Nel 2010 fece scalpore il libro “Congo” opera dello scrittore belga David Van Reybrouck. Racconta della storia di questo Paese disgraziato, ora Repubblica Democratica del Congo, dai tempi in cui era “patrimonio personale” del Re del Belgio fino ai nostri giorni, completamente asservito allo sfruttamento di multinazionali di ogni tipo che scelgono finanche il Presidente fantoccio. La cosa mi è tornata in mente osservando quanto sta incidendo Elon Musk, potenza industriale e finanziaria, uomo-Stato, sulla politica, e sui vertici, americani. Attenzione, perché Elon Musk ha trovato terreno fertile anche in Italia.
Nel grigiore di un ministero ormai abituato agli scandali, un nuovo turbine di polemiche sta per scuotere i suoi antichi muri. La città fuori sembra incupita, come se avvertisse il peso di ciò che si trama tra quelle stanze. Il cielo è un pallido riflesso della quieta disperazione che permea il paese. Ogni volto è una maschera di preoccupazione, ogni sguardo uno specchio di sospetti.
A prendere il suo posto era stato nominato un nuovo ministro, più giovane, ambizioso, proveniente dalla stessa parte politica del suo predecessore. Apparentemente, aveva tutte le carte in regola per raddrizzare la nave in tempesta. Tuttavia, la sua scelta di capo di gabinetto sollevò immediatamente nuove ondate di critiche.
Il nuovo capo di gabinetto, Roberto De Santis, era una figura che portava con sé il peso di una doppia battaglia: quella per l’integrità professionale e quella per la sua vita privata. De Santis era omosessuale, sposato con un uomo da anni, ma questa sua vita personale, sebbene accettata dalla legge, non era ben vista dalle frange più conservatrici della società, né all’interno del partito del nuovo ministro né tra le associazioni pro vita, sempre pronte a sollevare polveroni per questioni morali.
L’inizio delle pressioni
La nomina di De Santis scatenò una tempesta mediatica. Alcuni membri del partito mal tolleravano la sua figura, considerandola un segno di una deriva troppo liberale. Ma ciò che aggravò ulteriormente la situazione fu l’insinuazione di un presunto conflitto d’interesse. Suo marito avrebbe lavorato nello stesso Museo ove lavoravano sia il Novo ministro sia il suo nuovo Capo di Gabinetto.
In se nulla di illecito in quanto i tre si erano conosciuti lì e non c’era alcun segno di irregolarità nelle assunzioni. Ma ciò bastò per far esplodere i primi sospetti. Le voci iniziarono a circolare come serpi striscianti, alimentate da una serie di anticipazioni di un noto programma televisivo d’inchiesta, pronto a svelare “la verità dietro il potere”.
Le puntate dell’inchiesta non erano ancora andate in onda, ma bastarono le anticipazioni per costringere De Santis a difendersi pubblicamente. Il suo volto, sempre sereno e composto, iniziò a mostrarsi stanco, scavato dalle notti insonni e dai continui attacchi. Intanto, fuori dai palazzi del potere, le polemiche montavano: associazioni pro vita e partiti di estrema destra invocavano le sue dimissioni. Le pressioni erano insostenibili, tanto che alla fine, il nuovo capo di gabinetto decise di lasciare l’incarico.
Le accuse nascoste
Tuttavia, le sue dimissioni non fermarono le polemiche. Anzi, le amplificarono. Non passarono molte ore prima che sui giornali e nei talk show più accesi cominciassero a circolare voci inquietanti. Alcuni insinuarono che De Santis o suo marito fossero la “gola profonda” dietro la fuga di notizie riguardanti lo scandalo che aveva travolto il precedente ministro. Le famose “chat segrete” di cui si parlava da settimane, rivelate da un’inchiesta condotta dalla presidente del Consiglio stessa, sembravano contenere dettagli troppo precisi per essere stati divulgati solo per caso.
Era una teoria sporca e senza alcun fondamento, ma nella città dei pettegolezzi e dei sospetti, era sufficiente per alimentare il fuoco. Nonostante l’assenza di prove concrete, l’opinione pubblica si divise. Da un lato, c’era chi vedeva in De Santis un martire, una vittima del pregiudizio e dell’intolleranza; dall’altro, chi lo considerava parte di un complotto più ampio, mosso da interessi personali e dall’intenzione di sabotare un intero governo.
