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Oggi, Emma Bonino, alla quale va tutta la mia stima, ha parlato di una possibile soluzione del tema afflussi massicci di migranti con l’applicazione di una vecchia, vecchissima Direttiva europea, mai presa in considerazione da Bruxelles che, pure, l’approvò all’unanimità nel 2001. E dubito che sarà mai presa in considerazione.

E’ la Direttiva del Consiglio sulle norme minime della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell’equilibrio degli sforzi fra gli Stati membri che ricevono i rifugiati e gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi. (2001/55/CE).

Questa Direttiva è stata la prima ad ampio respiro ad esser stata proposta (nel lontano 2000) discussa ed approvata in seno al Consiglio dell’Unione Europea (Gazzetta ufficiale Unione europea del 7 agosto 2001). Ed è forse quella ora più invocata dall’Italia ai nostri giorni per tentare di dare una soluzione ai massicci afflussi di profughi non libici ma dalla Libia provenienti. (la Direttiva fu trasposta nel Diritto italiano con il Decreto legislativo 7 aprile 2003, n.85)

La scelta della Commissione di “rompere il ghiaccio” con questa Direttiva probabilmente non fu casuale. Per cogliere ancora l’ultimo rèfolo del vento di Tampere, si considerò che gli Stati membri potessero accogliere con favore uno strumento normativo per regolare un fenomeno, come quello dell’esodo dei Kosovari, che l’Unione Europea aveva sopportato l’anno precedente.

In pratica, la prima Direttiva del “pacchetto” della nuova normativa su immigrazione ed asilo che la Commissione Europea lanciava sul tappeto poteva apparire la soluzione del problema appena vissuto. Tale strategia si è rivelata vincente e ne sono testimoni il brevissimo lasso di tempo intercorrente fra la proposta e la sua approvazione, nonché le limitate modifiche apportate dagli organi del Consiglio dell’Unione Europea al testo base. Il testo risultante non è comunque esente da pecche, dovute, forse, alla novità dello strumento della Direttiva in materie connesse con l’asilo e l’immigrazione.

Come già accennato, la Direttiva disciplina il trattamento dei cittadini di Paesi terzi che hanno dovuto abbandonare il loro Paese, o da esso sono stati evacuati, in occasione di eventi bellici o calamitosi, o per il pericolo di esser sottoposti a trattamenti inumani o, comunque, soggetti a rischio di violazioni sistematiche o generalizzate dei diritti umani.

Le norme contenute nella Direttiva non sono di immediata applicazione, ma subordinate ad una decisione del Consiglio dell’Unione Europea che, su proposta della Commissione, accerta il verificarsi di un “afflusso massiccio”.

La decisione, a maggioranza qualificata, dovrebbe anche ripartire gli sfollati fra gli Stati membri.

Il condizionale è d’obbligo in quanto la soluzione fornita dalla Direttiva al problema della solidarietà fra i partecipanti non è delle più lineari. Le disposizioni riflettono una concezione volontaristica dell’accoglienza senza alcuna imposizione per gli Stati membri, forse fondata sulla speranza di un difficile verificarsi dell’evento.

La disponibilità all’accoglienza, in termini numerici o generali (art.25), è comunicata dagli Stati membri al Consiglio. Non si rinviene, nella Direttiva, alcuna norma secondo la quale il Consiglio può valutare la disponibilità manifestata dai singoli Stati membri, ma “le informazioni fornite dagli Stati membri sulla loro capacità ricettiva” sono inserite, al pari di una stima della portata dei movimenti degli sfollati, nella sua decisione che dichiara “l’esistenza di un afflusso massiccio di sfollati” (art. 5).

Ovviamente se la capacità ricettiva complessiva mostrata dagli Stati membri è superiore al numero degli sfollati da assistere, i problemi saranno solo di ordine patrimoniale per la ripartizione (art. 24) del Fondo europeo per i rifugiati.

