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Sì, va tutto bene.

Sono solo quei quattro pennivendoli di Repubblica, Corriere, Sole24ore, La Stampa, Open, La Nazione, Avvenire e Osservatore Romano che lanciano allarmi a vanvera.

Questa mania della sinistra (sì, è solo la sinistra che vede sempre nero per mettere più tasse) di essere pessimista per rovinarci le vacanze è veramente di pessimo gusto.

Ma di che si dovrebbe preoccupare la gente? È tutto già scritto e preordinato: il banchiere cattivo che non voleva sentirne di scostamenti di bilancio è stato cacciato. Finalmente il popolo sovrano potrà esprimersi liberamente nelle urne (beh, proprio liberamente no, troppa libertà fa male, meglio non lasciargli scegliere i candidati, troppo stress, meglio dargli il pacchetto già chiuso con le liste bloccate. Vuoi mettere? Gli togliamo l’ansia del dover scegliere, di doversi informare su chi sono i candidati etc. etc).

La campagna elettorale sarà sotto l’ombrellone, gente allegramente in spiaggia o in montagna. Che non leggerà i giornali, che non vedrà neppure i talk show politici. Tanto ci sono sempre le stesse facce. Gli togliamo anche questo stress.

Poi la TV e la radio e i giornali, da sempre in mano a quei contafrottole della sinistra, è meglio leggerli il meno possibile: si ci rovina l’umore e l’appetito.

Sempre le solite notizie spaventevoli: le agenzie di rating relegano i nostri btp a spazzatura, il debito pubblico è in veloce risalita, le bollette del gas e dell’elettricità triplicano, l’inflazione e quasi al 10% e si mangerà i nostri risparmi, ma li abbiamo già spesi, quindi di che ci preoccupiamo? È cosa di niente

La siccità ha prosciugato il Po e mandato in malora coltivazioni e allevamenti? Ma ora piove, di che preoccuparsi? Forse piove un pochino troppo e con violenza, provocando frane e allagamenti, ma, via, non sottiliziamo: volevamo la pioggia e la pioggia è arrivata. Troppa? È cosa di niente.

Sì, è meglio che gli italiani non leggano queste brutte notizie

La verità è le belle notizie gliele diamo noi. Li avete visti i programmi dei partiti che vinceranno le elezioni, cioè noi?

Niente più mascherine, niente più vaccini (i giovani se la cavano con tre giorni di febbre, i vecchi hanno già fatto la loro vita, morire è cosa di niente), mai più green pass. E, poi, vogliamo affrontare i grandi temi economici? Via il reddito di cittadinanza che ha prodotto solo sfaccendati; perché lavorare fino a 67 anni? Tutti in pensione a 60 anni, o anche a 59 per chi si fa raccomandare.

La sinistra cattivona vuole finanziare il lavoro dei giovani con una tassa sulle grandi successioni. Che porcata! Basta abbassare tutte le tasse, anzi lasciarne una sola al 15% oppure al 22% secondo l’umore di chi la propone. Così i ricchi pagheranno meno tasse e potranno reinvestire quanto non pagato in nuovi posti di lavoro. I poveracci pagheranno un pochino di più, ma non c’è da preoccuparsi: tanto neppure prima avevano soldi. È cosa di niente.

Sì, vabbè, l’unione europea farà la voce grossa, minaccerà sfracelli, ma ci sarà un nuovo whatever it takes che ci salva. Ah, no? Le regole sono cambiate? L’ombrello protettivo si apre solo per chi ha i conti in ordine?

Di che preoccuparci? Minacceremo di andarcene dalla UE e cambieranno registro. Ah, no? Non c’è da preoccuparci. Ce ne andremo davvero da euro e Unione. Come, prima di andar via dovremo restituire tutti i prestiti avuti, da ultimo i 200 miliardi del Recovery Fund? E che vuoi che sia, non li restituiamo e ce ne andremo sbattendo la porta.

Cosa? La sinistra cattivona dice che così facendo ci isoletebbero peggio di Putin? E che vuoi che sia? A parte che Putin, il grande stratega, anzi Putin il grande (sia lode a lui) sta benissimo e in ottima forma, la autarchia l’abbiamo già sperimentata. È cosa di niente!

