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Conoscete tutti la storia di Chiara Ferragni, dei soldi guadagnati facendo credere che il sovrapprezzo sarebbe andato in beneficenza. Conoscete tutti delle scuse con lacrime della Ferragni.

Ma è andata peggio. Siamo noi che siamo cretini, ma proprio tanto cretini.

Guardate la foto in basso:

Sì siamo proprio cretini: 600 euro per una tuta solo perché l’ha indossata Chiara Ferragni.

Spero che la redazione di Radio Capital ci abbia fatto uno scherzo.

Il caso del libro scritto dal Generale Vannacci è ormai noto. Da ieri un profluvio di articoli di condanna, a cominciare dall’Esercito e dallo stesso ministro della Difesa che ha definito le affermazioni del Gnerale farneticanti e lesive della Costituzione sulla quale ha giurato.

Per chi – in vacanza – non avesse ben chiaro di cosa sto parlando, ci sono questi link: https://www.repubblica.it/politica/2023/08/17/news/vannacci_esercito_libro_cari_omosessuali_non_siete_normali-411394277/?ref=RHLF-BG-I411341267-P2-S1-T1

https://www.repubblica.it/politica/2023/08/11/news/roberto_vannacci_intervista-411444454/?ref=RHLF-BG-I411341267-P9-S1-T1

https://www.repubblica.it/politica/2023/08/18/news/roberto_vannacci_chi_e_generale_esercito-411444051/?ref=RHLF-BG-I411341267-P9-S2-T1

La recensione del libro del Generale Roberto Vannacci, già capo della Folgore e ora a capo di quel fiore all’occhiello dell’Esercito italiano che è l’Istituto Geografico Militare, di cui tutti noi escursionisti, CAI e altre organizzazioni, usufruiamo delle splendide mappe.

Orbene, dalla recensione del quotidiano on line, il libro, dal titolo “Il Mondo al contrario” è un coacervo di affermazioni immonde del tipo “Cari omosessuali, non siete normali”, “viviamo in una dittatura delle minoranze (Gay, clandestini, animalisti, marxisti, radical chic eccetera)”, “le discutibili regole di inclusione e tolleranza imposte dalle minoranze”; con “il lavaggio del cervello di chi vorrebbe favorire l’eliminazione di ogni differenza compresa quella tra etnie, per non chiamarle razze”; con molta umiltà la fatica letteraria si propone “il trionfo della saggezza e delle verità oggettive”. Gli immigratiInvece in Italia passano il tempo a compiere crimini, a stuprare, non come in Russia dove le cose sul fronte immigrazione sono ben gestite.”.

E i figli per le coppie gay? Sia mai! Se “non è nella natura dell’uomo essere cannibale”, perché dovrebbe esserlo per il diritto alla genitorialità delle coppie arcobaleno? Che – si specifica – “non sono normali, perché la normalità è l’eterosessualità. Se a voi tutto sembra normale, invece, è colpa delle trame della lobby gay internazionale che ha vietato “termini che fino a pochi anni fa erano nei nostri dizionari: pederasta, invertito, frocio, ricchione, buliccio, femminiello, bardassa, caghineri, cupio, buggerone, checca, omofilo, uranista, culattone che sono ormai termini da tribunale”.

Ci manca solo un “peccato!” finale. E tra il racconto di un Rocco che si fa chiamare Aurora ma in realtà “continua ad essere dotato di batacchio in mezzo alle gambe” e una spassionata difesa dei ricchi ai quali aumentare le tasse sarebbe controproducente si arriva al termine di questa fatica letteraria, dove i barlumi di sincerità – va detto – non sono pochi: “Per quanto esecrabile, l’odio è un sentimento, un’emozione che non può essere represso in un’aula di tribunale. Se questa è l’era dei diritti allora, come lo fece Oriana Fallaci, rivendico a gran voce anche il diritto all’odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute”. “Paola Egonu italiana di cittadinanza, ma è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità”.