Più complessa sarà l’evenienza che il numero delle persone ammissibili alla protezione temporanea superi la capacità di accoglienza dichiarata dagli Stati membri.

Nessuna disposizione è contenuta nella Direttiva per superare tale, pur prevista, evenienza. L’art. 25 della Direttiva, si limita, infatti, a rinviare la questione ad una riunione urgente del Consiglio “che esamina la situazione e prende i provvedimenti appropriati, compresa la raccomandazione di un ulteriore sostegno allo Stato membro interessato.”

Il problema principe di un afflusso di sfollati, ossia quello della sua equa ripartizione – già manifestatosi durante la crisi del Kosovo – non riceve una soluzione ben definita dalla Direttiva in esame che, nella versione della proposta originaria, non conteneva neppure il rinvio al Consiglio della decisione sul problema.

Neppure è chiarissima la durata massima della protezione temporanea. Ai sensi dell’art. 6, il Consiglio dell’Unione Europea può far cessare in qualsiasi momento il regime di protezione temporanea, ma è proprio in assenza di tale decisione che le deroghe al limite massimo di un anno prescritto dall’art. 4 non appaiono ben definite. Il comma 2 del medesimo art. 4 prescrive, infatti, che “qualora persistano motivi per la concessione della protezione temporanea, il Consiglio può deliberare, a maggioranza qualificata … [su] una proposta di prorogare detta protezione temporanea di un anno”, ma non chiarisce se questa proroga, su decisione del Consiglio, sia alternativa o supplementare rispetto alla proroga automatica, di sei mesi in sei mesi e fino ad un anno disposta dal primo comma del medesimo articolo 4.

Le cd. “norme procedurali” rivolte agli Stati membri vengono completate dall’enunciazione (artt. 25 e 26) del principio del “doppio assenso” necessario per il trasferimento degli sfollati. Il gradimento al trasferimento fra gli Stati membri deve essere manifestato, oltre che dagli Stati medesimi, anche dagli sfollati e ciò costituirà senz’altro, stante le verosimilmente possibili diverse forme di assistenza, un ulteriore ostacolo ad una equa ripartizione fra gli Stati membri.

 

Il Capo III della Direttiva (artt. 8 -16) dispone degli obblighi degli Stati membri nei titolari della protezione temporanea circa assistenza sanitaria, alloggio, accesso al lavoro, accesso all’istruzione, al ricongiungimento familiare etc.

 

E’ interessante notare, a questo riguardo alcune differenze fra il testo originario della proposta e la Direttiva approvata che riflettono l’irrigidimento delle posizioni nazionali sul tema.

Nel testo originario, per esempio, non figuravano le disposizioni ora presenti nell’art.11 che impone la riammissione – sull’esempio della Convenzione di Dublino e del successivo Regolamento – della persona che gode della protezione temporanea qualora essa soggiorni o tenti di entrare illegalmente nel territorio di un altro Stato membro.

 

L’originario art. 10 prescriveva la completa equiparazione degli sfollati ai rifugiati e la possibilità di intraprendere qualsiasi attività lavorativa concessa a questi ultimi. Nella versione finale (divenuta art. 12) l’equiparazione ai rifugiati scompare e gli Stati membri, pur riconoscendo agli sfollati di intraprendere – ma per un periodo non superiore alla durata della protezione temporanea – qualsiasi attività autonoma o subordinata, possono stabilire misure che diano la priorità ai cittadini dell’Unione Europea, ai Cittadini di Paesi dello Spazio Economico Europeo e ai cittadini di Paesi terzi che soggiornino regolarmente nel Paese.

 

Il trattamento delle malattie, previsto come misura minima di assistenza dall’originario art. 11 è divenuto, nel definitivo art. 13, “il trattamento essenziale delle malattie”. Il medesimo art. 13 nella versione definitiva, si preoccupa anche di specificare che nella quantificazione dell’aiuto necessario, si tiene conto della capacità di provvedere alle proprie necessità per gli sfollati che svolgono una attività lavorativa.

