Archivi per la categoria: cose di cui si parla

Sì era il 9 novembre, come oggi, giusto 30 anni fa. Winston Churchill la chiamava la cortina di ferro, come i separi metallici che dividevano la platea dal palcoscenico in caso di incendio.

Era lo incubo ricorrente, foriero di testate atomiche in grado di distruggere 10 volte, non una sola, la intera umanità. Una cosa immensa. Il suo simbolo era un muro che tagliava in due una città.

Sembrava impossibile che potesse scomparire se non a prezzo di milioni di morti, di sangue versato e di definitiva prevalenza di una parte sulla altra.

Invece..

Invece durante  una rituale conferenza stampa, senza clamore, si disse che chi abitava a est poteva andare a Ovest. Da quando? Da subito.

Così, in queste due parole, “da subito”, l’immenso macigno si dissolse come neve al sole.

Me la ricordo quella sera, poco dopo le 19….Sembrò che il mondo cambiasse all’improvviso.

Concetti come fratellanza, solidarietà, speranza, pace ripresero forza e vigore.

Soprattutto un concetto esplose in una grandezza mai immaginata: il futuro!

Lo iceberg della guerra fredda che aveva congelato, dopo gli orrori della guerra, la speranza di un futuro radioso per l’umanità, si era sciolto, non era più un ostacolo.

Le nazioni erano ora sorelle, non c’era più il blocco dell’Est contrapposto a quello dell’Ovest.

Il sogno di Spinelli, Schumann, De Gasperi poteva avverarsi. Un’Europa unita, pur nelle sue diversità, ma concentrata sullo scopo comune del progresso insieme, del perseguimento della felicità.

Concetti come spazio comune di giustizia, sicurezza e libertà cominciarono ad affacciarsi, e non solo per gli europei, ma anche per chi, non europeo, in Europa voleva viverci per godere del benessere comune che, prima sei nazioni, poi sempre di più, avevano creato di comune accordo per se e per gli altri.

Come ci sbagliavamo.

A trenta anni di distanza il sogno europeo è al suo punto più basso. Non solo sempre più profonde differenze segnano gli Stati membri, ma il concetto cardine, la solidarietà è ormai solo un ricordo, come il muro che, silenziosamente cadde giusto 30 anni fa.

Stati che non rispettano le regole e se ne fregano delle decisioni della Commissione che, ora, non riesce più nemmeno a ricostituirsi.

Ci vorrà un miracolo per recuperare quel che si è perduto.

Ma i miracoli accadono, come dimostra quella sera di trenta anni fa e il concerto che il grande compositore Rostropovich lì volle tenere.

 

Oggi, 2 novembre, è decorso il termine per notificare alla Libia la disdetta del Memorandum Italia – Libia del 2 febbraio 2017 che, in assenza di tale notifica, si intende tacitamente rinnovato per altri tre anni a decorrere dal 3 febbraio 2020. Sui media se ne parla molto. Ha senza dubbio ridotto gli arrivi, ma ha consegnato molti migranti alle milizie libiche che, oltre a farsi reciprocamente la guerra, ignorano totalmente il concetto dei diritti umani.

Non pare che questa disdetta sia stata inviata. Da notizie della stampa sembra solo che l’Italia abbia chiesto alla Libia, ai sensi dell’articolo 3 del memorandum, di riunire la commissione congiunta dei due paesi e, ai sensi dell’articolo 7, di modificare l’intesa sul contrasto all’immigrazione clandestina. Pare che il nostro Presidente del Consiglio abbia sostenuto che ci sono contatti in corso con l’Unione europea per la creazione di hot spot in Libia. L’Unione europea ha seccamente smentito.

Riporto i due articoli in questione.

Articolo 3

Al fine di conseguire gli obiettivi di cui al presente Memorandum, le parti si impegnano a istituire un comitato misto composto da un numero di membri uguale tra le parti, per individuare le priorità d’azione, identificare strumenti di finanziamento, attuazione e monitoraggio degli impegni assunti.

Articolo 7

Il presente Memorandum d’intesa può essere modificato a richiesta di una delle Parti, con uno scambio di note, durante il periodo della sua validità.

Qualche dubbio di facile modifica subito appare.

L’articolo 3 si riferisce ad un comitato misto costituito per individuare le priorità di azione del Memorandum, non per concordarne le modifiche.

L’articolo 7 è un obbrobrio giuridico-diplomatico: un accordo diplomatico si modifica di comune accordo con “lo scambio di note”, ma quando la nota è unilaterale non può essere che di “denuncia dell’accordo”.

È vero che quando le parti vogliono, tutto si può fare, disdire, rifare…… ma qualche dubbio sorge. Infatti la Libia ha risposto oggi che, quando riceverà le proposte italiane, le valuterà secondo gli interessi libici. (forse dipenderà da quanti soldi metterà l’Italia nel piatto)

Le modifiche, principalmente fondate sul rispetto dei diritti umani, saranno illustrate in Parlamento mercoledì 6 novembre prossimo.

Quando il Memorandum fu firmato da Gentiloni e Al Serraj pareva che la Libia fosse avviata ad una plausibile normalità, quasi uno Stato sovrano con qualche problema interno. Ora, verosimilmente, appare un non-Stato in preda a lotte di bande armate che si contendono i pezzi di territorio. E’ ancora plausibile che uno Stato come l’Italia si impegni ancora con un non-Stato? Con un non-Stato che tortura i migranti ad esso affidati?

