Archivi per la categoria: Politica

Voi tutti conoscete Matteo Salvini, Leader della Lega, senatore, ex-ministro dell’interno, che ha fatto dei social il suo megafono, dispensando fendenti a destra e a manca.

Un personaggio pubblico, insomma. E un personaggio pubblico che usa i social in questo modo non può non aspettarsi, sui social, qualche critica, anche severa.

Io uso i social sempre con il mio nome e cognome e certo a Salvini (che non ho mai conosciuto né visto), come ad altri personaggi pubblici, critiche non le ho risparmiate. Mai scendendo al suo livello, mai un insulto.

Eppure Salvini mi ha bloccato su Twitter. Badate bene, non sono stato bloccato da Twitter per violazione delle sue regole [violenza, nudo, incitazione all’odio, ingiuria, etc.], sono stato bloccato proprio da Salvini o da chi gestisce il suo profilo su Twitter (@Matteosalvinimi). E’ un suo diritto, non posso negarglielo, come nego che i miei tweet [sono pubblici, potete controllare sul mio profilo] possano aver violato le regole di Twitter che, infatti, non mi ha bloccato.

E’ Salvini che non vuole che io possa criticarlo sul suo account. Forse che il potente Salvini abbia paura di qualche critica di un anziano pensionato?

Esser bloccato da Salvini su Twitter non è certo una cosa che mi toglierà il sonno.

Ma mi fa riflettere. Un uomo politico che non accetta le critiche, bloccando chi le propone, cosa sarà capace di fare ai suoi avversari se e quando otterrà di tornare al Governo? Vorrà davvero i “pieni poteri”? Manderà gli avversari al confino o li sommergerà sotto il fango della sua “bestia”, la macchina di propaganda capitanata da Luca Morisi (@lumorisi)?

Sono segni forti questi, segni che fanno riflettere.

Riflettiamoci e ricordiamoci di questi segni quando apporremo, prima o poi, il nostro segno sulla scheda elettorale.

P.S. Pare che chi gestisce l’account #Twitter di Salvini abbia bloccato oltre 30.000 persone. Molto suscettibile il leader della Lega.

Il Governo Conte ha gestito abbastanza bene la fase 1 della pandemia. Un lockdown duro, il primo in occidente. Ha seguito la scienza non la politica. I virologi e gli epidemiologi avevano dato la loro sentenza: del Coronavirus non sappiamo alcunché, non abbiamo vaccini, non abbiamo cure. L’unico rimedio è quello raccontato da Boccaccio nel Decamerone: distanziare, evitare contatti, impedire che il virus, che spesso si presenta nella sua forma più pericolosa della asintomaticità, trovi nuovi pascoli in cui moltiplicarsi.

Gli effetti ci sono stati, quasi dappertutto. Quasi.

Il Governo aveva preannunciato le grandi linee della fase due e ½, ossia della fase due, dopo aver visto gli effetti della prima riapertura del 4 maggio: riaperture differenziate sia per categorie, sia per regioni, distanze da mantenere, linee guida dettate dall’andamento della curva epidemiologica, dalla scienza e non dalla politica.

Poi il Governo ha ceduto, ha ceduto alla politica. Ha ceduto alle regioni del nord che non potevano ammettere che la Basilicata, la Sicilia, la Sardegna, le derelitte Campania e Calabria potessero riaprire e  la grande Lombardia e il grande Piemonte no.

Si lascia alle Regioni la responsabilità, ad una Regione come la Lombardia che, ancora traccia per ogni nuovo positivo, due rapporti, contro i 12 del Veneto. E di App, di tracciamento non se ne parla più.

 La scienza dice che per i ristoranti ci vogliono almeno due metri di distanza. Il Governo ha ceduto di schianto alle Regioni. Ha accettato tout court il documento predisposto dalle Regioni. Le distanze ai ristoranti scendono a 1 metro. La lista delle prenotazioni ai ristoranti (per risalire ad eventuali contagi) è ora solo facoltativa, rimane obbligatoria solo per parrucchieri e barbieri. Si chiedeva la sanificazione dei capi provati e non acquistati dai clienti, nemmeno questo. Si chiedeva un attento controllo o la chiusura delle spiagge libere, rimane rimessa alla “responsabilità” dei bagnanti il rispetto delle distanze. Insomma si riapre tutto, e tutte le regioni insieme, con due regioni che sono ancora nel pieno della pandemia. Non so voi, ma io a Milano o Torino al ristorante o nei negozi affollati non ci andrei mai e poi mai. Non so nemmeno se ci andrò a Roma.

Conte, nella conferenza stampa appare un bimbo a cui hanno tolto il pallone: “se la curva risale non è colpa mia, è colpa delle Regioni!”. Scaricabarile. Per cedere alle Regioni. Maledetto l’art. 117 della Costituzione.

