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Il Governo preannuncia una dura lettera a Bruxelles. L’Italia farà la voce grossa, dicono in coro Salvini, Di Maio e il loro maggiordomo Conte.

l’Europa è il nemico da combattere perché non ci permette di aumentare il deficit.

Ma stasera il TG LA7 ha presentato un sondaggio in cui, nella popolazione, scende il gradimento del Governo e sale quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Quando ciò succede è sintomo che i cittadini prevedono tempi bui e si stringono intorno alla massima istituzione.

Successe così anche nel 2011 con Napolitano e Berlusconi.

È arrivata la bufera? Chiudete i boccaporti e allacciate le cinture!

https://youtu.be/zYK0VdOzbZE

Ma come è cominciato tutto ciò? Viviamo in una atmosfera intrisa di rancore ed odio. Non facciamo altro che cercare il “nemico”. Anche nella quotidianità. Può essere l’auto avanti a noi che esita al semaforo per provocare un concerto di clacson risentiti. Può essere la signora anziana che rallenta la fila alla cassa del supermercato.

Oppure sentiamo un disperato bisogno di affermazione calpestando le regole. Buttando spazzatura indifferenziata nel cassonetto dell’organico oppure posteggiando in seconda fila per andare al bar: rivalsa! Rivalsa contro cosa? Non lo sappiamo. Vediamo sempre più il nostro prossimo se non come nemico, come rivale e concorrente. Ma rivale per cosa?

Quello che si vede è la caccia al diverso, indicato come “responsabile del malcontento”: può essere il cittadino italiano al quale viene assegnata una casa popolare, ma solo perché è di etnia rom scatena la rivolta delle periferie. Ma può essere anche una bambina dall’impermeabile giallo che ci ricorda i nostri sbagli ambientali e che la Terra sta perdendo la pazienza.

Ma come è cominciato tutto ciò? Dove e quando si è accesa la scintilla così ben alimentata a fini elettorali e politici?

Ci è sfuggito quel momento? Dove e quando è iniziato tutto? Qual è stato l’avvenimento, il fatto rimasto silente per un pezzo, ingrandendosi di nascosto, fino a scoppiare solo ora?

Io una idea ce l’avrei. Forse sbaglio, forse no. So che prendendo quel momento come inizio, mi attirerò le critiche di molti. Perché è un evento che, in sé, fa molto onore all’Italia, ma fu pessimamente gestito.

Mi riferisco a quello che accadde dopo il 3 ottobre 2013. Quel giorno – era un giovedì – una imbarcazione, carica di migranti, si rovesciò a poche miglia da Lampedusa. Morirono in 366, ma alcuni superstiti raccontarono che sul barcone erano in oltre 500.

Non era la prima volta che migranti morivano in un naufragio, ma il numero dei morti e la vicinanza alle coste italiane fecero la differenza.

Era l’ottobre del 2013, da pochi mesi era in carica il Governo Letta alle prese con il difficile compito di allontanare lo spettro del default italiano, già intrapreso da Monti. Le elezioni politiche del febbraio 2013 non è che avessero fornito un risultato molto chiaro. Tanto poco chiaro che ricordiamo fatti “strani” come le consultazioni “in streaming” con i Cinquestelle e Bersani e l’inusuale richiesta di tutti i partiti al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di farsi rieleggere perché il Parlamento non trovava un accordo sul suo successore. Sergio Mattarella fu, infatti eletto il 3 febbraio 2015.

Situazione confusa e Governo molto debole. Il Governo Letta, infatti, fu quasi un altro governo di solidarietà nazionale, con la partecipazione di molte, e diverse fra loro, forze politiche per trovare i numeri della necessaria maggioranza: Partito Democratico, Popolo della Libertà (con scissione nel novembre 2013 con la componente alfaniana NDC che rimase nel Governo), Scelta Civica, Popolari per l’Italia, Unione di Centro, Radicali e indipendenti (per la composizione clicca qui).

Ottobre, poi, è un mese in cui il Parlamento è impegnato nella difficile composizione e approvazione della “legge di stabilità” che, per uscire dalla crisi portava nuove tasse.

