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La storia della lotta per il potere è antichissima. L’uccisione di Abele da parte di Caino fu un modo di conquistare il potere in ambito familiare.

Ma rimaniamo con i piedi per terra senza scomodare testi religiosi.

Da qualche giorno ci ha lasciato Desmond Morris, l’autore del celeberrimo “La scimmia nuda” che inizia così: “Esistono centonovantatré specie viventi di scimmie con coda e senza coda; di queste, centonovantadue sono coperte di pelo. L’eccezione è costituita da uno scimmione che si è auto-chiamato Homo Sapiens.”

La scimmia è un animale sociale e ben prima che l’Homo Sapiens iniziasse la sua vita autonoma, esisteva già la questione del potere sul gruppo/branco/famiglia. Qui entra in gioco quello che gli etologi e antropologi chiamano “Maschio Alfa” ossia l’individuo più forte, capace di trasmettere i suoi geni migliori alle migliori femmine che da lui erano attratte.

Gli scimpanzé alfa hanno l’obbligo di mantenere la pace nel gruppo. Cercano di impedire che scoppino risse e in genere supportano i perdenti in qualsiasi conflitto. Ciò fornisce sicurezza per i membri di livello più basso del gruppo, il che aiuta la popolarità dell’alfa. Gli scimpanzé alfa inoltre dimostrano il comportamento più empatico all’interno del gruppo, trascorrendo molto tempo a confortare gli altri. Era certo una vita faticosa: prendere decisioni, condurre il branco, procreare per continuare la specie, difendersi dai continui attacchi degli altri maschi che volevano prendere il suo posto.

Una teoria vuole che l’evoluzione si sia sviluppata non dal maschio Alfa bensì dal “Maschio Omega” uno scimpanzè tranquillo, senza particolari obblighi, con molto tempo libero per pensare. E chi pensa si evolve.

La situazione non era molto dissimile fra i cosiddetti uomini delle caverne. Il Capo deteneva il potere, ma aveva molti obblighi: procacciare il cibo alla famiglia, accudire le donne, spesso gravide, difendere la famiglia.

Vita dura

Nella famiglia mononucleare non c’erano dubbi: l’uomo era il Capo e deteneva il potere. Ma anche l’uomo è un animale sociale e, sia per difesa, sia per aiuto reciproco, tendeva ad unirsi ad altri nuclei familiari formando quella che si chiama tribù. Quindi molti maschi. Come distribuire o accentrare il potere? Talvolta c’era un Maschio Alfa molto più Alfa degli altri che si prendeva tutto. Molto più spesso si addiveniva ad accordi fra le varie famiglie mediante riunioni dei Maschi Alfa delle diverse famiglie che trovavano un accordo discutendo. Arriviamo così ai clan che ri autoregolamentavano mediate assemblee variamente nominate “Consiglio dei Capi”, “Riunione degli Anziani” etc.

Le tribù erano per lo più nomadi e il “territorio di competenza” entrava in gioco solo in via temporanea. Il territorio della Tribù, o del Clan, era quello dove in quel momento la Tribù o il Clan si trovavano.

La situazione cominciò a cambiare quando la stanzialità prese il sopravvento. Come scive Yuval Noah Harari, in Sapiens, quando da cacciatori raccoglitori gli uomini si traformarono in agricoltori.

Cominciarono a coltivare i campi e a vivere dei loro frutti. Attorno ai campi vennero costruite, prima in fango, poi in legno, poi in pietra, i rifugi che servivano da ricovero per la notte, da difesa, da magazzino. Il territorio di pertinenza divenne stabile: era quello dove si era definitivamente fermata la tribù. Nacque la città. Nuclei di rifugi/abitazioni completamente scollegate ed indipendenti da quelle vicine. Ovviamente stiamo parlando solo di quella parte della Terra che noi chiamiamo occidente.

Il fenomeno ebbe divere varianti: in Grecia furono fondate, e crebbero le città stato, alcune ove i dettami di vita erano moto rigidi, come Sparta, altre ove cominciò a germogliare il seme di quella che noi chiamiamo democrazia in cui il potere era regolato da norme che privilegiavano la maggioranza ma non vessavano la minoranza, come Atene.

In Atene si raggiunsero alte vette di Democrazia testimoniate dal famoso discorso del 431 A.C. di Pericle agli ateniesi”...Noi ad Atene facciamo così...” in cui vengono ben descritte le regole di potere della città

In effetti anche Roma fu una Città-Stato, solo che aveva la caratteristica di essere “espansiva”. Dalla sua fondazione, Roma non fece altro che espandersi ma, spesso, gli abitanti dei territori conquistati ne acquistavano la cittadinanza e protevano così fregiarsi dell’ambito “civis romanus sum” fino a che, con l’Editto di Caracalla, del 212 D.C. ogni abitante dell’Impero romano acquisì la citadinanza romana.

Anche nella Roma Repubblicana esistevano regole democratiche per la gestione del potere. Il Senato ne era l’espressione più viva, ma lo era anche il popolo che lo eleggeva.

Non a caso l’Acronimo più famoso e più longevo del mondo S.P.Q.R. (Senatvs PopvlvsQve Romanvs – il Senato E il Popolo Romano) racchiudeva in sè entrambi.