Il programma televisivo
Quella sera, il cielo era opprimente, e i corridoi del ministero erano immersi in un silenzio quasi irreale. L’atmosfera era tesa, come in attesa di una rivelazione. In televisione, il programma che aveva preannunciato lo scandalo stava per andare in onda. La città si fermò per ascoltare, gli occhi puntati sui monitor, le orecchie tese verso le parole che avrebbero potuto cambiare per sempre il volto della politica nazionale.
La trasmissione si aprì con un tono sinistro, una colonna sonora cupa e tagliente che faceva da sfondo a immagini in bianco e nero di documenti riservati, chat segrete, volti sfocati. Il conduttore, con voce grave, iniziò a svelare pezzi del puzzle, insinuando che dietro la caduta del primo ministro e la crisi del secondo si celava una trama molto più complessa. E lì, tra le righe, spuntò un nome noto.
Non c’era nessuna prova schiacciante, ma abbastanza per gettare ombre. Chi lo aveva tradito? Chi aveva approfittato della sua debolezza per usarlo come capro espiatorio? Le accuse si ammassavano, ma le risposte erano sempre più confuse.
Il colpo di scena finale
A mezzanotte, l’aria della città era pesante, satura di dubbi e tensioni. Roberto De Santis, nel suo appartamento, guardava il programma con una calma apparente, il viso pallido illuminato dalla luce fredda dello schermo. Il telefono squillò più volte, ma non rispose. Sapeva che nulla di ciò che avrebbe detto in quel momento avrebbe potuto cambiare le cose. Il pubblico era già stato avvelenato, la sua carriera distrutta.
Quella notte, una macchina scura si fermò davanti al ministero. Una figura misteriosa, un’ombra silenziosa, scese e si addentrò nei corridoi vuoti, lasciando dietro di sé solo l’eco dei passi.
Nessuno saprà mai cosa accadde realmente. Ma da quel giorno, le stanze del potere rimasero avvolte da una cappa di sospetto. E il ministero, già segnato da troppi scandali, sembrava ormai un cadavere in putrefazione, privo di speranza, destinato a essere divorato dall’interno.
Storia di pura fantasia scritta dall’Intelligenza Artificiale (ChatGPT)
La situazione dei nuovi centri di permanenza in Albania per migranti irregolari sembra complessa e destinata a creare conflitti a più livelli, sia interni che a livello europeo. Partiamo da due aspetti chiave:
1. Centri di detenzione in Albania: La decisione dell’Italia di trattenere migranti in Albania, lontano dal proprio territorio, presenta molte criticità legali e pratiche. Se le autorità giuridiche italiane (magistrati e commissioni esaminatrici) devono decidere sul destino di migranti trattenuti fuori dai confini nazionali, questo pone difficoltà di giurisdizione, di rispetto dei diritti legali e di coordinamento tra i due Paesi. L’assenza di una presenza fisica delle istituzioni italiane in Albania rende ancora più arduo rispettare le normative italiane e internazionali sui diritti umani e sulle procedure d’asilo.
2. Sentenza della Corte di Giustizia Europea (CGUE): La sentenza del 4 ottobre aggiunge un altro livello di complessità, poiché afferma che anche se solo una parte del paese d’origine di un migrante è considerata pericolosa, non è possibile deportare il migrante verso quell’intero paese. Questo vincola fortemente i governi, compreso quello italiano, a garantire che non venga espulso nessuno verso paesi che presentano aree di rischio. Tale decisione crea inevitabili tensioni tra le politiche nazionali di espulsione e le norme europee sui diritti umani, aumentando il rischio che queste espulsioni vengano bloccate dai tribunali.
Come si può evolvere la situazione:
1. Tensioni con l’Albania: Se i centri di detenzione diventano operativi ma ci sono ostacoli legali significativi (a causa di sentenze europee o problematiche giurisdizionali), l’Albania potrebbe essere riluttante a continuare la collaborazione, non volendo gestire un flusso continuo di migranti non espellibili o trattenuti per lunghi periodi.
2. Contrasto con le istituzioni europee: L’Italia, già sotto pressione per la gestione dei flussi migratori, potrebbe trovarsi in conflitto con le direttive europee se decidesse di ignorare o aggirare la sentenza della CGUE. Questo potrebbe portare a multe o sanzioni a livello UE, accentuando la tensione tra chi vorrebbe una linea più rigida sull’immigrazione e chi invece chiede il rispetto delle normative comunitarie.