Anche nell’accesso all’istruzione la versione definitiva è più rigida dell’originaria, almeno per gli sfollati adulti. L’obbligo di accesso al sistema educativo generale (art. 12 testo originario) è divenuto, nel definitivo art. 14, una mera facoltà.

Il ricongiungimento familiare (articolo 13 del testo originario) è divenuto più difficile con la stesura delle disposizioni definitive contenute nell’art. 15 della Direttiva.

Nella proposta della Commissione l’eventualità da prendere in considerazione è la separazione di famiglie già costituite nel Paese di origine a causa dell’afflusso massiccio. Le categorie di familiari che potevano chiedere ed ottenere il ricongiungimento erano individuate nel coniuge (o nel convivente se lo Stato membro dia una tutela alle coppie di fatto) nei figli, non sposati, della coppia o di uno dei coniugi, anche adottati e in altri familiari che, per particolari condizioni di salute, erano a carico del richiedente.

Nella versione definitiva l’accento viene posto più sul bisogno di protezione e delle difficoltà personali che sul semplice fatto della separazione.

L’art. 15 della Direttiva prescrive, infatti, che il diritto al ricongiungimento spetta al solo coniuge e ai figli minorenni e non sposati della coppia o di uno dei coniugi (o dei partner) che godano della protezione temporanea in un altro Stato membro. Per gli altri familiari a carico – divenuti “parenti stretti” nel testo definitivo – che godono della protezione temporanea in uno degli Stati membri, non esiste un obbligo al ricongiungimento, ma solo una possibilità, che sarà valutata “tenendo conto delle estreme difficoltà che essi incontrerebbero qualora il ricongiungimento non avesse luogo”.

Per i familiari che non godono in un altro Stato membro del regime di protezione temporanea, il ricongiungimento potrà avvenire solo se essi “hanno bisogno di protezione”. Sussistendo questo requisito, gli Stati membri sono obbligati al ricongiungimento del coniuge (o partner se la legislazione nazionale tutela le coppie di fatto) e dei figli minori non sposati e hanno facoltà di permettere il ricongiungimento degli altri “parenti stretti a carico”.

In tal modo il coniuge o figli minori dello sfollato che vivono in un Paese terzo ove non corrono pericoli, non hanno alcun diritto al ricongiungimento.

 

La Direttiva si chiude con le disposizioni intese ad regolare il rimpatrio degli sfollati. Anche qui si rinviene qualche novità in senso restrittivo: alle norme sui rimpatri assistiti e volontari è stato aggiunto l’art. 22 che tratta dei rimpatri forzati.

La Direttiva, purtroppo, nonostante i numerosi afflussi di migranti provenienti dal sud del mondo, non è mai stata applicata, a riprova della “ritrosia” degli Stati membri ad occuparsi di sbarchi, sia pur numerosi, che, però investono un solo stato membro, spesso il nostro. L’Italia chiese l’attuazione della Direttiva durante l’afflusso dei tunisini nella cd. “primavera araba” del 2011/2012, ma la UE si oppose.

Il Regolamento di Dublino e la sua clausola capestro di “chi li ha se li tiene” è stata sempre una buona giustificazione per negare quei principi solidaristici che la direttiva sottiene.

Per queste ragioni dubito molto che la proposta di Emma Bonino abbia una qualche chanche di riuscita.

Purtroppo da questo gioco non se ne esce che coprendo d’oro la Libia in modo che, sull’esempio di quello che successe con l’Albania, si faccia carico di non far partire i pericolosi “viaggi della speranza”

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I maggiori quotidiani titolano cantando il de profundis di Grillo. Stiamo molto attenti. Ho paura che così non è. I 5stelle sono un movimento nato senza altro programma di raccogliere il malcontento nazionale. 