Anche nel Decreto Rilancio, che a tre giorni dall’approvazione ancora non è andato alla firma di Mattarella, è una pioggia di sussidi, senza nessuna distinzione fra chi ha perso tanto, chi ha perso poco, chi non ha perso, chi ha guadagnato. Si pensi solo alla annunciata (il testo ancora non esiste) abolizione della prima rata dell’IRAP per TUTTE le aziende, indipendentemente dalle perdite. Sussidi in base al fatturato e non al reddito dichiarato. Notate che il 40% delle persone sono rimaste al lavoro, la filiera alimentare con negozietti e ipermercati e la logistica, con i corrieri che hanno lavorato ben più di prima. Hanno voluto premiare il rischio? Chissà….

Sono 55 miliardi e mezzo Governo non vuole neppure prendere 36 miliardi del MES all’infimo interesse dello 0,1% per puntare tutto sull’ancora fumoso Recovery Fund, sperando di soldi a fondo perduto. Ma, fin ora in Europa dicono che anche i soldi del  Recovery Fund saranno a prestito. Insomma si dovrà restituire tutto. Con il rischio che questa apertura in maniera uguale in tutte le Regioni faccia riesplodere la pandemia. E, allora, non basteranno tutti i soldi del mondo. Per la nostra economia sarà peggio della Grecia, molto peggio.

Secondo voi, si può riaprire tutto con questa tabella odierna dei contagi?

In un precedente post avevo dato per scontato la buona fede dell’Unione europea sul “nuovo MES” senza condizioni capestro, senza Troika,  senza FMI, etc.

Ma, ora, qualche dubbio mi è venuto.  Mi è venuto il dubbio che le “stringenti condizionalità” di cui parla l’art. 136 del Trattato TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea) possano applicarsi anche al MES “senza condizioni” proposto dall’Eurogruppo il 9 aprile e approvato dal Consiglio europeo il 23 aprile 2020.

Non sono un economista e probabilmente sbaglio. Anzi se c’è qualcuno che mi possa dare lumi sarà il benvenuto.

Ho cercato di ricostruire la storia di questo benedetto MES (o ESM in lingua inglese) senza preoccuparmi di chi, in Italia, lo abbia approvato e recepito. Basta solo che si sappia che il MES è nei trattati da anni e ogni Stato membro della zona Euro può decidere di farvi ricorso o meno.

VI prego di seguirmi nel ragionamento che, grazie ai vari link, cercherò di rendere il più stringato possibile.

Il 25 marzo 2011, il Consiglio europeo, in forza dell’art. 48 del Trattato TUE, (Trattato sull’Unione europea) deliberando all’unanimità, con il parere positivo del Parlamento europeo, della Commissione europea e della BCE approvò una modifica dell’articolo 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea, introducendo il MES (o ESM).

Il comma introdotto recita così: “All’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea è aggiunto il paragrafo seguente: «3. Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensa­bile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.

Ecco, la rigorosa condizionalità, ossia lo spauracchio della Troika, del FMI, della Commissione, che ti tagliano le pensioni è quello agitato da Salvini e compagni. Ovviamente le “rigorose condizionalità” sono stabilite di volta in volta alla richiesta di uno Stato membro di accedere al fondo e determinate dallo stato finanziario e dalle condizioni economiche del richiedente. (uno Stato membro che chiede 100 miliardi deve indicare e, l’UE controllerà, come potrà restituire i soldi prestati)

Il 9 aprile, l’Eurogruppo (che è un organo informale del Consiglio europeo in cui si riuniscono i ministri responsabili dell’economia dei singoli Stati membri della zona Euro) si è riunito e ha approvato un documento

che potete vedere cliccando qui dove vengono illustrate le varie proposte per superare la crisi economica derivante dalla pandemia.

Il ricorso al MES (o ESM) è trattato al punto 16.

Le conclusioni dell’Eurogruppo furono inviate al Presidente del Consiglio europeo Michels il 10 aprile successivo.

Il 23 aprile 2020 il Consiglio europeo, in videoconferenza informale, si è limitato ad approvare la relazione dell’Eurogruppo e a dare mandato alla Commissione di riempire di significato le suddette proposte dandosi appuntamento, sempre in veste informale, il 6 maggio 2020 per poi decidere entro i primi di giugno.

Più volte, i questi giorni, L’Unione europea, i leader politici, tranne Lega e Fratelli d’Italia, hanno reso plauso a queste conclusioni e solennemente affermato che nella linea di credito del MES (o ESM) rivolto alle esigenze sanitarie per il contrasto alla pandemia COVID-19 e limitato al 2% del PIL non ci sarebbero state condizioni salvo quella della restituzione ad un tasso oscillante intorno allo 0,5% annuo. Quindi niente “stringenti condizionalità” previste dall’articolo 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea.

Lo stesso Carlo Cottarelli, in un video meeting (qui il video) organizzato il 24 aprile 2020 dallo IAI (Istituto per gli Affari internazionali) ha sostenuto che lo stesso servizio giuridico del MES ha sostenuto la compatibilità del MES “versione light anti Coronavirus” con i Trattati.

