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Salvini promette: aboliremo il canone RAI (Qui il link),

Caro amico, ti scrivo, così mi distraggo un po’
E siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò
Da quando sei partito c’è una grande novità
L’anno vecchio è finito, ormai
Ma qualcosa ancora qui non va
C’era o, meglio, in qualche modo c’è ancora, il Presidente del consiglio più serio, competente e stimato che avessimo mai avuto. E non poteva dare fastidio a lungo, visto che a marzo od aprile 2023 si sarebbe votato comunque.
Tutti i partiti (salvo uno) insieme. L’unione fa la forza e, quando la forza è guidata dall’,intelligenza, i risultati si vedono: centri vaccinali efficienti manco fossimo in Svizzera, fondi europei a profusione, l’,imbarazzo della scelta di come spenderli. L’economia tirava, eh! Una crescita del PIL mai vista. Una guerra a poche centinaia di chilometri da noi e il Governo prende una decisione univoca!
Tutto bene amico mio? Eh no.
I vecchi capetti sentivano montare l’invidia e diminuire i voti prossimi venturi e, allora, che si fa?
Il solito giochetto. Una scusa e il governo cade. Cade ma non troppo, lo costringono a dimettersi senza togliergli la fiducia (i media stranieri hanno unninfarto) in modo che fino ad novembre, quando il nuovo governo si sarà formato, il vecchio/attuale avrà tolto un po’ di castagne dal fuoco per permettere ai “nuovi” di sedersi al banchetto senza noiose incombenze.
E, caro amico, mi piange la penna, ma quello che sto per raccontarti è ancora peggio.
Comincia la campagna elettorale.
Le coalizioni si formano e si sfasciato. C’è chi bacia come Giuda il compagno per poi subito andarsene a fare comunella con chi, solo qualche mese prima, non sarebbe mai andato.
Due partiti che parevano fondersi a “sinistra” ora si guardano in cagnesco.
Non è che a destra vada meglio. Quello che era il maggior partito ha una emorragia di ministri ed esponenti di primo piano, nei sondaggi dimezza i consensi e si tiene a galla solo con o soldi del capo.
Quello che era il frontman, l’acchiappavoti col mohjto in mano è in caduta libera e “si diverte” a portar sfiga.
Ora, caro amico, veleggia in alto una biondina della Garbatella che, per farsi conoscere, dice di sè di essere una donna (sì vedeva già, ma con questa storia del sesso liquido non si può mai sapere), una mamma (vabbè, fatti suoi) e di chiamarsi come si chiama (temeva giochetti dell’anagrafe?).
Ma, caro amico, la penna piange ancora di più ora che devo raccontarti i programmi di questa gente.
C’era una canzone che diceva parole, parole, parole. Ecco, aggiungiamoci promesse, promesse, promesse ed avrai il quadro completo.
Promesse nuove?
Macché, le ho confrontate con quelle del 2018, mai realizzate (se le avessero realizzate ora dovrebbero scervellarsi per trovarne di nuove).
La flat tax (promessa già dal Caimano 30 anni fa), il ponte sullo stretto (promessa di 50 anni fa e che, senza nemmeno iniziare l’opera ci è già costata 280 milioni di progetti e penali).
Via la legge Fornero che,ad onta della stessa promessa di 4 anni fa, è ancora viva. In pensione a 60 anni con 20 anni di contributi. Via il green pass (che già non c’è più).
Si vince facendo gli occhi di tigre! (Qui la stampa estera è stata ricoverata per un secondo infarto) .

Basta, non voglio affliggere, smetto.
No, una ultima cosa, te la voglio raccontare: uno dei partiti politici se l’è presa con un fumetto per bambini (e qui la stampa estera è defunta definitivamente). Peccato, non ha potuto leggere il profluvio di tweet di un candidato (che nel precedente tentativo di corsa a sindaco di un’isola non ha ricevuto nemmeno un voto) che, lui divorziato, indefessamente professa la indissolubilità del matrimonio.
Eh, sì caro amico, finisco di scriverti perché volevo seguire il discorso di un ex giornalista che ha raccolto attorno a sè, formando un partito tutti i novax, nopass, notass, gilet arancioni e, forse, ma non sono sicuro, ex generali.
Ma tu sta tranquillo che qui vatuttobene.
https://sergioferraiolo.com/2022/08/09/va-tutto-bene/


Prendendo a prestito il titolo di un film di Albanese, direi che ci risiamo.