3. Impasse legale: Con la CGUE che vieta espulsioni verso paesi con aree pericolose e le difficoltà di coordinamento con l’Albania, potrebbe crearsi una situazione di stallo in cui i migranti restano bloccati nei centri, senza che si trovino soluzioni né per il loro rimpatrio né per la loro integrazione o espulsione.
In sintesi, la situazione rischia di diventare insostenibile sia per l’Italia che per l’Albania, creando un corto circuito legale e politico che potrebbe richiedere l’intervento della Commissione Europea o l’adozione di nuove misure condivise a livello continentale.
Anche se l’Italia farà ricorso contro la sentenza della CGUE alla Grande Chambre (tasso di accoglimento dei ricorsi 3%) la situazione, togliendo dai “deportati” quelli provenienti dai Paesi parzialmente sicuri, non cambia poi di molto.
Il Governo Meloni per non fare l’ennesima brutta figura, per un po’ di tempo, manterrà il punto con gran dispendio di denaro pubblico.
Poi…poi i migranti in Albania cominceranno a crescere come a Lampedusa, il malcontento albanese crescerà e il premier Edi Rama potrebbe ripensarci.
Ma cosa significa sentirsi vecchio (o, secondo il politically corrrect) diversamente giovane? Avere acciacchi? Malattie? Non riuscire più a compiere una escursione di venti chilometri? No, non è un fatto fisico; è una situazione mentale in cui tutti i capisaldi, i fermi capisaldi in cui sei cresciuto, ad uno ad ud uno crollano e vengono sostituiti da altri, per lo più opposti.
Cerco di dare a qualcuno dei miei cinque lettori (citazione manzoniana) un quadro della situazione per capire meglio il mio disagio.
Sono un boomer”, ossia della generazione nata fra il 1955 (secondo dopoguerra e il 1960, inizio del boom economico.)
Infanzia molto diversa da quella attuale: si ci incontrava – anche fra sconosciuti – per strada e si giocava a nascondino, uno, due tre,,,STELLA!, Guardie e ladri, Si stava insieme per ore, si giocava, c’era tutto, tranne i soldi: le tasche erano vuote. Ma il nostro percorso verso l’età adulta cominciava di lì: giardino pubblico, compagni sconosciuti, giochi, vittoria o sconfitta. I genitori non c’erano [come non ci sono oggi] ma ce la gestivamo noi. Era impensabile ricorrere al genitore se un compagno occasionale compiva una entrata un po’ dura sulla nostra caviglia. Avevamo i pantaloncini corti [all’inglese] e le ginocchia perennemente sbucciate. Ma non era un problema. Anzi era quasi un piacere sado/masochista levarsi le croste quando indurite,
Come riportato nei post “come eravamo” su Facebook, si beveva dalla pompa, si mangiavano le noccioline, le abrasioni da caduta erano un nonnulla.
Poi crescemmo, la scuola e, soprattutto il Liceo. Sono cresciuto in una medio-grande città di provincia. Botte da orbi fra fasci e gente di sinistra, Forse troppa ideologia e troppa divisione di ruoli, come lo sciopero per Angela Davis che, a malapena, sapevamo chi fosse, con la Fiat 850 del “polizia politica” a sorvegliarci.. La polarizzazione, nel ridotto ambito in cui vivevamo, aveva anche risvolti strani. Un omicidio, etichettato fra elemento di destra e di sinistra che, poi, scandagliando le cause, fu provocato da una gelosia per una ragazza. Eppure i genitori furono, recentemente convocati al Quirinale nella “giornata di riconciliazione politica” quando, nell’omicidio, di politico c’era poco o nulla.
Vedo che, per spiegare ho fatto una introduzione da paura.
Vado al sodo.
Sentirsi vecchio prescinde dal fisico; prende i capisaldi del proprio pensiero; prende le certezze che uno aveva acquisito in una vita. Le certezze vanno via una ad una e non vengono sostituite da nuove: per un vecchio l’ordine mondiale viene sostituito da qualcosa di nuovo e non perfettamente comprensibile.
Quando mangiavo pane e politica [o, meglio Geopolitica] le cose erano molto più semplici: c’erano due blocchi: uno costituito dagli USA che – in cambio dell’acquisto dei suoi prodotti – ci proteggeva con il suo ombrello atomico; l’altro costituito dai “cattivi” [secondo la propaganda dell’epoca] costituito dall’URSS e dai suoi satelliti che ci minacciavano ad ogni ora del giorno.
