Archivio degli articoli con tag: Cinquestelle

Il prof. Pasquale Tridico, potenziale Ministro del lavoro del Governo Cinquestelle, oggi, sul blog delle Stelle, spiega le riforme (clicca qui) che il partito che ha ottenuto più voti alle ultime elezioni intende attuare.

Al primo posto c’è il reddito di cittadinanza che, come ormai abbiamo capito, non sono soldi a pioggia, bensì una integrazione al minimo (a 750 euro) per chi è disoccupato o guadagna di meno, a condizione che si iscriva al centro dell’impiego, manifesti la volontà di lavorare e accetti almeno uno dei tre lavori proposti, “purché siano equi e vicino al luogo di residenza”.

A parte la chimera di poter proporre a ciascuno una rosa di tre possibili lavori equi e vicino al luogo di residenza, c’è una cosa che non riesco a capire e sarei felice se qualcuno mi dia lumi.

Il prof. Tridico afferma: “In sintesi il meccanismo è questo: grazie alla nostra misura almeno 1 milione di persone che attualmente non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (i cosiddetti ‘inattivi’ e scoraggiati) verranno spinti alla ricerca del lavoro attraverso l’iscrizione ai Centri per l’Impiego e andranno così ad aumentare il tasso di partecipazione della forza lavoro. Questo ci permetterà di rivedere al rialzo l’output gap, cioè la distanza tra il Pil potenziale dell’Italia e quello effettivo, perché 1 milione di potenziali lavoratori saranno di nuovo conteggiati nelle statistiche Istat. Se aumenta il Pil potenziale possiamo mantenere lo stesso rapporto deficit/Pil potenziale, cioè il cosiddetto ‘deficit strutturale’, spendendo circa 19 miliardi di euro in più di oggi. Il reddito di cittadinanza costa 17 miliardi complessivi, compresi i 2,1 miliardi per rafforzare i centri per l’impiego, e potrebbe quindi finanziarsi interamente grazie ai suoi effetti sul tasso di partecipazione della forza lavoro”.

 

Se capisco bene la conclusione è che, attuando questo sistema, la copertura di 19 miliardi [17 per l’integrazione al reddito e 2,1 per rafforzare i centri per l’impiego] si finanzierebbe “da sola”.

Io non sono un economista, ma alcune affermazioni mi lasciano perplesso, perché come le coperture basate sul recupero dell’evasione fiscale, si basano sull’imponderabile.

Prima di tutto il ragionamento si basa sull’assunto che almeno un milione di persone che oggi non lavorano e non cercano lavoro si iscrivano ai nuovi “centri per l’impiego” e che, quindi, saranno di nuovo conteggiati nelle statistiche ISTAT come “alla ricerca di lavoro”.

Ossia tutto si basa su un rinnovato entusiasmo che pervaderebbe chi si è stancato di trovare un lavoro e si iscrive al centro per l’impiego, forse attirato dall’integrazione al minimo dovuta al “reddito di citadinanza” [ma spetta a tutti? Al disoccupato semplice? Al disoccupato che possiede una casa? Al disoccupato che vive ancora con mammà? Niente ISEE?]

 

Questo milione di disoccupati [che disoccupati erano prima e disoccupati sono dopo l’iscrizione al centro per l’impiego] con la sola iscrizione ai centri per l’impiego, potrà far rivedere l’output gap  (la differenza tra il prodotto interno lordo effettivo e quello potenziale) del nostro Paese al rialzo. Ossia, traducendo a spanna [con la possibilità di sbagliare] il ragionamento del prof Tridico, il nostro Paese potrebbe così vantare un possibile nuovo esercito di un milione di persone che cercano un lavoro. Il milione in più è costituito da persone che prima non cercavano lavoro e, ora, lo cercano.

Secondo il prof. Tridico questo milione di potenziali lavoratori in più permetterà di rivedere al rialzo il PIL potenziale del nostro Paese che ci consentirà di spendere diciannove miliardi in più senza sforare i parametri di Maastricht.

