Archivi per il mese di: giugno, 2020

L’Italia sembra sempre di più il finale di Otto e mezzo di Fellini.  Non lo avrei mai creduto. Siamo stati i primi in occidente colpiti dal Coronavirus, questo virus sconosciuto. Primi in Occidente a fare qualcosa di veramente nuovo: il lock down, imitato da tutti i Paesi europei, anche da quelli che, dapprima, avevano irriso, e poi si sono adeguati.

Ottima performance nella fase uno.

Orgoglioso del mio Governo.

Poi…. Poi, quando la morsa dell’economia disastrata è stata più dolorosa del dolore per i morti portati via dai camion militari, è successo qualcosa di nuovo e di deprecabile. Ci siamo sbracati.

Succube della nuova e dura Confindustria, il Governo ha perso la bussola che lo aveva guidato fin allora.

Liberi tutti … ma con cautela. Vi ricordate Antonio Ferrer nei “Promessi sposi”? “Adelante, Pedro, cum judicio”, ossia avanti, ma non troppo.

Assembramenti, movide, calca, tutto tornato come prima, più di prima, regole nei ristoranti ignorate.  Raccomandazioni a voce. Fatti zero.  Manifestazioni politiche a Roma e a Milano, feste di piazza, funerali, esplosioni di gioia per avvenimenti sportivi, biasimati, ma non proibiti o contrastati. E i risultati si vedono. I contagi risalgono. Mondragone, Bartolini, Porto Empedocle, San Raffaele, ma la parola d’ordine è minimizzare, diluire, rassicurare: sono asintomatici, sono “cluster” delimitati. Ma i numeri non mentono: a giugno il numero di positivi risale. In Germania hanno avuto il coraggio di richiudere. In Italia no.

Ormai la Confindustria detta legge: tutto aperto perché l’economia deve riprendere vigore. E se queste riaperture portano una nuova risalita dei casi?

Ma non è solo la situazione sanitaria. Si sono evidenziate le divisioni fra i cd. scienziati. Manifesti firmati da una parte che afferma che la pandemia è finita; altri medici illustri che dicono di stare attenti, che il virus non è mutato, gettando nella confusione gli italiani che pensavano che la scienza fosse indenne da prese di posizione politiche. Lite continua fra gli scienziati su qualcosa di sconosciuto, su qualcosa che fino a cinque mesi fa non era neppure citato sulle riviste scientifiche. E il numero di casi risale non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Ma la stampa ufficiale dice che è finita: via con i consumi, via con le movide, via con lo stare azzeccati, perché tanto “il virus ha perso forza, al massimo vi prendete una influenza”. Gilet gialli e arancioni, saldati con i sovranisti, manifestano urlando che il COVID1 è una invenzione di Bill Gates che viaggia sui 5G e il Governo tace.

Il Governo? Imbalsamato nella impossibile convivenza fra PD e Cinquestelle, lavorato ai fianchi dal fuoco amico di Renzi e Calenda. Un Governo che si regge solo sul concetto del “male minore”: se andiamo via arrivano i sovranisti di Salvini e Meloni. Quanto può durare?

L’Unione europea, la vituperata Unione europea, ha messo in campo una serie di interventi mai visti: MES senza condizioni, SURE e Recovery Fund, ma il Governo fa lo schizzinoso. Stiamo con le pezze al culo e chiediamo soldi a fondo perduto, neppure la condizione di restituirli al tasso dello 0,1% vogliamo. Il MES?  Un prestito con le uniche condizionalità della restituzione e dell’uso per la sanità, un prestito al tasso dello 0,1%. No, non lo vogliamo: vogliamo il recovery Fund a gratis. E – badate – del Recovery Fund c’è solo il nome, per ora. Non si sa neppure di quanti soldi si tratta e a quali condizioni verranno erogati.

Ci hanno detto che i soldi del Recovery Fund possiamo utilizzarli per qualsiasi investimento vogliamo, basta che non lo usiamo per sussidi o interventi elettorali a pioggia. E il Governo che fa? Lo useremo per abbassare l’IVA, dice Conte. Una mancia ai commercianti, vietato dall’essenza stessa del Recovery Fund.

Le opposizioni? Follia anche per loro. Le loro proposte: flat tax e soldi a pioggia, quando il Vice presidente della Commissione europea ci ha detto chiaramente di usare quei soldi, come moltiplicatore, per investimenti “cocenti”: ILVA, Alta velocità, ristrutturazione completa della giustizia.

E’ proprio vero: gli Dei accecano chi vogliono perdere.

E vi stupite se il flusso dei miliardi che ogni giorno lascia il nostro Paese aumenta?

L’orologio del destino avanza, il tempo passa e l’Italia è ferma.

La morte di George Floyd ad opera di un poliziotto di Minneapolis ha scatenato, oltre ad incidenti e saccheggi, una specie di rimozione di simboli che richiamano personaggi o avvenimenti o espressioni che possano in qualche modo richiamare il concetto di razzismo.

Gli esempi sono molti: la piattaforma di video in streaming HBO Max ha rimosso temporaneamente Via col vento per i suoi contenuti razzisti. BBC, per motivi simili, ha tolto dalla sua piattaforma di streaming la serie tv comica Little Britain; a Richmond, in Virginia, è stata abbattuto un monumento dedicato a Cristoforo Colombo, abbattute anche statue di eroi sudisti della guerra di secessione americana. Finanche la statua di Winston Churchill, come altre di persone giudicate coinvolte nello schiavismo, non è uscita indenne da questa ondata di follia della rimozione della memoria, di fantasmi da cancellare.

