Archivio degli articoli con tag: Salvini

Fra qualche mese andremo alle urne per rinnovare il Parlamento europeo.

I movimenti sovranisti di tutta Europa si stanno attrezzando per nuove alleanze in modo da ridurre il più possibile i poteri dell’Unione ed espandere quello dei singoli stati.

I nostri partiti, alleati in Italia per forza e non per ideologia, non fanno eccezione: ognuno per la sua strada, cercano alleanze.

Salvini è appena volato in Polonia per cercare alleanza con il leader della destra ultraconservatrice di Diritto e Giustizia (PIS), quel Jaroslaw Kaczynski di tendenze molto poco democratiche. Ora semplice deputato, ma che controlla la politica polacca epurando i giornali e sottomettendo i giudici al governo mandando in pensione quelli sgraditi; giudici poi reintegrati dalle istituzioni europee. Bell’alleato!!! Sì, proprio quell”alleato”, membro fondatore del “Gruppo di Visegrad” che rispose picche alla richiesta di Salvini sulla redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia.

L’altro dioscuro, Di Maio, è andato, se possibile, oltre. Ha offerto aiuto ai gilet gialli, movimento francese che, partendo da rivendicazioni economiche (tasse sulla benzina), si è reso responsabile di numerose volenze (feriti, blocchi stradali, sfondamento del portone del Ministero francese dei Rapporti con il Parlamento con una ruspa) tanto che dal Governo francese sono considerati sovversivi e, quasi, terroristi.

A memoria di osservatore dell’Europa, è un fatto senza precedenti: esponenti di un governo dell’Unione europea incoraggiano una rivolta in corso in un altro paese dell’Ue. Non si era mai visto!

Ricordo che il Decreto Salvini, in Italia, prevede pene fino a sei anni per il solo blocco stradale. Capisco la delusione per le ultime scelte di Macron, ma scegliere la violenza non mi pare un buon biglietto da visita per un alleato.

Fortunatamente pare che dalla Francia abbiano snobbato l’invito di Di Maio.

 

Giriamo pagina per un altro argomento che delinea benissimo la linea “molto democratica” del Governo.

Nei giorni scorsi, sotto silenzio per le feste, è venuto fuori che la ministra per la salute, Giulia Grillo , prima di azzerarlo, ha provveduto a schedare, anche tenendo conto dei precedenti orientamenti politici, i trenta membri del disciolto Consiglio Superiore della Sanità. Si tenga conto che il Consiglio superiore della Sanità è un organo di consulenza tecnica e scientifica del Ministero della salute italiano. Svolge funzioni sia consultive sia propositive nei confronti del dicastero ed esprime pareri tecnico-scientifici, ove richiesto (e, comunque, ogni volta sia obbligatorio per legge), a beneficio del ministro, delle direzioni generali del ministero, oltre che dell’Autorità giudiziaria, ove quest’ultima ritenga necessario interpellarlo per dirimere contenziosi (così Wikipedia). Insomma dovrebbe essere avulso da scelte politiche: se io ho bisogno di un medico, voglio che sia bravo a prescindere se abbia simpatie verso un certo o un altro partito.

Chissà, forse la ministra ignora che l’articolo 3 della Costituzione, sulla quale ha giurato, impedisce discriminazioni sulla base di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Se non vado errato una schedatura simile è reato. La ministra si difende, ma il documento eccolo qui, sotto gli occhi di tutti: invece di titoli scientifici appaiono le tendenze o i trascorsi politici:  http://www.giuliagrillo.it/documento_integrale/?fbclid=IwAR0R9USEAYwhOc4R5TSftNCX5DwzQtqe0oEOR8cxym9iDoYfMrR4r7ZkYzs   . Lontani i tempi di “Onestà! Onestà!”, vero?????

 

Di ieri è un’altra “perla” del Governo: stavolta ha agito bene, ma ha dovuto rinnegare quanto ha urlato in campagna elettorale sul salvataggio delle banche venete, MpS, Banca Etruria operato dai Governi Renzi e Gentiloni. Odo ancora le urla dei Di Maio e Di Battista: “Mai e poi mai soldi pubblici per salvare le banche!”, al limite si salvano i risparmiatori (precisazione inutile e molto di comodo, visto che già da anni se una Banca fallisce i correntisti fino a 100.000 euro godono della salvaguardia e della garanzia del fondo interbancario). Al limite ci perde chi ha investito in capitale di rischio, tipo azioni, obbligazioni e derivati; ma chi lo fa sottoscrive di essere a conoscenza del rischio

Beh, dopo che la BCE ha commissariato la Cassa di Risparmio di Genova (CARIGE), per impedirne il fallimento, il Governo ha, in una notte approvato un decreto legge salvagente che , come ha spiegato il Sole24ore, Il nuovo decreto è identico in ogni dettaglio (dalle regole sulle garanzie dello Stato fino ai meccanismi, con burden sharing, per la nazionalizzazione)   al testo del Dl 237/2016, quello approvato dall’allora neonato governo Gentiloni per i salvataggi di Mps, Pop Vicenza e Veneto Banca.

Non è vero, urlano i Grillini, per tacitare la base, abbiamo salvato i risparmiatori. FALSO. Con i soldi pubblici hanno salvato la banca.

E’ bastato poco agli arrabbiati grillini che vedono nelle banche la quintessenza della casta per fare retromarcia. Il Ministro dell’economia Giovanni Tria ci ha messo molto poco a convincere i suoi colleghi di governo affinché il lasciar morire la CARIGE non diventasse “la nostra piccola Grecia”.  Le banche, infatti, non sono più (o solo più) il rifugio dei risparmi. Vista la fuga di capitali verso l’estero e il grande flop dell’asta dei BTP Italia riservata alle sole persone fisiche, che BOT non ne comprano più, le banche sono diventate gli unici acquirenti dei BOT e BTP emessi dalle esangui casse del Tesoro. Se fallisce una banca, alla scadenza dei Titoli di Stato, essa non sarà più in grado di rinnovarli. Il Tesoro dovrà cercare nuovi acquirenti alzando il tasso di remunerazione. Conviene di più, è più economico salvare la banca. Se fallisce una banca può fallire lo Stato. Purtroppo orrenda, amara  e molto spiacevole verità di cui anche chi voleva rivoltare o Stato come una scatoletta di tonno si è dovuto render conto.

Come si cambia per non morire….

Ecco, queste, coperte dall’ovattata realtà delle feste gli ultimi passi del Governo che, con i nostri voti, abbiamo contribuito a mandare al potere.

Se vi piace, condividete.

 

 

Io ricordo che quando eravamo al liceo mangiavamo pane e politica. Io ricordo che allora – parlo dei primissimi anni ’70 – il personale era politico. Il fuoco era dentro di noi. Che Guevara e Almirante erano i fari delle opposte fazioni. Non passava avvenimento che, nelle scuole, e poi nelle università, non si discutesse in infinite assemblee anche se si trattava di fatti lontanissimi. Ricordo di aver preso una “nota” perché partecipai ad una manifestazione in favore della scarcerazione della attivista nera Angela Davis. Chi ricorda più ora chi era Angela Davis? Eppure anche a lei si deve se i neri americani oggi hanno più diritti.

Io ricordo che sentivamo come nostro dovere comprendere la realtà politica che ci circondava e, parimenti, nostro dovere, dire la nostra, a favore o contro.

Io ricordo che partecipavamo alle battaglie per i diritti civili. Manifestazioni per il divorzio, per l’aborto per i diritti degli omosessuali erano pane quotidiano. C’era chi militava in un campo, chi militava in un altro, ma tutti pervasi dallo stesso fervore di essere presenti, di tenere il punto, di far sentire la nostra opinione.

Io ricordo che gli appuntamenti elettorali erano un momento topico, nel quale convincere anche una sola persona dell’altra parte alle proprie idee era una battaglia, una vittoria, una sconfitta.

Io ricordo che facevamo le pulci ad ogni provvedimento legislativo, stigmatizzando quelle norme che, a nostro parere, erano contro le nostre idee.

Poi…. Poi qualcosa è andato storto.

Io vedo ora una rana bollita a poco a poco, insensibile alle compressioni delle libertà, insensibile alle violazioni dei diritti umani.

Io vedo ora una massa di gente attaccata al telefonino, il cui unico scopo è porre un like ad un argomento che interessa. Al massimo un cuoricino se l’argomento interessa un po’ di più.

Io vedo ora una massa che plaude ad una idea sol perché riportata su tre titoli di giornali o quattro retweet o che porta un centinaio di like. Ovviamente il plauso è completamente avulso da una qualsiasi attività del proprio cervello.