Fin qui i fatti fino ad oggi.

Tutto bene, quindi? L’Italia potrà accedere ai 36 miliardi di euro (corrispondenti al 2% del suo PIL) senza altre condizioni che il restituirlo alla scadenza (pare 2 anni) al favorevole tasso dello 0,5% e senza – come dicono la Lega e Fratelli d’Italia –  cedere la nostra sovranità alla Troika o al Fondo monetario internazionale? Io lo spero ardentemente e lo spera anche il nostro Sistema Sanitario Nazionale, molto in sofferenza con il COVID-19.

È vero che le condizioni del prestito si stabiliscono al momento della richiesta e prima della sua concessione e non dopo, come sostengono Lega e Fratelli d’Italia, ma in tutti i documenti di cui ho fin ora parlato di assenza delle ormai famose “stringenti condizioni” non se ne parla proprio.

Come ho citato all’inizio il documento dell’Eurogruppo del 9 aprile, fatto proprio dal Consiglio europeo il successivo 23 aprile, tratta del MES al paragrafo 16. Lo riporto – per non generare confusione o contrasti – sia in inglese (ufficiale) sia in una modesta traduzione in italiano.

In Inglese:

16) Safety nets in the EU and EA. Safety nets are in place in the euro area and the EU. In the euro area, the ESM is equipped with instruments that could be used, as needed, in a manner adapted to the nature of the symmetric shock caused by COVID 19. We propose to establish a Pandemic Crisis Support, based on the existing ECCL precautionary credit line and adjusted in light of this specific challenge, as a relevant safeguard for euro area Member States affected by this external shock. It would be available to all euro area Member States during these times of crisis, with standardised terms agreed in advance by the ESM Governing Bodies, reflecting the current challenges, on the basis of up-front assessments by the European institutions. The only requirement to access the credit line will be that euro area Member States requesting support would commit to use this credit line to support domestic financing of direct and indirect healthcare, cure and prevention related costs due to the COVID 19 crisis. The provisions of the ESM Treaty will be followed. Access granted will be 2% of the respective Member’s GDP as of end-2019, as a benchmark. With a mandate from the Leaders, we will strive to make this instrument available within two weeks, while respecting national procedures and constitutional requirements. The credit line will be available until the COVID 19 crisis is over. Afterwards, euro area Member States would remain committed to strengthen economic and financial fundamentals, consistent with the EU economic and fiscal coordination and surveillance frameworks, including any flexibility applied by the competent EU institutions. The Balance of Payments Facility can provide financial support to Member States that have not adopted the euro. It should be applied in a way which duly takes into account the special circumstances of the current crisis.

In italiano:

16) Reti di sicurezza nell’UE e EA. Le reti di sicurezza sono in atto nell’area dell’euro e nell’UE. Nell’area dell’euro, il MES è dotato di strumenti che potrebbero essere utilizzati, se necessario, in modo adattato alla natura dello shock simmetrico causato da COVID 19. Proponiamo di istituire un sostegno di crisi pandemica, basato sull’esistente precauzione ECCL [Linea di credito soggetta a condizioni rafforzate (ECCL): a disposizione degli Stati membri la cui situazione economica e finanziaria continua a essere solida, ma che non soddisfano i criteri di ammissibilità della PCCL. Il ricorso all’ECCL è subordinato all’adozione di misure correttive volte a evitare problemi futuri per quanto concerne l’accesso al finanziamento sul mercato n.d.e].  linea di credito e adattata alla luce di questa specifica sfida, quale garanzia pertinente per gli Stati membri dell’area dell’euro colpiti da questo shock esterno. Sarebbe disponibile per tutti gli Stati membri dell’area dell’euro durante questi periodi di crisi, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del MES, che riflettano le sfide attuali, sulla base di valutazioni anticipate da parte delle istituzioni europee. L’unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell’area dell’euro che richiedono assistenza si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID 19. Seguiranno le disposizioni del Trattato MES. L’accesso concesso sarà il 2% del PIL del rispettivo membro alla fine del 2019, come parametro di riferimento. Con un mandato dei leader, ci impegneremo a rendere questo strumento disponibile entro due settimane, nel rispetto delle procedure nazionali e dei requisiti costituzionali. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine della crisi di COVID 19. Successivamente, gli Stati membri dell’area dell’euro rimarranno impegnati a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell’UE, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell’UE. Lo strumento per la bilancia dei pagamenti può fornire sostegno finanziario agli Stati membri che non hanno adottato l’euro. Dovrebbe essere applicato in un modo che tenga debitamente conto delle circostanze speciali dell’attuale crisi.”

Quindi l’Eurogruppo afferma 1) che saranno seguite le previsioni del Trattato MES (che all’art. 136 del TFUE comprendono le “stringenti condizionalità) e 2) che il sostegno sarà basato sull’esistente ECCL (la linea di credito soggetta a condizioni rafforzate a disposizione degli Stati membri……previa adozione di misure correttive.