Non abbiamo gas per riscaldarci e cucinare? Ma metteremo un maglione in più e mangeremo dietetiche insalate; le docce fredde, poi, tonificano il corpo. Freddo? È cosa di niente.

Non abbiamo petrolio per le auto? Saremo tutti atleti correndo a piedi.

Utilizzeremo piacevolmente il tempo libero coltivando un piccolo orticello sul balcone. Vedete che va tutto bene?

Vi mandiamoun caro ed affettuoso saluto dal nostro scranno del Parlamento dove voi ci avete eletti e da dove possiamo guardare, con tutti i privilegi connessi, con sereno distacco alla vita quotidiana di voi poveri servi che vi bevete ogni frottola come se fosse un bicchiere d’acqua.

Ciao, va tutto bene!

Il Dubbio è la nuova parola d’ordine italiana. È diventata simbolo del pensiero libero anche quando, purtroppo se ne fa un uso distorto.

Il “DUBBIO” è la massima espressione della sintesi fra il pensiero democratico (io posso dissentire) e quello scientifico/filosofico (io so di non sapere). È lapalissiano che questo esercizio mentale del dubbio può essere esercitato solo in Paesi democratici. Nei Paesi illiberali o nelle dittature il dubbio non è permesso.

Eppure i fautori del DUBBIO giustificano la loro esistenza sostenendo proprio il contrario: in Italia viviamo in una dittatura, prima sanitaria, ora carponi verso il mainstream dettato dagli USA.

Voglio vedere se in una dittatura avrebbero avuto tutto lo spazio (troppo) che in Italia è estato loro concesso.

Chi sono i “dubbiosi”? È facilissimo riconoscerlo. Sono quel “gruppo” variegato di persone che, o perché in crisi di ascolti, o perché in calo di popolarità o perché “i portatori di un pensiero diverso qualche seguace riescono sempre a trovarlo”, per partito preso vanno contro il pensiero legittimamente espresso dalla maggioranza delle persone.

È un gioco vecchio come il mondo: la pecora, perché sempre di pecore si tratta, che va in direzione opposta – a differenza delle altre – viene notata. E alla notorietà questa gente mira. Notorietà interessata perché, complici gli stupidi conduttori di talk show che, per aumentare di un punto l’audience, devono far scorrere il sangue nelle loro trasmissioni, lucrano comparsate televisive ben retribuite.

La cosa sorge da lontano, ma vi ricordate appena sei mesi fa la stupida concezione che “non bisogna fidarsi del vaccino”? In nome di una sofistica libertà di pensiero, in barba all’evidente efficacia e sicurezza del vaccino contro il Covid-19, un gruppo di persone in crisi di astinenza dalla ribalta o desiderosi di approdarvi, cominciò una polemica sterile contro il vaccino e contro il green pass. In nome delle libertà democratiche sancite dalla Costituzione (peccato che citavano sempre la prima metà degli articoli della Carta Costituzionale e mai la seconda parte dove i diritti enunciati venivano, in alcuni casi, limitati) sostenevano non solo la libertà di non vaccinarsi (contro ogni evidenza scientifica e con la certezza di contribuire a far circolare di più il virus) ma anche la dittatura di uno Stato che limitava la loro libertà di sedersi ad un ristorante, positivi o negativi che fossero al virus. Una dittatura che impediva loro di andare al lavoro con la possibilità di infettare gli altri.

Con una particolarità, però. Quando si parlava del vaccino russo Sputnik, i toni si addolcivano e l’indice veniva puntato contro l’EMA che non gli aveva dato via libera.

