Archivi per la categoria: Unione europea

Nella mia vita professionale mi sono spesso occupato di immigrazione e asilo, dalla Turco-Napolitano in poi, viaggiando fra le stanze di Bruxelles a negoziare le Direttive e i Regolamenti e le patrie stanze ministeriali per dare attuazione a quelle norme discusse a Bruxelles. Insomma, sono stato un “civil servant” e uno “sherpa”.

L’asilo e l’immigrazione sono materie complesse, piene di mille sfaccettature e coinvolgono gli aspetti più disparati, da quelli professionali, dell’istruzione, dell’accoglienza, del lavoro, dei diritti e doveri di chi arriva da noi a quelli transnazionali degli affari della cooperazione allo sviluppo, dei grandi giacimenti di preziosi siti in luoghi dove la gente vive con un dollaro al giorno, fino – fatti propri dalla politica – a mutare la percezione che abbiamo dell’altro.Ed è una materia volubile, non solo in Italia, ma soprattutto in Europa, alla quale è rivolto questo libro: siamo passati dal “vento di Tampere” che apriva lo spazio di uguaglianza e giustizia a tutti alla “fortezza Europa” chiusa e attorcigliata in sé stessa, incapace di trovare una direzione, una qualsiasi direzione.Ho vissuto in prima persona gli ultimi venti anni di vita europea e della sua azione, spesso incerta e titubante verso questo fenomeno.

Quello che mi preoccupa è la memoria corta: parliamo senza problemi dei nostri emigrati di due secoli fa, ma abbiamo molta difficoltà a ricordare cosa è successo in Europa negli ultimi venti anni. Spesso accusiamo l’Europa delle incapacità nazionali o ci rassegniamo ad un “lo vuole l’Europa” senza sapere perché.I fatti e la realtà sono stati spesso coperti dalle urla dei media, così assordanti da non farci percepire quanto realmente avviene.

Ho scritto già tre libretti, tre Ebook per Amazon, sull’azione dell’Europa.Con soddisfazione, ho visto che i tre libretti sono stati utili e ho pensato di aggiornarli (nei limiti in cui si può aggiornare la storia senza incorrere nell’Orwelliano 1984) riunendoli in uno solo.

Del libro ho predisposto due versioni, la prima, come al solito, un Ebook ipertestuale, corredato da centinaia di link che portano il lettore alla spiegazione o all’approfondimento dell’argomento trattato, e una versione classica cartacea, nella quale – ovviamente – i link vanno persi ma spesso sostituiti da note a piè di pagina che riportano i link stessi. Scopo di questo libro è fissare nella memoria gli avvenimenti, le politiche succedutesi in Europa su asilo e migrazione; costituire uno strumento veloce per ricordare gli avvenimenti passati che, già oggi, vengono confusi e artatamente adattati al presente. Troverete molta “storia”, molto spazio dedicato all’esame degli strumenti normativi europei magari non più vigenti e poco spazio all’esame di quelli vigenti. Ma lo scopo di questo libro non quello di essere il manuale del diritto europeo vigente: ci sono libri specifici per questo. Lo scopo è solo quello di raccontare cosa è successo, come è successo, come è cominciato tutto questo. Raccontare le frizioni fra le vedute “aperturiste” della Commissione” e quelle “conservatrici” degli Stati membri, raccontare i “perché” di certe decisioni e non le decisioni stesse.La lettura della discussione sulle diverse Direttive è illuminante, non solo per le norme ivi contenute, magari oggi non più in vigore e sostituite da altre più recenti, ma per comprendere il continuo braccio di ferro che c’è sempre stato fra la Commissione e gli Stati membri. E, come, questi ultimi, sono sempre riusciti a trasformare queste norme aperte verso gli immigrati in norme sempre più restrittive.

In compenso, ho dato parecchio spazio agli strumenti normativi in itinere, quelli che sono sui tavoli di Bruxelles, pronti per essere approvati, modificati o meno, appena gli organi comunitari si saranno ricostituiti dopo le elezioni di maggio 2019.