Un non-Stato che alle Ong “interessate a collaborare nella ricerca e salvataggio marittimo” impone ora, dal 14 settembre, di presentare una preventiva domanda di autorizzazione alle autorità libiche a cui sono obbligate “a fornire periodicamente tutte le informazioni necessarie, anche tecniche – relative al loro intervento”. Ed ecco le condizioni che vengono imposte alle navi umanitarie: “lavorare sotto il principio di collaborazione e supporto [libico], non bloccare le operazioni di ricerca e salvataggio marittimo esercitato dalle autorità autorizzate [libiche] dentro l’area [SAR libica] e lasciare la precedenza d’intervento [alle autorità libiche]”. “Le Ong si limitano all’esecuzione delle istruzioni del centro e si impegnano a informarlo preventivamente su qualsiasi iniziativa anche se è considerata necessaria e urgente”. E poi gli articoli che più preoccupano le Ong perché preludono ad un intervento di tipo poliziesco e autorizzano la Guardia costiera libica a salire a bordo delle navi. “Il personale del dispositivo è autorizzato a salire a bordo delle unità marittime ad ogni richiesta e per tutto il tempo valutato necessario, per motivi legali e di sicurezza, senza compromettere l’attività umana e professionale di competenza del paese di cui la nave porta la bandiera”.

Sul merito dell’accordo Gentiloni-Al Serraj è stato già detto tutto, dai soprusi sui migranti, alle torture, agli spari sulle ONG, al trafficante Bija  (clicca qui e qui che, pare, sia stato ricevuto in colloqui ufficiali in Sicilia e a Roma in qualità di capo della Guardia Costiera libica).

Vorrei qui parlare – per una informazione più completa – della lunga storia degli accordi Italia – Libia che non riguardano, però, solo l’immigrazione. (i testi sono linkati)

Partiamo da 13 dicembre 2000. A Roma fu stipulato l’accordo Accordo tra il Governo della Repubblica  italiana  e la  Grande Giamahiriya Araba  Libica Popolare Socialista, per la collaborazione nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico illegale di stupefacenti e di sostanze psicotrope ed all’immigrazione clandestina.

L’accordo può essere rinvenuto sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana a questo link:

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2003/05/15/111/so/78/sg/pdf  (pag.53)

Poche e scarne le disposizioni sull’immigrazione illegale (punto D):

D- Lotta all’immigrazione illegale.

1. Scambio di informazioni sui flussi di immigrazione illegale, nonché sulle organizzazioni criminali che li favoriscono, sui modus operandi e sugli itinerari seguiti.

2 Scambio di informazioni sulle organizzazioni specializzate nella falsificazione di documenti e di passaporti.

Reciproca assistenza e cooperazione nella lotta contro l’immigrazione illegale.

Più pregnante l’accordo sottoscritto alla fine del 2007 fra Giuliano Amato ed il suo omologo libico

I punti salienti dell’accordo: L’accordo prevede, in particolare, l’organizzazione di pattugliamenti marittimi congiunti davanti alle coste libiche. In questo modo sarà possibile contrastare efficacemente la partenza dei natanti e bloccare il tragico traffico degli esseri umani. Il Governo italiano si impegna, altresì, a «sostenere con l’Unione europea i programmi di cooperazione con la Libia, con particolare riferimento ai controlli sull’immigrazione clandestina Ecco i principali punti dell’accordo tra Italia e Libia: PATTUGLIAMENTI MISTI COSTE LIBICHE: Queste unità navali effettueranno le operazioni di controllo, di ricerca e salvataggio nei luoghi di partenza e di transito delle imbarcazioni dedite al trasporti di immigrati clandestini, sia in acque territoriali libiche che internazionali. L’Italia si impegna a cooperare con l’Unione Europea per la fornitura, con finanziamento a carico del bilancio comunitario, di un sistema di controllo per le frontiere terrestri e marittime libiche, al fine di fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, da realizzare secondo le esigenze rappresentate dalla parte libica alla delegazione della missione Frontex.

L’Italia, inoltre, farà ogni sforzo perché si giunga nel più breve tempo possibile all’adozione dell’Accordo quadro fra l’Unione Europea e la Grande Giamahiria. Per l’esecuzione dell’attività di pattugliamento, [protocollo aggiuntivo] il governo italiano si impegna a cedere temporaneamente alla Libia 6 unità navali della Guardia di Finanza, di cui 3 guardacoste classe «Bigliani» e 3 vedette classe «V.5000», per l’esecuzione di attività di pattugliamento.

Per garantire una efficace direzione e coordinamento delle attività addestrative ed operative di pattugliamento marittimo, Italia e Libia «hanno convenuto di istituire, presso una idonea struttura che sarà individuata a cura della Parte libica, per l’intera durata del Protocollo di Cooperazione, un Comando Operativo Interforze», con il compito di: disporre l’attuazione quotidiana delle crociere addestrative e di pattugliamento; individuare, nell’area di pattugliamento, zone di specifico approfondimento, sulla base degli elementi informativi nel frattempo acquisiti; raccogliere le informazioni operative acquisite dalle unità operative; impartire le direttive di servizio necessarie in caso di avvistamento e/o fermo di natanti con clandestini a bordo; svolgere compiti di punto di contatto con le omologhe strutture italiane.