Roboanti promesse elettorali. Tassa fissa o flat tax al 15% per tutti. (in barba alla Costituzione che prevede la progressività del prelievo.

Pensioni minime a 1000 euro per tutti.

Età pensionabile drasticamente ridotta.

Ovviamente i propalatori di queste balle si guardano bene dal precisare con quali soldi queste mirabolanti misure verranno coperte.

Oppure con la magica frase “scostamento di bilancio” che, fuori dai tecnicismi significa DEBITO PUBBLICO.

Sappiamo già cosa succederà: debito alle stelle, spread impazzito, agenzie di rating che indicheranno come spazzatura i nostri bot e cct.

Ma stavolta non ci sarà il whatever it takes. Le nuove regole della BCE promettono l’ombrello protettivo SOLO SE l’aumento del debito deriva da contingenze esterne e non da sciagurati provvedimenti interni.

La maggioranza al governo se la prenderà con l’Europa, minacciando di uscire dall’Unione e dall’euro.

E qui si fermerà perché, per uscire, l’Italia, come è successo per il Regno Unito dovrà prima saldare tutti i suoi debiti. E i nostri debiti sono grossi e tanti.

Insomma, arriverà la tanto deprecabile patrimoniale e i nostri risparmi si azzereranno.

Salvini, Meloni e Berlusconi, dopo essersi riempiti la pancia, lasceranno il solito cumulo di macerie al Monti o al Draghi di turno.

Questi sono fatti facilmente prevedibili con il programma annunciato dalla Destra.

Ve la sentite voi di essere ancora più poveri?

Il Dubbio è la nuova parola d’ordine italiana. È diventata simbolo del pensiero libero anche quando, purtroppo se ne fa un uso distorto.

Il “DUBBIO” è la massima espressione della sintesi fra il pensiero democratico (io posso dissentire) e quello scientifico/filosofico (io so di non sapere). È lapalissiano che questo esercizio mentale del dubbio può essere esercitato solo in Paesi democratici. Nei Paesi illiberali o nelle dittature il dubbio non è permesso.

Eppure i fautori del DUBBIO giustificano la loro esistenza sostenendo proprio il contrario: in Italia viviamo in una dittatura, prima sanitaria, ora carponi verso il mainstream dettato dagli USA.

Voglio vedere se in una dittatura avrebbero avuto tutto lo spazio (troppo) che in Italia è estato loro concesso.

Chi sono i “dubbiosi”? È facilissimo riconoscerlo. Sono quel “gruppo” variegato di persone che, o perché in crisi di ascolti, o perché in calo di popolarità o perché “i portatori di un pensiero diverso qualche seguace riescono sempre a trovarlo”, per partito preso vanno contro il pensiero legittimamente espresso dalla maggioranza delle persone.

È un gioco vecchio come il mondo: la pecora, perché sempre di pecore si tratta, che va in direzione opposta – a differenza delle altre – viene notata. E alla notorietà questa gente mira. Notorietà interessata perché, complici gli stupidi conduttori di talk show che, per aumentare di un punto l’audience, devono far scorrere il sangue nelle loro trasmissioni, lucrano comparsate televisive ben retribuite.

La cosa sorge da lontano, ma vi ricordate appena sei mesi fa la stupida concezione che “non bisogna fidarsi del vaccino”? In nome di una sofistica libertà di pensiero, in barba all’evidente efficacia e sicurezza del vaccino contro il Covid-19, un gruppo di persone in crisi di astinenza dalla ribalta o desiderosi di approdarvi, cominciò una polemica sterile contro il vaccino e contro il green pass. In nome delle libertà democratiche sancite dalla Costituzione (peccato che citavano sempre la prima metà degli articoli della Carta Costituzionale e mai la seconda parte dove i diritti enunciati venivano, in alcuni casi, limitati) sostenevano non solo la libertà di non vaccinarsi (contro ogni evidenza scientifica e con la certezza di contribuire a far circolare di più il virus) ma anche la dittatura di uno Stato che limitava la loro libertà di sedersi ad un ristorante, positivi o negativi che fossero al virus. Una dittatura che impediva loro di andare al lavoro con la possibilità di infettare gli altri.

