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Esser contagiati dal Coronavirus – abbiamo imparato – può portare le conseguenze più disparate: semplicemente nulla, un banale malessere scambiato per “raffreddamento”, una sindrome febbrile paragonabile all’influenza, una polmonite virale, spesso curabile con lunghe e dolorose giornate in ospedale, ma – almeno in Italia – per 30.000 volte letale. Tutto ciò random, senza una ragione plausibile, anche sul perché alcune zone (il nord) siano state contagiate in maniera molto più violenta che altre (il sud).

Unico dato incontrovertibile è che i bambini, pur infettandosi e portando l’infezione in famiglia e in giro, sono praticamente immuni dalle conseguenze più gravi.

A parte questo, a parte le patologie fisiche, sono convinto che il Coronavirus o COVID19, porti anche serie conseguenze alle facoltà intellettive delle persone.

Sì, ci sono giustificazioni, senz’altro. La materia è nuova, Questo tipo di Coronavirus – fino al tragico 21 febbraio 2020 – era solo  una patologia confinata dall’immaginario collettivo occidentale in  quella parte del mondo, ancora semisconosciuta e misteriosa, chiamata Cina, confinata in qualche parte dei TG vista distrattamente nei giorni del dopo capodanno, ma capace comunque di generare i primi segni di decerebramento con pestaggi e violenze a cinesi che vivono da anni in Italia, come se l’insorgenza di questo lontano virus sconosciuto fosse stato scatenato per colpa di una intera etnia.

Poi Codogno e Vo’ Euganeo esplosero e, sull’onda emotiva dell’emergenza (grave, ma piccola e confinata territorialmente), le autorità si mossero benino. Fecero l’impensabile. Imitando quello che successe a Wuhan, chiusero letteralmente i due territori: non si entra e non si esce. Poi la “Cosa” crebbe” e con la stessa proporzionalità crebbero i casini, gli errori e … i segni di pazzia, fortemente incoraggiati da quell’altra forma di pazzia, questa volta fortemente italica che va sotto il nome di “Riforma del titolo V della Costituzione” che dal 1999, avvelena e complica i rapporti fra Stato e Regioni intasando la Corte Costituzionale di impugnazioni e conflitti di attribuzione, generando confusione ed incertezza nella gestione delle cd. “Materie condivise”, come appunto la Salute.

Ma non voglio fare qui la storia, breve, ma piena di dolore del Coronavirus in Italia e nel mondo – quella la conoscete già – ma dare conto della pazzia che esso porta. Ovviamente è una metafora, non voglio essere accusato di diffondere fake news, ma la tensione, la paura, l’angoscia di fronte a tale orrenda novità può essere benissimo causa scatenante.

Cominciamo dai cosiddetti scienziati a cui la politica si è, fino ad un certo punto, affidata.

Dapprima è stata qualificata come una influenza un po’ più “pesante”, poi, visto che il numero di morti cresceva, si sono scatenati nelle congetture più varie e facendo attuare dai politici le strategie più diverse.

Nella Lombardia dalla sanità efficiente, ma privatizzata, dove l’assessore al “welfare” qualche mese prima voleva abolire il medico di famiglia, il virus ha fatto una strage negli ospedali dove gli ammalati sono stati concentrati e dove, almeno nei primi giorni, non c’erano percorsi alternativi fa malati “normali” e “sospetti COVID”. Nel vicino Veneto, per di più governato da una parte politica analoga, i presìdi medici locali sono ancora validi e su quello si è puntato, gli ospedali non sono diventati focolai di contagio e la situazione ha retto molto meglio.

I virologi e gli epidemiologi (attenzione, sono due categorie completamente diversi di medici anche se i media li hanno immancabilmente confusi) sono diventati star televisive. I loro discorsi scendevano su noi atterriti semplici cittadini come sentenze calate dalla scienza. Si son formati i partiti, i partigiani dell’uno o dell’altro “santone”, partigiani dell’uno o dell’altro metodo di cura, spesso condizionati da fake news confezionate e diffuse a bella posta.

Ne voglio raccontare uno solo, ma certo, se fate il punto ne troverete altre.

Una sola premessa. Ad oggi, contro il Coronavirus, siamo ancora all’anno zero. L’unico “rimedio” è quello raccontato da Boccaccio con il Decamerone, ossia il distanziamento sociale. Il resto fino a che non sarà trovato un vaccino, (che non si sa se e quando sarà disponibile) sono solo cure palliative per aiutare il sistema immunologico presente in ognuno di noi a superare “naturalmente” la malattia. Ovviamente sapete che per “cura” si intende la somministrazione di medicamenti che sono stati adeguatamente testati, riconosciuti efficaci dalla comunità scientifica e dagli “enti certificatori”. Tutta roba che certamente impiega un po’ di tempo ad essere approntata, a meno di non volere che il farmaco “miracoloso” per qualcuno, sia inefficace o venefico per alti. Di cure “alla moda” ne abbiamo avute parecchie, spinte solo dall’emotività, dal “siero Bonifacio” alla “cura Di Bella” al “metodo Stamina”, metodi che, passata l’onda emozionale, nessuno oggi prenderebbe più in considerazione.

Basta un video girato in Giappone dove un tizio qualsiasi, poi smentitosi, affermi che lì curano con successo con un medicinale che assicura un successo nel 90% dei casi, che tutti voglio che in Italia “si rimuovano le oscure cause” che impediscono l’uso dell’Avigan, poi ridotto a farmaco di scarsa efficacia.

Su Twitter o WhatsApp, compaiono sedicenti medici che denunciano che altri medici – sempre per oscure ragioni – non applicano rimedi miracolosi come l’eparina per prevenire i trombi che occludono gli alveoli polmonari, senza sapere che fiumi di eparina sono dall’inizio della pandemia iniettati nei pazienti.

Ma voi affidereste la vostra vita ad un farmaco la cui efficacia proviene solo da un video girato da un tizio qualsiasi e postato su YouTube? Eppure succede. Isteria e pazzia collettiva?

Ma il massimo di raggiunge con guerre fra Guelfi e Ghibellini, fra fazioni degne dei peggiori Hooligan del pallone sull’ultime isteria: la cura con il plasma ricavato dai pazienti guariti. La contesa ha assunto toni allucinanti: sempre i poteri forti che hanno “rapito” il prof. De Donno (che sta sperimentando questa cura) con il coinvolgimento di Bill Gates. Bufala, ovviamente. Oppure – e qui c’è lo zampino dei no-vax – dirottare tutti i soldi impegnati per la ricerca del vaccino sulla ricerca della cura del plasma che è lunga e complessa anch’essa. Basti pensare ai macchinari usati per depurare ogni sacca di plasma da eventuali infezioni da epatite virale o AIDS che, se no, andrebbero direttamente nelle vene del ricevente. La cura con il plasma, detta anche sierologica, da pazienti guariti è antichissima e si usa tutt’ora par i morsi di vipera o per la profilassi antirabbica. Solo che, con il tempo, gli anticorpi, da naturali sono diventati sintetici e, quindi, molto più puri e facili da produrre. Comunque nessuno ha mai demonizzato la cura sierologica, che viene usata a Mantova e Pavia con buoni risultati, ma per salvare il mondo dalla pandemia dovrebbe avere un numero infinito di donatori che conservino per un tempo infinito gli anticorpi nel loro sangue, a meno di non trovar e un modo di riprodurli sinteticamente. Ed è proprio quello che si sta sperimentando.

Vorrei sommessamente ricordare ai sostenitori delle due fazioni la differenza fra la prevenzione e la cura. Fra farmi un iniezione di vaccino, anche ogni anno, come per l’influenza, e non pensarci più (e qui mi attirerò le ire dei no-vax; beh, fatti loro) e prendermi il COVID19, andare in ospedale, aspettare le sacche di plasma, mentre il mio respiro si fa sempre più corto, preferisco certo la prima ipotesi.

Le incertezze mediche si riflettono anche sulla politica. Senza entrare nelle follie americane di iniezioni di disinfettanti e di esposizione degli organi interni ai raggi UV (?), o a quelle inglesi di sacrificare vite per raggiungere l’immunità di gregge vediamo ora una spinta sempre più forte delle Regioni, pressate dalla Confindustria, di riaprire subito le attività produttive. L’intento è giusto. Ci sono molte attività produttive, come gli esercenti al dettaglio, spettacoli, ristorazione, turismo, cura alla persona, che hanno sofferto più degli altri, ma, rifletteteci – visto che è ormai accertato che una grande percentuale di persone infette è asintomatico, beate loro, (a Vo’ Euganeo è stato accertato che era asintomatico il 43% di positivi) – vi fareste avvicinare in un quasi “bocca a bocca” da un dentista o da un parrucchiere? O far rifare le unghie con la possibilità di tagli o scambio ematico?