Insomma, un panorama cupo. Ci voleva qualcosa che risollevasse gli animi, qualcosa di positivo, qualcosa che facesse battere all’unisono i cuori degli italiani; qualcosa che, dopo le frustate dell’Unione europea, i rischi di default come la Grecia, ci facesse dire “COME SIAMO BRAVI!”

Il 5 ottobre 2013, era un sabato, a Palazzo Chigi si svolse una riunione con i massimi vertici del Governo accompagnati da una telefonata dal Vaticano al cattolico Letta di “far qualcosa” per frenare le morti in mare.

E la soluzione, bella, originale, piena di “amore” per il prossimo fu trovata: non aspetteremo più i migranti sulle nostre coste, li andremo a cercare in alto mare. La linea di soccorso si spostava dalle nostre coste in mare aperto, alla ricerca dei barconi dei migranti. Lì nacque l’idea di “Mare nostrum”, una operazione navale, condotta dall’Italia in solitario, per mostrare all’Europa come manifestare solidarietà concreta a chi fugge da guerre e persecuzioni.

Più di 100.000 persone furono salvate dalle nostre navi prima che, dopo un anno, l’operazione divenisse europea.

Un’operazione che ci fa onore e che, all’inizio, sollevò i previsti e cercati entusiasmi: l’Italia, Paese circondato dal Mediterraneo, da solo, offre le sue navi e i suoi uomini per salvare i profughi.

Sono convinto ancora della bontà e della necessità di Mare nostrum: non si possono lasciare morire in mare le persone, anche se queste intendono entrare, non invitare, nel nostro Paese.

Ma se le operazioni di soccorso furono un grande successo, altrettanto non si può dire per ciò che venne dopo i soccorsi. L’accoglienza non fu all’altezza. Per diversi motivi.

Innanzitutto i numeri: se nel 2013 le persone sbarcate/salvate furono 42.925, nel 2014 furono 170.100, nel 2015 furono 153.842, nel 2016 furono 181.436, nel 2017 furono 119.310. (fonte: ISMU su dati Ministero interno).

  1. L’insufficiente numero degli organi deputati a riconoscere chi, fra gli sbarcati/salvati avesse diritto alla protezione. Numero ampliato solo successivamente.
  2. L’aiuto pari a zero dell’Unione europea che si trincerò dietro le convenzioni internazionali, come i Trattati IMO e il “famigerato” quarto protocollo del 2004 (mai sottoscritto da Malta) che impone a chi coordina le operazioni di soccorso (sempre l’Italia, sia per Mare nostrum , sia per le successive Triton e Sophia in ambito UE) di indicare il porto di sbarco (ovviamente sul suo territorio).
  3. La nazionalità degli sbarcati: la maggior parte proveniva da Paesi che non rispondevano ai criteri stabiliti dall’Unione europea per il riconoscimento della protezione internazionale o per la rilocazione prevista da due Decisioni UE e questa: essere di una nazionalità che abbia almeno il 75% dei riconoscimenti di protezione. Questo requisito era appannaggio sol dei siriani, irakeni, eritrei. E negli sbarchi/salvataggi le nazionalità predominanti erano, e sono, nigeriani, marocchini, tunisini, ivoriani, etc.
  4. La estrema difficoltà a “rimandare a casa” chi non ha diritto alla protezione internazionale: le espulsioni sono molto molto difficili: necessitano di un “riconoscimento diplomatico” delle autorità del Paese di origine. E queste Autorità ben di rado collaborano, e non solo in Italia.
  5. L’uso, un po’ “disinvolto” del permesso umanitario, permesso nazionale, non UE, spesso dato a chi, pur non avendo diritto alla protezione internazionale, appariva una “brava persona” suscettibile di integrazione o, al contrario di praticamente impossibile espulsione [Grande cuore italico]

I richiedenti asilo ed i “denegati” non espulsi cominciarono ben presto ad essere “visibili”. A costituire un panorama frequente nelle città. Spesso silenzioso, ma talvolta rumoroso, facile preda della malavita e di chi è pronto ad istillare odio indicando il “diverso” come “nemico”.

Sommando gli arrivi ben si comprende come, questa massa di stranieri possa ingenerare un senso di “altro da sé” nella popolazione italiana.