Poi, la fame di potere condusse Roma all’apogeo e alla rapida caduta.

Proseguendo nei secoli, almeno in Italia, anche se formalmente l’imperatore esisteva sempre, il vero potere passò nelle mani dei signorotti locali che, con la forza, costringevano i loro sudditi (servi della gleba) a dar loro una bella fetta dei frutti che il duro lavoro della terra forniva.

Il potere tornava nelle mani di un uomo solo, di democrazia non se ne parlò più. Comandava chi era il più forte.

Chi era il più forte comandava, ma il “territorio” non era mica ben definito: già l’impostazione piamidale “vassalli -> valvassori -> valvassini” era foriera di dubbi e lotte cruente; poi c’era la questione successoria: i feudatari in tutti i modi cercavano di difendere la discendenza familiare ma, almeno formalmente, essi ricevevano la carica dall’imperatore che non sempre favoriva la discendenza familiare.

Da questo panorama se ne sviluppò un altro.

In Italia sorse e splendette l’epoca dei Comuni. Un po’ città stato, un po’ territori governati non già da un Re, ma da una famiglia dominante, che poi fossero nominamente ducati, principati o semplici “comuni” non era importante. L’importante era la famiglia dominante, la più ricca, la più dedita ai commerci e ad una nuova istituzione: “la banca“. Raggiunsero posizioni illustri anche come patrocinatori di artisti che diedero all’Italia [come espressione geografica] lustro e fama.

Un esempio per tutti: Firenze, con la famiglia dei Medici, Dante, Petrarca, Boccaccio, Michelangelo, Leonardo, un patrimonio culturale unico al mondo.

In Italia questa fase è conosciuta come “l’Età d’oro dei Comuni“, in cui l’elemento predominante era la famiglia più ricca che, secondo i casi, poteva essere munifica, dittatoriale, democratica, etc.

In altre parti d’Europa, invece, si cominiciavano ad affermare gli “Stati nazionali“, grandi estensioni di territorio, composte, in genere da abitanti della medesima etnia, governati da un Re. Spesso essi assunsero, Come la Francia e la Spagna, dimensioni enormi e lussi incredibili.

In Italia, l’unico Stato paragonabile fu lo Stato della Chiesa, dominato dal potere temporale del Papa, in virtù della falsa donazione di Costantino che trasferiva al Papa il potere temporale sull’impero d’occidente

Questa situazione durò per parecchio tempo finché un uomo, che falsificò la sua data di nascita per esser cittadino francese, diede una bella scossa al mondo [ricordo che, a quell’epoca, il mondo era solo quello che noi adesso chiamiamo Europa].

Sì, un caporale corso, divenuto generale, scombinò tutti gli equilibri fino al’ora acquisiti. Ci vorrebbe un libro per raccontare le gesta di Napoleone Bonaparte che arrivò ad essere Imperatore di Francia e dominatore del mondo che allora contava.

Ma, come si dice, sic transeat gloria mundi, e, anche gli sconquassi di Napoleone furono “ricuciti” da un consesso di conservatori e restauratori, il famoso Congresso di Vienna che cercò di restarare lo status quo ante con i confini pregressi, vigenti prima di Napoleone.

Il Congresso di Vienna cercò di ristabilire i confini esistenti prima di Napoleone, ma “si dimenticò” dell’Italia, definita sprezzantemente da Clemente di Metternich “mera espressione geografica” divisa come era in tanti Stati e staterelli

Ci volle il Risorgimento per unificare la penisola, giunto compimento reale solo nel 1861.

Ma anche il Congresso di Vienna non riuscì a sopire le voglie di conquista degli Stati europei, alcuni democratici, altri dittatoriali. Il metodo usato per dirimenre le divergenze non era la diplomazia, bensì la guerra. E molte guerre si svolsero fra il 1814 e il 1945.

fino all’uso di un’arma, allora definita totale, che in 30 secondi fece migliaia di vittime ad Hiroshima e Nagasaki

All’Italia questo periodò regalò nel 1861 la tanto sospirata Unità che concluse il Risorgimento, così da non esser più solo una espressione geografica

Ma anche tante guerre e sangue .

ed una orrenda dittatura che si concluse solo nel 1943, lasciando, ancora una volta, l’Italia fra le macerie

E’ chiaro che il potere rimaneva in mano del più forte, senza alcuna partecipazione del popolo.

Dopo la II Guerra mondiale la situazione migliorò, spesso le Repubbliche, come in Italia, si sostituirono ai Regni. Le Costituzioni affermarono il diritto dei cittadini a partecipare alla gestione della cosa pubblica.

Per metter fine ai conflitti che, fino ad allora insanguinavano il Continente, dopo il 1945, in Europa [ricordatevi che stiamo sempre mettendo il focus solo sul nostro continente], gli Stati crearono delle istituzioni sovranazionali alle quali, cedendo un po’ della loro sovranità, chiedevano che la risoluzione dei conflitti avvenisse solo per via diplomatica.

