La morte di George Floyd ad opera di un poliziotto di Minneapolis ha scatenato, oltre ad incidenti e saccheggi, una specie di rimozione di simboli che richiamano personaggi o avvenimenti o espressioni che possano in qualche modo richiamare il concetto di razzismo.

Gli esempi sono molti: la piattaforma di video in streaming HBO Max ha rimosso temporaneamente Via col vento per i suoi contenuti razzisti. BBC, per motivi simili, ha tolto dalla sua piattaforma di streaming la serie tv comica Little Britain; a Richmond, in Virginia, è stata abbattuto un monumento dedicato a Cristoforo Colombo, abbattute anche statue di eroi sudisti della guerra di secessione americana. Finanche la statua di Winston Churchill, come altre di persone giudicate coinvolte nello schiavismo, non è uscita indenne da questa ondata di follia della rimozione della memoria, di fantasmi da cancellare.

Comprendo che la folla, quando è infuriata, è capace di tutto, ma queste manifestazioni mi sembrano connotate da una vena follia.

Parliamo di schiavismo: dalle origini della nostra civiltà, dall’aulica Ellade, alla splendida Roma dei Cesari, al Medio Evo, alla secessione americana, fino a Lincoln è sempre esistito, specialmente nei confronti di altri da noi, di appartenenti – si diceva una volta – ad una razza diversa. Schiavismo e razzismo sono intimamente connessi. Da sempre, il vincitore sottomette il vinto lo tiene come schiavo.

Ricordiamoci che il tentativo di Abramo Lincoln di abolire la schiavitù fu fortemente osteggiato e solo nel 1862 una legge sancì tale abolizione. Abolizione dello schiavismo, ma non delle differenze fra bianchi e neri. Lo stesso Lincoln, nel 1858 ebbe a dichiarare: «Non sono, e non sono mai stato, favorevole a una qualsiasi realizzazione della parità sociale e politica tra la razza bianca e quella nera; esiste una differenza fisica tra le due che credo che ciò impedirà per sempre una convivenza in termini di parità. E poiché esse non possono convivere in questa maniera, finché rimangono assieme ci dovrà essere la posizione superiore e inferiore e io, al pari di chiunque altro, sono favorevole a che la posizione superiore venga assegnata alla razza bianca» [cit. Wikipedia]. Nessuno è indenne dallo spirito del tempo, per cui non si possono impiegare acquisizioni culturali recenti per giudicare uomini dell’Ottocento.

Dovremmo esser felici, oggi, di aver acquisito quella cultura sui rapporti fra umani che mancava dall’antichità fino a meno di 200 anni fa e dovremmo evitare di giudicare con la nostra cultura persone del passato che trovavano razzismo e schiavismo come concetti perfettamente naturali e connessi al modo di vivere del loro tempo.

Ma non è finita. Chi ha i capelli bianchi come me ricorda perfettamente che il concetto di politically correct è stato ignorato fino a poco tempo fa ed espressioni che oggi riteniamo “razziste” erano perfettamente lecite. Leggevo tranquillamente fumetti americani di Disney in cui Paperino apostrofava il suo carceriere con espressioni di “sporco negro” o tentava, per dileggio di strappare i velo ad una musulmana, o zio Paperone definiva pulciosi gli indiani d’America. Oltre al link precedente, questa pagina di Facebook ne raccoglie altre.

D’altronde anche la nostra cultura è impregnata di concetti che, a guardar bene, possono ben essere definiti razzisti. Quante mamme cantano, ancor oggi, ai loro bimbi la famosa ninna nanna “Questo bimbo a chi lo dò. Lo darò all’uomo nero che lo tenga un anno intero.”

Non si può giudicare il passato con gli occhi di oggi e le azioni di altri dall’alto delle raggiunte conquiste sociali odierne.