Particolarmente truculento è il capitolo sulla legittima difesa, che per l’autore è sacra. Se il ladro ti entra in casa “perché non dovrei essere autorizzato a sparargli, a trafiggerlo con un qualsiasi oggetto mi passi tra le mani”, “se pianto la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce, ammazzandolo, perché dovrei rischiare di essere condannato?”.

Queste, secondo l’articolo di Repubbblica.it del 17 agosto, sono le frasi di un libro scritto, a sue spese [probabilmente perché non ha trovato nessun editore che lo pubblicasse] da uno dei vertici dell’Esercito italiano, a capo di una struttura benemerita che ha compiti anche civili con le sue splendide mappe, usate dagli escursionisti di tutto il mondo.

Si dice che ognuno abbia il diritto di dire ciò che vuole, ma non quando si è ai vertici di strutture pubbliche come l’esercito e, nei suoi scritti, si entra nell’ipotesi prevista dall’articolo 604-bis del codice penale [reato di discriminazione] che riporto:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:

a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale.”

Personalmente ritengo che un simile soggetto, se veramente ha scritto le cose riportate da Repubblica.it, non possa rimanere ai vertici di una struttura benemerita dell’esercito Italiano e debba subire, anche penalmente le conseguenze di quanto scritto.

Oggi, ad un programma radiofonico il Costituzionalista Michele Ainis, pur prendendo le distanze dal quanto scritto dal Generale Vannacci, sostiene che la libertà di espressione, sancita dall’articolo  21 della Costituzione, gli ermette di scrivere le nefandezze che ha scritto e che, siccome nel libro ha posto un disclaimer ( o esonero da responsabilità) ritenendosi non responsabile di azioni di terzi conseguenti a quanto scritto, non potrà essere imputato di incitamento come previsto dall’articolo 604-bis del Codice penale, ma solo ad una azione disciplinare perché non ha adempiuto ad assolvere i le sue funzioni con “disciplina e onore” come previsto dall’articolo 54 della Costituzione.

E, sulla libertà di espressione, molti tweet difendono il Generale Vannacci. Ma la libertà di espressione ha limiti imposti da leggi, come la cd. “legge Mancino” (legge 25 giugno 1993, n. 205 che sanziona e condanna frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento all’odio, l’incitamento alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali). Troppo comodo scrivere che i Gay o LGBT+ non sono normali, che gli ebrei sono da discriminare, che i ladri sono da uccidere, che mai le coppie arcobaleno potranno avere figli, gettare la pietra e, con un disclaimer, ritirare la mano.

Viviamo in un periodo di confusione, le persone, specialmente giovani, sono alla ricerca di punti di riferimento. Se un Generale pluridecorato afferma che i gay sono anormali perché non dovrei credergli? E questa non è incitazione, caro Ainis?

Può la libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione, consentire ad una persona che riveste un ruolo apicale nella pubblica amministrazione, dietro un semplice disclaimer, affermare quello che ha affermato il Generale Vannacci, senza subirne le conseguenze penali della “legge Mancino”?

Caro Ainis, la emulazione è un fenomeno che bisogna considerare ed è sempre responsabilità di chi afferma queste nefandezze le conseguenze di tali affermazioni.

Giusto per fare chiarezza, queste sono le recensioni del libro “il Mondo al Contrario” del Generale Vannacci su Amazon: https://www.amazon.it/MONDO-AL-CONTRARIO-ROBERTO-VANNACCI/dp/B0CF4BJN3D/ref=sr_1_1?crid=3I41ZBS1NXQ6M&keywords=il+mondo+al+contrario+vannacci&qid=1692360277&sprefix=Vannacci%2Caps%2C150&sr=8-1#customerReviews

Ripeto, la Costituzione, nel suo articolo 21, dà la possibilità di esprimere il proprio pensiero, ma non di incitare [implicitamente o esplicitamente] ad una discriminazione. Ricordo che l’Unione europea, alla quale, per l’art. 11 della Costituzione dobbiamo adeguarci, dispone che vi sia una ed una sola razza umana [Vannacci afferma il contrario].

