Vedo con dispiacere che anche su substack è arrivato il tifo fazioso, polarizzato e da stadio fra le fazioni pro o contro le gesta del governo israeliano.
Sempre più spesso si fa confusione fra ebrei, cittadini dello Stato di Israele, Governo Netaniahu, abitanti della Palestina, Hamas, ebrei ultraortodossi, studiosi della Torah, “coloni” in Cisgiordania.
Sono tutte entità diverse con proprie peculiarità.
Pernso che nessuno, tranne i nazisti e i fascisti ce l’abbiano con gli ebrei in quanto tali. Sono in gruppo di abitanti di questo mondo che professano la loro religione, come i buddisti, i musulmani gli induisti, i cristiani, etc. E meritano il rispetto dovuto a qualsiasi religione che non leda i diritti di chi professa un’altra religione. Punto.
Gli israeliani sono il popolo dello stato di israele, come i francesi sono il popolo dello stato di Francia. Soni neutri per quanto è successo. Israele è, come noi, una democrazia rappresentativa. Avremo però modo di vedere molto presto, il 27 ottobre, alle prossime elezioni, se hanno una coscienza critica o sono complici di questo governo. Punto.
Il governo Netaniahu è il governo che attualmente governa israele: per sopravvivere ha accettato l’appoggio di tipacci come BenGvir, Katz che seguono la strampalata teoria secondo la quale siccome la Torah, il Talmud, il Tanakh raccontano la storiella fantasy che Dio [quale Dio? Esiste un Dio?] abbia fatto dei territori ora occupati da Israele e Palestina un gentile cadeau agli ebrei e ai loro discendenti, quei territori siano per sempre loro, indipendentemente da altre persone che professavano credi diversi. (Domani, io, come discendente degli antichi romani, mi presenterò a Gerusalemme reclamando quei territori perché la Palestina (Gesù, se mai è esistito era palestinese, Israele non c’era.) era provincia romana. Per attuare questa follia si sono macchiati di orrendi crimini di guerra, tanto che sul loro capo pende una condanna della Corte penale internazionale. Nei fatti, anche se non dichiarato, hanno commesso un orrendo genocidio, bombardando un intero Paese, provocando 70.000 morti e tenuto (tengono) un popolo accerchiato, privo di libertà e libero solo di morire (il più presto possibile). Punto.
I SEMITI sono un gruppo di popoli uniti da semplici vincoli linguistici il nome storico deriva da Sem, figlio di Noè, secondo il romanzo fantasy chiamato Bibbia. Il nome, in epoca moderna fu coniato per definire popoli che parlano lingue con la medesima radice. Ne fanno parte Babilonesi, Assiri, Fenici, Ebrei, Aramei e Arabi.
Quindi se io dico che una persona è antisemita, posso riferirmi sia a ebrei, sia ad arabi.
I cosiddetti “coloni” in Cisgiordania non sono alto che israeliani che, stando stretti, spalleggiati dall’IDF, si appropriano di terre e case che appartengono a palestinesi. Non sono ragazzacci che compiono qualche bravata come disse Netaniahu al discorso all’Onu o “escursionisti” come disse un telecronista della RAI. Sono banditi. Punto.
Gli abitanti della Palestina, per lo più semiti musulmani abitano da sempre in quelle zone, definite politicamente da una risoluzione ONU del 1947. Governati prima DALL’OLP di Arafat, poi, dal 2006 da Hamas in elezioni la cui vittoria (di Hamas) fu favorita da USA e Israele, in funzione anti Arafat. Punto.
Ho finito, azzuffatevi pure, tanto un post in più o uno in meno a favore dell’una o dell’altra parte, non cambierà la storia.
Chiacchiere da bar, diceva Umberto Eco.
Ma, per favore, usate i termini giusti.
Mi scuso se qualcuno si sente offeso da termini un po’ irridenti che ho usato per alcuni testi religiosi. Io sono ateo per cui a quei testi non attribuisco alcuna autorità. Io agisco secondo la mia coscienza e ne sopporterò le conseguenze. Ma sono libero
La storia della lotta per il potere è antichissima. L’uccisione di Abele da parte di Caino fu un modo di conquistare il potere in ambito familiare.
Ma rimaniamo con i piedi per terra senza scomodare testi religiosi.