Le persone sono note a tutti. Da Massimo Cacciari, filosofo, ex sindaco di Venezia, noto forse più per le belle donne di cui si circondava quando era giovane che per la chiarezza del suo pensiero (ho vissuto a Venezia, la cosa mi è stata riportata da parecchi suoi studenti) a Matteo Salvini, uomo politico pronto a sostenere qualsiasi idea che possa fruttargli qualche voto, a Ugo Mattei, oscuro professore torinese, assurto agli onori della cronaca per il suo pensiero “contro”, a Carlo Freccero, ex Mega-Direttore Rai in crisi di visibilità, ad Alessandro Barbero, travolto da una recente e forse eccessiva popolarità, ad Alessandro Orsini, oscuro docente della Luiss che, comunque, per le sue idee ha spuntato un ricco contratto di comparsate televisive a Carta Bianca e Piazza Pulita, fino a larga parte dei Cinquestelle e del loro leader, Conte, che nello stesso giorno, descamisado, lancia strali contro il Governo e poi va da Mattarella a spergiurare che non vuol far cadere il Governo.

Il loro dogma è di una semplicità sconcertante: qualsiasi cosa dica o faccia il Governo, io posso trovare il modo di contestarla e – a dispetto di ogni evidenza scientifica – è mio diritto cercare la più ampia platea per esporle anche contravvenendo a disposizioni imperative di legge (leggi: mascherine e assembramenti). A parte il fatto che se veramente vivessimo in una dittatura, questa gente avrebbe seri problemi ad esporre liberamente le proprie idee, quanto queste riunioni, manifestazioni in contrasto con le norme dello Stato, hanno contribuito alla diffusione del Virus che non cercava altro che contiguità di  persone per replicarsi? Quante persone non si sono vaccinate per colpa loro?

Hanno fondato pure una associazione, la Du.Pre, (dubbio e precauzione) per essere più rappresentativi.

Questa è storia nota mi rendo conto di aver contravvenuto ad una delle principali leggi del giornalismo: mettere subito, fra le prime righe dell’articolo, l’obbiettivo dell’articolo stesso. Lo so e non me ne pento. Noi italiani – purtroppo – abbiamo la memoria corta e richiamare quello che è successo fino ad 45 giorni fa non è inutile.

Poi, il 24 febbraio 2022 è successo un fatto  straordinario ed inusuale: la Russia (stato sovrano), in barba ad ogni regola di diritto internazionale, ha invaso militarmente un altro Stato sovrano, l’Ucraina.

Ovviamente, tutti i palinsesti TV hanno virato di 180 gradi. Se fino al 23 febbraio l’argomento dominate era il Covid-19, dal 24 febbraio in poi non si parla altro che della guerra Russia-Ucraina. La propaganda dei due Paesi che si accusano a vicenda delle peggiori efferatezze, è uno stimolo a trasmissioni di sole parole, con poca spesa.

E, altrettanto ovviamente, non tirando più l’argomento Covid-19, pandemia, green pass e vaccino, tutto il gruppo Du.Pre, da esperti virologi, si è trasferito sulla guerra Russi Ucraina, sfoderando abilità geopolitiche da far invidia a Limes. E, sempre ovviamente, saltando da un argomento ad un altro – completamente diverso – il gruppo Du.Pre si è ritrovato compatto dalla parte del sostegno a Putin, contro Zelensky, accusato di volere la strage del suo popolo.

Ed ecco il punto cruciale di questo post, quello che avrei dovuto inserire fra le prime cinque righe.

Il gruppo Du.Pre è compatto sul “DUBBIO”: le immagini che vediamo sono reali o artefatte? È vita (o morte) reale o è un set cinematografico?

Su questo non posso dire alcunché – la prima vittima della guerra è la verità – potrebbe essere qualunque cosa tranne che LA RUSSIA, STATO SOVRANO, HA INVASO MILITARMENTE L’UCRAINA, ALTRO STATO SOVRANO.

Ma il dubbio (ma stavolta certezza pro-Putin) che avvolge il gruppo Du.Pre è un altro: Non dobbiamo dare armi all’Ucraina. Se le diamo l’unico effetto sarà il prolungarsi del conflitto con una escalation di morti e distruzione che non potrà eliminare l’esito finale scontato, ossia la sconfitta militare dell’Ucraina.

Per il rispetto di questo assunto si sono sentite cose assurde. Tipo “Zelensky, non ti allargare a chiedere no fly-zone e armi perché porterai più vittime al tuo popolo”.

