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La storia della lotta per il potere è antichissima. L’uccisione di Abele da parte di Caino fu un modo di conquistare il potere in ambito familiare.

Ma rimaniamo con i piedi per terra senza scomodare testi religiosi.

Da qualche giorno ci ha lasciato Desmond Morris, l’autore del celeberrimo “La scimmia nuda” che inizia così: “Esistono centonovantatré specie viventi di scimmie con coda e senza coda; di queste, centonovantadue sono coperte di pelo. L’eccezione è costituita da uno scimmione che si è auto-chiamato Homo Sapiens.”

La scimmia è un animale sociale e ben prima che l’Homo Sapiens iniziasse la sua vita autonoma, esisteva già la questione del potere sul gruppo/branco/famiglia. Qui entra in gioco quello che gli etologi e antropologi chiamano “Maschio Alfa” ossia l’individuo più forte, capace di trasmettere i suoi geni migliori alle migliori femmine che da lui erano attratte.

Gli scimpanzé alfa hanno l’obbligo di mantenere la pace nel gruppo. Cercano di impedire che scoppino risse e in genere supportano i perdenti in qualsiasi conflitto. Ciò fornisce sicurezza per i membri di livello più basso del gruppo, il che aiuta la popolarità dell’alfa. Gli scimpanzé alfa inoltre dimostrano il comportamento più empatico all’interno del gruppo, trascorrendo molto tempo a confortare gli altri. Era certo una vita faticosa: prendere decisioni, condurre il branco, procreare per continuare la specie, difendersi dai continui attacchi degli altri maschi che volevano prendere il suo posto.

Una teoria vuole che l’evoluzione si sia sviluppata non dal maschio Alfa bensì dal “Maschio Omega” uno scimpanzè tranquillo, senza particolari obblighi, con molto tempo libero per pensare. E chi pensa si evolve.

La situazione non era molto dissimile fra i cosiddetti uomini delle caverne. Il Capo deteneva il potere, ma aveva molti obblighi: procacciare il cibo alla famiglia, accudire le donne, spesso gravide, difendere la famiglia.

Vita dura

Nella famiglia mononucleare non c’erano dubbi: l’uomo era il Capo e deteneva il potere. Ma anche l’uomo è un animale sociale e, sia per difesa, sia per aiuto reciproco, tendeva ad unirsi ad altri nuclei familiari formando quella che si chiama tribù. Quindi molti maschi. Come distribuire o accentrare il potere? Talvolta c’era un Maschio Alfa molto più Alfa degli altri che si prendeva tutto. Molto più spesso si addiveniva ad accordi fra le varie famiglie mediante riunioni dei Maschi Alfa delle diverse famiglie che trovavano un accordo discutendo. Arriviamo così ai clan che ri autoregolamentavano mediate assemblee variamente nominate “Consiglio dei Capi”, “Riunione degli Anziani” etc.

Le tribù erano per lo più nomadi e il “territorio di competenza” entrava in gioco solo in via temporanea. Il territorio della Tribù, o del Clan, era quello dove in quel momento la Tribù o il Clan si trovavano.

La situazione cominciò a cambiare quando la stanzialità prese il sopravvento. Come scive Yuval Noah Harari, in Sapiens, quando da cacciatori raccoglitori gli uomini si traformarono in agricoltori.

Cominciarono a coltivare i campi e a vivere dei loro frutti. Attorno ai campi vennero costruite, prima in fango, poi in legno, poi in pietra, i rifugi che servivano da ricovero per la notte, da difesa, da magazzino. Il territorio di pertinenza divenne stabile: era quello dove si era definitivamente fermata la tribù. Nacque la città. Nuclei di rifugi/abitazioni completamente scollegate ed indipendenti da quelle vicine. Ovviamente stiamo parlando solo di quella parte della Terra che noi chiamiamo occidente.

Il fenomeno ebbe divere varianti: in Grecia furono fondate, e crebbero le città stato, alcune ove i dettami di vita erano moto rigidi, come Sparta, altre ove cominciò a germogliare il seme di quella che noi chiamiamo democrazia in cui il potere era regolato da norme che privilegiavano la maggioranza ma non vessavano la minoranza, come Atene.