In tal senso, l’intesa firmata tra Italia e Libia prevede che il Comando avrà la «facoltà di richiedere l’intervento e/o l’ausilio delle unità navali italiane ordinariamente rischierate presso l’isola di Lampedusa per le attività antiimmigrazione». Responsabile del menzionato Comando Operativo Interforze sarà «un qualificato rappresentante designato dalle autorità libiche, che si avvale di un Vice Comandante, designato dal Governo italiano, anche con compiti di consulenza in favore del Comandate del Comando Operativo Interforze, oltre che di raccordo con le competenti strutture italiane». Al Centro è assegnato personale italiano con compiti di staff in favore del Vice Comandante. [Da “La Stampa”]

Il testo completo lo trovate qui:

https://elabora.fondazionenigrizia.it/public/1/pdf_documenti/protocollo_base_italia_libia_2007.pdf

Collaborazione e pattugliamenti misti, quindi.

Seguendo cronologicamente lo scorrere del tempo, e degli accordi, nel 2008 fu sottoscritto il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008 fra l’allora Primo ministro Silvio Berlusconi e Muahammar Al Gheddafi. L’accordo, a differenza di quello di Amato, fu ratificato con legge 6 febbraio 2009, n.7.

Nella relazione illustrativa del Disegno di legge di autorizzazione alla ratifica potete trovare il testo:

http://leg16.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00339065.pdf

              Interessante leggerne il testo: parla di tutto, soprattutto di soldi. Dell’impegno dell’Italia di investire il Libia di 5 miliardi di dollari americani in 20 anni (art.8) in infrastrutture, ma i fondi sono sempre e comunque gestiti dalla parte italiana. Le infrastrutture saranno realizzate solo da aziende italiane scelte “a trattativa diretta” dalla Libia. Le imprese prescelte si impegnano “secondo le consuetudini esistenti, contribuiscono, in maniera volontaria, alle opere sociali e alla bonifica ambientale delle zone ove verranno realizzati i progetti (art. 9).

              Quindi, la Libia sceglie senza vincolo di gara [ovviamente su consiglio italiano] le imprese appaltatrici; l’Italia le paga, secondo i prezzi risultanti dagli accordi con le autorità libiche, e le imprese “volontariamente e secondo le consuetudini locali” [mazzette] oltre le infrastrutture concordate contribuiscono ad opere sociali.

              La lettura del trattato fornisce altre “perle” che lascio alla volontà del lettore.

Interessante notare che di immigrazione si parla solo all’art. 19, richiamando l’attuazione degli accordi del 2000 e del 2007 [vedi sopra]. Quindi, in pratica, l’accordo non aggiunge nulla di nuovo.

Lo riporto:

Articolo 19. Collaborazione nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina.

  1. Le due parti intensificano la collaborazione in atto nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti e all’immigrazione clandestina, in conformità a quanto previsto dall’accordo firmato a Roma il 13.12.2000 e dalle successive intese tecniche, tra cui, in particolare, per quanto concernente la lotta all’immigrazione clandestina, i protocolli di cooperazione firmati a Tripoli il 29 dicembre 2007. [vedi sopra; quelli sottoscritti da Amato].
  2. Sempre in tema di lotta all’immigrazione clandestina, le due parti promuovono la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche, da affidare a società italiane in possesso delle necessarie competenze tecnologiche. Il Governo italiano sosterrà il 50% dei costi, mentre per il restante 50% le due parti chiederanno all’Unione europea di farsene carico, tenuto conto delle intese a suo tempo intervenute tra la Grande Giamahiria e la Commissione europea.
  3. le due parti collaborano alla definizione di iniziative sia bilaterali, sia in ambito regionale, per prevenire il fenomeno dell’immigrazione clandestina nei Paesi di origine dei flussi.

Questo è l’unico articolo dell’accordo che parla di lotta all’immigrazione clandestina, ma parla anche di soldi, soldi che andranno alle imprese italiane per realizzare il sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche. Forse per questo, tale articolo è stato richiamato anche dall’accordo Gentiloni- Al Sarraj.

E arriviamo al 2 febbraio 2017: il primo ministro italiano Paolo Gentiloni ed il Primo ministro libico Fayez Mustafa Al Sarraj si incontrano e sottoscrivono un memorandum di intesa che impegna la Libia a contrastare il traffico illecito dei migranti e l’Italia ad un opera di assistenza, fornitura ed istruzione della polizia libica.

L’accordo richiama – al fine della loro piena attuazione – i precedenti accordi firmati fra i due Paesi, come il Trattato di  Amicizia, partenariato e cooperazione firmato a Bengasi il 30 agosto 2008 (ratificato con legge 6 febbraio 2009 n. 7), e prevede il finanziamento italiano per la predisposizione di campi di accoglienza per migranti in territorio libico sotto l’esclusivo controllo del ministero dell’interno libico, nonché il finanziamento, sempre italiano, per la predisposizione di sistemi di controllo della frontiere fra la Libia ed il Niger al fine di arrestare gli arrivi irregolari.