Alcune riflessioni sul “peso netto” e “peso lordo” dei migranti e sul ruolo delle ONG, completano il libro.

La versione cartacea (245 pagine) è reperibile qui: https://www.amazon.it/dp/1080713832/.

La versione Ebook è reperibile qui: https://www.amazon.it/dp/B07V6B84W3

La copertina

Oggi è la giornata mondiale del rifugiato.

I media danno notizia di 4 gommoni con circa 140 persone in balia del mare fra le zone di competenza SAR di Italia, Libia e Malta.

Non si muove alcun soccorso.

Ok, va bene, bisogna tenere sotto pressione i partner europei che girano lo sguardo altrove.

Ok, va bene, magari non sono tutti richiedenti asilo, spinti da persecuzioni e guerre; ci saranno parecchi “migranti economici” spinti da quella molla incomprimibile che si chiama FAME.

OK, va bene, forse, chissà, magari, a bordo di quei fragili gommoni acquistati dai trafficanti sull’Amazon cinese AliBaba, ci sarà qualche persona che sia venuta in contatto con qualche appartenente a gruppi armati.

OK, va bene, forse bisogna dare un esempio a quelli che non sono ancora partiti: se partite non vi accoglieremo.

Ma vi chiedo. Tutto ciò va bene. Ma basta per condannare a morte quei poveracci sui gommoni che non sanno alcunché di Unione Europea, di Dublino, della politica bizantina che attanaglia l’Italia e la Europa

Il Governo preannuncia una dura lettera a Bruxelles. L’Italia farà la voce grossa, dicono in coro Salvini, Di Maio e il loro maggiordomo Conte.

l’Europa è il nemico da combattere perché non ci permette di aumentare il deficit.

Ma stasera il TG LA7 ha presentato un sondaggio in cui, nella popolazione, scende il gradimento del Governo e sale quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Quando ciò succede è sintomo che i cittadini prevedono tempi bui e si stringono intorno alla massima istituzione.

Successe così anche nel 2011 con Napolitano e Berlusconi.

È arrivata la bufera? Chiudete i boccaporti e allacciate le cinture!

https://youtu.be/zYK0VdOzbZE

Ma come è cominciato tutto ciò? Viviamo in una atmosfera intrisa di rancore ed odio. Non facciamo altro che cercare il “nemico”. Anche nella quotidianità. Può essere l’auto avanti a noi che esita al semaforo per provocare un concerto di clacson risentiti. Può essere la signora anziana che rallenta la fila alla cassa del supermercato.

Oppure sentiamo un disperato bisogno di affermazione calpestando le regole. Buttando spazzatura indifferenziata nel cassonetto dell’organico oppure posteggiando in seconda fila per andare al bar: rivalsa! Rivalsa contro cosa? Non lo sappiamo. Vediamo sempre più il nostro prossimo se non come nemico, come rivale e concorrente. Ma rivale per cosa?

Quello che si vede è la caccia al diverso, indicato come “responsabile del malcontento”: può essere il cittadino italiano al quale viene assegnata una casa popolare, ma solo perché è di etnia rom scatena la rivolta delle periferie. Ma può essere anche una bambina dall’impermeabile giallo che ci ricorda i nostri sbagli ambientali e che la Terra sta perdendo la pazienza.

Ma come è cominciato tutto ciò? Dove e quando si è accesa la scintilla così ben alimentata a fini elettorali e politici?

Ci è sfuggito quel momento? Dove e quando è iniziato tutto? Qual è stato l’avvenimento, il fatto rimasto silente per un pezzo, ingrandendosi di nascosto, fino a scoppiare solo ora?

Io una idea ce l’avrei. Forse sbaglio, forse no. So che prendendo quel momento come inizio, mi attirerò le critiche di molti. Perché è un evento che, in sé, fa molto onore all’Italia, ma fu pessimamente gestito.