In Atene si raggiunsero alte vette di Democrazia testimoniate dal famoso discorso del 431 A.C. di Pericle agli ateniesi”...Noi ad Atene facciamo così...” in cui vengono ben descritte le regole di potere della città

In effetti anche Roma fu una Città-Stato, solo che aveva la caratteristica di essere “espansiva”. Dalla sua fondazione, Roma non fece altro che espandersi ma, spesso, gli abitanti dei territori conquistati ne acquistavano la cittadinanza e protevano così fregiarsi dell’ambito “civis romanus sum” fino a che, con l’Editto di Caracalla, del 212 D.C. ogni abitante dell’Impero romano acquisì la citadinanza romana.

Anche nella Roma Repubblicana esistevano regole democratiche per la gestione del potere. Il Senato ne era l’espressione più viva, ma lo era anche il popolo che lo eleggeva.

Non a caso l’Acronimo più famoso e più longevo del mondo S.P.Q.R. (Senatvs PopvlvsQve Romanvs – il Senato E il Popolo Romano) racchiudeva in sè entrambi.

Poi, la fame di potere condusse Roma all’apogeo e alla rapida caduta.

Proseguendo nei secoli, almeno in Italia, anche se formalmente l’imperatore esisteva sempre, il vero potere passò nelle mani dei signorotti locali che, con la forza, costringevano i loro sudditi (servi della gleba) a dar loro una bella fetta dei frutti che il duro lavoro della terra forniva.

Il potere tornava nelle mani di un uomo solo, di democrazia non se ne parlò più. Comandava chi era il più forte.

Chi era il più forte comandava, ma il “territorio” non era mica ben definito: già l’impostazione piamidale “vassalli -> valvassori -> valvassini” era foriera di dubbi e lotte cruente; poi c’era la questione successoria: i feudatari in tutti i modi cercavano di difendere la discendenza familiare ma, almeno formalmente, essi ricevevano la carica dall’imperatore che non sempre favoriva la discendenza familiare.

Da questo panorama se ne sviluppò un altro.

In Italia sorse e splendette l’epoca dei Comuni. Un po’ città stato, un po’ territori governati non già da un Re, ma da una famiglia dominante, che poi fossero nominamente ducati, principati o semplici “comuni” non era importante. L’importante era la famiglia dominante, la più ricca, la più dedita ai commerci e ad una nuova istituzione: “la banca“. Raggiunsero posizioni illustri anche come patrocinatori di artisti che diedero all’Italia [come espressione geografica] lustro e fama.

Un esempio per tutti: Firenze, con la famiglia dei Medici, Dante, Petrarca, Boccaccio, Michelangelo, Leonardo, un patrimonio culturale unico al mondo.

In Italia questa fase è conosciuta come “l’Età d’oro dei Comuni“, in cui l’elemento predominante era la famiglia più ricca che, secondo i casi, poteva essere munifica, dittatoriale, democratica, etc.

In altre parti d’Europa, invece, si cominiciavano ad affermare gli “Stati nazionali“, grandi estensioni di territorio, composte, in genere da abitanti della medesima etnia, governati da un Re. Spesso essi assunsero, Come la Francia e la Spagna, dimensioni enormi e lussi incredibili.

In Italia, l’unico Stato paragonabile fu lo Stato della Chiesa, dominato dal potere temporale del Papa, in virtù della falsa donazione di Costantino che trasferiva al Papa il potere temporale sull’impero d’occidente

Questa situazione durò per parecchio tempo finché un uomo, che falsificò la sua data di nascita per esser cittadino francese, diede una bella scossa al mondo [ricordo che, a quell’epoca, il mondo era solo quello che noi adesso chiamiamo Europa].

Sì, un caporale corso, divenuto generale, scombinò tutti gli equilibri fino al’ora acquisiti. Ci vorrebbe un libro per raccontare le gesta di Napoleone Bonaparte che arrivò ad essere Imperatore di Francia e dominatore del mondo che allora contava.