Il Governo (non starò qui a cincischiare sulle questioni di costituzionalità della compressione delle libertà fondamentali) sta procedendo per gradi, “per vedere l’effetto che fa”. Preso atto che dall’inizio della pandemia un 40% dei lavoratori (aziende indispensabili, filiera alimentare, etc) ha continuato a lavorare, dal 4 maggio 2020, con i presidi locali che ormai (si spera) hanno gli occhi aperti e con precisi vincoli, ha esonerato dal lockdown altri 4,5 milioni di lavoratori. Siccome il periodo di incubazione della malattia è di 8/14 gg, si è preso fino al 18 maggio per vedere se e di quanto sale ancora (o non sale) la curva epidemica, Alla luce dei risultati deciderà la progressiva riapertura dei altre attività, partendo da quelle di minor contatto fisico e maggior utilità sociale fino a quelle, sfigate loro, dove l’assembramento pericoloso è essenziale all’attività stessa (discoteche, palazzetti dello sport, teatri cinema.

Nel contempo tenendo a freno gli altri cittadini, negando loro il lavoro (purtroppo per loro), le passeggiate senza meta, gli svaghi esterni, si rallentano di molto i flussi di persone in giro e il virus trova, comunque, meno prede. È ancora da provare come evitare i pericolosi assembramenti negli autobus (ci siete andati? No, vero? Pensate se si fosse aperto tutto).

Ma apriti cielo. Ora tutti – visto che non ci sono più cadaveri per strada – vogliono riaprire, ma cavalcando il desiderio della gente più che la scienza, per distinguersi, per ingraziarsi la gente e prenotare voti. La Calabria, regione dove le strutture sanitarie non sono neppure paragonabili a quelle che pur hanno fatto fiasco in Lombardia, ha riaperto bar e ristoranti all’aperto, favorendo il prolungato incontro, attorno al tavolino, di più persone. Il TAR le ha dato torto. E corre in avanti anche la provincia di Bolzano, e vorrebbe farlo il Veneto. Sembra che 8 giorni in più siano diventati impossibili da sopportare. Ma, lo ipotizziamo tutti, dietro queste prese di posizione ci sono interessi politici ben definiti, o mezzi di pressione o contrasti interni.

Meno male che i dati della pandemia migliorano ma , comunque, oggi, 9 maggio, ci sono stati 194 morti e 1083 positivi in più di ieri, con il serio sospetto che non si fanno tutti i tamponi possibili per non far alzare il numero di e “positivi” ufficiale.

Bata ricordare il caso CEI. Nelle linee generali, il Governo aveva procrastinato al 18 maggio la possibilità di ritornare a celebrare messe. Non si viola la libertà di culto, sempre libera e valida (per stessa ammissione della Chiesa) in qualunque luogo, si evitano solo assembramenti, assembramenti inevitabili durante la messa, ma evitabili dal tabaccaio dove si entra uno per volta o al supermercato dove ho fatto fila di un’ora per entrare. Ecco, la Conferenza Episcopale Italiana, esce, il 26 aprile, con un durissimo e, perdonatemi, spocchioso e superbo comunicato con il quale “la Chiesa esige”….”i Vescovi non possono sopportare”, comunicato così duro che si può benissimo ipotizzare un altro fine, contro il Governo, o  – addirittura – contro il Papa, i cui rapporti con la CEI sono pessimi. Meno male che Papa Francesco ha ricordato a tutti chi è il Capo della Chiesa.

Sintomi di impazzimento sono tutt’ora presenti nel Governo. Non parlo del bieco tentativo delle opposizioni di cavalcare il Coronavirus per raggranellare consenso. Mica tutti sono come il capo dell’opposizione in Portogallo….

Il Governo promette miliardi, ma non li eroga. Promette garanzie al 100%, ma le Banche non erogano prestiti. Calmiera a 0,50 euro il prezzo delle mascherine e le mascherine spariscono dal mercato, annuncia un’App indispensabile al tracciamento dei positivi, anonima e volontaria (sarà utile?) che riceve anche l’OK del Garante Privacy, ma non se ne parla più. Promette una tracciatura di un campione di 160.000 persone, confezionato dall’ISTAT, rappresentativo di tutto la popolazione per tracciare, dal numero degli anticorpi, la diffusione della pandemia, ma non parte ancora.

Insomma, oltre la lotta fra virologi e immunologi anche una inefficienza governativa.

Ma la pazzia, la follia non è ancora raggiunta.

Una volta tanto l’Unione europea si muove alla svelta: dal programma SURE (cassa integrazione europea, primo provvedimento sul sociale EU), dal programma BEI, al Recovery Fund, al rinnovato MES.

Ecco, sul MES si spacca il Governo. Qualche ragione c’era. IL MES, nella vecchia versione, per intenderci quella che spaccò le reni alla Grecia, prevedeva rigorosissime condizionalità per la sua concessione (tipo ristrutturazione del debito, tagli sociali con intervento diretto della Commissione, dello FMI,  e della BCE) . Ma questo MES è totalmente diverso.  Anche io avevo qualche dubbio espresso nel precedente articolo del mio  blog (https://sergioferraiolo.com/2020/04/25/qualche-dubbio-sul-mes-senza-stringenti-condizionalita/), ma gli eventi successivi (lettera del Vice presidente della Commissione europea e del Commissario Gentiloni. Conclusioni dell’Eurogruppo dell’8 maggio 2020) hanno sgombrato il campo dalle preoccupazioni: sul piatto c’è un prestito pari al 2% del PIL (per l’Italia sono 36 Miliardi di Euro) richiedibili dal 1° giugno 2020 con queste uniche condizioni: si restituisce (è un prestito) al tasso dello 0,1% (zerovirgola1percento) in 10 anni ed il suo uso è riservato alle spese mediche dirette o indirette (e in questo “indirette” c’è tutto). Non c’è altro.

Eppure gli Dei accecano coloro che vogliono perdere. Ripeto, non parlo dell’opposizione che biecamente raggranella qualche voto preconizzando ancora, nonostante tutte le smentite, una situazione tipo Grecia. Opposizione da cui si distacca chiaramente Berlusconi che oggi è arrivato a dire “Il MES è stato approvato esattamente come volevamo noi” preparandosi, forse, a scendere in aiuto del PD e di Renzi.

Parlo del Governo o meglio, di una parte del Governo, i Cinquestelle, che speciosamente, per pura ideologia, continuano a dire di no. Non prenderemo il MES, dicono. Non potendo più portare le prove che il MES sia foriero di “situazione Grecia”, si trincera nel dire che è poco e che il Governo conta sul Recovery Fund che dovrebbe valere fra i 1.500 e 2.000 miliardi di euro, in parte prestito e in parte a fondo perduto.

Ma il “nuovo MES” c’è ora e ti danno i soldi subito dal 1° giugno, soldi di cui abbiamo disperatamente bisogno, il Recovery Fund è ancora tutto da definire e finanziare.

È sintomo di pazzia rifiutare ora 36 miliardi certi per sperare in ipotetici 160 miliardi (ipotetica quota italiana) lo anno prossimo (se va bene) del Recovery Fund. Lo sappiamo, i Cinquestelle, sono superideologizzati e non molto pragmatici: Per Conte è più importante la coesione nel suo partito che il default italiano, analogamente a quello che pensa Trump fra salute degli americani e risalita dell’economia, con seguito di persone armate che invadono il palazzo del Governatorato del Michigan.

E dire che solo l’Europa può salvare un Paese come il nostro, già gravato da un debito pubblico di 2.447 miliardi di Euro che si accinge a varare misure di sostegno all’economia vessata dal Coronavirus per 50760 miliardi di Euro.

E dire che le Agenzie di rating Moody’s e Standard e Poor’s hanno “graziato” l’Italia (come sarebbe stato giusto dal loro punto di vista) solo perché sanno che l’Europa ha aperto i cordoni della Borsa.

Dal MIO punto di vista, se l’Italia perde questa occasione, attuale, del MES e quella futuribile, ma ancora nebulosa del Recovery fund per finanziarsi a basso costo, non potrà evitare un nuovo downgrading che non è una cosa astratta. Siamo solo un gradino sopra ai titoli spazzatura. E i titoli spazzatura, BOT o BTP che siano, non sono acquistabili dalle banche estere o dalla BCE. Sapete come finirà: che lo Stato pagherà i suoi debiti o gli stipendi o le pensioni con BOT e CCT che non varranno il valore della carta su cui sono stampati.