Nacquero così le Nazioni Unite

e l’Unione europea

Questi organismi hanno garantito all’occidente oltre 80 anni di pace e, per la prima volta, una generazione che non ha conosciuto la guerra, salvo alcuni tentativi di frange estremiste musulmane di imporre il loro credo con violenti attentati [11 settembre, ISIS etc], peraltro condannati con fermezza anche dagli Stati islamici, fino a che……..

Fino a che, nel 2022, la Russia, forse stanca dei vani negoziati sull’applicazione degli accordi di Minsk non invase l’Ucraina [guerra tutt’ora in corso] ripristinando l’idea del potere al più forte.

Ma non è il solo avvenimento che sconvolge la pace. Come è noto, dal 1947, quando – dopo la seconda guerra mondiale – le Nazioni Unite diedero un pezzo di Palestina agli ebrei, con la condizione che in esso sorgessero due Stati, uno Palestinese e uno ebraico, ma israeliani e Paelestinesi, con alterne vicende, se le danno di santa ragione, senza rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite.

Fino a che, il 7 ottobre 2023, un efferato attaco di Hamas a villaggi israeliani, non dà lo spunto al Governo di Benjamin Nethaniau (anche per salvarsi da processi a carico) di scatenare la più violenta offensiva sulla striscia di Gaza con oltre 70.000 morti fra i civili, riducendo l’embrione dello Stato palestinese ad un cumulo di macerie. Contemporaneamente si sono moltiplicate le azioni militari dei coloni israeliani in Cisgiordania, tanto che la Corte penale internazionale nel novembre 2024 ha emesso mandati di arresto per tali crimini contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il ministro della difesa Yoav Gallant e il leader dell’ala militare di Hamas Mohammed Deif.

L’ultimo accadimento che ha sconvolto il modo è stata l’elezione, nel novembre 2024, di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.

Quel Trump, già coinvolto nell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 che, con atteggiamento ondivago verso i conflitti in corso, ha sconvolto l’equilibrio mondiale, ora rivendicando il possesso della Groenlandia, ora eliminando il presidente del Venezuela Maduro, ora attaccando l’Iran, ora appoggiando le politiche di Nethaniau su Gaza, ha sconvolto i mercati, insinuando in alcuni commentatori l’ipotesi di un suo non stabile stato mentale, volto più ai soldi e alle armi che alle scelte politiche che aveva promesso durante la campagna elettorale.

I dubbi sullo stato mentale di Trump sono avvalorati sulle vignette che egli stesso pubblica sul social Truth di sua proprietà, ove si raffigura anche come Papa

A causa dell’atteggiamento ondivago di Trump, previsioni per il prossimo futuro non se ne possono fare. Conviene più dedicarci ad un fatto accertato del presente.

L’ultima forma di organizzazione sociale che avevamo esplorato era lo Stato, Stato-Nazione come l’Italia o la Francia, Stato-comunità come l’India o gli stessi USA. Ognuno si è dato una forma di governo propria, ma comunque basata su assemblee rappresentative della popolazione, un Governo, un Presidente, una magistratura, con pesi e contrappesi volti a bilanciare gli eccessi di una delle parti. Ovviamente la forma democratica varia a seconda dei diversi Paesi: spesso la democratura ossia la democrazia illiberale scalza la democrazia.

Ne abbiamo già parlato, spesso è la forza che prevale: comanda chi è più forte.

Ma qui si tratta di qualcosa di diverso: il potere non è nella forza, è nel denaro. Esistono persone o gruppi, la cui ricchezza è superiore a quella di uno Stato di media grandezza, o ancor di più.

Queste persone, o questi gruppi, possono, da soli condizionare la politica interna o estera anche di uno Stato grande come gli Stati Uniti d’America

In effetti che gruppi privati possano condizionare la politica di uno Stato non è cosa nuova. Per rimanere nel nostro Paese possiamo ricordare l’influenza che FIAT o Mediaset hanno esercitato sulla politica italiana.

Ma se queste persone, o questi gruppi diventano i padroni del mondo, il pericolo più grande è quello che “il popolo” comincerà a rivolgersi a loro, bypassando lo Stato, per i propri bisogni. Sappiamo tutti che soddisfare i bisogni di qualcuno che ti chiede aiuto non è mai gratis. Cosa chiederanno, in cambio, queste persone o questi gruppi per accondiscendere ai bisogni del popolo? Non so, ma sicuramente qualcosa che non fa gli interessi di quello che abbiamo chiamato Stato.

Non so perché, sono abbastanza pessimista. In tutto questo post regna il maschio. Manca una attrice femminile. Fin’ora la donna – trane poche eccezioni – è stata tenuta distante dal potere o dalla politica che conta. Forse un mondo al femminile (femmina Alfa) sarebbe stato migliore. Per ora, l’immagine del futuro che più mi si presenta davanti agli occhi è questa, e non a caso, l’attrice è una donna:

Avvertenza 1: Come ho più volte detto, questa storia pone il focus solo su quello che noi pretendiamo sia il mondo più evoluto, dimenticando spesso che fuori dagli angusti confini dell’Europa, sono fiorite civiltà spesso più progedite e più sagge della nostra, come quella cinese, giapponese, indiana, persiana, incaica…. ma questa è un’altra storia.