Quello che manca è proprio l’accenno all’assenza delle famose “stringenti condizionalità” che a mio parere, in assenza di disposizioni contrarie si continueranno ad applicare.

Lo stesso IAI nella sua pagina di presentazione del MES, esprime qualche dubbio: “Ancora non è chiaro come e se il Mes darà la possibilità di accedere a linee di credito, senza alcuna condizionalità, che gli Stati membri potranno utilizzare solo per investimenti sanitari diretti e indiretti dovuti all’emergenza coronavirus.”.

Come dice il proverbio “Carta canta…”. Può benissimo darsi che io mi sia perso qualche fondamentale passaggio, qualche decisione che sgombra il MES “light” dalle “stringenti condizionalità”. Ma io non l’ho trovato. Spero ardentemente che qualcuno mi smentisca. Sarei molto contento di ciò. Ma – per me – ora il quadro non è chiaro.

Visto che il MES è stato introdotto con una modifica dei Trattati in seguito ad una decisione del Consiglio europeo, presa all’unanimità, con il conforme parere del Parlamento, della Commissione e della BCE, visto che tutti questi enti sono d’accordo come testimoniano le risultanze dell’ultimo Consiglio europeo, sia pur tenuto in versione informale, perché non formalizzare la decisione del Consiglio europeo, dando conto dei prescritti pareri favorevoli e fare una modifica al paragrafo dell’articolo 136 del TFUE, sancendo che le “stringenti condizionalità” possono essere in determinati casi, escluse dal Consiglio europeo?

 Per la storia del MES potete riferirvi alla pagina di Wikipedia

https://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_europeo_di_stabilit%C3%A0

che reputo abbastanza completa.

In sintesi il MES è un Fondo a cui possono accedere gli Stati con l’acqua alla gola… Il problema è che se si accede a tal fondo, poi la  Troika, composta da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale ti sta addosso, affichè lo Stato richiedente risani l’economia (vedi Grecia).

L’approvazione del MES è una questione complicata perché bisogna distinguere diverse fasi. L’approvazione in sede Europea fu presa il 25 marzo 2011 (governo Berlusconi). Il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi IV del 3/8/2011 riporta l’approvazione nel corso della riunione della “Decisione del Consiglio Europeo 2011/199/UE, che modifica l’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea relativamente ad un meccanismo di stabilità (ESM-European Stability Mechanism) nei Paesi la cui moneta è l’Euro, del relativo disegno di legge per la ratifica. Obiettivo della decisione che tutti gli stati dell’Eurozona possano istituire, se necessario, un meccanismo che renderà possibile affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria dell’intera area dell’Euro.”

La ratifica parlamentare finale avvenne alla Camera dei Deputati il 19/7/2012 con 325 sì, 53 no e 36 astenuti (votazione n. 13, seduta n. 669 del 19/07/2012) ad opera del Governo Monti che era un “governo “Tecnico” con l’appoggio di PdL, PD, UdC, FLI, ApI, RI, MpA, Fareitalia, PID, PLI, PRI, LD, AdC, PSI, MAIE, IdV (fino al 16/12/2011). Quindi è corretto dire che Lega non lo votò. Per quanto riguarda Fratelli d’Italia, la formazione politica non era ancora nata e Giorgia Meloni militava in Forza Italia, ma non partecipo’ alla votazione.

I CinqueStelle e la Lega Nord Salvini hanno fatto una bandiera nel non aderire al Mes (che, comunque è già nei trattati e, quindi nell’ordinamento italiano) perché – dicono – poi l’Italia perderà la sua sovranità dovendo eseguire gli ordini della Troika.

La svolta si è avuta nell’ultimo eurogruppo che, nelle sue conclusioni del 9 aprile 2020 (vedi  https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2020/04/09/report-on-the-comprehensive-economic-policy-response-to-the-covid-19-pandemic/) ha deciso di proporre al Consiglio europeo (si terrà il 23 aprile) uno split del Mes. Ossia ogni Stato potrà prendere dal MES ad interesse irrisorio (0,40%) una quota pari al 2% del suo PIL (per l’Italia sono 36 miliardi di euro) e, se li usa per pagare conseguenze DIRETTTE o INDIRETTE delle spese sanitarie effettuate per la lotta al Coronavirus, non ci saranno conseguenze di Troika o altro, l’unico obbligo sarà quello di restituirlo. Riguardo alla entità della restituzione si è ipotizzato anche l’eliminazione totale del MES, per cui all”Italia saranno rimborsati i 12 miliard che ha messo alla sua creazione.

Questa conclusione dell’Eurogruppo (che vede tutti gli Stati d’accordo e che dovrà essere approvata dal Consiglio europeo del 23 aprile 2020) risulta indigesta a Lega e Cinquestelle che hanno sempre detto che MAI e poi MAI l’Italia avrebbe aderito al MES e che anche se il Consiglio dirà OK alle conclusion dell’Eurogruppo, poi la Troika interverrà sempre (su quali basi non si sa).