Le conseguenze lascio a voi immaginare.

Una ultima considerazione. Nonostante le tabelle sui contagi che la Protezione civile ci fornisce ogni giorno alle 18.00 mostrino un andamento molto rincuorante, non siamo ancora fuori della pandemia. Ci sono ancora morti e nuovi contagi. Ma molta gente si composta come se il Coronavirus non ci fosse mai stato. Gruppi per strada assembramenti, crocchi, niente mascherina. Vi lascio con la tabella diffusa oggi dalla Protezione civile.

Speriamo che i numeri brutti (contagi, morti, ricoverati) non debbano risalire.

tabella COVID19 del 9 maggio 2020

 Per la storia del MES potete riferirvi alla pagina di Wikipedia

https://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_europeo_di_stabilit%C3%A0

che reputo abbastanza completa.

In sintesi il MES è un Fondo a cui possono accedere gli Stati con l’acqua alla gola… Il problema è che se si accede a tal fondo, poi la  Troika, composta da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale ti sta addosso, affichè lo Stato richiedente risani l’economia (vedi Grecia).

L’approvazione del MES è una questione complicata perché bisogna distinguere diverse fasi. L’approvazione in sede Europea fu presa il 25 marzo 2011 (governo Berlusconi). Il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi IV del 3/8/2011 riporta l’approvazione nel corso della riunione della “Decisione del Consiglio Europeo 2011/199/UE, che modifica l’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea relativamente ad un meccanismo di stabilità (ESM-European Stability Mechanism) nei Paesi la cui moneta è l’Euro, del relativo disegno di legge per la ratifica. Obiettivo della decisione che tutti gli stati dell’Eurozona possano istituire, se necessario, un meccanismo che renderà possibile affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria dell’intera area dell’Euro.”

La ratifica parlamentare finale avvenne alla Camera dei Deputati il 19/7/2012 con 325 sì, 53 no e 36 astenuti (votazione n. 13, seduta n. 669 del 19/07/2012) ad opera del Governo Monti che era un “governo “Tecnico” con l’appoggio di PdL, PD, UdC, FLI, ApI, RI, MpA, Fareitalia, PID, PLI, PRI, LD, AdC, PSI, MAIE, IdV (fino al 16/12/2011). Quindi è corretto dire che Lega non lo votò. Per quanto riguarda Fratelli d’Italia, la formazione politica non era ancora nata e Giorgia Meloni militava in Forza Italia, ma non partecipo’ alla votazione.

I CinqueStelle e la Lega Nord Salvini hanno fatto una bandiera nel non aderire al Mes (che, comunque è già nei trattati e, quindi nell’ordinamento italiano) perché – dicono – poi l’Italia perderà la sua sovranità dovendo eseguire gli ordini della Troika.

La svolta si è avuta nell’ultimo eurogruppo che, nelle sue conclusioni del 9 aprile 2020 (vedi  https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2020/04/09/report-on-the-comprehensive-economic-policy-response-to-the-covid-19-pandemic/) ha deciso di proporre al Consiglio europeo (si terrà il 23 aprile) uno split del Mes. Ossia ogni Stato potrà prendere dal MES ad interesse irrisorio (0,40%) una quota pari al 2% del suo PIL (per l’Italia sono 36 miliardi di euro) e, se li usa per pagare conseguenze DIRETTTE o INDIRETTE delle spese sanitarie effettuate per la lotta al Coronavirus, non ci saranno conseguenze di Troika o altro, l’unico obbligo sarà quello di restituirlo. Riguardo alla entità della restituzione si è ipotizzato anche l’eliminazione totale del MES, per cui all”Italia saranno rimborsati i 12 miliard che ha messo alla sua creazione.

Questa conclusione dell’Eurogruppo (che vede tutti gli Stati d’accordo e che dovrà essere approvata dal Consiglio europeo del 23 aprile 2020) risulta indigesta a Lega e Cinquestelle che hanno sempre detto che MAI e poi MAI l’Italia avrebbe aderito al MES e che anche se il Consiglio dirà OK alle conclusion dell’Eurogruppo, poi la Troika interverrà sempre (su quali basi non si sa).

Questa è la situazione ad oggi.

Previsione:

Conte già in conferenza stampa ha dichiarato che l’Italia non si è opposta al Mes senza condizioni perché altri Paesi (come la Spagna) lo volevano [grande atto di generosità] ma che l’Italia avrebbe approfittato solo delle altre linee di credito predisposte dall’Unione Europea (fondo SURE, pagamento della Cassa integrazione e altro. vedi qui:https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_652

e qui: https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/health/coronavirus-response_it) ma mai al MES.

nelle ultime 48 ore, sulla spinta di PD, Italia Viva, e, da ultimo di Forza Italia, Conte  ha ammorbidito la sua posizione, affermando che la decisione italiana scaturirà dal dibattito del 23 aprile.

Secondo me, il 23 aprile, visto che di eurobond non se ne parla proprio, il Mes senza condizioni sarà approvato con proclami italiani di non partecipazione, ma poi….. pecunia non olet, visto che son 36 miliardi praticamente gratis. L’alternativa sarebbero tasse e patrimoniale.

L’incognita è la lettera che Macron ha sritto al presidente del Consiglio europo Michels con una proposta di Fondo di cui non si conoscono ancora i particolari.

Unione europea

 Salvini  e  i suoi ieri hanno votato, al Parlamento europeo, non solo contro il MES  ma anche contro i Coronabond e il Recovery found, soldi che l’Italia ha bisogno come dell’ossigeno e che l’UE, dopo qualche tentennamento, ha messo sul piatto.

Lo scopo della Lega, secondo una mia impressione, è chiarissimo. Prendendo spunto dal 51% degli italiani che oggi vedono l’Europa come il fumo negli occhi, senza sapere o contare sul fatto che i soldi che ci dà l’Europa sono l’unica cosa che ci tiene in piedi, Salvini e i suoi vogliono uscire dall’Europa. Perché non l’ho capito, visto che con il nostro debito pubblico, senza Europa faremmo una brutta fine.

Ma non è di questo che vi voglio parlare.

Vorrei dire due parole sull’avversione al MES di Lega e Cinquestelle.

Si sono dette tante parole, vere e false sul MES.

Basta non essere pigri e andare a quadrare le fonti.

Salvini e i suoi si stanno sgolando a dire che se prendiamo soldi da Mes, poi arriva la Troika come in Grecia. E arriva anche se il Consiglio dice che – per le spese mediche – non ci sono condizionalità perché il MES è nei Trattati ed è assistito da condizionalità tout court.

Sbagliato.

 Andiamo a ritroso.

Il MES fu introdotto nei  trattati da una semplice decisione del Consiglio europeo del 25 marzo 2011 (qui il link) : “Articolo 1. All’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione eu­ropea è aggiunto il paragrafo seguente: «3. Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensa­bile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.

Quindi se esiste la possibilità che una decisione del Consiglio europeo inserisca nei Trattati  un MES  soggetto a rigorosa condizionalità, basterà una analoga decisione del Consiglio europeo convocato per il 23 aprile per disporre un MES privo di condizionalità per le spese mediche , e connesse, relative al Coronavirus. E poiché la dizione “condizionalità” è molto molto generica, dipenderà dalla forza contrattuale dei singoli Stati includervi qualsiasi altra spesa.

Ricordo che l’adesione al MES senza condizione vale un prestito allo 0,5% per 36 miliardi di euro per l’Italia.

Meditate e riflettete su quello che vi dicono i Partiti

Sì, oggi quanti ne abbiamo? È giovedì? È sabato, non lo so. Sono giorni più o meno uguali che scorrono lisci fra letture, social, video chat, TV, quotidiani appuntamenti con Borrelli con i numeri che vanno giù e su come il nostro umore. Ma ho dormito male. Ho avuto incubi. Forse qualcosa che ho mangiato.

Ho sognato che il mondo era preda di una incredibile pandemia. Ho sognato che tutti i Paesi si affidavano all’OMS (WHO) raddoppiando i fondi messi a disposizione e si adeguavano senza timore alle sue disposizioni emanate nel modo più autorevole e chiaro.