E qui assurge a magna manifestazione l’ignoranza di chi fa queste affermazioni (Orsini).  È lapalissiano che non dando armi all’Ucraina, la guerra si sarebbe conclusa già da un pezzo con l’annessione dell’Ucraina da parte della Russia e che le vittime e le distruzioni sarebbero state in numero assai ridotto.

È un pensiero (dubbio) legittimo. Peccato che tale pensiero o dubbio sia stato formulato qui in Europa al calduccio e senza bombe senza tenere in conto i pareri di chi sta lì.

Appare, invece, che il pensiero principe di Zelensky, democraticamente eletto a differenza di Putin, sia molto diverso. Chi ha la responsabilità di quarantaquattro milioni di cittadini ha tutto il diritto di scegliere un’altra via e di resistere – anche con la forza – all’invasione russa -e che questa convinzione, a quanto pare, sia condivisa non solo dalla popolazione ucraina, ma anche da quella dei tre Stati Baltici e dalla Polonia, ben consci delle atrocità russe fra la fine della II guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino.

Quindi, ben cari Du.Pre potete esprimere il vostro dubbio (in Russia non lo potreste fare) ma non potete pretendere che il vostro dubbio sia condiviso da chi ha la responsabilità di un Paese invaso da forze straniere. A meno che…. a meno che il vostro “dubbio” non sia generato da forti compensi della parte invasora oppure dal “legittimo” desiderio del quieto vivere, ossia che c’importa dell’Ucraina, non voglio morire per l’Ucraina. Anche se posso esser d’accordo sul fatto che zero armi all’Ucraina avrebbe comportato minori vittime e fine della guerra, non posso pretendere che questo egoistico pensiero sia condiviso da Zelenskyy e dagli Ucraini. Insomma, il dubbio vada a farsi fottere.

Ho già parlato, in un precedente post “Sono ora i ristoratori la classe dominante?” dei privilegi, dell’egoismo, della strafottenza che i ristoratori, dopo i comprensibili disagi e perdite dovute alla pandemia Covid, stanno ora assumendo.

Ma non mi era ancora capitato sentirli irridere alle leggi dello Stato, sicuri della loro impunità.

Vi racconto una storia che mai avrei voluto vivere.

Ieri, 18 novembre 2021, telefono ad un ristorante dove avevo mangiato molto bene, “La Grotta Azzurra” di Trevignano romano.

La conversazione ha del surreale, ve la trascrivo nella sua interezza:

– io: Buongiorno, vorrei prenotare un tavolo per due per sabato.

– voce del ristorante: Non la sento bene

– io: mi scusi sono in un luogo chiuso e ho la mascherina

– voce del ristorante: prima dei dettagli la avviso che qui non chiediamo il green pass e non portiamo la mascherina!!

– io: siete novax?

– voce del ristorante: no, siamo costituzionalisti [sic!]

– io: va bene, non se ne fa nulla. Non vado ad un ristorante dove non rispettano le leggi.

Fine della telefonata.

Devo confessare che ho dapprima pensato ad uno scherzo, poi, a casa, ho cercato il ristorante su Trip Advisor e qui cominciano le sorprese leggendo le ultime recensioni.

Potete leggerle anche voi al link https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g1158597-d1823812-Reviews-La_Grotta_Azzurra-Trevignano_Romano_Province_of_Rome_Lazio.html

(ma le riporto per immagini alla fine del post)

Ben due recensioni, una ad ottobre ed una a novembre stigmatizzano l’assoluta non applicazione delle norme anticovid (assenza di mascherine dei camerieri, mancata richiesta del Green Pass) e una di esse racconta di essere andata dai Carabinieri per denunciare il fatto (inutilmente, visto che il ristorante è ancora aperto).

Non ho modo di controllare la veridicità di tal recensioni, ma quello che più stupisce e fa incazzare sono le risposte – quindi presumo veritiere – che il gestore (o il proprietario, non so) del ristorante dà alle due recensioni che, comunque, riporto in immagine più sotto.