Questa è la situazione ad oggi.

Previsione:

Conte già in conferenza stampa ha dichiarato che l’Italia non si è opposta al Mes senza condizioni perché altri Paesi (come la Spagna) lo volevano [grande atto di generosità] ma che l’Italia avrebbe approfittato solo delle altre linee di credito predisposte dall’Unione Europea (fondo SURE, pagamento della Cassa integrazione e altro. vedi qui:https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_652

e qui: https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/health/coronavirus-response_it) ma mai al MES.

nelle ultime 48 ore, sulla spinta di PD, Italia Viva, e, da ultimo di Forza Italia, Conte  ha ammorbidito la sua posizione, affermando che la decisione italiana scaturirà dal dibattito del 23 aprile.

Secondo me, il 23 aprile, visto che di eurobond non se ne parla proprio, il Mes senza condizioni sarà approvato con proclami italiani di non partecipazione, ma poi….. pecunia non olet, visto che son 36 miliardi praticamente gratis. L’alternativa sarebbero tasse e patrimoniale.

L’incognita è la lettera che Macron ha sritto al presidente del Consiglio europo Michels con una proposta di Fondo di cui non si conoscono ancora i particolari.

Unione europea

 Salvini  e  i suoi ieri hanno votato, al Parlamento europeo, non solo contro il MES  ma anche contro i Coronabond e il Recovery found, soldi che l’Italia ha bisogno come dell’ossigeno e che l’UE, dopo qualche tentennamento, ha messo sul piatto.

Lo scopo della Lega, secondo una mia impressione, è chiarissimo. Prendendo spunto dal 51% degli italiani che oggi vedono l’Europa come il fumo negli occhi, senza sapere o contare sul fatto che i soldi che ci dà l’Europa sono l’unica cosa che ci tiene in piedi, Salvini e i suoi vogliono uscire dall’Europa. Perché non l’ho capito, visto che con il nostro debito pubblico, senza Europa faremmo una brutta fine.

Ma non è di questo che vi voglio parlare.

Vorrei dire due parole sull’avversione al MES di Lega e Cinquestelle.

Si sono dette tante parole, vere e false sul MES.

Basta non essere pigri e andare a quadrare le fonti.

Salvini e i suoi si stanno sgolando a dire che se prendiamo soldi da Mes, poi arriva la Troika come in Grecia. E arriva anche se il Consiglio dice che – per le spese mediche – non ci sono condizionalità perché il MES è nei Trattati ed è assistito da condizionalità tout court.

Sbagliato.

 Andiamo a ritroso.

Il MES fu introdotto nei  trattati da una semplice decisione del Consiglio europeo del 25 marzo 2011 (qui il link) : “Articolo 1. All’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione eu­ropea è aggiunto il paragrafo seguente: «3. Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensa­bile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.

Quindi se esiste la possibilità che una decisione del Consiglio europeo inserisca nei Trattati  un MES  soggetto a rigorosa condizionalità, basterà una analoga decisione del Consiglio europeo convocato per il 23 aprile per disporre un MES privo di condizionalità per le spese mediche , e connesse, relative al Coronavirus. E poiché la dizione “condizionalità” è molto molto generica, dipenderà dalla forza contrattuale dei singoli Stati includervi qualsiasi altra spesa.

Ricordo che l’adesione al MES senza condizione vale un prestito allo 0,5% per 36 miliardi di euro per l’Italia.

Meditate e riflettete su quello che vi dicono i Partiti

Sì, oggi quanti ne abbiamo? È giovedì? È sabato, non lo so. Sono giorni più o meno uguali che scorrono lisci fra letture, social, video chat, TV, quotidiani appuntamenti con Borrelli con i numeri che vanno giù e su come il nostro umore. Ma ho dormito male. Ho avuto incubi. Forse qualcosa che ho mangiato.

Ho sognato che il mondo era preda di una incredibile pandemia. Ho sognato che tutti i Paesi si affidavano all’OMS (WHO) raddoppiando i fondi messi a disposizione e si adeguavano senza timore alle sue disposizioni emanate nel modo più autorevole e chiaro.

Ho sognato che tutti abbiano capito che stiamo combattendo contro un virus che quattro mesi fa non compariva neppure negli ultimi libri di medicina e che quindi alcuni tentennamenti o indecisioni siano più che comprensibili.

Ho sognato che tutti abbiano capito che non disponiamo altro che armi palliative contro questa pandemia e che non infettarci a vicenda è l’unico modo serio di “contenerlo”. Ed ho sognato che, come fanno da sempre gli orientali, ci abituassimo a portare una mascherina sulla bocca per evitare che in nostro alito, il nostro colpo di tosse, il nostro starnuto, possa infettare chi ci sta vicino. Ho sognato che tutti abbiano capito che le mascherine chirurgiche, le uniche che possiamo avere [è impensabile di avere 180.000.000 di mascherine FFP3 al giorno, visto che vanno cambiate ogni 5 ore] servono altruisticamente a non infettare gli altri, e molto poco per proteggere noi.