Si è speso pochissimo per la necessità fondamentale, ossia l’integrazione e gli ultimi provvedimenti del Governo gialloverde hanno “tagliato” ancora di più il sistema di integrazione che funzionava, ossia lo SPRAR, trasformando questi stranieri in clandestini in mezzo ad una strada ed aumentando, forse ad arte, la percezione di paura della popolazione verso chi è “diverso”.

Eppure, secondo i demografi, l’Italia avrebbe un disperato bisogno di nuove braccia da lavoro. La popolazione invecchia e la parte produttiva della popolazione diminuisce sempre più. Situazione analoga in Germania, che, però, nel 2015 ha accolto un milione di persone spendendo parecchio per la loro integrazione cercando di formare “nuovi tedeschi”. Noi no.

Noi non abbiamo saputo far di meglio che indicare questi “nuovi arrivati” come il “pericolo pubblico”, fonte di tutti i mali del nostro Paese. Mero calcolo elettorale, ma molto ben riuscito.

E, ormai, si vedono gli effetti. Ultimo, ieri, festa della Repubblica. Ho visto la consueta sfilata in TV. So per certo che molti italiani di pelle nera sono nell’esercito e, specialmente, nei gruppi sportivi. So per certo che tantissime classi scolastiche elementari e medie sono piene di bambini di colore. Ebbene, ieri – posso sbagliare, ma è quello che ho visto – nessun militare di pelle nera ha sfilato, nessun bambino di pelle nera era nelle classi ricevute da Mattarella sul palco durante la sfilata. Un segno dei tempi. Forse, ma un segno molto brutto.

Non so se mi avete seguito. Ho cercato di dimostrare come un gesto bellissimo e rivolto alla solidarietà verso chi, nel mondo, è stato meno fortunato, possa trasformarsi, per impreparazione nel gestirlo e per criminali calcoli politici, in un terremoto del panorama istituzionale italiano, ormai composto solo di litigiosità, di continua ricerca del “nemico”, di confusione e di inadeguatezza al ruolo rivestito.

Vediamo che accade. Vediamo oggi il Presidente del Consiglio Conte cosa dirà.

Fra qualche mese andremo alle urne per rinnovare il Parlamento europeo.

I movimenti sovranisti di tutta Europa si stanno attrezzando per nuove alleanze in modo da ridurre il più possibile i poteri dell’Unione ed espandere quello dei singoli stati.

I nostri partiti, alleati in Italia per forza e non per ideologia, non fanno eccezione: ognuno per la sua strada, cercano alleanze.

Salvini è appena volato in Polonia per cercare alleanza con il leader della destra ultraconservatrice di Diritto e Giustizia (PIS), quel Jaroslaw Kaczynski di tendenze molto poco democratiche. Ora semplice deputato, ma che controlla la politica polacca epurando i giornali e sottomettendo i giudici al governo mandando in pensione quelli sgraditi; giudici poi reintegrati dalle istituzioni europee. Bell’alleato!!! Sì, proprio quell”alleato”, membro fondatore del “Gruppo di Visegrad” che rispose picche alla richiesta di Salvini sulla redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia.

L’altro dioscuro, Di Maio, è andato, se possibile, oltre. Ha offerto aiuto ai gilet gialli, movimento francese che, partendo da rivendicazioni economiche (tasse sulla benzina), si è reso responsabile di numerose volenze (feriti, blocchi stradali, sfondamento del portone del Ministero francese dei Rapporti con il Parlamento con una ruspa) tanto che dal Governo francese sono considerati sovversivi e, quasi, terroristi.

A memoria di osservatore dell’Europa, è un fatto senza precedenti: esponenti di un governo dell’Unione europea incoraggiano una rivolta in corso in un altro paese dell’Ue. Non si era mai visto!

Ricordo che il Decreto Salvini, in Italia, prevede pene fino a sei anni per il solo blocco stradale. Capisco la delusione per le ultime scelte di Macron, ma scegliere la violenza non mi pare un buon biglietto da visita per un alleato.

Fortunatamente pare che dalla Francia abbiano snobbato l’invito di Di Maio.

 

Giriamo pagina per un altro argomento che delinea benissimo la linea “molto democratica” del Governo.