Secondo il mio personale parere, lo scritto del Generale Vannacci incita alla commissione di atti e gesta considerati reati dal nostro ordinamento.

Bisogna riflettere su queste affermazioni eversive, sdoganate dal nuovo Governo di destra. Molti e gravi danni possono provocare nella popolazione.

Purtroppo il Governo Meloni ha sdoganato questi soggetti.

Per dirla con Umberto Eco, prima erano chiacchiere da bar che non andavano oltre le tre/quattro persone avvolte dai fumi dell’alcool. Ora, con i social, sono accessibili a chiunque. E suscettibili di provocare gravi danni.

Dal 1950 al 1954 Ray Bradbury scrisse una serie di racconti di fantascienza raccolti nel libro “Cronache marziane”. I racconti sono legati fra loro dal tema comune della futura esplorazione e colonizzazione del pianeta Marte. Anche se opera di pura fantasia, non entrando l’autore nei dettagli tecnici del lontano futuro, essa appare più rivolta alla descrizione del genere umano che al suo futuro modo di vivere. La definizione di ciclo di fantascienza, com’era intesa all’epoca, risulta quindi stretta per quest’opera, che si è imposta per meriti che vanno al di là di un genere. Cronache marziane ha infatti legato il suo successo a un sentimento di nostalgia nei confronti di una vita più vicina alla natura, sebbene incorniciata da un panorama futuristico, e al mito della frontiera e dell’esplorazione.

E veniamo a me.

Quest’anno, come lo scorso anno, per sfuggire al bollente Caronte, per non intrupparmi nel mainstream delle Dolomiti-VIP, ho affittato una piccola casetta in un paesino in provincia di Salerno a 730 mt,. di altezza (Acerno) e con 2.500 abitanti.

Anche io – proveniente dalla putrescente Roma Capitale – sono ansioso di riscoprire una vita più vicina alla natura e con rapporti interpersonali più “umani”. Poi, siccome mi piace condividere, ho deciso di tenere buona nota delle scoperte che sto facendo e delle esperienze che vivrò. Pensando a Ray Bradbury non potevo non intitolare la serie di post che verrà “Cronache paesane”! Lo spirito di scoperta e di conoscenza è il medesimo.

Non so se questo sarà il primo e unico post oppure se a questo ne seguiranno altri e quanti. Vedremo. L’affitto della casetta scade il 31 agosto.

Prima osservazione abbastanza scontata: qui si conoscono tutti: non c’è bisogno di agenzie o di telefono. Era iniziata l’ultima decade di luglio e ancora non avevo una sistemazione. Domenica pomeriggio, ore 19, vado in piazza con una amica con ascendenze locali. Il passaparola è veloce: sono tutti lì in piazza, l’alloggio è trovato in 10 minuti.

Seconda osservazione: qui i canoni che regolano gli affitti delle case per vacanza sono ben diversi dalla capitale o, meglio, non esistono affatto. Il proprietario della casa non era in cerca di un turista a cui affittare la casa, era un immobile tenuto a disposizione. Mi ha fatto un favore, e gliene sono molto grato perché la casa è bella e funzionale, o – piuttosto – ha fatto un favore ad un amico della mia amica locale.

La gentilezza, come la calma e la pacatezza, qui sono di casa. Ho fatto presente che non c’era il pentolame e il tubo del gas perdeva e ho chiesto che almeno per queste incombenze, provvedesse lui. Il Proprietario non ha battuto ciglio: tubo del gas sostituito e padella, pentola e pentolino acquistati all’istante. Super gentile.

La casetta, una stanza da letto, soggiornino, piccola cucina, bagno e bagnetto, è proprio al centro del paese e, cosa molto simpatica, i due “balconi” di soggiornino e cucina danno proprio sull’orto, accessibile con tre gradini, amorevolmente curato dal proprietario. Finora ho assaggiato i cetrioli appena staccati dalla pianta. Vi assicuro che la differenza con quelli acquistati al mercato si sente.

Il piccolo numero di abitanti, poi, costituisce un formidabile controllo sociale. In tre giorni tutti mi conoscono, sanno chi sono dove abito e, anche, quali sono i miei gusti. Io sono un po’ distratto, mi stupisce la quantità di saluti che ricevo per strada da perfetti sconosciuti e ho iniziato a salutare per primo ogni persona che incontro. Noto che la cosa è apprezzata.

Per oggi basta. Ma ho già tante cose da raccontare: la quantità di bimbi che – beati loro – giocano ancora per strada, i preparativi per la “grande festa del Santo Patrono” dove sono attese star della TV, i prezzi ridotti del 50% di bar e ristoranti rispetto a Roma [un esempio: caffè e brioche nel miglior bar/pasticceria solo due euro],

Vi racconterò non solo cose belle ma anche tante potenzialità inespresse.

Alla prossima.

Patrik Zaki ha ottenuto la grazia.

Tornerà in Italia.
Ma, se per Patrik è una bella notizia, la concessione della grazia, nel contesto generale dei diritti civili, non è proprio una bella notizia.
Ricapitoliamo. La settimana scorsa Patrik Zaki è stato condannato in via definitiva (senza possibilità di appello) a tre anni di reclusione per aver scritto (accuse risibili da noi) che la minoranza cristiano copta (alla quale egli stesso appartiene) è discriminata in Egitto.


È questo il punto nodale: scrivere queste cose in Egitto è e resta reato.
Patrik Zaki ha ottenuto la grazia, ma la grazia si concede ad un condanbato, ad un colpevole, non ad un innocente.
Visto che la sentenza di condanna è inappellabile, per la legge e la giustizia egiziana, Zaki, rimane condannato e colpevole.
Ciò significa che il suo comportamento è stato giudicato illegale dalla giustizia e che chiunque altro scriva le stesse cose sarà giudicato colpevole e condannato. Senza il paracadute dei riflettori della solidarietà internazionale che, per fortuna, su Zaki non si sono mai spenti.
Chissà se verremo mai a sapere del perché della grazia: implicito riconoscimento dello errore? Scambio con il caso Regeni? Interessi economici?
In ogni caso una brutta pagina per i diritti civili. Sentenza definitiva di condanna (il regime non si può neppure blandamente criticare) ma accompagnata da un gesto di clemenza, la grazia, prodromico a chissà quali richieste.

Siamo nell’Unione europea. Questo dovrebbe facilitare una uniformità di comportamenti e sensazioni.
Ma ci sono alcuni accadimenti che mi lasciano perplesso.
Da sempre noi in Italia affermiamo che la nostra libertà incontra un limite dove inizia la libertà altrui.
Ma ci sono alcuni Stati membri in cui pare che tale limite non ci sia.
Mi riferisco, ovviamente, al caso svedese del rogo del Corano.
Lì c’è un tizio, di origine irakena e di proncipi molto radicali che ha in odio il Corano. Ha già chiesto il permesso alle autorità svedesi per una manifestazione in cui darà alle fiamme il libro sacro dei musulmani. E le autorità svedesi, in nome della libertà di pensiero hanno concesso tale rogo.
E il rogo ha scatenato incidenti fra le popolazioni musulmane, offese da tale gesto.


La cosa in Italia non sarebbe possibile. Il pensiero è libero, ma i simboli religiosi altrui sono tutelati.
Non posso bruciare il Corano o il Talmud perché sono contrario a quello che c’è scritto: sarebbe travalicare il limite della mia libertà offendendo chi, nella sua libertà, crede in qualcosa di diverso da me.
Ecco la conclusione. La Unione europea davvero riesce a livellare i contrasti fra le culture?

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