Ho sognato che – visto che mediamente tutti stiamo molto meglio di questi abitanti di Mumbai costretti anche loro al lockdown

– tutti, con grande senso di responsabilità, rinunciassimo ognuno alle cose non indispensabili: il runner dilettante alla corsa in prossimità di altri umani, il cinofilo che non stressa il suo cucciolo con tre passeggiate quotidiane. I condomini che – al solo scopo di sfidare l’ordine costituito – fanno gruppo davanti ad una tavola imbandita.

E poi ho sognato che, almeno in questa occasione parecchio grave non si siano alzati i soliti galli che aprono la bocca solo per dividere le orecchie, per pontificare su presunti farmaci miracolosi noti solo a loro e a Facebook, oppure per dar corpo a strampalate teorie sull’origine e la possibile cura del virus, magari solo facendosi una passeggiata per Tokio.

Ho sognato che nessuno avrebbe accusato l’altro per presunte mancanze, ma – insieme – rimandando le polemiche si lavori al bene comune.

Ho sognato che l’accordo fra Google e Apple che ci regalerebbe un’App capace di tracciare in modo anonimo gli incontri ravvicinati con positivi era accolto con tripudio generale [stesso metodo usato dalla Corea del sud] e che nessuno, che tutti i propri dati , ma proprio tutti, anche il codice del conto in banca, fornisce spontaneamente al web, si mettesse a cavillare su speciose violazione sulla privacy.

E non basta – il sogno è lungo – ho sognato che giudici emeriti della Corte Costituzionale, alla dolce età di 84 anni sostenessero il Governo, senza fare cavilli sulla legittimazione alla limitazione della libertà di circolazione [limitazione d’altronde sancita per motivi di sanità pubblica dall’articolo 16 della Costituzione].

E ho sognato pure che tutti noi, italiani, europei e cittadini del mondo, accumunati dal pericolo della sesta estinzione, predetta anche da Yuval Harari, si mettano insieme senza stare a cavillare su un timbro mancante, una certificato assente e, spingendosi alla sostanza, cerchino soluzioni idonee alla fine della pandemia.

E ho sognato ancora che la politica si stringesse intorno al detto anglosassone “Buono o Cattivo, è il mio Presidente!”, si va tutti uniti fino alla fine della battaglia. I conti si fanno dopo. Ho sognato che nessuno, in nome di una pregressa, elettoralistica avversione, rinunciasse a 36 miliardi gratis, erogati praticamente gratis se usati per l’emergenza sanitaria.

Ho sognato anche che giornalisti di fama, dall’alto del loro smisurato ego ed orgoglio, trasmettessero le dichiarazioni del Presidente del Consiglio senza alcun commento che prefigurasse un intento censorio, arrogandosi il diritto di decidere, nel merito, cosa il Presidente del Consiglio possa o non possa dire e poi si dilungasse in una toppa peggiore del buco..

Ho sognato ancora che l’opposizione, sale della democrazia, in questo particolare momento esprimesse le sue opinioni, ma senza falsare i fatti, senza dire bugie, senza avvelenare il terreno con palesi Fake News, senza fare proposte assurde, fatte solo per farsele rifiutare e poi recriminare..

Sì, ho sognato.

Poi mi sono svegliato.

E ho trovato altro.

 Tre giorni di “isolamento”. Passati in un lampo. No, non c’è ansia, non c’è paura, né fastidio. La mia vita non è cambiata di molto. Vivo solo e non lavoro più. In una città come Roma gli spostamenti sono difficili. Le uscite settimanali ci sono, anzi, c’erano, ma non certo ogni giorno: cinema, pizza, pilates, corsetta mattutina. No, tre giorni sono pochi per dire che sento sulla carne viva i morsi della mancanza della vita “precedente”. Vedremo cosa succederà fra un mese, due mesi, quando il ricordo della libertà perduta si farà più pregnante. I contatti con le persone care sono mantenuti: telefono, whatsapp, Skype suppliscono un po’ a quelli reali, considerando anche che forse ho più amici fuori Roma che a Roma e che, quindi i mezzi “elettronici” per me sono una normalità.