Avvertenza 2: per le immagini mi sono avvalso della gentile collaborazione di ChatGPT(OpenAI)

Avvertenza 3: questo post mi è stato richiesto da un’amica che insegna alle scuole medie per i suoi alunni (testo e immagini per i ragazzi, link per i prof.)

Sono partiti da diversi porti. 300 persone di tante nazionalità su 40/50 barche/navi cariche di viveri, ma con lo scopo politico di forzare il blocco imposto da Israele. Si troveranno il 4 settembre in un punto convenuto in acque internazionali per poi lentamente, molto lentamente, per tenere accesi i riflettori il più a lungo possibile, si dirigeranno verso la costa di Gaza dove dovrebbero arrivare il 15 settembre.

Che succederà? Proviamo a fare qualche ipotesi, visto che la situazione è ben diversa dalle precedenti che riguardavano una sola nave. E  ricordiamoci, come ho già scritto  che le parole sono importanti

1) Israele organizza un grande blocco navale. Abborda ognuna delle navi [sono piccole] e le traina in un porto israeliano e senza far scalpore espelle alla chetichella tutti gli equipaggi e gli attivisti e la storia finisce qui. Ma riesce Israele a fronteggiare, senza sparare, 40/50 navi?

2) Israele ordina di tornare indietro. La FLOTILLA non se ne dà cura e avanza. Israele spara [è una nazione in guerra con legge marziale]

Morti, feriti, prigionieri [come con la nave turca di qualche anno fa]. E la storia NON finisce qui. Se per Israele finisce, invece inizia per gli Stati di cui sono cittadini i morti, feriti e prigionieri. Cosa faranno? Li disconosceranno come loro protetti e li indicheranno alla comunità internazionale come criminali, violatori di un blocco navale imposto da un legittimo Stato? Ne dubito per due motivi. Il primo perchè dubito che i 10/15 Paesi interessati possano accordarsi TUTTI in questo modo. Il secondo perché in questo modo, davanti agli elettori, si renderebbero complici del criminale Netanyahu con inevitabili crolli politici.

Oppure, sfidando anche Trump, i governi di questi Paesi, finora ignavi, saranno costretti, finalmente, a seguire l’opinione pubblica che considera Netanyahu colpevole di genocidio e, finalmente prendere quelle misure, economiche, diplomatiche [e forse militari] per isolare e bandire il Governo israeliano dal consesso internazionale, visto che ora ha anche le mani sporche del sangue di attivisti dei loro Paesi?

3) entro il 15 settembre i Governi di cui sono cittadini i componenti della FLOTILLA, li incriminano per reati vari, tipo azione ostile contro Paese alleato 🙂 😀; oppure per assembramento marino 🙂 non autorizzato, o per trasporto di alimenti senza bolla di carico ed ordinano loro di tornare indietro mandando una squadra navale militare a fermarli? Situazione ancora più ridicola , a parte l’impossibile accordo da trovare, che equivarrebbe a segnare i loro nomi fra i “cattivi” a fianco del “cattivissimo” Netanyahu con ripercussioni politiche interne facilmente prevedibili.

Lo so, Trump e Netanyahu ci tengono per il collo con le forniture militari tecnologiche e di intelligence, ma un atto di coraggio è proprio estraneo alla nostra Europa? Una Europa che guarda solo al popolo della shoah e non guarda al popolo della Nakba.

Niente è come prima“, “il nuovo ordine mondiale”, “ribaltate le alleanze”, titoli di questi giorni, dovuti al raro allineamento cosmico di un nuovo presidente USA, dal suo braccio destro miliardario e folle, da due fra le tante guerre che dilaniano il nostro pianeta.

Certo, c’è un poco di effervescenza in giro, ma sollevata più dai media che dai reali attori di questa pochade.
Se leggo i giornali o guardo la TV, leggo e ascolto tutto e il contrario di tutto.
Da qui il tentativo di metter giù qualcosa di sensato. Cerco di riportare le posizioni [reali o rappresentate] degli attori presenti oggi sul palcoscenico.

Zelensky ha ammesso ormai di aver perso, non chiede più il reintegro del Donbass o della Crimea. Chiede solo garanzie che Putin non prosegua nell’invasione.
Trump gliele ha negate, o forse no: “prima si sigla la pace e poi si parla di garanzie”. Nuovo amore fra Mosca e Washington? Forse, ma oggi Trump, a fronte dell’intensificarsi dei bombardamenti russi sull’Ucraina, ha dichiarato che manterrà le sanzioni contro Mosca fino ad un “cessate il fuoco”.

Giusto per la cronaca, una garanzia [aberrante e cinica] per l’Ucraina, l’ha fornita giovedì scorso a “Piazza Pulita” il consigliere di Putin, Suslov: “La miglior garanzia per la Ucraina è farsi colonizzare dagli USA. Se sul territorio ucraino ci saranno imprese USA che scavano minerali, ben difficilmente saranno attaccate dalla Russia”. Crudele realpolitik: dalla prona sottomissione alla Russia alla prona sottomissione agli USA. Triste destino.