Risposte irridenti e tipiche della follia novax, tipo “Siete così spaventati da recensire un posto in base a norme amministrative e non al suo valore intrinseco. Mi definisce anche maleducata perché ho risposto con una battuta ironica allora mi chiedo: ma perché andate al ristorante se avete così paura? Nessuno vi costringe, se non siete d’accordo salutate e via. Davvero credete che la nostra mascherina sia fondamentale? Siete davvero sicuri che nessuno abbia mai, anche incidentalmente, starnutito nel vostro piatto prima di portarvelo? Anche se poi vi arriva al tavolo con la mascherina? Davvero pensate che la nostra mascherina sia fondamentale?”

Oppure: Se pensate tutto questo ne avete tutto il diritto ma avete il DOVERE di lasciare in pace e rispettare chi non la pensa come voi, se non lo fate allora siete voi i maleducati, non io…e data la sua età (perché ho capito benissimo chi è lei) ripeto con sincerità: che tristezza”.

Ed ancoraNoi siamo liberi e lo rimarremo sempre. I servi di questo regime possono crogiolarsi nella loro superiorità, noi resistiamo circondati dall’amore di chi ci sceglie proprio perché liberi e felici.”

Il fatto è che il loro essere liberi e felici contravviene a precise norme dello Stato (sanzionate nella loro inosservanza, ma – visto che sono ancora aperti – non troppo sanzionate) che impongono la mascherina ai camerieri e la richiesta e controllo del Green Pass ai clienti che mangiano al chiuso.

Ignorare queste norme, se può far felice il loro ego strampalato, porta alla diffusione dei contagi, visto che il momento più propizio per la diffusione del virus è quando diverse persone ravvicinate intorno ad un tavolo si trovano, senza mascherina, a scambiarsi cibo, alito e chiacchiere.

Contravvenire a queste norme è un attentato alla salute pubblica. “Avete il dovere di lasciare in pace e di rispettare chi non la pensa come voi!” risponde il ristoratore, ma non quando la condotta del ristoratore mette a repentaglio la mia salute e la salute della collettività contravvenendo per di più a precise norme dello Stato.

Il loro essere liberi e felici e l’invocare la Costituzione dimostra solo ignoranza e malafede visto che l’articolo 16 della Costituzione sancisce che il diritto alla circolazione può essere limitato per “motivi di sanità o di sicurezza” e che l’art. 32 sancisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” e che per legge ”può essere sottoposto a determinato trattamento sanitario”.

Non è il caso di riprendere qui quanti costituzionalisti hanno ribadito che l limitazioni alla libertà come le mascherine e il Green Pass – per la loro difesa della sanità e salute pubblica siano in linea con la Costituzione.

Mi domando perché tali ristoranti siano ancora aperti e perché l’Autorità, pur specificamente interpellata, non sia intervenuta.

Non auguro a questi ristoratori di ammalarsi di Covid, non lo si augura a nessuno, ma che il loro cervellino si apra alla realtà. Realtà nella quale solo se tutti, ma proprio tutti seguiamo i dettami della Scienza, ripresi dallo Stato, riusciremo a salvarci.

Ovviamente non so se queste recensioni siano del tutto veritiere, ma le risposte date dal proprietario mi inducono a credere che lo siano. No, amici miei, non è andato tutto bene, come sui manifesti con l’arcobaleno del marzo dell’anno scorso. Per niente è andato bene. Qui a tanta gente ha dato di volta il cervello. E pensare che se invece che all’82%, fossimo arrivati al 95% della popolazione vaccinata, il problema del Covid potrebbe essere molto, ma molto minore.