Da qualche giorno ci ha lasciato Desmond Morris, l’autore del celeberrimo “La scimmia nuda” che inizia così: “Esistono centonovantatré specie viventi di scimmie con coda e senza coda; di queste, centonovantadue sono coperte di pelo. L’eccezione è costituita da uno scimmione che si è auto-chiamato Homo Sapiens.”
La scimmia è un animale sociale e ben prima che l’Homo Sapiens iniziasse la sua vita autonoma, esisteva già la questione del potere sul gruppo/branco/famiglia. Qui entra in gioco quello che gli etologi e antropologi chiamano “Maschio Alfa” ossia l’individuo più forte, capace di trasmettere i suoi geni migliori alle migliori femmine che da lui erano attratte.
Gli scimpanzé alfa hanno l’obbligo di mantenere la pace nel gruppo. Cercano di impedire che scoppino risse e in genere supportano i perdenti in qualsiasi conflitto. Ciò fornisce sicurezza per i membri di livello più basso del gruppo, il che aiuta la popolarità dell’alfa. Gli scimpanzé alfa inoltre dimostrano il comportamento più empatico all’interno del gruppo, trascorrendo molto tempo a confortare gli altri. Era certo una vita faticosa: prendere decisioni, condurre il branco, procreare per continuare la specie, difendersi dai continui attacchi degli altri maschi che volevano prendere il suo posto.
Una teoria vuole che l’evoluzione si sia sviluppata non dal maschio Alfa bensì dal “Maschio Omega” uno scimpanzè tranquillo, senza particolari obblighi, con molto tempo libero per pensare. E chi pensa si evolve.
La situazione non era molto dissimile fra i cosiddetti uomini delle caverne. Il Capo deteneva il potere, ma aveva molti obblighi: procacciare il cibo alla famiglia, accudire le donne, spesso gravide, difendere la famiglia.
Vita dura
Nella famiglia mononucleare non c’erano dubbi: l’uomo era il Capo e deteneva il potere. Ma anche l’uomo è un animale sociale e, sia per difesa, sia per aiuto reciproco, tendeva ad unirsi ad altri nuclei familiari formando quella che si chiama tribù. Quindi molti maschi. Come distribuire o accentrare il potere? Talvolta c’era un Maschio Alfa molto più Alfa degli altri che si prendeva tutto. Molto più spesso si addiveniva ad accordi fra le varie famiglie mediante riunioni dei Maschi Alfa delle diverse famiglie che trovavano un accordo discutendo. Arriviamo così ai clan che ri autoregolamentavano mediate assemblee variamente nominate “Consiglio dei Capi”, “Riunione degli Anziani” etc.
Le tribù erano per lo più nomadi e il “territorio di competenza” entrava in gioco solo in via temporanea. Il territorio della Tribù, o del Clan, era quello dove in quel momento la Tribù o il Clan si trovavano.
La situazione cominciò a cambiare quando la stanzialità prese il sopravvento. Come scive Yuval Noah Harari, in Sapiens, quando da cacciatori raccoglitori gli uomini si traformarono in agricoltori.
Cominciarono a coltivare i campi e a vivere dei loro frutti. Attorno ai campi vennero costruite, prima in fango, poi in legno, poi in pietra, i rifugi che servivano da ricovero per la notte, da difesa, da magazzino. Il territorio di pertinenza divenne stabile: era quello dove si era definitivamente fermata la tribù. Nacque la città. Nuclei di rifugi/abitazioni completamente scollegate ed indipendenti da quelle vicine. Ovviamente stiamo parlando solo di quella parte della Terra che noi chiamiamo occidente.
Il fenomeno ebbe divere varianti: in Grecia furono fondate, e crebbero le città stato, alcune ove i dettami di vita erano moto rigidi, come Sparta, altre ove cominciò a germogliare il seme di quella che noi chiamiamo democrazia in cui il potere era regolato da norme che privilegiavano la maggioranza ma non vessavano la minoranza, come Atene.
In Atene si raggiunsero alte vette di Democrazia testimoniate dal famoso discorso del 431 A.C. di Pericle agli ateniesi”...Noi ad Atene facciamo così...” in cui vengono ben descritte le regole di potere della città
In effetti anche Roma fu una Città-Stato, solo che aveva la caratteristica di essere “espansiva”. Dalla sua fondazione, Roma non fece altro che espandersi ma, spesso, gli abitanti dei territori conquistati ne acquistavano la cittadinanza e protevano così fregiarsi dell’ambito “civis romanus sum” fino a che, con l’Editto di Caracalla, del 212 D.C. ogni abitante dell’Impero romano acquisì la citadinanza romana.