Con una particolarità, però. Quando si parlava del vaccino russo Sputnik, i toni si addolcivano e l’indice veniva puntato contro l’EMA che non gli aveva dato via libera.

Le persone sono note a tutti. Da Massimo Cacciari, filosofo, ex sindaco di Venezia, noto forse più per le belle donne di cui si circondava quando era giovane che per la chiarezza del suo pensiero (ho vissuto a Venezia, la cosa mi è stata riportata da parecchi suoi studenti) a Matteo Salvini, uomo politico pronto a sostenere qualsiasi idea che possa fruttargli qualche voto, a Ugo Mattei, oscuro professore torinese, assurto agli onori della cronaca per il suo pensiero “contro”, a Carlo Freccero, ex Mega-Direttore Rai in crisi di visibilità, ad Alessandro Barbero, travolto da una recente e forse eccessiva popolarità, ad Alessandro Orsini, oscuro docente della Luiss che, comunque, per le sue idee ha spuntato un ricco contratto di comparsate televisive a Carta Bianca e Piazza Pulita, fino a larga parte dei Cinquestelle e del loro leader, Conte, che nello stesso giorno, descamisado, lancia strali contro il Governo e poi va da Mattarella a spergiurare che non vuol far cadere il Governo.

Il loro dogma è di una semplicità sconcertante: qualsiasi cosa dica o faccia il Governo, io posso trovare il modo di contestarla e – a dispetto di ogni evidenza scientifica – è mio diritto cercare la più ampia platea per esporle anche contravvenendo a disposizioni imperative di legge (leggi: mascherine e assembramenti). A parte il fatto che se veramente vivessimo in una dittatura, questa gente avrebbe seri problemi ad esporre liberamente le proprie idee, quanto queste riunioni, manifestazioni in contrasto con le norme dello Stato, hanno contribuito alla diffusione del Virus che non cercava altro che contiguità di  persone per replicarsi? Quante persone non si sono vaccinate per colpa loro?

Hanno fondato pure una associazione, la Du.Pre, (dubbio e precauzione) per essere più rappresentativi.

Questa è storia nota mi rendo conto di aver contravvenuto ad una delle principali leggi del giornalismo: mettere subito, fra le prime righe dell’articolo, l’obbiettivo dell’articolo stesso. Lo so e non me ne pento. Noi italiani – purtroppo – abbiamo la memoria corta e richiamare quello che è successo fino ad 45 giorni fa non è inutile.

Poi, il 24 febbraio 2022 è successo un fatto  straordinario ed inusuale: la Russia (stato sovrano), in barba ad ogni regola di diritto internazionale, ha invaso militarmente un altro Stato sovrano, l’Ucraina.

Ovviamente, tutti i palinsesti TV hanno virato di 180 gradi. Se fino al 23 febbraio l’argomento dominate era il Covid-19, dal 24 febbraio in poi non si parla altro che della guerra Russia-Ucraina. La propaganda dei due Paesi che si accusano a vicenda delle peggiori efferatezze, è uno stimolo a trasmissioni di sole parole, con poca spesa.

E, altrettanto ovviamente, non tirando più l’argomento Covid-19, pandemia, green pass e vaccino, tutto il gruppo Du.Pre, da esperti virologi, si è trasferito sulla guerra Russi Ucraina, sfoderando abilità geopolitiche da far invidia a Limes. E, sempre ovviamente, saltando da un argomento ad un altro – completamente diverso – il gruppo Du.Pre si è ritrovato compatto dalla parte del sostegno a Putin, contro Zelensky, accusato di volere la strage del suo popolo.

Ed ecco il punto cruciale di questo post, quello che avrei dovuto inserire fra le prime cinque righe.

Il gruppo Du.Pre è compatto sul “DUBBIO”: le immagini che vediamo sono reali o artefatte? È vita (o morte) reale o è un set cinematografico?

Su questo non posso dire alcunché – la prima vittima della guerra è la verità – potrebbe essere qualunque cosa tranne che LA RUSSIA, STATO SOVRANO, HA INVASO MILITARMENTE L’UCRAINA, ALTRO STATO SOVRANO.

Ma il dubbio (ma stavolta certezza pro-Putin) che avvolge il gruppo Du.Pre è un altro: Non dobbiamo dare armi all’Ucraina. Se le diamo l’unico effetto sarà il prolungarsi del conflitto con una escalation di morti e distruzione che non potrà eliminare l’esito finale scontato, ossia la sconfitta militare dell’Ucraina.

