Archivi per la categoria: riforma costituzionale

Reputo questa riforma costituzionale scritta male, pasticciata e confusionaria. Se uno studente di giurisprudenza l’avesse portata come tesi di diritto costituzionale, sarebbe stato cacciato a pedate. Sono anche convinto che la riforma costituzionale non sia fra le massime priorità attese dal nostro Paese.

Però… però… le idee sottese a questo aborto di riforma mi piacciono. Mi piace che una sola Camera dia la fiducia al Governo, mi piace la più netta separazione delle competenze fra Stato e Regioni, mi piace la corsia preferenziale delle leggi di interesse del Governo: la Camera ha 70 giorni per decidere sì o no e di modificarla nel rispetto delle competenze istituzionali, ma se non lo fa, passa la norma del Governo. Diminuiranno senz’altro i decreti legge. Tutto sommato mi piace anche il traballante equilibrio di competenze/controllo fra Senato e Camera. Mi piace la riforma del referendum non più attaccato all’anacronistico 50% +1 dell’elettorato. Così i fautori del no non potranno più trincerarsi dietro l’astensionismo, ma dovranno andare a votare. Mi piace il miglioramento dato alla procedura  delle leggi di iniziativa popolare. La legge elettorale qui non è in discussione. Si vota su altro. D’altronde anche nella Costituzione del 1948 non c’era traccia del sistema elettorale con il quale si sarebbe andato a votare.

Prima si fa la legge fondamentale. poi, da questa si fa il sistema elettorale.

Se domenica prossima dovesse vincere il , tutto questo non andrà perduto. I nodi verranno certamente al pettine, ma le correzioni sono e sono state sempre possibili. Qualche legge costituzionale “correttiva” e le magagne potranno essere appianate. Per correggere ci vuol meno tempo che a progettare.

Se domenica dovesse vincere il no, al grido [di pancia] “E’ IL POPOLO CHE LO VUOLE” per almeno vent’ anni la Costituzione non si toccherà più e rimarremo nella palude delle conseguenze del no.

Non credo a sconquassi finanziari od economici. Sì ci sarà fiammata di spread e tonfi di borsa. Ma quello che mi fa un po’ paura è lo scenario che si va delineando per il dopo “vittoria del no”. Larghe intese (sinonimo di inciucio) per riformare l’italicum in modo proporzionale, in modo da favorire l’elezione di rappresentanti di tutte e tre le aree (sinistra, destra, pentastellati). Sul presupposto che i pentastellati, come fin ora, vogliano continuare a fare i duri e puri senza alleanze, fidando come un uomo politico del passato con panciotto di cachemere, nei vantaggi di stare all’opposizione, l’area di centro destra e quella di centro sinistra saranno costretti ad una grande coalizione dove mangeranno tutti. Tutti mangeranno e siccome sono tutti al governo non ci sarà responsabilità di alcuno.

P.S.: questo è quello che mi dice il cervello, ma anche la pancia non scherza. La settimana scorsa un settimanale ha pubblicato un collage di fotografie di volti di politici e personalità pubbliche schierati per il no ed un collage di fotografie di volti di politici e personalità politiche schierate per il sì. Non ci crederete, forze un effetto voluto dal fotografo, nessuno del gruppo di quelli schierati per il no mi è simpatico. Eh, sì, la pancia conta.

Ci sono alcuni giornalisti che si scagliano con veemenza contro il nuovo articolo 70 che la riforma di questo Governo vuole introdurre in costituzione.

La prima obiezione verte sull’allungamento di un articolo che passa da 9 a 439 parole accusando illegislatore di complicare le cose anziché semplificarle. Ma è una obiezione speciosa. Il vecchio articolo 70 si limitava a specificare una cosa ovvia in un sistema di bicameralismo perfetto, ossia che  “la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due camere”.

Ora, visto che si passa ad un monocameralismo “condizionato”, il nuovo articolo 70 dovrà pur specificare quali siano le diversità e in che modo il Senato può entrare nel procedimento legislativo.

Faccenda un po’ lunga ma non complessa. Infatti il nuovo articolo 70 si limita ad elencare i casi di intervento del Senato nella formazione delle leggi.

Il nuovo articolo 70 inizia con lo spiegare ciò che non cambia, ossia le leggi per le quali rimaniamo nel bicameralismo perfetto: leggi di revisione costituzionale, leggi di attuazione di leggi costituzionali, limitatamente a quelle concernenti le minoranze  linguistiche, le leggi porposte dal Senato che la Camera accetta di discutere, leggi di iniziativa popolare, legge di attuazione del referendum propositivo (nuovo aticolo 71).

Rimane il bicameralismo perfetto per le leggi che determinano l’ordinamento e le leggi elettorali dei Comuni e delle Città metropolitane, la legge europea e la legge di delegazione europea, le leggi sulla ineleggibilità e incompatibilità  con l’ufficio di Senatore (Art. 65), per le leggi sull’attribuzione dei seggi al Senato della repubblica, le leggi di ratifica di trattati con l’Unione europea [dai quali, ormai, discende direttamente il diritto interno], legge sull’ordinamento di Roma Capitale, rapporti fra lo stato e le confessioni religiose e altre norme che, in pratica, vertono sui cardini del funzionamento della macchina-Stato.

Appare evidente che su tali principi ci debba essere una convergenza maggiore. Sono le regole  di convivenza civile.

Tutte le altre leggi, le leggi “di merito” sono approvate dalla sola Camera.

Interessante è il “richiamo alla riflessione” introdotto dall’articolo 70. Una volta che la legge è stata approvata dalla sola Camera, entro 10 gg, su richiesta di terzo dei suoi componenti (34) il Senato può chiedere di esaminarla. Ma non è l’attuale “navetta”. Il Senato la esamina, propone cambiamenti, ma la Camera è libera di accettare i suggerimenti o meno e si pronuncia in via definitiva.

E’ evidente che per spiegare questi procedimenti, non certo oscuri, ci vogliano un po’ più di parole che nel veccchio articolo 70.

 

Referendum

cari amici, come voi il complesso della riforma mi lascia perplesso. Molte sono le ragioni che mi indurrebbero a votare no. Ma di più sono le ragioni che mi faranno alla fine votare sì, specialmente dopo l’accordo Renzi-Cuperlo di ieri che risolve per il meglio la vexata quaestio della elezione dei senatori. Mi piace finalmente la soluzione del contenzioso fra stato e regioni che ingolfa la Corte Costituzionale. E mi va benissimo anche il potere legislativo affidato solo alla Camera con il “richiamo alla riflessione” che può fare il Senato: richiamare l’attenzione ma senza potere di modifica.

Ritengo poi che una correzione delle disposizioni ambigue o sbagliate sia molto più semplice di ricominciare tutto daccapo. La Camera sarà anche costretta a modificare il suo regolamento che, come sapete benissimo, è una delle cause delle lungaggini parlamentari. Voterò sì

Stavolta non voglio dare uno sguardo sul mondo, ma sulla nostra Italia. Il Parlamento ha approvato una controversa riforma costituzionale che, secondo alcuni, velocizzerà l’iter legislativo e renderà più chiare le competenze fra Stato e Regioni; secondo altri la Riforma è un pateracchio confuso che ci porterà ad un regime quasi dittatoriale. Forse prima di giudicare e senz’altro prima di andare, con il nostro voto, a dire si o no al referendum previsto in ottobre, è meglio compiere un piccolo sforzo e studiarla un po’, magari mettendola a raffronto con la Costituzione attuale.

Cercherò, articolo  per articolo, nei successivi post, di mostrarne le differenze e le conseguenze.

A chi vuole “correre” e leggerla tutta di un fiato consiglio di cliccare qui, sull’Atto Camera 2613-D che, fuori dai burocratismi, è il testo della riforma approvato secondo il procedimento dell’articolo 138 dell’attuale Costituzione che così dispone:

Art. 138

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

 Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

La lettura di questo articolo ci insegna come il procedimento di approvazione delle leggi che modificano la Costituzione sia parecchio diverso da quello in uso per le leggi, diciamo così, normali. Queste ultime hanno bisogno solo che Camera e Senato raggiungano l’accordo su di un testo, magari rimpallandoselo più volte (la cosiddetta navetta) fino a che approvino un testo identico.

L’articolo 138 dispone, invece, che una legge di rango costituzionale, o che modifichi la Costituzione, ha bisogno di un doppio passaggio per ciascuna delle due Camere. Fra i due passaggi devono trascorrere almeno tre mesi e che, nella seconda votazione, la maggioranza necessaria è quella assoluta, ossia della metà più uno dei componenti di ciascuna Camera.

Se la legge costituzionale viene approvata dalla Camera e dal Senato con la maggioranza dei due terzi dei rispettivi componenti, la legge costituzionale viene pubblicata sulla Gazzetta ufficiale ed entra subito in vigore.

Se la maggioranza, come in questo caso , non raggiunge i due terzi dei componenti, la legge approvata non viene pubblicata, ma entra in uno stato di limbo per tre mesi, entro i quali cinquecentomila elettori oppure cinque consigli regionali o un quinto dei membri di una Camera facciano richiesta di sottoporla a referendum popolare.

A differenza del più noto referendum abrogativo, questo tipo di referendum NON prevede un quorum, quindi la nuova legge costituzionale si intende approvata se la maggioranza dei voti validi è SI. Quindi anche se a votare vanno 6 persone e tre votano SI, una scheda bianca e due votano NO, la legge è approvata.

La legge che regola i Referendum è del 1970 ed è consultabile cliccando qui.

Questo procedimento più complesso fu voluto dai “padri costituenti” per rendere più difficile modificare la legge fondamentale dello Stato che è bene non cabi tanto frequentemente per poter essere una sicura e duratura guida pe rle leggi ordinarie.

Per chi volesse avere sotto gli occhi il testo attuale e vigente della Costituzione italiana, suggerisco una visita al sito del Quirinale cliccando qui.

In un prossimo post inizierò ad esaminare le modifiche che il nuovo testo apporta al vecchio.

A presto

 

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