Allora, dagli anni ’60 in poi, tutto ciò che proveniva dall’URSS era cattivo e malvagio.
Ma noi, magari per la protezione dell’ombrello atomico USA, eravamo relativamente tranquilli [qualcuno nel 1963 è stato seriamente preoccupato della crisi de missili URSS a Cuba?]. Nel mondo esterno la situazione non era diversa. Interi Paesi con conflitti interni si dividevano, senza fare un chiasso che arrivava da noi, in Stato del Nord e Stato del Sud, uno che faceva riferimento agli Usa e uno all’URSS: capitò con la Corea, con il Vietnam, con lo Yemen e non so a quanti altri..
Allora l’ONU o, più precisamente, l’UN, era una certezza, una camera di compensazione dove i conflitti venivano risolti senza minimamente mettere in dubbio l’autorità delle Nazioni Unite, del suo Consiglio di Sicurezza, organizzazione super partes alla quale tutti dovevano rispetto.
In quegli anni, poi, si stava concretizzando il sogno di Altiero Spinelli: l’Europa! Che in pochi anni passò da unioni settoriali (CECA, EURATOM) pian piano ad una vera unione politica fino ad arrivare all’odierna Unione europea, con il corollario della moneta unica [peccato che non si sia riusciti ad eliminare l’unanimità dalle decisioni de Consilio europeo.]
Un mondo ideale, insomma, corrispondente alle aspettative di una persona nata nel secondo dopoguerra e affamato di geopolitica.
Ma non si può sperare che la situazione ottimale rimanga tale per molto. Oggi le cose sono di molto mutate e, quando dico di molto, parlo eufemisticamente.
Partiamo dall’Unione europea. Ormai questa organizzazione è tutt’altro che una Unione. Nessuno Stato vuole più uscirne, ma tutti vogliono cambiarla per farla diventare solo un tavolo in cui si scambiano le esigenze nazionalistiche: ossia si va avanti solo se sono tutti d’accordo. E l’accordo è molto diverso da quello di 15 anni fa, Niente migranti, omicidio del vento di Tampere, dazi, volontà dei singoli Stati che prevale sul senso comune. Le ultime elezioni europee hanno premiato i partiti sovranisti, quelli che, più o meno, riecheggiano il trumpiano MAGA.
La nuova Commissione non si è ancora insediata, anche perché il Parlamento europeo, unico Orgnano eletto a suffragio universale ha già trovato problemi nella maggior parte dei candidati Commissari proposti dagli Stati membri.
Non vanno meglio le Nazioni Unite: una volta una risoluzione del Consiglio di Sicurezza era Vangelo e una telefonata del “padrone” dell’ONU, il Presidente USA, era un ordine.
Un mondo alla rovescia? No, non voglio imitare Vannacci, ma è indubbio che le cose siano cambiate.
A meno che….
A meno che le cose siano state predeterminate dai soliti noti.
Ci sono alcuni elementi da prendere in considerazione;
Gli Stati del Golfo, una volta meri produttori di petrolio, ora devono investire i petrodollari;
l’instabilità del Medioriente è un serio ostacolo all’espandersi dei commerci e degli affari degli Stati del Golfo,
i “poveri” palestinesi sono [sfiga del destino] invisi da tutti e tutti i Paesi dell’area circostante sarebbero felici di una loro scomparsa,
La maggioranza dei paesi del Golfo è sunnita, la parte più progressista dell’Islam. Hezbollah, Hamas e Iran sono sciiti, la minoranza.
I progetti faraonici dell’Arabia Saudita: apertura al turismo , costruzioni di megalopoli in scatola, hanno bisogno di investimenti occidentali e cinesi, ché i fondi sovrani sono ormai alla frutta;
La Russia, checché ne dica Zelensky sta vincendo e gli Stati donatori sono sempre più riluttanti a fornire armi sofisticate all’Ucraina;
la Cina pensa solo al commercio, a far soldi e ad annettersi economicamente l’Africa.
Possiamo pensare che in questa situazione di vuoto politico [USA sotto elezioni, Europa alle prese con la difficile formazione della nuova Commissione] a Netanyahu sia stato assegnato il compito ”sporco” di ripulire il Medioriente dai criminali di Hamas e di Hezbollah e di dare un sonoro ceffone all’Iran?
In cambio Netanyahu riceverebbe un salvacondotto che lo metterebbe al riparo dalle pendenze giudiziarie e Israele coronerebbe il suo sogno “dal fiume al mare”.
In questo disegno rimarrebbero fuori i palestinesi, orrendamente decimati dagli israeliani, ma in ogni Nuovo Ordine Mondiale qualcuno dovrà pur perdere……
Mica noi reclamiamo la Libia, La Somalia, Pola e l’Istria….
L’affondamento del panfilo di lusso Bayesian, dal 19 agosto scorso, contina a tenere banco sui giornali per il mistero che lo circonda. Dalle personalità finanziarie e “politiche” morte nel naufragio al parossismo raggiunto sulla riservatezza dei naufraghi che nessuna TV pubblica o privata è riuscita non dico ad intervistare, ma neppure ad inquadrare.
Spesso leggiamo di segreti, di spy story e di misteri legati a questo affondamento.
Da ultimo un articolo de “il Post” di ieri che aggiunge nuove ipotesi e si conclude con una frase che desta molta attenzione “La Marina Militare italiana ha disposto di sorvegliare il tratto di mare dove si trova il relitto perché al suo interno ci sono documenti riservati oltre a hard disk che appartenevano a Mike Lynch, le cui aziende hanno spesso collaborato con i servizi di intelligence di vari paesi, tra cui il Regno Unito, gli Stati Uniti e soprattutto Israele.”
Visto che tutti hanno detto di tutto, dico anche io la mia, frutto di approfondite ricerche oniriche e di molte letture di spy stories.
Il **Bayesian** era un panfilo di lusso noto per la sua eleganza e la sua imponente stazza. Di proprietà di Mr. Jonathan Lynch, un potente finanziere britannico, il yacht era il simbolo del suo successo. Ogni anno, Mr. Lynch organizzava una crociera esclusiva nel Mediterraneo, invitando solo l’élite globale: magnati, politici e figure di spicco del jet-set internazionale. Tuttavia, l’ultimo viaggio del Bayesian sarebbe diventato una tragedia di intrighi e tradimenti, che ricorda molto da vicino l’instaurazione di un Nuovo ordine Mondiale.
L’estate del 2024 era calda, e il Bayesian salpò dal porto di Monaco verso una destinazione segreta, promessa di una festa indimenticabile. A bordo, tra calici di champagne e risate, nessuno sospettava che quel viaggio sarebbe stato l’ultimo.
Mr. Lynch, ignaro di ciò che stava per accadere, si godeva la crociera in compagnia della sua giovane moglie, Vanessa. Ma tra gli invitati c’erano due figure misteriose: Alexander Volkov, un ex-agente del KGB ora mercenario, ed Elara, una killer su commissione nota per i suoi metodi impeccabili. Entrambi erano stati ingaggiati per uno scopo preciso: eliminare Mr. Lynch e affondare il Bayesian, rendendo il tutto un incidente senza testimoni.
Dietro l’intrigo si celava un cartello finanziario rivale, deciso a distruggere Lynch prima che potesse rivelare informazioni compromettenti su una rete globale di corruzione e riciclaggio di denaro. Quella notte, mentre il panfilo solcava le acque calme del Mediterraneo, il piano entrò in azione.
Volkov, con la sua esperienza da sabotatore, si intrufolò nella sala macchine. Con precisione chirurgica, manomise i sistemi di controllo, innescando un malfunzionamento nei motori principali e nei serbatoi di carburante. Al contempo, Elara si avvicinò alla cabina di Mr. Lynch. Fingendosi un’ospite affascinata dalle sue storie di finanza, riuscì a entrare in confidenza. Quando furono soli, estrasse un sottile coltello avvelenato e lo colpì al cuore, uccidendolo all’istante.
Nel frattempo una improvvisa (?) tempesta cominciò ad imperversare nella zona. Il Bayesian, ferito nella sua tecnica, iniziò a sbandare, con le luci che tremolavano e gli allarmi che suonavano. Gli ospiti, presi dal panico, corsero sul ponte mentre il panfilo cominciava ad affondare rapidamente. Volkov ed Elara, approfittando del caos, si lanciarono in mare su un piccolo gommone, sparendo nell’oscurità.
Il giorno dopo, solo detriti e qualche corpo galleggiavano sulle onde. Il corpo di Mr. Lynch fu trovato nelle sue stanze, ufficialmente dichiarato vittima di un infarto durante il naufragio. Le vere cause del disastro rimasero un segreto, nascosto tra le acque profonde del Mediterraneo, dove il Bayesian e i suoi segreti erano persi per sempre.