Ho sognato che tutti abbiano capito che stiamo combattendo contro un virus che quattro mesi fa non compariva neppure negli ultimi libri di medicina e che quindi alcuni tentennamenti o indecisioni siano più che comprensibili.

Ho sognato che tutti abbiano capito che non disponiamo altro che armi palliative contro questa pandemia e che non infettarci a vicenda è l’unico modo serio di “contenerlo”. Ed ho sognato che, come fanno da sempre gli orientali, ci abituassimo a portare una mascherina sulla bocca per evitare che in nostro alito, il nostro colpo di tosse, il nostro starnuto, possa infettare chi ci sta vicino. Ho sognato che tutti abbiano capito che le mascherine chirurgiche, le uniche che possiamo avere [è impensabile di avere 180.000.000 di mascherine FFP3 al giorno, visto che vanno cambiate ogni 5 ore] servono altruisticamente a non infettare gli altri, e molto poco per proteggere noi.

Ho sognato che – visto che mediamente tutti stiamo molto meglio di questi abitanti di Mumbai costretti anche loro al lockdown

– tutti, con grande senso di responsabilità, rinunciassimo ognuno alle cose non indispensabili: il runner dilettante alla corsa in prossimità di altri umani, il cinofilo che non stressa il suo cucciolo con tre passeggiate quotidiane. I condomini che – al solo scopo di sfidare l’ordine costituito – fanno gruppo davanti ad una tavola imbandita.

E poi ho sognato che, almeno in questa occasione parecchio grave non si siano alzati i soliti galli che aprono la bocca solo per dividere le orecchie, per pontificare su presunti farmaci miracolosi noti solo a loro e a Facebook, oppure per dar corpo a strampalate teorie sull’origine e la possibile cura del virus, magari solo facendosi una passeggiata per Tokio.

Ho sognato che nessuno avrebbe accusato l’altro per presunte mancanze, ma – insieme – rimandando le polemiche si lavori al bene comune.

Ho sognato che l’accordo fra Google e Apple che ci regalerebbe un’App capace di tracciare in modo anonimo gli incontri ravvicinati con positivi era accolto con tripudio generale [stesso metodo usato dalla Corea del sud] e che nessuno, che tutti i propri dati , ma proprio tutti, anche il codice del conto in banca, fornisce spontaneamente al web, si mettesse a cavillare su speciose violazione sulla privacy.

E non basta – il sogno è lungo – ho sognato che giudici emeriti della Corte Costituzionale, alla dolce età di 84 anni sostenessero il Governo, senza fare cavilli sulla legittimazione alla limitazione della libertà di circolazione [limitazione d’altronde sancita per motivi di sanità pubblica dall’articolo 16 della Costituzione].

E ho sognato pure che tutti noi, italiani, europei e cittadini del mondo, accumunati dal pericolo della sesta estinzione, predetta anche da Yuval Harari, si mettano insieme senza stare a cavillare su un timbro mancante, una certificato assente e, spingendosi alla sostanza, cerchino soluzioni idonee alla fine della pandemia.

E ho sognato ancora che la politica si stringesse intorno al detto anglosassone “Buono o Cattivo, è il mio Presidente!”, si va tutti uniti fino alla fine della battaglia. I conti si fanno dopo. Ho sognato che nessuno, in nome di una pregressa, elettoralistica avversione, rinunciasse a 36 miliardi gratis, erogati praticamente gratis se usati per l’emergenza sanitaria.

Ho sognato anche che giornalisti di fama, dall’alto del loro smisurato ego ed orgoglio, trasmettessero le dichiarazioni del Presidente del Consiglio senza alcun commento che prefigurasse un intento censorio, arrogandosi il diritto di decidere, nel merito, cosa il Presidente del Consiglio possa o non possa dire e poi si dilungasse in una toppa peggiore del buco..

Ho sognato ancora che l’opposizione, sale della democrazia, in questo particolare momento esprimesse le sue opinioni, ma senza falsare i fatti, senza dire bugie, senza avvelenare il terreno con palesi Fake News, senza fare proposte assurde, fatte solo per farsele rifiutare e poi recriminare..

Sì, ho sognato.

Poi mi sono svegliato.

E ho trovato altro.

Sì era il 9 novembre, come oggi, giusto 30 anni fa. Winston Churchill la chiamava la cortina di ferro, come i separi metallici che dividevano la platea dal palcoscenico in caso di incendio.

Era lo incubo ricorrente, foriero di testate atomiche in grado di distruggere 10 volte, non una sola, la intera umanità. Una cosa immensa. Il suo simbolo era un muro che tagliava in due una città.

Sembrava impossibile che potesse scomparire se non a prezzo di milioni di morti, di sangue versato e di definitiva prevalenza di una parte sulla altra.

Invece..

Invece durante  una rituale conferenza stampa, senza clamore, si disse che chi abitava a est poteva andare a Ovest. Da quando? Da subito.

Così, in queste due parole, “da subito”, l’immenso macigno si dissolse come neve al sole.

Me la ricordo quella sera, poco dopo le 19….Sembrò che il mondo cambiasse all’improvviso.

Concetti come fratellanza, solidarietà, speranza, pace ripresero forza e vigore.

Soprattutto un concetto esplose in una grandezza mai immaginata: il futuro!

Lo iceberg della guerra fredda che aveva congelato, dopo gli orrori della guerra, la speranza di un futuro radioso per l’umanità, si era sciolto, non era più un ostacolo.

Le nazioni erano ora sorelle, non c’era più il blocco dell’Est contrapposto a quello dell’Ovest.

Il sogno di Spinelli, Schumann, De Gasperi poteva avverarsi. Un’Europa unita, pur nelle sue diversità, ma concentrata sullo scopo comune del progresso insieme, del perseguimento della felicità.

Concetti come spazio comune di giustizia, sicurezza e libertà cominciarono ad affacciarsi, e non solo per gli europei, ma anche per chi, non europeo, in Europa voleva viverci per godere del benessere comune che, prima sei nazioni, poi sempre di più, avevano creato di comune accordo per se e per gli altri.

Come ci sbagliavamo.

A trenta anni di distanza il sogno europeo è al suo punto più basso. Non solo sempre più profonde differenze segnano gli Stati membri, ma il concetto cardine, la solidarietà è ormai solo un ricordo, come il muro che, silenziosamente cadde giusto 30 anni fa.

Stati che non rispettano le regole e se ne fregano delle decisioni della Commissione che, ora, non riesce più nemmeno a ricostituirsi.

Ci vorrà un miracolo per recuperare quel che si è perduto.

Ma i miracoli accadono, come dimostra quella sera di trenta anni fa e il concerto che il grande compositore Rostropovich lì volle tenere.

 

Noi spesso ci lamentiamo del basso livello dei nostri politici che, spesso, nelle loro manifestazioni, sfiorano o superano il ridicolo.

I Britannici ci imitano.

Oggi, cioè ieri 19 ottobre, era l’ultimo giorno utile per il Governo inglese per chiedere una proroga della Brexit.

Più chiaramente, un emendamento approvato dal Parlamento britannico imponeva al Governo di evitare la Brexit senza regole, il famoso “No deal” ma, nel caso di mancata approvazione dell’accordo con la Unione Europea di chiedere a questa ultima una ulteriore proroga.

Boris Johnson si è sempre dichiarato contrario a ulteriori proroghe e ha sempre affermato che mai la avrebbe chiesta.

Il Parlamento britannico ieri ha bocciato l’accordo concordato da Johnson ed anche il primo ministro è soggetto alla legge.

E qui appare l’italico Macchiavelli.

Al presidente del Consiglio Europeo è arrivata, da Downing Street una lettera su carta intestata del primo ministro britannico, ma non firmata.

Una seconda lettera, firmata semplicemente “Johnson” ribadiva la contrarietà alla proroga.

Una terza lettera, firmata dall’ambasciatore Britannico presso la UE cercava di spiegare il tutto

Sono state avviate consultazioni fra i partner europei per tentare di comprendere l’accaduto…….

L’Europa non è in grado di parlare con una voce sola.

Per una cosa facile facile, di solo effetto e senza sostanza, come l’embargo di armi a Erdogan per l’invasione del nord della Siria non è stato possibile trovare un accordo. Sarebbe stata una dichiarazione di solo effetto, perché, come dice il tiranno turco, gli arsenali sono pieni.

Ogni Stato membro lo faccia autonomamente, questa è la flebile voce che viene da Bruxelles.

