembre 2021,

Nel Consiglio dei ministri di oggi, con grande scalpore, è stata respinta la proposta del Presidente Draghi di “congelare” per un biennio la “riduzione delle aliquote”, con un prelievo di circa 20 euro mensili, per i redditi (lordi) superiori a 75.000 euro annui.
In sé lo spirito della proposta è giusto: chi più ha, qualcosa a chi ha di meno deve dare.
Quello che è sbagliato è sempre il metodo surrettizio della proposta: tassare ma senza dirlo, spacciandolo per un “contributo temporaneo”. La proposta, in questi termini, fa il paio con il “contributo di solidarietà” sulle pensioni alte, stabilito dal Governo Lega-Cinquestelle e poi giustamente cassato dalla Corte Costituzionale in quanto era una tassa mascherata che, in più, gravava solo su una parte dei contribuenti.

Se servono soldi si abbia il coraggio di tassare a viso aperto senza ricorrere a trucchetti, sotterfugi e cambi di nome.
Eppure esiste una strada maestra per risolvere questo problema. Nel nostro sistema IRPEF c’è una grossa anomalia: chi guadagna 75.001 euro lordi annui e chi ne guadagna 250.000 o 1.000.000 o 5.000.000 di euro paga la medesima aliquota marginale del 43%

Insomma i “benestanti” e i Paperoni pagano la stessa percentuale su uno scaglione che potrebbe essere infinito, con buona pace della Costituzione che stabilisce che il nostro sistema fiscale deve essere improntato a criteri di progressività.


Visto che stanno rivedendo le aliquote, il Governo abbia il coraggio di inserire una nuova aliquota marginale più alta per i redditi, ad esempio, superiori ai 100.000 o ai 200.000 euro.

Se si ritiene che sia scandaloso guadagnare più di 75.000 euro (lordi) annui, anche se guadagnati onestamente, il Governo (e il Parlamento) abbiano il coraggio di dirlo apertamente e inseriscano un’aliquota marginale maggiore.

Ma non ne hanno il coraggio. Nessun Governo, nessun Parlamento, ad un anno (o meno) dalle elezioni, vuol passare per quello che ha aumentato le tasse.

Vedrete che si inventeranno un altro sotterfugio, un’alchimia finanziaria, un altro contributo di solidarietà (ah, che senso di bontà viene dalla parola solidarietà) provvisorio, eh; magari una sequela di “provvisori”, così nessuno potrà dire che hanno elevato le tasse andando ad incidere solo sui lavoratori dipendenti, gli unici che – per forza di cose – denunciano redditi superiori ai 75.000 euro (sempre lordi).

Non c’è dubbio che i mesi di lockdown abbiano causato un grave danno economico a quelle imprese che basano la loro attività sull’aggregazione sociale, come i bar e i ristoranti. Hanno perso molti soldi e, giustamente, il Governo ha permesso loro – vista la minor pericolosità dello stare all’aperto – di ampliare lo spazio all’aperto a scapito di pedoni e parcheggi. Ho notato che alcuni esercizi, a loro spese, hanno realizzato piattaforme lignee rialzate e recintate ove sono posti tavolini ben distanziati.
Ma sono la minoranza, specialmente nei centri storici delle città. Io vivo a Roma. Basta andare il pomeriggio e/o la sera non solo a piazza Madonna dei Monti, non solo a via del Boschetto, non solo a Trastevere, non solo a Testaccio o Ponte Milvio. Vedrà una distesa di tavolini che coprono tutto il marciapiede e le strade (pedonalizzate e non) prospiciente. Microtavoli con attorno 8/10 sedie dove le persone si scambiano chiacchiere, alito e virus.
Ci sono certi posti che pongono tavoli e sedie davanti a portoni di uffici (per esempio Banca d’Italia a via del Boschetto) chiusi la sera o a negozi.
In certi posti neppure i poveri pedoni possono liberamente circolare tanto è fitto lo assembramento.
I ladri di borse prosperano.
Mascherina? Desaparecida.
Negli ultimi giorni, con l’avanzare del freddo e della pioggia, i ristoranti si riempiono anche all’interno. Il Green pass? Personalmente il massimo che mi sono sentito chiedere è “ce l’ha il Green Pass?” Ovviamente mai un controllo.
E i contagi aumentano.
Mi chiedo: i ristoratori sono i nuovi padroni del Paese? A scapito dei pedoni e di chi vuole solo godere delle bellezze delle città?
Vi lascio immaginare, poi, l’igiene e la pulizia delle strade quando, a notte fonda, i tavolini vengono rimossi lasciando finalmente dormire i poveri abitanti dei palazzi circostanti.
Questa storia è andata troppo oltre.
Bisogna trovare un compromesso fra una giusta possibilità di ristoro e l’attuale anarchia.