Ma, come si dice, sic transeat gloria mundi, e, anche gli sconquassi di Napoleone furono “ricuciti” da un consesso di conservatori e restauratori, il famoso Congresso di Vienna che cercò di restarare lo status quo ante con i confini pregressi, vigenti prima di Napoleone.

Il Congresso di Vienna cercò di ristabilire i confini esistenti prima di Napoleone, ma “si dimenticò” dell’Italia, definita sprezzantemente da Clemente di Metternich “mera espressione geografica” divisa come era in tanti Stati e staterelli

Ci volle il Risorgimento per unificare la penisola, giunto compimento reale solo nel 1861.

Ma anche il Congresso di Vienna non riuscì a sopire le voglie di conquista degli Stati europei, alcuni democratici, altri dittatoriali. Il metodo usato per dirimenre le divergenze non era la diplomazia, bensì la guerra. E molte guerre si svolsero fra il 1814 e il 1945.

fino all’uso di un’arma, allora definita totale, che in 30 secondi fece migliaia di vittime ad Hiroshima e Nagasaki

All’Italia questo periodò regalò nel 1861 la tanto sospirata Unità che concluse il Risorgimento, così da non esser più solo una espressione geografica

Ma anche tante guerre e sangue .

ed una orrenda dittatura che si concluse solo nel 1943, lasciando, ancora una volta, l’Italia fra le macerie

E’ chiaro che il potere rimaneva in mano del più forte, senza alcuna partecipazione del popolo.

Dopo la II Guerra mondiale la situazione migliorò, spesso le Repubbliche, come in Italia, si sostituirono ai Regni. Le Costituzioni affermarono il diritto dei cittadini a partecipare alla gestione della cosa pubblica.

Per metter fine ai conflitti che, fino ad allora insanguinavano il Continente, dopo il 1945, in Europa [ricordatevi che stiamo sempre mettendo il focus solo sul nostro continente], gli Stati crearono delle istituzioni sovranazionali alle quali, cedendo un po’ della loro sovranità, chiedevano che la risoluzione dei conflitti avvenisse solo per via diplomatica.

Nacquero così le Nazioni Unite

e l’Unione europea

Questi organismi hanno garantito all’occidente oltre 80 anni di pace e, per la prima volta, una generazione che non ha conosciuto la guerra, salvo alcuni tentativi di frange estremiste musulmane di imporre il loro credo con violenti attentati [11 settembre, ISIS etc], peraltro condannati con fermezza anche dagli Stati islamici, fino a che……..

Fino a che, nel 2022, la Russia, forse stanca dei vani negoziati sull’applicazione degli accordi di Minsk non invase l’Ucraina [guerra tutt’ora in corso] ripristinando l’idea del potere al più forte.

Ma non è il solo avvenimento che sconvolge la pace. Come è noto, dal 1947, quando – dopo la seconda guerra mondiale – le Nazioni Unite diedero un pezzo di Palestina agli ebrei, con la condizione che in esso sorgessero due Stati, uno Palestinese e uno ebraico, ma israeliani e Paelestinesi, con alterne vicende, se le danno di santa ragione, senza rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite.

Fino a che, il 7 ottobre 2023, un efferato attaco di Hamas a villaggi israeliani, non dà lo spunto al Governo di Benjamin Nethaniau (anche per salvarsi da processi a carico) di scatenare la più violenta offensiva sulla striscia di Gaza con oltre 70.000 morti fra i civili, riducendo l’embrione dello Stato palestinese ad un cumulo di macerie. Contemporaneamente si sono moltiplicate le azioni militari dei coloni israeliani in Cisgiordania, tanto che la Corte penale internazionale nel novembre 2024 ha emesso mandati di arresto per tali crimini contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il ministro della difesa Yoav Gallant e il leader dell’ala militare di Hamas Mohammed Deif.

L’ultimo accadimento che ha sconvolto il modo è stata l’elezione, nel novembre 2024, di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.