Per il rispetto di questo assunto si sono sentite cose assurde. Tipo “Zelensky, non ti allargare a chiedere no fly-zone e armi perché porterai più vittime al tuo popolo”.

E qui assurge a magna manifestazione l’ignoranza di chi fa queste affermazioni (Orsini).  È lapalissiano che non dando armi all’Ucraina, la guerra si sarebbe conclusa già da un pezzo con l’annessione dell’Ucraina da parte della Russia e che le vittime e le distruzioni sarebbero state in numero assai ridotto.

È un pensiero (dubbio) legittimo. Peccato che tale pensiero o dubbio sia stato formulato qui in Europa al calduccio e senza bombe senza tenere in conto i pareri di chi sta lì.

Appare, invece, che il pensiero principe di Zelensky, democraticamente eletto a differenza di Putin, sia molto diverso. Chi ha la responsabilità di quarantaquattro milioni di cittadini ha tutto il diritto di scegliere un’altra via e di resistere – anche con la forza – all’invasione russa -e che questa convinzione, a quanto pare, sia condivisa non solo dalla popolazione ucraina, ma anche da quella dei tre Stati Baltici e dalla Polonia, ben consci delle atrocità russe fra la fine della II guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino.

Quindi, ben cari Du.Pre potete esprimere il vostro dubbio (in Russia non lo potreste fare) ma non potete pretendere che il vostro dubbio sia condiviso da chi ha la responsabilità di un Paese invaso da forze straniere. A meno che…. a meno che il vostro “dubbio” non sia generato da forti compensi della parte invasora oppure dal “legittimo” desiderio del quieto vivere, ossia che c’importa dell’Ucraina, non voglio morire per l’Ucraina. Anche se posso esser d’accordo sul fatto che zero armi all’Ucraina avrebbe comportato minori vittime e fine della guerra, non posso pretendere che questo egoistico pensiero sia condiviso da Zelenskyy e dagli Ucraini. Insomma, il dubbio vada a farsi fottere.

In questi giorni abbiamo assistito ad una svolta di pensiero molto rilevante. I novax si sono quasi estinti riciclandosi, come l’araba fenice, in “no-greenpass”.
I motivi della drastica diminuzione del numero dei novax può essere spiegato con l’evidenza dei fatti. Siamo, in tutta Europa, in una fase di nuovo, repentino rialzo dei contagi, come ad ottobre dello scorso anno, ma con una sostanziale differenza: le terapie intensive e i ricoveri non sono in sofferenza, i contagi sono in massima parte fra i non vaccinati; solo il 4% dei vaccinati si infetta. I vaccinati, secondo le ultime evidenze, possono infettare, ma difficilmente si infettano e, se lo fanno, sono asintomatici o con sintomi molto lievi. Questi dati, sotto gli occhi di tutti, forse hanno convinto molti novax a rivedere le proprie idee, ma – per non perdere la loro identità di persone contro – si sono trasferiti subito fra le falangi pronte a contestare il Certificato verde COVID-19 o, più semplicemente, Greenpass.
Evidentemente le loro convinzioni non erano poi così granitiche e avevano, alla base, qualcos’altro.
L’evidenza della lotta al green pass non è la contestazione, nel merito, alla sua efficacia, bensì qualcosa di molto ideologico: la intromissione dello Stato nella libera determinazione del singolo. Chi contesta il green pass, in massima parte sponsorizzato dalla Lega, da Fratelli d’Italia, da CasaPound, da Forza Nuova, contesta lo “attentato” alla libertà personale, alla autodeterminazione del singolo. A parte il forte egoismo, questa tendenza è contraddittoria rispetto ad altre battaglie della Destra sulla “autodeterminazione”. La destra, infatti, è contro tante forme di autodeterminazione, come l’aborto, il divorzio, l’eutanasia, la contraccezione.
Argomenti speciosi presi a prestito, quindi? Forse sì.
È una opinione personale, lungi da presumere di essere nel giusto e nel vero, che i novax prima e i no-greenpass ora, soffrano di una patologia che li porta a presumere di appartenere ad una élite che sa e che conosce la verità, rispetto alla massa di pecoroni che segue “l’autorità”, forse per sfuggire ad una vita noiosa, grigia e grama.
Se la vita che conduco non è all’altezza delle mie aspettative, il conoscere “LA VERITÀ”, nel caso dei novax, oppure ammantarmi della romantica figura del “rivoluzionario” che combatte le vessazioni dello Stato, nel caso dei no-greenpass, mi eleva al di sopra del grigiore e mi consente di essere orgoglioso di me stesso.

