Archivio degli articoli con tag: Salvini

Ancora? Povero Mattia Santori che si sgola alla radio e alla TV sullo scopo delle Sardine.
Non avete un leader? Chi votate? Sotto quale bandiera? Quali sono le vostre proposte per ILVA e Alitalia?
Che non l’abbia capito il vecchio Sallustio, posso capire. Ma veramente non è ancora chiaro?
Le sardine nascono in opposizione alla occupazione delle piazze da parte di Salvini e dei suoi messaggi sovranisti e antidemocratici (ricordate gli striscioni strappati non solo in piazza ma anche dai balconi? Le persone fermate dalla polizia per avere espresso il dissenso? Il fuori onda di Salvini che diceva al Commissario di polizia di fare sgombrare i contestatori?).
Lo scopo delle Sardine è quello di occupare gli spazi lasciati vuoti da chi non vuole La destra ma ha paura a dirlo. Not in my name. La Destra non può intestarsi 60 milioni di italiani. È un contraltare. Dicono che le sardine sono solo contro. NO, sono per la democrazia, per la solidarietà, per la unità, perché nessuno sia lasciato indietro, perché nessun povero sia ancora più impoverito e nessun ricco diventi più ricco con la flat tax. Questo è lo scopo delle sardine. Fare argine. Fare vedere che non è etico dire che la Jotti è stata grande perché brava in cucina e brava a letto. Fare argine alle continue mitragliate di fake news che confondono la gente. NON VOGLIAMO QUESTA BECERA DESTRA AL POTERE, amica di Orban e della Le PEN. Via, Sciò. Le sardine mandano via questa destra solo con la forza della loro presenza, con la forza della loro gioia. Ci riusciranno? Il dopo?
Il dopo non è compito delle sardine ma dei politici democratici che ricordino IN OGNI MOMENTO IL GIURAMENTO FATTO SULLA COSTITUZIONE! !!

La immagine si riferisce al monumento alle sardine a Santona, in Spagna, costa atlantica.

Una volta si diceva “giornalisti, vil razza dannata!”. Non è certo vero. Ma i giornalisti italiani hanno un brutto difetto. Amano le notizie facili. Prendiamo un esempio a caso: le esternazioni di Salvini. I giornalisti dovrebbero dare corpo e voce alle Notizie, ossia fatti o atti che possono cambiare la vita quotidiana. Lo so, si dice che una buona notizia non è una notizia, ma perché buttarsi anima e corpo sulle non notizie? Salvini, dicevo. Salvini ha una ottima macchina della comunicazione gestita da Luca Morisi e si infila non a caso nei trend topics (le parole più di moda, le parole più cliccate del giorno). C’è la campagna pubblicitaria della Nutella che lancia i suoi biscotti, la stampa segue questa non notizia con la bufala che i biscotti non si trovano nei supermercati. E Salvini, zac, si infila nella non notizia, affermando di non mangiare alimenti confezionati con nocciole provenienti dalla Turchia (doppio colpo, anche le parola Turchia, con le bizze di Erdogan, è fra i trend topics in negativo). E i giornalisti che fanno con questa doppia non notizia? La amplificano, è facile, mica devono fare una inchiesta? Chiedono al ragazzo di redazione di contare i post, i Twitter i cui Salvini sostiene che adora la Nutella e confezionano il servizio, magari di due minuti. Ma quanto costa mandare in TV uno spot pubblicitario di due minuti. Salvini lo ha gratis. Vi rendete conto? Un nostro antenato diceva “parlate male di me purché si parli di me!”. O questi giornalisti sono tutti salviniani, o sono prezzolati.
Lo stesso dicasi per la enfasi data alla notizia di Salvini per il messaggio della Madonna di Medjugorje (trend topics, c’erano due convegni sul tema). Notizia amplificata mille volte, prima conosciuta, e derisa, solo dagli spettatori di porta a porta, ora di dominio mondiale. E non mi si dica che i giornalisti lo fanno con qualunque politico. Ricordate il triste messaggio diffuso urbi et orbi con la foto del solitario Bersani con la birretta?
Mi ricordo, invece, un conduttore di TG coraggioso, di cui, purtroppo, non ricordo il nome. Verso la fine del TG stava leggendo le “agenzie”, le leggeva in diretta. Ad un certo punto lesse “Non si hanno più notizie da due giorni della figlia di Al Bano” e subito dopo mormorò “Ma che, è una notizia questa?” Sia lode a lui.

