Uno dei casini più grossi dell’Italia – l’abbiamo viso durante la pandemia – è l’arcano del riparto delle competenze fra Stato e Regioni disposto (ma sarebbe meglio dire lasciato nell’indisposto) dalla riforma del “titolo quinto della Costituzione” voluto dalle leggi 1/1999 e 3/2001 che riformano l’ambito di competenza fra Stato e Regioni.

Leggi sciagurate, volute da un Governo di Sinistra per scongiurare i colpi del federalismo d Bossi e di quello che , allora, era la Lega, che hanno creato un immenso contenzioso su conflitti di competenza davanti alla Corte Costituzionale lasciando il sistema normativo italiano nel limbo dell’imponderabile.

Ricordiamo tutti il conflitto (o lo scaricabarile) fra Stato centrale e Regione Lombardia sulla competenza a chiudere in “zona rossa” i comuni della bergamasca nel marzo del 2020.

Ricordiamo tutti i continui conflitti fra le Regioni  (del nord a trazione leghista) che vogliono – attente agli interessi  degli imprenditori – aprire le attività economiche e il Ministro della Salute che- invece – tende a chiudere per evitare contagi.

Sappiamo bene che – spesso – la richiesta aperturista delle Regioni è solo di facciata, per acquisire consensi, ma – dietro le quinte- è una richiesta di chiusura.

Sappiamo bene che la Corte Costituzionale, unico Organo titolato ad esprimersi – manca di coraggio e non ha mai dato una interpretazione univoca e definitiva sul confine delle competenze fra Stato e Regioni.

Però….però.. qualcosa si muove. Bisogna guardare nelle “premesse” e non nel Dispositivo, ma la Corte Costituzionale, nel merito si è pronunciata.

Con Ordinanza n. 4 del 14 gennaio 2021, la Corte costituzionale – nel conflitto fra un provvedimento di chiusura di esercizi pubblici per evitare contagi di Coronavirus  e l’impugnativa della Regione Val d’Aosta – accoglie le ragioni dell’avvocatura di Stato e che fa proprie e ritiene:

  • che infatti la pandemia in corso ha richiesto e richiede interventi rientranti nella materia della profilassi internazionale di competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera q), Cost.;
  • che sussiste altresì «il rischio di un grave e irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico» nonché «il rischio di un pregiudizio grave e irreparabile per i diritti dei cittadini» (art. 35 della legge n. 87 del 1953);
  • che difatti la legge regionale impugnata, sovrapponendosi alla normativa statale, dettata nell’esercizio della predetta competenza esclusiva, espone di per sé stessa al concreto e attuale rischio che il contagio possa accelerare di intensità, per il fatto di consentire misure che possono caratterizzarsi per minor rigore; il che prescinde dal contenuto delle ordinanze in concreto adottate;

Anche se non nel dispositivo, la Corte Costituzionale si è pronunciata nel senso di attribuire – per tutto ciò che riguarda la pandemia causata dal Coronavirus – allo Stato la competenza predominante per gli atti e le norme volte a contrastare la pandemia stessa.

Se ben sfruttata, questa ordinanza è un viatico per il Governo nazionale ad essere più deciso nella sua azione ed uno stop alle Regioni per il loro sporco gioco di essere aperturisti di facciata e prudenti nel privato.