Nei giorni scorsi, sotto silenzio per le feste, è venuto fuori che la ministra per la salute, Giulia Grillo , prima di azzerarlo, ha provveduto a schedare, anche tenendo conto dei precedenti orientamenti politici, i trenta membri del disciolto Consiglio Superiore della Sanità. Si tenga conto che il Consiglio superiore della Sanità è un organo di consulenza tecnica e scientifica del Ministero della salute italiano. Svolge funzioni sia consultive sia propositive nei confronti del dicastero ed esprime pareri tecnico-scientifici, ove richiesto (e, comunque, ogni volta sia obbligatorio per legge), a beneficio del ministro, delle direzioni generali del ministero, oltre che dell’Autorità giudiziaria, ove quest’ultima ritenga necessario interpellarlo per dirimere contenziosi (così Wikipedia). Insomma dovrebbe essere avulso da scelte politiche: se io ho bisogno di un medico, voglio che sia bravo a prescindere se abbia simpatie verso un certo o un altro partito.

Chissà, forse la ministra ignora che l’articolo 3 della Costituzione, sulla quale ha giurato, impedisce discriminazioni sulla base di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Se non vado errato una schedatura simile è reato. La ministra si difende, ma il documento eccolo qui, sotto gli occhi di tutti: invece di titoli scientifici appaiono le tendenze o i trascorsi politici:  http://www.giuliagrillo.it/documento_integrale/?fbclid=IwAR0R9USEAYwhOc4R5TSftNCX5DwzQtqe0oEOR8cxym9iDoYfMrR4r7ZkYzs   . Lontani i tempi di “Onestà! Onestà!”, vero?????

 

Di ieri è un’altra “perla” del Governo: stavolta ha agito bene, ma ha dovuto rinnegare quanto ha urlato in campagna elettorale sul salvataggio delle banche venete, MpS, Banca Etruria operato dai Governi Renzi e Gentiloni. Odo ancora le urla dei Di Maio e Di Battista: “Mai e poi mai soldi pubblici per salvare le banche!”, al limite si salvano i risparmiatori (precisazione inutile e molto di comodo, visto che già da anni se una Banca fallisce i correntisti fino a 100.000 euro godono della salvaguardia e della garanzia del fondo interbancario). Al limite ci perde chi ha investito in capitale di rischio, tipo azioni, obbligazioni e derivati; ma chi lo fa sottoscrive di essere a conoscenza del rischio

Beh, dopo che la BCE ha commissariato la Cassa di Risparmio di Genova (CARIGE), per impedirne il fallimento, il Governo ha, in una notte approvato un decreto legge salvagente che , come ha spiegato il Sole24ore, Il nuovo decreto è identico in ogni dettaglio (dalle regole sulle garanzie dello Stato fino ai meccanismi, con burden sharing, per la nazionalizzazione)   al testo del Dl 237/2016, quello approvato dall’allora neonato governo Gentiloni per i salvataggi di Mps, Pop Vicenza e Veneto Banca.

Non è vero, urlano i Grillini, per tacitare la base, abbiamo salvato i risparmiatori. FALSO. Con i soldi pubblici hanno salvato la banca.

E’ bastato poco agli arrabbiati grillini che vedono nelle banche la quintessenza della casta per fare retromarcia. Il Ministro dell’economia Giovanni Tria ci ha messo molto poco a convincere i suoi colleghi di governo affinché il lasciar morire la CARIGE non diventasse “la nostra piccola Grecia”.  Le banche, infatti, non sono più (o solo più) il rifugio dei risparmi. Vista la fuga di capitali verso l’estero e il grande flop dell’asta dei BTP Italia riservata alle sole persone fisiche, che BOT non ne comprano più, le banche sono diventate gli unici acquirenti dei BOT e BTP emessi dalle esangui casse del Tesoro. Se fallisce una banca, alla scadenza dei Titoli di Stato, essa non sarà più in grado di rinnovarli. Il Tesoro dovrà cercare nuovi acquirenti alzando il tasso di remunerazione. Conviene di più, è più economico salvare la banca. Se fallisce una banca può fallire lo Stato. Purtroppo orrenda, amara  e molto spiacevole verità di cui anche chi voleva rivoltare o Stato come una scatoletta di tonno si è dovuto render conto.