Da poco più di una settimana si sta diffondendo nel nostro Paese il fenomeno delle “Sardine”. Riunioni pacifiche, senza bandiere, vessilli o stemmi di partiti che, sempre più numerose, hanno un unico scopo: contestare la politica becera, sovranista, volgare, sovranista di cui il massimo esponente è Salvini.

Contestare le sue uscite su Faceebook sempre conformandosi, come un camaleonte, alle mode del momento, le sue veementiinvettive contro gli immigrati ladri e stupratori, i suoi silenzi quando il colpevole è italiano e la vittima straniera.

Insomma non un programma, ma una forte reazione alla politica e alla propaganda salviniana.

I vari gruppi si confrontano su Facebook, ma vedo che c’è un po’ di querelle sulla direzione delle sardine contro Salvini. Se cioè sia giusto o meno canalizzare la protesta CONTRO una persona, affinché non vinca le elezioni, e non PER qualcosa come un programma da far vincere con le urne.


Il ragionamento non è peregrino, ma ci sono delle priorità. Salvini non è solo Salvini. Salvini non è solo i suoi fluviali interventi su Facebook, né la nutella, né i gattini che mangiano le sardine. Rappresenta anche tutta la sua cricca, ben più pericolosa delle imagginette su twitter o Facebook. E non è Forza nuova o casa Pound, che fanno più casini che dannni. Il vero pericolo di Salvini è che egli persegue la politica di Putin per la disgregazione dell’Unione europea, che – come a Trump – dà parecchio fastidio alle superpotenze. Salvini è per la uscita dall’Euro per un supposto vantaggio della svalutazione competitiva che ha fatto ricco il suo popolo lombardo veneto e che, comunque, mai potrà tornare con un mercato così grande che, comunque, rimarrà con gli altri Stati che non vorranno certo uscire dalla UE.

Salvini è per i condoni (ora si chiamano “pace fiscale”) che fanno particolarmente arrabiare chi ha sempre pagato le tasse. Salvini è per lasciar perdere i deboli e incenivare i forti come dimostra la sua flat tax che premia i ricchi e non dà nulla ai poveri [aliquota unica al 20% significa che i ricchi risparmieranno milioni di euro e i poveri non gadagnerannno alcunché].

Salvini è quello della propaganda continua, anche a costo di non fare il ministro dell’interno e di non andare mai in quel ministero. Salvini è quello dei provvedimenti inutili sull’immigrazione che, togliendo il permesso umanitario ha creato , all’improvviso 250.000 clandestini. Salvini è quello che aveva promesso di rimpatriare tutti i clandestini e non lo ha fatto.
Salvini è un pericolo e va, politicamente, messo in condizione di non essere rieletto.
Salvini è un pericolo per la nostra Bibbia laica: LA COSTITUZIONE
Queste sono le priorità. Ire resto verrà dopo, una volta bonificata la politica.

sardine

Nella mia vita professionale mi sono spesso occupato di immigrazione e asilo, dalla Turco-Napolitano in poi, viaggiando fra le stanze di Bruxelles a negoziare le Direttive e i Regolamenti e le patrie stanze ministeriali per dare attuazione a quelle norme discusse a Bruxelles. Insomma, sono stato un “civil servant” e uno “sherpa”.

L’asilo e l’immigrazione sono materie complesse, piene di mille sfaccettature e coinvolgono gli aspetti più disparati, da quelli professionali, dell’istruzione, dell’accoglienza, del lavoro, dei diritti e doveri di chi arriva da noi a quelli transnazionali degli affari della cooperazione allo sviluppo, dei grandi giacimenti di preziosi siti in luoghi dove la gente vive con un dollaro al giorno, fino – fatti propri dalla politica – a mutare la percezione che abbiamo dell’altro.Ed è una materia volubile, non solo in Italia, ma soprattutto in Europa, alla quale è rivolto questo libro: siamo passati dal “vento di Tampere” che apriva lo spazio di uguaglianza e giustizia a tutti alla “fortezza Europa” chiusa e attorcigliata in sé stessa, incapace di trovare una direzione, una qualsiasi direzione.Ho vissuto in prima persona gli ultimi venti anni di vita europea e della sua azione, spesso incerta e titubante verso questo fenomeno.

