Archivio degli articoli con tag: Mario Draghi

Uno dei casini più grossi dell’Italia – l’abbiamo viso durante la pandemia – è l’arcano del riparto delle competenze fra Stato e Regioni disposto (ma sarebbe meglio dire lasciato nell’indisposto) dalla riforma del “titolo quinto della Costituzione” voluto dalle leggi 1/1999 e 3/2001 che riformano l’ambito di competenza fra Stato e Regioni.

Leggi sciagurate, volute da un Governo di Sinistra per scongiurare i colpi del federalismo d Bossi e di quello che , allora, era la Lega, che hanno creato un immenso contenzioso su conflitti di competenza davanti alla Corte Costituzionale lasciando il sistema normativo italiano nel limbo dell’imponderabile.

Ricordiamo tutti il conflitto (o lo scaricabarile) fra Stato centrale e Regione Lombardia sulla competenza a chiudere in “zona rossa” i comuni della bergamasca nel marzo del 2020.

Ricordiamo tutti i continui conflitti fra le Regioni  (del nord a trazione leghista) che vogliono – attente agli interessi  degli imprenditori – aprire le attività economiche e il Ministro della Salute che- invece – tende a chiudere per evitare contagi.

Sappiamo bene che – spesso – la richiesta aperturista delle Regioni è solo di facciata, per acquisire consensi, ma – dietro le quinte- è una richiesta di chiusura.

Sappiamo bene che la Corte Costituzionale, unico Organo titolato ad esprimersi – manca di coraggio e non ha mai dato una interpretazione univoca e definitiva sul confine delle competenze fra Stato e Regioni.

Però….però.. qualcosa si muove. Bisogna guardare nelle “premesse” e non nel Dispositivo, ma la Corte Costituzionale, nel merito si è pronunciata.

Con Ordinanza n. 4 del 14 gennaio 2021, la Corte costituzionale – nel conflitto fra un provvedimento di chiusura di esercizi pubblici per evitare contagi di Coronavirus  e l’impugnativa della Regione Val d’Aosta – accoglie le ragioni dell’avvocatura di Stato e che fa proprie e ritiene:

  • che infatti la pandemia in corso ha richiesto e richiede interventi rientranti nella materia della profilassi internazionale di competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera q), Cost.;
  • che sussiste altresì «il rischio di un grave e irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico» nonché «il rischio di un pregiudizio grave e irreparabile per i diritti dei cittadini» (art. 35 della legge n. 87 del 1953);
  • che difatti la legge regionale impugnata, sovrapponendosi alla normativa statale, dettata nell’esercizio della predetta competenza esclusiva, espone di per sé stessa al concreto e attuale rischio che il contagio possa accelerare di intensità, per il fatto di consentire misure che possono caratterizzarsi per minor rigore; il che prescinde dal contenuto delle ordinanze in concreto adottate;

Anche se non nel dispositivo, la Corte Costituzionale si è pronunciata nel senso di attribuire – per tutto ciò che riguarda la pandemia causata dal Coronavirus – allo Stato la competenza predominante per gli atti e le norme volte a contrastare la pandemia stessa.

Se ben sfruttata, questa ordinanza è un viatico per il Governo nazionale ad essere più deciso nella sua azione ed uno stop alle Regioni per il loro sporco gioco di essere aperturisti di facciata e prudenti nel privato.

Da che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito l’incarico di formare il nuovo Governo a Mario Draghi è tutto un fiorire di illazioni sui cosiddetti “poteri forti” ad indicare che il Presidente incaricato sia una diretta emanazione di questi per commissariare il nostro Paese.

Gruppo Bilderberg, Gruppo di Davos, George Soros, Unione europea: tutti indicati come mandanti e padrini di Mario Draghi  incaricato di servirli a nostre spese.

Ma chi sono i Poteri Forti? Mi suonano come gli anarco-insurrezionalisti, sempre invocati e mai se ne è visto uno.

Vedo, invece, qualcosa di molto più pericoloso, qualcosa di piccolo, velenoso come la calunnia, che – senza dire, senza mostrare – insinua, che getta il seme del dubbio, che tira il sasso e nasconde la mano. Tutte azioni volte a screditare le istituzioni e chi è chiamato a difenderle.

Posso  fare qualche esempio?

Abbiamo tutti visto il drammatico appello di Sergio Mattarella alle forze politiche che, pur soppesando seriamente l’ipotesi del voto anticipato, lo scartava non per suo piacere personale, bensì per due ovvie e comprensibilissime ragioni: sciogliere le Camere adesso significa una paralisi di cinque mesi nei quali i 209 miliardi attesi dall’Europa per il Recovery Fund si sarebbero persi (e sappiamo tutti quanto ne abbiamo bisogno) e svolgere una campagna elettorale durante la pandemia da Coronavirus non è il massimo per diminuire i contagi. (E qui le prime falsità: Salvini e la Meloni urlano che in USA e Israele si è votato o si voterà a breve nonostante la pandemia. Peccato che dimentichino che proprio un esponente della Lega, il Presidente-Reggente della Regione Calabria, Antonino Spirlì, abbia rinviato le elezioni regionali dal 14 febbraio all’11 aprile giusto a causa della pandemia).

