La maggioranza si dichiara sconvolta e interdetta perché il giudice ha condannato Del Mastro nonostante il parere contrario del pubblico ministero. Chi sostiene questa tesi verrebbe bocciato all’esame di procedura penale. Nel nostro sistema la difesa espone la sua tesi, la pubblica accusa [il pubblico ministero] espone la sua e il giudice, in piena autonomia, decide. Questa è la nostra democrazia. Non solo quella che fa comodo con l’assoluzione di #Salvini.
Mi permetto di aggiungere una cosa alquanto grave: il PM aveva chiesto l’archiviazione perché, secondo lui, Del Mastro non era 8n grado di capire che stava commettendo un reato. Peggio mi sento: un avvocato, laureato in giurisprudenza, sottosegretario alla Giustizia, che non è in grado di capire che bisogna tenere la bocca chiusa su “informazioni di vietata divulgazione”; questa richiesta ridicolizza il sottosegretario avvocato ancora di più di una richiesta di condanna.
Quando in gioventù, ma tuttora, mangiavo pane e geopolitica, il mondo era diverso e più stabile. C’erano due blocchi: USA e URSS. Chi stava sotto la protezione sovietica, chi sotto quella americana. Interi Stati si divisero: metà sotto USA metà sotto URSS.: Vietnam, Corea Yemen etc.
Allora, dagli anni ’60 in poi, per noi della parte USA, tutto ciò che proveniva dall’URSS era cattivo e malvagio.
Ma noi, magari per la protezione dell’ombrello atomico USA, eravamo relativamente tranquilli [qualcuno nel 1963 è stato seriamente preoccupato della crisi de missili URSS a Cuba?]. Nel mondo esterno la situazione non era diversa. Interi Paesi con conflitti interni si dividevano, senza fare un chiasso che arrivava da noi, in Stato del Nord e Stato del Sud, uno che faceva riferimento agli Usa e uno all’URSS: capitò con la Corea, con il Vietnam, con lo Yemen e non so a quanti altri..
Allora l’ONU o, più precisamente, l’UN, era una certezza, una camera di compensazione dove i conflitti venivano risolti senza minimamente mettere in dubbio l’autorità delle Nazioni Unite, del suo Consiglio di Sicurezza, organizzazione super partes alla quale tutti dovevano rispetto.
In quegli anni, poi, si stava concretizzando il sogno di Altiero Spinelli: l’Europa! Che in pochi anni passò da unioni settoriali (CECA, EURATOM) pian piano ad una vera unione politica fino ad arrivare all’odierna Unione europea, con il corollario della moneta unica [peccato che non si sia riusciti ad eliminare l’unanimità dalle decisioni de Consilio europeo.]
Un mondo ideale, insomma, corrispondente alle aspettative di una persona nata nel secondo dopoguerra e affamato di geopolitica.
Ma non si può sperare che la situazione ottimale rimanga tale per molto. Oggi le cose sono di molto mutate e, quando dico di molto, parlo eufemisticamente.
Partiamo dall’Unione europea. Ormai questa organizzazione è tutt’altro che una Unione. Nessuno Stato vuole più uscirne, ma tutti vogliono cambiarla per farla diventare solo un tavolo in cui si scambiano le esigenze nazionalistiche: ossia si va avanti solo se sono tutti d’accordo. E l’accordo è molto diverso da quello di 15 anni fa, Niente migranti, omicidio del vento di Tampere, dazi, volontà dei singoli Stati che prevale sul senso comune. Le ultime elezioni europee hanno premiato i partiti sovranisti, quelli che, più o meno, riecheggiano il trumpiano MAGA.
Quando mangiavo pane e politica [o, meglio Geopolitica] le cose erano molto più semplici: c’erano due blocchi: uno costituito dagli USA che – in cambio dell’acquisto dei suoi prodotti – ci proteggeva con il suo ombrello atomico; l’altro costituito dai “cattivi” [secondo la propaganda dell’epoca] costituito dall’URSS e dai suoi satelliti che ci minacciavano ad ogni ora del giorno.

La nuova Commissione non si è ancora insediata, anche perché il Parlamento europeo, unico Orgnano eletto a suffragio universale ha già trovato problemi nella maggior parte dei candidati Commissari proposti dagli Stati membri.
Non vanno meglio le Nazioni Unite: una volta una risoluzione del Consiglio di Sicurezza era Vangelo e una telefonata del “padrone” dell’ONU, il Presidente USA, era un ordine.
Oggi Israele sbeffeggia Biden e, addirittura, fa sparare i suoi carrarmati contro le missioni ONU [UNIFIL].

Un mondo alla rovescia? No, non voglio imitare Vannacci, ma è indubbio che le cose siano cambiate.
A meno che….
A meno che le cose siano state predeterminate dai soliti noti.
Ci sono alcuni elementi da prendere in considerazione;
- Gli Stati del Golfo, una volta meri produttori di petrolio, ora devono investire i petrodollari;
- l’instabilità del Medioriente è un serio ostacolo all’espandersi dei commerci e degli affari degli Stati del Golfo,
- i “poveri” palestinesi sono [sfiga del destino] invisi da tutti e tutti i Paesi dell’area circostante sarebbero felici di una loro scomparsa,
- La maggioranza dei paesi del Golfo è sunnita, la parte più progressista dell’Islam. Hezbollah, Hamas e Iran sono sciiti, la minoranza.
- I progetti faraonici dell’Arabia Saudita: apertura al turismo , costruzioni di megalopoli in scatola, hanno bisogno di investimenti occidentali e cinesi, ché i fondi sovrani sono ormai alla frutta;
- La Russia, checché ne dica Zelensky sta vincendo e gli Stati donatori sono sempre più riluttanti a fornire armi sofisticate all’Ucraina;
- la Cina pensa solo al commercio, a far soldi e ad annettersi economicamente l’Africa.