Ripeto, dobbiamo essere orgogliosi di avere – oggi – una concezione dei diritti umani radicalmente diversa da quella di appena poche decine di anni fa, di aver compreso che la differenza di colore della pelle non fa differenza di razza, che un uomo ha diritti inviolabili che nessun uomo o istituzione statuale può alienargli. Giustamente, oggi, condanniamo, contestiamo e biasimiamo chi oggi discrimina in base al colore della pelle o chi ritiene un uomo, solo perché nato con certe caratteristiche, possa essere ritenuto inferiore a chi è nato con caratteristiche diverse. Questo è lo spirito del nostro tempo. Questo è lo spirito che noi, oggi, riteniamo giusto e che riteniamo debba essere universalmente posto alla base dei rapporti interpersonali.

Abbattere le statue di eroi di altri tempi, come Winston Churchill o stigmatizzare frasi di Abramo Lincoln e bollarli come “razzisti” significa dimenticare in che epoca vivevano e rinnegare i loro indubbi meriti per i quali sono ricordati. Non penso che esista una statua che sia stata eretta per meriti “razzisti” o “schiavistici”.

Oltretutto – così facendo – si compie quell’opera di modifica della storia così ben descritta da George Orwell in 1984. La Storia è una sola, non può essere modificata e manipolata per adattarla al pensiero corrente, abbattendo simulacri di persone che vanno giudicate contestualizzandole nel tempo in cui vivevano.

Se posso concludere con un esempio, posso citare la storia dell’omosessualità nell’antica Roma. Con gli occhi di oggi posso tranquillamente affermare [ovviamente senza alcun giudizio di valore] sia che gli antichi romani erano tutti omosessuali, sia che gli antichi romani erano tutti estremamente virili. Sembrano due affermazioni antitetiche, ma solo perché espresse secondo lo spirito di questo tempo, senza contestualizzare i costumi di allora e senza conoscere che, ai nostri antenati, era peraltro completamente sconosciuta anche la dicotomia del concetto moderno tra un’esclusiva omosessualità e un’altrettanta esclusiva eterosessualità.

Per scoprire il mistero soccorre il solito collegamento con Wikipedia.

Non giudichiamo ieri con gli occhi di oggi.

https://youtu.be/GW0bD8qcC5g

Voi tutti conoscete Matteo Salvini, Leader della Lega, senatore, ex-ministro dell’interno, che ha fatto dei social il suo megafono, dispensando fendenti a destra e a manca.

Un personaggio pubblico, insomma. E un personaggio pubblico che usa i social in questo modo non può non aspettarsi, sui social, qualche critica, anche severa.

Io uso i social sempre con il mio nome e cognome e certo a Salvini (che non ho mai conosciuto né visto), come ad altri personaggi pubblici, critiche non le ho risparmiate. Mai scendendo al suo livello, mai un insulto.

Eppure Salvini mi ha bloccato su Twitter. Badate bene, non sono stato bloccato da Twitter per violazione delle sue regole [violenza, nudo, incitazione all’odio, ingiuria, etc.], sono stato bloccato proprio da Salvini o da chi gestisce il suo profilo su Twitter (@Matteosalvinimi). E’ un suo diritto, non posso negarglielo, come nego che i miei tweet [sono pubblici, potete controllare sul mio profilo] possano aver violato le regole di Twitter che, infatti, non mi ha bloccato.

E’ Salvini che non vuole che io possa criticarlo sul suo account. Forse che il potente Salvini abbia paura di qualche critica di un anziano pensionato?

Esser bloccato da Salvini su Twitter non è certo una cosa che mi toglierà il sonno.

Ma mi fa riflettere. Un uomo politico che non accetta le critiche, bloccando chi le propone, cosa sarà capace di fare ai suoi avversari se e quando otterrà di tornare al Governo? Vorrà davvero i “pieni poteri”? Manderà gli avversari al confino o li sommergerà sotto il fango della sua “bestia”, la macchina di propaganda capitanata da Luca Morisi (@lumorisi)?

Sono segni forti questi, segni che fanno riflettere.

Riflettiamoci e ricordiamoci di questi segni quando apporremo, prima o poi, il nostro segno sulla scheda elettorale.

P.S. Pare che chi gestisce l’account #Twitter di Salvini abbia bloccato oltre 30.000 persone. Molto suscettibile il leader della Lega.

Sono stato dall’osteopata che mi ha diagnosticato una seria tendinite. Purtroppo, mi dice, i tendini non sono elastici come i muscoli e la infiammazione tende a indurire il tendine. Ha cominciato a massaggiarlo e le sue mani d’oro hanno provocato subito un miglioramento.

Le ho detto che ci mettevo sopra il Voltaren Pomata. Mi dice che sarebbe meglio la Vegetallumina che coi tendini funziona meglio. “La conosci?”. Certo, ritorno all’infanzia con quella bianca pomata con un odore molto penetrante che ti inguacchiava tutto e inguacchiato ti lasciava per parecchio. Quindi il consiglio che mi ha dato di fare una specie di impacco notturno con il piede avvolto nel domopack, mi sembrava del tutto compatibile con quello che ricordavo della consistenza della pomata.

Vado in farmacia, chiedo la Vegetallumina e il farmacista me la dà. Già la scritta mi suona diversa. Vegetallumina gel!. Mah, apro il tubetto e esce un gel profumato e trasparente .

Composizione: Ibuprofene sale di lisina.

Boh, Google mi dice che quella è. Ora.

Ma quella che ricordavo io era questa:

https://ilblogdellasci.wordpress.com/2018/01/05/farmaci-di-ieri-e-di-oggi-1-la-vegetallumina/

Composizione un po’ differente, non macchia e profuma, non c’è più il biossido di Titanio.

La osteopata dice che lei solo questa conosce. Quando c’era quella che ricordavo io, lei ancora non lavorava….

Ah, la vecchiaia.  …

Citazione: Che mal di testa, anche gli Optalidon non sono più gli stessi. Ti ricordi il tintinnio rassicurante del vecchio tubetto? Ora è tutto cambiato…” (Nanni Moretti: caro diario, 1993)

Due vasetti. Molto ecologici. Plastica leggera rivestita di cartone. Da dividere e smaltire separatamente secondo le buone pratiche per salvare il mondo.

Due vasetti comprati in un negozio alla moda che ha fatto dell’ecologia il suo brand.

Due vasetti molto molto simili. Comprati un po’ di corsa. E di corsa tolti dalla borsa della spesa e di corsa messo uno in frigorifero e uno nel bagnetto di servizio.

Stamattina c’è il sole. Fame. Voglia della mia colazione preferita: yogurt con müsli. Prendo il vasetto dal frigo, lo apro e, golosamente intingo il cucchiaino che esce pieno di polvere bianca dal forte odore di cloro.

No, fortunatamente, non ho usato in lavatrice lo yogurt come additivo di bucato.

Oggi, con ansia e tremore, ci hanno tolto qualche vincolo. Non dobbiamo più girare con un pezzo di carta in tasca che traccia in anticipo io nostro itinerario: luogo di partenza, luogo di arrivo,. Pronto al controllo. Possiamo anche incontrarci con gli amici, sederci ad un tavolo di un ristorante  o di un bar oppure andare a casa loro. Possiamo anche andare in un negozio a comprare un vestito nuovo per l’estate.
Dunque, posiamo rifare quei gesti e quelle azioni che, fino a tre mesi fa ci sembravano tanto normali da non farci neppure caso?
No. Proprio no. In teoria siamo passati da bambini ad adulti. Ai bambini si impone. Si impone di stare a casa, si impone di fare la spesa nel raggio di 200 metri, si impone di non vedere gli amici o di prendere un caffè al bar.
Agli adulti si danno consigli e regole: puoi muoverti ma.,., da solo o in compagnia, ma…, puoi frequentare locali pubblici e negozi, ma…
Quanti ma! All’aperto non ti obbligo a portare la mascherina ma…ma te lo consiglio. Puoi uscire con gli amici ma…ma devi stare almeno a un metro, anche se gli epidemiologi consigliano due metri. Puoi andare al ristorante ma…ma fra te e chiunque altro ci deve essere almeno un metro, anche se gli epidemiologi consigliano due metri. Insomma tutto sarà così, condito di ma, di forse, di stai attento, di prendere precauzioni. Insomma la politica ci ha dato più libertà di quella consentita e consigliata dalla scienza. Và, dice la politica, ma prendi più precauzioni di quante necessarie per seguire le mie prescrizioni, perché ho dovuto cedere all’economia. È un azzardo ha detto Conte, sta a tutti noi far sì che non torni la tragedia. Se non fai più di quello che ti chiedo corri grossi rischi. È la prima volta che il Governo deflette dalla linea che si era imposto da quel fatidico 21 febbraio. I risultati fra 15/20 gg. Regioni-Stato 4 a 0.

C’è un altro pensiero che spesso mi torna in testa. Vi ricordate a gennaio? Guardavamo distrattamente una città lontanissima, di 11 milioni di abitanti, mai sentita prima, trasformata in un immenso ospedale dove la gente moriva a grappoli, dove la gente era obbligata a stare in casa. I soliti cinesi che mangiano topi e pipistrelli, disse qualcuno; roba impensabile da noi.
Poi due turisti cinesi si ammalarono a Roma e cominciammo a guardare con sospetto tutti i cinesi che, nello stivale italico, son parecchi. Sì giunse anche alle mani, qualche cinese fu picchiato per il solo fatto di esser cinese. Ma la cosa non riguardava noi italiani, qui siamo al sicuro, dicevamo, gli unici due malati, cinesi, mica italiani, sono chiusi in ospedale, continuiamo a goderci la vita.
La mia vita cambiò pochissimi giorni dopo il 21 gennaio. Ero a New York e l’Italia è l’estrema periferia dell’impero; le notizie arrivano subito ma .non tutti le ascoltano. Ma…ma…ma le cose cominciarono a cambiare nei giorni successivi. Giravo come un turista nell’immenso melting pot della grande mela, ma…ma qualcosa cambiava. Diventavo sempre più cinese. Mi ero abituato alla piacevole accoglienza e simpatia suscitata fra la gente dal dichiararmi italiano. Sì, posso testimoniare che è vero. Essere italiano suscita simpatia nell’interlocutore, ma già dal 24/25 gennaio il sorriso del mio interlocutore americano lasciava il posto dapprima ad uno stupore, poi a un frettoloso saluto e ad un rapido passo indietro. Ero come un cinese in Italia appena in mese prima.
Il massimo fu raggiunto il 26 gennaio quando Trump in un “breaking news” volle rassicurare gli americani che il Coronavirus non sarebbe mai arrivato negli States e che sarebbe rimasto confinato in Cina e in Europa dove alcuni Stati se la stavano vedendo brutta, come l’Italia, verso la quale stava pensando di sospendere i voli. Ecco, io turista italiano ero diventato come l’untore cinese. Meno male che avevo l’aereo il giorno dopo. Passai le ultime 24 ore fra un grande museo e la casa che amorevolmente mi ospitava.
Ho fatto solo in tempo a vedere qualche stretta di mano abortita e ritirata, qualche passo indietro, aiutato dal fatto che, almeno, non ho quei tratti somatici caratteristici che, qui in Italia, ci facevano riconoscere subito i cinesi.
Mi è andata bene, ma ho fatto in tempo a veder spuntare qualche mascherina a New York.
Come sembra strano. La Cina ora è virus free, noi cominciamo a uscire dal guscio protettivo e New York è ancora nel pieno del buco nero, insieme a Paesi, come Russia e Brasile che, fino a 20 giorni fa godevano della loro fortuna di non essere stati toccati da questo essere tanto microscopico quanto pericoloso.
Non so che pensare. No, non penso alla ruota che gira, penso alla sofferenza di questo mondo egoista che, nel momento del bisogno ha bloccato respiratori e mascherine alla frontiera, anche appropriandosi di merce semplicemente in  transito, di Paesi che “prenotano” a suon di miliardi “tutte” le dosi del primo vaccino disponibile, di Stati che fanno a gara, qui in Europa, per diminuire l’entità del Fondo che deve servire a quegli Stati meno fortunati che di quei soldi hanno un disperato bisogno.
Ho paura che la morale di tutta questa pandemia sarà il motto “ME FIRST!!!”
Ma ho tanta voglia di sbagliare.

https://youtu.be/GW0bD8qcC5g

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