Quel Trump, già coinvolto nell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 che, con atteggiamento ondivago verso i conflitti in corso, ha sconvolto l’equilibrio mondiale, ora rivendicando il possesso della Groenlandia, ora eliminando il presidente del Venezuela Maduro, ora attaccando l’Iran, ora appoggiando le politiche di Nethaniau su Gaza, ha sconvolto i mercati, insinuando in alcuni commentatori l’ipotesi di un suo non stabile stato mentale, volto più ai soldi e alle armi che alle scelte politiche che aveva promesso durante la campagna elettorale.

I dubbi sullo stato mentale di Trump sono avvalorati sulle vignette che egli stesso pubblica sul social Truth di sua proprietà, ove si raffigura anche come Papa

A causa dell’atteggiamento ondivago di Trump, previsioni per il prossimo futuro non se ne possono fare. Conviene più dedicarci ad un fatto accertato del presente.

L’ultima forma di organizzazione sociale che avevamo esplorato era lo Stato, Stato-Nazione come l’Italia o la Francia, Stato-comunità come l’India o gli stessi USA. Ognuno si è dato una forma di governo propria, ma comunque basata su assemblee rappresentative della popolazione, un Governo, un Presidente, una magistratura, con pesi e contrappesi volti a bilanciare gli eccessi di una delle parti. Ovviamente la forma democratica varia a seconda dei diversi Paesi: spesso la democratura ossia la democrazia illiberale scalza la democrazia.

Ne abbiamo già parlato, spesso è la forza che prevale: comanda chi è più forte.

Ma qui si tratta di qualcosa di diverso: il potere non è nella forza, è nel denaro. Esistono persone o gruppi, la cui ricchezza è superiore a quella di uno Stato di media grandezza, o ancor di più.

Queste persone, o questi gruppi, possono, da soli condizionare la politica interna o estera anche di uno Stato grande come gli Stati Uniti d’America

In effetti che gruppi privati possano condizionare la politica di uno Stato non è cosa nuova. Per rimanere nel nostro Paese possiamo ricordare l’influenza che FIAT o Mediaset hanno esercitato sulla politica italiana.

Ma se queste persone, o questi gruppi diventano i padroni del mondo, il pericolo più grande è quello che “il popolo” comincerà a rivolgersi a loro, bypassando lo Stato, per i propri bisogni. Sappiamo tutti che soddisfare i bisogni di qualcuno che ti chiede aiuto non è mai gratis. Cosa chiederanno, in cambio, queste persone o questi gruppi per accondiscendere ai bisogni del popolo? Non so, ma sicuramente qualcosa che non fa gli interessi di quello che abbiamo chiamato Stato.

Non so perché, sono abbastanza pessimista. In tutto questo post regna il maschio. Manca una attrice femminile. Fin’ora la donna – trane poche eccezioni – è stata tenuta distante dal potere o dalla politica che conta. Forse un mondo al femminile (femmina Alfa) sarebbe stato migliore. Per ora, l’immagine del futuro che più mi si presenta davanti agli occhi è questa, e non a caso, l’attrice è una donna:

Avvertenza 1: Come ho più volte detto, questa storia pone il focus solo su quello che noi pretendiamo sia il mondo più evoluto, dimenticando spesso che fuori dagli angusti confini dell’Europa, sono fiorite civiltà spesso più progedite e più sagge della nostra, come quella cinese, giapponese, indiana, persiana, incaica…. ma questa è un’altra storia.

Avvertenza 2: per le immagini mi sono avvalso della gentile collaborazione di ChatGPT(OpenAI)

Avvertenza 3: questo post mi è stato richiesto da un’amica che insegna alle scuole medie per i suoi alunni (testo e immagini per i ragazzi, link per i prof.)