Insomma salgo di un gradino, nella mia particolarissima visione dello Stato-comunità, nella scala dei valori: mi si nota di più, divento famoso, affrancandomi dalla massa.
È un fenomeno che io, comune cittadino non psicologo o psichiatria, riscontro anche in personaggi noti al grande pubblico.
Prendiamo il caso di Sgarbi e di Cacciari.
Sgarbi è un ottimo critico e conoscitore di arte, ma la nicchia gli va stretta, vuole la notorietà del politico, ma – a parer mio – non ne ha la stoffa e, allora, per farsi notare, per avere 30 secondi di TG, DEVE alzare sempre più i toni: parolacce, interventi verbalmente violenti, scenate in Parlamento dove è stato portato via a braccio. Purtroppo questa strategia non può durare all’infinito, a meno di uccidere qualcuno e, ormai, “a Sgarbi non se lo fila più nessuno”.
La stessa strada è stata intrapresa da Massimo Cacciari. Ormai è anziano, il suo mondo del PCI non esiste più, la sua filosofia, già criptica anche per i suoi studenti, non tira più. Se non fosse per le sue comparsate dalla Gruber, chi se lo ricorderebbe più? Allora, anche lui, ha intrapreso la strada della “persona contro”.
Il suo intervento, con Giorgio Agamben, contro il Green pass è emblematico del contestatore arrabbiato e senza grandi basi. Gramellini, Paolo Flores d’Arcais e il virologo Garattini non hanno faticato molto a smontare le sue tesi nelle quali si improvvisa virologo e giurista. Per la parte “giuridica” lascio a voi – le sue “domane” sono in fondo a questo post – i giudizio sul loro “peso”.
Se questi sono i leader, insieme agli esponenti della Lega di basso peso, ma di forte esternazione, come Siri e Bagnai, povera gente comune, come deve sentirsi confusa! Mica tutti hanno la possibilità o la voglia di informarsi selezionando i milioni di input che li sommergono. Trovano più facile indottrinarsi all’università del dr. Google.
Una cosa contesto al Governo Draghi, mancanza comune alle persone di spessore culturale: la carenza di comunicazione istituzionale. Il popolo ha bisogno di continue rassicurazioni, di qualcuno che risponda ai suoi dubbi. Una “contestazione istituzionale* alle fandonie dei novax e no-greenpass sarebbe più che opportuna.

“Domande ai giuristi” di Cacciari. Secondo me abbastanza ridicole:

Ma cosa c’è nel cd. DDL ZAN che turba tanto i sogni della destra? Tante cose sono state dette: che è una legge liberticida, che non permetterà più di esprimere le proprie idee contrarie all’omosessualità, alla famiglia composta da due mamme o due papà, che inculcherà, fin dalla prima infanzia, in tutti i bambini la promiscuità di genere, di essere una legge contro la libertà di pensiero.

Ma voi l’avete letta? Sapete cosa c’è scritto? NULLA di tutto questo. Le critiche della destra sono solo propaganda e se mi seguite vi dimostrerò perché.

Certo il Disegno di legge che si trova al Senato con il numero 2005, già approvato dalla Camera e che prende il nome da deputato PD Alessandro ZAN del PD non è di facilissima lettura perché è un Disegno di legge che, in molti casi, si rapporta, con richiami di altre disposizioni di legge. Purtroppo la tecnica legislativa è questa: se vuoi rendere certi comportamenti punibili come altri descritti in altra legge non li puoi descrivere autonomamente, ma li devi rapportare a quelli ai quali vuoi assimilarli, in modo da evitare che, se si modificano gli uni, rimangono fermi gli altri.

In buona sostanza la massima parte degli articoli del Disegno di legge non sono altro che una estensione della legge Mancino ai reati dettati da omotransfobia e simili. In pratica un aumento delle pene per reati già coperti dall’aumento di pena per reati di violenza dettati da motivi abietti. Su tali aumenti di pena anche la destra si dice d’accordo anche se gli aumenti di pena mai hanno scoraggiato il commettere reati.

