Archivio degli articoli con tag: Di Maio

Fra qualche mese andremo alle urne per rinnovare il Parlamento europeo.

I movimenti sovranisti di tutta Europa si stanno attrezzando per nuove alleanze in modo da ridurre il più possibile i poteri dell’Unione ed espandere quello dei singoli stati.

I nostri partiti, alleati in Italia per forza e non per ideologia, non fanno eccezione: ognuno per la sua strada, cercano alleanze.

Salvini è appena volato in Polonia per cercare alleanza con il leader della destra ultraconservatrice di Diritto e Giustizia (PIS), quel Jaroslaw Kaczynski di tendenze molto poco democratiche. Ora semplice deputato, ma che controlla la politica polacca epurando i giornali e sottomettendo i giudici al governo mandando in pensione quelli sgraditi; giudici poi reintegrati dalle istituzioni europee. Bell’alleato!!! Sì, proprio quell”alleato”, membro fondatore del “Gruppo di Visegrad” che rispose picche alla richiesta di Salvini sulla redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia.

L’altro dioscuro, Di Maio, è andato, se possibile, oltre. Ha offerto aiuto ai gilet gialli, movimento francese che, partendo da rivendicazioni economiche (tasse sulla benzina), si è reso responsabile di numerose volenze (feriti, blocchi stradali, sfondamento del portone del Ministero francese dei Rapporti con il Parlamento con una ruspa) tanto che dal Governo francese sono considerati sovversivi e, quasi, terroristi.

A memoria di osservatore dell’Europa, è un fatto senza precedenti: esponenti di un governo dell’Unione europea incoraggiano una rivolta in corso in un altro paese dell’Ue. Non si era mai visto!

Ricordo che il Decreto Salvini, in Italia, prevede pene fino a sei anni per il solo blocco stradale. Capisco la delusione per le ultime scelte di Macron, ma scegliere la violenza non mi pare un buon biglietto da visita per un alleato.

Fortunatamente pare che dalla Francia abbiano snobbato l’invito di Di Maio.

 

Giriamo pagina per un altro argomento che delinea benissimo la linea “molto democratica” del Governo.

Nei giorni scorsi, sotto silenzio per le feste, è venuto fuori che la ministra per la salute, Giulia Grillo , prima di azzerarlo, ha provveduto a schedare, anche tenendo conto dei precedenti orientamenti politici, i trenta membri del disciolto Consiglio Superiore della Sanità. Si tenga conto che il Consiglio superiore della Sanità è un organo di consulenza tecnica e scientifica del Ministero della salute italiano. Svolge funzioni sia consultive sia propositive nei confronti del dicastero ed esprime pareri tecnico-scientifici, ove richiesto (e, comunque, ogni volta sia obbligatorio per legge), a beneficio del ministro, delle direzioni generali del ministero, oltre che dell’Autorità giudiziaria, ove quest’ultima ritenga necessario interpellarlo per dirimere contenziosi (così Wikipedia). Insomma dovrebbe essere avulso da scelte politiche: se io ho bisogno di un medico, voglio che sia bravo a prescindere se abbia simpatie verso un certo o un altro partito.

Chissà, forse la ministra ignora che l’articolo 3 della Costituzione, sulla quale ha giurato, impedisce discriminazioni sulla base di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Se non vado errato una schedatura simile è reato. La ministra si difende, ma il documento eccolo qui, sotto gli occhi di tutti: invece di titoli scientifici appaiono le tendenze o i trascorsi politici:  http://www.giuliagrillo.it/documento_integrale/?fbclid=IwAR0R9USEAYwhOc4R5TSftNCX5DwzQtqe0oEOR8cxym9iDoYfMrR4r7ZkYzs   . Lontani i tempi di “Onestà! Onestà!”, vero?????

 

Di ieri è un’altra “perla” del Governo: stavolta ha agito bene, ma ha dovuto rinnegare quanto ha urlato in campagna elettorale sul salvataggio delle banche venete, MpS, Banca Etruria operato dai Governi Renzi e Gentiloni. Odo ancora le urla dei Di Maio e Di Battista: “Mai e poi mai soldi pubblici per salvare le banche!”, al limite si salvano i risparmiatori (precisazione inutile e molto di comodo, visto che già da anni se una Banca fallisce i correntisti fino a 100.000 euro godono della salvaguardia e della garanzia del fondo interbancario). Al limite ci perde chi ha investito in capitale di rischio, tipo azioni, obbligazioni e derivati; ma chi lo fa sottoscrive di essere a conoscenza del rischio

Beh, dopo che la BCE ha commissariato la Cassa di Risparmio di Genova (CARIGE), per impedirne il fallimento, il Governo ha, in una notte approvato un decreto legge salvagente che , come ha spiegato il Sole24ore, Il nuovo decreto è identico in ogni dettaglio (dalle regole sulle garanzie dello Stato fino ai meccanismi, con burden sharing, per la nazionalizzazione)   al testo del Dl 237/2016, quello approvato dall’allora neonato governo Gentiloni per i salvataggi di Mps, Pop Vicenza e Veneto Banca.

Non è vero, urlano i Grillini, per tacitare la base, abbiamo salvato i risparmiatori. FALSO. Con i soldi pubblici hanno salvato la banca.

E’ bastato poco agli arrabbiati grillini che vedono nelle banche la quintessenza della casta per fare retromarcia. Il Ministro dell’economia Giovanni Tria ci ha messo molto poco a convincere i suoi colleghi di governo affinché il lasciar morire la CARIGE non diventasse “la nostra piccola Grecia”.  Le banche, infatti, non sono più (o solo più) il rifugio dei risparmi. Vista la fuga di capitali verso l’estero e il grande flop dell’asta dei BTP Italia riservata alle sole persone fisiche, che BOT non ne comprano più, le banche sono diventate gli unici acquirenti dei BOT e BTP emessi dalle esangui casse del Tesoro. Se fallisce una banca, alla scadenza dei Titoli di Stato, essa non sarà più in grado di rinnovarli. Il Tesoro dovrà cercare nuovi acquirenti alzando il tasso di remunerazione. Conviene di più, è più economico salvare la banca. Se fallisce una banca può fallire lo Stato. Purtroppo orrenda, amara  e molto spiacevole verità di cui anche chi voleva rivoltare o Stato come una scatoletta di tonno si è dovuto render conto.

Come si cambia per non morire….

Ecco, queste, coperte dall’ovattata realtà delle feste gli ultimi passi del Governo che, con i nostri voti, abbiamo contribuito a mandare al potere.

Se vi piace, condividete.

 

 

Io ricordo che quando eravamo al liceo mangiavamo pane e politica. Io ricordo che allora – parlo dei primissimi anni ’70 – il personale era politico. Il fuoco era dentro di noi. Che Guevara e Almirante erano i fari delle opposte fazioni. Non passava avvenimento che, nelle scuole, e poi nelle università, non si discutesse in infinite assemblee anche se si trattava di fatti lontanissimi. Ricordo di aver preso una “nota” perché partecipai ad una manifestazione in favore della scarcerazione della attivista nera Angela Davis. Chi ricorda più ora chi era Angela Davis? Eppure anche a lei si deve se i neri americani oggi hanno più diritti.

Io ricordo che sentivamo come nostro dovere comprendere la realtà politica che ci circondava e, parimenti, nostro dovere, dire la nostra, a favore o contro.

Io ricordo che partecipavamo alle battaglie per i diritti civili. Manifestazioni per il divorzio, per l’aborto per i diritti degli omosessuali erano pane quotidiano. C’era chi militava in un campo, chi militava in un altro, ma tutti pervasi dallo stesso fervore di essere presenti, di tenere il punto, di far sentire la nostra opinione.

Io ricordo che gli appuntamenti elettorali erano un momento topico, nel quale convincere anche una sola persona dell’altra parte alle proprie idee era una battaglia, una vittoria, una sconfitta.

Io ricordo che facevamo le pulci ad ogni provvedimento legislativo, stigmatizzando quelle norme che, a nostro parere, erano contro le nostre idee.

Poi…. Poi qualcosa è andato storto.

Io vedo ora una rana bollita a poco a poco, insensibile alle compressioni delle libertà, insensibile alle violazioni dei diritti umani.

Io vedo ora una massa di gente attaccata al telefonino, il cui unico scopo è porre un like ad un argomento che interessa. Al massimo un cuoricino se l’argomento interessa un po’ di più.

Io vedo ora una massa che plaude ad una idea sol perché riportata su tre titoli di giornali o quattro retweet o che porta un centinaio di like. Ovviamente il plauso è completamente avulso da una qualsiasi attività del proprio cervello.

Io vedo ora passare nel silenzio generale avvenimenti che anni fa avrebbero suscitato un putiferio: vedo nel silenzio passare un ministro dell’interno che arroga competenze di altri ministri, vedo ora un “capo politico”, vice presidente del Consiglio, quindi personalità di spicco del Governo, offrire solidarietà e aiuto (su piattaforma telematica gestita da privati) ad un movimento violento straniero che ha l’unica caratteristica di essere anti-governativa.

Io vedo ora lo sport preferito da poltrona; no non è la playstation: protetti dall’anonimato è sparare  cavolate, insulti, dileggi, calunnie da codice penale contro bersagli ritenuti di parte avversa. La cosa, purtroppo,  viene giudicata normale.

Io vedo ora quello che fu il principale partito di governo, dibattersi, da un anno, in una lotta fratricida che ne erode ogni giorno di più il consenso, pensando solo a lotte intestine che al bene della nazione.

Io vedo ora partiti nati dalla scissione di quello che fu il principale partito di Governo, beccarsi al loro interno come i capponi di Renzo e scindersi vieppiù, forse attratti dall’imitare la particella elementare.

Sì, sono incazzato nero per l’apatia generale. Spero di ricevere numerosi insulti; almeno così, significa che qualche coscienza si è risvegliata. Ma ci spero poco.

 

Lo scrissi il 28 marzo scorso e la cosa non mi fa affatto piacere. Il verificarsi di una profezia spiacevole non può provocare orgoglio, bensì disperazione per non aver fatto tutto il possibile per evitarla.

Lo spread sale. Oggi ha chiuso a 301. Domani chissà… Il Governo tranquillamente on fa autocritica. Accusa Junker di essere ubriaco, accusa i poteri forti di un complotto per far cadere il Governo. Dove sono i “poteri forti”? Nella Commissione europea, nei “burocrati di Bruxelles che vogliono far cadere il Governo. Non pensano minimamente che, per un Paese come l’Italia, con un debito pubblico da far paura, proporre una “manovra” che sfori del 2,4% per spese correnti e non per investimenti, significa fare il gesto di Tafazzi.

Mai chiedersi  “lo posso fare?”. Solo “Ma se lo fa Macron perché non lo posso fare io?”. Ma, carini miei, la Francia ha un debito pubblico che è la metà del nostro, uno spread che è +36 sui bund tedeschi, e ha detto che sforerà per un anno solo nonper tre, come avete detto voi del #GovernodelCambiamento.

Nessuno fra Lega e Cinquestelle vuol perdere e nella manovra entrano tutte le megapromesse della campagna elettorale. Senza coperture. Perderà l’Italia e noi cittadini. E loro mettono le mani avanti. Non è colpa nostra. La colpa è dell’Europa!!

 

Il 28 febbraio 2018 scrivevo:

“Leggere stamattina i giornali fa tristezza. Siamo di nuovo punto e a capo. L’alleanza fra Lega e Cinquestelle, che sembrava fatta, pare in alto mare, tanto da far presumere che Mattarella non darà nessun incarico.

Ma, alle strette, visto che scadenze finanziarie interne ed europee ci sono (vedi qui) la situazione non potrà protrarsi a lungo e un incarico dovrà esser dato.

Ma a chi? Chi si prenderà la patata bollente di un DEF (nuove tasse) pesante? Chi metterà la faccia nel negare le promesse elettorali? Certamente non Di Maio, certamente non Salvini, Meno che mai, il perdente Martina.

Non ho la sfera di cristallo, ma in questi casi in Italia si preferisce la cd. “strada istituzionale”, ossia l’incarico di formare il nuovo Governo al Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Sì, la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, la pasdaran di Berlusconi che fece assumere la figlia come Capo segreteria.

Ma la Casellati ha un grosso vantaggio, Non è Cinquestelle e non è leghista, è di Forza Italia, il partito che, insieme al PD ha quasi perso le elezioni. Personalmente non ha fatto promesse che DEVE mantenere. Insomma è una figura “sacrificabile” in un governo che deve – al solito – imporre tasse e non mantenere le promesse roboanti dei vincitori Lega e Cinquestelle. Potrà condurre la compagine ministeriale, facendo approvare o meno una nuova legge elettorale, a nuove prossime elezioni.

E qui sta il punto che mi preoccupa. Lega e Cinquestelle vorranno mangiarsi quello che resta di Forza Italia e del PD, ma anche per decenza, non potranno ripetere le roboanti promesse della campagna elettorale appena finita.

In questi casi è usuale – i dittatori lo insegnano – indicare un nemico esterno che con la sua forza dei poteri oscuri ha impedito la realizzazione delle promesse mancate.

Non è difficile indicare chi sarà il nemico prescelto: l’Unione europea, la madre di tutti i guai italiani, la culla dei poteri forti.

Son sicuro che Salvini e Di Maio ad una sola voce imboniranno gli elettori che uscendo dall’Unione europea e dall’Euro, come per incanto, i guai italiani saranno finiti.

E qui, chi sa DEVE parlare. DEVE spiegare che dall’Europa NON si può uscire se non a pezzi (vedi il Regno Unito che – più forte dell’Italia e senza il nostro debito pauroso – dovrà pagare 60 miliardi). E che uscire dall’Euro – se si potesse – sarebbe come cadere dalla padella nella brace: addio al Quantitative easing, e al fondo Salva Stati, ombrelli protettori delle nostre scarse finanze.

Uscire dall’Europa sarebbe anche – Salvini e Di Maio se lo mettano in testa – rinunciare ai milioni di Euro che l’Europa ci dà per fronteggiare l’arrivo dei migranti. Significa anche rinunciare a quei pochi ricollocamenti di migranti in altri Paesi; significa porre fine alle speranze di cambiare il Regolamento di Dublino: essendo fuori dall’Europa, gli altri Paesi non avranno nessun obbligo di riprendersi i loro migranti venuti in Italia (e ce ne sono tanti, vedi in Friuli dove gli Afgani arrivati in Austria vengono fatti arrivare in Italia.).

Chissà, magari il PD, o quello che ne resta, lungi dal poter sperare di risorgere a breve come primaria forza politica, potrebbe assumersi il ruolo di spiegare pazientemente agli italiani l’assurdità e le tragiche conseguenze di un allontanamento dall’Europa.”

Sono molto preoccupato per una frase che sta tornando di moda: io sono eletto dal popolo e, quindi, sono superiore a qualsiasi carica non elettiva.

La mia memoria di vecchietto va a Craxi e Berlusconi che, pure, adottavano una tattica simile.

Salvini, come eletto dal popolo, diffida i magistrati, non eletti, ad indagare su di lui. Di Maio, di fronte ai warning delle agenzie di rating, pomposamente afferma che lui, fra le agenzie di rating e gli italiani, sta con gli italiani che lo hanno eletto; Maurizio Belpietro – a Otto e mezzo  del 13 settembre scorso – giudica offensivo il richiamo di Draghi, non eletto, al Governo italiano, eletto dal popolo. E, ancora, L’Europa non può giudicare le Nazioni, a proposito del voto del Parlamento europeo sull’operato del Governo Orban.

Se io sono eletto e ho il consenso – questo è il senso – sono al di sopra delle regole e posso fare quello che voglio.

Ragionamento molto pericoloso perché ci sono regole poste proprio affinché chi ha il potere non infranga le regole del gioco democratico. E queste regole sono state poste non da terzi, ma dagli stessi attori della democrazia, in atti o Trattati di rango superiore come la Costituzione.

Bene ha fatto Mattarella a ricordare che è stata la Costituzione a volere che i magistrati non siano eletti, proprio per non essere costretti a promettere o schierarsi in competizioni elettorali.

I Capi di Stato e di Governo, loro eletti e rappresentanti del popolo, sottoscrissero il Trattato dell’Unione europea che stabilisce le modalità di nomina del Presidente della Banca Centrale europea e i suoi compiti, compiti che oggi Mario Draghi ha esercitato richiamando l’Italia all’osservanza delle regole imposte da quel Trattato liberamente sottoscritto e accettato.

Lo stesso Trattato con le sue regole che l’Ungheria ha accettato quando, per sua richiesta ha voluto entrare nell’Unione europea. Ben ha fatto, quindi, il Parlamento europeo, organo anch’esso eletto direttamente dal popolo europeo, a stigmatizzare il distacco del governo di Orban da quelle regole.

Se entri nel gioco politico democratico devi accettarne le regole, se non le rispetti, entri nella pericolosa deriva che porta forse alla democratura, forse alla dittatura e, certamente, non potrai pretendere il rispetto degli altri partner che con tali regole ancora giocano.

Gli esponenti di spicco di questo Governo, poi, pretendono la sudditanza in nome della loro elezione da parte del “popolo sovrano”. Ma – forse – non considerano una cosa, una cosa importantissima. Salvini e Di Maio sono stati eletti sì, ma sono stati eletti come parlamentari al pari di Brunetta, di Renzi, della Bonino, della Gelmini. Nessun elettore ha dato loro l’investitura per governare così come lo stanno facendo. anzi, a voler essere onesti l’elettore leghista ha dato il suo consenso a Salvini perché mai governasse con Di Maio. L’elettore cinquestelle ha dato il suo consenso a Di Maio perché mai governasse con Salvini. L’attuale Governo ha dunque tradito gli elettori che hanno votato i singoli parlamentari e si regge su un programma ben diverso da quello presentato agli elettri PRIMA delle elezioni ed, in molte parti, con esso contrastante.

PRIMA delle elezioni i cinquestelle tuonavano contro la flat tax e i leghisti contro il reddito di cittadinanza.

Forse proprio loro non dovrebbero parlare di legittimazione popolare.

Di Maio contro Salvini. Salvini contro Di Maio. La Lega non vuole il “decreto dignità” che i Cinquestelle vogliono assolutamente. Ma i Cinquestelle vogliono chiudere la TAV Torino-Lione che la Lega giudica opera essenziale.

Salvini alza la testa con dichiarazioni fasciste e, subito, Fico smorza i toni ergendosi a paladino della democrazia. Toninelli diffida chiunque a firmare alcunché sulla TAV e Salvini subito interviene dicendo che lo stop non è in programma.

La lega vuole chiudere i porti? Fico si fa garante della solidarietà.

I media impazziscono. A seconda della parte rappresentata dalla proprietà e dal Direttore tifano oggi per la Lega, domani per i Cinquestelle. Ed il consenso aumenta.

Un tizio, Belzebù mi pare, diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Il sospetto mi viene. Ma non è che queste “presunte divisioni” fra i due partiti siano preordinate e studiate a tavolino per giocare al “poliziotto buono e al poliziotto cattivo”?

Dice Wikipedia: “Il poliziotto cattivo adotta un atteggiamento aggressivo nei confronti del soggetto, con commenti sprezzanti, giochetti e suscitando in generale un senso di antipatia. A questo punto interviene il poliziotto buono, apertamente amichevole, comprensivo in modo da suscitare simpatia nell’interrogato che viene spesso anche difeso dalle prepotenze del poliziotto cattivo. Il soggetto è dunque spinto a collaborare dal senso di gratitudine verso il poliziotto buono e dalla paura di una reazione negativa del poliziotto cattivo. La tecnica, se conosciuta, è facilmente riconoscibile, ma rimane utile contro soggetti giovani, impauriti o sprovveduti. L’utilizzo della tecnica comporta però un certo grado di rischio, se infatti è riconosciuta dal soggetto esso può considerarsi offeso e insultato e rendere meno probabile una sua collaborazione. La tecnica, per poter essere ben attuata in un contesto lavorativo complesso, richiede la partecipazione di un addetto esperto in gestione delle risorse umane oltre a un manager diretto superiore del dipendente ‘oggetto’ del colloquio”.

La piattaforma Russeau (o chi c’è dietro) o, forse (per tentare un po’ di complottismo), Putin, non avrebbero difficoltà a disegnare il gioco.

Ovviamente fra Lega e Cinquestelle le parti si invertono continuamente e, alternativamente Di Maio e Salvini giocano la parte del poliziotto buono e di quello cattivo.

L’interrogato, in questo caso, è il cittadino che, istintivamente si trova a “tifare” per la “parte avversa” alla parte di Governo che fa la proposta che non gli piace. Ma il cittadino, in ogni caso, “tifa per il Governo” e il consenso alla coalizione giallo-verde aumenta.

Le opposizioni (ma esistono?) continuano a comportarsi come i capponi di Renzo (non Renzi) e a beccarsi a vicenda o correndo al soccorso di quella parte di Governo in quel momento meno distante dalle sue idee.

Bella tattica. Chapeau!!

Due questioni tengono banco in questi giorni: l’immigrazione con la questione della nave Diciotti e la supposta abolizione dei vitalizi.

Secondo me sono due meravigliosi colpi di genio, non so se di Salvini e di Di Maio o del loro mentore, la “Casaleggio associati”. Due colpi di genio che aumenteranno, e non di poco il consenso dei partiti che guidano.

Sono mezzi comunicativi utilizzati in modo splendido e a costo zero con una utilità marginale altissima.

Cominciamo con la questione immigrazione. Piccolo rewind: una nave civile, la Vos Thalassa raccoglie 60 migranti in mare. Dove non ha importanza. L’importante è che li raccolga. Salvini si arrabbia e giura e spergiura che quei sessanta clandestini non sbarcheranno mai in Italia. Toninelli, ministro dei trasporti e delle infrastrutture, per risolvere la situazione, afferma che sula Vos Thalassa è stata una rivolta (poi smentita dagli armatori) e, quindi per ragioni di ordine pubblico (invadendo la sfera di competenza di Salvini) invia una sua nave della Capitaneria di porto, Nave Diciotti, a prelevare i 60 profughi. Salvini ancor più imbufalito, giura e spergiura che mai la Diciotti sbarcherà i clandestini in Italia. Poi, sempre più imbufalito assegna alla Diciotti il porto di Trapani come approdo, ma giura e spergiura che i 60 clandestini non scenderanno a terra se non preceduti dai fomentatori della rivolta in manette (invadendo con la competenza della magistratura). Stallo. Mattarella chiama il desaparecido Conte e lo invita a compiere i suoi doveri sanciti dall’articolo 95 della Costituzione. Conte si sveglia e decide che i sessanta profughi possono scendere, ovviamente senza manette perché l’arresto per i reati contestati è consentito solo in flagranza di reato. Come ha accertato la polizia salita a bordo, non si tratta di rivolta ma, al massimo, di violenza privata per cui i colpevoli saranno indagati. Salvini, prima esprime “stupore” per l’ingerenza di Mattarella, ma poi si dice contento “prima scendono e prima verranno interrogati e prima la magistratura li condannerà”. Di Maio dice che bisogna rispettare il Presidente della Repubblica.

Ma volete che Salvini non sappia di aver fatto il passo più lungo della gamba? E se non lo sapeva (probabile) al ministero dell’interno c’è un fior di Ufficio legislativo che gli avrà spiegato la insensatezza delle sue dichiarazioni.

Ma Salvini le ha fatte lo stesso. Perché? Perché – purtroppo – parla al popolo di Facebook che si fa un vanto di informarsi su Facebook. Il senso del messaggio mediatico che passa è questo: “vedete, io volevo fermarli, ma i poteri forti, la casta, i magistrati me lo hanno impedito. Datemi un aiuto a zittirli e a ridurli al silenzio!!”

Questo anche per coprire gli scarsi risultati del vertice di Innsbruck che, come riunione informale non poteva prendere alcuna decisione, e barattando come successo lo “stop ai clandestini” concordato con il ministro dell’interno tedesco (che non ha alcuna competenza in merito, perché la delega è stata trattenuta dalla Merkel) e con quello austriaco. Solo che “stop ai clandestini” viene inteso in maniera diversa da Salvini e dagli altri due che per “stop ai clandestini” intendono che quelli arrivati in Italia, in Italia rimangono. Per Salvini non si sa, basta lo slogan “stop ai clandestini”!!! Tanto – comunque – può vendere lo pseudo accordo e la sua volontà di non far sbarcare i clandestini della Diciotti, fermata solo dai “poteri forti” al solito indicati come nemico.

Serve tenere alta la tensione, serve inoculare la paura, specialmente in un momento come questo, in cui da oltre un anno, e per 12 mesi consecutivi (Salvini è al governo da un mese) gli sbarchi sono diminuiti dell’80% come testimoniano i dati reperibili sul sito del Ministero dell’interno stesso.

Passiamo ai vitalizi. Come tutti sappiamo, ma Di Maio finge di ignorare, i vitalizi furono aboliti da Monti che, correttamente trasformò i vitalizi in normali pensioni calcolate con il metodo contributivo. Restavano le posizioni pregresse che, per orientamento costante della Corte Costituzionale, possono esser toccate solo in casi eccezionali e per periodo di tempo limitato.

Ma pensate veramente che Di Maio non sappia che la Delibera Fico è talmente fragile che sarà sicuramente cassata non solo dalla Corte Costituzionale, ma anche dal Giudice del lavoro, come stamattina ha detto a Radio anch’io un ex presidente della Corte costituzionale?

Di Maio lo sa benissimo, anzi spera vivamente che venga cassata. Così avrà un altro argomento per battere la grancassa contro i poteri forti. Avrà ancora le prime pagine dei giornali che i giornalisti servili gli concederanno. Come Salvini indicherà un nuovo nemico “vedete, io volevo eliminare i vitalizi, ma la Casta della Corte costituzionale e dei magistrati me lo hanno impedito” e aizzerà ancora il popolo di Facebook, i “leoni della tastiera”, i “forconi” contro le istituzioni dello Stato, dimenticando una cosa importantissima: se aizza il popolo contro lo Stato, taglia il ramo su cui è seduto PERCHE’ OGGI LO STATO SONO I CINQUESTELLE E LA LEGA e se arrivano i forconi infilzano loro, mica il fantasma del PD.

Ma uno scopo lo raggiungeranno, come vuole la Casaleggio. Noi siamo uno Stato di DIRITTO, in cui il DIRITTO è indipendente dalla parte politica che governa. Lega e Cinquestelle stanno compiendo un percorso pericolosissimo. Il Diritto è flessibile e si piega alla maggioranza che governa.

Ho paura che ci stiamo avviando verso la “democratura” che va tanto di moda in Turchia, in Russia, in Ungheria, in Polonia e, perché no, in USA.

Ah, da ultimo, tutto questo per nascondere anche la totale inattività del Parlamento che no riesce neppure a discutere i due decreti legge di merito di questo Governo: lo spostamento del tribunale di Bari e il cd Decreto Dignità che, forse, oggi sarà pubblicato sula Gazzetta ufficiale.

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