La storia della lotta per il potere è antichissima. L’uccisione di Abele da parte di Caino fu un modo di conquistare il potere in ambito familiare.

Ma rimaniamo con i piedi per terra senza scomodare testi religiosi.

Da qualche giorno ci ha lasciato Desmond Morris, l’autore del celeberrimo “La scimmia nuda” che inizia così: “Esistono centonovantatré specie viventi di scimmie con coda e senza coda; di queste, centonovantadue sono coperte di pelo. L’eccezione è costituita da uno scimmione che si è auto-chiamato Homo Sapiens.”

La scimmia è un animale sociale e ben prima che l’Homo Sapiens iniziasse la sua vita autonoma, esisteva già la questione del potere sul gruppo/branco/famiglia. Qui entra in gioco quello che gli etologi e antropologi chiamano “Maschio Alfa” ossia l’individuo più forte, capace di trasmettere i suoi geni migliori alle migliori femmine che da lui erano attratte.

Gli scimpanzé alfa hanno l’obbligo di mantenere la pace nel gruppo. Cercano di impedire che scoppino risse e in genere supportano i perdenti in qualsiasi conflitto. Ciò fornisce sicurezza per i membri di livello più basso del gruppo, il che aiuta la popolarità dell’alfa. Gli scimpanzé alfa inoltre dimostrano il comportamento più empatico all’interno del gruppo, trascorrendo molto tempo a confortare gli altri. Era certo una vita faticosa: prendere decisioni, condurre il branco, procreare per continuare la specie, difendersi dai continui attacchi degli altri maschi che volevano prendere il suo posto.

Una teoria vuole che l’evoluzione si sia sviluppata non dal maschio Alfa bensì dal “Maschio Omega” uno scimpanzè tranquillo, senza particolari obblighi, con molto tempo libero per pensare. E chi pensa si evolve.

La situazione non era molto dissimile fra i cosiddetti uomini delle caverne. Il Capo deteneva il potere, ma aveva molti obblighi: procacciare il cibo alla famiglia, accudire le donne, spesso gravide, difendere la famiglia.

Vita dura

Nella famiglia mononucleare non c’erano dubbi: l’uomo era il Capo e deteneva il potere. Ma anche l’uomo è un animale sociale e, sia per difesa, sia per aiuto reciproco, tendeva ad unirsi ad altri nuclei familiari formando quella che si chiama tribù. Quindi molti maschi. Come distribuire o accentrare il potere? Talvolta c’era un Maschio Alfa molto più Alfa degli altri che si prendeva tutto. Molto più spesso si addiveniva ad accordi fra le varie famiglie mediante riunioni dei Maschi Alfa delle diverse famiglie che trovavano un accordo discutendo. Arriviamo così ai clan che ri autoregolamentavano mediate assemblee variamente nominate “Consiglio dei Capi”, “Riunione degli Anziani” etc.

Le tribù erano per lo più nomadi e il “territorio di competenza” entrava in gioco solo in via temporanea. Il territorio della Tribù, o del Clan, era quello dove in quel momento la Tribù o il Clan si trovavano.

La situazione cominciò a cambiare quando la stanzialità prese il sopravvento. Come scive Yuval Noah Harari, in Sapiens, quando da cacciatori raccoglitori gli uomini si traformarono in agricoltori.

Cominciarono a coltivare i campi e a vivere dei loro frutti. Attorno ai campi vennero costruite, prima in fango, poi in legno, poi in pietra, i rifugi che servivano da ricovero per la notte, da difesa, da magazzino. Il territorio di pertinenza divenne stabile: era quello dove si era definitivamente fermata la tribù. Nacque la città. Nuclei di rifugi/abitazioni completamente scollegate ed indipendenti da quelle vicine. Ovviamente stiamo parlando solo di quella parte della Terra che noi chiamiamo occidente.

Il fenomeno ebbe divere varianti: in Grecia furono fondate, e crebbero le città stato, alcune ove i dettami di vita erano moto rigidi, come Sparta, altre ove cominciò a germogliare il seme di quella che noi chiamiamo democrazia in cui il potere era regolato da norme che privilegiavano la maggioranza ma non vessavano la minoranza, come Atene.