Io vedo ora passare nel silenzio generale avvenimenti che anni fa avrebbero suscitato un putiferio: vedo nel silenzio passare un ministro dell’interno che arroga competenze di altri ministri, vedo ora un “capo politico”, vice presidente del Consiglio, quindi personalità di spicco del Governo, offrire solidarietà e aiuto (su piattaforma telematica gestita da privati) ad un movimento violento straniero che ha l’unica caratteristica di essere anti-governativa.

Io vedo ora lo sport preferito da poltrona; no non è la playstation: protetti dall’anonimato è sparare  cavolate, insulti, dileggi, calunnie da codice penale contro bersagli ritenuti di parte avversa. La cosa, purtroppo,  viene giudicata normale.

Io vedo ora quello che fu il principale partito di governo, dibattersi, da un anno, in una lotta fratricida che ne erode ogni giorno di più il consenso, pensando solo a lotte intestine che al bene della nazione.

Io vedo ora partiti nati dalla scissione di quello che fu il principale partito di Governo, beccarsi al loro interno come i capponi di Renzo e scindersi vieppiù, forse attratti dall’imitare la particella elementare.

Sì, sono incazzato nero per l’apatia generale. Spero di ricevere numerosi insulti; almeno così, significa che qualche coscienza si è risvegliata. Ma ci spero poco.

 

Gentile ministro #Salvini, so perfettamente che, sui migranti, lei deve tenere il punto per fare sì che la, Italia non diventi l’unico punto di sbarco di tutti i migranti che fuggono non dalla guerra ma dalla fame. Mi permetta, però, un consiglio dettato dalla lunga esperienza in questo campo. Eviti di dire bugie. Hanno le gambe corte. Ormai ogni italiano sa che il ministro dell’interno non ha alcun potere di chiudere i porti, competenza che spetta al suo collega Toninelli che, furbescamente sta zitto. Né risulta che il furbacchione Toninelli abbia mai emanato ordinanza di chiusura porti.
Ella, signor ministro, ha l’autorità di vietare lo sbarco per ragioni di ordine o sicurezza nazionale. So bene che non lo farà mai: stante l’obbligo di motivazione, è difficile sostenere nero su bianco che 34 disperati, fra cui molti bambini, possano, con il loro ingresso sul territorio nazionale, mettere a repentaglio l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. Il Consiglio d’Europa e la Corte di Giustizia la bacchetterebbero.
E allora, perché questi proclami da ducetto?
Mi permetta un consiglio, si dedichi a qualcosa di piú consono alla sua funzione di ministro dell’interno. Ella dice che in Italia ci sono tanti irregolari. Provi, secondo la legge, a rendere effettiva la espulsione. Troppo difficile, vero,?

La legge di bilancio (finanziaria, di stabilità, chiamatela come vi pare) è ancora tutta da scrivere, impantanata nella lunga trattativa con Bruxelles per evitare l’infrazione e i veti incrociati fra Lega e Cinquestelle.

Insomma, siamo al 16 dicembre ed il Governo deve far approvare dal Senato una legge stravolta rispetto a quella approvata dalla Camera. Si impone quindi un terzo passaggio.

Il bello (o il brutto) è che, ad oggi, nessuno, probabilmente neppure il governo sa come riempire le caselline con i numeretti.

Se non ce la fanno per il 31 dicembre scatta l’esercizio provvisorio di bilancio. In parole povere, lo Stato potrà spendere, nel 2019 ogni mese un dodicesimo della spesa mensile prevista per il 2018.

Ossia molto, molto meno delle.mirabolanti promesse che il Governo non riesce ad inserire nella legge di bilancio ferma al Senato.

Un po’ di esercizio provvisorio, quindi, non potrebbe che far bene alle casse dello Stato evitando, in sovrappiù, anche la procedura di infrazione dell’Unione europea.

Chissà….. forse la ruota della fortuna….

Oggi, oltre alla crescita dello spread, sui giornali tiene banco la disputa fra Italia e Germania per il rientro in Italia dei cd. Dublinanti, ovvero i migranti, sbarcati in Italia che hanno poi chiesto asilo in Germania anche se i giornali, come si vede dalla foto, non sono tutti concordi.

germania giornali

Si discute sull’opposizione italiana al rinvio mediante voli charter in assenza di accordi e sul potere e non potere, da parte della Germania, rinviare questi esseri umani alla stregua di un pacchetto postale.