Ebbene cosa fa Pietro Senaldi, Direttore del quotidiano Libero? Tutti sappiamo che quando un giornale riporta le affermazioni di qualcuno fra virgolette, significa che sta riportando la frase esatta. Ebbene, Senaldi il giorno dopo esce con questo titolo virgolettando a suo piacimento le parole di Mattarella “Voto proibito. Nasce il mio partito”.

Il testo delle dichiarazioni di Mattarella può essere letto qui ed è evidente quanto siano lontane dal virgolettato di Senaldi che non ci sta ad esser smentito. David Puente, giornalista di Open e noto cacciatore di bufale per ben du giorni ha chiesto la rettifica, che – alla fine – Senaldi ha concesso, ma insultando Puente come non giornalista, ma “correttore di bozze”.

Ormai il danno era fatto. I lettori di Libero che non hanno visto Mattarella in TV possono tranquillamente pensare che il Presidente della Repubblica abbia commesso un arbitrio e chi voglia costituire un partito.

Secondo esempio, anch’esso molto pericoloso visto che, ormai la politica e non solo quella, si studia all’Università di Facebook. Il fatto va ascritto alla categoria “buttiamola in caciara, ma dentro ci mettiamo il veleno”. Sui social fioriscono foto di personaggi politici del momento con la sovrapposizione di scritte che dovrebbero fa ridere, i cd. meme. Abbiamo visto , per esempio la foto della dichiarazioni di Giuseppe Conte al banchetto davanti Palazzo Chigi taroccate fino a farlo sembrare un venditore di caldarroste o di aspirapolvere Folletto.

E ce ne sono anche di cattive, che insinuano, sminuiscono, distruggono. Una per esempio è la doppia foto di Mario Draghi da una parte e del terrorista Cesare Battisti dall’altra, insinuando una supposta somiglianza fra i due.

Ecco, spargere veleno, spargere dubbi, minare la credibilità: queste sono le armi di oggi in mano a chi – senza avere argomenti e meriti – cerca il potere a danno della nazione e dei cittadini.

Sono molto preoccupato per una frase che sta tornando di moda: io sono eletto dal popolo e, quindi, sono superiore a qualsiasi carica non elettiva.

La mia memoria di vecchietto va a Craxi e Berlusconi che, pure, adottavano una tattica simile.

Salvini, come eletto dal popolo, diffida i magistrati, non eletti, ad indagare su di lui. Di Maio, di fronte ai warning delle agenzie di rating, pomposamente afferma che lui, fra le agenzie di rating e gli italiani, sta con gli italiani che lo hanno eletto; Maurizio Belpietro – a Otto e mezzo  del 13 settembre scorso – giudica offensivo il richiamo di Draghi, non eletto, al Governo italiano, eletto dal popolo. E, ancora, L’Europa non può giudicare le Nazioni, a proposito del voto del Parlamento europeo sull’operato del Governo Orban.

Se io sono eletto e ho il consenso – questo è il senso – sono al di sopra delle regole e posso fare quello che voglio.

Ragionamento molto pericoloso perché ci sono regole poste proprio affinché chi ha il potere non infranga le regole del gioco democratico. E queste regole sono state poste non da terzi, ma dagli stessi attori della democrazia, in atti o Trattati di rango superiore come la Costituzione.

Bene ha fatto Mattarella a ricordare che è stata la Costituzione a volere che i magistrati non siano eletti, proprio per non essere costretti a promettere o schierarsi in competizioni elettorali.

I Capi di Stato e di Governo, loro eletti e rappresentanti del popolo, sottoscrissero il Trattato dell’Unione europea che stabilisce le modalità di nomina del Presidente della Banca Centrale europea e i suoi compiti, compiti che oggi Mario Draghi ha esercitato richiamando l’Italia all’osservanza delle regole imposte da quel Trattato liberamente sottoscritto e accettato.

Lo stesso Trattato con le sue regole che l’Ungheria ha accettato quando, per sua richiesta ha voluto entrare nell’Unione europea. Ben ha fatto, quindi, il Parlamento europeo, organo anch’esso eletto direttamente dal popolo europeo, a stigmatizzare il distacco del governo di Orban da quelle regole.

Se entri nel gioco politico democratico devi accettarne le regole, se non le rispetti, entri nella pericolosa deriva che porta forse alla democratura, forse alla dittatura e, certamente, non potrai pretendere il rispetto degli altri partner che con tali regole ancora giocano.

Gli esponenti di spicco di questo Governo, poi, pretendono la sudditanza in nome della loro elezione da parte del “popolo sovrano”. Ma – forse – non considerano una cosa, una cosa importantissima. Salvini e Di Maio sono stati eletti sì, ma sono stati eletti come parlamentari al pari di Brunetta, di Renzi, della Bonino, della Gelmini. Nessun elettore ha dato loro l’investitura per governare così come lo stanno facendo. anzi, a voler essere onesti l’elettore leghista ha dato il suo consenso a Salvini perché mai governasse con Di Maio. L’elettore cinquestelle ha dato il suo consenso a Di Maio perché mai governasse con Salvini. L’attuale Governo ha dunque tradito gli elettori che hanno votato i singoli parlamentari e si regge su un programma ben diverso da quello presentato agli elettri PRIMA delle elezioni ed, in molte parti, con esso contrastante.

PRIMA delle elezioni i cinquestelle tuonavano contro la flat tax e i leghisti contro il reddito di cittadinanza.

Forse proprio loro non dovrebbero parlare di legittimazione popolare.

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