I dubbi sull’efficacia del memorandum sono molti e si appuntano sulla reale autorità di Al Sarraj che, pare, controlli bene solo l’area portuale dove ha sede il suo Governo, non certo tutta Tripoli e le sue coste da dove partono i “refugee boat”, figuriamoci il Fezzan ed il confine meridionale del Paese che si estende anche sotto la Cirenaica, controllata dal Governo di Tobruk e dal Generale Haftar, benedetti da Putin.

Già con l’attentato all’ambasciata italiana del 20 gennaio 2017, attribuito a milizie fedeli ad Haftar si è visto quanto difficile sia la situazione per l’Italia in Libia.

E, ancora, i tribunali libici hanno impugnato l’accordo per carenza di potere del firmatario libico e la stessa posizione di al Sarraj non è più stabile neppure nella nuova forma di Governo ipotizzata in Libia in quanto il Comitato di pacificazione sta progettando una riorganizzazione dell’architettura istituzionale: il capo supremo della difesa non sarà più il presidente del consiglio presidenziale.

In effetti, l’accordo Gentiloni-Al Sarraj i frutti li ha dati. Se nel maggio 2017 le persone sbarcate in Italia erano 22.993, nel maggio 2018 (ultimo mese del Governo Gentiloni) le persone sbarcate sono drasticamente scese a 3.963.

Poi è arrivato il Governo gialloverde e la storia, fatta di decreti sicurezza, abolizione dello SPRAR, abolizione del permesso di soggiorno umanitario, lotta alle ONG è cosa nota.

Per completezza riporto tutto il testo del Memorandum:

Memorandum Italia – Libia del 2 febbraio 2017

Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana Il Governo di Riconciliazione Nazionale dello Stato di Libia e il Governo della Repubblica Italiana qui di seguito denominate ‘Le Parti’,

Sono determinati a lavorare per affrontare tutte le sfide che si ripercuotono negativamente sulla pace, la sicurezza e la stabilità nei due paesi, e nella regione del Mediterraneo in generale.

Nella consapevolezza della sensibilità dell’attuale fase di transizione in Libia, e della necessità di continuare a sostenere gli sforzi miranti alla riconciliazione nazionale, in vista di una stabilizzazione che permetta l’edificazione di uno Stato civile e democratico.

Nel riconoscere che il comune patrimonio storico e culturale e il forte legame di amicizia tra i due popoli costituiscono la base per affrontare i problemi derivanti dai continui ed elevati flussi di migranti clandestini.

Riaffermando i principi di sovranità, indipendenza, integrità territoriale e unità nazionale della Libia, nonché di non ingerenza negli affari interni.

Al fine di attuare gli accordi sottoscritti tra le Parti in merito, tra cui il Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione firmato a Bengasi il 30/08/2008, ed in particolare l’articolo 19 dello stesso Trattato, la Dichiarazione di Tripoli del 21 gennaio 2012 e altri accordi e memorandum sottoscritti in materia.

Le Parti hanno preso atto dell’impegno che l’Italia ha posto per rilanciare il dialogo e la cooperazione con i Paesi africani d’importanza prioritaria per le rotte migratorie, che ha portato all’istituzione del “Fondo per l’Africa”.

Tenendo conto delle iniziative che sono state messe in atto dalla parte italiana in attuazione degli accordi e dei memorandum di intesa bilaterali precedenti, nonché il sostegno assicurato alla rivoluzione del 17 febbraio.

Al fine di raggiungere soluzioni relative ad alcune questioni che influiscono negativamente sulle Parti, tra cui il fenomeno dell’immigrazione clandestina e il suo impatto, la lotta contro il terrorismo, la tratta degli esseri umani e il contrabbando di carburante.

Riaffermando la ferma determinazione di cooperare per individuare soluzioni urgenti alla questione dei migranti clandestini che attraversano la Libia per recarsi in Europa via mare, attraverso la predisposizione dei campi di accoglienza temporanei in Libia, sotto l’esclusivo controllo del Ministero dell’Interno libico, in attesa del rimpatrio o del rientro volontario nei paesi di origine, lavorando al tempo stesso affinché i paesi di origine accettino i propri cittadini ovvero sottoscrivendo con questi paesi accordi in merito.

Riconoscendo che le misure e le iniziative intraprese per risolvere la situazione dei migranti illegali ai sensi di questo Memorandum, non devono intaccare in alcun modo il tessuto sociale libico o minacciare l’equilibrio demografico del Paese o la situazione economica e le condizioni di sicurezza dei cittadini libici.

Sottolineando l’importanza del controllo e della sicurezza dei confini libici, terrestri e marittimi, per garantire la riduzione dei flussi migratori illegali, la lotta contro il traffico di esseri umani e il contrabbando di carburante, e sottolineando altresì l’importanza di usufruire dell’esperienza delle istituzioni coinvolte nella lotta contro l’immigrazione clandestina e il controllo dei confini.