Ma proseguiamo con ordine. Abbiamo detto che il DDL ZAN giace in Commissione al Senato con il numero 2005 e il testo potete trovarlo cliccando qui.

Le leggi antidiscriminazione sono presenti in tutto il mondo. Per una panoramica potete cliccare qui.

Vi va di perdere un po’ di tempo per esaminare gli articoli?

Articolo 1:

(Definizioni) 1. Ai fini della presente legge: a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico; b) per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; c) per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; d) per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

Mi sembra abbastanza chiaro: ai soli fini di questo Disegno di Legge l’orientamento sessuale (attrattiva verso lo stesso o altro sesso) e l’identità di genere (ossia il sesso in cui l’individuo si percepisce) sono indipendenti dal sesso indicato dall’anagrafe anche se l’individuo stesso non ha intrapreso o concluso un percorso (psicologico, farmacologico, chirurgico di passaggio). In parole molto povere, una persona registrata all’anagrafe come maschio può definirsi femmina anche se non ha subito interventi chirurgici di cambio di sesso; ma questa sua dichiarazione non influisce sul sesso registrato all’anagrafe

Ovviamente questo NON significa che il sesso descritto all’anagrafe cambi solamente con questo “sentirsi diverso da quanto scritto all’anagrafe”. Ci vuole ben altro per il cambio anagrafico.

Articolo 2

(Modifiche all’articolo 604-bis del codice penale) 1. All’articolo 604-bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo comma, lettera a), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità »; b) al primo comma, lettera b), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità »; c) al secondo comma, primo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità »; d) la rubrica è sostituita dalla seguente: « Propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità »

Questo articolo ha il solo scopo di estendere ai delitti previsti dall’articolo 604-bis del Codice penale “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione etnica, razziale e religiosa”, la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi fondati sull’identità sessuale, sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sulla disabilità. Quindi non si parla assolutamente di reprimere le idee ma solo “la propaganda e l’istigazione a delinquere”, cosa ben diversa. Quindi posso – se lo voglio – esprimere il mio orientamento contrario ai transgender o agli omosessuali, ma non posso – pena l’incriminazione – istigare alla violenza contro i transgender o gli omosessuali. Mi par cosa ben differente.

Articolo 3

(Modifica all’articolo 604-ter del codice penale) 1. All’articolo 604-ter, primo comma, del codice penale, dopo le parole: « o religioso, » sono inserite le seguenti: « oppure per motivi fondati sul sesso, sul genere, sul­ l’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità, ».

Identico scopo dell’articolo precedente: estendere le incriminazioni previste dall’art.606-ter del codice penale, che punisce con l’aggravamento di un terzo della pena i delitti commessi “per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità” ai delitti commessi con finalità di discriminazione sessuale, discriminazione di genere, di orientamento sessuale etc. Quindi una aggravante per delitti commessi con finalità di discriminazione e, non, per idee ad esse contrarie.

Articolo 4

(Pluralismo delle idee e libertà delle scelte) 1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a de­ terminare il concreto pericolo del compi­ mento di atti discriminatori o violenti.

Proprio per evitare qualsiasi equivoco fra delitti commessi  e l’incitamento a commetterli e la libertà di pensiero, il legislatore ha inserito questo articolo che fa piazza pulita dei timori di nono poter più esprimere le proprie idee contrarie alla libertà di genere. Forse forse qui l’inciso “Ai fini della presente legge” potrebbe esser eliminato, in quanto la libertà di opinione ed espressione è già tutelato dalla Costituzione.

