Viviamo in quello che viene comunemente definito “libero mercato”. Vale la pena, però, soffermarsi su come questo principio si traduca concretamente in alcuni settori, in particolare in quello dell’energia.

Chiunque osservi le pubblicità dei fornitori di gas ed energia elettrica si imbatte in slogan ricorrenti: “energia prodotta solo da fonti rinnovabili”, “energia più pulita”, “attenzione all’ambiente”, “gas o elettricità migliori degli altri”. Messaggi che, a un primo impatto, possono risultare convincenti. Con un po’ di riflessione, però, emergono alcune considerazioni pratiche, a meno che io non incorra in un grosso sbaglio.

Nel caso del gas il ragionamento è particolarmente evidente. Le tubature che scorrono lungo le pareti degli edifici sono uniche: dalla condotta principale partono le diramazioni che arrivano ai singoli appartamenti, passando prima per il contatore e poi all’interno delle abitazioni. È difficile immaginare che, nello stesso edificio, appartamenti serviti dalla medesima tubazione ricevano gas di origine o “qualità” diversa in base al fornitore scelto. Se un inquilino al terzo piano sottoscrive un contratto con un fornitore che si definisce “green” e quello al quarto piano sceglie un’offerta più economica, il gas che arriva nelle rispettive cucine è lo stesso. A cambiare è la tariffa applicata, non il prodotto fisico che scorre nei tubi.

Lo stesso principio vale per l’energia elettrica. Anche se i cavi non sono visibili, la rete è unica e indipendente dal fornitore commerciale con cui si stipula il contratto. Di conseguenza, l’elettricità che arriva nelle abitazioni è la medesima per tutti, a prescindere dall’azienda scelta.

Questa distinzione è confermata dal ruolo del gestore di rete. Per fare un esempio concreto, a Roma, in caso di problemi al contatore, di interruzioni di fornitura o di difficoltà nella lettura dei consumi, non ci si rivolge al fornitore commerciale, ma ai gestori della rete: ACEA per l’energia elettrica e Italgas Reti per il gas. Sono loro a gestire infrastrutture, contatori e distribuzione.

Alla luce di ciò, i messaggi pubblicitari che parlano di “energia verde” non vanno intesi come la fornitura, al singolo utente, di un’energia fisicamente diversa da quella che arriva agli altri. È tecnicamente impossibile che sullo stesso cavo elettrico o nella stessa tubazione del gas transitino “tipi” diversi di energia in base al contratto sottoscritto.

È plausibile, invece, che un fornitore acquisti o produca una certa quantità di energia da fonti rinnovabili e la immetta nella rete nazionale, compensando così i consumi dei propri clienti su base contabile. In questo senso, l’energia “verde” non arriva direttamente a casa del singolo utente, ma contribuisce al mix complessivo della rete.

In definitiva, la differenza tra i vari fornitori riguarda soprattutto il prezzo, le condizioni contrattuali e le scelte di approvvigionamento dichiarate dall’azienda, non la natura fisica dell’energia che entra nelle abitazioni. La pubblicità fa il suo mestiere; sta a noi interpretarne correttamente il significato.