Tenuto conto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale consuetudinario e dagli accordi che vincolano le Parti, tra cui l’adesione dell’Italia all’Unione Europea, nell’ambito degli ordinamenti vigenti nei due Paesi, le due parti confermano il desiderio di cooperare per attuare le disposizioni e gli obiettivi di questo Memorandum, e concordano quanto segue:

Articolo 1

Le Parti si impegnano a:

  1. avviare iniziative di cooperazione in conformità con i programmi e le attività adottati dal Consiglio Presidenziale e dal Governo di Accordo Nazionale dello Stato della Libia, con riferimento al sostegno alle istituzioni di sicurezza e militari al fine di arginare i flussi di migranti illegali e affrontare le conseguenze da essi derivanti, in sintonia con quanto previsto dal Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione sottoscritto tra i due paesi, e dagli accordi e memorandum d’intesa sottoscritti dalle Parti.
  2. la parte italiana fornisce sostegno e finanziamento a programmi di crescita nelle regioni colpite dal fenomeno dell’immigrazione illegale, in settori diversi, quali le energie rinnovabili, le infrastrutture, la sanità, i trasporti, lo sviluppo delle risorse umane, l’insegnamento, la formazione del personale e la ricerca scientifica.
  3. la parte italiana si impegna a fornire supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta contro l’immigrazione clandestina, e che sono rappresentati dalla guardia di frontiera e dalla guardia costiera del Ministero della Difesa, e dagli organi e dipartimenti competenti presso il Ministero dell’Interno.

Articolo 2

Le Parti si impegnano altresì a intraprendere azioni nei seguenti settori:

  1. completamento del sistema di controllo dei confini terrestri del sud della Libia, secondo quanto previsto dall’articolo 19 del Trattato summenzionato.
  2. adeguamento e finanziamento dei centri di accoglienza summenzionati già attivi nel rispetto delle norme pertinenti, usufruendo di finanziamenti disponibili da parte italiana e di finanziamenti dell’Unione Europea. La parte italiana contribuisce, attraverso la fornitura di medicinali e attrezzature mediche per i centri sanitari di accoglienza, a soddisfare le esigenze di assistenza sanitaria dei migranti illegali, per il trattamento delle malattie trasmissibili e croniche gravi.
  3. la formazione del personale libico all’interno dei centri di accoglienza summenzionati per far fronte alle condizioni dei migranti illegali, sostenendo i centri di ricerca libici che operano in questo settore, in modo che possano contribuire all’individuazione dei metodi più adeguati per affrontare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e la tratta degli esseri umani.
  4. Le Parti collaborano per proporre, entro tre mesi dalla firma di questo memorandum, una visione di cooperazione euro-africana più completa e ampia, per eliminare le cause dell’immigrazione clandestina, al fine di sostenere i paesi d’origine dell’immigrazione nell’attuazione di progetti strategici di sviluppo, innalzare il livello dei settori di servizi migliorando così il tenore di vita e le condizioni sanitarie, e contribuire alla riduzione della povertà e della disoccupazione.
  5. sostegno alle organizzazioni internazionali presenti e che operano in Libia nel campo delle migrazioni a proseguire gli sforzi mirati anche al rientro dei migranti nei propri paesi d’origine, compreso il rientro volontario. 6) avvio di programmi di sviluppo, attraverso iniziative di job creation adeguate, nelle regioni libiche colpite dai fenomeni dell’immigrazione illegale, traffico di esseri umani e contrabbando, in funzione di “sostituzione del reddito”.

Articolo 3

Al fine di conseguire gli obiettivi di cui al presente Memorandum, le parti si impegnano a istituire un comitato misto composto da un numero di membri uguale tra le parti, per individuare le priorità d’azione, identificare strumenti di finanziamento, attuazione e monitoraggio degli impegni assunti.

Articolo 4

La parte italiana provvede al finanziamento delle iniziative menzionate in questo Memorandum o di quelle proposte dal comitato misto indicato nell’articolo precedente senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato italiano rispetto agli stanziamenti già previsti, nonché avvalendosi di fondi disponibili dall’Unione Europea, nel rispetto delle leggi in vigore nei due paesi.

Articolo 5

Le Parti si impegnano ad interpretare e applicare il presente Memorandum nel rispetto degli obblighi internazionali e degli accordi sui diritti umani di cui i due Paesi siano parte.

Articolo 6

Le controversie tra le Parti relative all’interpretazione o all’applicazione del presente Memorandum saranno trattate amichevolmente per via diplomatica.

Articolo 7

Il presente Memorandum d’intesa può essere modificato a richiesta di una delle Parti, con uno scambio di note, durante il periodo della sua validità.

Articolo 8

Il presente Memorandum entra in vigore al momento della firma. Ha validità triennale e sarà tacitamente rinnovato alla scadenza per un periodo equivalente, salvo notifica per iscritto di una delle due Parti contraenti, almeno tre mesi prima della scadenza del periodo di validità.

Elaborato e sottoscritto a Roma il 2 febbraio 2017 in due copie originali, ciascuna in lingua araba e italiana, tutti i testi facenti egualmente fede.

Per il Governo di Riconciliazione Nazionale dello Stato di Libia Fayez Mustafa Serraj

Presidente del Consiglio Presidenziale per il Governo della Repubblica Italiana Paolo Gentiloni Presidente del Consiglio dei Ministri

Questi i fatti fino ad ora.

