Archivio degli articoli con tag: ayatollah

Ormai tutti hanno detto tutto su questa triste vicenda scatenata dal Presidente americano. Tutti hanno detto tutto. Nulla di nuovo troverete in questo articolo, ma vorrei dire la mia.

Non conosco affatto la politica iraniana, ma un po’ conosco il popolo iraniano. Sì , ci son stato come turista, quindici giorni l’anno scorso, ma tanto è bastato per un colpo di fulmine, non certo con il regime o con il paesaggio, neppure con la splendida architettura. Ma con il popolo, con la gente che mi ha fatto rivedere tanti e tanti luoghi comuni e mutare opinione.

Del popolo iraniano, che è la chiave – secondo me – del modo in cui si sta sviluppando la vicenda, ho già diffusamente parlato in un articolo pubblicato mentre ero lì, sulla spinta dell’entusiasmo e che potrete trovare qui (https://sergioferraiolo.com/2018/11/27/iran-che-bello/).

Ricapitoliamo i fatti. Venerdì 3 gennaio Il Presidente americano Donald Trump, tramite un drone, uccide il Generale iraniano Qasem Soleimani che, come tutti sappiamo non è solo un Generale, bensì, di fatto, il numero due del regime iraniano, il laico forte del Paese che in tutta la sua carriera ha tenuto insieme – con ogni mezzo, lecito e/o illecito – il Paese. Più che un Comandante militare era l’Uomo delle relazioni, l’unico che potesse parlare sia con gli Ayatollah, sia con le tribù sciite irakene. Un uomo prezioso, troppo prezioso per il regime della Repubblica teocratica, tanto prezioso che molti preferivano parlare con lui che con gli intransigenti Ayatollah.

Gli Ayatollah hanno pianto, urlato, minacciato una vendetta stratosferica, hanno promesso di cancellare gli americani dalla faccia della terra.

Ma la vedetta è stata alquanto blanda, pure preannunciata – tramite gli irakeni – agli americani. Una dozzina di missili balistici (quindi non guidati) abbastanza vecchiotti sparati su due basi USA, facile preda dei sofisticati sistemi antimissile. E’ finita qui? Dalle parole di Khamenei parrebbe di sì. Una vendetta blanda non pari alle promesse diun mare di sangue.

Può non essere finita qui: i teocrati sono soliti a profonde giravolte, ma se è finita qui, secondo me, c’entra il popolo iraniano.

Cosa c’entra il popolo iraniano in tutto questo? C’entra molto e ci arrivo.

La mia sensazione, dopo essere stato in quel Paese, è che esiste una totale frattura fra la popolazione iraniana e il suo Governo.

Nelle conversazioni da strada non ho sentito una parola a favore del regime teocratico e una montante rabbia verso la casta dominante chiamata piguini, funghetti e con altri epiteti non meno offensivi.

Il popolo iraniano è di un orgoglio pari solo a quello argentino, si sentono superiori e reputano (o reputavano) quasi degradante manifestare conto la teocrazia che, ultimamente, quietava gli animi allentando un po’ la morsa dei guardiani della rivoluzione e , soprattuto dei basij che, da militanti troppo giovani per entrare nelle guardie della rivoluzione, si erano trasformati in bande di giovinastri che, in nome della moralità, vessavano alquanto la popolazione.

Parecchi episodi di vessazione e corruzione sono raccontati da Mariane Satrapi nel suo celeberrimo Persepolis, fumetto e poi film di animazione.

Ricordiamoci che gli iraniani si offendono e molto, se li chiami arabi. Anzi considerano gli arabi alla stregua di mentecatti e trogloditi.

Si sentono Persiani, diretti discendenti di Dario, Serse e Artaserse, razza superiore ed in effetti lo sono: intelligenti, aperti, curiosi, “sempre sul pezzo”. Se guardi negli occhi una araba velata la offendi, se guardi negli occhi una ragazza iraniana col chador è un invito a fare conoscenza. Il chador? C’è la guerra del chador: ognuna inventa il sistema per portarlo nel modo più intrigante facedo vedere più capelli possibile.

Ormai, al consueto monito dei Basij “copriti i capelli, sorella!”, rispondono a tono “copriti gli occhi, fratello”.

L’allentamento dei controlli di cui parlavo prima si sostanzia nell’occhio non vede, cuore non duole. Il divieto di baciarsi se non si è sposati vale sempre, ma se non c’è nessuno che guarda….

Ma il popolo iraniano, il meraviglioso popolo iraniano è stanco, la vita è diventata una fatica, non solo per l’imposizione del velo o per le vessazioni dei Basij, ma per il costo della vita determinato dalle sanzioni americane. Pensate che in un anno i prezzi sono aumentati di 5 volte. A maggio del 2018 la Banca centrale, per mantenere un finto cambio ufficiale di 43.000 Rial per 1 Euro, ha cessato di cambiare valuta. E’ fiorito il mercato, non nero perché è alla luce del sole, parallelo della valuta. a Novembre 2018 ho cambiato 1 euro con 163.000 Rial. Una cena per sette, una ottima cena, veniva quasi un milione di Rial, ma 5 o 6 euro.

E’ chiaro che lo stesso sbalzo non vale per gli iraniani, ma pensate voi a vivere in un Paese che non può scambiare la sua principale ricchezza con nessun Paese, pena, per l’acquirente, le stesse sanzioni americane che stanno affamando l’Iran. In un Paese dove vivere diventa sempre più caro fin quasi a impedirti il piacere nazionale del picnic.

E gli iraniani hanno messo da parte il loro smisurato orgoglio e, a novembre, sono scesi in piazza per manifestare contro il carovita, e son state manifestazioni dure con diversi morti. La disperazione fa dimenticare l’orgoglio.

Il popolo iraniano non sarebbe ora in grado di affrontare una guerra, una nuova guerra dopo le tante dal febbraio 1979 in poi.

E ci sarebbe stato il pericolo di nuove e molto più cruente manifestazioni contro il Governo e gli Ayatollah che avrebbero potuto portare anche alla fine della teocrazia.

Per questo, secondo me, la vendetta iraniana è stata tanto lieve. Forse gli Ayatollah hannopreferito aspettare il 3 novembre prossimo quando, forse, le elezioni americane toglieranno di mezzo Trump, per riallacciare con la tremebonda Europa quei contatti commerciali che la mannaia delle sanzioni americane ha troncato.

L’Iran è un bel Paese, che vi smonta tutti i pregiudizi. Il popolo iraniano, poi, vi rimarrà nel cuore.

Guardate questo filmato: https://www.youtube.com/watch?v=VU98DOlHl7s&t=276s

il popolo iraniano ti farà innamorare

scrivo da Kerman, in Iran. Sono in vacanza con un gruppo di Avventure nel mondo e caso ha voluto che, per i previsti lunghi voli e tragitti in bus, fra gli altri Ebook, mi sia portato l’ultimo libro di Federico Rampini “Quando inizia la nostra storia” preso da Amazon il giorno prima di partire. Ho usato un po’ il primo capitolo, dedicato all’Iran, come guida.

Forse perché Rampini è giornalista ed è anche americano, all’aeroporto le formalità del visto in arrivo (Teheran) sono state per molto più veloci, non più di 5 minuti: l’addetto al quale abbiamo mostrato la Email di riscontro della richiesta di visto in arrivo ha stampato il “visto” e ci ha restituito il mucchietto di fogli insieme ai passaporti senza neppure accoppiarli.

La gentilissima addetta alla assicurazione sanitaria ci ha chiesto se la avevamo e, alla nostra risposta positiva, non ha voluto neppure guardarle.

Polizia quasi inesistente.

Cambio. Confermo che sia all’aeroporto, sia nelle banche non siamo riusciti a cambiare i nostri Euro con i Ryals al cambio ufficiale di 47.000 Ryals per Euro. Più che di mercato “nero” (ossia nascosto) della valuta, parlerei di mercato “parallelo”. Sulle vie di Teheran ci sono, alla luce del sole, negozi di cambio che espongono, sui display elettronici, il tasso praticato: siamo sui 163.000 Ryals per euro. (Dopo 15 gg a Shiraz era circa 150.000 Ryals per euro) Il gasolio 3.000 Ryals, la benzina 10.000 Ryals.

Una abbondante cena per 7 in un buon ristorante ci viene sui 4 milioni di Ryals. Una camera doppia in un albergo 3 stelle sui 12 euro 25 euro se l’albergo era quattro stelle.

La rivoluzione partirà dalle donne e non solo da quanti centimetri di capelli lascia scoperto il jihab. A Teheran e a Eshfan ormai lo portano solo sulla nuca o appeso allo chignon alto.

Sono le donne ad avvicinarci a chiedere e a voler avere contatti. Spinto da questa novità, ho provato un gesto che mai avevo tentato in un paese musulmano, anche tollerante, come il Ladakh o il Kashmir: sorridendo ho guardato fisso negli occhi ogni donna. Nessuna ha abbassato lo sguardo. Quelle con il chador (30%) magari rispondevano solo ricambiando il sorriso. Quelle vestite normalmente, solo con il foulard, rispondevano (rispondono, visto che sono ancora in Iran) al sorriso e allo sguardo diretto. Come fosse un segnale, la maggior parte si fermava per un saluto, per una foto, per un selfie, per un semplice “da dove venite?”.

E il clero ha paura delle donne. A Qom la guida obbligatoria (il funghetto, così chiamano lì gli esponenti del clero) ci stava radunando ed aspettava con impazienza che due donne del nostro gruppo si avvicinassero. Appena ha compreso che si stavano scambiando i biglietti di visita con alcune ragazza iraniane, è andato su tutte le furie ed è corso a rincorrerle riportandole indietro bofonchiando ad alta voce “Questo è un luogo sacro, non un posto per scambiarsi informazioni!”. Non ci ha più lasciati e, dopo una visita frettolosa della moschea ci ha negato il permesso di rimanere da soli all’ interno, quasi cacciandoci fuori. Non ha avuto paura di trasgredire le regole che vietavano di fotografare all’interno della moschea (ci ha permesso di usare le nostre reflex), ma ha avuto paura del contatto fra una iraniana e una forestiera. Non ho trovato uguale curiosità per l’occidente nei maschi iraniani.

Sì, la rivoluzione verrà dalle donne.

Anche la nostra guida, una iraniana di un quarantina d’anni, pur svicolando con un sorriso, le domande più scabrose sullo Stato teocratico, non ha avuto alcuna esitazione a illustrare i rapporti omosessuali e le libagioni nei dipinti della residenza dello Scià a Esfahan.

Ci ha detto che un insegnante guadagna 13 milioni di Ryals, un alto dirigente il doppio e che le sanzioni hanno portato una quadruplicazione dei prezzi.

Ci ha raccontato che nei paesi se un ragazzo e una ragazza si parlano, subito i genitori si incontrano e il matrimonio non combinato si celebrerà non oltre due settimane. A Teheran e a Esfahan o a Shiraz la situazione è molto simile alla nostra con fidanzamento e libere frequentazioni (sempre che un religioso non li prenda di mira) . Per la crisi economica l’età del matrimonio si è spostata in avanti: 25/28 anni per le donne, oltre i 30 per gli uomini. Bisogna pur mettere i soldi da parte per la casa…

Ci ha anche raccontato che a Teheran e Esfahan esistono diversi casi di convivenza more uxorio, ma sono molto malvisti.

Vige l’aurea regola del ;occhio non vede, cuore non duole”.

Purtroppo le rigide regole sussistono ma sono sempre meno applicate. Ma, purtroppo, qualche guardiano della rivoluzione o guardiano della fede quando litiga con la moglie o con il capo, magari ha voglia di rifarsi con una povera coppia che si tiene per mano.

Bello il ponte dei poeti dove ci hanno invitato a cantare, sfruttando la perfetta acustica delle arcate, “o sole mio”. Peccato che il fiume non c’è più, deviato per portare le sue acque ai campi agricoli riarsi.

Di Trump e delle sanzioni ho parlato con un ex-dipendente ENI (faceva lo interprete inglese/farsi) .Era molto preoccupato perchè la Europa è debole e non osa contraddire Trump. Fra l’America e l’Iran, sosteneva, l’Europa preferisce sempre l’America. Era informatissimo. Ho parlato con lui il giorno dopo le elezioni di midterm. Era molto deluso del risultato non brillantissimo dei democratici, ma fiducioso che fra due anni Trump vada a casa. “Intanto il petrolio lo venderemo alla Cina, anche se non ci piace.

Per le strade la polizia praticamente non si vede, solo qualche militare nei bazar.

Un po’ asfissianti i controlli sulle strade, non per noi, però: ogni 50/100 km. Il nostro autista deve fermarsi e portare i suoi documenti alla stazione di polizia. Sul nostro bus privato non è mai salito un poliziotto.

Gli iraniani ci coccolano e sono il popolo più affettuoso che abbia mai visto; e di popoli ne ho visti tanti.

La pulizia regna sovrana. Primo paese dell’oriente (medio o estremo) dove si beve l’acqua del rubinetto e si mangia tranquillamente la verdura cruda.

Le strade, almeno quelle di grande comunicazione, fanno invidia alle nostre migliori.

Storia e siti archeologici stupendi.

Ma lasciatemi qualcosa per la prossima volta.

Un video sul mio viaggio potete trovarlo qui:

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