Quello che mi preoccupa è la memoria corta: parliamo senza problemi dei nostri emigrati di due secoli fa, ma abbiamo molta difficoltà a ricordare cosa è successo in Europa negli ultimi venti anni. Spesso accusiamo l’Europa delle incapacità nazionali o ci rassegniamo ad un “lo vuole l’Europa” senza sapere perché.I fatti e la realtà sono stati spesso coperti dalle urla dei media, così assordanti da non farci percepire quanto realmente avviene.

Ho scritto già tre libretti, tre Ebook per Amazon, sull’azione dell’Europa.Con soddisfazione, ho visto che i tre libretti sono stati utili e ho pensato di aggiornarli (nei limiti in cui si può aggiornare la storia senza incorrere nell’Orwelliano 1984) riunendoli in uno solo.

Del libro ho predisposto due versioni, la prima, come al solito, un Ebook ipertestuale, corredato da centinaia di link che portano il lettore alla spiegazione o all’approfondimento dell’argomento trattato, e una versione classica cartacea, nella quale – ovviamente – i link vanno persi ma spesso sostituiti da note a piè di pagina che riportano i link stessi. Scopo di questo libro è fissare nella memoria gli avvenimenti, le politiche succedutesi in Europa su asilo e migrazione; costituire uno strumento veloce per ricordare gli avvenimenti passati che, già oggi, vengono confusi e artatamente adattati al presente. Troverete molta “storia”, molto spazio dedicato all’esame degli strumenti normativi europei magari non più vigenti e poco spazio all’esame di quelli vigenti. Ma lo scopo di questo libro non quello di essere il manuale del diritto europeo vigente: ci sono libri specifici per questo. Lo scopo è solo quello di raccontare cosa è successo, come è successo, come è cominciato tutto questo. Raccontare le frizioni fra le vedute “aperturiste” della Commissione” e quelle “conservatrici” degli Stati membri, raccontare i “perché” di certe decisioni e non le decisioni stesse.La lettura della discussione sulle diverse Direttive è illuminante, non solo per le norme ivi contenute, magari oggi non più in vigore e sostituite da altre più recenti, ma per comprendere il continuo braccio di ferro che c’è sempre stato fra la Commissione e gli Stati membri. E, come, questi ultimi, sono sempre riusciti a trasformare queste norme aperte verso gli immigrati in norme sempre più restrittive.

In compenso, ho dato parecchio spazio agli strumenti normativi in itinere, quelli che sono sui tavoli di Bruxelles, pronti per essere approvati, modificati o meno, appena gli organi comunitari si saranno ricostituiti dopo le elezioni di maggio 2019.

Alcune riflessioni sul “peso netto” e “peso lordo” dei migranti e sul ruolo delle ONG, completano il libro.

La versione cartacea (245 pagine) è reperibile qui: https://www.amazon.it/dp/1080713832/.

La versione Ebook è reperibile qui: https://www.amazon.it/dp/B07V6B84W3

La copertina

Il Governo preannuncia una dura lettera a Bruxelles. L’Italia farà la voce grossa, dicono in coro Salvini, Di Maio e il loro maggiordomo Conte.

l’Europa è il nemico da combattere perché non ci permette di aumentare il deficit.

Ma stasera il TG LA7 ha presentato un sondaggio in cui, nella popolazione, scende il gradimento del Governo e sale quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Quando ciò succede è sintomo che i cittadini prevedono tempi bui e si stringono intorno alla massima istituzione.

Successe così anche nel 2011 con Napolitano e Berlusconi.

È arrivata la bufera? Chiudete i boccaporti e allacciate le cinture!

https://youtu.be/zYK0VdOzbZE

Ma come è cominciato tutto ciò? Viviamo in una atmosfera intrisa di rancore ed odio. Non facciamo altro che cercare il “nemico”. Anche nella quotidianità. Può essere l’auto avanti a noi che esita al semaforo per provocare un concerto di clacson risentiti. Può essere la signora anziana che rallenta la fila alla cassa del supermercato.

Oppure sentiamo un disperato bisogno di affermazione calpestando le regole. Buttando spazzatura indifferenziata nel cassonetto dell’organico oppure posteggiando in seconda fila per andare al bar: rivalsa! Rivalsa contro cosa? Non lo sappiamo. Vediamo sempre più il nostro prossimo se non come nemico, come rivale e concorrente. Ma rivale per cosa?

Quello che si vede è la caccia al diverso, indicato come “responsabile del malcontento”: può essere il cittadino italiano al quale viene assegnata una casa popolare, ma solo perché è di etnia rom scatena la rivolta delle periferie. Ma può essere anche una bambina dall’impermeabile giallo che ci ricorda i nostri sbagli ambientali e che la Terra sta perdendo la pazienza.