Non so se i mercati riusciranno a cogliere la differenza fra PIL effettivo e PIL potenziale. Che io sappia, il rapporto preso in considerazione dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale è il rapporto deficit/PIL e basta, quindi il rapporto fra deficit e PIL effettivo.

Infatti il Patto di Stabilità e crescita fra gli Stati membri dell’UE, poi trasfuso nel trattato di Lisbona e nell’art. 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, testualmente recita:

1. Gli Stati membri devono evitare disavanzi pubblici eccessivi.

2.La Commissione sorveglia l’evoluzione della situazione di bilancio e dell’entità del debito pubblico negli Stati membri, al fine di individuare errori rilevanti. In particolare esamina la conformità alla disciplina di bilancio sulla base dei due criteri seguenti:

a) se il rapporto tra il disavanzo pubblico, previsto o effettivo, e il prodotto interno lordo superi un valore di riferimento, a meno che:

 il rapporto non sia diminuito in modo sostanziale e continuo e abbia raggiunto un livello che si avvicina al valore di riferimento,
 oppure, in alternativa, il superamento del valore di riferimento sia solo eccezionale e temporaneo e il rapporto resti vicino al valore di riferimento;
b) se il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo superi un valore di riferimento, a meno che detto rapporto non si stia riducendo in misura sufficiente e non si avvicini al valore di riferimento con ritmo adeguato.

I valori di riferimento sono specificati nel protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi allegato ai trattati [3%].”

 

Quindi di Prodotto interno lordo potenziale non se ne parla proprio.

 Secondo me tutto il ragionamento si fonda solo su speranze e congetture al di fuori dei Trattati che ci siamo impegnati ad osservare, ossia:

  1. che un milione di persone si iscriva ai centri per lo impiego attratta non dall’integrazione al minimo, ma dalla reale speranza di trovare un lavoro;
  2. che nessuno rifiuti in toto le tre proposte che i centri per l’impiego faranno loro;
  3. ma soprattutto che per ognuno degli aspiranti ci sia ben più di una concreta proposta di lavoro “purché siano eque e vicine al luogo di residenza” come dice il prof. Tridico.

 

Devo dire che la cosa mi sembra scritta sul libro dei sogni perché l’integrazione al minimo è reale (soldi spesi dallo Stato). Il milione di posti di lavoro equi e vicino casa sono solo auspicabili, ma non sono certi e – secondo me – nemmeno probabili.

 

Visto che tutto il ragionamento del prof. Tridico si basa sull’assunto che la sola iscrizione ai centri per lo impiego faccia aumentare il PIL potenziale, faccio una proposta paradosso a costo ZERO:

  1. ormai l’età per andare in pensione si allunga sempre più e, quindi, le persone una volta anziane sono ora, almeno anagraficamente, abili a lavorare;
  2. ora è possibile che chi usufruisce di una pensione possa cumularla con un reddito da lavoro;
  3. certamente i pensionati non sono conteggiati dall’ISTAT fra le persone che cercano lavoro;

 

Quindi, se tutti i milioni di pensionati sotto i 67 anni (età attuale della pensione di vecchiaia) si iscrivessero ai centri per lo impiego, così per gioco o per trovare un lavoro che integri la pensione, non riceverebbero ovviamente l’integrazione al minimo [costo zero] ma farebbero fare al nostro PIL potenziale un meraviglioso balzo in avanti che ci permetterebbe di spendere miliardi e miliardi, magari per costruire il Ponte sullo stretto o regalare a tutti gli italiani una sostanziosa rendita vitalizia.

 

Chissà…..

 

 

Ma forse sbaglio, o no?

 

 

Luigi Di Maio ha presentato le persone che, in caso di vittoria totale dei Cinquestelle, andranno a ricoprire – se il Parlamento darà loro la fiducia – l’incarico di ministri della Repubblica.

Nulla da eccepire a questa mossa. Oltre al sapore propagandistico, ha, però, il pregio di dire agli elettori: “Ecco, se votate per noi, questi saranno i ministri che avrete!”. Operazione trasparenza, niente da dire, ma veritiera solo se i Cinquestelle non dovranno affrontare le forche caudine di un governo di coalizione.

La “lista” la conoscete, i giornali, anche quelli on line ne hanno abbondantemente parlato, potete vedere qui, qui e qui.

Non voglio entrare nelle polemiche che hanno coinvolto la Giannetakis (“rea” di aver appoggiato la riforma costituzionale di Renzi) o Salvatore Giuliano (reo di aver sottoscritto l’appello a favore della “buona scuola” di Renzi). Le persone possono anche cambiare idea e cambiare casacca anche in casa Cinquestelle, come accusano sempre i grillini per gli altri partiti, anche se il grido di Giuliano “La scuola è con Lei, Presidente”, rivolto a Renzi si presta quantomeno ad ipotesi di doppio carpiato con giravolta.

Ma, dicevo, non è di questo che voglio scrivere. È del metodo adottato dai Cinquestelle nella scelta delle persone: praticamente tutti esterni al partito (pardon, al Movimento). Possibile che, al loro interno non abbiano trovato persone adatte e, per quello che scriverò fra poco, ci voleva veramente poco. E’ una implicita ammissione di debolezza e di incapacità a formare una classe politica.

 

La seconda perplessità deriva dalla “pochezza” delle persone prescelte. Saranno anche brave e oneste persone, non lo metto in dubbio, competenti nel loro campo. Ma governare è un’altra cosa, richiede una esperienza decisamente superiore.

Assumere la carica di ministro presuppone un bagaglio non solo di competenze e di esperienze, ma anche una rete di contatti a livello interno ed internazionale, visto che l’Italia in tale contesto internazionale è saldamente inserita.

Domenico Fioravanti sarà anche un campione olimpico di nuoto, una gloria dello sport italiano, una carriera sportiva costruita con tanti sacrifici, anteponendo la piscina alla vita privata, ma – perdonatemi – cosa volete che ne sappia delle trattative per portare un grande evento sportivo in Italia o dei finanziamenti necessari per dotare l’Italia di più infrastrutture sportive?

Andrea Roventini è un professore associato di Economia Politica alla Scuola Sant’Anna di Pisa, istituto di eccellenza senz’altro, ma è un professore e come tale, elabora teorie, senza sperimentarle sul campo.

Vogliamo mettere la differenza di bagaglio culturale, di esperienza e di relazioni che ha l’attuale ministro Pier Carlo Padoan? Dalla sua biografia leggo (la trovate qui) che è stato docente di Economia presso l’Università La Sapienza di Roma, il College of Europe di Bruges e Varsavia, l’Université Libre de Bruxelles, l’Università degli Studi di Urbino, quella di La Plata e l’Università di Tokyo;  che dal 2001 al 2005 è stato direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale con responsabilità su Grecia, Portogallo, San Marino, Albania e Timor Est; che dal 1º giugno 2007 al febbraio 2014 è stato vice segretario generale dell’OCSE, e il 1º dicembre 2009 ne diviene anche capo economista. Grazie a lui, finalmente l’Italia è uscita dalla stagnazione meritandosi a Davos, gli elogi dell’OCSE e del Fondo monetario internazionale. Un bel po’ di differenza con il candidato grillino, vero?

 

Chi mi conosce sa che ho maturato un bel po’ di esperienza accanto ai politici e attendendo ad incarichi nel settore legislativo. Credetemi, i peggiori ministri che ho conosciuto sono i professori universitari, innamorati delle loro teorie, belle, idealistiche, ma inapplicabili nella pratica.

 

Un altro esempio di visibile contrasto è nella scelta della candidata ad un Dicastero chiave come il Ministero dell’interno di Paola Giannettakis, definita come criminologa e collaboratrice della polizia dai media.

Ho letto il suo curriculum vitae, compilato da lei. E’ visibile cliccando qui: professore a contratto a Macerata, professore a contratto all’Aquila, professore straordinario alla link Campus University di Roma. Ha una lunghissima serie di master e diplomi. Esperienza sul campo non ne appare. Un’altra teorica.