Mi riferisco a quello che accadde dopo il 3 ottobre 2013. Quel giorno – era un giovedì – una imbarcazione, carica di migranti, si rovesciò a poche miglia da Lampedusa. Morirono in 366, ma alcuni superstiti raccontarono che sul barcone erano in oltre 500.

Non era la prima volta che migranti morivano in un naufragio, ma il numero dei morti e la vicinanza alle coste italiane fecero la differenza.

Era l’ottobre del 2013, da pochi mesi era in carica il Governo Letta alle prese con il difficile compito di allontanare lo spettro del default italiano, già intrapreso da Monti. Le elezioni politiche del febbraio 2013 non è che avessero fornito un risultato molto chiaro. Tanto poco chiaro che ricordiamo fatti “strani” come le consultazioni “in streaming” con i Cinquestelle e Bersani e l’inusuale richiesta di tutti i partiti al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di farsi rieleggere perché il Parlamento non trovava un accordo sul suo successore. Sergio Mattarella fu, infatti eletto il 3 febbraio 2015.

Situazione confusa e Governo molto debole. Il Governo Letta, infatti, fu quasi un altro governo di solidarietà nazionale, con la partecipazione di molte, e diverse fra loro, forze politiche per trovare i numeri della necessaria maggioranza: Partito Democratico, Popolo della Libertà (con scissione nel novembre 2013 con la componente alfaniana NDC che rimase nel Governo), Scelta Civica, Popolari per l’Italia, Unione di Centro, Radicali e indipendenti (per la composizione clicca qui).

Ottobre, poi, è un mese in cui il Parlamento è impegnato nella difficile composizione e approvazione della “legge di stabilità” che, per uscire dalla crisi portava nuove tasse.

Insomma, un panorama cupo. Ci voleva qualcosa che risollevasse gli animi, qualcosa di positivo, qualcosa che facesse battere all’unisono i cuori degli italiani; qualcosa che, dopo le frustate dell’Unione europea, i rischi di default come la Grecia, ci facesse dire “COME SIAMO BRAVI!”

Il 5 ottobre 2013, era un sabato, a Palazzo Chigi si svolse una riunione con i massimi vertici del Governo accompagnati da una telefonata dal Vaticano al cattolico Letta di “far qualcosa” per frenare le morti in mare.

E la soluzione, bella, originale, piena di “amore” per il prossimo fu trovata: non aspetteremo più i migranti sulle nostre coste, li andremo a cercare in alto mare. La linea di soccorso si spostava dalle nostre coste in mare aperto, alla ricerca dei barconi dei migranti. Lì nacque l’idea di “Mare nostrum”, una operazione navale, condotta dall’Italia in solitario, per mostrare all’Europa come manifestare solidarietà concreta a chi fugge da guerre e persecuzioni.

Più di 100.000 persone furono salvate dalle nostre navi prima che, dopo un anno, l’operazione divenisse europea.

Un’operazione che ci fa onore e che, all’inizio, sollevò i previsti e cercati entusiasmi: l’Italia, Paese circondato dal Mediterraneo, da solo, offre le sue navi e i suoi uomini per salvare i profughi.

Sono convinto ancora della bontà e della necessità di Mare nostrum: non si possono lasciare morire in mare le persone, anche se queste intendono entrare, non invitare, nel nostro Paese.

Ma se le operazioni di soccorso furono un grande successo, altrettanto non si può dire per ciò che venne dopo i soccorsi. L’accoglienza non fu all’altezza. Per diversi motivi.

Innanzitutto i numeri: se nel 2013 le persone sbarcate/salvate furono 42.925, nel 2014 furono 170.100, nel 2015 furono 153.842, nel 2016 furono 181.436, nel 2017 furono 119.310. (fonte: ISMU su dati Ministero interno).