Comprendo che la folla, quando è infuriata, è capace di tutto, ma queste manifestazioni mi sembrano connotate da una vena follia.

Parliamo di schiavismo: dalle origini della nostra civiltà, dall’aulica Ellade, alla splendida Roma dei Cesari, al Medio Evo, alla secessione americana, fino a Lincoln è sempre esistito, specialmente nei confronti di altri da noi, di appartenenti – si diceva una volta – ad una razza diversa. Schiavismo e razzismo sono intimamente connessi. Da sempre, il vincitore sottomette il vinto lo tiene come schiavo.

Ricordiamoci che il tentativo di Abramo Lincoln di abolire la schiavitù fu fortemente osteggiato e solo nel 1862 una legge sancì tale abolizione. Abolizione dello schiavismo, ma non delle differenze fra bianchi e neri. Lo stesso Lincoln, nel 1858 ebbe a dichiarare: «Non sono, e non sono mai stato, favorevole a una qualsiasi realizzazione della parità sociale e politica tra la razza bianca e quella nera; esiste una differenza fisica tra le due che credo che ciò impedirà per sempre una convivenza in termini di parità. E poiché esse non possono convivere in questa maniera, finché rimangono assieme ci dovrà essere la posizione superiore e inferiore e io, al pari di chiunque altro, sono favorevole a che la posizione superiore venga assegnata alla razza bianca» [cit. Wikipedia]. Nessuno è indenne dallo spirito del tempo, per cui non si possono impiegare acquisizioni culturali recenti per giudicare uomini dell’Ottocento.

Dovremmo esser felici, oggi, di aver acquisito quella cultura sui rapporti fra umani che mancava dall’antichità fino a meno di 200 anni fa e dovremmo evitare di giudicare con la nostra cultura persone del passato che trovavano razzismo e schiavismo come concetti perfettamente naturali e connessi al modo di vivere del loro tempo.

Ma non è finita. Chi ha i capelli bianchi come me ricorda perfettamente che il concetto di politically correct è stato ignorato fino a poco tempo fa ed espressioni che oggi riteniamo “razziste” erano perfettamente lecite. Leggevo tranquillamente fumetti americani di Disney in cui Paperino apostrofava il suo carceriere con espressioni di “sporco negro” o tentava, per dileggio di strappare i velo ad una musulmana, o zio Paperone definiva pulciosi gli indiani d’America. Oltre al link precedente, questa pagina di Facebook ne raccoglie altre.

D’altronde anche la nostra cultura è impregnata di concetti che, a guardar bene, possono ben essere definiti razzisti. Quante mamme cantano, ancor oggi, ai loro bimbi la famosa ninna nanna “Questo bimbo a chi lo dò. Lo darò all’uomo nero che lo tenga un anno intero.”

Non si può giudicare il passato con gli occhi di oggi e le azioni di altri dall’alto delle raggiunte conquiste sociali odierne.

Ripeto, dobbiamo essere orgogliosi di avere – oggi – una concezione dei diritti umani radicalmente diversa da quella di appena poche decine di anni fa, di aver compreso che la differenza di colore della pelle non fa differenza di razza, che un uomo ha diritti inviolabili che nessun uomo o istituzione statuale può alienargli. Giustamente, oggi, condanniamo, contestiamo e biasimiamo chi oggi discrimina in base al colore della pelle o chi ritiene un uomo, solo perché nato con certe caratteristiche, possa essere ritenuto inferiore a chi è nato con caratteristiche diverse. Questo è lo spirito del nostro tempo. Questo è lo spirito che noi, oggi, riteniamo giusto e che riteniamo debba essere universalmente posto alla base dei rapporti interpersonali.

Abbattere le statue di eroi di altri tempi, come Winston Churchill o stigmatizzare frasi di Abramo Lincoln e bollarli come “razzisti” significa dimenticare in che epoca vivevano e rinnegare i loro indubbi meriti per i quali sono ricordati. Non penso che esista una statua che sia stata eretta per meriti “razzisti” o “schiavistici”.

Oltretutto – così facendo – si compie quell’opera di modifica della storia così ben descritta da George Orwell in 1984. La Storia è una sola, non può essere modificata e manipolata per adattarla al pensiero corrente, abbattendo simulacri di persone che vanno giudicate contestualizzandole nel tempo in cui vivevano.

Se posso concludere con un esempio, posso citare la storia dell’omosessualità nell’antica Roma. Con gli occhi di oggi posso tranquillamente affermare [ovviamente senza alcun giudizio di valore] sia che gli antichi romani erano tutti omosessuali, sia che gli antichi romani erano tutti estremamente virili. Sembrano due affermazioni antitetiche, ma solo perché espresse secondo lo spirito di questo tempo, senza contestualizzare i costumi di allora e senza conoscere che, ai nostri antenati, era peraltro completamente sconosciuta anche la dicotomia del concetto moderno tra un’esclusiva omosessualità e un’altrettanta esclusiva eterosessualità.

Per scoprire il mistero soccorre il solito collegamento con Wikipedia.

Non giudichiamo ieri con gli occhi di oggi.

https://youtu.be/GW0bD8qcC5g

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