Impietoso il confronto con curriculum sul campo di Marco Minniti, attuale ministro dell’interno. Dalla sua biografia (che potete trovare cliccando qui) leggo che, prima di assumere la carica di Ministro dell’interno, è stato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (governo D’Alema I e II), sottosegretario al Ministero della difesa (governo Amato II) e vice ministro dell’Interno (governo Prodi II), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai servizi segreti nel governo Letta dal 17 maggio 2013 al 22 febbraio 2014 e nel governo Renzi dal 28 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016

Di esperienza e competenze ne ha parecchie.  Chi potrà essere un migliore interlocutore in Unione europea, al G7 e nei consessi internazionali dei leader del mondo? Minniti o la Giannettakis?

Chi dei due potrà discutere, nei frequenti incontri a porte chiuse, di migranti, rifugiati, ISIS e compagnia cantando?

 

Per la mia esperienza personale, vissuta in 40 anni di lavoro accanto a Ministri, sottosegretari, capi di Gabinetto, Capi Legislativi, politici e politicanti vari, vi posso assicurare che ho maturato la convinzione che i politichi devono fare i politici e i professori devono fare i professori.

 

La bravura di un politico si misura nella sua capacità di ascoltare i professori e le loro teorie ed interpretare sul campo quella scelta e reputata giusta.

La bravura del professore si misura nella sua capacità di spiegare al politico i risultati dei suoi studi e perché convenga orientare la politica in quel senso.

 

La scelta di Di Maio appare orientata ad un Governo tecnico che in Italia mai ha dato buona prova.

Beh, dal 5 marzo 2018 si potrà vedere, ma questa, come dice Corto Maltese, è un’altra storia

I GRILLINI CHE NON HANNO VERSATO PARTE DELLA LORO RETRIBUZIONE AL MICROCREDITO NON SONO NE’ LADRI NE’ CORROTTI. Non hanno commesso alcun crimine. Non erano vincolati da alcuna legge a versare quei soldi. Hanno solo rubato un sogno ai loro elettori. Il sogno di un movimento trasparente. Il sogno di un movimento che mantiene le promesse. Il sogno di un movimento che fa politica con meno soldi degli altri. Il sogno di un movimento vicino alla gente. Il sogno di un movimento diverso da tutti gli altri. E quando si infrangono, i sogni non tornano più.

Oggi il “candidato premier” dei Cinquestelle, Luigi Di Maio, con forza, ribadisce un vecchio mantra dei grillini: “multa pesante per chi cambia partito nel corso della legislatura“. Il vecchio mantra è anche una vecchia “fake news”. Non hanno imparato nulla nel corso dei 5 anni di legislatura. Anche se sottoscritto dal candidato, l’irrogzione di una multa (più correttamente una penale, trattandosi di un contratto privato) E’ NULLA, NON VALE NIENTE perché è contraria alla legge e alla Costituzione. Infatti, l’articolo 67 della nostra Carta costituzionale recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato“.

Quindi anche se l’eletto Cinquestelle che ha sottoscritto la volontà di sottoporsi alla “multa” se cambia partito nulla dovrà ai Cinquestelle.

Poi Di Maio sembra, forse, rendersene conto e afferma che, quando saranno al Governo, proporranno l’abolizione del vincolo di mandato. A parte il fatto che dovranno far passare una legge di riforma costituzionale, cerchiamo di capire perché i nostri padri costituenti non hanno voluto il vincolo di mandato.

Se il vincolo di mandato fosse vigente, il Parlamento sarebbe inutile e sarebbe inutile anche il Governo, perché ogni parlamentare dovrebbe votare solo ed unicamente le leggi proposte dal suo partito con il quale ha il vincolo di mandato. Al posto del Parlamento, basterebbe una piccola riunione dei segretari di partito per definire quali leggi i loro “nominati” devono votare. Anche oggi abbiamo un Parlamento di nominati ma, almeno, essi non hanno l’obbligo giuridico di votare secondo il volere del segretario del Partito. Non voglio vivere in un Paese in cui lla Carta fondamentale sancisce lo strapotere dei Partiti

Ricordo, infine, che l‘unica norma costituzionale che riguarda direttamente i partiti politici è l’articolo 49, secondo il quale tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere “con metodo democratico” a determinare la politica nazionale.

Se siete d’accordo, condividete…

 

sergioferraiolo

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