Ma come è cominciato tutto ciò? Dove e quando si è accesa la scintilla così ben alimentata a fini elettorali e politici?

Ci è sfuggito quel momento? Dove e quando è iniziato tutto? Qual è stato l’avvenimento, il fatto rimasto silente per un pezzo, ingrandendosi di nascosto, fino a scoppiare solo ora?

Io una idea ce l’avrei. Forse sbaglio, forse no. So che prendendo quel momento come inizio, mi attirerò le critiche di molti. Perché è un evento che, in sé, fa molto onore all’Italia, ma fu pessimamente gestito.

Mi riferisco a quello che accadde dopo il 3 ottobre 2013. Quel giorno – era un giovedì – una imbarcazione, carica di migranti, si rovesciò a poche miglia da Lampedusa. Morirono in 366, ma alcuni superstiti raccontarono che sul barcone erano in oltre 500.

Non era la prima volta che migranti morivano in un naufragio, ma il numero dei morti e la vicinanza alle coste italiane fecero la differenza.

Era l’ottobre del 2013, da pochi mesi era in carica il Governo Letta alle prese con il difficile compito di allontanare lo spettro del default italiano, già intrapreso da Monti. Le elezioni politiche del febbraio 2013 non è che avessero fornito un risultato molto chiaro. Tanto poco chiaro che ricordiamo fatti “strani” come le consultazioni “in streaming” con i Cinquestelle e Bersani e l’inusuale richiesta di tutti i partiti al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di farsi rieleggere perché il Parlamento non trovava un accordo sul suo successore. Sergio Mattarella fu, infatti eletto il 3 febbraio 2015.

Situazione confusa e Governo molto debole. Il Governo Letta, infatti, fu quasi un altro governo di solidarietà nazionale, con la partecipazione di molte, e diverse fra loro, forze politiche per trovare i numeri della necessaria maggioranza: Partito Democratico, Popolo della Libertà (con scissione nel novembre 2013 con la componente alfaniana NDC che rimase nel Governo), Scelta Civica, Popolari per l’Italia, Unione di Centro, Radicali e indipendenti (per la composizione clicca qui).

Ottobre, poi, è un mese in cui il Parlamento è impegnato nella difficile composizione e approvazione della “legge di stabilità” che, per uscire dalla crisi portava nuove tasse.

Insomma, un panorama cupo. Ci voleva qualcosa che risollevasse gli animi, qualcosa di positivo, qualcosa che facesse battere all’unisono i cuori degli italiani; qualcosa che, dopo le frustate dell’Unione europea, i rischi di default come la Grecia, ci facesse dire “COME SIAMO BRAVI!”

Il 5 ottobre 2013, era un sabato, a Palazzo Chigi si svolse una riunione con i massimi vertici del Governo accompagnati da una telefonata dal Vaticano al cattolico Letta di “far qualcosa” per frenare le morti in mare.

E la soluzione, bella, originale, piena di “amore” per il prossimo fu trovata: non aspetteremo più i migranti sulle nostre coste, li andremo a cercare in alto mare. La linea di soccorso si spostava dalle nostre coste in mare aperto, alla ricerca dei barconi dei migranti. Lì nacque l’idea di “Mare nostrum”, una operazione navale, condotta dall’Italia in solitario, per mostrare all’Europa come manifestare solidarietà concreta a chi fugge da guerre e persecuzioni.

Più di 100.000 persone furono salvate dalle nostre navi prima che, dopo un anno, l’operazione divenisse europea.

Un’operazione che ci fa onore e che, all’inizio, sollevò i previsti e cercati entusiasmi: l’Italia, Paese circondato dal Mediterraneo, da solo, offre le sue navi e i suoi uomini per salvare i profughi.

Sono convinto ancora della bontà e della necessità di Mare nostrum: non si possono lasciare morire in mare le persone, anche se queste intendono entrare, non invitare, nel nostro Paese.

Ma se le operazioni di soccorso furono un grande successo, altrettanto non si può dire per ciò che venne dopo i soccorsi. L’accoglienza non fu all’altezza. Per diversi motivi.

Innanzitutto i numeri: se nel 2013 le persone sbarcate/salvate furono 42.925, nel 2014 furono 170.100, nel 2015 furono 153.842, nel 2016 furono 181.436, nel 2017 furono 119.310. (fonte: ISMU su dati Ministero interno).