Come si cambia per non morire….

Ecco, queste, coperte dall’ovattata realtà delle feste gli ultimi passi del Governo che, con i nostri voti, abbiamo contribuito a mandare al potere.

Se vi piace, condividete.

 

 

La legge di bilancio (finanziaria, di stabilità, chiamatela come vi pare) è ancora tutta da scrivere, impantanata nella lunga trattativa con Bruxelles per evitare l’infrazione e i veti incrociati fra Lega e Cinquestelle.

Insomma, siamo al 16 dicembre ed il Governo deve far approvare dal Senato una legge stravolta rispetto a quella approvata dalla Camera. Si impone quindi un terzo passaggio.

Il bello (o il brutto) è che, ad oggi, nessuno, probabilmente neppure il governo sa come riempire le caselline con i numeretti.

Se non ce la fanno per il 31 dicembre scatta l’esercizio provvisorio di bilancio. In parole povere, lo Stato potrà spendere, nel 2019 ogni mese un dodicesimo della spesa mensile prevista per il 2018.

Ossia molto, molto meno delle.mirabolanti promesse che il Governo non riesce ad inserire nella legge di bilancio ferma al Senato.

Un po’ di esercizio provvisorio, quindi, non potrebbe che far bene alle casse dello Stato evitando, in sovrappiù, anche la procedura di infrazione dell’Unione europea.

Chissà….. forse la ruota della fortuna….

Ormai ci siamo. La sua creatura, annunciata da Enrico Mentana nel luglio scorso, sta per vedere la luce. Il 18 dicembre prossimo sarà in linea su tutti gli smatphone. Un giornale leggero, veloce e giovane, così lo ha definito il suo papà. Affidato ad una redazione di “under 33” coordinata dalla “vecchia volpe” Massimo Corcione, amico di “chicco mitraglia” e passato attraverso diverse esperienze giornalistiche da Sky al Tg5.

Ieri, Mentana ha diffuso su Instagram la prima locandina del giornale che in poco più di sei ore ha raccolto oltre 8.000 follower. (http://www.instagram.com/open_giornaleonline)

scusandosi anche per la grafica non proprio eccelsa fornita col precedente post.

L’attesa è grande e la pioggia di follower dimostra che in Italia c’è tanto bisogno di informazione. E’ sotto gli occhi di tutti il panorama informativo del nostro Paese: tutti asserviti al potente (Governo) di turno ovvero a chi paga. Il “tengo famiglia” è il retropensiero che fa del “maanchismo” il leit-motiv della nostra informazione: non si dà la notizia secondo la testa del giornalista, ma si riporta la notizia secondo le diverse versioni di chi “può ciò che si vuole”, così non si scontenta nessuno e si continua a campare.

E il “chi può ciò che si vuole” può anche non essere il Governo, ma l’editore: quanti giornali, cartacei o “on line”, DEVONO seguire pedissequamente la linea dell’editore o del Direttore senza un minimo di libertà? Il risultato è che è inutile leggerli, perché già si conosce quello che c’è scritto. Oppure, proprio per questo, li si legge; come diceva Umberto Eco, la gente legge più facilmente quello che vuole leggere e conosce già; fa meno fatica.

E, sempre Umberto Eco docet, ricordo il grosso guaio informativo in cui ci troviamo: i social. Oltre a tenere in contatto le persone uccidendo visite, compagnie, lettere, cartoline e telefonate, hanno dato voce e rilevanza a quelle che, una volta erano relegate a chiacchiere da bar, buttate fuori da qualche testa il cui unico scopo è quello di dividere le orecchie. E più la notizia è stramba (scie chimiche, gruppo bildemberg, vaccini che causano l’autismo) più la gente, frustrata ed omologata da una vita insulsa, ci crede perché il credere fermamente ad un qualcosa che la massa ripudia, li fa sentire parte di un club esclusivo e superiore, tale da riscattare la loro pochezza.

E i social amplificano le voci false, perché un “like” ad una notizia che va fuori dal coro si mette sempre placando così la spasmodica ricerca di approvazione e di rivalsa sociale che possiede chi posta queste fesserie.