L’Europa non poteva smentire i tre anni di continue forniture di armi all’Ucraina e la Ursula Von Der Leyen, in tutta fretta, ha esposto un piano pasticciato degno del miglior slalomista.
Il progetto primigenio che è sul tavolo dal secolo scorso è la Difesa Comune Europea, bocciata 60 anni fa dalla Francia. Ma ci sarebbe bisogno di una modifica dei Trattati all’unanimità che molti dei 27 [in primis Slovacchia e Ungheria] avrebbero bocciato. Possiamo pensare ad una Cooperazione rafforzata che non ha bisogno di modifica dei Trattati e che coinvolge solo chi ci sta? Eh, no. La Cooperazione rafforzata in materia di sicurezza e difesa, per esser varata, ha bisogno anch’essa dell’unanimità.
La soluzione scelta è la peggiore possibile: mette un mucchio di soldi a disposizione dei singoli Stati membri che sono liberi di trasferirli, anche in deficit, al di fuori del patto di stabilità, dai fondi di coesione all’acquisto di armamenti.

Quindi non una Europa soggetto forte anche militarmente, ma finanziamenti a pioggia ai 27 eserciti diversi.
In poche parole, oggi per l’Unione europea non si possono spendere soldi per riscaldarsi con energie fossili, ma si possono comprare carrarmati, non si può circolare con una auto Euro2, ma si possono spendere i soldi indispensabili per la sanità e la scuola in missili e pallottole..

Altre soluzioni?


E Trump? Questo balzano signore, che vuole giocare a Risiko con l’intero pianeta [tre armate sul Canada e due sulla Groenlandia] se la prende anche con gli europei che, a suo dire, campano a scrocco sotto l’ombrello difensivo della Nato.

Il Presidente USA minaccia di non intervenire, ai sensi dell’articolo 5 del Trattato NATO, se venisse attaccato uno Stato membro che “spende poco nella difesa” . A parte che l’intervento NATO in questi casi viene deciso dal Congresso e non dal Presidente, bisogna considerare che gli USA, dalla NATO, guadagnano bene. Chi poteva garantire, negli anni della guerra fredda, ogive nucleari così vicine all’URSS se non le basi negli Stati europei? Sapete tutti che la storia della “doppia chiave” per l’attivazione dei missili nucleari nelle basi NATO in Europa è una bella favola. E tutti sapete che all’interno di ogni base NATO in Europa, che sia Napoli, che sia Aviano o Sigonella o Ramstein, c’è una zona interdetta ai militari “locali” e ad uso esclusivo degli USA, vero? E se ripristinassimo il vecchio slogan annii ’70 “Via le basi americane dall’Italia [dall’Europa]? Forse la posizione di Trump si ammorbidirebbe. Chissà?
È vero, nella seconda guerra mondiale, gli americani “ci hanno liberato” e dato i soldi per il Piano Marshall, ma gli abbiamo aperto il mercato più grande e ricco del mondo e tanti di quei soldi sono tornati negli USA in cambio di prodotti abbastanza scadenti, come Cocacola e McDonald.
Quindi il Sig. Trump non si scaldi troppo.

Due delle bandiere di Trump sono “i dazi” e la distruzione delle istituzioni federali.
Con i dazi, in effetti, Trump ha più parlato che fatto. Un passo avanti e uno indietro che ha gettato lo scompiglio nelle Borse: prima 10%, poi 25%, poi si sospende tutto. Forse si è accorto che i pickup che tanto piacciono ai suoi elettori sono assemblati in Paesi diversi con materiali provenienti da Paesi diversi, anche con passaggi multipli delle frontiere USA. Morale della favola, un pickup veniva a costare 10.000 dollari in più.
E ancora non è partito con i dazi strutturali e generalizzati che, visti i sicuri controdazi, generano solo inflazione e debito pubblico.

Poi c’è l’emulo di Milei, Elon Musk, sì quello col pallino dei figli dai nomi impronunciabili e la fissa di andare su Marte “per salvare la umanità”, che ha il compito di distruggere lo Stato federale, ma “non ci prende troppo” a giudicare dai continui ripensamenti, dietro front, e dalle sentenze dei giudici che bloccano gli ordini esecutivi di Trump a cominciare dal ripristino di USAID, agenzia di assistenza, e dalla prossima fine che farà la tanto strombazzata abolizione del ministero dell’istruzione [deve passare al Senato con la maggioranza di 60 senatori e Trump non ce li ha]. Ovviamente questi sovranisti, come i Talebani, vedono l’istruzione come il fumo negli occhi: oggi Trump, dopo aver detto che nelle Università crescono i Democratici, ha tagliato 400 milioni di dollari alla Columbia University con la scusa che non avrebbe protetto gli studenti ebrei durante le manifestazioni pro Palestina.

Poi idee balzane: una Email ad ogni dipendente federale con la criptica domanda con cui Musk chiede cosa abbiano fatto di utile nella precedente settimana, pena il licenziamento.


Oggi, poi, stessa Email anche ai dipendenti italiani delle basi americane in Italia, come Aviano accompagnata dal blocco delle carte di credito (aziendali, spero) di questi dipendenti.
La confusione regna sovrana: i responsabili delle agenzie federali chiedono ai loro dipendenti di non rispondere; Trump, presente Musk, afferma che le richieste del miliardario sono solo consigli e che i responsabili per i loro dipendenti sono sempre i vertici delle agenzie. Ma Musk insiste. Come finirà? Forse come le navicelle per Marte di Musk nei primi due tentativi di lancio: esplose! E anche la Tesla va malissimo.