Vediamo di inquadrare la questione. In principio c’era un accordo intergovernativo, la cd. Convenzione di Dublino, firmata da alcuni Stati, fra cui l’Italia, ed entrata in vigore nel 1996.

La Convenzione fu poi trasposta in un Regolamento il 18 febbraio 2003 (regolamento 2003/343/CE, detto comunemente Dublino II) e, poi, rielaborato con il Regolamento  604/2013/UE del 26 giugno 2013, il cd. Dublino III attualmente in vigore.

L’accordo e poi i regolamenti servono per stabilire quale Stato membro dell’UE abbia la competenza a giudicare della domanda di asilo (o protezione internazionale) presentata da un richiedente cittadino di Pese non appartenente all’Unione europea.

Il principio cardine è sempre lo stesso. Con piccole eccezioni, il Paese competente è il primo stato membro dell’Ue dove il richiedente protezione è approdato. Nel Regolamento Dublino III questo principio è sancito all’articolo 3 in modo che sembri una categoria residuale: “Quando lo Stato membro competente non può essere designato sulla base dei criteri enumerati nel presente regolamento, è competente il primo Stato membro nel quale la domanda è stata presentata.”. Sarà residuale, ma le situazioni descritte negli articoli successivi al 3 per i quali detto articolo non si applica, sono quantitativamente molto molto basse.

In caso di ingresso clandestino ci pensa  l’articolo 13 “Quando è accertato, sulla base degli elementi di prova e delle circostanze indiziarie di cui ai due elenchi menzionati all’articolo 22, paragrafo 3, del presente regolamento, inclusi i dati di cui al regolamento (UE) n. 603/2013,  [EURODAC nda] che il richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per l’esame della domanda di protezione internazionale. Detta responsabilità cessa 12 mesi dopo la data di attraversamento clandestino della frontiera”.

E’ noto a tutti che la stagione dei grandi sbarchi dalla Tunisi e dalla Libia sulla rotta sud-nord Mediterranea, rende automaticamente l’Italia primo Paese di ingresso.

Il Regolamento di Dublino si occupa anche dei cd. “movimenti secondari”, ossia dei movimenti dei migranti che hanno chiesto asilo in uno Stato e, illegalmente, si muovono ed entrano in un altro Stato membro.

Lo articolo 18 (del Dublino III) indica chiaramente che uno Stato membro competente (al 90% quello di primo ingresso) è tenuto, a richiesta dello Stato ove si trova ora il richiedente asilo a riprenderselo. Certo, si può rifiutare sostenendo di non essere lo Stato competente, ma il rifiuto – motivato – deve pervenire allo Stato richiedente entro due mesi, altrimenti la richiesta si intende accettata (art.22). L’Italia, immancabilmente, non ce la fa a rispondere entro due mesi, forse anche perché le competenze in materia sono distribuite fra due diversi Dipartimenti del ministero dell’Interno e, in pratica, accetta tutte le richieste di ripresa in carico.

I trasferimenti avvengono previ accordi fra gli Stati membri interessati ed entro sei mesi dal momento in cui il trasferimento è materialmente possibile (ricorsi, malattie, accertamenti vari). Se il trasferimento non avviene entro sei mesi (o un anno in alcuni casi) l’obbligo di accettare il richiedente cessa per lo Stato “competente” e la “competenza si sposta sullo Stato “richiedente” (art. 29): “Se il trasferimento non avviene entro il termine di sei mesi, lo Stato membro competente è liberato dall’obbligo di prendere o riprendere in carico l’interessato e la competenza è trasferita allo Stato membro richiedente. Questo termine può essere prorogato fino a un massimo di un anno se non è stato possibile effettuare il trasferimento a causa della detenzione dell’interessato, o fino a un massimo di diciotto mesi qualora questi sia fuggito.”.

Bisogna dire che, negli ultimi anni, la Germania è stata molto cauta e prudente nel rinviarci i migranti, transitati per l’Italia e poi giunti in quel Paese. Lungaggini nei ricorsi e, spesso, accettazione elle clausole di spostamento della responsabilità per “ricongiungimento familiare” o altro.