Su ReArm Europe sto sentendo tutto e il contrario di tutto.
Chiariamo subito che ReArm Europe è l’esatto contrario dell’auspicabile Difesa Comune europea, bocciata dalla Francia nel secolo scorso.
La difesa comune europea è impossibile da attuarsi: presupporrebbe la revisione dei Trattati da formalizzare all’unanimità, ipotizzare una ulteriore cessione di sovranità sulle truppe, decidere chi comanda cosa, etc. Anche se un esercito comune sarebbe auspicabile [Europa con una voce sola anche sul piano militare, piano non bello ma purtroppo necessario] lo vedo quasi irrealizzabile almeno finché ci sarà questa Ungheria e questa Slovacchia. Ma vedo poco una portaerei francese che prende ordini da un comandante tedesco.
Per bypassare questo ostacolo VDL ha fatto come il PNRR: vuole mettere un mucchio di soldi [dove li prende?] a disposizione dei singoli Stati membri che, a loro discrezione, li spenderanno in armamenti, rimanendo con 27 eserciti distinti. Questa per me è follia.


In piazza il 15 marzo per questo ReArm Europe non ci vado di certo.
Per una Europa unita anche nella difesa con un solo esercito comune,, ci vado, eccome. Chiariamoci anche con Michele #Serra.

Leggo e ascolto quello che sta succedendo in Libia. Guerra, come al solito. Al Serraj contro Haftar, come al solito, milizie contro milizie, tribù contro tribù.

Non c’è niente di sicuro tranne il competo fallimento dell’occidente di esportare la Democrazia (sì quella sul modello ateniese) sulla punta delle baionette.

Noi occidentali siamo fermamente convinti (nonostante le attuali prove contrarie in Turchia, Russia, Polonia, Ungheria,) che il nostro modello di Stato unitario governato democraticamente(!) da un Parlamento con la divisione di poteri eccetera eccetera, sia il miglior modo di condurre i popoli verso il futuro.

Ebbene abbiamo gli occhi foderati di prosciutto. Il nostro modello ci viene dall’antica Grecia di cui noi tutti occidentali siamo figli. Ma non è detto che sia l’unico e il migliore. Tante popolazioni sono abituate ad autogovernarsi con sistemi diversi: consiglio tribale, consiglio dei saggi e a risolvere le questioni fra differenti gruppi con la guerra. Noi abbiamo ripudiato la guerra circa 71 anni fa, ma, fino ad allora, il ministro della Difesa si chiamava Ministro della Guerra. E la guerra era uno strumento accettato e accettabile per risolvere i conflitti fra i diversi gruppi, tribù, etnie.

L’occidente ha campato a lungo sull’ordine imposto con la forza da Dittatori come Saddam Hussein e Gheddafi. Una volta rimossi, ecco il caos.

Non sarebbe meglio un ripensamento? Lasciare ai popoli la libertà di scegliere il loro modo di governarsi? Consiglio tribale, Consiglio di tribù, etc?

L’occidente potrebbe imporre il suo peso accettando nei contatti fra Unione europea, organizzazioni internazionali, Stati sovrani solo quelli condivisi da un organo locale deputato ai rapporti esterni. Penso, per fare un esempio, alla deliberazione di un Consiglio dei Saggi, alla deliberazione di una assemblea di capi tribù, alle determinazioni di un rappresentante unico delle diverse etnie?

Sarebbe una sorta di autodeterminazione dei popoli.

Non dobbiamo essere troppo presuntuosi: il nostro modo di governo potrebbe non essere universalmente accettato. Vedi in India, dove il nazionalista Modi ha introdotto una contestatissima legge sulla cittadinanza che favorisce gli indù e discrimina i musulmani. Oppure in Myanmar o Birmania dove la odissea dei Rohinga è sacrificata alla unità del Paese ed al ripristino di un tantino di democrazia.

Dobbiamo convincerci che i percorsi ed i cammini possono essere diversi da quelli che noi riteniamo scontati.

Ovviamente non ho soluzioni, né “consigli”. Sono, come voi, tanto impregnato del concetto di democrazia ateniese che non riesco ad esser lucido considerando altri modelli.

 

Discorso agli ateniesi 461 a.c. Pericle –

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,

la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così

 

 

Nel medio oriente uno stupendo Paese, la Siria,  sta soffrendo. E le sue testimonianze del passato, come Palmira, sono in pericolo.
Voglio ricordarlo così, in questo bellissimo tramonto

Palmyra

Palmyra

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