Grillo non è stupido, non si confronta con le piccole realtà locali dove i candidati sono conosciuti nelle loro capacità e nelle loro debolezze. Quando, con l’attuale sistema elettorale, nelle elezioni politiche nazionali, i candidati sono lontani dagli elettori e a loro pressoché sconosciuti, ecco che ha buon gioco la non politica dei 5stelle senza programmi definiti e pronti solo a raccattare il malcontento popolare. E, purtroppo, ci riescono benissimo. Non pensino, quindi, i capi dei poli di destra e di sinistra di aver eliminato ol terzo polo grillino. Il populista Grillo nelle prossime politiche avrà ancora modo di abbindolare gli elettori scontenti con candidati che altro non sanno fare che sparger veleno sugli avversari.

L’importanza del voto. Io sono un “diversamente giovane”. Ricordo perfettamente che quando ho iniziato ad esercitare il mio diritto/dovere di voto una persona difficilmente cambiava partito e, conseguentemete, espressione di voto. Oggi è il contrario: si vota sull’onda emotiva del momento. Amici britannici mi dicono che se si rivotasse per il referendum pro o contro UE il  “remain” vincerebbe alla grande. A Roma, se si rivotasse, la Raggi non vincerebbe sicuramente. In Francia Macron stravice spuntando praticamente dal nulla, senza partito e senza storia. In UK i tories, dati per “acchiappatutto” fino al mese scorso, hanno ottenuto una vittoria di Pirro, perdendo la maggioranza, con la sterlina a picco. Questi sono i guai del voto di pancia. Ormai la gente vive solo nel presente, vive nell’umore dell’oggi. Come su Facebook: quello che scrivo oggi posso contestarlo domani. Purtroppo, o per fortuna, il voto esprime una preferenza per il futuro ed è vincolante per anni. VOTARE E’ IMPORTANTE, MA ANCORA PIU’ IMPORTANTE E’ VOTARE SCIENTEMENTE, CON IL CERVELLO, PERCHE’ IL TUO VOTO AVRA’ EFFETTO PER GLI ANNI A VENIRE. QUANDO SEI NELLA CABINA ELETTORALE, PENSA CON IL CERVELLO, NON CON LA PANCIA.

Se vi piace, condividete.

Caro nonno, raccontami quel sogno che va dalla Spagna alle porte dell’Asia

PAOLO RUMIZ IN DIFESA DELLA UE

Nonno, raccontami l’Europa.

Niente di più facile, bimbo mio. L’Europa è la terra dove tramonta il sole. È un grande, frastagliato, affascinante promontorio dove l’Asia finisce. Una terra fertile, ricca di popoli, fiumi, città, montagne e pianure, che si protende con faraglioni di tuono verso l’Oceano e il Mare di Mezzo. Ma come: nessuno te l’ha mai raccontata?

Nessuno. Fallo tu, ti prego.

Per cominciare tiriamo fuori dalla tasca queste monetine. Guarda bene. Portano tutte il nome dell’Europa, ma sono stampate in paesi diversi. Grecia, Germania, Francia, Italia, Austria, Spagna… paesi che fino a ieri si sparavano cannonate fra loro. Non è un miracolo? Oggi sono tutti uniti, hanno tolto i confini.

Mi racconti i tuoi viaggi?

Ho camminato sugli altopiani di Spagna sotto il volo degli avvoltoi. In Russia ho dormito in lunghi treni color verde scuro in corsa tra laghi ghiacciati. In Grecia ho navigato a vela nel mare blu scuro di Ulisse. Sulle coste rocciose del Mar d’Irlanda ho nuotato, pensa, con le foche!

Che bello, nonno. Dimmi perché tanti parlano male dell’Europa?

Ascolta, piccolino, non dimenticarlo mai. L’Europa è la madre che ti nutre. La tua patria. E se senti qualcuno che le urla contro, qualcuno che dice che fa schifo, che è diventata una matrigna, arrabbiati. Non restare mai in silenzio quando senti bestemmie del genere.