Ma torniamo a Open di Mentana e Corcione. Conosciamo i volti della redazione, 22 giovani scremati da una selezione di 15.000, conosciamo che ognuno avrà lo “zainetto del cronista” con tanto di smartphone, PC, videocamera per essere sempre “man on the spot”, possiamo immaginare, conoscendo (di fama) Mentana e Corcione, quale potrà essere la linea editoriale, ma nulla sappiamo (ancora) di come faranno giornalismo questi ragazzi. Sono sicuro che non verranno mandati allo sbaraglio a chiedere “cosa si prova” a chi sta scavando a mani nude dopo un terremoto o un’alluvione per cercare i propri cari, come – purtroppo – è avvenuto in passato. Sono certo che non faranno una cronaca sotto Palazzo Chigi durante una fumosa riunione di Governo per balbettare contenuti che non possono sapere, magari perché ignoti agli stessi ministri. Come son sicuro che non faranno la cronaca del “salvataggio del gattino”. Spazi già occupati e senza sbocco.

Quale sarà il prodotto che arriverà (gratis) sul nostro telefonino? Basta aspettare qualche giorno e lo sapremo. Ma posso permettermi un suggerimento? C’è un particolare bisogno informativo che deve esser soddisfatto.  Viviamo in un mondo sommerso di notizie. Mai come oggi è vero il detto “Non c’è migliore controinformazione dell’eccesso di informazione”.

Si manifesta sempre più il bisogno di poter distinguere fra una informazione vera e una falsa, bisogno, oserei dire primordiale.  E ciò ha fatto la fortuna dei cosiddetti “debunker” come Paolo Attivissimo e David Puente (quest’ultimo fortunatamente già nella redazione di Open)  che  smascherano le bufale postate volontariamente o involontariamente in rete.

Oltre si avverte prepotente il bisogno della continuità logica del flusso informativo. L’eccesso di informazioni fa presto perdere la memoria della conseguenzialità dei fatti. Nella routine quotidiana chi, di fronte ad una condanna avvenuta cinque anni dopo il fatto, ricorda come il fatto si è generato? Chi ricorda come la marcia delle centinaia di migliaia di profughi del 2015 abbia determinato, oggi, le dimissioni della Merkel? C’è qualcuno che possa ricordare come una Direttiva europea del 2004, partorita nel chiuso della burocrazia di Bruxelles sia stata la causa scatenante, dal 2015 in poi, della escalation del numero dei cittadini non appartenenti all’Unione europea “protetti” e accolti in essa, provocando gli sconvolgimenti sociali che, ora, sono sotto i nostri occhi?

Forse, più che informazione dei fatti, c’è bisogno di informazione sui fatti, di concatenarli, di dar loro causa ed effetto anche in un periodo più lungo, mantenere la memoria storica. Insomma un continuo fact cheking, un po’ quello che fa “Valigia blu”, ma fatto di continuo. Il fatto non finisce, il fatto è solo un segmento di un fatto più vasto, conseguenza del segmento precedente, causa di quello successivo.

Personalmente seguirò Open, ho fiducia nel suo papà. Attorno ad Open – se, come spero, risponderà alle richieste di chiarezza di informazione – si potrà coagulare un consenso informato che riporterà gli italiani a pensare con la testa e non con la pancia.

In bocca al lupo, Open!

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E’ anche su twitter (https://twitter.com/Open_gol)

Aggiornamento delle 12.27 dell’11 dicembre: i follower su Instagram sono 18.500….

Oggi, oltre alla crescita dello spread, sui giornali tiene banco la disputa fra Italia e Germania per il rientro in Italia dei cd. Dublinanti, ovvero i migranti, sbarcati in Italia che hanno poi chiesto asilo in Germania anche se i giornali, come si vede dalla foto, non sono tutti concordi.

germania giornali

Si discute sull’opposizione italiana al rinvio mediante voli charter in assenza di accordi e sul potere e non potere, da parte della Germania, rinviare questi esseri umani alla stregua di un pacchetto postale.

Vediamo di inquadrare la questione. In principio c’era un accordo intergovernativo, la cd. Convenzione di Dublino, firmata da alcuni Stati, fra cui l’Italia, ed entrata in vigore nel 1996.