In questo disegno rimarrebbero fuori i palestinesi, orrendamente decimati dagli israeliani, ma in ogni Nuovo Ordine Mondiale qualcuno dovrà pur perdere……
Possiamo pensare che in questa situazione di vuoto politico [USA sotto elezioni, Europa alle prese con la difficile formazione della nuova Commissione] a Netanyahu sia stato assegnato il compito ”sporco” di ripulire il Medioriente dai criminali di Hamas e di Hezbollah e di dare un sonoro ceffone all’Iran?
In cambio Netanyahu riceverebbe un salvacondotto che lo metterebbe al riparo dalle pendenze giudiziarie e Israele coronerebbe il suo sogno “dal fiume al mare”.
Mica noi reclamiamo la Libia, La Somalia, Pola e l’Istria….
Tira fuori una pazza idea imprenditoriale.
C’era una volta un Governo di Coalizione che, dopo aver abolito la povertà, si mise in testa di arricchire gli italiani.
Presero lo spunto da una prassi dei governi precedenti che concedeva una detrazione fiscale del 30-60% scalabili in 10 ani dalle tasse se si spendevano soldi per fini reputati di interesse (efficientemente energetico, acquisto prima casa etc) . Gli acquisti venivano fatti con oculatezza perché i soldi dovevano comunque uscire dalle tasche e i rimborsi sarebbero arrivati in un lasso di tempo abbastanza ampio.
Questo Governo che si inventa? Vuole dare una forte spinta all’edilizia [chissà se il difensore del popolo capo del partito e del governo conosceva il detto francese “quando il mattone va, tutto va”.]
Quale è la grande idea? Se si ristruttura un intero stabile rendendolo “più ecologico” non solo paga tutto lo Stato, ma gli dà anche un bonus del 10%.

E mica è finita qui: i soldi che chi ristruttura dovrebbe dare all’impresa costruttrice e ottenerne in parte la restituzione come rimborso fiscale in 10 anni non li dà all’impresa, ma questa, come credito, lo sconta in banca con interessi a carico dello Stato.
Baldoria nei condomini, gara a chi spara di più: cappotto termico, isolamento del tetto, bruciatore, caldaia, infissi e chi più ne ha più ne metta, tanto paga Pantalone.
Trovata la pietra filosofale? Tutti re Mida? Tutti felici?
Eh, no. Cominciano gli imprevisti. Si moltiplicano i cantieri, si moltiplicano i tubi Innocenti per le impalcature si moltiplicano le richieste di materiali edili, si moltiplicano i prezzi di tutto ciò che afferisce all’edilizia. Le imprese edili hanno liste di attesa superiori alla sanità pubblica.

Le Banche, poi, cominciano a spaventarsi: le richieste di sconto dei crediti delle imprese edili di moltiplicano senza ci sia la sicurezza che i lavori non siano solo sulla carta.
Anche lo Stato cominciò a soffrire per i soldi dovuti.
Cambiò il governo. Il primo ministro, quello del whatever we take, era molto contrario, ma presiedeva un governo dal delicato equilibrio con, all’interno, il partito che aveva avuto la brillante idea.
Si cominciò a vedere che molti lavori non erano neppure iniziati, erano solo sulla carta. Le truffe crescevano, anche perché in Italia la parola “controllo” non ha alcun significato.
Si cambiò 4 volte la legge per tentare di arginare il bubbone che cresceva, ma impazzitavano commercialisti, banche, imprese.
Finché un nuovo governo, nei primi mesi di azione, una sera convoca una conferenza stampa e seccamente rivela che, nelle casse dello Stato, c’è un buco di quasi 100 miliardi e che dalla sera alla mattina, la “Grande idea” , definita la “Grande Iattura”, veniva a cessare per non abbattere definitivamente i co ti dello Stato.
Ma è una never ending story. Parte del Governo ha nel suo bacino elettorale molti costruttori e imprese edili che avrebbero dovuto pretendere i soldi non più dalle banche, bensì dai committenti, generalmente inquilini che questi soldi non li hanno anche perché erano convinto che lo Stato li regalava. E questi costruttori votano.
Allora proroga per chi ha completato o lavori per almeno una certa percentuale (chi controlla?) e non più al 110%, bensì al 70%.
Terrore fra tutti gli attori della farsa: inquilini esposti per decine di migliaia di euro (che non avevano mai avuto); imprese che non hanno soldi per pagare dipendenti. Banche che vedono sfumare guadagni che ora si trasformano in debiti.
A patto di non essere scoperti, stanno meglio paradossalmente, chi i soldi li aveva solo scritti sulle carte. Quelle costano meno delle carte valori.
Come tutte le grandi idee e come tutte le balzane idee italiane queste storie non avranno mai fine: agli inquilini, alle imprese, alle banche, ora si aggiungeranno gli avvocati.
E a terra rimangono i cocci: un sacco di cemento oggi costa il triplo di tre anni fa, e non solo il cemento.