Non c’è dubbio che i mesi di lockdown abbiano causato un grave danno economico a quelle imprese che basano la loro attività sull’aggregazione sociale, come i bar e i ristoranti. Hanno perso molti soldi e, giustamente, il Governo ha permesso loro – vista la minor pericolosità dello stare all’aperto – di ampliare lo spazio all’aperto a scapito di pedoni e parcheggi. Ho notato che alcuni esercizi, a loro spese, hanno realizzato piattaforme lignee rialzate e recintate ove sono posti tavolini ben distanziati.
Ma sono la minoranza, specialmente nei centri storici delle città. Io vivo a Roma. Basta andare il pomeriggio e/o la sera non solo a piazza Madonna dei Monti, non solo a via del Boschetto, non solo a Trastevere, non solo a Testaccio o Ponte Milvio. Vedrà una distesa di tavolini che coprono tutto il marciapiede e le strade (pedonalizzate e non) prospiciente. Microtavoli con attorno 8/10 sedie dove le persone si scambiano chiacchiere, alito e virus.
Ci sono certi posti che pongono tavoli e sedie davanti a portoni di uffici (per esempio Banca d’Italia a via del Boschetto) chiusi la sera o a negozi.
In certi posti neppure i poveri pedoni possono liberamente circolare tanto è fitto lo assembramento.
I ladri di borse prosperano.
Mascherina? Desaparecida.
Negli ultimi giorni, con l’avanzare del freddo e della pioggia, i ristoranti si riempiono anche all’interno. Il Green pass? Personalmente il massimo che mi sono sentito chiedere è “ce l’ha il Green Pass?” Ovviamente mai un controllo.
E i contagi aumentano.
Mi chiedo: i ristoratori sono i nuovi padroni del Paese? A scapito dei pedoni e di chi vuole solo godere delle bellezze delle città?
Vi lascio immaginare, poi, l’igiene e la pulizia delle strade quando, a notte fonda, i tavolini vengono rimossi lasciando finalmente dormire i poveri abitanti dei palazzi circostanti.
Questa storia è andata troppo oltre.
Bisogna trovare un compromesso fra una giusta possibilità di ristoro e l’attuale anarchia.

È di ieri, a Novara, l’ennesima protesta shock dei no-greenpass che, vestiti da deportati ebrei, protestavano contro la presunta dittatura (sanitaria o meno) instaurata in Italia.

La prima considerazione, a proposito di queste manifestazioni, sembra essere quella che i partecipanti non sono tutti no-vax. Ce ne sono, e tanti. Ma il vero obiettivo della protesta non è il vaccino e forse neppure la presunta discriminazione fra chi ha il green pass e può fare cose e chi non lo ha e queste cose non le può fare. Sì, i proclami contro la sottrazione di un diritto fondamentale come il lavoro per chi non si vaccina o reputa troppo oneroso sottoporsi a continui tamponi si sprecano. Ma il vero obiettivo – secondo me – non è neppure questo.

Riflettiamo, nella maggior parte dei casi i no-greenpass non contestano la validità e l’efficacia del vaccino, bensì una presunta compressione delle libertà costituzionali, disposizioni governative peraltro confermate dai vari tribunali aditi, da Consiglio di Stato alla Corte dei diritti dell’uomo.

Ma perché? Cosa sta succedendo?

Una ideuzza io ce l’avrei. Per la prima volta, in Italia stiamo sperimentando la vera forma di democrazia (vi ricordate il discorso di Pericle agli ateniesi?) ossia una collegialità nelle decisioni, ma poi eseguite senza ridiscuterle ogni momento.

Fino all’anno scorso, prima del Governo Draghi, il Governo prendeva una decisione, sempre oltre il limite del compromesso, ma, poi, queste decisioni non venivano attuate, se non annacquate da continui ulteriori compromessi con parti sociali, sindacati, associazioni, terzi o quarti settori etc. etc. fino a diventare acqua fresca per il compiacimento e l’immagine pubblica di chi, dopo l’approvazione nelle sedi competenti, continuava a contestare – anche in modo violento – le disposizioni prese.

Oggi, la vera democrazia è in campo in Italia. Il Governo, spessissimo all’unanimità, prende una decisione e questa decisione viene attuata.

Ovviamente questo esercizio di democrazia va di traverso a tutti quei gruppi e gruppuscoli che, nella contestazione, trovano la loro vita e la loro visibilità e che piagnucolano il loro essere vittima di uno Stato Dittatoriale. Dittatoriale sol perché non condivide la loro contrarietà e la loro protesta, spesso violenta, contro decisioni prese secondo i dettami della Costituzione.

Si è visto in questi giorno che questi gruppi rifiutano ogni compromesso, vogliono che gli organi di informazione trasmettano solo quello che vogliono loro e le loro idee senza alcun contraddittorio. Vedi i partecipanti ai rave party di Viterbo e del Piemonte che assalgono i giornalisti.