La situazione è cambiata con l’attuale governo che ha cominciato a “battere i pugni” sui tavoli di Bruxelles, ottenendo solo l‘irrigidimento delle posizioni e risultati boomerang come le rilocazioni divenute volontarie da obbligatorie che erano e l’affossamento del nuovo Regolamento di Dublino (il Dublino IV) che con le modifiche apportate da Parlamento europeo potevano dare uno spiraglio al superamento del principio cardine della responsabilità del primo Stato di ingresso.

Poi il 14 ottobre prossimo in Baviera si vota e – pare – che mostrare i denti e le unghie faccia guadagnare voti (Salvini docet)

Nessun atto formale obbliga – come vorrebbe Salvini – la Germania ad accettare una rilocazione di un nuovo migrante per ogni richiedente asilo restituito all’Italia competente all’esame della domanda per “obblighi” di Dublino.

Questa la situazione. Quindi, nell’ipotesi che tutte le condizioni poste dal Regolamento di Dublino siano rispettate, l’Italia non può opporsi alla presa in carico dei migranti “secondari”. Da nessuna parte è prescritto che debbano essere 3 al giorno e non 333. Purtroppo, il Regolamento di Dublino contiene questa clausola capestro e – finché è in vigore – ce lo dobbiamo tenere.

Quello che desta stupore è l’atteggiamento tenuto dalla Lega al Parlamento europeo votando contro la proposta di riforma del Regolamento di Dublino, poi approvata dal parlamento europeo, ma affossata dal Consiglio europeo. Tale riforma andava proprio nel senso auspicato tante volte dall’Italia: il criterio del primo Stato membro di ingresso era sostituito con la ripartizione obbligatoria dei richiedenti asilo fra TUTTI gli Stati membri. Qui la proposta di riforma del Regolamento Dublino III approvata dal Parlamento europeo.

Perché la Lega sia stata sempre assente e abbia votato contro resta un mistero. Ignoranza?  Volontà di mantenere un problema su cui far crescere il consenso? Volontà di incrementare la paura verso il migrante? Volontà di alimentare il risentimento verso l’Unione europea?. Non lo so. Certo è stata persa una occasione.

Ma probabilmente, e lo dico con molto dispiacere, se l politica governativa nei confronti dell’asilo continua così, fra un po’ saranno direttamente le Corti internazionali a vietare il trasferimento in Italia dei richiedenti asilo, con conseguente disdoro d ennesima figuraccia internazionale.

Il Decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113, ora in discussione e conversione al Senato, il cd. Decreto Immigrazione e Sicurezza, fortemente voluto da Salvini, comprime fortemente i diritti dei richiedenti asilo  e diminuisce le misure di accoglienza a loro riservate.

L’Italia è stata più volte oggetto di procedure di infrazioni iniziate dalla Commissione per violazione degli obblighi assunti in materia di asilo (per esempio la 2012/2189). Altre Condanne sono arrivate dalla Corte europea dei diritto dell’Uomo come la Causa  Khlaifia  e  altri  c.  Italia  –  Grande  Camera  –  sentenza  15  dicembre  2015  (ricorso  n. 16483/12). Oppure la sentenza CEDU del 21 ottobre 2014: Caso Sharifi e altri c/ Italia e Grecia (16643/09).

Non dimentichiamoci che la CEDU ha stabilito, nella causa MSS c. Belgio e Grecia, 2011, che “che il Belgio e la Grecia hanno violato la Convenzione europea dei diritti umani: la Grecia, non avendo un sistema di asilo funzionante, detenendo M.S.S. in condizioni degradanti e lasciandolo in altrettanto degradanti condizioni di vita dopo il rilascio, ha violato l’articolo 3 della Convenzione; il Belgio, trasferendo M.S.S. verso la Grecia, ha violato il principio di non-refoulement (divieto di rinvio di una persona verso un paese in cui potrebbe essere a rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani) in quanto le autorità belghe sapevano o avrebbero dovuto sapere che non vi erano garanzie che la richiesta di asilo sarebbe stata seriamente esaminata dalle omologhe autorità greche.” (vedi pagina 9 del bollettino linkato). Quindi, anche senza un atto formale delle giurisdizioni europee, quando gli Stati membri sanno, o dovrebbero sapere , che uno Stato membro viola i principi fondamentali contenuti nella direttiva europea in materia di asilo e protezione internazionale, i rinvii di “dublinanti” verso questo Stato membro sono vietati.

Vogliamo proprio prenderci questo marchio di infamia di violare gli obblighi che abbiamo sottoscritto?

 

 

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