Anche nella Roma Repubblicana esistevano regole democratiche per la gestione del potere. Il Senato ne era l’espressione più viva, ma lo era anche il popolo che lo eleggeva.
Non a caso l’Acronimo più famoso e più longevo del mondo S.P.Q.R. (Senatvs PopvlvsQve Romanvs – il Senato E il Popolo Romano) racchiudeva in sè entrambi.
Proseguendo nei secoli, almeno in Italia, anche se formalmente l’imperatore esisteva sempre, il vero potere passò nelle mani dei signorotti locali che, con la forza, costringevano i loro sudditi (servi della gleba) a dar loro una bella fetta dei frutti che il duro lavoro della terra forniva.
Il potere tornava nelle mani di un uomo solo, di democrazia non se ne parlò più. Comandava chi era il più forte.
Chi era il più forte comandava, ma il “territorio” non era mica ben definito: già l’impostazione piamidale “vassalli -> valvassori -> valvassini” era foriera di dubbi e lotte cruente; poi c’era la questione successoria: i feudatari in tutti i modi cercavano di difendere la discendenza familiare ma, almeno formalmente, essi ricevevano la carica dall’imperatore che non sempre favoriva la discendenza familiare.
Da questo panorama se ne sviluppò un altro.
In Italia sorse e splendette l’epoca dei Comuni. Un po’ città stato, un po’ territori governati non già da un Re, ma da una famiglia dominante, che poi fossero nominamente ducati, principati o semplici “comuni” non era importante. L’importante era la famiglia dominante, la più ricca, la più dedita ai commerci e ad una nuova istituzione: “la banca“. Raggiunsero posizioni illustri anche come patrocinatori di artisti che diedero all’Italia [come espressione geografica] lustro e fama.
In Italia questa fase è conosciuta come “l’Età d’oro dei Comuni“, in cui l’elemento predominante era la famiglia più ricca che, secondo i casi, poteva essere munifica, dittatoriale, democratica, etc.
In altre parti d’Europa, invece, si cominiciavano ad affermare gli “Stati nazionali“, grandi estensioni di territorio, composte, in genere da abitanti della medesima etnia, governati da un Re. Spesso essi assunsero, Come la Francia e la Spagna, dimensioni enormi e lussi incredibili.
In Italia, l’unico Stato paragonabile fu lo Stato della Chiesa, dominato dal potere temporale del Papa, in virtù della falsa donazione di Costantino che trasferiva al Papa il potere temporale sull’impero d’occidente
Questa situazione durò per parecchio tempo finché un uomo, che falsificò la sua data di nascita per esser cittadino francese, diede una bella scossa al mondo [ricordo che, a quell’epoca, il mondo era solo quello che noi adesso chiamiamo Europa].
Sì, un caporale corso, divenuto generale, scombinò tutti gli equilibri fino al’ora acquisiti. Ci vorrebbe un libro per raccontare le gesta di Napoleone Bonaparte che arrivò ad essere Imperatore di Francia e dominatore del mondo che allora contava.
Ma, come si dice, sic transeat gloria mundi, e, anche gli sconquassi di Napoleone furono “ricuciti” da un consesso di conservatori e restauratori, il famoso Congresso di Vienna che cercò di restarare lo status quo ante con i confini pregressi, vigenti prima di Napoleone.
Il Congresso di Vienna cercò di ristabilire i confini esistenti prima di Napoleone, ma “si dimenticò” dell’Italia, definita sprezzantemente da Clemente di Metternich “mera espressione geografica” divisa come era in tanti Stati e staterelli
Ci volle il Risorgimento per unificare la penisola, giunto compimento reale solo nel 1861.
Ma anche il Congresso di Vienna non riuscì a sopire le voglie di conquista degli Stati europei, alcuni democratici, altri dittatoriali. Il metodo usato per dirimenre le divergenze non era la diplomazia, bensì la guerra. E molte guerre si svolsero fra il 1814 e il 1945.