Articolo 5

(Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122) 1. Al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 1: 1) al comma 1-bis, alinea, le parole: « reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654 » sono sostituite dalle seguenti: « delitti di cui all’articolo 604-bis del codice penale ovvero per un delitto aggravato dalla circostanza di cui all’articolo 604-ter del medesimo codice »; 2) il comma 1-ter è sostituito dal seguente: « 1-ter. Nel caso di condanna per uno dei delitti indicati al comma 1-bis, la sospensione condizionale della pena può essere subordinata, se il condannato non si oppone, alla prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività secondo quanto previsto dai commi 1-quater, 1-quinquies e 1-sexies. Per i medesimi delitti, nei casi di richiesta dell’imputato di sospensione del procedimento con messa alla prova, per lavoro di pubblica utilità si intende quanto previsto dai commi 1-quater, 1-quinquies e 1-sexies »; 3) al comma 1-quater: 3.1) le parole: « , da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere » sono sostituite dalla seguente: « è »; 3.2) dopo la parola: « giudice » sono inserite le seguenti: « , tenuto conto delle ragioni che hanno determinato la condotta, »; 4) al comma 1-quinquies, le parole: « o degli extracomunitari » sono sostituite dalle seguenti: « , degli stranieri o a favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati di cui all’articolo 604-bis del codice penale »; 5) alla rubrica, dopo la parola: « religiosi » sono inserite le seguenti: « o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità »; b) al titolo, le parole: « e religiosa » sono sostituite dalle seguenti: « , religiosa o fondata sul sesso, sul genere, sull’orienta­ mento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità ». 2. Dall’attuazione del comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 3. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con regolamento adottato con decreto del Ministro della giustizia, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono determinate, nel rispetto di quanto previsto dal comma 2, le modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività, di cui all’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, come modificato dal comma 1 del presente articolo.

Questo è un articolo apparentemente complesso, ma in realtà volto solo a dare una sistematicità alla legge.

Innanzitutto cosa è il Decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122 convertito dalla legge 25 giugno 1993, n.205? Cosa è questa legge che si vuol modificare?

Il mistero è presto svelato: si tratta della famosa “legge Mancino” (per altre esplicazioni clicca qui) che sanziona e condanna frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento all’odio, l’incitamento alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razzialietnicireligiosi o nazionali. La legge punisce anche l’utilizzo di emblemi o simboli.

Essa è oggi il principale strumento legislativo che l’ordinamento italiano offre per la repressione dei crimini d’odio e dell’incitamento all’odio.

Questo articolo, oltre a dare, come si è detto, sistematicità alla legge, inserisce – per i condannati – una possibilità di “redenzione” partecipando a programmi di pubblica utilità  a favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati di cui all’articolo 604-bis del codice penale. Insomma una sostituzione di pena volta a far conoscere a chi si è macchiato del delitto di incitazione all’odio verso queste categorie le categorie stesse e quanto poco ci sia da odiarle.

Articolo 6

(Modifica all’articolo 90-quater del codice di procedura penale) 1. All’articolo 90-quater, comma 1, se­condo periodo, del codice di procedura penale, dopo le parole: « odio razziale » sono inserite le seguenti: « o fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sul­ l’identità di genere

Altro articolo inteso a dare sistematicità alla legge e a comprendere i delitti di incitamento all’odio contro l’orientamento sessuale in quelli contro l’odio razziale nel codice di procedura penale.

Articolo 7

 (Istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia) 1. La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità so­ciale sanciti dalla Costituzione. 2. La Giornata di cui al comma 1 non de­termina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in un giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o comporta la riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54. 3. In occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia sono organizzate cerimonie, in­ contri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1. Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa di cui al comma 16 dell’articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

In un sistema giuridico moderno, non esistono solo le sanzioni: Esiste anche l’educazione dei cittadini a non commettere crimini verso stati, comportamenti, essenze, tutelati dall’ordinamento. Quindi, come esistono giornate che ricordano i crimini delle foibe, verrà istituita una giornata che ricorda i crimini contro l’orientamento sessuale. Non dimentichiamoci che durante il nazismo gli omosessuali furono perseguitati al pari degli ebrei e degli zingari.

Qui si appuntano molte critiche provenienti anche dal Vaticano che sostiene che nelle scuole paritarie gestite dai religiosi non ci potrà mai essere un sostegno alla libertà di genere e al cambio di sesso. Questa mi sembra una pretesa eccessiva: se vogliono la parificazione (ossia l’uguaglianza di risultati) le scuole cattoliche devono conformarsi alle leggi dello Stato. Altrimenti non siano paritarie e gli studenti provenienti da tali scuole dovranno sostenere un esame per esser “promossi” anche davanti allo Stato.

Articolo 8

(Modifiche al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, in materia di prevenzione e contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere) 1. All’articolo 7 del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti: « 2-bis. Nell’ambito delle competenze di cui al comma 2, l’ufficio elabora con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La strategia reca la definizione degli obiettivi e l’individuazione di misure relative all’educazione e all’istruzione, al lavoro, alla sicurezza, anche con riferimento alla situazione carceraria, alla comunicazione e ai media. La strategia è elaborata nel quadro di una consultazione permanente delle amministrazioni locali, delle organizzazioni di categoria e delle associazioni impegnate nel contrasto delle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e individua specifici interventi volti a prevenire e contrastare l’insorgere di fenomeni di violenza e discriminazione fondati sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. 2-ter. All’attuazione delle misure e degli specifici interventi di cui, rispettivamente, al secondo e al terzo periodo del comma 2-bis, le amministrazioni pubbliche competenti provvedono compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica ».

L’articolo è chiaro: prevede una azione amministrativa per la prevenzione dei crimini contro l’orientamento sessuale

Articolo 9

(Modifica all’articolo 105-quater del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, in materia di centri contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere) 1. All’articolo 105-quater, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, le parole: « di discriminazione o violenza fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere » sono sostituite dalle seguenti: « dei reati previsti dall’articolo 604-bis del codice penale, commessi per motivi fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere della vittima, ovvero di un reato aggravato, per le medesime ragioni, dalla circostanza di cui all’articolo 604-ter del codice penale ».

Anche questa è una modifica intesa a dare sistematicità al sistema, raggruppando gli articoli che incriminano i delitti conto l’orientamento sessuale nella dizione omnicomprensiva “dei delitti previsti dagli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale”.

Articolo 10

(Statistiche sulle discriminazioni e sulla violenza) 1. Ai fini della verifica dell’applicazione della presente legge e della progettazione e della realizzazione di politiche per il contra­ sto della discriminazione e della violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere e del monito­ raggio delle politiche di prevenzione, l’Isti­ tuto nazionale di statistica, nell’ambito delle proprie risorse e competenze istituzionali, sentito l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), assicura lo svolgimento di una rilevazione statistica con cadenza almeno triennale. La rilevazione deve misurare anche le opinioni, le discriminazioni e la violenza subite e le caratteristi­ che dei soggetti più esposti al rischio, secondo i quesiti contenuti nell’Indagine sulle discriminazioni condotta dall’Istituto nazionale di statistica a partire dal 2011.

L’ultimo articolo è volto a monitorare – tramite l’ISTAT – l’evolversi del fenomeno dei reati contro l’orientamento sessuale.

Finita la disamina degli articoli del DDL ZAN per sanzionare gli atti violenti di odio contro l’orientamento sessuale vi chiedo se in esso sono contenute tutte le perplessità e le contrarietà sollevate dalla destra contro questo disegno di legge. Non c sono divieti di esprimere le proprie idee contrarie. Non c’è la cosiddetta teoria gender (ma chissà cosa mai sarà?). Non ci sono sanzioni per chi non approva, come non ci sono nel nostro ordinamento sanzioni per chi esprime il proprio dissenso verso il divorzio o l’aborto. Ci sono, sì, ci sono sanzioni, per chi promuove l’odio o azioni violente contro chi esprime una identità di genere diversa da quella scritta sul vecchio foglio dell’anagrafe, ma non si vede perché chi, liberamente, continua a credere che la sola vera famiglia debba essere fondata su un papà maschio e una mamma femmina debba, per questo subire sanzioni. Le subirà solo se queste sue condizioni sfoceranno nell’istigazione all’odio o alla commissione di delitti.

Come avete visto nel DDL Zan non ci sono le panzane propalate dalla destra come lo scambio di vestiti fra maschietti e femminucce a scuola per l’identità di genere, non ci sono limitazioni alla libertà di pensiero. L’unico vero scopo della legge è evitare le manifestastazioni di odio e di violenza nei confronti di chi non si riconosce nel sesso scritto, magari venti anni prima, nel registro anagrafico.

Mi rendo conto che la mia esposizione potrebbe sembrare troppo tecnica per le persone non aduse al linguaggio giuridico.

E’ una grave mancanza, ma se si parla di una legge, è necessario usare un linguaggio tecnico.

Per chi volesse conoscere di più questo disegno di legge attraverso un linguaggio meno formale, posso segnalare l’ottimo articolo de “il Post” che riassume la vicenda https://www.ilpost.it/2021/05/06/ddl-zan-guida-critiche/. Qui, con linguaggio più semplice, potete trovare le medesime argomentazioni.

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