Eppure venti anni fa, proprio domani, a Tampere, in Finlandia, gli Stati membri si riunirono e solennemente dichiararono che lo spazio di libertà sicurezza e giustizia creato in Europa “non dovrebbe essere considerata appannaggio esclusivo dei cittadini dell’Unione. La sua stessa esistenza serve da richiamo per molti altri che nel mondo non possono godere della libertà che i cittadini dell’Unione danno per scontata. Sarebbe contrario alle tradizioni europee negare tale libertà a coloro che sono stati legittimamente indotti dalle circostanze a cercare accesso nel nostro territorio. Ciò richiede a sua volta che l’Unione elabori politiche comuni in materia di asilo e immigrazione, considerando nel contempo l’esigenza di un controllo coerente alle frontiere esterne per arrestare l’immigrazione clandestina e combattere coloro che la organizzano commettendo i reati internazionali ad essa collegati. Queste politiche comuni devono basarsi su principi che siano chiari per i nostri cittadini e offrano allo stesso tempo garanzie per coloro che cercano protezione o accesso nell’Unione europea”

Soffiava forte il vento di Tampere: un forte impegno comune che non faceva certo presagire i bassi livelli attuali.

Ricordiamolo insieme, affinché il “vento” ritorni a soffiare.

Per ricordarlo meglio riporto il link

http://www.europarl.europa.eu/summits/tam_it.htm

delle conclusioni di quel Vertice, ma voglio riportarne anche il testo:

CONSIGLIO EUROPEO DI TAMPERE 15 E 16 OTTOBRE 1999

CONCLUSIONI DELLA PRESIDENZA

INTRODUZIONE

Il 15 e 16 ottobre 1999, a Tampere, il Consiglio europeo ha tenuto una riunione straordinaria sulla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nell’Unione europea. All’inizio dei lavori si è proceduto, con il Presidente del Parlamento europeo, sig.ra Nicole Fontaine, a uno scambio di opinioni sui principali temi di discussione.

Il Consiglio europeo è determinato a far sì che l’Unione diventi uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia avvalendosi appieno delle possibilità offerte dal trattato di Amsterdam. Il Consiglio europeo intende trasmettere un forte messaggio politico per riaffermare l’importanza di questo obiettivo e ha convenuto una serie di priorità e orientamenti programmatici grazie ai quali il suddetto spazio si realizzerà rapidamente.

Il Consiglio europeo metterà questo obiettivo al primo posto dell’agenda politica e ve lo manterrà. Esaminerà puntualmente i progressi compiuti per attuare le misure necessarie e rispettare le scadenze fissate dal trattato di Amsterdam, dal piano d’azione di Vienna e dalle presenti conclusioni. La Commissione è invitata a presentare proposte per un appropriato quadro di controllo in tal senso. Il Consiglio europeo sottolinea l’importanza di assicurare la trasparenza necessaria e di informare periodicamente il Parlamento europeo. Esso terrà un dibattito approfondito per valutare lo stato di avanzamento nella riunione del dicembre 2001.

In stretta relazione con lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, il Consiglio europeo ha approvato la composizione, il metodo di lavoro e le modalità pratiche (riportati in allegato) concernenti l’organo preposto all’elaborazione di un progetto di Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Esso invita tutte le parti interessate ad adoperarsi affinché i lavori per la Carta possano iniziare rapidamente.

Il Consiglio europeo esprime la sua riconoscenza per il lavoro svolto dal Segretario Generale uscente del Consiglio, sig. Jürgen Trumpf, e in particolare per il suo contributo allo sviluppo dell’Unione a seguito dell’entrata in vigore del trattato di Amsterdam.

Poiché uno dei punti focali del lavoro dell’Unione negli anni a venire sarà il rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune, ivi compreso lo sviluppo di una politica europea di sicurezza e di difesa, il Consiglio europeo si attende dal nuovo Segretario Generale del Consiglio e Alto Rappresentante per la PESC, sig. Javier Solana, un contributo fondamentale a tale obiettivo. Il sig. Solana potrà contare sul pieno sostegno del Consiglio europeo nell’esercizio dei suoi poteri, in conformità dell’articolo 18, paragrafo 3, del trattato, così da poter espletare pienamente i propri compiti. Tra le sue responsabilità vi sarà quella di cooperare con la Presidenza per assicurare che le deliberazioni e azioni in materia di politica estera e di sicurezza comune vengano condotte efficacemente al fine di favorire la continuità e la coerenza della politica in base agli interessi comuni dell’Unione.

VERSO UN’UNIONE DI LIBERTÀ, SICUREZZA E GIUSTIZIA: I CAPISALDI DI TAMPERE

1. Sin dall’inizio l’integrazione europea è stata saldamente basata su un comune impegno per la libertà ancorata ai diritti dell’uomo, alle istituzioni democratiche e allo stato di diritto. Questi valori comuni si sono rivelati necessari per garantire la pace e sviluppare la prosperità all’interno dell’Unione europea e saranno anche il fondamento per il suo allargamento.

2. L’Unione europea ha già posto in atto per i suoi cittadini i principali elementi di uno spazio comune di prosperità e pace: un mercato unico, un’unione economica e monetaria e la capacità di raccogliere le sfide politiche ed economiche mondiali. La sfida insita nel trattato di Amsterdam è ora quella di garantire che tale libertà, che comprende il diritto alla libera circolazione in tutta l’Unione, possa essere goduta in condizioni di sicurezza e di giustizia accessibili a tutti. Si tratta di un progetto che risponde alle preoccupazioni frequentemente espresse dai cittadini e che ha ripercussioni dirette sulla loro vita quotidiana.

3. Tale libertà non dovrebbe, tuttavia, essere considerata appannaggio esclusivo dei cittadini dell’Unione. La sua stessa esistenza serve da richiamo per molti altri che nel mondo non possono godere della libertà che i cittadini dell’Unione danno per scontata. Sarebbe contrario alle tradizioni europee negare tale libertà a coloro che sono stati legittimamente indotti dalle circostanze a cercare accesso nel nostro territorio. Ciò richiede a sua volta che l’Unione elabori politiche comuni in materia di asilo e immigrazione, considerando nel contempo l’esigenza di un controllo coerente alle frontiere esterne per arrestare l’immigrazione clandestina e combattere coloro che la organizzano commettendo i reati internazionali ad essa collegati. Queste politiche comuni devono basarsi su principi che siano chiari per i nostri cittadini e offrano allo stesso tempo garanzie per coloro che cercano protezione o accesso nell’Unione europea.

4. L’obiettivo è un’Unione europea aperta, sicura, pienamente impegnata a rispettare gli obblighi della Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati e di altri importanti strumenti internazionali per i diritti dell’uomo, e capace di rispondere ai bisogni umanitari con la solidarietà. Deve altresì essere messo a punto un approccio comune per garantire l’integrazione nella nostra società dei cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente nell’Unione.

5. Per godere della libertà è necessario uno spazio autentico di giustizia, in cui i cittadini possano rivolgersi ai tribunali e alle autorità di qualsiasi Stato membro con la stessa facilità che nel loro. I criminali non devono poter sfruttare le differenze esistenti tra i sistemi giudiziari degli Stati membri. Le sentenze e le decisioni dovrebbero essere rispettate ed eseguite in tutta l’Unione, salvaguardando al tempo stesso la sicurezza giuridica di base per i cittadini in genere e per gli operatori economici. Gli ordinamenti giuridici degli Stati membri dovranno diventare maggiormente compatibili e convergenti.

6. Le persone hanno il diritto di esigere che l’Unione affronti la minaccia alla loro libertà e ai loro diritti giuridici costituita dalle forme più gravi di criminalità. Per opporsi a queste minacce occorre uno sforzo comune per prevenire e combattere il crimine e la criminalità organizzata nell’intera Unione. Si impone una mobilitazione congiunta di forze di polizia e strutture giudiziarie per garantire che i criminali non possano trovare nascondigli né occultare i proventi dei loro reati all’interno dell’Unione.

7. Lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia dovrebbe basarsi sui principi di trasparenza e controllo democratico. Occorre sviluppare un dialogo franco con la società civile sugli obiettivi e i fondamenti di questo spazio per accrescere l’accettazione e il sostegno dei cittadini. Al fine di preservare la fiducia nelle autorità, è necessario elaborare norme comuni sulla loro integrità.

8. Il Consiglio europeo ritiene essenziale che in questi settori l’Unione sviluppi anche una capacità di agire e di essere riconosciuta come partner di rilievo sulla scena internazionale. Ciò richiede una stretta cooperazione con i paesi partner e le organizzazioni internazionali, in particolare il Consiglio d’Europa, l’OSCE, l’OCSE e le Nazioni Unite.