Per metter fine ai conflitti che, fino ad allora insanguinavano il Continente, dopo il 1945, in Europa [ricordatevi che stiamo sempre mettendo il focus solo sul nostro continente], gli Stati crearono delle istituzioni sovranazionali alle quali, cedendo un po’ della loro sovranità, chiedevano che la risoluzione dei conflitti avvenisse solo per via diplomatica.
Questi organismi hanno garantito all’occidente oltre 80 anni di pace e, per la prima volta, una generazione che non ha conosciuto la guerra, salvo alcuni tentativi di frange estremiste musulmane di imporre il loro credo con violenti attentati [11 settembre, ISIS etc], peraltro condannati con fermezza anche dagli Stati islamici, fino a che……..
Ma non è il solo avvenimento che sconvolge la pace. Come è noto, dal 1947, quando – dopo la seconda guerra mondiale – le Nazioni Unite diedero un pezzo di Palestina agli ebrei, con la condizione che in esso sorgessero due Stati, uno Palestinese e uno ebraico, ma israeliani e Paelestinesi, con alterne vicende, se le danno di santa ragione, senza rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite.
I dubbi sullo stato mentale di Trump sono avvalorati sulle vignette che egli stesso pubblica sul social Truth di sua proprietà, ove si raffigura anche come Papa
A causa dell’atteggiamento ondivago di Trump, previsioni per il prossimo futuro non se ne possono fare. Conviene più dedicarci ad un fatto accertato del presente.
L’ultima forma di organizzazione sociale che avevamo esplorato era lo Stato, Stato-Nazione come l’Italia o la Francia, Stato-comunità come l’India o gli stessi USA. Ognuno si è dato una forma di governo propria, ma comunque basata su assemblee rappresentative della popolazione, un Governo, un Presidente, una magistratura, con pesi e contrappesi volti a bilanciare gli eccessi di una delle parti. Ovviamente la forma democratica varia a seconda dei diversi Paesi: spesso la democratura ossia la democrazia illiberale scalza la democrazia.
Ne abbiamo già parlato, spesso è la forza che prevale: comanda chi è più forte.
Ma qui si tratta di qualcosa di diverso: il potere non è nella forza, è nel denaro. Esistono persone o gruppi, la cui ricchezza è superiore a quella di uno Stato di media grandezza, o ancor di più.
Queste persone, o questi gruppi, possono, da soli condizionare la politica interna o estera anche di uno Stato grande come gli Stati Uniti d’America
In effetti che gruppi privati possano condizionare la politica di uno Stato non è cosa nuova. Per rimanere nel nostro Paese possiamo ricordare l’influenza che FIAT o Mediaset hanno esercitato sulla politica italiana.
Ma se queste persone, o questi gruppi diventano i padroni del mondo, il pericolo più grande è quello che “il popolo” comincerà a rivolgersi a loro, bypassando lo Stato, per i propri bisogni. Sappiamo tutti che soddisfare i bisogni di qualcuno che ti chiede aiuto non è mai gratis. Cosa chiederanno, in cambio, queste persone o questi gruppi per accondiscendere ai bisogni del popolo? Non so, ma sicuramente qualcosa che non fa gli interessi di quello che abbiamo chiamato Stato.
Non so perché, sono abbastanza pessimista. In tutto questo post regna il maschio. Manca una attrice femminile. Fin’ora la donna – trane poche eccezioni – è stata tenuta distante dal potere o dalla politica che conta. Forse un mondo al femminile (femmina Alfa) sarebbe stato migliore. Per ora, l’immagine del futuro che più mi si presenta davanti agli occhi è questa, e non a caso, l’attrice è una donna:
Avvertenza 1: Come ho più volte detto, questa storia pone il focus solo su quello che noi pretendiamo sia il mondo più evoluto, dimenticando spesso che fuori dagli angusti confini dell’Europa, sono fiorite civiltà spesso più progedite e più sagge della nostra, come quella cinese, giapponese, indiana, persiana, incaica…. ma questa è un’altra storia.
Avvertenza 2: per le immagini mi sono avvalso della gentile collaborazione di ChatGPT(OpenAI)
Avvertenza 3: questo post mi è stato richiesto da un’amica che insegna alle scuole medie per i suoi alunni (testo e immagini per i ragazzi, link per i prof.)
Ho già scritto sul reale scopo della Flotilla. Non è certo diretto a portare una goccia di aiuti [che mai arriverà perché Israele non lo permette], ma è diretto contro gli imbelli e vigliacchi governi di appartenenza.