  1. L’insufficiente numero degli organi deputati a riconoscere chi, fra gli sbarcati/salvati avesse diritto alla protezione. Numero ampliato solo successivamente.
  2. L’aiuto pari a zero dell’Unione europea che si trincerò dietro le convenzioni internazionali, come i Trattati IMO e il “famigerato” quarto protocollo del 2004 (mai sottoscritto da Malta) che impone a chi coordina le operazioni di soccorso (sempre l’Italia, sia per Mare nostrum , sia per le successive Triton e Sophia in ambito UE) di indicare il porto di sbarco (ovviamente sul suo territorio).
  3. La nazionalità degli sbarcati: la maggior parte proveniva da Paesi che non rispondevano ai criteri stabiliti dall’Unione europea per il riconoscimento della protezione internazionale o per la rilocazione prevista da due Decisioni UE e questa: essere di una nazionalità che abbia almeno il 75% dei riconoscimenti di protezione. Questo requisito era appannaggio sol dei siriani, irakeni, eritrei. E negli sbarchi/salvataggi le nazionalità predominanti erano, e sono, nigeriani, marocchini, tunisini, ivoriani, etc.
  4. La estrema difficoltà a “rimandare a casa” chi non ha diritto alla protezione internazionale: le espulsioni sono molto molto difficili: necessitano di un “riconoscimento diplomatico” delle autorità del Paese di origine. E queste Autorità ben di rado collaborano, e non solo in Italia.
  5. L’uso, un po’ “disinvolto” del permesso umanitario, permesso nazionale, non UE, spesso dato a chi, pur non avendo diritto alla protezione internazionale, appariva una “brava persona” suscettibile di integrazione o, al contrario di praticamente impossibile espulsione [Grande cuore italico]

I richiedenti asilo ed i “denegati” non espulsi cominciarono ben presto ad essere “visibili”. A costituire un panorama frequente nelle città. Spesso silenzioso, ma talvolta rumoroso, facile preda della malavita e di chi è pronto ad istillare odio indicando il “diverso” come “nemico”.

Sommando gli arrivi ben si comprende come, questa massa di stranieri possa ingenerare un senso di “altro da sé” nella popolazione italiana.

Si è speso pochissimo per la necessità fondamentale, ossia l’integrazione e gli ultimi provvedimenti del Governo gialloverde hanno “tagliato” ancora di più il sistema di integrazione che funzionava, ossia lo SPRAR, trasformando questi stranieri in clandestini in mezzo ad una strada ed aumentando, forse ad arte, la percezione di paura della popolazione verso chi è “diverso”.

Eppure, secondo i demografi, l’Italia avrebbe un disperato bisogno di nuove braccia da lavoro. La popolazione invecchia e la parte produttiva della popolazione diminuisce sempre più. Situazione analoga in Germania, che, però, nel 2015 ha accolto un milione di persone spendendo parecchio per la loro integrazione cercando di formare “nuovi tedeschi”. Noi no.

Noi non abbiamo saputo far di meglio che indicare questi “nuovi arrivati” come il “pericolo pubblico”, fonte di tutti i mali del nostro Paese. Mero calcolo elettorale, ma molto ben riuscito.

E, ormai, si vedono gli effetti. Ultimo, ieri, festa della Repubblica. Ho visto la consueta sfilata in TV. So per certo che molti italiani di pelle nera sono nell’esercito e, specialmente, nei gruppi sportivi. So per certo che tantissime classi scolastiche elementari e medie sono piene di bambini di colore. Ebbene, ieri – posso sbagliare, ma è quello che ho visto – nessun militare di pelle nera ha sfilato, nessun bambino di pelle nera era nelle classi ricevute da Mattarella sul palco durante la sfilata. Un segno dei tempi. Forse, ma un segno molto brutto.

Non so se mi avete seguito. Ho cercato di dimostrare come un gesto bellissimo e rivolto alla solidarietà verso chi, nel mondo, è stato meno fortunato, possa trasformarsi, per impreparazione nel gestirlo e per criminali calcoli politici, in un terremoto del panorama istituzionale italiano, ormai composto solo di litigiosità, di continua ricerca del “nemico”, di confusione e di inadeguatezza al ruolo rivestito.

Vediamo che accade. Vediamo oggi il Presidente del Consiglio Conte cosa dirà.

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