La hospitalera della Loma Bonita è proprio gentile. Mi aveva chiesto a che ora uscivo perché potessi ridarle la chiave. Forse non si fidava a che la lasciassi nella toppa. Le avevo detto che sarei partito alle 7.00 ma, in verità, visto che era buio pesto e, da naso fuori la finestra, anche molto umido e freddino, sono uscito alle 7.20. La signora era lì, ferma, che mi aspettava.
E mi ha indicato una scorciatoia che, come l’ipotenusa rispetto alla somma dei cateti, mi ha fatto risparmiare un bel po’ di tempo e di strada.
Ecco, la strada, la Carretera. Brutta tappa quella di oggi, da Comillas a Colombres, praticamente tutta sul ciglio di una strada con le auto che ti passano vicino.
Gli arabeschi alternativi proposti dalla guida sono una strada alta un po’ più vicina al mare nel parco di Oyambre o  soliti pascoli con mucche e vitelli. Lo scotto da pagare è sempre il 20% in più di strada.
Dalla Carretera, specialmente vicino San Vicente de la Barquera si cammina ammirando le vette dei Picos di Europa.
Molto carina San Vicente, collocata su un colle alla confluenza di due fiumi. Per accedere al paese bisogna passare di un lunghissimo ponte di una laguna che ricorda il ponte della libertà fra Mestre e Venezia.
Molti negozi, ristoranti e bar pieni di gente che di diverte.
Poco dopo San Vicente vedo assembramento e mola Guardia Civil in moto o in auto. Chiedo: deve passare la Vuelta. Mi fermo aspetto e applauso anche io al gruppo compatto.
Mi chiedo come possano fare un centinaio di persone a correre in gruppo compattissimo a quasi 60km orari senza urtarsi e senza cadere.
Il sole è caldo, una Coca Cola fa riprendere i sensi , arrivo a Unquera, altro posto carino di villeggiatura marittima, passo un ponte, lascio la Cantabria ed entro in Asturie.
Subito dopo il ponte una stradina lastricata stretta, in forte pendenza, salire, sempre salire sotto il sole affinché ti siano rimessi i peccati, mi porta all’albergo juvenil Cuntu di Colombres (12 euro in camerate da 8. Discreto. L’acqua calda e il giardino ci sono e c’è pure il Wi-Fi, ma non funziona. In camerata per ora, oltre me, una coppia di giovani che mi sembrano tedeschi e una attempata coppia di svedesi.
Vedremo chi russa più forte.

Ah, lo sapevate che il Pan di Spagna in Spagna si chiama Sobaos?

Il Cammino sulla Carretera
San Vicente de la Barquera
Dormitorio nell’Albergue juvenil di Colombres

Sono neppure le 7.00, è ancora buio e dopo la colazione all’albegue, esco nella Santillana ancora buia e addormentata. Frontalino acceso e lampeggiante rosso appeso allo zaino: è prevista pioggia in zona e voglio allontanarmi presto dal pericolo.
Ripenso all’albergo che mi ha ospitato. Le piccole stanzette erano realmente celle di suore di clausura che abitavano questo Convento edificato nel XVII secolo.
Ora la struttura è gestita da una organizzazione religiosa che ha il fine di procurare lavoro a giovani disoccupati. Infatti, oltre all’albergo vero e proprio, ci sono giovani occupati nel baretto e nel piccolo negozio di commercio equo e solidale e di prodotti tipici di zona.
Prima di cena è previsto un momento di incontro e di preghiera tenuto da una suora e da una laica. Ci vado, il bello di queste cose è l’incontro con persone di nazionalità, idee, esperienze diverse.
Infatti eravamo un italiano (io), un americano giovane di New York, una coppia danese, una ungherese al suo settimo Cammino e una canadese con occhi a mandorla, non so se immigrata o hinuit.
La prima parte, molto interessante ha fatto parlare ognuno di noi delle proprie origini e delle motivazioni che ci hanno spinto sul Cammino. La suora insisteva sulla spiritualità, io sul turismo e sul lavoro su di me circa l’adattamento e la fatica.
Ero anche in condizione privilegiata perché le conversazioni si tenevano in inglese, poi la suora traduceva in spagnolo per l’amica: quello che mi perdevo con lo inglese lo recuperavo con lo spagnolo.
Sorvolo sulla seconda parte di preghierine e canzoncine.
Comunque la principale ragione che ha spinto ognuno sul Cammino è risultata la voglia di stare solo con sè stesso.

La cena tutti insieme

Beh, la giornata inizia di buon cammino e finisce dopo venti kilometri con le gambe di legno.
A questo proposito devo riproporvi una riflessione immaginifica: la linea che congiunge due punti sul Cammino di Santiago non è la retta, bensì l’arabesco.
Ripeto lo esperimento già compiuto lo scorso anno. Riporto su Google Maps (cammino a piedi) tutte le località toccate dal Cammino durante una tappa. Il numero di kilometri riportato da Google Maps è sempre inferiore di un buon 20% a quello riportato dalla guida. Certo, Google Maps preferisce sempre il percorso più breve, in genere sulla Carretera asfalta, il Cammino è più bucolico e predilige le interpoderali.
Bisogna quindi stare attenti e confrontare: se la differenza, come nella prima parte di oggi è fra Carretera di scarso traffico, ma molto più breve del Cammino che pure segue una stradetta asfaltata fra gli ormai arcinoti pascoli, è meglio abbreviare. Però, magari, si perde un percorso alto sulla scogliera, immensamente più bello anche se più lungo.
Bisogna sempre scegliere, come anche l’albergo. Ieri mi è andata di lusso, in una cella con letto a castello occupata solo da me.
Sapevo però che Comillas, dove sono oggi, è una rinomata località di villeggiatura e stasera inizia il weekend. Tutto soldout. Ho provato con Booking e l’unico posto non da nababbo era l’hospedaje loma bonita a 2,5 kilometri dal centro di Comillas. Dalla mappa sembrava quasi sulla spiaggia ed invero la distanza orizzontale dalla spiaggia è minima. Ma non quella verticale. L’albergo, pulitissimo e carino è in una frazione di Comillas, Trasvia, sul cocuzzolo di una collina, un minuscolo paesino medioevale, bellino, ma isolato. Meno male che domani, la ripida salita dovrò farla in discesa e he il timbro (sello) sulla Credenziale me lo son procurato prima, passando davanti la attedrale. L’albergatrice ha voluto 45 euro per la stanza con bagno e due letti e, con un sorriso mi ha detto “se portava sua moglie sempre 45 euro pagava,” Le ho risposto che, quindi, le donne non hanno alcun valore….non penso abbia gradito.
Il ristorante si chiama “El mirador” nome ben giustificato dalla stupenda vista della collina rapidamente degradante sulla spiaggia. Non ho voglia di camminare ancora. Mi son messo nell’amaca in giardino a godere il sole calante. Bello godersi il sole senza morire di caldo.

Hospedaje Loma Bonita

Il peregrino parte presto, ma la Spagna è particolare: ha la stessa ora italiana ma è spostata molto più ad occidente. Fa notte più tardi, ma alle 7 di mattina è ancora buio.
Comunque, ben consigliato dalla guida e fa altri peregrini, da Santander fino a Mogro (12 km) me li faccio in Metro. Evito la periferia industriale di Santander e attraverso sul ponte solo ferroviario un fiume che, altrimenti mi avrebbe costretto ad una lunghissima deviazione.
Sceso dal treno, la strada si snoda attraverso i dolci colli cantabrici con paesaggi bucolici di mucche al pascolo e il profumo del mare che si vede in lontananza.
Dura poco, però. Iniziano kilometri e kilometri di brutta sterrata che procede dritta fra canneti da una parte e due immense condotte di acqua dall’altra. Poi su una normale carrozzabile. No buono. Ci si  mette anche un quarto d’ora di pioggia fine fine ma fastidiosa.
Raggiungi abbastanza presto Santillana. L’albegue municipale è proprio all’ ingresso del paese. Carino. Camere (sono le celle del vecchio convento) a due posti con letto a castello. Pulito e molto economico: posto letto, cena e prima colazione di domani 26 euro. Doccia. Non ho voglia di tornare nel paese finto di Santillana. Ha anche ripreso a piovere. Boh, per ora riposo, i 23 km si fanno sentire.
Nei soggiorni spagnoli odo parole strane ma familiari, radici latine, ovvio, spesso conservate nel nostro dialetto.
Esempi? Ospedaje non ha nulla a che fare con la sanità: è invece una struttura che ospita, un albergo; noi abbiamo oste, ostello etc….
Ancora, il cerotto in rotolo di chiama sparatrappo: ricorda qualcosa?
Ieri stavo facendo una foto. Un bambino mi passa davanti, la mamma “non stroppiare la foto”, non rovinarla..
Insomma, radici comuni….

4 settembre 2019. L’ansia fortunatamente è durata solo venti secondi. Il terzo bagaglio scodellato dal nastro trasportatore era il mio zaino ancora con la sua protezione casalinga con il domopack.
Sì stavolta mi sono voluto fidare e ho messo tutto nello zaino imbarcato (c’erano i bastoncini!). Per la prima volta ho volato in libertà senza alcun bagaglio a mano.
Metro A fino a Subagusta, poi il 520 e a gratis (ho l’abbonamento ATAC) sono a Ciampino. Un altro salto e Santander mi accoglie nel caldo e assolato primo pomeriggio. Albergo in centro, carino e pulito, e via in giro.
Prima cosa farsi mettere il timbro sulla credenziale del pellegrino. Buona occasione per rivisitare la bellissima Cattedrale di nostra Signora dell’assunzione.
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Santander
Edificio in stile gotico del XII secolo con una basilica alta ed una bassa. Due chiese in una.
I lavori durarono circa 200 anni.
Molto bello il chiostro gotico.
Acquisito il timbro (sello) me ne vado in giro sul Paseo Calvo Sotelo, arteria chic di fronte al mare.
Obbligatorio un passaggio accanto al Centro Botin di Renzo Piano, spazio espositivo che sembra un’astronave, e alle numerose sculture in bronzo a grandezza naturale che ritraggono persone, in particolare l’equivalente spagnolo degli scugnizzi partenopei.
L’aria è calda e piacevole; il paseo, i giardini e i bar sono pieni zeppi di persone che se la godono. Eppure oggi è un giorno feriale.
Quello che mi sorprende è l’allegria, le risa, l’assenza di becero chiasso.
Abituato allo sfracelli di Roma non posso fare a meno di notare come tutto sua curato e pulito.
Ecco, la cosa pubblica è sentita come cosa propria.
Molto verde, bei palazzi.
Mi piacerebbe vivere qui.
Mi concedo un piatto di polpo alla galiziana (un po’ piccante con patate) e un bicchiere di Estrella Galizia, una ottima birra di queste parti.
Come primo giorno può bastare.
A domani

Centro Botin
Cattedrale di Santander

Oggi ha tenuto banco la Piattaforma Rousseau sulla quale gli iscritti del Movimento Cinquestelle hanno potuto “votare” sul gradimento del nuovo Governo giallo rosso.

Sia Di Maio sia Davide Casaleggio hanno magnificato questo “nuovo e meraviglioso sistema di democrazia diretta” con il quale la base può far conoscere in tempo reale cosa pensa delle scelte dei vertici.

A parte le forti riserve su un sistema informatico gestito da una società privata che oggi ha deciso se dare il via ad un Governo della Repubblica, io non mi fido. Casaleggio dice che è stato tutto regolare. Non avendo riscontri contrari devo credergli, ma non ho nemmeno riscontri favorevoli. Un sistema elettorale i cui risultati sono da accettare fideisticamente non mi piacciono.

Preferisco le schede cartacee che si possono contare e ricontare, controllare e ricontrollare.

Sapete benissimo che in Italia, per le elezioni politiche, ci sono circa 61.000 sezioni elettorali, ognuna delle quali composta da un Presidente, un segretario e quattro scrutatori: quindi circa 360.000 persone ai quali si aggiungono i rappresentanti di lista che controllano.

I verbali (che sono in triplice copia) vanno al Comune, alla Prefettura e al tribunale. E’ infatti la magistratura che comunica i dati ufficiali, quelli del “cervellone del Viminale” sono ufficiosi al solo beneficio della stampa.

Quindi troppe persone per poter solo suppore un pericolo di brogli.

E’ ancora fresco il ricordo di quanto successe nelle elezioni presidenziali americane nel 2000. In Florida si votava con un sistema semiautomatico che “bucava” la scheda in corrispondenza del candidato prescelto.

Al Gore e George W. Bush si contesero la vittoria all’ultima scheda  che furono contate e ricontate (i “buchi” non erano netti) fino allo stop al riconteggio imposto dalla Corte Suprema che privilegiò la speditezza del conteggio alla sua correttezza.

Per comprendere quanto sia facile “modificare” in favore del partito che si predilige un sistema informatico che dovesse presiedere ad un voto elettronico, vi riporto un articolo di Douglas W. Jones, docente presso l’Università dello Iowa. L’articolo è dell’anno 2000, ma è sempre attuale perché non si basa sui tecnicismi sempre in continua evoluzione, ma sui ragionamenti di logica umana che sono alla base di qualsiasi programma. (La traduzione è di Luca Parisi, il titolo è USA: voto elettronico e software e pubblicato il 7 novembre 2000 alle 16:43:41 CST sul gruppo di discussione comp.risks Volume 21: Issue 10. Work in progress alla pagina http://www.cs.uiowa.edu/~jones/voting/ con il titolo “Election Privacy and Security”):

“Oggi è il giorno delle elezioni e in qualità di presidente del Comitato statale di controllo sulle macchine per votazione e i sistemi elettronici di voto dello Iowa, credo che sia il momento giusto per fare una pausa di riflessione sullo stato dell’arte in materia.

Nel corso degli ultimi anni si è affermata con chiarezza una importante tendenza nelle macchine per votazione che sono state presentate al nostro comitato per ottenere l’approvazione nello Iowa. Si tratta della sostituzione del software realizzato ad hoc con software standard preconfezionato, solitamente una qualche variante di Windows e basato largamente su Microsoft Office.

I computer nel sistema elettorale sono ormai una tecnologia consolidata, sia che vengano usati nei sistemi centralizzati di conteggio basati su schede perforate o lettori ottici, sia che si tratti di sistemi di conteggio ai seggi basati su macchine per votazione elettroniche a lettura ottica o a registrazione diretta. Naturalmente sono ancora in uso macchine manuali a leva ma i loro modelli non subiscono modifiche da molti anni e, di conseguenza, non vengono presentati al comitato per le verifiche.

Secondo le vigenti linee guida della Commissione Elettorale Federale (FEC, Federal Election Commission) sui sistemi elettronici di voto, tutto il software realizzato ad hoc è soggetto ad una verifica condotta da terzi indipendenti. D’altro canto, i “componenti standard” sono considerati accettabili così come sono. La FEC non ha il potere di far osservare le norme, ma le sue linee guida sono state recepite nella legislazione elettorale di numerosi Stati.

Il mio motivo di preoccupazione è che siamo testimoni del fenomeno per cui una percentuale sempre maggiore del software contenuto nei sistemi di voto è costituita da prodotti proprietari di terze parti, non soggetti al requisito della disponibilità dei sorgenti per un esame del codice. Inoltre, le dimensioni dei sistemi operativi commerciali sono enormi, per cui è molto difficile immaginare la possibilità di un controllo efficace!

A quali rischi ci espone tutto ciò?

Se io volessi influire sul risultato di un’elezione, non quella in corso ma quella che si terrà fra quattro anni, potrei ipoteticamente lasciare il mio impiego all’Università dello Iowa e andare a lavorare per Microsoft, cercando di inserirmi nel gruppo che cura la manutenzione degli elementi chiave dell’interfaccia utente (window manager). Sembra una prospettiva piacevole, anche se il lavoro che farebbe al caso mio comporterebbe, in gran parte, la manutenzione di codice che è rimasto stabile per anni. Ecco il mio obiettivo:

Desidero modificare il codice che crea un’istanza dell’elemento dell’interfaccia utente chiamato “pulsante di scelta” (radio button) in una finestra presente sullo schermo. La funzione che voglio aggiungere, in particolare, è la seguente. Se la data coincide con il primo martedì successivo al primo lunedì di novembre di un anno divisibile per 4, e se la finestra contiene un testo che comprende la stringa “straight party”, e se inoltre il radio button contiene almeno le due stringhe “democrat” e “republican” allora una volta su dieci, in modo casuale, scambia l’etichetta che identifica il pulsante contenente la stringa “democrat” con una qualsiasi altra etichetta, anche questa scelta a caso.

Naturalmente, farei ogni sforzo per rendere incomprensibile il codice da me scritto. La scrittura di programmi illeggibili (obfuscated code) è un’arte che ha raggiunto un alto grado di sofisticazione! Una volta fatto ciò, avrei realizzato una versione di Windows che distribuisce il 10 per cento dei voti diretti espressi per il Partito democratico agli altri partiti, in modo casuale. Ciò sarebbe estremamente difficile da rilevare nei risultati elettorali, correrebbe un basso rischio di essere scoperto durante i controlli e, nonostante ciò, potrebbe influenzare il risultato di molte elezioni!

E questo è solo un esempio dei possibili attacchi! Potrebbero esistere vulnerabilità di tipo analogo, ad esempio, nei database commerciali che vengono usati per la memorizzazione e il conteggio dei voti espressi.

Con questo esempio non intendo esporre alcun sentimento di ostilità nei confronti di Microsoft, ma è vero che il software di questa azienda viene usato nella grande maggioranza dei nuovi sistemi di votazione che ho esaminato. Questo genere di minacce non richiede alcuna collaborazione da parte del produttore del window manager o di altri componenti di terze parti non soggetti ad ispezione del codice sorgente. Esso richiede unicamente una talpa, che possa insinuarsi all’interno dell’azienda produttrice e realizzare del codice che non venga rilevato dalle procedure interne di verifica e ispezione. La scrittura di programmi illeggibili è facile, e l’arte delle “uova di Pasqua” nei prodotti software commerciali rende più che chiaro il fatto che molte caratteristiche non riconosciute ufficialmente vengono inserite ogni giorno in pacchetti software disponibili in commercio senza la collaborazione dei produttori del software stesso. (Sono però a conoscenza del fatto che, in alcuni casi, le “uova di Pasqua” godono dell’approvazione ufficiale del produttore).

Ciò detto, è opportuno notare che Microsoft ha espresso una preferenza nei confronti dei risultati delle elezioni odierne, e che vi sono ottimi motivi per considerare i programmi software proprietari, prodotti da un’entità schierata, con grande sospetto nel momento in cui vengono inseriti in un sistema di votazione!

Quali sono le mie conclusioni? Credo che sia giunto il momento per i professionisti dell’informatica di adoperarsi per un cambiamento nelle linee guida relative alle macchine per votazione, chiedendo che tutto il software compreso in tali macchine sia open source e aperto al pubblico scrutinio, o almeno aperto allo scrutinio da parte di un’autorità di controllo terza e indipendente. Non esistono ostacoli di natura tecnica perché ciò avvenga! Sono disponibili molti sistemi operativi open source perfettamente funzionanti come Linux, FreeBSD e diversi altri, compatibili con l’hardware intorno al quale vengono costruite le macchine per votazione moderne!

Tuttavia, questo non risolve completamente il problema! Come si può dimostrare, dopo il fatto, che il software contenuto nella macchina per votazione sia lo stesso approvato dal comitato di controllo e sottoposto a verifica da parte dell’autorità di controllo indipendente? A mia conoscenza, nessuna macchina moderna è realizzata con l’obiettivo reale di consentire una dimostrazione di questo genere, anche se diversi produttori promettono di mettere a disposizione una copia del codice sorgente da loro usato presso un ente depositario in caso di contestazioni.”

Io sono d’accordo e prediligo[SF1]  nostro vecchio ma sicuro sistema di scrutinio cartaceo: che importanza ha avere i risultati dopo un’ora o dopo 24 ore per una legislatura che deve durare, senza sospetti di origine, per cinque anni?


 [SF1]

Sicuramente tutti sapete cosa è successo poco più di un mese fa in Kashmir, la regione al nord dell’India che confina con il Pakistan.

Un po’ di storia: Nel 1949 l’impero britannico lasciò l’India e vi fu quella che gli indiani chiamarono “la partizione”. A est e ad ovet due stati a maggioranza musulmana: il Pakistan occidentale (attuale Pakistan) e a est il Pakistan orientale (attuale Bangladesh). Al centro il continente indiano a maggioranza indù.

Milioni di persone si mossero per andare nei luoghi “assegnati” per la loro religione. Migliaia morirono in conflitti interetnici. Particolarmente tesa la situazione fra India e Pakistan, con tre guerre di cui non è stato mai firmato il trattato di pace. Ed ancor più tesa la situazione in Kashmir, sede del principato Mugul a cui fu lasciata la scelta se andare con i Pakistan o con l’India. Il sovrano Mugul dell’epoca decise che il suo territorio, a maggioranza musulmana, sarebbe rimasto quasi tutto in India.

Fin ora il Kashmir indiano era parte dello Stato Jammu & Kashmir all’interno della federazione indiana e comprendeva anche il territorio del Ladakh, a maggioranza buddista.

Per preservare la maggioranza musulmana il Kashmir aveva uno statuto speciale: i non nativi non potevano acquistare immobili e non potevano assumere cariche pubbliche.

In Kashmir, da anni, con la scusa di possibili sconfinamenti e ripresa della guerra indo-pakistana erano stanziati migliaia e migliaia di soldati indiani, ovviamente non kashmiri e visti dalla popolazione locale quasi come forza di occupazione.

Poco più di un mese fa, il premier indiano, l’ultranazionalista indù Narendra Modi, (campione di democratura) ha tolto al Kashmir lo statuto speciale   con il rischio di scatenare una nuova guerra. Solo misure drastiche come la chiusura di internet, di tutti i mezzi di informazione, della stampa, della TV, dei movimenti delle persone, del coprifuoco ha fin ora scongiurato l’esplodere delle violenze.

Voglio qui lasciare spazio ad un “reportage” di due amici esperti e frequentatori del Kashmir, attualmente in Ladakh che, con mezzi di fortuna, hanno fatto uscire questo racconto allucinante:

La vita qui in Ladakh continua come se niente accadesse in Kashmir. Le nostre frequenti richieste di opinioni sulle conseguenze di quanto successo i primi giorni di agosto e sulla tragica situazione che attanaglia da allora Srinagar e il Kashmir, ottengono risposte  quasi sempre vaghe. Li sollecitiamo con i nostri timori sulla indeterminatezza del futuro del Ladakh nella nuova veste amministrativa di Territorio dell’Unione dipendente direttamente dal governo centrale di Delhi. Li provochiamo esprimendo sdegno per le sorti della popolazione kashmira che è ancora oggi, dopo 25 giorni, bloccata dal coprifuoco e isolata dall’assenza di comunicazioni telefoniche e internet, e per i 2300 arresti preventivi ( cifra da fonti estere, credibile visto che li Times of India ne ammette ufficialmente 500 sulle sue pagine) di tutti i politici o comunque impegnati in attività di contrasto all’ occupazione militare indiana, religiosi compresi. Le leggi di polizia consentono l’arresto preventivo fino a 2 anni per motivi di ordine pubblico e ciò ha consentito di riempire,senza giudizi preventivi, carceri e luoghi a tal fine adattati non solo in Kashmir ma a prestito anche carceri di altri stati indiani. Noi non nascondiamo ad ogni confronto il nostro sconcerto e chiediamo provocatoriamente se considerino tutto questo un prezzo equo per l’autonomia dal Kashmir che il Ladakh otterrà formalmente dal 1 ottobre 2019. Anche le persone che conosciamo più superficialmente non riescono a nascondere un po’ di imbarazzo nel rispondere, ma alla fine il ritornello è: era da 70 anni che aspettavamo questa separazione ed ora è realtà. Solo le persone di cui conosciamo l’intelligenza e l’ integrità non possono tacere una forte preoccupazione per quanto succede in Kashmir e per le ripercussioni che quelle sorti avranno qui. Pensano a tutta la comunità ladakha musulmana, da sempre vicina di casa, e a come reagiranno nel caso di uno conflitto aperto fra i loro fratelli Kashmiri e la comunità buddista in quanto ormai, per forza di cose, alleata del partito hindu di Modi. Osservano con preoccupazione la drastica diminuzione dei commerci kashmiri che sostengono  la povera economia agricola dei queste valli pietrose per tutti i mesi estivi e che ora, con il coprifuoco, costringe i ladakhi a comprare merci che arrivano dall’unica  altra strada di collegamento con le pianure indiane, quella da Manali. Il percorso è più lungo e accidentato ed i prezzi delle merci sono ovviamente aumentati.

Anche il turismo vive questa paura. Nelle ultime settimane l’eco di questa destabilizzazione ha scoraggiato alcune agenzie soprattutto indiane ed i cambi obbligati all’ultimo momento degli itinerari che comprendevano Srinagar ed il Kashmir non ha certo favorito nuovi arrivi. La dfferenza con lo stesso periodo dello scorso anno è palese.

La tv locale, negli unici telegiornali a noi accessibili perché con qualche titolo in inglese, in alcuni pseudo spot che loro chiamano News, citano la ripresa della normalità di scuole e collegamenti  con immagini sempre identiche, di repertorio. Poi approfondendo nei discorsi  scopri che si riferiscono sempre a singole zone limitate soprattutto nell’area di Jammu, cioè la parte hindu e lontana da Srinagar. Coloro che ci tornano per lavoro o per rivedere le loro famiglie riportano scene sempre identiche :

la città con scuole, uffici, moschee e negozi chiusi, permesso di circolazione, nei pressi dell’abitazione solo nelle prime ore del mattino per procurarsi il cibo, e circolazione veicoli  dall’esterno solo nelle ore notturne. Gli ospedali funzionano solo per i casi gravi ed urgenti, le medicine ormai scarseggiano ovunque perché le farmacie non hanno più gli approvvigionamenti. La chiusura della città vale anche per i parlamentari di Delhi, quelli dell’opposizione a Modi. Qualche giorno fa Rahul Gandhi e altri componenti del partito del Congresso, arrivati all’aeroporto di Srinagar per una visita nella zona, si sono visti sbarrare le porte in uscita e sono stati obbligati a riprendere un volo per Delhi: motivi di sicurezza !!!! Mica male  per un paese con un regime parlamentare democratico!

La stampa poi, mi riferisco al Times of India, testata nazionale, nel sostanziale silenzio sulla realtà dei fatti, pubblica in prima pagina articoli che  alimentano la paura e la diffidenza verso il Pakisthan: stato di allerta sulle coste del Gujarat per notizie dai servizi segreti di barche provenienti dalle coste pakistane con terroristi pronti ad azioni violente; rapimenti e matrimoni forzati a danno di ragazze di religione sikh nel Punjab pakistano da parte di famiglie musulmane; rifiuto di Modi verso la proposta di mediazione da parte di Trump per le ricomporre il conflitto con il Pakistan sul Kashmir con la motivazione che queste possono essere risolte bilateralmente e che lui non vuole “creare problemi a nessun’altra nazione”!!!

Solo qualche piccola testata indipendente kashmira, rintracciabile in un unico rivenditore di Leh, fornisce dati e dettagli che fanno rabbrividire: di oggi il numero di 4500 degli arrestati dal 5 di agosto grazie alla nuova legge sugli arresti preventivi per motivi di sicurezza pubblica.

Quali siano i prossimi passi della strategia di Modi è difficile da immaginare  per noi. Tuttavia un dubbio ci coglie inevitabilmente riguardo un possibile obiettivo della sua smisurata ambizione, anche osservando la progressione dei movimenti di uomini, mezzi e armi pesanti  in queste settimane. (Nella zona sembra siano ora presenti circa 500 mila soldati).Nel 1947, tre mesi dopo l’indipendenza dall’Inghilterra e la partition fra India e Pakistan , a fronte di un tentativo del Pakistan di invadere l’allora piccolo regno indipendente del Jammu e Kashmir, anche per vendicare un eccidio di massa sui musulmani nella zona di Jammu, l’India inviò il suo esercito, fermò  le  incursioni dello nuovo stato islamico e quale ricompensa per l’aiuto ottenne dal Re Hari Singh il consenso all’ annessione del suo regno alla neonata confederazione indiana, [sempre contestato dal Pakistan]. Il Primo Ministro Modi nei suoi discorsi proclama di voler ricostruire “un’unica India con un unica Costituzione” ma quali sono i confini  che ha in mente? Ogni supposizione espansionistica sarebbe in perfetta sintonia con la megalomania del personaggio.”

Nel nostro mondo, già così poco sicuro, è una bomba (nucleare, visto che sia India, sia Pakistan la posseggono) pronta a scoppiare.

Qui, assorti nella fine del governo gialloverde, nella possibile nascita di un novo governo giallorosso, siamo distratti. Queste notizie non arrivano o arrivano attutite. eppure se il conflitto esplode ne pagheremo le conseguenze tutti noi. Spero di sbagliarmi……

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