Sarà chiaro quando la Flotilla incontrerà Israele. Che farà. Escluso che li faccia approdare a Gaza, fermerà con le buone ognuna delle 40 navi, le porterà in un porto israeliano, arrestare gli equipaggi espellendoli subito dopo oppure come accadde nel 2010 con la nave turca Mavi Marmara con morti e feriti?
Nel primo caso i Governi di appartenenza potrebbero anche continuare a girare la testa dall’altra parte. Iniziativa privata, anche disapprovata da alcuni governi, conclusa senza incidenti o vittime. Tutto continua come prima.
Ma Israele ha la capacità di fermare, senza sparare un colpo, 40 agili imbarcazioni tutte insieme?
Il secondo caso, evocato da un ministro israeliano di trattarli come terroristi, ossia sparare ad alzo zero, è molto pericoloso, non solo per gli equipaggi, ma soprattutto per i rispettivi governi che sarebbero costretti a fare i conti con brutali omicidi di pacifici connazionali in acque internazionali, già ora sorvegliati strettamente da droni.
Tale situazione sarebbe foriera di inevitabili ritorsioni, non penso di natura bellica, ma di rottura di rapporti commerciali e di isolamento di Israele, sì.
Esattamente quello che vogliono i volontari della Global Sumud Flotilla.
Se Netanyahu non fosse quel pazzo criminale che invece è, per chiudere senza danni il caso Flotilla dovrebbe agire i questo modo. Attendere che le imbarcazioni entrino nella zona [arbitrariamente] vietata, abbordabile e trainare in un porto strettamente sorvegliato della West band. Far scaricare la merce da (fidati) gazawi. Ottenuto lo scopo, la Flotilla dovrà tornare indietro. I rispettivi governi potrebbero continuare a girare la testa dall’altra parte, “tanto non è successo niente!”. E tutto sarebbe messo a tacere.
Controindicazione [per Nethaniau, non certo per chi sostiene la Flotilla]: dal giorno dopo, visto l’esito, partirebbe 10, 100, 1000 Flotille.
Comunque speriamo bene per la incolumità di chi, ora, sfidando tutto e tutti, è in mare rischiando la pelle.
Sono partiti da diversi porti. 300 persone di tante nazionalità su 40/50 barche/navi cariche di viveri, ma con lo scopo politico di forzare il blocco imposto da Israele. Si troveranno il 4 settembre in un punto convenuto in acque internazionali per poi lentamente, molto lentamente, per tenere accesi i riflettori il più a lungo possibile, si dirigeranno verso la costa di Gaza dove dovrebbero arrivare il 15 settembre.
Che succederà? Proviamo a fare qualche ipotesi, visto che la situazione è ben diversa dalle precedenti che riguardavano una sola nave. E ricordiamoci, come ho già scritto che le parole sono importanti
1) Israele organizza un grande blocco navale. Abborda ognuna delle navi [sono piccole] e le traina in un porto israeliano e senza far scalpore espelle alla chetichella tutti gli equipaggi e gli attivisti e la storia finisce qui. Ma riesce Israele a fronteggiare, senza sparare, 40/50 navi?
2) Israele ordina di tornare indietro. La FLOTILLA non se ne dà cura e avanza. Israele spara [è una nazione in guerra con legge marziale]
Morti, feriti, prigionieri [come con la nave turca di qualche anno fa]. E la storia NON finisce qui. Se per Israele finisce, invece inizia per gli Stati di cui sono cittadini i morti, feriti e prigionieri. Cosa faranno? Li disconosceranno come loro protetti e li indicheranno alla comunità internazionale come criminali, violatori di un blocco navale imposto da un legittimo Stato? Ne dubito per due motivi. Il primo perchè dubito che i 10/15 Paesi interessati possano accordarsi TUTTI in questo modo. Il secondo perché in questo modo, davanti agli elettori, si renderebbero complici del criminale Netanyahu con inevitabili crolli politici.
Oppure, sfidando anche Trump, i governi di questi Paesi, finora ignavi, saranno costretti, finalmente, a seguire l’opinione pubblica che considera Netanyahu colpevole di genocidio e, finalmente prendere quelle misure, economiche, diplomatiche [e forse militari] per isolare e bandire il Governo israeliano dal consesso internazionale, visto che ora ha anche le mani sporche del sangue di attivisti dei loro Paesi?