In Atene si raggiunsero alte vette di Democrazia testimoniate dal famoso discorso del 431 A.C. di Pericle agli ateniesi”...Noi ad Atene facciamo così...” in cui vengono ben descritte le regole di potere della città

In effetti anche Roma fu una Città-Stato, solo che aveva la caratteristica di essere “espansiva”. Dalla sua fondazione, Roma non fece altro che espandersi ma, spesso, gli abitanti dei territori conquistati ne acquistavano la cittadinanza e protevano così fregiarsi dell’ambito “civis romanus sum” fino a che, con l’Editto di Caracalla, del 212 D.C. ogni abitante dell’Impero romano acquisì la citadinanza romana.

Anche nella Roma Repubblicana esistevano regole democratiche per la gestione del potere. Il Senato ne era l’espressione più viva, ma lo era anche il popolo che lo eleggeva.

Non a caso l’Acronimo più famoso e più longevo del mondo S.P.Q.R. (Senatvs PopvlvsQve Romanvs – il Senato E il Popolo Romano) racchiudeva in sè entrambi.

Poi, la fame di potere condusse Roma all’apogeo e alla rapida caduta.

Proseguendo nei secoli, almeno in Italia, anche se formalmente l’imperatore esisteva sempre, il vero potere passò nelle mani dei signorotti locali che, con la forza, costringevano i loro sudditi (servi della gleba) a dar loro una bella fetta dei frutti che il duro lavoro della terra forniva.

Il potere tornava nelle mani di un uomo solo, di democrazia non se ne parlò più. Comandava chi era il più forte.

Chi era il più forte comandava, ma il “territorio” non era mica ben definito: già l’impostazione piamidale “vassalli -> valvassori -> valvassini” era foriera di dubbi e lotte cruente; poi c’era la questione successoria: i feudatari in tutti i modi cercavano di difendere la discendenza familiare ma, almeno formalmente, essi ricevevano la carica dall’imperatore che non sempre favoriva la discendenza familiare.

Da questo panorama se ne sviluppò un altro.

In Italia sorse e splendette l’epoca dei Comuni. Un po’ città stato, un po’ territori governati non già da un Re, ma da una famiglia dominante, che poi fossero nominamente ducati, principati o semplici “comuni” non era importante. L’importante era la famiglia dominante, la più ricca, la più dedita ai commerci e ad una nuova istituzione: “la banca“. Raggiunsero posizioni illustri anche come patrocinatori di artisti che diedero all’Italia [come espressione geografica] lustro e fama.

Un esempio per tutti: Firenze, con la famiglia dei Medici, Dante, Petrarca, Boccaccio, Michelangelo, Leonardo, un patrimonio culturale unico al mondo.

In Italia questa fase è conosciuta come “l’Età d’oro dei Comuni“, in cui l’elemento predominante era la famiglia più ricca che, secondo i casi, poteva essere munifica, dittatoriale, democratica, etc.

In altre parti d’Europa, invece, si cominiciavano ad affermare gli “Stati nazionali“, grandi estensioni di territorio, composte, in genere da abitanti della medesima etnia, governati da un Re. Spesso essi assunsero, Come la Francia e la Spagna, dimensioni enormi e lussi incredibili.

In Italia, l’unico Stato paragonabile fu lo Stato della Chiesa, dominato dal potere temporale del Papa, in virtù della falsa donazione di Costantino che trasferiva al Papa il potere temporale sull’impero d’occidente

Questa situazione durò per parecchio tempo finché un uomo, che falsificò la sua data di nascita per esser cittadino francese, diede una bella scossa al mondo [ricordo che, a quell’epoca, il mondo era solo quello che noi adesso chiamiamo Europa].

Sì, un caporale corso, divenuto generale, scombinò tutti gli equilibri fino al’ora acquisiti. Ci vorrebbe un libro per raccontare le gesta di Napoleone Bonaparte che arrivò ad essere Imperatore di Francia e dominatore del mondo che allora contava.

Ma, come si dice, sic transeat gloria mundi, e, anche gli sconquassi di Napoleone furono “ricuciti” da un consesso di conservatori e restauratori, il famoso Congresso di Vienna che cercò di restarare lo status quo ante con i confini pregressi, vigenti prima di Napoleone.

Il Congresso di Vienna cercò di ristabilire i confini esistenti prima di Napoleone, ma “si dimenticò” dell’Italia, definita sprezzantemente da Clemente di Metternich “mera espressione geografica” divisa come era in tanti Stati e staterelli

Ci volle il Risorgimento per unificare la penisola, giunto compimento reale solo nel 1861.