Vediamo che accade. Ho parlato solo di immigrazione, ma è indubbio che centri molto altro, a cominciare dal petrolio.

maggiori dettagli su: https://www.amazon.it/dp/1080713832

Qualcuna, che di professione fa la politica, nei comizi, urla la sua voglia di rimanere italiana. Ma che significa essere italiano? Essere nato in quell’espressione geografica indicata da Metternich? La nostra penisola, prima del 1861, fu unita sotto un solo sovrano solo durante l’impero romano che, a sua volta ebbe imperatori, spagnoli, libici, traci. Dopo, il Belpaese è stato invaso e colonizzato da Arabi, normanni, turchi, ostrogoti, visigoti, longobardi, aragonesi, francesi, spagnoli e chi ne ha più ne metta. Non c’è dubbio il popolo che ora vive nella penisola italiana è un fritto misto. Ma ci sono bei vantaggi: il fritto misto ha dato i natali a Leonardo, Michelangelo, Dante, Petrarca, il Rinascimento, Canova, Bernini, Verdi, Mascagni….. solo per citare una minima parte che i “meticci” italici hanno saputo offrire al mondo. Se questi sono il risultato del meticciato, allora Viva il Meticciato.
https://www.amazon.it/LUnione-europea-limmigrazione-lasilo-Tampere/dp/1080713832/ref=mp_s_a_1_1?keywords=sergio+Ferraiolo&qid=1572338297&sr=8-1

Noi spesso ci lamentiamo del basso livello dei nostri politici che, spesso, nelle loro manifestazioni, sfiorano o superano il ridicolo.

I Britannici ci imitano.

Oggi, cioè ieri 19 ottobre, era l’ultimo giorno utile per il Governo inglese per chiedere una proroga della Brexit.

Più chiaramente, un emendamento approvato dal Parlamento britannico imponeva al Governo di evitare la Brexit senza regole, il famoso “No deal” ma, nel caso di mancata approvazione dell’accordo con la Unione Europea di chiedere a questa ultima una ulteriore proroga.

Boris Johnson si è sempre dichiarato contrario a ulteriori proroghe e ha sempre affermato che mai la avrebbe chiesta.

Il Parlamento britannico ieri ha bocciato l’accordo concordato da Johnson ed anche il primo ministro è soggetto alla legge.

E qui appare l’italico Macchiavelli.

Al presidente del Consiglio Europeo è arrivata, da Downing Street una lettera su carta intestata del primo ministro britannico, ma non firmata.

Una seconda lettera, firmata semplicemente “Johnson” ribadiva la contrarietà alla proroga.

Una terza lettera, firmata dall’ambasciatore Britannico presso la UE cercava di spiegare il tutto

Sono state avviate consultazioni fra i partner europei per tentare di comprendere l’accaduto…….

Delle nefandezze che si commette sui social di internet si è detto molto. Ci sono gli odiatori di professione che raggiungono orgasmi multipli riempendo di contumelie veri o presunti avversari. Godono pigiando sulla tastiera quei tasti che compongono le parole più abiette, gli auspici più nefasti verso i loro nemici.
Ci sono gli stalker digitali che hanno amplessi digitali vergando sulla tastiera le frasi, a loro modo di pensare, più lussuriose all’indirizzo delle loro “prede”.
Ci sono gli (o le) esibizionisti che postano, convinti di essere strafighi) le loro foto in atteggiamenti più o meno conturbanti.
Potrei citare altre categorie come quelle dei fideisti fino alla morte, convintissimi a sostenere, contro ogni evidenza, il loro leader politico, le scie chimiche o la pericolosità dei vaccini o la forma piatta della terra.
La spinta di ognuna di queste categorie è la medesima: convinti di essere fra i pochi partecipi ad un segreto, tentano di uscire fuori dalla massa, sostenendo una tesi di minoranza, al fine di avere un momento, un solo momento sotto i riflettori.
Ma, se ce ne siete accorti, da un po’ di tempo c’è una nuova categoria di matti sui social di internet.
Io li chiamo “statusquoisti”. Il loro scopo è contestare le giuste (o meno giuste) lamentazioni o rimostranze del prossimo.
Se un tizio, incazzato nero, posta una foto di cassonetti stracolmi cirrcondati da una corona di sacchetti dell’immondizia pieni, inveendo contro la mancata raccolta dei rifiuti, lo statuquoista inveisce contro il tizio, sostenendo che la colpa non è dell’Azienda preposta alla raccolta rifiuti, bensì del cittadino che lascia i sacchetti fuori posto.
Oppure se un pellegrino del Cammino dii Santiago segnala su FB che un albergo è sporco, con le cimici e pieno di mosche, salta su lo statusquoista che ribatte che la segnalazione diffama la locanda, che le cimici sono state senz’altro portate dal pellegrino e che le mosche sono entrate perché il pellegrino ha lasciato la finestra aperta.
Se Caio si lamenta perché gli avventori del bar sotto la sua finestra schiamazzano fino alle ore piccole privandolo del sonno, lo statuquoista di turno lo redarguisce della sua scada tolleranza e della sua mancanza di socializzazione.
Insomma gli statusquoisti, senza posa, si adoperano affinché la vita scorra così come scorre; si adoperano affinché gli abusi non vadano puniti perché la punizione scalfirebbe lo status quo.
Mi piacerebbe sapere se ci avete fatto caso e se, sui social, lì avete incontrati anche voi.