3) entro il 15 settembre i Governi di cui sono cittadini i componenti della FLOTILLA, li incriminano per reati vari, tipo azione ostile contro Paese alleato 🙂 😀; oppure per assembramento marino 🙂 non autorizzato, o per trasporto di alimenti senza bolla di carico ed ordinano loro di tornare indietro mandando una squadra navale militare a fermarli? Situazione ancora più ridicola , a parte l’impossibile accordo da trovare, che equivarrebbe a segnare i loro nomi fra i “cattivi” a fianco del “cattivissimo” Netanyahu con ripercussioni politiche interne facilmente prevedibili.
Le parole sono importanti, diceva anche Nanni Moretti nel film “Palombella Rossa”.
In questi giorni ascolto parole al vento su Gaza, ebrei, sionisti, antisemiti. Termini spesso usati impropriamente che aumentano la polarizzazione e la confusione. Spulciando i migliori dizionari e enciclopedie, riporto queste definizioni.
SIONISMO Il sionismo è un movimento politico e ideologico che sostiene il diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione e alla creazione di uno Stato nazionale in Palestina, nella terra definita “Terra d’Israele” dalla tradizione ebraica. Il termine deriva da Sion, un nome biblico per Gerusalemme.
SEMITA Come aggettivo, riferito a un popolo o a una lingua: “Semita” può indicare un appartenente alle popolazioni semitiche, un gruppo etnico e linguistico del Vicino Oriente e del Corno d’Africa, che comprende popoli come gli Accadi, gli Arabi, gli Aramei, i Cananei e gli Habesha. In questo caso, il termine è spesso usato in riferimento a lingue come l’ebraico, l’arabo, l’aramaico, ecc. Quindi anche gli arabi sono semiti.
EBREO Ebreo” si riferisce alle persone appartenenti al popolo d’Israele (o popolo ebraico), un gruppo etno-religioso la cui identità è legata alla storia, alla cultura e alla religione ebraica. L’origine del termine è incerta ma risale all’ebraico “Ivri”, da una radice semitica che significa “attraversare” o “passare”, e allude all’attraversamento dell’Eufrate da parte degli antenati del popolo ebraico, come Abramo. È ebreo chi è figlio di MADRE EBREA.
ANTISEMITA [secondo Netanyahu e la ultradesta israeliane] Siccome Nethaniau definisce il suo Governo come il governo di TUTTI gli ebrei, chiunque critichi il suo governo è antisemita. Resta il fatto che anche gli arabi sono semiti.
ISRAELIANO La persona, ebrea o meno, sostenitore di Nethaniuau o meno che ha la cittadinanza dello Stato di Israele
SHOAH Termine ebraico con il quale viene indicato lo sterminio degli Ebrei vittime del genocidio nazista, preferito ad olocausto in quanto vi è estraneo il concetto di sacrificio inevitabile.
OLOCAUSTO La Shoah e l’Olocausto sono termini spesso usati come sinonimi per indicare lo sterminio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, ma hanno origini e sfumature diverse. La Shoah, termine ebraico che significa “catastrofe” o “distruzione”, si riferisce specificamente al genocidio degli ebrei da parte dei nazisti. L’Olocausto, termine di origine greca che significa “bruciato interamente”, era originariamente usato per indicare un tipo di sacrificio religioso. In ambito storico, entrambi i termini sono usati per descrivere lo stesso evento, ma “Shoah” è spesso preferito in contesti ebraici e in Europa continentale per la sua connotazione più precisa e legata all’esperienza ebraica.
GENOCIDIO Il genocidio è il crimine internazionale di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Il termine fu coniato dal giurista Raphael Lemkin nel 1944 per descrivere le atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale e oggi è definito dalla Convenzione del 1948 e dallo Statuto della Corte Penale Internazionale. Nella Convenzione internazionale per la lotta e la prevenzione del genocidio, tale termine non è usato solo per identificare l’olocausto degli ebrei, ma il crimine commesso verso qualsiasi popolo con lo scopo suddetto (es. Quello della Turchia contro gli armeni)
NAKBA In arabo «la catastrofe» Nome con cui si indica, nella storiografia araba contemporanea, l’esodo forzato di ca. 700.000 arabi palestinesi dai territori occupati da Israele nel corso della prima guerra arabo-israeliana del 1948 e della guerra civile che la precedette.