Ma anche il Congresso di Vienna non riuscì a sopire le voglie di conquista degli Stati europei, alcuni democratici, altri dittatoriali. Il metodo usato per dirimenre le divergenze non era la diplomazia, bensì la guerra. E molte guerre si svolsero fra il 1814 e il 1945.

fino all’uso di un’arma, allora definita totale, che in 30 secondi fece migliaia di vittime ad Hiroshima e Nagasaki

All’Italia questo periodò regalò nel 1861 la tanto sospirata Unità che concluse il Risorgimento, così da non esser più solo una espressione geografica

Ma anche tante guerre e sangue .

ed una orrenda dittatura che si concluse solo nel 1943, lasciando, ancora una volta, l’Italia fra le macerie

E’ chiaro che il potere rimaneva in mano del più forte, senza alcuna partecipazione del popolo.

Dopo la II Guerra mondiale la situazione migliorò, spesso le Repubbliche, come in Italia, si sostituirono ai Regni. Le Costituzioni affermarono il diritto dei cittadini a partecipare alla gestione della cosa pubblica.

Per metter fine ai conflitti che, fino ad allora insanguinavano il Continente, dopo il 1945, in Europa [ricordatevi che stiamo sempre mettendo il focus solo sul nostro continente], gli Stati crearono delle istituzioni sovranazionali alle quali, cedendo un po’ della loro sovranità, chiedevano che la risoluzione dei conflitti avvenisse solo per via diplomatica.

Nacquero così le Nazioni Unite

e l’Unione europea

Questi organismi hanno garantito all’occidente oltre 80 anni di pace e, per la prima volta, una generazione che non ha conosciuto la guerra, salvo alcuni tentativi di frange estremiste musulmane di imporre il loro credo con violenti attentati [11 settembre, ISIS etc], peraltro condannati con fermezza anche dagli Stati islamici, fino a che……..

Fino a che, nel 2022, la Russia, forse stanca dei vani negoziati sull’applicazione degli accordi di Minsk non invase l’Ucraina [guerra tutt’ora in corso] ripristinando l’idea del potere al più forte.

Ma non è il solo avvenimento che sconvolge la pace. Come è noto, dal 1947, quando – dopo la seconda guerra mondiale – le Nazioni Unite diedero un pezzo di Palestina agli ebrei, con la condizione che in esso sorgessero due Stati, uno Palestinese e uno ebraico, ma israeliani e Paelestinesi, con alterne vicende, se le danno di santa ragione, senza rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite.

Fino a che, il 7 ottobre 2023, un efferato attaco di Hamas a villaggi israeliani, non dà lo spunto al Governo di Benjamin Nethaniau (anche per salvarsi da processi a carico) di scatenare la più violenta offensiva sulla striscia di Gaza con oltre 70.000 morti fra i civili, riducendo l’embrione dello Stato palestinese ad un cumulo di macerie. Contemporaneamente si sono moltiplicate le azioni militari dei coloni israeliani in Cisgiordania, tanto che la Corte penale internazionale nel novembre 2024 ha emesso mandati di arresto per tali crimini contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il ministro della difesa Yoav Gallant e il leader dell’ala militare di Hamas Mohammed Deif.

L’ultimo accadimento che ha sconvolto il modo è stata l’elezione, nel novembre 2024, di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.

Quel Trump, già coinvolto nell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 che, con atteggiamento ondivago verso i conflitti in corso, ha sconvolto l’equilibrio mondiale, ora rivendicando il possesso della Groenlandia, ora eliminando il presidente del Venezuela Maduro, ora attaccando l’Iran, ora appoggiando le politiche di Nethaniau su Gaza, ha sconvolto i mercati, insinuando in alcuni commentatori l’ipotesi di un suo non stabile stato mentale, volto più ai soldi e alle armi che alle scelte politiche che aveva promesso durante la campagna elettorale.

I dubbi sullo stato mentale di Trump sono avvalorati sulle vignette che egli stesso pubblica sul social Truth di sua proprietà, ove si raffigura anche come Papa

A causa dell’atteggiamento ondivago di Trump, previsioni per il prossimo futuro non se ne possono fare. Conviene più dedicarci ad un fatto accertato del presente.

L’ultima forma di organizzazione sociale che avevamo esplorato era lo Stato, Stato-Nazione come l’Italia o la Francia, Stato-comunità come l’India o gli stessi USA. Ognuno si è dato una forma di governo propria, ma comunque basata su assemblee rappresentative della popolazione, un Governo, un Presidente, una magistratura, con pesi e contrappesi volti a bilanciare gli eccessi di una delle parti. Ovviamente la forma democratica varia a seconda dei diversi Paesi: spesso la democratura ossia la democrazia illiberale scalza la democrazia.

Ne abbiamo già parlato, spesso è la forza che prevale: comanda chi è più forte.

Ma qui si tratta di qualcosa di diverso: il potere non è nella forza, è nel denaro. Esistono persone o gruppi, la cui ricchezza è superiore a quella di uno Stato di media grandezza, o ancor di più.

Queste persone, o questi gruppi, possono, da soli condizionare la politica interna o estera anche di uno Stato grande come gli Stati Uniti d’America

In effetti che gruppi privati possano condizionare la politica di uno Stato non è cosa nuova. Per rimanere nel nostro Paese possiamo ricordare l’influenza che FIAT o Mediaset hanno esercitato sulla politica italiana.

Ma se queste persone, o questi gruppi diventano i padroni del mondo, il pericolo più grande è quello che “il popolo” comincerà a rivolgersi a loro, bypassando lo Stato, per i propri bisogni. Sappiamo tutti che soddisfare i bisogni di qualcuno che ti chiede aiuto non è mai gratis. Cosa chiederanno, in cambio, queste persone o questi gruppi per accondiscendere ai bisogni del popolo? Non so, ma sicuramente qualcosa che non fa gli interessi di quello che abbiamo chiamato Stato.

Non so perché, sono abbastanza pessimista. In tutto questo post regna il maschio. Manca una attrice femminile. Fin’ora la donna – trane poche eccezioni – è stata tenuta distante dal potere o dalla politica che conta. Forse un mondo al femminile (femmina Alfa) sarebbe stato migliore. Per ora, l’immagine del futuro che più mi si presenta davanti agli occhi è questa, e non a caso, l’attrice è una donna:

Avvertenza 1: Come ho più volte detto, questa storia pone il focus solo su quello che noi pretendiamo sia il mondo più evoluto, dimenticando spesso che fuori dagli angusti confini dell’Europa, sono fiorite civiltà spesso più progedite e più sagge della nostra, come quella cinese, giapponese, indiana, persiana, incaica…. ma questa è un’altra storia.

Avvertenza 2: per le immagini mi sono avvalso della gentile collaborazione di ChatGPT(OpenAI)

Avvertenza 3: questo post mi è stato richiesto da un’amica che insegna alle scuole medie per i suoi alunni (testo e immagini per i ragazzi, link per i prof.)

Viviamo in quello che viene comunemente definito “libero mercato”. Vale la pena, però, soffermarsi su come questo principio si traduca concretamente in alcuni settori, in particolare in quello dell’energia.

Chiunque osservi le pubblicità dei fornitori di gas ed energia elettrica si imbatte in slogan ricorrenti: “energia prodotta solo da fonti rinnovabili”, “energia più pulita”, “attenzione all’ambiente”, “gas o elettricità migliori degli altri”. Messaggi che, a un primo impatto, possono risultare convincenti. Con un po’ di riflessione, però, emergono alcune considerazioni pratiche, a meno che io non incorra in un grosso sbaglio.

Nel caso del gas il ragionamento è particolarmente evidente. Le tubature che scorrono lungo le pareti degli edifici sono uniche: dalla condotta principale partono le diramazioni che arrivano ai singoli appartamenti, passando prima per il contatore e poi all’interno delle abitazioni. È difficile immaginare che, nello stesso edificio, appartamenti serviti dalla medesima tubazione ricevano gas di origine o “qualità” diversa in base al fornitore scelto. Se un inquilino al terzo piano sottoscrive un contratto con un fornitore che si definisce “green” e quello al quarto piano sceglie un’offerta più economica, il gas che arriva nelle rispettive cucine è lo stesso. A cambiare è la tariffa applicata, non il prodotto fisico che scorre nei tubi.