La Convenzione fu poi trasposta in un Regolamento il 18 febbraio 2003 (regolamento 2003/343/CE, detto comunemente Dublino II) e, poi, rielaborato con il Regolamento  604/2013/UE del 26 giugno 2013, il cd. Dublino III attualmente in vigore.

L’accordo e poi i regolamenti servono per stabilire quale Stato membro dell’UE abbia la competenza a giudicare della domanda di asilo (o protezione internazionale) presentata da un richiedente cittadino di Pese non appartenente all’Unione europea.

Il principio cardine è sempre lo stesso. Con piccole eccezioni, il Paese competente è il primo stato membro dell’Ue dove il richiedente protezione è approdato. Nel Regolamento Dublino III questo principio è sancito all’articolo 3 in modo che sembri una categoria residuale: “Quando lo Stato membro competente non può essere designato sulla base dei criteri enumerati nel presente regolamento, è competente il primo Stato membro nel quale la domanda è stata presentata.”. Sarà residuale, ma le situazioni descritte negli articoli successivi al 3 per i quali detto articolo non si applica, sono quantitativamente molto molto basse.

In caso di ingresso clandestino ci pensa  l’articolo 13 “Quando è accertato, sulla base degli elementi di prova e delle circostanze indiziarie di cui ai due elenchi menzionati all’articolo 22, paragrafo 3, del presente regolamento, inclusi i dati di cui al regolamento (UE) n. 603/2013,  [EURODAC nda] che il richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per l’esame della domanda di protezione internazionale. Detta responsabilità cessa 12 mesi dopo la data di attraversamento clandestino della frontiera”.

E’ noto a tutti che la stagione dei grandi sbarchi dalla Tunisi e dalla Libia sulla rotta sud-nord Mediterranea, rende automaticamente l’Italia primo Paese di ingresso.

Il Regolamento di Dublino si occupa anche dei cd. “movimenti secondari”, ossia dei movimenti dei migranti che hanno chiesto asilo in uno Stato e, illegalmente, si muovono ed entrano in un altro Stato membro.

Lo articolo 18 (del Dublino III) indica chiaramente che uno Stato membro competente (al 90% quello di primo ingresso) è tenuto, a richiesta dello Stato ove si trova ora il richiedente asilo a riprenderselo. Certo, si può rifiutare sostenendo di non essere lo Stato competente, ma il rifiuto – motivato – deve pervenire allo Stato richiedente entro due mesi, altrimenti la richiesta si intende accettata (art.22). L’Italia, immancabilmente, non ce la fa a rispondere entro due mesi, forse anche perché le competenze in materia sono distribuite fra due diversi Dipartimenti del ministero dell’Interno e, in pratica, accetta tutte le richieste di ripresa in carico.

I trasferimenti avvengono previ accordi fra gli Stati membri interessati ed entro sei mesi dal momento in cui il trasferimento è materialmente possibile (ricorsi, malattie, accertamenti vari). Se il trasferimento non avviene entro sei mesi (o un anno in alcuni casi) l’obbligo di accettare il richiedente cessa per lo Stato “competente” e la “competenza si sposta sullo Stato “richiedente” (art. 29): “Se il trasferimento non avviene entro il termine di sei mesi, lo Stato membro competente è liberato dall’obbligo di prendere o riprendere in carico l’interessato e la competenza è trasferita allo Stato membro richiedente. Questo termine può essere prorogato fino a un massimo di un anno se non è stato possibile effettuare il trasferimento a causa della detenzione dell’interessato, o fino a un massimo di diciotto mesi qualora questi sia fuggito.”.

Bisogna dire che, negli ultimi anni, la Germania è stata molto cauta e prudente nel rinviarci i migranti, transitati per l’Italia e poi giunti in quel Paese. Lungaggini nei ricorsi e, spesso, accettazione elle clausole di spostamento della responsabilità per “ricongiungimento familiare” o altro.

La situazione è cambiata con l’attuale governo che ha cominciato a “battere i pugni” sui tavoli di Bruxelles, ottenendo solo l‘irrigidimento delle posizioni e risultati boomerang come le rilocazioni divenute volontarie da obbligatorie che erano e l’affossamento del nuovo Regolamento di Dublino (il Dublino IV) che con le modifiche apportate da Parlamento europeo potevano dare uno spiraglio al superamento del principio cardine della responsabilità del primo Stato di ingresso.