9. Il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione, in stretta collaborazione con il Parlamento europeo, a promuovere l’attuazione piena e immediata del trattato di Amsterdam ispirandosi al piano d’azione di Vienna, agli orientamenti politici illustrati in appresso e agli obiettivi concreti approvati in questa riunione di Tampere.

A. POLITICA COMUNE DELL’UE IN MATERIA DI ASILO E MIGRAZIONE

10. Gli aspetti separati, ma strettamente connessi, dell’asilo e della migrazione richiedono la definizione di una politica comune dell’UE che comprenda gli elementi seguenti.

I. Partenariato con i paesi d’origine

11. L’Unione europea ha bisogno di un approccio generale al fenomeno della migrazione che abbracci le questioni connesse alla politica, ai diritti umani e allo sviluppo dei paesi e delle regioni di origine e transito. Ciò significa che occorre combattere la povertà, migliorare le condizioni di vita e le opportunità di lavoro, prevenire i conflitti e stabilizzare gli Stati democratici, garantendo il rispetto dei diritti umani, in particolare quelli delle minoranze, delle donne e dei bambini. A tal fine, l’Unione e gli Stati membri sono invitati a contribuire, nelle rispettive sfere di competenza ai sensi dei trattati, a una maggiore coerenza delle politiche interne ed esterne dell’Unione stessa. Un altro elemento fondamentale per il successo di queste politiche sarà il partenariato con i paesi terzi interessati, nella prospettiva di promuovere lo sviluppo comune.

12. In tale contesto il Consiglio europeo accoglie favorevolmente la relazione del Gruppo ad alto livello “Asilo e migrazione” istituito dal Consiglio e conviene il prosieguo del suo mandato e l’elaborazione di altri piani d’azione. Esso ritiene che i primi piani d’azione elaborati da questo Gruppo e approvati dal Consiglio costituiscono un utile contributo e invita il Consiglio e la Commissione a riferire in merito alla loro attuazione al Consiglio europeo del dicembre 2000.

II. Regime europeo comune in materia di asilo

13. Il Consiglio europeo ribadisce l’importanza che l’Unione e gli Stati membri riconoscono al rispetto assoluto del diritto di chiedere asilo. Esso ha convenuto di lavorare all’istituzione di un regime europeo comune in materia di asilo, basato sull’applicazione della Convenzione di Ginevra in ogni sua componente, garantendo in tal modo che nessuno venga esposto nuovamente alla persecuzione, ossia mantenendo il principio di non-refoulement.

14. A breve termine questo regime dovrebbe permettere di determinare con chiarezza e praticità lo Stato competente per l’esame delle domande di asilo, prevedere norme comuni per una procedura di asilo equa ed efficace, condizioni comuni minime per l’accoglienza dei richiedenti asilo e il ravvicinamento delle normative relative al riconoscimento e agli elementi sostanziali dello status di rifugiato. Il regime dovrebbe essere altresì completato da misure che prevedano forme complementari di protezione e offrano uno status adeguato alle persone che necessitano tale protezione. A tal fine si esorta il Consiglio ad adottare, in base a proposte della Commissione, le decisioni necessarie secondo il calendario stabilito nel trattato di Amsterdam e nel piano d’azione di Vienna. Il Consiglio europeo fa presente quanto sia importante la consultazione dell’UNHCR e di altre organizzazioni internazionali.

15. Nel lungo periodo, le norme comunitarie dovrebbero indirizzarsi verso una procedura comune in materia di asilo e uno status uniforme per coloro che hanno ottenuto l’asilo, valido in tutta l’Unione. La Commissione è invitata a preparare entro un anno una comunicazione al riguardo.

16. Il Consiglio europeo esorta il Consiglio a intensificare gli sforzi per giungere ad un accordo sulla protezione temporanea degli sfollati, basato sulla solidarietà tra gli Stati membri. Il Consiglio europeo ritiene che occorra prendere in considerazione l’opportunità di mettere a disposizione qualche forma di riserva finanziaria per la protezione temporanea nelle situazioni di afflusso massiccio di rifugiati. La Commissione è invitata a studiare le possibilità al riguardo.

17. Il Consiglio europeo esorta il Consiglio a completare celermente i lavori inerenti al sistema per l’identificazione dei richiedenti asilo (Eurodac).

III. Equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi

18. L’Unione europea deve garantire l’equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi che soggiornano legalmente nel territorio degli Stati membri. Una politica di integrazione più incisiva dovrebbe mirare a garantire loro diritti e obblighi analoghi a quelli dei cittadini dell’UE. Essa dovrebbe inoltre rafforzare la non discriminazione nella vita economica, sociale e culturale e prevedere l’elaborazione di misure contro il razzismo e la xenofobia.

19. Muovendo dalla comunicazione della Commissione relativa al piano d’azione contro il razzismo, il Consiglio europeo chiede un’intensificazione della lotta contro il razzismo e la xenofobia. Gli Stati membri s’ispireranno alle migliori prassi e esperienze. Sarà ulteriormente potenziata la cooperazione con l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia e con il Consiglio d’Europa. La Commissione è inoltre invitata a presentare quanto prima proposte di applicazione dell’articolo 13 del trattato CE concernente la lotta al razzismo e alla xenofobia. Per combattere la discriminazione più in generale, si invitano gli Stati membri a elaborare programmi nazionali.

20. Il Consiglio europeo riconosce la necessità di un ravvicinamento delle legislazioni nazionali relative alle condizioni di ammissione e soggiorno dei cittadini dei paesi terzi, in base a una valutazione comune sia degli sviluppi economici e demografici all’interno dell’Unione sia della situazione nei paesi di origine. A tal fine, esso chiede al Consiglio decisioni rapide, sulla base di proposte della Commissione. Tali decisioni dovrebbero tenere conto non solo della capacità di accoglienza dei singoli Stati membri ma anche dei loro legami storici e culturali con i paesi di origine.

21. Occorre ravvicinare lo status giuridico dei cittadini dei paesi terzi a quello dei cittadini degli Stati membri. Alle persone che hanno soggiornato legalmente in uno Stato membro per un periodo di tempo da definire e che sono in possesso di un permesso di soggiorno di lunga durata dovrebbe essere garantita in tale Stato membro una serie di diritti uniformi il più possibile simili a quelli di cui beneficiano i cittadini dell’UE, ad esempio il diritto a ottenere la residenza, ricevere un’istruzione, esercitare un’attività in qualità di lavoratore dipendente o autonomo; va inoltre riconosciuto il principio della non discriminazione rispetto ai cittadini dello Stato di soggiorno. Il Consiglio europeo approva l’obiettivo di offrire ai cittadini dei paesi terzi che soggiornano legalmente in maniera prolungata l’opportunità di ottenere la cittadinanza dello Stato membro in cui risiedono.

IV. Gestione dei flussi migratori

22. Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di una gestione più efficace dei flussi migratori in tutte le fasi. Esso chiede che siano sviluppate, in stretta cooperazione con i paesi di origine e transito, campagne di informazione sulle effettive possibilità di immigrazione legale e che siano adottate misure per prevenire qualsiasi forma di tratta di esseri umani. Dovrebbe essere ulteriormente sviluppata un’attiva politica comune in materia di visti e documenti falsi, che preveda anche una più stretta cooperazione fra i consolati dell’UE nei paesi terzi e, se necessario, la creazione di servizi comuni dell’UE preposti al rilascio dei visti.

23. Il Consiglio europeo è determinato ad affrontare alla radice l’immigrazione illegale, soprattutto contrastando coloro che si dedicano alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento economico dei migranti. Esso chiede di adottare norme che prevedano sanzioni severe contro tale grave reato. Il Consiglio è invitato ad adottare entro la fine del 2000, sulla base di una proposta della Commissione, una normativa a tal fine. Gli Stati membri, congiuntamente all’Europol, dovrebbero adoperarsi ad individuare e smantellare le organizzazioni criminali coinvolte. I diritti delle vittime di tali attività devono essere garantiti, con particolare attenzione ai problemi delle donne e dei minori.

24. Il Consiglio europeo chiede una più stretta cooperazione e assistenza tecnica fra i servizi degli Stati membri preposti al controllo delle frontiere, per esempio mediante programmi di scambio e trasferimenti di tecnologia, in particolare alle frontiere marittime, e la rapida integrazione degli Stati candidati in tale cooperazione. In tale contesto il Consiglio esprime soddisfazione per il memorandum d’intesa tra l’Italia e la Grecia che prevede di rafforzare la cooperazione tra i due paesi nel Mare Adriatico e nello Ionio per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, al contrabbando e alla tratta di essere umani.