No, la sensazione più forte non è quella della solitudine o della privazione della libertà. Il pensiero, o la sensazione più forte è quella/o dello straniamento dalla realtà, come se ti avessero dato un forte pugno in faccia e non riesci ancora a connettere normalmente. Tante volte, in quella che, ormai chiamiamo tutti [e per noi terroni son passati solo tre giorni, figuriamoci per i codognesi o i lodigiani] la “vita precedente” quasi desideravamo un periodo di stasi, di “reset”, utile sia per mettere a posto i pensieri, ma anche per mettere a posto quei cassetti di quel mobile, fino ad ora usati solo come deposito dell’indifferenziata. L’abbiamo avuta, ma – parlo per me, ovviamente – non c’è la voglia, non c’è la volontà. Il pensiero resta fermo sull’immoto, su quella palla rossa con tanti tubercoli. Ecco, non è paura quella che questo virus mi ha inoculato, bensì un blocco del ragionare. I pensieri sono tanti e come impazziti: studio della curva dei contagiati per scoprirne il più lieve flesso verticale ascendente che possa segnalare un decremento della velocità di propagazione; lo studio dei provvedimenti che si susseguono giornalmente (si può andare a correre o no?), la spesa quotidiana, la fila come al tempo di guerra, ma non derivata dal penuria di prodotti, bensì dal non avvicinarsi troppo all’altro da me, i tentativi, abbastanza stupidi, di riconvertire i nostri acquisti dal fresco al durevole, la caccia alle mascherine, magari utili solo alla nostra ansia.

E i pensieri vanno anche a chi, meno fortunato di me, vive da solo da tre settimane (sembrano un secolo) l’incubo non solo di incontrare l’untore, di premunirsi per un eventuale incontro, ma soprattutto di averlo già incontrato, che Alien dentro di te sta crescendo, ora ancora silente, ma pronto, fra pochi giorni, a toglierti letteralmente il respiro, portarti alla morte come gli altri 1441 fino al oggi, e – soprattutto, il massimo dolore – a replicarsi all’interno di tuoi cari, dei tuoi affetti, sapendo che sei tu l’incolpevole colpevole.

Poi i flash cambiano, mutano: pensi all’inferno degli ospedali – per ora – del nord dove persone sane come te si stanno immolando coscientemente per comprimere il morbo e salvare vite umane, anche anziane e malandate ma che se non per propria volontà [sono sempre stato favorevole al suicidio assistito] hanno il diritto di vivere come il giovane. E questi medici, questi infermieri, come i tecnici inviati nel 1986 a Chernobyl, sanno che hanno poche possibilità di non covare Alien a loro volta, ma lo fanno perché devono farlo e vogliono  farlo, è la loro missione: teniamocelo stretto il nostro vituperato Servizio [mi piace proprio il nome “Servizio”] Sanitario nazionale che spreme la via dei medici, infermieri e operatori sanitari per restituirti alla vita e alla fine ti congeda con un sorriso senza pretendere un Euro.

E i flash vano agli altri Paesi come la Francia e la Germania che hanno avuto la fortuna di essere due settimane dietro di noi, eppure, immobili, hanno commesso lo stesso nostro errore di inerzia verso quanto succedeva in Cina: tanto il pericolo non è qui, non verrà qui, è altro da noi. Ora stano correndo ai ripari.

Il flash va all’ex Stato membro del Regno Unito che ha scelto un’altra strada, per noi aberrante: si cureranno solo i casi gravi, è meglio che tutti i cittadini britannici si ammalino per sviluppare la cd “immunità di gregge”, anche se il prezzo da pagare sarà altissimo, 400.000 morti nell’ipotesi più ottimistici. I forti sopravvivono, i deboli muoiono, la specie ne esce più forte. Malthus impera. Senza contare che l’immunità di gregge si raggiunge con il vaccino, oppure con la certezza, che non abbiamo, che chi si ammala non si ammalerà più.

I flash aumentano: i politici nostrani che – in dieci giorni – passano ripetutamente e più volte da “chiudere tutto ad aprire tutto”, dalla chiusura dei porti per il pericolo che i migranti portino malattie alla rabbia perché i “positivi e untori” italiani sono rifiutati dai porti di mezzo mondo. Oppure dalla dichiarazione orgogliosa e schifata della nostra superiorità igienica verso quei popoli che “tutti hanno visto mangiare topi vivi” alla gratitudine perché quel popolo è stato il primo e l’unico [non la Francia, né l’Ungheria, né la Polonia che hanno bloccato l’esportazione – in barba a tutti i dettami comunitari – di mascherine e apparecchiature elettromedicali] a fornirci concreto aiuto, non solo con mascherine e respiratori, ma anche con il prezioso plasma di persone guarite, utile per rafforzare le protezioni immunitarie dei nostri malati.

Ancora, i flash vanno all’Europa, la povera Europa sempre bistrattata ed accusata di inerzia che non ha molte colpe, visto che gli Stati membri, cioè anche noi, non le abbiamo mai dato competenze in merito alla tutela della salute pubblica. Ma l’Europa fa un autogol. Nella prima conferenza stampa, il capo della Banca europea pronuncia pochissime parole, l’esatto contrario del “what ever it takes” di Mario Draghi, che la tuttodenti Lagarde ha pronunciato: “non è compito della BCE chiudere gli spread”, il che ha provocato un -15% della borsa di Milano. Parole folli, ma il danno era fatto. Le smentite, l’inusuale postilla di smentita apposta al discorso ufficiale della Lagarde non sono serviti a risollevare la situazione, in barba al principio di solidarietà imposto dai Trattati UE agli Stati membri.

Gli occhi incollati ai talk show dove fanno passerella politici, scrittori attori e cd. esperti che, ovviamente, per distinguersi, dicono cose completamente diverse fra loro. Il ricordo rimane fisso sulle parole, sui gesti di chi ritengo il più competente. Il prof. Galli del Sacco di Milano che, però, è giudicato un menagramo. Perché? Perché – forse – dice verità sgradite. Ha lanciato l’allarme per il sud, il povero sud dove la desertificazione ospedaliera ha raggiunto il suo massimo, visto l’afflusso dalla Lombardia, zona maggiormente infetta, al sud di 1500 persone nella sola notte del 7/8 marzo. E per la faccia che ha fatto ieri, a otto e mezzo alla domanda della Gruber “lei teme, vero, che Milano possa diventare un focolaio?” Vedremo nei prossimi giorni.

E i flash aumentano: gli sconsiderati che, ad emergenza conclamata, quasi ballassero al suono dell’orchestrina del Titanic, spendevano il loro tempo in aperitivi, apericene e cene con amici e, poi, spaventati di essere infetti, sono corsi a rifugiarsi al sud, fra le braccia della mammà che non dice mai di no, a costo di ricevere l’Alien dal proprio amato figliolo e di trasmetterlo, come penitenza quaresimale, a tutti i conoscenti.

E, ancora, come a casa nostra, le giravolte dei politici stranieri, a cominciare dal Comandante in capo, il biondo Trump che in 24 ore è passato da “gli americani passeranno il Coronavirus senza neppure andare dal medico” alla proclamazione dello stato di emergenza nazionale che serve sì allo stanziamento dei fondi, ma anche all’avocazione presidenziale dei poteri dei Governatori e all’uso della Guardia Nazionale.

E i flash continuano. E vanno al popolo delle partite IVA, al popolo delle microimprese che ricevono come stipendio quello che l’impresa ricava. Se si ferma tutto si ferma anche il loro introito. E non sono numeri: sono figli da sfamare, bollette, affitti e mutui da pagare.

E il pensiero va anche ai lavoratori che DEVONO continuare ad andare in fabbrica, a costo di infettarsi; ed in fabbrica compendo anche la filiera – indispensabile – alimentare, intoccabile, che deve garantire agli altri, anche a quelli – come me – per cui l’unico disagio è la fila davanti al supermercato, d trovare gli agognati sofficini, lo yogurth della marca preferita e, chissà perché – ampia fornitura di carta igienica.

Non sono tutti, ma questi sono una gran parte de flash che mi ha tento fermo e immobile in questi tre giorni, incapace di formulare un progetto, un qualcosa di sensato da progettare e da fare in questi giorni.

Devo dire che non mi hanno impressionato molto i flash [sì sempre questo sostantivo: flash] quotidiani: tutti sui balconi a cantare qualcosa che i social avevano preannunciato.

Mi ha stupito molto di più lo spontaneo e quasi affettuoso saluto che ci si rivolge ora fra dirimpettai, molto diverso dalla frettolosa chiusura delle imposte susseguente ad un fortuito sguardo, come succedeva nei giorni passati.

Voglio uscire da questa inerzia, voglio uscire da questo baluginare di flash, come se vivessi in un videogioco.

Mi sono imposto una linea progettuale, limitata a quello che si po’ fare. Domani è domenica. Giusto il giorno per cucinare una torta salata rustica. Non l’ho mai cucinata, ma ci voglio provare. Voglio una sfida diversa dal coronavirus. Peccato che, venga buona o cattiva, non potrò condividerla con alcuno.

#Andràtutto bene, lo sento. Nelle curve odierne dei contagiati, ricoverati etc, dal Coronavirus, mi è sembrato di intravvedere un decremento della velocità di incremento del contagio. Vero? Falso? Illusione? Forse. Ma senza speranza, senza credere in qualcosa, l’Uomo, anche quello asettico descritto da Yuval Harari, è fottuto.

Buonanotte.

HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Nonapritequelforno

Se hai un problema, aggiungi cioccolato.

Around with Julie

Explore Italy with an Art Historian

Nomfup

Only connect

strange behaviors

Cool doings from the natural and human worlds

Traveholics

Vagabonder's wanderings

KING SPEAK

Thinking aloud

B as Blonde

Fashion enthusiast,Music addicted,tireless Traveler,Arts lover

Steve McCurry Curated

Steve's body of work spans conflicts, vanishing cultures, ancient traditions and contemporary culture alike - yet always retains the human element.

vernicerossa

Just another WordPress.com site

photohonua

constantly trying to capture reality

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il Blog si sbriciola facilmente

Occhi da orientale

sono occhi d'ambra lucida tra palpebre di viole, sguardo limpido di aprile come quando esce il sole

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: