Archivio degli articoli con tag: Matteo Salvini

L’Acutil era un medicinale che ci dava la nostra mamma prima degli esami. Pare, infatti, che il fosforo contenuto nelle pilloline fosse una panacea per la memoria. Insomma un farmaco per ricordare.

È quello che ci vuole oggi.

Ricordare è difficile e faticoso. Prendiamo appunti, se serve.

Oggi, poi, è anche la giornata della memoria. Non dobbiamo solo ricordare gli orrori di Auschwitz, ma anche ricordarlo a quei soggetti che a Mondovì come a Torino emulano i seguaci delle leggi razziali mussoliniane e scrivono, protetti dall’anonimato e dall’oscurità, “Qui abita un ebreo” sulla porta di discendenti di deportati o partigiani. Come se “essere ebreo” sia un crimine. Ricordiamo a costoro che il crimine di essere ebreo fu un crimine inventato da criminali tanti anni fa e che la Storia, prima delle moderne Costituzioni hanno cancellato.

Ma non solo questo dobbiamo ricordare affinché non si ripeta. Abbiamo assistito a cose che immaginavamo avvenissero solo nei film fantastici di Fellini o di Sorrentino: bellezze seminude che ballano al ritmo dell’inno nazionale davanti ad un seminudo ministro dell’interno.

Abbiamo assistito alla criminalizzazione di un intero paese, prima famoso solo per il Parmigiano, dal sindaco al partito di appartenenza del sindaco, prima che la magistratura si pronunciasse. Il voto del popolo sovrano ha sancito di credere ancora molto in quel partito: i criminali, se ci sono, sono persone e saranno giudicati nei tribunali e non sul palco di un comizio elettorale portando un bambino in braccio.

Ricordiamolo.

Ricordiamo anche a cosa serve quell’aggeggio con tanti pulsanti che si trova sotto i portoni: serve per chiamare chi abita nel palazzo. C’è qualcuno che, con telecamere e microfono, l’ha utilizzato per denunciare un presunto colpevole di reato. Forse non si è accorto che non era il citofono della Questura o dei Carabinieri. Ricordiamoci qual è il citofono giusto.

C’è una anziana e distinta Signora che, a 13 anni, ha subìto il peggio che l’essere umano abbia potuto concepire. Si è salvata e ha speso tutta la sua vita a raccontare ai giovani quelle cose orrende che i loro nonni avevano concepito. Lo racconta anche oggi che ha 89 anni. E c’è qualcuno che, dimenticando la sua opera di insegnamento alle nuove generazioni, rinnovando ogni volta, il dolore delle ignominie vissute da bambina, si chiede quale merito abbia questa Signora per esser nominata Senatrice a vita e le augura un forno come casa.

C’è stato un gruppo di giovani, nuova presenza, che, al ritmo di un vecchio canto di libertà, ci ha ricordato che la politica può anche non essere volgare e che votare è un dovere, oltre che un diritto, lascito di chi è morto per conquistare questi valori.

Ci siamo ricordati e l’affluenza alle urne è risalita. Ma ricordiamolo sempre, anche senza aiutino.

Potrei continuare, ma forse affaticherei troppo il mio e l’altrui cervello: troppe cose da ricordare sono accadute negli ultimi mesi.

Ricordiamole tutte. Nel bene e nel male sono la nostra storia. E ricordare la storia a questo serve. A non ripetere e a riparare gli errori commessi. A perpetuare quel poco o quel molto che si è compiuto.

E a questo non serve comprare L’Acutil, basta la nostra coscienza, se ce l’abbiamo.

Ieri Matteo Salvini, intervistato a “Non è l’Arena”, ha irriso agli studi dell’Unione europea sul “migrante climatico” o “migrante ambientale”, schernendo tali persone definendole come chi non sopporta il freddo o il caldo. Giletti non ha fatto una piega a tale castroneria.

Capisco che siamo in campagna elettorale e Salvini da tempo ha scelto di parlare alla pancia della gente, ma sparandole così grosse, rischia non trovarle più le pance, perché la gente se ne è andata.

I migranti climatici sono già una dura realtà. Non parlo di chi si sposta per siccità o desertificazione che pure sono fenomeni attuali che portano carestia e fame.

Parlo proprio di terre che, con l’innalzamento del mare dovuto al riscaldamento globale, vengono sommerse e scompaiono.

Non è un fenomeno fantascientifico. Già da anni Venezia “va sotto” e nelle giornate di forte acqua alta il mare e la laguna si congiungono nella stretta striscia del Lido di Venezia. Fortunatamente questi fenomeni sono ancora transitori e quasi eccezionali, ma in alcune parti del mondo non è così: il fenomeno sta assumendo caratteristiche stabili.

In Bangladesh, ad esempio, le famose foreste di mangrovie Sundarbands sono sempre più isole che propaggini di terraferma e l’isola di Lohachara (piccola isola da sempre contesa fra India e Bangladesh) è stata sommersa dal Golfo del Bengala a partire dai primi anni ottanta e i suoi diecimila abitanti sono stati costretti a trovarsi un’altra patria, proprio in quelle nazioni che si contendevano il possesso dell’isola che ormai non c’è più.

Analogo discorso per gli abitanti dell’arcipelago di Kiribati, condannato ad essere presto sommerso sommerso o alle famose isole Marshall che, dopo aver sopportato i test nucleari degli anni ’50, adesso vedono il mare salire sempre di più.

E il fenomeno investe anche l’arcipelago delle Maldive, gioiello della natura, posto di vacanza per gli europei, ma dove gli abitanti stanno acquistando terreni in altri continenti dove trasferirsi.

Da parecchio tempo l’Unione europea studia il fenomeno, forse, però, solo sul piano della Sicurezza come testimonia questo Documento dell’Alto Rappresentante e della Commissione

europea per il Consiglio europeo del 2008: si stima che entro tre/quattro anni i migranti climatici, esseri umani che hanno la loro tterra, posta in isole o lungo le coste basse dell’India o della Cina saranno oltre 50 milioni.

Finanche Beppe Grillo, nel suo blog delle Stelle, nel 2012 si rendeva conto del problema.

Caro Matteo Salvini, so che non sei uno statista che guarda alla soluzione dei problemi, bensì solo un politico la cui ottica non va oltre i voti da accaparrarsi nelle prossime elezioni, ma ti rendi conto di quello che hai detto? E sarà, a breve, anche un problema nostro e non certo per l’aumento dei migranti provenienti dai paesi sommersi (Anche New York andrà “sotto”). Sarà un problema, fra pochi anni, per le popolazioni italiane che vivono a Venezia, sulle sponde dell’adriatico e in tante altre parti individuate dallo studio dell’ENEA. La cartina in fondo all’articolo è veramente un grido di allarme per le coste italiane.

Salvini, chiedi scusa.

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