Lo stesso principio vale per l’energia elettrica. Anche se i cavi non sono visibili, la rete è unica e indipendente dal fornitore commerciale con cui si stipula il contratto. Di conseguenza, l’elettricità che arriva nelle abitazioni è la medesima per tutti, a prescindere dall’azienda scelta.

Questa distinzione è confermata dal ruolo del gestore di rete. Per fare un esempio concreto, a Roma, in caso di problemi al contatore, di interruzioni di fornitura o di difficoltà nella lettura dei consumi, non ci si rivolge al fornitore commerciale, ma ai gestori della rete: ACEA per l’energia elettrica e Italgas Reti per il gas. Sono loro a gestire infrastrutture, contatori e distribuzione.

Alla luce di ciò, i messaggi pubblicitari che parlano di “energia verde” non vanno intesi come la fornitura, al singolo utente, di un’energia fisicamente diversa da quella che arriva agli altri. È tecnicamente impossibile che sullo stesso cavo elettrico o nella stessa tubazione del gas transitino “tipi” diversi di energia in base al contratto sottoscritto.

È plausibile, invece, che un fornitore acquisti o produca una certa quantità di energia da fonti rinnovabili e la immetta nella rete nazionale, compensando così i consumi dei propri clienti su base contabile. In questo senso, l’energia “verde” non arriva direttamente a casa del singolo utente, ma contribuisce al mix complessivo della rete.

In definitiva, la differenza tra i vari fornitori riguarda soprattutto il prezzo, le condizioni contrattuali e le scelte di approvvigionamento dichiarate dall’azienda, non la natura fisica dell’energia che entra nelle abitazioni. La pubblicità fa il suo mestiere; sta a noi interpretarne correttamente il significato.

ORO ALLA PATRIA
Sapete che forse si ripeterà quella spoliazione fascista del 18 dicembre 1935 chiamata “Oro alla Patria” in cui gli italiani furono “invitati” a regalare l’oro di proprietà [anche le fedi nuziali] per sostenere la Guerra d’Etiopia e contrastare le sanzioni economiche imposte all’Italia dalla Società delle Nazioni a partire dal 18 novembre 1935.?

 
Tutti sapete che l’Italia è terza al mondo per l’ammontare delle riserve auree che sono state il più formidabile strumento di garanzia per ottenere comunque prestiti dagli altri Stati garantendo il rimborso dei nostri CCT e BOT. Infatti, anche nei momenti più bui della nostra economia, con un debito pubblico stratosferico, i nostri titoli di Stato sono stati comprati dagli altri Paesi senza problemi,  anche perché rassicurati dall’entità delle nostre riserve auree, custodite dalla Banca d’Italia.
Infatti è proprio uno dei principali compiti della Banca d’Italia  organismo indipendente, detenere e gestire le riserve valutarie del Paese, che includono valuta estera e oro.
E la terzietà e il prestigio di cui gode la Banca d’Italia sono noti da tempo in tutto il mondo.
È di oggi, però, la notizia che questo Governo, sempre a caccia di soldi, vuole cambiare le regole del gioco, vuole gestire in proprio le riserve auree sottraendole alla Banca d’Italia.
Per farci cosa? Non si sa, ma ovviamente per spenderle. Si nasconde dietro il paravento di “gestirle in nome del popolo italiano” che, ricordiamolo, questo governo rappresenta per meno del 12%, visto l’alto numero di astensioni nelle elezioni del 2022.
Quanto dureranno le riserve auree in mano a questo governo? Dove andrà a finire la garanzia per i prestiti che continueremo a chiedere?

Ho già scritto sul reale scopo della Flotilla. Non è certo diretto a portare una goccia di aiuti [che mai arriverà perché Israele non lo permette], ma è diretto contro gli imbelli e vigliacchi governi di appartenenza.

Sarà chiaro quando la Flotilla incontrerà Israele. Che farà. Escluso che li faccia approdare a Gaza, fermerà con le buone ognuna delle 40 navi, le porterà in un porto israeliano, arrestare gli equipaggi espellendoli subito dopo oppure come accadde nel 2010 con la nave turca Mavi Marmara con morti e feriti?

Nel primo caso i Governi di appartenenza potrebbero anche continuare a girare la testa dall’altra parte. Iniziativa privata, anche disapprovata da alcuni governi, conclusa senza incidenti o vittime. Tutto continua come prima.

Ma Israele ha la capacità di fermare, senza sparare un colpo, 40 agili imbarcazioni tutte insieme?

Il secondo caso, evocato da un ministro israeliano di trattarli come terroristi, ossia sparare ad alzo zero, è molto pericoloso, non solo per gli equipaggi, ma soprattutto per i rispettivi governi che sarebbero costretti a fare i conti con brutali omicidi di pacifici connazionali in acque internazionali, già ora sorvegliati strettamente da droni.

Tale situazione sarebbe foriera di inevitabili ritorsioni, non penso di natura bellica, ma di rottura di rapporti commerciali e di isolamento di Israele, sì.

Esattamente quello che vogliono i volontari della Global Sumud Flotilla.

Se Netanyahu non fosse quel pazzo criminale che invece è, per chiudere senza danni il caso Flotilla dovrebbe agire i questo modo. Attendere che le imbarcazioni entrino nella zona [arbitrariamente] vietata, abbordabile e trainare in un porto strettamente sorvegliato della West band. Far scaricare la merce da (fidati) gazawi. Ottenuto lo scopo, la Flotilla dovrà tornare indietro. I rispettivi governi potrebbero continuare a girare la testa dall’altra parte, “tanto non è successo niente!”. E tutto sarebbe messo a tacere.

Controindicazione [per Nethaniau, non certo per chi sostiene la Flotilla]: dal giorno dopo, visto l’esito, partirebbe 10, 100, 1000 Flotille.

Comunque speriamo bene per la incolumità di chi, ora, sfidando tutto e tutti, è in mare rischiando la pelle.

Il Professor Cornelius entra in aula e, con un cenno di soddisfazione, inizia l’ultima lezione dell’Anno Accademico:

“Cari ragazzi, siamo finalmente giunti all’ultima lezione del corso dell’anno accademico 3984 di Archeostoria.

Nel corso che oggi si conclude abbiamo abbondantemente parlato dei buffi esseri che ci hanno preceduto su questo pianeta, esseri strani, senza peli, succubi di sentimenti e passioni a noi sconosciuti, ormai conservati solo negli zoo, come quello che vedete lì di fronte, incapace di esprimersi e di formulare pensieri concreti.

Ricorderete senz’altro la loro fissazione per il passato ed il futuro, trascurando la cosa più impostante, quella a noi più cara, il presente, l’attimo dell’hic et nunc, per esprimersi in una lingua morta da millenni..

Ricorderete che, per loro, il passato assumeva una fondamentale importanza e, bisognosi di trascendenza, cercavano di lasciare ai posteri qualcosa che testimoniasse, anche nel futuro, la loro grandezza.

Narrano i chip di memoria riposti nelle “conservatorie della memoria storica” che migliaia di anni fa c’erano sette meraviglie destinate ad impressionare per l’eternità i posteri. Nessuna è giunta fino a noi e non sappiamo assolutamente quali e come fossero queste costruzioni.

Ci riesce un po’ difficile immaginare che migliaia di persone perdessero anni di tempo per costruire con la pietra, ci pensare, ragazzi, “con la pietra!”, edifici il cui unico scopo era rimanere intatti fino al futuro!! La cosa ci fa un po’ ridere, noi che costruiamo tutto comunicando la nostra idea all’Intelligenza artificiale; scusate, ho evocato un termine ormai arcaico…. mi correggo, comunicando tutto al “motore universale” che ci restituirà, in pochi secondi, stampato in 3D la nostra casa in “replaceplex”, riciclabile al 100% e riconvertibile in qualsiasi altra costruzione ci venga in mente, proprio per sfruttare l’attimo presente: passato e futuro sono due concetti ormai obsoleti e che non appartengono alla nostra storia.

Ma voglio ritornare alla lezione di oggi: Uno dei primi esempi di queste costruzioni, non destinate ad abitarci, non destinate ad abbellire il paesaggio circostante ma, forse – gli studi sono ancora in corso – a perpetuare nel tempo [che follia!] la memoria di chi le abitò solo dopo morto, sono delle costruzioni a forma piramidale costruite, non si sa come, pensate, in blocchi di pietra, circa settemila anni fa, in una zona una volta chiamata Egitto. Costruzioni a forma piramidale, ormai distrutte dal tempo, il cui scopo vero rimane a noi ignoto.

Per arrivare a qualcosa di più definito dobbiamo saltare qualche secolo e fra il primo e il ventesimo secolo dell’”era dismessa” [E.D.] troviamo costruzioni che, più della trascendenza, divennero icone di una certa epoca.

Possiamo, a tal proposito, citare l’Anfiteatro Flavio (detto Colosseo) nel luogo una volta chiamato Roma. Non sappiamo a cosa servisse, ma nei chip delle “conservatorie della memoria storica” si trovano documenti – sicuramente falsi – che pretendevano che fosse adibito a fini ludici, anche crudeli, con vittime umane.

Comunque questo edificio, pare costruito nei lunghi tempi consueti dal 1° secolo E.D. a al ventesimo secolo E.D. che si misuravano in dozzine di anni, come – ad esempio – nel ventunesimo secolo E.D., la costruzione di una stazione di un mezzo di trasporto, allora chiamato “Metropolitana”, che poteva durare anche trenta anni, si conservò bene.

La costruzione dell’Anfiteatro resistette a terremoti ed eventi atmosferici avversi fino al 21° secolo E.D. come testimonianza di una grandezza che fu, ma, ormai, fortunatamente, dimenticata.

In altra parte del mondo, molto più recentemente, dal 17° secolo E.D. uno Stato scalfì la potenza egemone di quella zona una volta chiamata Europa.  Si chiamavano, allora, Stati Uniti di America, che sorgevano nella zona oggi chiamata “Nova Ispania

Essi capirono che l’unione fa la forza e, anche uniti nella diversità, insieme potevano dominare il mondo.

Anche di quella che fu una effimera potenza (durò infatti solo 400 anni) abbiamo immagini iconiche, tramandate fino a noi dai soliti chip, che vogliono tramandare il potere di quell’epoca: la sede del Capo [chiamata casa Bianca] e la sede della Forza, chiamata per la sua forma “Pentagono”.

Ma, poi, arrivò l’epoca del cambiamento. Forse gli abitanti di quell’epoca si avvicinarono al nostro modo di sentire le cose: è il presente che conta, non il passato o il futuro.

Le prime avvisaglie si ebbero in quelli che, prima, ho chiamato gli Stati Uniti di America. Forse spinti da un romanziere del XX° secolo E.D., chiamato George Orwell, gli abitanti del pianeta Terra iniziarono a riscrivere il passato adattandolo al sentire comune del presente.

Questo andazzo cominciò nel territorio degli allora Stati uniti d’America. Si cominciarono ad abbattere statue di persone considerate, all’epoca, eroi ma, poi, in seguito ad un cambiamento di giudizio o a rivalutazioni di una parte del loro operato, considerati criminali, la loro commemorazione, prima abolita, poi ripristinata.

Oppure una giornalista, vincitrice anche di un prestigioso premio, affermò che i reati commessi dalle minoranze di una certa razza non dovevano essere puniti perché la colpa era della maggioranza di una altra razza che, in precedenza l’ aveva sfruttata, mirando a “riformulare la storia del paese ponendo le conseguenze della schiavitù e i contributi dei neri americani al centro della nostra narrativa nazionale“.

Se volete una panoramica di quando vi ho detto, vi consiglio questi documenti provenienti dai chip della Conservatoria digitale: “Cancellazione della Storia”, “Rivedere i fatti storici con nuova coscienza” e “Come si suicidarono gli Stati Uniti

Strani abitanti ha avuto il nostro Pianeta, non è vero?

Ma la parte più interessante comincia ora, nei primi anni degli anni 2000 dell’Era Dismessa [E.D.], proprio quando, per evitare le riscritture della Storia che abbiamo visto in precedenza, tutta la storiografia ufficiale fu affidata all’intelligenza artificiale, pardon, al “motore universale”, tecnologia neutra di proprietà di un facoltoso oriundo sudafricano.

Tutto cominciò con l’avvento al potere, nella zona chiamata ora “Nova Ispania” di un tipo fantasioso quanto prepotente, che cambiava idea quattro volte al giorno e usava paragonarsi a super eroi o a personaggi religiosi.

Questo tizio, chiamato Taco, se la prendeva, pur essendo egli stesso discendente di immigrati, con tutti quelli che non potevano vantare una pura e lunga ascendenza in quelli che erano chiamati Stati Uniti di America.

Era un formidabile attaccabrighe, ma – per quello che a noi ora interessa – cominciò a cambiare le costruzioni simbolo del suo Paese.

Questi fatti vengono preservati dai chip di memoria della “conservatoria della memoria storica”, gestita dal “motore universaleche i nostri paleoscienziati ritengono alquanto affidabile, non tanto per le verità delle sue risposte, ma per il fatto che noi concordiamo che quella è la verità, anche se, a volte cambia, prendendo il nome di “verità alternativa”. L’importante, quindi, come sapete bene, non è che la verità sia vera, bensì che tutti noi siamo d’accordo che quella sia la verità.”

Decise di appoggiare un criminale di guerra che amava sparare a bambini intenti a prendere l’acqua e altre nefandezze simili e, per rendere questo legame indissolubile, invece di abbattere statue, modificò uno dei simboli del Paese.

Poi, pensò bene di prendere a parolacce, un giorno sì e l’altro pure i suoi alleati, chiamandoli profittatori e dicendo che “facevano la fila per baciargli il culo” (sorry). Per finanziarsi la campagna elettorale si prese i soldi di un facoltoso immigrato; poi, divenuto presidente, invece di ringraziarlo, lo cacciò, minacciandolo pure di deportazione.

Pensando anche di essere un grande economista cominciò ad imporre dazi sulle importazioni di merci da altri Paesi. Peccato che nessuno gli avesse spiegato che alzare i dazi su un prodotto che minaccia la propria economia, può avere effetti positivi, ma l’imposizione di alti dazi su tutti i prodotti importati, fa solo salire i prezzi e aumentare l’inflazione, due elementi che Taco, in campagna elettorale aveva promesso di al suo elettorato di far abbassare.

Giusto, ma chi è l’elettorato di Taco? Gli estremi dell’economia. I poveri “red neck” bianchi dell’America senza oceano, la fascia centrale, che non può permettersi altro che i “Grandi Magazzini Walmart” enormi discount ove la roba è a buon prezzo. Oppure i ricchi capitalisti, geni della finanza e della tecnologia, che bevono champagne francese, vini italiani, vestono Prada o Armani, adorano il brand italiano o francese, pasteggiano con spaghetti di grano duro o Parmigiano reggiano DOP.

E che fa il nostro bulletto? Impone dazi altissimi al Vietnam e al Laos (principali esportatori di abbigliamento a basso costo (jeans, T-shirt, sneakers che vanno nei Walmart) e all’Europa colpendo le merci Alto di gamma che piacciono tanto ai suoi ricchi amici e finanziatori.

Poi decide che l’austera Casa Bianca sede dei suoi predecessori deve un po’ adeguarsi al suo gusto della Taco Tower o del resort di Mar-a-lago e decide di porvi mano, rendendola più consona al proprio ruolo.

Purtroppo devo concludere questa lezione con una constatazione: i soggetti bullizzati da Taco, lungi da ribellarsi, veramente tentano di compiacerlo in tutti i modi.

In una penisola di quello che una volta era il mar Mediterraneo, ora una palude semi asciutta, il capo del governo era una biondina non molto acculturata,

ma di parlantina sciolta, che passò molte sere a pensare cosa fare per compiacere il bulletto americano. Scartò la bresaola agli ormoni proposta da un ministro, suo ex cognato, ed ebbe una brillante idea: chiamò i migliori architetti del Paese e diede loro l’ordine imperativo di modificare il simbolo dell’Italia per renderlo più affine ad un simbolo caro al suo amichetto bullo.

Poi quegli stupidi abitanti del nostro pianeta, avendo scoperto una meravigliosa fonte di energia data dalla scissione dell’atomo, pensarono bene di usarla per farsi fuori e vicenda e, praticamente di estinguersi.

Con queste parole il professor Cornelius salutò gli studenti con il gesto rituale di grattarsi la testa con il pollice opponibile del piede ed aggrappandosi al trapezio con la coda prensile.

Liberamente adattato da https://it.wikipedia.org/wiki/Il_pianeta_delle_scimmie?wprov=sfla1

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Briciolanellatte Weblog

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Occhi da orientale

sono occhi d'ambra lucida tra palpebre di viole, sguardo limpido di aprile come quando esce il sole

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ALESSANDRA BARSOTTI - FOTOGRAFIE

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