Ogni social network ha le sue “regole”. Alcune possono apparire strane, altre sono sacrosante.

Anche se, all’ atto pratico, funzionano in maniera un po’ balzana.

Facciamo qualche esempio. Su Facebook e nella sua controllata Instagram sono vietati post che incitano all’odio o contengano affermazioni violente. Eppure basta leggere qualche pagina di Facebook per rendersi conto di quanto questa regola sia disattesa. Gli “odiatori sociali” o “odiatori da tastiera” sono un vero problema. Un problema che ha causato anche vittime.

Sempre su Facebook e su Instagram sono vietate foto di nudo (sessualmente esplicite) o di bambini che possano indurre alla pedopornografia.

Chi frequenta Instagram vede spesso immagini di fotografie di nudo di modelle in pose sessualmente esplicite, co tutto l’armamentario di lingerie sexy, che “passano” la censura solo perché una sottilissima striscia di luce o una piccola stellina coprono i loro capezzoli o una “provvidenziale” zona di buio copre i peli pubici o quello che c’è sotto.

Il fatto è che non è possibile, dati i miliardi di foto postate ogni giorno, che esseri umani possano effettuare un qualche controllo. Facebook e Instagram usano algoritmi dettati da intelligenza artificiale che “riconoscono” le immagini vietate.

Anche se le tecniche di riconoscimento somatico sono ormai molto efficienti, se istruite a cercare capezzoli, peli pubici, vagine o bimbi piccoli e nudi, questi particolari cercano e basta. Del contesto, della particolarità della figura ritratta, se esplicita o provoca impulsi sessuali, questi algoritmi se ne fregano. Anzi, non se ne fregano, non sono proprio capaci di distinguere. Non sono programmati per farlo.

Io ci sono incappato due volte. Una con la immagine qui sotto:

La foto, scattata in Nepal, mostra il primo bagnetto di un /una bimbo/bimba (non si riconosce il sesso) dopo la fine dell’inverno. Non esiste alcun richiamo o possibilità remota di richiamo alla pedopornografia. Suscita solo tenerezza e amore. Eppure mi è stata rimossa, perché contravveniva alle regole di Zuckemberg.

La seconda volta ci sono capitato con questa foto:

Come si vede, ritrae una donna boscimana, in Namibia, che accudisce il suo bambino (o bambina). Fra i boscimani, le donne non usano coprirsi il seno, come la vicina etnia Himba, dove le donne non solo non si coprono il seno, ma si tingono tutte di rosso.

Più volte i tribunali hanno sentenziato che la visione del seno di una mamma verso il suo bambino non offendono neppure il comune senso del pudore.

Anche questa fotto è lontanissima da qualsiasi ambito di richiamo o profferte sessuali.

Eppure Mr. Zuckemberg me l’ha cancellata perché contraria alle sue regole e mi ha ammonito che, se ci ricasco, il mio account potrà subire restrizioni.

Quindi, state attenti, potete scrivere peste e corna di tutti, pubblicare foto erotiche purché il capezzolo sia coperto da una minuscola stellina, ma bambini che fanno il bagnetto o donne che stanno per allattare il proprio bimbo, no! Sono pericolose perché attentano al comune senso del pudore.

Fate attenzione

È di ieri, a Novara, l’ennesima protesta shock dei no-greenpass che, vestiti da deportati ebrei, protestavano contro la presunta dittatura (sanitaria o meno) instaurata in Italia.

La prima considerazione, a proposito di queste manifestazioni, sembra essere quella che i partecipanti non sono tutti no-vax. Ce ne sono, e tanti. Ma il vero obiettivo della protesta non è il vaccino e forse neppure la presunta discriminazione fra chi ha il green pass e può fare cose e chi non lo ha e queste cose non le può fare. Sì, i proclami contro la sottrazione di un diritto fondamentale come il lavoro per chi non si vaccina o reputa troppo oneroso sottoporsi a continui tamponi si sprecano. Ma il vero obiettivo – secondo me – non è neppure questo.

Riflettiamo, nella maggior parte dei casi i no-greenpass non contestano la validità e l’efficacia del vaccino, bensì una presunta compressione delle libertà costituzionali, disposizioni governative peraltro confermate dai vari tribunali aditi, da Consiglio di Stato alla Corte dei diritti dell’uomo.

Ma perché? Cosa sta succedendo?

Una ideuzza io ce l’avrei. Per la prima volta, in Italia stiamo sperimentando la vera forma di democrazia (vi ricordate il discorso di Pericle agli ateniesi?) ossia una collegialità nelle decisioni, ma poi eseguite senza ridiscuterle ogni momento.

Fino all’anno scorso, prima del Governo Draghi, il Governo prendeva una decisione, sempre oltre il limite del compromesso, ma, poi, queste decisioni non venivano attuate, se non annacquate da continui ulteriori compromessi con parti sociali, sindacati, associazioni, terzi o quarti settori etc. etc. fino a diventare acqua fresca per il compiacimento e l’immagine pubblica di chi, dopo l’approvazione nelle sedi competenti, continuava a contestare – anche in modo violento – le disposizioni prese.

Oggi, la vera democrazia è in campo in Italia. Il Governo, spessissimo all’unanimità, prende una decisione e questa decisione viene attuata.

Ovviamente questo esercizio di democrazia va di traverso a tutti quei gruppi e gruppuscoli che, nella contestazione, trovano la loro vita e la loro visibilità e che piagnucolano il loro essere vittima di uno Stato Dittatoriale. Dittatoriale sol perché non condivide la loro contrarietà e la loro protesta, spesso violenta, contro decisioni prese secondo i dettami della Costituzione.

Si è visto in questi giorno che questi gruppi rifiutano ogni compromesso, vogliono che gli organi di informazione trasmettano solo quello che vogliono loro e le loro idee senza alcun contraddittorio. Vedi i partecipanti ai rave party di Viterbo e del Piemonte che assalgono i giornalisti.

Viviamo in una democrazia rappresentativa: noi cittadini eleggiamo i nostri rappresentanti al Parlamento che danno, o meno, la fiducia ad un Governo che può essere sfiduciato in un qualsiasi momento con un semplice voto.

Le decisioni del Governo, se prese con Decreto legge e approvate (e tutte quello sul Green Pass lo sono) passano al vaglio del Parlamento e, quindi, sono pienamente conformi alla Costituzione, ma a questi “nuovi contestatori” non vanno bene solo perché sono contrarie al loro pensiero.

Insomma, io ritengo che la protesta montante contro le misure del Governo Draghi sia dovuta al “restringimento della mangiatoia” dove si alimentavano tutti questi gruppi e gruppuscoli.

Non dimentichiamo che, nella “mangiatoia” ci sono i quasi 200 miliardi del Recovery Fund.

Una reazione al “dirigismo” del Governo Draghi, allora?

Forse sì, ma c’è un altro aspetto da considerare. Da una parte i fatti: Draghi fu chiamato per frenare la pandemia, per stilare il Piano di Ripresa e Resilienza e per risollevare l’economia.

La campagna di vaccinazione è un successo che vede l’Italia ai primissimi posti in Europa, il Piano di Ripresa e Resilienza è stato approvato dall’Unione europea e l’economia italiana, con previsione del PIL al +6%, ha ricevuto il plauso anche di Standard e Poor’s.

E allora? Allora – sempre secondo la mia opinione – il dissenso e le manifestazioni sono troppo variegati per essere spontanei. Chi dà i soldi a Puzzer per il suo Tour da Trieste a Genova da aspirante politico? Chi e cosa hanno promesso alla vicequestora Nunzia Schilirò per affossare la sua promettente carriera? Perché persone, una volta conosciute per la loro intelligenza e competenza, come Carlo Freccero, Massimo Cacciari e Alessandro Barbero si espongono al pubblico ludibrio nei salotti talk show con le loro balzane idee anti vaccino e anti green pass?

Sono eterodiretti? Forse. Ma da chi?

E qui le ipotesi si allargano. L’Italia scelta da Russia e Cina come anello debole del multilateralismo osteggiato da queste due Nazioni? La Destra italiana che cerca di far saltare il banco per andare ad elezioni e gestire i soldi del Recovery Fund?

Spingere Draghi ad accettare la nomina a Presiedente della Repubblica (promoveautur ut amoveatur) per inserire qualcuno più docile alla spendita dei soldi del Recovery Fund nella delicata casella di Presidente del Consiglio dei Ministri?

Destabilizzare l’Italia, nazione in crescita, perché una nazione “alla canna del gas” fa sempre comodo”?

Penso che, nei prossimi mesi ne vedremo delle belle!!!

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