25. In seguito all’integrazione dell’acquis di Schengen nell’ambito dell’Unione, i paesi candidati devono accettare appieno il medesimo e le ulteriori misure fondate su di esso. Il Consiglio europeo sottolinea l’importanza di controlli efficaci alle future frontiere esterne dell’Unione da parte di professionisti qualificati e specializzati.

26. Il Consiglio europeo chiede di sviluppare l’assistenza ai paesi di origine e transito, al fine di promuovere il rientro volontario e di aiutare le autorità di tali paesi a rafforzare la loro capacità di combattere efficacemente la tratta degli esseri umani e di adempiere i loro obblighi di riammissione nei confronti dell’Unione e degli Stati membri.

27. Il trattato di Amsterdam ha conferito alla Comunità competenze nel settore della riammissione. Il Consiglio europeo invita il Consiglio a concludere accordi di riammissione o a includere clausole tipo in altri accordi fra la Comunità europea e i paesi terzi o gruppi di paesi pertinenti. Occorre altresì rivolgere l’attenzione a norme sulla riammissione interna.

B. UN AUTENTICO SPAZIO DI GIUSTIZIA EUROPEO

28. In un autentico spazio di giustizia europeo l’incompatibilità o la complessità dei sistemi giuridici e amministrativi degli Stati membri non dovrebbero costituire per i singoli e le imprese un impedimento o un ostacolo all’esercizio dei loro diritti.

V. Migliore accesso alla giustizia in Europa

29. Per agevolare l’accesso alla giustizia, il Consiglio europeo invita la Commissione, in cooperazione con altri organismi pertinenti, come il Consiglio d’Europa, a lanciare una campagna di informazione e a pubblicare adeguate “guide dell’utente” sulla cooperazione giudiziaria nell’Unione e sui sistemi giuridici degli Stati membri. Esso chiede inoltre che sia istituito un sistema di informazione di facile accesso, la cui manutenzione e il cui aggiornamento siano affidati a una rete di autorità nazionali competenti.

30. Il Consiglio europeo invita il Consiglio a stabilire, sulla base di proposte della Commissione, norme minime che garantiscano un livello adeguato di assistenza giudiziaria nelle cause transnazionali in tutta l’Unione e specifiche norme procedurali comuni per semplificare e accelerare la composizione delle controversie transnazionali di piccola entità in materia commerciale e riguardanti i consumatori, nonché le cause relative alle prestazioni alimentari, e in materia di crediti non contestati. Gli Stati membri dovrebbero inoltre istituire procedure extragiudiziali alternative.

31. Dovrebbero essere definite norme minime comuni per i formulari o documenti multilingui da utilizzare nelle cause giudiziarie transnazionali nell’Unione. Tali documenti o formulari dovrebbero quindi essere accettati reciprocamente come documenti validi in tutti i procedimenti che si svolgono nell’Unione.

32. Tenendo presente la comunicazione della Commissione, dovrebbero essere elaborate norme minime sulla tutela delle vittime della criminalità, in particolare sull’accesso delle vittime alla giustizia e sui loro diritti al risarcimento dei danni, comprese le spese legali. Dovrebbero inoltre essere creati programmi nazionali di finanziamento delle iniziative, sia statali che non governative, per l’assistenza alle vittime e la loro tutela.

VI. Reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie

33. Il rafforzamento del reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie e delle sentenze e il necessario ravvicinamento delle legislazioni faciliterebbero la cooperazione fra le autorità, come pure la tutela giudiziaria dei diritti dei singoli. Il Consiglio europeo approva pertanto il principio del reciproco riconoscimento che, a suo parere, dovrebbe diventare il fondamento della cooperazione giudiziaria nell’Unione tanto in materia civile quanto in materia penale. Il principio dovrebbe applicarsi sia alle sentenze sia alle altre decisioni delle autorità giudiziarie.

34. In materia civile, il Consiglio europeo chiede alla Commissione di presentare una proposta al fine di ridurre ulteriormente le procedure intermedie tuttora necessarie per ottenere il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni o sentenze nello Stato richiesto. Inizialmente, tali procedure intermedie dovrebbero essere abolite per i titoli relativi alle cause di modesta entità in materia commerciale o relative ai consumatori e per determinate sentenze nel settore delle controversie familiari (per esempio quelle relative alle prestazioni alimentari e ai diritti di visita). Dette decisioni sarebbero automaticamente riconosciute in tutta l’Unione senza che siano necessarie procedure intermedie o che sussistano motivi per rifiutarne l’esecuzione. A ciò potrebbe accompagnarsi la definizione di norme minime su taluni aspetti del diritto di procedura civile.

35. In materia penale, il Consiglio europeo invita gli Stati membri a ratificare rapidamente le convenzioni UE del 1995 e del 1996 sull’estradizione. Esso ritiene che la procedura formale di estradizione debba essere abolita tra gli Stati membri per quanto riguarda le persone che si sottraggono alla giustizia dopo essere state condannate definitivamente ed essere sostituita dal semplice trasferimento di tali persone, in conformità dell’articolo 6 del TUE. Occorre inoltre prendere in considerazione procedure di estradizione accelerate, fatto salvo il principio di un equo processo. Il Consiglio europeo invita la Commissione a presentare proposte al riguardo alla luce della convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen.

36. Il principio del reciproco riconoscimento dovrebbe altresì applicarsi alle ordinanze preliminari, in particolare a quelle che permettono alle autorità competenti di procedere rapidamente al sequestro probatorio e alla confisca di beni facilmente trasferibili; le prove legalmente raccolte dalle autorità di uno Stato membro dovrebbero essere ammissibili dinanzi ai tribunali degli altri Stati membri, tenuto conto delle norme ivi applicabili.

37. Il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione ad adottare, entro il dicembre 2000, un programma di misure per l’attuazione del principio del reciproco riconoscimento. Tale programma dovrebbe anche prevedere l’avvio di lavori su un titolo esecutivo europeo e sugli aspetti del diritto procedurale per i quali sono reputate necessarie norme minime comuni per facilitare l’applicazione di detto principio, nel rispetto dei principi giuridici fondamentali degli Stati membri.

VII. Maggiore convergenza nel settore del diritto civile

38. Il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a predisporre una nuova legislazione procedurale nelle cause transnazionali, in particolare sugli elementi funzionali ad una cooperazione agevole e ad un migliore accesso alla legislazione, ad esempio misure preliminari, raccolta delle prove, ordini di pagamento e scadenze.

39. Per quanto concerne il diritto materiale, occorre procedere ad uno studio globale sulla necessità di ravvicinare le legislazioni degli Stati membri in materia civile per eliminare gli ostacoli al corretto svolgimento dei procedimenti civili. Il Consiglio dovrebbe riferire in merito entro il 2001.

C. LOTTA A LIVELLO DELL’UNIONE CONTRO LA CRIMINALITÀ

40. Il Consiglio europeo è profondamente impegnato a rafforzare la lotta contro le formi gravi di criminalità organizzata e transnazionale. L’elevato livello di sicurezza nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia presuppone un approccio efficace e globale nella lotta contro qualsiasi forma di criminalità. Si dovrebbe raggiungere l’obiettivo dell’elaborazione equilibrata di misure a livello di Unione contro la criminalità proteggendo nel contempo la libertà e i diritti giuridici delle persone e degli operatori economici.

VIII. Prevenzione della criminalità a livello dell’Unione

41. Il Consiglio europeo chiede di integrare gli aspetti relativi alla prevenzione della criminalità nelle azioni contro quest’ultima e di sviluppare ulteriormente i programmi nazionali di prevenzione della criminalità. A livello di politica estera e interna dell’Unione si dovrebbero individuare ed elaborare priorità comuni nella prevenzione della criminalità delle quali tener conto nel predisporre la nuova normativa.

42. Occorre sviluppare lo scambio delle “migliori prassi”, rafforzare la rete delle autorità nazionali competenti per la prevenzione della criminalità e la cooperazione tra gli organismi nazionali impegnati in tale prevenzione, esaminando a tal fine la possibilità di un programma finanziato dalla Comunità. Le prime priorità per tale cooperazione potrebbero essere la criminalità giovanile e urbana e quella connessa alla droga.