Oggi ha tenuto banco la Piattaforma Rousseau sulla quale gli iscritti del Movimento Cinquestelle hanno potuto “votare” sul gradimento del nuovo Governo giallo rosso.

Sia Di Maio sia Davide Casaleggio hanno magnificato questo “nuovo e meraviglioso sistema di democrazia diretta” con il quale la base può far conoscere in tempo reale cosa pensa delle scelte dei vertici.

A parte le forti riserve su un sistema informatico gestito da una società privata che oggi ha deciso se dare il via ad un Governo della Repubblica, io non mi fido. Casaleggio dice che è stato tutto regolare. Non avendo riscontri contrari devo credergli, ma non ho nemmeno riscontri favorevoli. Un sistema elettorale i cui risultati sono da accettare fideisticamente non mi piacciono.

Preferisco le schede cartacee che si possono contare e ricontare, controllare e ricontrollare.

Sapete benissimo che in Italia, per le elezioni politiche, ci sono circa 61.000 sezioni elettorali, ognuna delle quali composta da un Presidente, un segretario e quattro scrutatori: quindi circa 360.000 persone ai quali si aggiungono i rappresentanti di lista che controllano.

I verbali (che sono in triplice copia) vanno al Comune, alla Prefettura e al tribunale. E’ infatti la magistratura che comunica i dati ufficiali, quelli del “cervellone del Viminale” sono ufficiosi al solo beneficio della stampa.

Quindi troppe persone per poter solo suppore un pericolo di brogli.

E’ ancora fresco il ricordo di quanto successe nelle elezioni presidenziali americane nel 2000. In Florida si votava con un sistema semiautomatico che “bucava” la scheda in corrispondenza del candidato prescelto.

Al Gore e George W. Bush si contesero la vittoria all’ultima scheda  che furono contate e ricontate (i “buchi” non erano netti) fino allo stop al riconteggio imposto dalla Corte Suprema che privilegiò la speditezza del conteggio alla sua correttezza.

Per comprendere quanto sia facile “modificare” in favore del partito che si predilige un sistema informatico che dovesse presiedere ad un voto elettronico, vi riporto un articolo di Douglas W. Jones, docente presso l’Università dello Iowa. L’articolo è dell’anno 2000, ma è sempre attuale perché non si basa sui tecnicismi sempre in continua evoluzione, ma sui ragionamenti di logica umana che sono alla base di qualsiasi programma. (La traduzione è di Luca Parisi, il titolo è USA: voto elettronico e software e pubblicato il 7 novembre 2000 alle 16:43:41 CST sul gruppo di discussione comp.risks Volume 21: Issue 10. Work in progress alla pagina http://www.cs.uiowa.edu/~jones/voting/ con il titolo “Election Privacy and Security”):

“Oggi è il giorno delle elezioni e in qualità di presidente del Comitato statale di controllo sulle macchine per votazione e i sistemi elettronici di voto dello Iowa, credo che sia il momento giusto per fare una pausa di riflessione sullo stato dell’arte in materia.

Nel corso degli ultimi anni si è affermata con chiarezza una importante tendenza nelle macchine per votazione che sono state presentate al nostro comitato per ottenere l’approvazione nello Iowa. Si tratta della sostituzione del software realizzato ad hoc con software standard preconfezionato, solitamente una qualche variante di Windows e basato largamente su Microsoft Office.

I computer nel sistema elettorale sono ormai una tecnologia consolidata, sia che vengano usati nei sistemi centralizzati di conteggio basati su schede perforate o lettori ottici, sia che si tratti di sistemi di conteggio ai seggi basati su macchine per votazione elettroniche a lettura ottica o a registrazione diretta. Naturalmente sono ancora in uso macchine manuali a leva ma i loro modelli non subiscono modifiche da molti anni e, di conseguenza, non vengono presentati al comitato per le verifiche.

Secondo le vigenti linee guida della Commissione Elettorale Federale (FEC, Federal Election Commission) sui sistemi elettronici di voto, tutto il software realizzato ad hoc è soggetto ad una verifica condotta da terzi indipendenti. D’altro canto, i “componenti standard” sono considerati accettabili così come sono. La FEC non ha il potere di far osservare le norme, ma le sue linee guida sono state recepite nella legislazione elettorale di numerosi Stati.

Il mio motivo di preoccupazione è che siamo testimoni del fenomeno per cui una percentuale sempre maggiore del software contenuto nei sistemi di voto è costituita da prodotti proprietari di terze parti, non soggetti al requisito della disponibilità dei sorgenti per un esame del codice. Inoltre, le dimensioni dei sistemi operativi commerciali sono enormi, per cui è molto difficile immaginare la possibilità di un controllo efficace!

A quali rischi ci espone tutto ciò?