Previsioni? Se continua così, alle prossime elezioni di midterm del 2026, Trump perderà parecchio, ma già pensa a modificare la Costituzione per correre per “il terzo mandato”.

Vi ricorda qualcuno? Tutto il mondo è paese.

Quindi in Italia? Allora….no non vado avanti, vedo un post con scritto in grande: “tutti in piazza per la pace in Ucraina e la pace fiscale!“. [che cavolo c’entra?]. Mi si intrecciano le dita sui tasti, non ce la faccio a continuare, anche perché la situazione italiana è ancora più complicata di quella americana.

Come tutti, sto seguendo le vicende della nostra povera Italietta circa la nomina di Raffaele Fitto a Commissario europeo (anzi vicepresidente esecutivo) e circa le intromissioni di Elon MUSK nella politica italiana (P.S. a proposito di questo ultimo , chi può legga lo articolo di Repubblica.it all’indirizzo: https://www.repubblica.it/esteri/2024/11/14/news/politica_musk_elezioni_americane-423621489/?ref=RHLF-BG-P1-S2-T1)

Ho dato a ChatGPT gli stringati elementi delle due vicende e ho chiesto di unirle insieme e di ricavarne una storia un po’ meno piatta della realtà.
Eccola qui sotto, in versione integrale:

ChatGPT: “Certamente, posso sviluppare una versione più estesa della storia, con una trama unica che includa anche colpi di scena e un ruolo più rilevante per il ministro americano. Ecco una versione più articolata e approfondita della storia, con nuovi intrecci e complessità.”


Titolo: L’ombra della vendetta


Capitolo 1 – Intrighi e ambizioni

A Bruxelles, in una notte cupa e piovosa, la Presidente del Consiglio italiana, Giovanna Mestroni, osserva la città dall’alto del palazzo dell’Unione Europea. È appena stata sconfitta: il suo candidato alla vicepresidenza della Commissione, Renato Fino, è stato bocciato. Dietro questa decisione, Mestroni intravede la mano di Urinna Von Layan, la presidente della Commissione, e avverte la tensione personale che anima questa guerra politica. Mestroni aveva negato a Von Layan il sostegno per la sua elezione, e ora ne stava pagando il prezzo.

Tra il fumo di un sigaro, Giovanna riflette su come ribaltare la situazione. La sua ambizione la spinge a non cedere, e trova sostegno in Erik Neumann, un agente oscuro che inizia a orbitare intorno a lei, apparentemente per svolgere un lavoro di intelligence europeo. Neumann, in realtà, è un lupo solitario con un’agenda propria, ed è noto per il suo passato in servizi segreti internazionali. A lui, la politica interessa meno dei segreti: segreti che gli permettono di avere potere.

Capitolo 2 – La minaccia americana

Mentre Giovanna pianifica la sua vendetta, dall’altra parte dell’oceano, un nuovo colpo arriva inaspettato. Il ministro degli Affari Esteri della nuova amministrazione americana, Eglon Munk, dichiara pubblicamente che “la democrazia italiana è minacciata dal nazionalismo esasperato e dall’ingerenza dei magistrati”. La frase non è rivolta direttamente a Giovanna, ma il messaggio è chiaro. La Presidente del Consiglio italiana, per la prima volta, vacilla. In privato condivide le idee di Munk, ma il suo nazionalismo le impone di mostrare forza e di evitare ogni intromissione esterna.

Scossa e incerta, Giovanna decide di ritirarsi dalla scena pubblica, lasciando al Presidente della Repubblica il compito di rispondere. La sua assenza è percepita dai suoi sostenitori come una ritirata, e il suo stesso partito comincia a dubitare della sua capacità di guidare il paese. Nel frattempo, Erik Neumann diventa sempre più vicino a lei, cercando di sfruttare il suo momento di debolezza per capire quali segreti possano esserle stati sottratti. Neumann scopre che Giovanna è in contatto segreto con Eglon Munk, con cui ha avuto sempre avuto contatti durante la sua ascesa politica. Munk le aveva promesso sostegno, ma ora la sua dichiarazione la metteva in imbarazzo.

Capitolo 3 – La comparsa di Luisa e una relazione pericolosa

Nel pieno della crisi, Neumann incontra Luisa Falchi, il capo di gabinetto di Giovanna, una donna brillante e ambiziosa. Lei ha colto i segnali di instabilità nella sua leader e intravede la possibilità di ottenere una posizione di maggior potere. I due iniziano una relazione intensa e pericolosa, fatta di segreti e seduzioni. Neumann la convince a condividere dettagli riservati sui piani di Giovanna e in cambio la protegge, alimentando la sua ambizione.

Nel frattempo, Giovanna scopre che la bocciatura di Fino e l’attacco di Munk potrebbero essere collegati. Von Layan e Munk sembrano aver trovato un terreno comune e sono pronti a minare la sua leadership in Europa per indebolire le sue posizioni nazionaliste. Munk sembra convinto che un governo europeo più docile possa rafforzare il controllo americano, soprattutto su questioni di sicurezza e intelligence.

Capitolo 4 – Un omicidio inatteso

Durante un incontro a Bruxelles, Giovanna ha un duro confronto con Fino, il quale le rivela di sapere dettagli compromettenti sui suoi contatti segreti con Munk. Fino, temendo per la propria carriera e forse anche per la propria vita, minaccia di rivelare tutto. Mestroni è sconvolta, ma tenta di calmarlo, convincendolo che troveranno una soluzione.

Il giorno successivo, però, Renato Fino viene trovato morto nel suo appartamento. Ufficialmente si parla di un attacco cardiaco, ma Giovanna è certa che si tratti di omicidio. Gli eventi prendono una piega sempre più oscura e i sospetti si moltiplicano. In privato, Giovanna è consumata dal sospetto che Von Layan o Munk abbiano orchestrato l’omicidio per colpirla indirettamente, ma non riesce a trovare prove.

Capitolo 5 – Il doppio gioco di Munk

Mentre la crisi politica si inasprisce, Giovanna riceve un messaggio in codice: Munk le chiede un incontro segreto. Nonostante le paure, decide di incontrarlo. Munk, durante l’incontro, cerca di convincerla che l’attacco alla sua democrazia era solo una tattica per “risvegliare” i suoi avversari in Europa. Le propone un patto segreto: Munk continuerà a sostenerla, ma Giovanna dovrà rinunciare a ogni idea di un’Europa sovrana e collaborare con gli Stati Uniti su questioni chiave. Munk svela il suo vero obiettivo: indebolire Von Layan e ottenere un’Europa meno indipendente.

Sebbene attratta dall’offerta, Giovanna sente che accettarla significherebbe tradire il suo Paese e, soprattutto, che potrebbe diventare vulnerabile. Decide di mantenere il contatto con Munk, ma di giocare una partita più complessa. Nel frattempo, Neumann scopre gli incontri segreti tra Giovanna e Munk e decide di ricattarla.

Capitolo 6 – Tradimento e vendetta

Neumann tenta di usare il suo potere su Giovanna, chiedendole in cambio informazioni compromettenti sulla Commissione Europea. Giovanna sa che, se accetta, finirà per diventare una pedina nelle mani di Neumann e, probabilmente, di Munk. Decide quindi di sfruttare il suo legame con Luisa Falchi, che ha ancora sentimenti ambivalenti verso Neumann. Luisa, spinta da Giovanna e dal desiderio di potere, inizia a sabotare Neumann, fingendo di allearsi con lui ma rivelando al tempo stesso dettagli sui suoi movimenti.

In una notte di nebbia, Luisa riesce a organizzare un incontro tra Neumann e alcuni agenti europei, sperando di incastrarlo. Durante l’incontro, però, la situazione degenera e Neumann capisce che Luisa lo ha tradito. I due si confrontano su un ponte solitario, e nel corso della discussione, Neumann la accusa di aver distrutto il piano per conto di Giovanna. Nella colluttazione che segue, Luisa precipita nel fiume e scompare nelle acque gelide.

Capitolo 7 – Il prezzo della vittoria

Dopo la morte di Luisa, Giovanna si trova nuovamente in bilico. Munk ha perso fiducia in lei, ma non può esporsi pubblicamente. Giovanna riesce a scoprire che Munk è stato l’artefice dell’omicidio di Fino e utilizza questa informazione come arma di ricatto per costringerlo a mantenere la sua posizione neutrale nei suoi confronti.

Alla fine, riesce a ottenere ciò che voleva: Von Layan, coinvolta nello scandalo degli omicidi e della corruzione politica, è costretta a dimettersi. Giovanna è ora più potente che mai, ma la sua vittoria è amara. Ha perso Fino, Luisa e persino l’appoggio di Munk. Rimane sola a capo di un governo che sembra un castello di carte, fragile e pronto a crollare.

Guardando Roma all’alba, Giovanna si rende conto che è rimasta intrappolata nella stessa rete di inganni che aveva contribuito a tessere. Con l’Europa destabilizzata e gli Stati Uniti in attesa di una nuova mossa, sa che il suo trionfo è solo temporaneo e che nuovi avversari sono già pronti a colpirla.

(Come ho detto in principio, la storia è totalmente inventata da ChatGPT)

Nel cuore pulsante di Roma, mentre le luci soffuse del Palazzo Chigi illuminavano un crepuscolo carico di tensione, il Consiglio dei Ministri si riuniva in segreto. Il fallimento della missione di deportazione verso l’Albania era sulla bocca di tutti. Nonostante il programma ambizioso di trasferire 3000 migranti l’anno, solo una dozzina erano stati inviati oltre Adriatico, e, come una beffa, quattro erano stati ritenuti inidonei.

Ma il colpo peggiore era arrivato dai magistrati di Roma, che avevano rigettato il fermo, invalidando l’intera operazione. Una doccia fredda. L’Europa, una volta ancora, aveva imposto il proprio giogo sulle leggi nazionali.

La premier, una donna dalla postura rigida e dagli occhi sbarrati, scorse la sala con un’espressione dura. Il ministro dell’Interno, un uomo robusto dai capelli brizzolati, batteva nervosamente le dita sul tavolo di legno massiccio, trattenendo a stento la frustrazione.

“Abbiamo promesso una soluzione,” disse il premier con voce grave. “Siamo stati già scottati da uno scandalo e non possiamo permetterci di fallire di nuovo.”

Capitolo 1: La tempesta tra le mura

Il governo era spaccato. Da un lato, l’ala conservatrice, pronta a fare qualsiasi cosa pur di riaffermare la propria sovranità. Dall’altro, l’ala più moderata, che cercava disperatamente di mantenere il fragile equilibrio con Bruxelles. I leader dell’Unione Europea avevano già ammonito il governo per i suoi tentativi di eludere le regole comunitarie sui migranti, e un’altra mossa avventata avrebbe potuto isolare ancora di più l’Italia.

Fu il ministro della Giustizia a rompere il silenzio. Un uomo anziano e massiccio, ex magistrato. “Non possiamo ignorare le sentenze dei magistrati. L’Europa è chiara. Non possiamo deportare migranti verso paesi non ritenuti sicuri.”

“Allora cambiamo la legge!” Il ministro dell’Interno sbatté un pugno sul tavolo, facendo sobbalzare alcuni colleghi. “Decretiamo che il Burkina Faso è un paese sicuro. Così nessuno potrà fermarci.”

Un mormorio si diffuse tra i presenti. Il premier guardò attentamente il suo ministro dell’Interno. Era un uomo di azione, ma questa volta la sua proposta era rischiosa. L’Europa avrebbe reagito con sanzioni, e c’era il pericolo di una crisi diplomatica con l’Albania, che fino ad allora aveva accettato i migranti con una certa riluttanza e solo in cambio di soldi.

Capitolo 2: Il piano B

“Non possiamo permetterci un conflitto con Bruxelles ora,” interruppe il ministro degli Esteri, un uomo di mezza età, ex parlamentare europeo, dalla voce calma ma decisa. “Abbiamo già troppi fronti aperti. Dobbiamo trovare una via d’uscita più astuta. Qualcosa che sfugga al radar delle istituzioni europee.”

La premier annuì lentamente. Era la donna delle soluzioni pragmatiche, ma il tempo stringeva. La stampa era implacabile, e i sondaggi iniziavano a risentire del caos migratorio. “Qual è la tua proposta?” chiese al ministro degli Esteri.

“Creiamo un accordo con un altro paese, fuori dall’Unione. Una nazione abbastanza disperata da accettare i nostri termini. Offriamo fondi, aiuti economici e investimenti. In cambio, deportiamo lì i migranti. Non saranno detenuti in Albania, ma in un luogo che nessuno si aspetta.”

Gli occhi di tutti si voltarono verso di lui, sorpresi. La proposta era audace, ma non priva di rischi. Quale paese sarebbe disposto a prendere il posto dell’Albania?

“Ho già un nome,” continuò il ministro. “Un paese che ha bisogno di fondi per risollevare la sua economia: il Sud-Sudan.”

Il silenzio riempì la stanza.

“Ma non è sicuro,” disse il ministro della Giustizia, aggrottando la fronte.

“No, non lo è. Ma possiamo insistere che lo diventi. E se non c’è un luogo sicuro, ne creeremo uno, di fantasia. Non andiamo verso Il Nuovo Ordine Mondiale?””

Capitolo 3: Le Ombre

Nel frattempo, all’interno del governo si stava formando una corrente sotterranea di opposizione. Alcuni deputati, frustrati dall’inazione e dalla debolezza percepita della premier, cominciarono a tramare alle sue spalle. Le voci correvano nei corridoi del potere: c’era chi stava cercando di sostituirla. Si parlava di una figura carismatica, un giovane emergente, con legami forti, anche di parentela, con una potente famiglia che aveva dato all’Italia anche un Presidente del Consiglio, con alcune lobby imprenditoriali e una visione molto più radicale su come gestire la questione migratoria.

“La premier sta perdendo il controllo,” si sussurrava. “Serve qualcuno che prenda decisioni più drastiche.”

La premier stesso cominciò a sentire il peso del tradimento. Iniziò a sospettare di tutto e di tutti, vedendo complotti ovunque, mentre cercava di mantenere il controllo su una situazione che sfuggiva sempre di più dalle sue mani. Sapeva che ogni mossa sbagliata avrebbe potuto significare la sua caduta.

Capitolo 4: Il Decreto

Fu alla fine di quella lunga notte che il governo uscì con una proposta shock: un decreto legge che ridefiniva i criteri per considerare un paese “sicuro”. Non era più l’Europa a decidere, ma il governo stesso, che si arrogava il diritto di giudicare a chi fosse possibile deportare i migranti.

La reazione internazionale fu immediata. Le prime pagine dei giornali europei parlavano di “strappo” e “provocazione”. A Bruxelles, i diplomatici italiani furono convocati per chiarimenti, mentre nelle strade di Roma esplodevano proteste da parte di organizzazioni umanitarie.

Nel frattempo, il premier convocò una riunione d’emergenza con i servizi segreti e il ministero dell’Interno. “Preparatevi al peggio,” disse con voce ferma. “La battaglia è appena iniziata.

Storia di fantasia, generata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale (ChatGPT)

sergioferraiolo

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