Viviamo in una democrazia rappresentativa: noi cittadini eleggiamo i nostri rappresentanti al Parlamento che danno, o meno, la fiducia ad un Governo che può essere sfiduciato in un qualsiasi momento con un semplice voto.

Le decisioni del Governo, se prese con Decreto legge e approvate (e tutte quello sul Green Pass lo sono) passano al vaglio del Parlamento e, quindi, sono pienamente conformi alla Costituzione, ma a questi “nuovi contestatori” non vanno bene solo perché sono contrarie al loro pensiero.

Insomma, io ritengo che la protesta montante contro le misure del Governo Draghi sia dovuta al “restringimento della mangiatoia” dove si alimentavano tutti questi gruppi e gruppuscoli.

Non dimentichiamo che, nella “mangiatoia” ci sono i quasi 200 miliardi del Recovery Fund.

Una reazione al “dirigismo” del Governo Draghi, allora?

Forse sì, ma c’è un altro aspetto da considerare. Da una parte i fatti: Draghi fu chiamato per frenare la pandemia, per stilare il Piano di Ripresa e Resilienza e per risollevare l’economia.

La campagna di vaccinazione è un successo che vede l’Italia ai primissimi posti in Europa, il Piano di Ripresa e Resilienza è stato approvato dall’Unione europea e l’economia italiana, con previsione del PIL al +6%, ha ricevuto il plauso anche di Standard e Poor’s.

E allora? Allora – sempre secondo la mia opinione – il dissenso e le manifestazioni sono troppo variegati per essere spontanei. Chi dà i soldi a Puzzer per il suo Tour da Trieste a Genova da aspirante politico? Chi e cosa hanno promesso alla vicequestora Nunzia Schilirò per affossare la sua promettente carriera? Perché persone, una volta conosciute per la loro intelligenza e competenza, come Carlo Freccero, Massimo Cacciari e Alessandro Barbero si espongono al pubblico ludibrio nei salotti talk show con le loro balzane idee anti vaccino e anti green pass?

Sono eterodiretti? Forse. Ma da chi?

E qui le ipotesi si allargano. L’Italia scelta da Russia e Cina come anello debole del multilateralismo osteggiato da queste due Nazioni? La Destra italiana che cerca di far saltare il banco per andare ad elezioni e gestire i soldi del Recovery Fund?

Spingere Draghi ad accettare la nomina a Presiedente della Repubblica (promoveautur ut amoveatur) per inserire qualcuno più docile alla spendita dei soldi del Recovery Fund nella delicata casella di Presidente del Consiglio dei Ministri?

Destabilizzare l’Italia, nazione in crescita, perché una nazione “alla canna del gas” fa sempre comodo”?

Penso che, nei prossimi mesi ne vedremo delle belle!!!

Cacciari, nei suoi articoli contro il Green Pass e contro lo stato di emergenza nazionale commette un marchiano errore di fondo. Fa discendere dallo #statodiemergenza nazionale (atto amministrativo com’è un Decreto del Presidente del Consiglio volto più ad esigenze di speditezza contabile e amministrativa, vedi le spese in deroga e la creazione della struttura commissariale) le limitazioni alla libertà personale (#greenpass, #lockdown ecc) per le quali la #Costituzione pone riserva di legge.. E infatti tali limitazioni sono prese con decreto legge, soggetto entro 60 gg. all’esame del Parlamento.
Ricordo che, negli ultimi giorni sono stati emanati dal Presidente del Consiglio altri Decreti di Stato di emergenza, a livello locale, per gli incendi in Sardegna e Sicilia, invocati a gran voce dai siciliani e dai sardi: senza questi strumenti amministrativi i soldi di ristoro sarebbero arrivati fra anni.
Stia tranquillo #Cacciari, con lo stato di emergenza nazionale non si limitano diritti. Per quelli ci vuole una legge che non ha nulla a che fare con il Decreto del Presidente del Consiglio. Cacciari torni a fare il bravo filosofo che è (o era?) E non faccia il virologo o il giurista.

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