Cosa devo dire, nonno?

Rispondi loro che se l’Europa gli pesa, vadano pure altrove. Troveranno solo aride steppe battute dai venti, guerre, sfruttamento.

Dicono che siamo invasi dai profughi, che ci rubano tutto.

Allora rispondi così: oltre che ciechi siete vigliacchi. Accusate i poveracci perché non avete fegato di prendervela coi ladri veri, che stanno a casa nostra. Quelli che rubano, inquinano, e obbligano i nostri figli laureati a fare i lavapiatti all’estero. E poi dì loro che anche il nonno di tuo nonno era profugo, e ha dovuto abbandonare l’Europa, quando in Europa c’era la fame. E già che ci sei, spiegagli che si può diventare profughi in un attimo. Basta una guerra.

Spiegami come succede.

Succede che tu vivi tranquillo, hai il tuo lavoro, la tua casa, il tuo orto con patate e cipolle, i tuoi figli, i tuoi amici, pensi che nulla possa cambiare, e invece… improvvisamente il cielo diventa nero come la pece e arrivano uomini armati che ti portano via tutto. E allora devi scappare, sempre se non ti ammazzano prima.

La guerra può venire anche qui?

Vedi, l’Europa è una terra meravigliosa, ma è stata anche la grande madre di tante guerre. E quelle guerre hanno ucciso milioni di uomini e generato milioni di profughi. Ora siamo in pace, ma bisogna tenere gli occhi aperti. Dobbiamo impedire a quel demonio di tornare fra noi.

Come ci si difende?

Bisogna tenere sveglia la memoria. Ricordare quante volte gli europei si sono ammazzati fra loro. Riflettere che siamo in pace da settant’anni, l’età di tuo nonno. Un tempo lunghissimo. Un miracolo. Ma ci sono degli idioti che se ne sono dimenticati, e dicono che bisogna costruire muri, armare di nuovo gli eserciti.

Mi ci porti, un giorno, in viaggio con te?

Ti ci porto subito. Se chiudi gli occhi, provo a farti viaggiare nei luoghi più misteriosi, verso Est. E siccome ti piace la neve, ti faccio partire d’inverno. Da Berlino, città che fu distrutta e poi ricostruita e poi ancora divisa da un muro terribile.

I muri esistevano una volta?

Quando gli uomini hanno paura di altri uomini, tirano su muri. Ma quei muri non servono a niente. Il più grande di tutti è la Muraglia Cinese. Settemila chilometri. L’hanno costruita tanti secoli fa per difendere la Cina dai barbari. Ma quei barbari sono passati lo stesso e sono diventati imperatori della Cina.

Come viaggeremo?

Non in aereo. L’aereo non avvicina niente e non fa conoscere niente. Il nonno ti fa viaggiare in treno. Un bel treno tedesco, pulito e puntuale, che parte da una stazione col tetto di ferro.

Come ami la tua Europa, nonno.

Sai, sono così stanco delle urla di quelli che le sparano contro. È gente che parla con la pancia… che semina odio additando nemici. Sai, è facilissimo ottenere applausi urlando contro qualcuno! Ma non si può nemmeno tacere come i vigliacchi. Oggi tacciono in troppi, e il loro silenzio mi offende più delle urla.

E allora, come combattere?

Rispondendo col cuore, col fuoco della passione. Trovare le parole giuste per cantare la magia segreta dell’Europa. Guarda, guarda fuori dal finestrino. Siamo in Moravia. Li vedi i campanili a forma di cipolla?

Nonno, non ci perderemo?

Non ti preoccupare piccino. Il nonno conosce le frontiere. Ora scende la notte, il treno fa “tu-tun tu-tun” in un turbinio bianco. Il centro d’Europa forse è qui, a due passi da un posto tremendo di nome Auschwitz. Anche lì arrivavano treni, una volta, ma erano pieni di condannati a morte. I treni hanno fatto l’Europa, ma l’hanno anche distrutta. Hanno portato a morire milioni di soldati e civili. Anche bambini. Anche questo, giurami che non lo dimenticherai mai.

Te lo giuro, nonno.

Dai, continuiamo il viaggio. È notte. Siamo nel Sud della Polonia, in una stazione c’è un tabellone luminoso che già indica il Mar Baltico, a mille chilometri di distanza.

E poi?

La sera entriamo nella pianura ungherese, stanno uscendo le stelle, fuori c’è un’orchestrina di zingari. È notte fonda: e quando se non di notte si entra in Transilvania, la terra dei vampiri? Poi inizia una nuova, immensa pianura che ci porta verso il più grande fiume d’Europa. Il Danubio.

Siamo arrivati nonno?

Non ancora. C’è la Bulgaria con le ultime montagne. Il treno fatica tra muraglie di neve, boschi da lupi e stazioni sperdute.

Poi il treno perde quota verso la Turchia, trema, si avvita su se stesso in piccole valli chiuse. E si arriva al confine turco, e la polizia turca – impara cucciolo mio – non sorride mai. Specialmente ora. C’è un brutto muro anche lì, costruito per fermare quelli senza documenti.

Cosa sono i documenti, nonno?

Pezzi di carta che dicono chi sei. Senza quei pezzi di carta non puoi viaggiare. E la polizia ti può mettere in prigione.

Io ce li ho i documenti?

Sì, sei un bambino fortunato. Ma tanti bambini non lo sono. Bambini profughi, che hanno perso tutto. Ma è ormai mezzogiorno. Il treno sferraglia nella neve sotto le moschee di Istanbul.

Siamo arrivati, nonno?

Sì, tesoro. Ora tramonta e ha smesso di nevicare. L’aria è purissima e l’Asia luccica dall’altra parte. Siamo alla fine dell’Europa. Guarda bene, c’è un piccolo faro, laggiù, che lancia segnali intermittenti. Da mille anni è lì, a sorvegliare una processione incessante di navi, gabbiani, uomini e delfini. Oltre, comincia un altro mondo.

I muri e le facciate dei palazzi  sono spesso imbrattati da graffiti che, lungi dal renderli, più gradevoli, aumentano il degrado delle nostre città.

Raramente questi disegni assurgono al rango di opere d’arte.

Eppure talvolta accade. Guardate questi murales a Salerno

murale a Salerno 1

murale a Salerno 1

 

murale a Salerno 2

murale a Salerno 2

 

Murale a Salerno 3

Murale a Salerno 3

 

murale a Salerno 4

murale a Salerno 4

Londra è una città conservatrice, gelosa delle proprie glorie. Ma ha la capacità di rinnovarsi continuamente, non solo grattacieli di archistar, ma anche creando scenari che fanno a cazzotti con le classiche vedute del suo centro storico.

Prendiamo il Tamigi, il Parlamento, il Big Ben. Simboli dell’antico impero. Cosa fanno i londinesi? Ci costruiscono, di frone una gigantesca ruota panoramica che, per circa 27 euro, ti porta a 135 metri d’altezza a rimirar dall’alto proprio i simboli del glorioso impero. E i turisti fanno la fila per andarci. Tanto che i furbi britannici emettono, per circa 40 euro , il biglietto che ti fa saltare la fila. Resta da vedere cosa succede se tutti prendono questo tipo di biglietto.

London eye

London eye

Beh, Salerno non ha voluto esser da meno. E, in concomitanza con la manifestazione natalizia “luci d’artista“, proprio sul mare, ha montato una grande ruota panoramica. Certo non sono i 135 metri di Lonfra, ma solo 55 metri d’altezza, ma non 9 euro puoi ammirare la città da una prospettiva diversa: dall’alto. Ci son salito un po’ di malavoglia, ma l’effetto non è stato malvagio.

Giudicate voi:

Ruota panoramica a Salerno

Ruota panoramica a Salerno

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