Poi il 14 ottobre prossimo in Baviera si vota e – pare – che mostrare i denti e le unghie faccia guadagnare voti (Salvini docet)

Nessun atto formale obbliga – come vorrebbe Salvini – la Germania ad accettare una rilocazione di un nuovo migrante per ogni richiedente asilo restituito all’Italia competente all’esame della domanda per “obblighi” di Dublino.

Questa la situazione. Quindi, nell’ipotesi che tutte le condizioni poste dal Regolamento di Dublino siano rispettate, l’Italia non può opporsi alla presa in carico dei migranti “secondari”. Da nessuna parte è prescritto che debbano essere 3 al giorno e non 333. Purtroppo, il Regolamento di Dublino contiene questa clausola capestro e – finché è in vigore – ce lo dobbiamo tenere.

Quello che desta stupore è l’atteggiamento tenuto dalla Lega al Parlamento europeo votando contro la proposta di riforma del Regolamento di Dublino, poi approvata dal parlamento europeo, ma affossata dal Consiglio europeo. Tale riforma andava proprio nel senso auspicato tante volte dall’Italia: il criterio del primo Stato membro di ingresso era sostituito con la ripartizione obbligatoria dei richiedenti asilo fra TUTTI gli Stati membri. Qui la proposta di riforma del Regolamento Dublino III approvata dal Parlamento europeo.

Perché la Lega sia stata sempre assente e abbia votato contro resta un mistero. Ignoranza?  Volontà di mantenere un problema su cui far crescere il consenso? Volontà di incrementare la paura verso il migrante? Volontà di alimentare il risentimento verso l’Unione europea?. Non lo so. Certo è stata persa una occasione.

Ma probabilmente, e lo dico con molto dispiacere, se l politica governativa nei confronti dell’asilo continua così, fra un po’ saranno direttamente le Corti internazionali a vietare il trasferimento in Italia dei richiedenti asilo, con conseguente disdoro d ennesima figuraccia internazionale.

Il Decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113, ora in discussione e conversione al Senato, il cd. Decreto Immigrazione e Sicurezza, fortemente voluto da Salvini, comprime fortemente i diritti dei richiedenti asilo  e diminuisce le misure di accoglienza a loro riservate.

L’Italia è stata più volte oggetto di procedure di infrazioni iniziate dalla Commissione per violazione degli obblighi assunti in materia di asilo (per esempio la 2012/2189). Altre Condanne sono arrivate dalla Corte europea dei diritto dell’Uomo come la Causa  Khlaifia  e  altri  c.  Italia  –  Grande  Camera  –  sentenza  15  dicembre  2015  (ricorso  n. 16483/12). Oppure la sentenza CEDU del 21 ottobre 2014: Caso Sharifi e altri c/ Italia e Grecia (16643/09).

Non dimentichiamoci che la CEDU ha stabilito, nella causa MSS c. Belgio e Grecia, 2011, che “che il Belgio e la Grecia hanno violato la Convenzione europea dei diritti umani: la Grecia, non avendo un sistema di asilo funzionante, detenendo M.S.S. in condizioni degradanti e lasciandolo in altrettanto degradanti condizioni di vita dopo il rilascio, ha violato l’articolo 3 della Convenzione; il Belgio, trasferendo M.S.S. verso la Grecia, ha violato il principio di non-refoulement (divieto di rinvio di una persona verso un paese in cui potrebbe essere a rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani) in quanto le autorità belghe sapevano o avrebbero dovuto sapere che non vi erano garanzie che la richiesta di asilo sarebbe stata seriamente esaminata dalle omologhe autorità greche.” (vedi pagina 9 del bollettino linkato). Quindi, anche senza un atto formale delle giurisdizioni europee, quando gli Stati membri sanno, o dovrebbero sapere , che uno Stato membro viola i principi fondamentali contenuti nella direttiva europea in materia di asilo e protezione internazionale, i rinvii di “dublinanti” verso questo Stato membro sono vietati.

Vogliamo proprio prenderci questo marchio di infamia di violare gli obblighi che abbiamo sottoscritto?

 

 

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