IX. Potenziamento della cooperazione contro la criminalità

43. Si dovrebbe trarre il massimo vantaggio dalla cooperazione tra le autorità degli Stati membri nell’ambito delle indagini sulla criminalità transnazionale svolte in qualsiasi Stato membro. Il Consiglio europeo chiede di istituire senza indugio le squadre investigative comuni previste nel trattato, inizialmente per combattere il traffico di droga, la tratta di esseri umani e il terrorismo. Le norme da definire a tale riguardo dovrebbero consentire ai rappresentanti dell’Europol di partecipare, se opportuno, a tali squadre con funzioni di supporto.

44. Il Consiglio europeo chiede l’istituzione di una Task Force operativa europea dei capi della polizia, incaricata di scambiare, in cooperazione con l’Europol, esperienze, migliori prassi e informazioni sulle tendenze attuali della criminalità transnazionale e di contribuire alla predisposizione di azioni operative.

45. L’Europol ha un ruolo fondamentale di sostegno per quanto riguarda la prevenzione della criminalità, l’analisi e le indagini a livello dell’Unione. Il Consiglio europeo chiede al Consiglio di fornire all’Europol il sostegno e le risorse necessarie. Nel prossimo futuro il suo ruolo dovrebbe essere rafforzato, conferendogli la facoltà di ottenere dati operativi dagli Stati membri e autorizzandolo a chiedere agli Stati membri di avviare, svolgere o coordinare indagini o di istituire squadre investigative comuni per alcuni settori della criminalità, rispettando nel contempo i sistemi di controllo giudiziario degli Stati membri.

46. Per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità organizzata il Consiglio europeo ha convenuto di istituire un’unità (EUROJUST) composta di pubblici ministeri, magistrati o funzionari di polizia di pari competenza, distaccati da ogni Stato membro in conformità del proprio sistema giuridico. L’EUROJUST dovrebbe avere il compito di agevolare il buon coordinamento tra le autorità nazionali responsabili dell’azione penale, di prestare assistenza nelle indagini riguardanti i casi di criminalità organizzata, in particolare sulla base dell’analisi dell’Europol, e di cooperare strettamente con la rete giudiziaria europea, in particolare allo scopo di semplificare l’esecuzione delle rogatorie. Il Consiglio europeo chiede al Consiglio di adottare lo strumento giuridico necessario entro la fine del 2001.

47. Dovrebbe essere istituita un’accademia europea di polizia per la formazione degli alti funzionari incaricati dell’applicazione della legge. Essa dovrebbe essere avviata come una rete degli istituti di formazione nazionali esistenti ed essere aperta anche alle autorità dei paesi candidati.

48. Fatti salvi i settori più ampi previsti nel trattato di Amsterdam e nel piano di azione di Vienna, il Consiglio europeo ritiene che, per quanto riguarda le legislazioni penali nazionali, gli sforzi intesi a concordare definizioni, incriminazioni e sanzioni comuni dovrebbero incentrarsi in primo luogo su un numero limitato di settori di particolare importanza, come la criminalità finanziaria (riciclaggio di denaro, corruzione, falsificazione dell’euro), il traffico di droga, la tratta di esseri umani e in particolare lo sfruttamento delle donne, lo sfruttamento sessuale dei minori, la criminalità ad alta tecnologia e la criminalità ambientale.

49. La criminalità economica grave presenta sempre più spesso aspetti relativi a imposte e dazi. Il Consiglio europeo invita pertanto gli Stati membri a fornire piena assistenza giudiziaria nelle indagini e nei procedimenti riguardanti la criminalità economica grave.

50. Il Consiglio europeo sottolinea l’importanza di affrontare il problema della droga in modo globale. Esso invita il Consiglio ad adottare la strategia europea contro la droga per il periodo 2000-2004 prima della riunione del Consiglio europeo di Helsinki.

X. Azione specifica antiriciclaggio

51. Il riciclaggio dei capitali è il nucleo stesso della criminalità organizzata. Esso dovrebbe essere sradicato ovunque si manifesti. Il Consiglio europeo è determinato ad assicurare che siano intraprese iniziative concrete per rintracciare, sequestrare e confiscare i proventi di reato.

52. Si esortano gli Stati membri a dare piena attuazione, anche in tutte le loro dipendenze, alle disposizioni della direttiva antiriciclaggio, alla convenzione di Strasburgo del 1990 e alle raccomandazioni della Task Force “Azione finanziaria”.

53. Il Consiglio europeo esorta il Consiglio e il Parlamento europeo a adottare al più presto il progetto di direttiva antiriciclaggio riveduta, che la Commissione ha recentemente proposto.

54. Occorre, tenendo nella debita considerazione la protezione dei dati, migliorare la trasparenza delle transazioni finanziarie e degli assetti societari e accelerare lo scambio di informazioni fra le unità di informazione finanziaria (FIU) esistenti relativamente alle operazioni sospette. Indipendentemente dalle disposizioni sulla segretezza applicabili alle attività bancarie o ad altre attività commerciali, le autorità giudiziarie e le FIU devono avere il diritto, fatto salvo il controllo giudiziario, di ricevere informazioni, qualora tali informazioni siano necessarie per indagini sul riciclaggio dei capitali. Il Consiglio europeo invita il Consiglio ad adottare le disposizioni necessarie a tal fine.

55. Il Consiglio europeo chiede un ravvicinamento delle normative e procedure penali relative al riciclaggio dei capitali (ad es., in materia di rintracciamento, sequestro e confisca dei capitali). La sfera delle attività criminose che si configurano come reati presupposto del riciclaggio dovrebbe essere il più possibile uniforme e sufficientemente vasta in tutti gli Stati membri.

56. Il Consiglio europeo invita il Consiglio a estendere la competenza dell’Europol al riciclaggio in generale, a prescindere dal tipo di reato da cui i proventi riciclati derivano.

57. Dovrebbero essere definite regole uniformi per impedire che società o altre persone giuridiche registrate fuori dalla giurisdizione dell’Unione vengano usate per occultare e riciclare i proventi di attività criminose. L’Unione e gli Stati membri dovrebbero concludere intese con i centri offshore dei paesi terzi per assicurare una cooperazione efficiente e trasparente nel campo dell’assistenza giudiziaria, seguendo le raccomandazioni formulate in materia dalla Task force “Azione finanziaria”.

58. Si invita la Commissione a illustrare in un rapporto le disposizioni delle normative nazionali nel settore bancario, finanziario e societario che ostacolano la cooperazione internazionale. Il Consiglio è a sua volta invitato a trarre le necessarie conclusioni da tale rapporto.

D. AZIONE ESTERNA DI MAGGIORE INCISIVITÀ

59. Il Consiglio europeo sottolinea che tutte le competenze e gli strumenti di cui l’Unione dispone, in particolare nel campo delle relazioni esterne, devono essere sfruttati in maniera integrata e coerente per istituire lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Le tematiche della giustizia e degli affari interni devono essere integrate nella definizione e nell’attuazione di altre politiche e attività dell’Unione.

60. Si devono sfruttare appieno le nuove possibilità che il trattato di Amsterdam offre per l’azione esterna e in particolare le strategie comuni, gli accordi comunitari e gli accordi basati sull’articolo 38 del TUE.

61. Andrebbero chiaramente definite le priorità, gli obiettivi e gli interventi politici dell’azione esterna dell’Unione nel settore della giustizia e degli affari interni. In tempo utile per il Consiglio europeo del giugno 2000, il Consiglio dovrebbe formulare, in stretta cooperazione con la Commissione, raccomandazioni specifiche sugli obiettivi e interventi politici dell’azione esterna dell’Unione nel settore della giustizia e degli affari interni, affrontandovi anche aspetti inerenti alla struttura operativa.

62. Il Consiglio europeo esprime il suo sostegno alla cooperazione regionale contro la criminalità organizzata, che coinvolge gli Stati membri e i paesi terzi limitrofi dell’Unione. In questo contesto, esso prende atto con soddisfazione dei risultati concreti e pratici ottenuti dai paesi della regione del Mar Baltico. Il Consiglio europeo annette particolare importanza alla cooperazione regionale e allo sviluppo nella regione balcanica. L’Unione europea apprezza e intende partecipare alla Conferenza europea sul tema dello sviluppo e della sicurezza nell’area adriatico-ionica che sarà organizzata dal governo italiano, in Italia, nella prima metà del 2000. Questa iniziativa costituirà un valido apporto nell’ambito del patto di stabilità per l’Europa Sudorientale.

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Occhi da orientale

sono occhi d'ambra lucida tra palpebre di viole, sguardo limpido di aprile come quando esce il sole

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