  1. L’insufficiente numero degli organi deputati a riconoscere chi, fra gli sbarcati/salvati avesse diritto alla protezione. Numero ampliato solo successivamente.
  2. L’aiuto pari a zero dell’Unione europea che si trincerò dietro le convenzioni internazionali, come i Trattati IMO e il “famigerato” quarto protocollo del 2004 (mai sottoscritto da Malta) che impone a chi coordina le operazioni di soccorso (sempre l’Italia, sia per Mare nostrum , sia per le successive Triton e Sophia in ambito UE) di indicare il porto di sbarco (ovviamente sul suo territorio).
  3. La nazionalità degli sbarcati: la maggior parte proveniva da Paesi che non rispondevano ai criteri stabiliti dall’Unione europea per il riconoscimento della protezione internazionale o per la rilocazione prevista da due Decisioni UE e questa: essere di una nazionalità che abbia almeno il 75% dei riconoscimenti di protezione. Questo requisito era appannaggio sol dei siriani, irakeni, eritrei. E negli sbarchi/salvataggi le nazionalità predominanti erano, e sono, nigeriani, marocchini, tunisini, ivoriani, etc.
  4. La estrema difficoltà a “rimandare a casa” chi non ha diritto alla protezione internazionale: le espulsioni sono molto molto difficili: necessitano di un “riconoscimento diplomatico” delle autorità del Paese di origine. E queste Autorità ben di rado collaborano, e non solo in Italia.
  5. L’uso, un po’ “disinvolto” del permesso umanitario, permesso nazionale, non UE, spesso dato a chi, pur non avendo diritto alla protezione internazionale, appariva una “brava persona” suscettibile di integrazione o, al contrario di praticamente impossibile espulsione [Grande cuore italico]

I richiedenti asilo ed i “denegati” non espulsi cominciarono ben presto ad essere “visibili”. A costituire un panorama frequente nelle città. Spesso silenzioso, ma talvolta rumoroso, facile preda della malavita e di chi è pronto ad istillare odio indicando il “diverso” come “nemico”.

Sommando gli arrivi ben si comprende come, questa massa di stranieri possa ingenerare un senso di “altro da sé” nella popolazione italiana.

Si è speso pochissimo per la necessità fondamentale, ossia l’integrazione e gli ultimi provvedimenti del Governo gialloverde hanno “tagliato” ancora di più il sistema di integrazione che funzionava, ossia lo SPRAR, trasformando questi stranieri in clandestini in mezzo ad una strada ed aumentando, forse ad arte, la percezione di paura della popolazione verso chi è “diverso”.

Eppure, secondo i demografi, l’Italia avrebbe un disperato bisogno di nuove braccia da lavoro. La popolazione invecchia e la parte produttiva della popolazione diminuisce sempre più. Situazione analoga in Germania, che, però, nel 2015 ha accolto un milione di persone spendendo parecchio per la loro integrazione cercando di formare “nuovi tedeschi”. Noi no.

Noi non abbiamo saputo far di meglio che indicare questi “nuovi arrivati” come il “pericolo pubblico”, fonte di tutti i mali del nostro Paese. Mero calcolo elettorale, ma molto ben riuscito.

E, ormai, si vedono gli effetti. Ultimo, ieri, festa della Repubblica. Ho visto la consueta sfilata in TV. So per certo che molti italiani di pelle nera sono nell’esercito e, specialmente, nei gruppi sportivi. So per certo che tantissime classi scolastiche elementari e medie sono piene di bambini di colore. Ebbene, ieri – posso sbagliare, ma è quello che ho visto – nessun militare di pelle nera ha sfilato, nessun bambino di pelle nera era nelle classi ricevute da Mattarella sul palco durante la sfilata. Un segno dei tempi. Forse, ma un segno molto brutto.

Non so se mi avete seguito. Ho cercato di dimostrare come un gesto bellissimo e rivolto alla solidarietà verso chi, nel mondo, è stato meno fortunato, possa trasformarsi, per impreparazione nel gestirlo e per criminali calcoli politici, in un terremoto del panorama istituzionale italiano, ormai composto solo di litigiosità, di continua ricerca del “nemico”, di confusione e di inadeguatezza al ruolo rivestito.

Vediamo che accade. Vediamo oggi il Presidente del Consiglio Conte cosa dirà.

Fra qualche mese andremo alle urne per rinnovare il Parlamento europeo.

I movimenti sovranisti di tutta Europa si stanno attrezzando per nuove alleanze in modo da ridurre il più possibile i poteri dell’Unione ed espandere quello dei singoli stati.

I nostri partiti, alleati in Italia per forza e non per ideologia, non fanno eccezione: ognuno per la sua strada, cercano alleanze.

Salvini è appena volato in Polonia per cercare alleanza con il leader della destra ultraconservatrice di Diritto e Giustizia (PIS), quel Jaroslaw Kaczynski di tendenze molto poco democratiche. Ora semplice deputato, ma che controlla la politica polacca epurando i giornali e sottomettendo i giudici al governo mandando in pensione quelli sgraditi; giudici poi reintegrati dalle istituzioni europee. Bell’alleato!!! Sì, proprio quell”alleato”, membro fondatore del “Gruppo di Visegrad” che rispose picche alla richiesta di Salvini sulla redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia.

L’altro dioscuro, Di Maio, è andato, se possibile, oltre. Ha offerto aiuto ai gilet gialli, movimento francese che, partendo da rivendicazioni economiche (tasse sulla benzina), si è reso responsabile di numerose volenze (feriti, blocchi stradali, sfondamento del portone del Ministero francese dei Rapporti con il Parlamento con una ruspa) tanto che dal Governo francese sono considerati sovversivi e, quasi, terroristi.

A memoria di osservatore dell’Europa, è un fatto senza precedenti: esponenti di un governo dell’Unione europea incoraggiano una rivolta in corso in un altro paese dell’Ue. Non si era mai visto!

Ricordo che il Decreto Salvini, in Italia, prevede pene fino a sei anni per il solo blocco stradale. Capisco la delusione per le ultime scelte di Macron, ma scegliere la violenza non mi pare un buon biglietto da visita per un alleato.

Fortunatamente pare che dalla Francia abbiano snobbato l’invito di Di Maio.

 

Giriamo pagina per un altro argomento che delinea benissimo la linea “molto democratica” del Governo.

Nei giorni scorsi, sotto silenzio per le feste, è venuto fuori che la ministra per la salute, Giulia Grillo , prima di azzerarlo, ha provveduto a schedare, anche tenendo conto dei precedenti orientamenti politici, i trenta membri del disciolto Consiglio Superiore della Sanità. Si tenga conto che il Consiglio superiore della Sanità è un organo di consulenza tecnica e scientifica del Ministero della salute italiano. Svolge funzioni sia consultive sia propositive nei confronti del dicastero ed esprime pareri tecnico-scientifici, ove richiesto (e, comunque, ogni volta sia obbligatorio per legge), a beneficio del ministro, delle direzioni generali del ministero, oltre che dell’Autorità giudiziaria, ove quest’ultima ritenga necessario interpellarlo per dirimere contenziosi (così Wikipedia). Insomma dovrebbe essere avulso da scelte politiche: se io ho bisogno di un medico, voglio che sia bravo a prescindere se abbia simpatie verso un certo o un altro partito.

Chissà, forse la ministra ignora che l’articolo 3 della Costituzione, sulla quale ha giurato, impedisce discriminazioni sulla base di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Se non vado errato una schedatura simile è reato. La ministra si difende, ma il documento eccolo qui, sotto gli occhi di tutti: invece di titoli scientifici appaiono le tendenze o i trascorsi politici:  http://www.giuliagrillo.it/documento_integrale/?fbclid=IwAR0R9USEAYwhOc4R5TSftNCX5DwzQtqe0oEOR8cxym9iDoYfMrR4r7ZkYzs   . Lontani i tempi di “Onestà! Onestà!”, vero?????

 

Di ieri è un’altra “perla” del Governo: stavolta ha agito bene, ma ha dovuto rinnegare quanto ha urlato in campagna elettorale sul salvataggio delle banche venete, MpS, Banca Etruria operato dai Governi Renzi e Gentiloni. Odo ancora le urla dei Di Maio e Di Battista: “Mai e poi mai soldi pubblici per salvare le banche!”, al limite si salvano i risparmiatori (precisazione inutile e molto di comodo, visto che già da anni se una Banca fallisce i correntisti fino a 100.000 euro godono della salvaguardia e della garanzia del fondo interbancario). Al limite ci perde chi ha investito in capitale di rischio, tipo azioni, obbligazioni e derivati; ma chi lo fa sottoscrive di essere a conoscenza del rischio

Beh, dopo che la BCE ha commissariato la Cassa di Risparmio di Genova (CARIGE), per impedirne il fallimento, il Governo ha, in una notte approvato un decreto legge salvagente che , come ha spiegato il Sole24ore, Il nuovo decreto è identico in ogni dettaglio (dalle regole sulle garanzie dello Stato fino ai meccanismi, con burden sharing, per la nazionalizzazione)   al testo del Dl 237/2016, quello approvato dall’allora neonato governo Gentiloni per i salvataggi di Mps, Pop Vicenza e Veneto Banca.

Non è vero, urlano i Grillini, per tacitare la base, abbiamo salvato i risparmiatori. FALSO. Con i soldi pubblici hanno salvato la banca.

E’ bastato poco agli arrabbiati grillini che vedono nelle banche la quintessenza della casta per fare retromarcia. Il Ministro dell’economia Giovanni Tria ci ha messo molto poco a convincere i suoi colleghi di governo affinché il lasciar morire la CARIGE non diventasse “la nostra piccola Grecia”.  Le banche, infatti, non sono più (o solo più) il rifugio dei risparmi. Vista la fuga di capitali verso l’estero e il grande flop dell’asta dei BTP Italia riservata alle sole persone fisiche, che BOT non ne comprano più, le banche sono diventate gli unici acquirenti dei BOT e BTP emessi dalle esangui casse del Tesoro. Se fallisce una banca, alla scadenza dei Titoli di Stato, essa non sarà più in grado di rinnovarli. Il Tesoro dovrà cercare nuovi acquirenti alzando il tasso di remunerazione. Conviene di più, è più economico salvare la banca. Se fallisce una banca può fallire lo Stato. Purtroppo orrenda, amara  e molto spiacevole verità di cui anche chi voleva rivoltare o Stato come una scatoletta di tonno si è dovuto render conto.

Come si cambia per non morire….

Ecco, queste, coperte dall’ovattata realtà delle feste gli ultimi passi del Governo che, con i nostri voti, abbiamo contribuito a mandare al potere.

Se vi piace, condividete.

 

 

La legge di bilancio (finanziaria, di stabilità, chiamatela come vi pare) è ancora tutta da scrivere, impantanata nella lunga trattativa con Bruxelles per evitare l’infrazione e i veti incrociati fra Lega e Cinquestelle.

Insomma, siamo al 16 dicembre ed il Governo deve far approvare dal Senato una legge stravolta rispetto a quella approvata dalla Camera. Si impone quindi un terzo passaggio.

Il bello (o il brutto) è che, ad oggi, nessuno, probabilmente neppure il governo sa come riempire le caselline con i numeretti.

Se non ce la fanno per il 31 dicembre scatta l’esercizio provvisorio di bilancio. In parole povere, lo Stato potrà spendere, nel 2019 ogni mese un dodicesimo della spesa mensile prevista per il 2018.

Ossia molto, molto meno delle.mirabolanti promesse che il Governo non riesce ad inserire nella legge di bilancio ferma al Senato.

Un po’ di esercizio provvisorio, quindi, non potrebbe che far bene alle casse dello Stato evitando, in sovrappiù, anche la procedura di infrazione dell’Unione europea.

Chissà….. forse la ruota della fortuna….

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