Archivi per la categoria: Brexit

Solo una piccola riflessione, non ne conosco le cause, non faccio ipotesi. Solo che la cosa mi stupisce.

Leggo sui giornali, cartacei o on-line, i resoconti dei festeggiamenti per il trentennale della dissoluzione del muro di Berlino di cui ho già scritto stamattina. (il post è qui: https://sergioferraiolo.com/2019/11/09/come-cambia-il-mondo/)

Alle celebrazioni, oltre – ovviamente – la cancelliera Angela Merkel e al Presidente della Repubblica tedesca Frank-Walter Steinmeier , al massimo livello, erano presenti solo i quattro leader di Visegrád. Hanno presenziato il presidente della Polonia, Andrzej Duda, quello della Repubblica Ceca, Miloš Zeman, l’omologa della Repubblica slovacca, Zuzana Caputová e János Áder, capo dello Stato ungherese.

Ossia, erano presenti i leader degli Stati membri dell’Unione europea che hanno ricevuto di più dall’estensione ai loro territori dell’Unione europea e che poi, hanno sputato nel piatto dove hanno mangiato, ripudiando il principio cardine dell’Unione europea, quello della solidarietà.

Per come la penso io, questi paesi, al pari della Gran Bretagna andrebbero buttati fuori dall’Unione europea. Ma, poi, senza di loro, che Unione sarebbe? Solo una parziale alleanza di Stati.

Bisogna convincere il Regno Unito, L’Ungheria, la Polonia, la Slovacchia, la Ceckia ad entrare un po’ di più nello spirito europeo. Ma come?

Facile. Adottando la politica delle sanzioni. E subito. Per esempio solo tre giorni fa la Corte di Giustizia ha sanzionato la Polonia per non aver rispettato le norme europee nella famosa estate dei migranti del 2015.

Ecco l’articolo di Repubblica di oggi.

Con la lentezza tipica della Giustizia (anche quella europea), si sta avviando alla conclusione la causa intentata dalla Commissione contro Polonia, Ungheria e Repubblica Ceka per non aver rispettato le Decisioni del 2015 sul ricollocamento dei migranti sbarcati in Italia e Grecia.

Prima della Sentenza, l’avvocato Generale rende le proprie conclusioni che, in genere formano il 90% della decisione della Corte.

Ma, stavolta, più che quanto affermato oggi dall’Avvocato Generale Eleanor Sharpston sul merito della questione, balzano in tutta evidenza le sue conclusive riflessioni che, nella mia non eccelsa traduzione, sottopongo alla vostra coscienza:

  1. La solidarietà è la linfa vitale del progetto europeo. Attraverso la loro partecipazione a tale progetto e la loro cittadinanza dell’Unione europea, gli Stati membri e i loro cittadini hanno obblighi, benefici, doveri e diritti. La condivisione dei “prodotti” europei non è una questione di esame dei trattati e del diritto derivato per vedere cosa si può pretendere. Richiede anche di assumersi le responsabilità collettive e (sì!) di sostenere il bene comune.
  2. Rispettare le “regole del club” e svolgere la propria parte in solidarietà con i compagni europei non può basarsi su un’analisi costi-benefici che spinge il denaro dove esso vuole andare (familiare, ahimè, della retorica della Brexit), di “cosa fa esattamente l’UE, di quanto mi costa settimanalmente e cosa ne guadagno personalmente?”. Tale egocentrismo è un tradimento della visione dei padri fondatori di un continente pacifico e prospero. È l’antitesi di essere uno Stato membro leale e di essere degno, come individuo, della cittadinanza europea condivisa. Se il progetto europeo deve prosperare e andare avanti, dobbiamo fare tutti meglio di così.
  3. Vorrei concludere ricordando una vecchia storia della tradizione ebraica che merita una maggiore diffusione. Un gruppo di uomini viaggia insieme in una barca. Improvvisamente, uno di loro estrae un cucchiaio e inizia a praticare un buco nello scafo sotto di sé. I suoi compagni si arrabbiano con lui. ‘Perché lo fai?’ Piangono. ‘Di cosa ti lamenti? – risponde – Non sto forse praticando il buco sotto il mio posto?’ ‘Sì’, rispondono, ‘ma l’acqua entrerà e inonderà la barca per tutti noi‘.

Questo significa essere EUROPEO, questo è il progeto di Adenauer, Shuman, De Gasperi, Spinelli. NOn facciamo sì che la fiammella che venti anni fa ha alimentato il vento di Tampere, si spenga.

Per la cronaca, la Causa di cui sopra è la C-715/17, unita con le C-718/17 e C-719/17.

Le Conclusioni dell’Avvocato Generale sono consultabili qui:

Ringrazio David Carretta per la segnalazione @davcarretta

Noi spesso ci lamentiamo del basso livello dei nostri politici che, spesso, nelle loro manifestazioni, sfiorano o superano il ridicolo.

I Britannici ci imitano.

Oggi, cioè ieri 19 ottobre, era l’ultimo giorno utile per il Governo inglese per chiedere una proroga della Brexit.

Più chiaramente, un emendamento approvato dal Parlamento britannico imponeva al Governo di evitare la Brexit senza regole, il famoso “No deal” ma, nel caso di mancata approvazione dell’accordo con la Unione Europea di chiedere a questa ultima una ulteriore proroga.

Boris Johnson si è sempre dichiarato contrario a ulteriori proroghe e ha sempre affermato che mai la avrebbe chiesta.

Il Parlamento britannico ieri ha bocciato l’accordo concordato da Johnson ed anche il primo ministro è soggetto alla legge.

E qui appare l’italico Macchiavelli.

Al presidente del Consiglio Europeo è arrivata, da Downing Street una lettera su carta intestata del primo ministro britannico, ma non firmata.

Una seconda lettera, firmata semplicemente “Johnson” ribadiva la contrarietà alla proroga.

Una terza lettera, firmata dall’ambasciatore Britannico presso la UE cercava di spiegare il tutto

Sono state avviate consultazioni fra i partner europei per tentare di comprendere l’accaduto…….

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