Se io volessi influire sul risultato di un’elezione, non quella in corso ma quella che si terrà fra quattro anni, potrei ipoteticamente lasciare il mio impiego all’Università dello Iowa e andare a lavorare per Microsoft, cercando di inserirmi nel gruppo che cura la manutenzione degli elementi chiave dell’interfaccia utente (window manager). Sembra una prospettiva piacevole, anche se il lavoro che farebbe al caso mio comporterebbe, in gran parte, la manutenzione di codice che è rimasto stabile per anni. Ecco il mio obiettivo:

Desidero modificare il codice che crea un’istanza dell’elemento dell’interfaccia utente chiamato “pulsante di scelta” (radio button) in una finestra presente sullo schermo. La funzione che voglio aggiungere, in particolare, è la seguente. Se la data coincide con il primo martedì successivo al primo lunedì di novembre di un anno divisibile per 4, e se la finestra contiene un testo che comprende la stringa “straight party”, e se inoltre il radio button contiene almeno le due stringhe “democrat” e “republican” allora una volta su dieci, in modo casuale, scambia l’etichetta che identifica il pulsante contenente la stringa “democrat” con una qualsiasi altra etichetta, anche questa scelta a caso.

Naturalmente, farei ogni sforzo per rendere incomprensibile il codice da me scritto. La scrittura di programmi illeggibili (obfuscated code) è un’arte che ha raggiunto un alto grado di sofisticazione! Una volta fatto ciò, avrei realizzato una versione di Windows che distribuisce il 10 per cento dei voti diretti espressi per il Partito democratico agli altri partiti, in modo casuale. Ciò sarebbe estremamente difficile da rilevare nei risultati elettorali, correrebbe un basso rischio di essere scoperto durante i controlli e, nonostante ciò, potrebbe influenzare il risultato di molte elezioni!

E questo è solo un esempio dei possibili attacchi! Potrebbero esistere vulnerabilità di tipo analogo, ad esempio, nei database commerciali che vengono usati per la memorizzazione e il conteggio dei voti espressi.

Con questo esempio non intendo esporre alcun sentimento di ostilità nei confronti di Microsoft, ma è vero che il software di questa azienda viene usato nella grande maggioranza dei nuovi sistemi di votazione che ho esaminato. Questo genere di minacce non richiede alcuna collaborazione da parte del produttore del window manager o di altri componenti di terze parti non soggetti ad ispezione del codice sorgente. Esso richiede unicamente una talpa, che possa insinuarsi all’interno dell’azienda produttrice e realizzare del codice che non venga rilevato dalle procedure interne di verifica e ispezione. La scrittura di programmi illeggibili è facile, e l’arte delle “uova di Pasqua” nei prodotti software commerciali rende più che chiaro il fatto che molte caratteristiche non riconosciute ufficialmente vengono inserite ogni giorno in pacchetti software disponibili in commercio senza la collaborazione dei produttori del software stesso. (Sono però a conoscenza del fatto che, in alcuni casi, le “uova di Pasqua” godono dell’approvazione ufficiale del produttore).

Ciò detto, è opportuno notare che Microsoft ha espresso una preferenza nei confronti dei risultati delle elezioni odierne, e che vi sono ottimi motivi per considerare i programmi software proprietari, prodotti da un’entità schierata, con grande sospetto nel momento in cui vengono inseriti in un sistema di votazione!

Quali sono le mie conclusioni? Credo che sia giunto il momento per i professionisti dell’informatica di adoperarsi per un cambiamento nelle linee guida relative alle macchine per votazione, chiedendo che tutto il software compreso in tali macchine sia open source e aperto al pubblico scrutinio, o almeno aperto allo scrutinio da parte di un’autorità di controllo terza e indipendente. Non esistono ostacoli di natura tecnica perché ciò avvenga! Sono disponibili molti sistemi operativi open source perfettamente funzionanti come Linux, FreeBSD e diversi altri, compatibili con l’hardware intorno al quale vengono costruite le macchine per votazione moderne!

Tuttavia, questo non risolve completamente il problema! Come si può dimostrare, dopo il fatto, che il software contenuto nella macchina per votazione sia lo stesso approvato dal comitato di controllo e sottoposto a verifica da parte dell’autorità di controllo indipendente? A mia conoscenza, nessuna macchina moderna è realizzata con l’obiettivo reale di consentire una dimostrazione di questo genere, anche se diversi produttori promettono di mettere a disposizione una copia del codice sorgente da loro usato presso un ente depositario in caso di contestazioni.”

Io sono d’accordo e prediligo[SF1]  nostro vecchio ma sicuro sistema di scrutinio cartaceo: che importanza ha avere i risultati dopo un’ora o dopo 24 ore per una legislatura che deve durare, senza sospetti di origine, per cinque anni?


 [SF1]

Nonapritequelforno

Se hai un problema, aggiungi cioccolato.

Around with Julie

Explore Italy with an Art Historian

Nomfup

Only connect

strange behaviors

Cool doings from the natural and human worlds

Traveholics

Vagabonder's wanderings

KING SPEAK

Thinking aloud

B as Blonde

Fashion enthusiast,Music addicted,tireless Traveler,Arts lover

Steve McCurry's Blog

Steve's body of work spans conflicts, vanishing cultures, ancient traditions and contemporary culture alike - yet always retains the human element.

vernicerossa

Just another WordPress.com site

photohonua

constantly trying to capture reality

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il blog si sbriciola facilmente

Occhi da orientale

sono occhi d'ambra lucida tra palpebre di viole, sguardo limpido di aprile come quando esce il sole

ARTFreelance

Photo the day

simonaforte.wordpress.com/

Simona Forte photographer

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: