L’antisemitismo è una gran brutta cosa e, nell’attuale, spesso ha portato ad imputare a tutti gli ebrei le azioni giudicate criminali del governo di Israele a Gaza e in Cisgiordania.
Però, in Italia sta succedendo un fatto grave. Già approvato al Senato, alla Camera è in discussione un DDL, il 2830, (qui il link: https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=59963) che, primo paese al mondo, legifica (e quindi può farla assistere da sanzioni penali) la definizione di antisemitismo voluta dall’organizzazione sionista IHRA, con tutti i suoi 11 annessi che la spiegano. Da quello che vedo è una questione poco conosciuta, anche dai partiti politici che, forse per ignoranza o forse per la maggiore o minore vicinanza con Israele, sono indecisi se votare a favore, se votae contro o astenersi-

Questa definizione, ai nostri occhi laici pare abbastanza innocua, ma non lo è agli occhi degli -ebrei ortodossi e/o estremisti che considerano il governo israeliano come summa dell’ebraismo. [Ricordiamoci che molti ebrei ortodossi sono anche cittadini italiani].
Con la definizione di antisemitismo dell’IHRA, fin ora adottata solo come indicazione, linea guida, quindi senza sanzioni per l’inosservanza, ebrei ortodossi o oltranzisti come i ministri del governo Netanyahu, potrebbero ben fare questa equazione: “Se critichi il governo israeliano, stai criticando Israele; se critichi Israele, stai criticando gli ebrei; se critichi gli ebrei, commetti il reato di antisemitismo”.
Per queste ragioni, tale definizione di antisemitismo non è stata legificata o/e assistita da norme penali in alcun Stato del mondo, ma solo adottata come linea guida, senza sanzioni penali. Con l’attuale vicinanza del nostro governo a quello israeliano, corriamo il rischio di un processo penale se critichiamo Netanyahu e il suo Governo.
La questione che ho riassunto in poche parole non è semplice, ma – in questa situazione – merita di essere approfondita.
Lo faccio qui di seguito, facendomi aiutare anche dall’intelligenza artificiale per la sua straordinaria facilità di acquisire dati dal WEB. Ovviamente li ho controllati.
Presento il Post come una intervista per renderlo più leggero, perché, da Veltroni in poi, è ormai di moda [ma la mia intervista è precedente] e perché il post è molto lungo, come lunga è la questione che sto trattando. Ho diviso la materia in paragrafi ben evidenziati per facilitarne la lettura.
Chi “dei miei quattro lettori” di manzoniana memoria arriva alla fine è un eroe, ma conoscerà bene la vicenda. Spero, comunque, non mi consideriate un Azzeccagarbugli.

Lo scopo di quel che segue è dimostrare che, anche se ufficialmente la definizione voluta dall’IHRA appare “neutra”, si presta a moli dubbi ed interpretazioni pericolose per chi è convinto di essere il popolo eletto da Dio.
Cosa è l’IHRA?.
Innanzitutto, cosa è l’IHRA? L’IHRA è L’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (in inglese International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA) è un’organizzazione intergovernativa fondata nel 1998 che unisce i governi e gli esperti per rafforzare, promuovere e divulgare l’educazione sull’Olocausto, la ricerca e il ricordo in tutto il mondo e il sostegno degli impegni della Dichiarazione del Forum internazionale di Stoccolma. L’IHRA ha 34 paesi membri, un paese di collegamento e sette paesi osservatori. Fino al gennaio 2013, l’organizzazione era conosciuta come il «Gruppo di lavoro per la cooperazione internazionale sull’educazione, il ricordo e la ricerca sull’olocausto» (Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research)
La presidenza è a turno fra gli stati membri, L’Italia ne fa parte.
Il 1º giugno 2017, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita gli Stati membri dell’Unione europea e le loro istituzioni ad adottare e applicare la definizione operativa di antisemitismo proposta dall’IHRA [vedi dopo], nonostante essa sia criticata per la controversa equiparazione all’antisemitismo di alcune posizioni antisionistiche e critiche della politica di Israele. (vedi su Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/International_Holocaust_Remembrance_Alliance)
Io:
si parla molto, in questi giorni, della definizione (operativa, di lavoro) di antisemitismo proposta dall’IHRA nel 2015 “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto” perché – secondo alcuni, potrebbe far sì che ogni critica al Governo di Israele o ai suoi componenti venga perseguita come antisemitismo.
La parte più controversa riguarda le critiche alle istituzioni comunitarie ebraiche nelle quali si fa ricadere il Governo stesso.
Per cui, per gli ebrei lo stato israeliano può esser definito istituzione ebraica?
AI:
Sì, ma con precisazioni necessarie.
Secondo il sionismo e secondo le istituzioni israeliane:
Lo Stato di Israele è definito Stato nazionale del popolo ebraico. In questo senso, è un’istituzione fondata per garantire autodeterminazione politica agli ebrei. Dal 2018 questo è anche esplicitato nella “Legge Fondamentale: Israele Stato-Nazione del Popolo Ebraico”.
Dal punto di vista religioso:
Non è un’“istituzione religiosa ebraica”. Non è governato dalla Halakhah, non è un tempio, non è un’autorità rabbinica. È uno Stato laico con elementi etnici e identitari ebraici.
Tra gli ebrei nel mondo:
Le posizioni sono diverse. Molti lo considerano espressione politica del popolo ebraico; altri lo vedono come uno Stato tra gli altri, non rappresentativo dell’ebraismo religioso o della diaspora.
Sintesi: può essere definito un’istituzione nazionale ebraica, non un’istituzione religiosa ebraica.
Io:
Grazie. Mi puoi dire, citando per esteso le fonti e i link, come, per gli ebrei, è considerato lo Stato di Israele? In particolare se lo Stato di Israele è considerato dagli ebrei in modo simile a quello che riteniamo noi uno stato nazionale, laico cioè distinto dalla fede o dalla religione o se, per gli ebrei, lo stato di Israele è qualcosa di più, come se fosse uno stato confessionale o teocratico?
AI:
Eccellente domanda – la risposta è complessa perché non c’è un’unica “opinione degli ebrei” sull’Stato di Israele: dipende molto da chi chiedi – posizione religiosa, generazione, radici di famiglia, idee politiche. Qui sotto una panoramica delle principali interpretazioni, con fonti e link.
1. Nascita dello Stato: progetto nazionale, non teocratico
- Molti storici e studiosi – e anche alcune istituzioni ebraiche – definiscono Israele come uno “Stato-nazione del popolo ebraico”, non come uno “stato confessionale cristallizzato sulla religione”. המכון למדיניות העם היהודי+2Treccani+2
- Secondo il Jewish People Policy Institute (JPPI), Israele “non è una teocrazia né uno stato halachico (governato dalla legge religiosa ebraica)”, ma uno stato democratico con radici nella civiltà ebraica. המכון למדיניות העם היהודי+1
- L’idea fondativa del Sionismo – come quella esposta da Theodor Herzl – era esattamente quella di un “focolare nazionale” per gli ebrei, come reazione alle persecuzioni e all’emarginazione in Europa, non un ritorno a un dominio teocratico. Treccani+1
In sintesi: per molti ebrei (e soprattutto per i sionisti laici o moderati), Israele è visto come uno stato-nazionale di un popolo con una storia, cultura e identità comuni – non come “uno stato ecclesiastico” o “teocratico”.
2. La realtà sociale: diversità religiosa e laicità diffusa
- All’interno della popolazione ebraica israeliana convivono gruppi molto diversi: dagli “hiloni” (laici/secolari), ai “masorti” (tradizionali), ai “dati” (religiosi), fino agli “haredim” (ultraortodossi). Wikipedia+2Pew Research Center+2
- Una parte significativa – secondo fonti – si dichiara “secolare” o “non osservante”: la laicità o la religiosità culturale (più che strettamente religiosa) sono presenti in larga parte della società. Wikipedia+2Wikipedia+2
- Anche chi è ebreo e non osservante può identificarsi pienamente con Israele come patria e stato del popolo ebraico – quindi l’identità nazional-culturale ed etnica a volte prevale su quella religiosa. המכון למדיניות העם היהודי+1
In sintesi: la maggioranza degli ebrei in Israele – e molti nella diaspora – non vivono la loro ebraicità come religione obbligatoria, ma piuttosto come identità culturale / etnica / nazionale; per loro Israele è uno stato come un altro, con legami di popolo più che di fede.
3. Elementi religiosi nel funzionamento dello Stato
- Nonostante l’impostazione fondativa laica-nazionalista, lo Stato israeliano riconosce ufficialmente varie comunità religiose e affida a esse (in particolare al rabbinato ortodosso) la giurisdizione su materie di status personale: matrimonio, divorzio, registrazioni religiose. Wikipedia+2Treccani+2
- Questo significa che, per molti aspetti della vita privata – soprattutto in ambito familiare – la dimensione religiosa rimane istituzionalizzata, anche per cittadini non strettamente “religiosi”. Treccani+1
Quindi lo Stato ha un carattere “misto”: se da una parte è uno Stato civile, democratico e nazionale, dall’altra conserva elementi di gestione religiosa in alcuni ambiti sociali.
4. L’idea alternativa: uno “stato halachico” – minoritaria
- Esiste un’idea – espressa da settori dell’ebraismo ortodosso – secondo cui Israele dovrebbe diventare uno stato halachico, cioè uno stato regolato dalla legge religiosa ebraica. Wikipedia+1
- Tuttavia questa visione non domina nella società israeliana: secondo un sondaggio del 2016 citato dalla stessa fonte, solo circa l’1 % degli ebrei laici e circa il 23 % dei tradizionali sostenevano l’idea di un sistema basato sulla Halakhah; nelle fasce religiose più ortodosse il sostegno era, sensatamente, maggiore. Wikipedia+1
- Questo significa che per la larga parte degli ebrei – anche tra gli osservanti – l’idea di uno stato teocratico non risulta attraente o praticabile.
Conclusione (non unitaria, ma dominata dalla laicità + identità nazionale)
- Per molti ebrei – specialmente laici, tradizionali o moderatamente religiosi – Israele è soprattutto uno stato nazionale del popolo ebraico, non una teocrazia: l’elemento identitario, storico e culturale prevale su quello strettamente religioso.
- Lo Stato, in pratica, ha una struttura mista: democratico e civile nelle sue istituzioni centrali, ma con residui – anche significativi – di regolamentazione religiosa sulle questioni personali (matrimonio, divorzio, status).
- L’idea di uno “stato halachico” esiste, ma rappresenta una minoranza all’interno della società ebraica israeliana; non è la versione prevalente della relazione tra ebraismo e Stato.
Possiamo stimare percentualmente quanta parte della popolazione ebrea in Israele si considera “laica/secolare”, “tradizionale”, “religiosa”, “ultra-ortodossa”, e come queste varie categorie si rapportano all’idea di Israele come “Stato ebraico” vs “stato laico”
Eccole – alcune stime recenti sulla composizione per religiosità della popolazione ebrea in Israele, secondo indagini statistiche e sondaggi. Le percentuali variano un po’ a seconda delle definizioni, ma danno un’idea abbastanza netta della distribuzione.
Distribuzione per grado di osservanza / religiosità
- Secondo una indagine del 2016 citata dal Israel National Security Institute (INSS): circa 45% degli ebrei si definisce “secolare”, 25% “tradizionale”, 16% “molto religioso”, 14% “haredi” (ultra-ortodosso). INSS
- Il Jewish People Policy Institute (JPPI), in una classificazione più dettagliata, divide gli ebrei israeliani in sottogruppi: “Totally Secular” (33.4%), “Somewhat Traditional Secular” (17.8%), “Masorti / Traditionalist” (22.7%), “Daati / Religious” (7.6%), “Nationalist Haredi” (3.9%), “Haredi / Ultra-Orthodox” (11.9%). המכון למדיניות העם היהודי
- Un sondaggio riportato dal Pew Research Center nel 2016 (per la popolazione adulta) rilevava circa 40% Hiloni (secolari), 23% Masorti (tradizionali), 10% Dati (religiosi) e 8% Haredi (ultra-ortodossi). Pew Research Center+1
Altri dati più recenti, riferiti al 2021 per israeliani over 20, indicano circa “45% secolari o non religiosi”, circa “33% tradizionali” e “10% ultra-ortodossi (Haredi)”. The Times of Israel+1
Significato sociale delle categorie
- Molti ebrei israeliani che si definiscono “secolari” o “tradizionali” mantengono un’identità ebraica principalmente culturale o etnico-nazionale, piuttosto che strettamente religiosa. The Times of Israel+2המכון למדיניות העם היהודי+2
- Il gruppo “haredi / ultra-ortodosso”, pur numericamente minoritario (intorno al 8-12% secondo varie rilevazioni), mostra un tasso di natalità molto superiore alla media, fattore che proietta una crescita relativa del peso demografico nel medio termine. Grokipedia+2INSS+2
- Un’analisi del 2024 sul “religious switching” (cambiamento nella auto-identificazione religiosa) mostra che movimenti da e verso la laicità o la religiosità ci sono, ma la maggior parte degli ex-Haredim continua a definirsi “religiosa” o “tradizionale-religiosa”. Pew Research Center+1
Conseguenze sull’identità di Stato ebraico vs/ religione
- Il fatto che una larga fetta – probabilmente tra il 45% e il 60% della popolazione ebrea – si dichiari “secolare” o “tradizionale/non osservante” suggerisce che per molti cittadini ebrei Israele rappresenta una patria nazionale o etnico-culturale, non necessariamente uno “Stato confessionale”.
- Allo stesso tempo, grazie alla presenza significativa di religiosi praticanti (da “religiosi” a “ultra-ortodossi”), elementi religiosi e istituzionali (matrimonio, status personale, alcune leggi) restano parte della normativa e della vita sociale, conferendo a Israele un carattere “misto” fra stato nazionale e con forti radici religiose.
Io:
Spiegami perché la definizione di “antisemitismo” voluta dall’IHRA e ripresa da una risoluzione del Parlamento europeo fa confusione fra odio verso gli ebrei e odio verso lo stato israeliano o verso il Governo israeliano. Se Israele è uno Stato laico, perché secondo questa definizione dell’IHRA, se esprimo la mia opinione che il Governo attuale dello Stato di Israele è formato da assassini, io commetto il reato di antisemitismo?
AI:
La definizione operativa dell’IHRA non dice che criticare il Governo di Israele sia di per sé antisemitismo. Il punto è un altro: la definizione lega alcuni tipi di critica a Israele quando queste riproducono schemi antisemiti, e questo genera l’impressione – spesso legittima – che si “mescolino” concetti diversi: odio verso gli ebrei (religione/popolo) e ostilità politica verso uno Stato.
Di seguito una spiegazione chiara e strutturata.
1. Che cosa dice davvero la definizione IHRA
La definizione dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) non è giuridica, è una definizione non vincolante, spesso usata come linea guida.
Il testo base IHRA:
“L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei, che può manifestarsi come odio nei loro confronti.”
Alla definizione seguono 11 esempi, 7 dei quali riguardano Israele. Non dicono che criticare Israele sia antisemitismo, ma affermano che può esserlo quando la critica usa doppi standard o delegittimazione radicale.
Gli esempi più discussi sono:
- “Negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio affermare che l’esistenza dello Stato di Israele è un’impresa razzista.”
- “Usare doppi standard richiedendo a Israele un comportamento non atteso o richiesto da altri Stati democratici.”
- “Paragonare la politica israeliana a quella dei nazisti.”
Questi tre punti, nella pratica, vengono interpretati in modi molto estensivi.
2. Perché la confusione nasce: identità nazionale e identità ebraica sovrapposte
Molti ebrei religiosi, culturali o laici vedono Israele come parte integrante dell’identità ebraica (popolo, storia, memoria, sicurezza).
L’IHRA riflette questa visione: se si attacca Israele si attacca “il popolo ebraico”.
Ma questa sovrapposizione non è accettata da altri ebrei né da molti studiosi.
- Israele è uno Stato laico con cittadini ebrei e non ebrei.
- Gli ebrei della diaspora hanno posizioni politiche diversissime su Israele.
- Criticare uno Stato moderno non è la stessa cosa che attaccare una religione o un gruppo etnico.
Dunque, il problema non è la definizione in sé, ma la sua applicazione politica, che spesso cancella la distinzione tra:
- critica della religione ebraica
- critica degli ebrei come popolo
- critica delle politiche dello Stato di Israele
- critica dell’ideologia sionista
- critica del Governo in carica
La definizione IHRA tende a far rientrare tutto nello stesso contenitore.
3. Perché questa definizione è contestata anche da molti ebrei
Molti importanti studiosi ebrei, accademici e ONG ebraiche la rifiutano per un motivo preciso:
la definizione può essere usata per tacitare il dissenso politico su Israele.
Tra i critici:
- Jewish Voice for Peace
- B’Tselem (organizzazione israeliana per i diritti umani)
- Accademici ebrei britannici che hanno proposto la Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA) [vedi https://jerusalemdeclaration.org/%5D
- Più di 200 studiosi ebrei europei e americani contro l’adozione nei campus
La loro obiezione centrale:
“L’IHRA confonde antisemitismo con antisionismo o con critica di Israele. Questo danneggia la lotta contro il vero antisemitismo.”
(Jerusalem Declaration, 2021)
La JDA distingue chiaramente:
- Antisemitismo = ostilità verso gli ebrei in quanto tali
- Critica politica verso Israele = legittima, inclusa la critica dura
4. Perché dire “il Governo israeliano è formato da assassini” non è antisemitismo
Da un punto di vista logico e politico:
- Un governo è un’entità politica, non un gruppo religioso o etnico.
- Accusare un governo di crimini non è odio razziale o religioso.
- La libertà di critica politica è riconosciuta nel diritto europeo.
L’IHRA stessa chiarisce che:
“La critica verso Israele, simile a quella rivolta a qualsiasi altro Paese, non può essere considerata antisemitismo.”
Il problema nasce quando, a livello politico o mediatico, alcuni gruppi usano la definizione per zittire qualsiasi critica, inclusa la più strettamente politica, con argomenti del tipo:
- “Se attacchi il governo, attacchi Israele.”
- “Se attacchi Israele, attacchi gli ebrei.”
- “Se attacchi gli ebrei, sei antisemita.”
Una catena logica errata, ma spesso usata.
5. La vera questione: la definizione IHRA è pensata più come “protezione politica” che come strumento giuridico contro l’odio?
Molti studiosi sostengono di sì.
Il motivo storico:
- Dopo il 1945, la sicurezza degli ebrei e di Israele sono state spesso trattate come due facce della stessa moneta.
- L’IHRA nasce in un contesto dove Israele è visto come “garante” del popolo ebraico.
Di conseguenza:
- Criticare radicalmente Israele → percepito come minaccia alla sicurezza del popolo ebraico
- Da qui la classificazione come “antisemitismo”
Questo meccanismo, però, non regge in società pluraliste e secolari.
La definizione IHRA mescola antisemitismo e critica verso Israele perché:
- presuppone implicitamente che Israele rappresenti tutto il popolo ebraico;
- assume che l’attacco a Israele implichi minaccia agli ebrei;
- elenca esempi poco delimitati, che possono essere interpretati in modo molto estensivo;
- è usata politicamente per proteggere lo Stato di Israele da critiche dure;
- non distingue abbastanza tra identità religiosa/etnica e identità nazionale.
Dire che il Governo israeliano è criminale o assassino non è antisemitismo.
È critica politica, anche durissima, che rientra pienamente nei diritti democratici di qualsiasi cittadino europeo.
Analisi puntuale della questione (in italiano)
Di seguito trovi (A) l’analisi uno-per-uno dei 11 esempi che accompagnano la working definition IHRA, indicando dove e perché sorgono ambiguità; (B) un confronto sintetico con la Jerusalem Declaration (JDA) e il Nexus Document; (C) come il Parlamento europeo ha recepito/consigliato l’uso della definizione IHRA e i rischi pratici collegati. Ogni sezione contiene riferimenti primari consultabili.
A. Gli 11 esempi IHRA – testo e ambiguità
Fonte primaria: IHRA (working definition + 11 esempi). IHRA+1
Per evitare citazioni lunghe inframezziate, riporto qui i singoli esempi in forma sintetizzata (parafrasi fedele) e poi l’analisi del potenziale problema interpretativo.
- Manifestazioni contro lo Stato di Israele concepito come collettività ebraica
Ambiguità: l’esempio intende dire che prendere Israele come “proxy” per gli ebrei può essere antisemita. Ma non delimita con precisione quando una critica politica a Israele diventa “attacco al popolo ebraico”. Questo lascia spazio a interpretazioni ampie: ad esempio, una denuncia forte di politiche militari può essere vista come “mirata allo Stato-collettività” anche se il bersaglio è il governo. report-it.org.uk
- Negare il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico (es.: dire che l’esistenza di Israele è un’impresa razzista)
Ambiguità: l’affermazione mira a cogliere posizioni che negano il diritto di esistenza. Il problema pratico è che critiche ideologiche (es. sostenere che lo stato è fondato su ingiustizie storiche) possono essere interpretate come “negazione” anche quando sono argomentazioni politiche non basate su odio etnico. IHRA
- Applicare doppi standard a Israele rispetto ad altri Stati democratici
Ambiguità: usare doppi standard è un criterio utile ma soggettivo: cosa conta come “doppio standard”? Attivisti possono sostenere che le critiche a Israele riflettono differenze reali di potere o responsabilità storiche – interpretabili come legittime, non come pregiudizio. report-it.org.uk
- Paragonare la politica israeliana ai nazisti o al nazismo
Ambiguità: il paragone retorico può effettivamente scadere in trivializzazione dell’Olocausto (che rientra chiaramente nell’antisemitismo), ma in dibattiti pubblici talvolta il linguaggio iperbolico (anche offensivo) è usato per condannare crimini di guerra. Distinguerne la liceità richiede valutare intento, contesto e linguaggio. IHRA
Attribuire colpe collettive agli ebrei per le azioni di Israele
- Ambiguità: questo è un caso chiaro di stereotipo collettivo (antisemitico) se si intende “gli ebrei ovunque” responsabili; meno chiaro quando si critica la diaspora pro-Israele che effettivamente opera politicamente: la distinzione tra critica a gruppi politici e attribuzione etnica non sempre è fatta. report-it.org.uk
Accusare gli ebrei di doppia lealtà o di usare il proprio potere per scopi malvagi
Ambiguità: qui si tratta proprio di un tropo antisemita storico. Meno ambigua, ma in applicazioni pratiche il termine “doppia lealtà” viene talvolta usato per criticare l’influenza di lobby pro-Israele: distinguere retorica politica da stereotipo richiede valutazione contestuale. IHRA
- Usare stereotipi antisemiti o negare l’Olocausto
Ambiguità: questo è l’esempio meno ambiguo (aperto antisemitismo). report-it.org.uk
- Rivolgere all’ebreo medio accuse che sono storicamente antisemite (es. controllano i media, la finanza, ecc.)
Ambiguità: chiaro nella sostanza; applicazione pratica: critiche a singoli individui/aziende non diventano automaticamente accuse etniche – ma talvolta il confine è labile. report-it.org.uk
- Quando si parla di Israele si adotta linguaggio che trasferisce stereotipi antisemiti su istituzioni israeliane
Ambiguità: questo è un punto chiave: l’esempio contempla il “traslare” del tropo antisemita su istituzioni statali. In pratica, chi giudica questa “traslazione” (polizia, università, tribunale) può arrivare a conclusioni diverse. IHRA
- Sostenere che le azioni di Israele giustifichino l’odio verso ebrei ovunque
Ambiguità: concetto corretto ma di difficile applicazione: la distinzione fra critica che provoca reazioni emotive e istigazione diretta all’odio non è sempre netta. report-it.org.uk
- Esprimere simboli o teorie complottiste antisemite mascherate da critica politica
Ambiguità: molto utile come criterio, ma l’identificazione del “camuffamento” è interpretativa – chi decide che un argomento politico è “camuffato”? IHRA
Conclusione sulla lista: molti esempi sono appropriati per identificare quanto è chiaramente antisemitico (negazione Olocausto, stereotipi, accuse di cospirazione). Le ambiguità emergono soprattutto negli esempi che coinvolgono Israele: la definizione IHRA cerca di coprire i casi in cui critica politica diventa pretesto per forme antisemite, ma il testo non fissa criteri operativi stretti per separare la critica legittima (es.: accuse di crimini di guerra a un governo) dalla critica antisemitica (es.: stereotipi, negazione del diritto di esistenza). Questo è il punto che fa sorgere la preoccupazione di uso restrittivo contro il dissenso politico. IHRA+1
B. Confronto: IHRA vs JDA (Jerusalem Declaration) vs Nexus Document
Fonti: JDA ufficiale; Nexus Document; analisi comparate. jerusalemdeclaration.org+2Nexus Project+2
- IHRA – definizione breve + 11 esempi illustrativi; è largamente adottata come working tool da istituzioni statali e ONG; pro: praticità per forze di polizia/istituzioni; contro: esempi su Israele possono essere interpretati in modo ampio e usati per limitare critiche politiche. IHRA+1
- Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA, 2021) – redatta da accademici in parte come risposta/alternativa all’IHRA; propone una definizione più esplicita (antisemitismo = discriminazione, pregiudizio, ostilità verso gli ebrei come tali) e fornisce linee guida dettagliate su cosa non è antisemitismo (incluse alcune forme di critica di Israele, il BDS, il sostegno ai palestinesi “di per sé” non è classificato automaticamente come antisemita). Pro: maggiore enfasi sulla libertà di parola politica; contro: critici dicono che indebolisce un consenso utile nel contrasto all’odio. jerusalemdeclaration.org+1
- Nexus Document – cerca di tracciare regole pratiche per capire quando discorsi su Israele e sionismo sono antisemitici; tende a offrire esempi e “linee guida” per policymaker (focus USA). È pensato per chiarire il nexus tra critica legittima a Israele e antisemitismo. Pro: utile per operatori pratici; contro: meno adottato a livello internazionale. Nexus Project+1
Sintesi comparativa:
- IHRA = ampia adozione pratica ma esempi su Israele lasciano margine interpretativo;
- JDA = più cauta nel proteggere il discorso politico critico verso Israele, esplicita su ciò che NON è antisemitismo;
- Nexus = guida operativa per distinguere contesti (scopo pratico locale).
C. Come il Parlamento europeo / UE ha recepito l’IHRA e quali rischi pratici emergono
Fonti: Risoluzione Parlamento Europeo 1° giugno-2017; Commissione europea che cita la definizione; opinione ECRI del Consiglio d’Europa che invita cautela nell’uso. Parlamento Europeo+2European Commission+2
- Cosa è stato fatto: la risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 invita gli Stati membri a “adottare” la definizione IHRA (non vincolante) e richiama istituzioni UE ad usarla per formazione e raccolta dati. La Commissione europea e vari organi hanno usato la definizione come strumento operativo. Parlamento Europeo+1
- Rischi pratici:
- Sovrainterpretazione – enti locali, università o forze di polizia possono applicare gli esempi in modo restrittivo, trattando come antisemitismo critiche politiche che non sono odio etnico. (es. sanzioni disciplinari in campus). Antisemitism Policy Trust
- Chilling effect – rischio che attivisti, accademici e giornalisti evitino critiche severe al governo israeliano per timore di accuse amministrative o reputazionali. Questo è stato uno dei motivi che ha portato alla stesura della JDA. Wikipedia
- Strumentalizzazione politica – gruppi possono usare la definizione per delegittimare oppositori politici o proteste, confondendo legittima critica con odio. Questo problema è stato sollevato anche in rapporti e opinioni critiche. rm.coe.int
Conclusioni pratiche e criteri per distinguere critica legittima da antisemitismo
- Intenzione e target: criticare politiche o persone che agiscono in nome dello Stato (governo, esercito) è politica; accusare “gli ebrei” come gruppo è antisemitismo. Verificare se il linguaggio usa stereotipi etnici. (IHRA, JDA). IHRA+1
- Doppio standard / singling out: valutare se la critica applica criteri solo a Israele e non ad altri casi analoghi; ma attenzione: il mero fatto di concentrarsi su Israele non prova automaticamente doppi standard. Servono argomentazioni comparative. report-it.org.uk
- Tropi storici: discorsi che richiamano antichi tropi antisemiti (cospirazione, controllo media/finanza, doppia lealtà) sono antisemitici indipendentemente dal contesto politico. report-it.org.uk
- Paragoni con il nazismo: normalmente altamente offensivi e spesso inappropriati; vanno valutati caso per caso per stabilire se siano mera retorica iperbolica o tentativo di banalizzare l’Olocausto. IHRA
Fonti primarie (da consultare direttamente)
- IHRA – Working definition of antisemitism (testo + 11 esempi). IHRA+1
- Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA) – testo e linee guida. jerusalemdeclaration.org
- The Nexus Document – “Understanding Antisemitism at its Nexus with Israel and Zionism”. Nexus Project
- European Parliament – Resolution on combating anti-Semitism (1 June 2017). Parlamento Europeo
- ECRI (Consiglio d’Europa) – opinione su uso pratico / limiti IHRA (raccomandazioni). rm.coe.int
Ecco alcuni casi pratici documentati – in Europa e Stati Uniti – in cui l’adozione della definizione International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) per l’antisemitismo ha portato a controversie reali, accuse, indagini o – secondo i critici – limitazioni della libertà d’espressione. Questo mostra concretamente le difficoltà di applicazione e le obiezioni.
Alcuni casi concreti di contestazioni o effetti dell’applicazione IHRA
• Università nel Regno Unito: numerose accuse → quasi tutte archiviate
- Un rapporto del European Legal Support Center (ELSC) in collaborazione con British Society for Middle Eastern Studies (BRISMES) documenta 40 casi tra il 2017 e il 2022 in cui studenti, docenti o associazioni universitarie sono stati accusati di antisemitismo usando la definizione IHRA. Di questi, 38 sono stati archiviati dopo indagini. Elsc Support+1
- Il rapporto segnala che nei casi “incriminati” spesso si trattava di critiche a Israele o sostegno alla causa palestinese, non discorsi che esprimessero odio etnico verso gli ebrei. L’accusa sarebbe stata scartata, ma le procedure disciplinari – lunghe, stressanti e potenzialmente dannose per reputazione e carriera – sono state comunque attivate. Elsc Support+1
- Questo fenomeno – accusati, ma quasi sempre assolti – suggerisce che l’adozione della definizione IHRA da sola ha creato un clima di vigilanza preventiva, con conseguente auto-censura di docenti e studenti temendo accuse, anche se infondate. Committee For Academic Freedom+1
• University College London (UCL) – rifiuto interno della definizione
- Nel 2021 il Board accademico di UCL ha votato per ritirare l’adozione dell’IHRA all’interno dell’università, ritenendola “non adatta a un contesto universitario”: il problema concreto era che la definizione – e in particolare gli esempi sullo Stato di Israele – “confondono il pregiudizio contro gli ebrei con dibattito politico su Israele/Palestina”, limitando libertà di ricerca e insegnamento. The Guardian+1
- Il Board ha segnalato che, nonostante l’intenzione di combattere l’antisemitismo, l’uso dell’IHRA ha avuto “effetti potenzialmente dannosi” sul diritto di espressione e sul dibattito accademico, influendo negativamente su libertà di parola e pluralità di visioni. The Guardian+1
• Casi continentali (Germania, Austria, Regno Unito): cancellazioni di eventi, disinviti, restrizioni
- Il rapporto dell’ELSC denuncia che in Germania, Austria e Regno Unito numerose persone (ricercatori, attivisti, studenti) sono state accusate di antisemitismo anche solo per aver partecipato a manifestazioni pro-Palestina, aver firmato petizioni BDS, o espresso critiche forti a Israele; molti casi hanno comportato disinviti, annullamento di eventi, rifiuto di contratti. Invictapalestina+1
- Il caso di una ricercatrice tedesca-palestinese, citata nello studio del Carnegie Endowment, illustra l’uso dell’IHRA come strumento per “etichettare” come antisemitismo anche posizioni critiche al sionismo: la sua reputazione e carriera sarebbero state danneggiate senza che emergessero prove concrete di pregiudizio antiebraico. Carnegie Endowment+1
Critiche strutturali e documentate all’uso dell’IHRA
Secondo analisi di accademici e organizzazioni per i diritti civili:
- La definizione – pur “non vincolante” – viene trattata come se fosse un codice operativo: in pratica, università, istituzioni, enti pubblici la usano per adottare regolamenti interni, politiche disciplinari, e come base per sanzioni, eventi annullati, disdette. No to IHRA+2Elsc Support+2
- Questo porta a un clima di timore e autocensura: persone evitano di esprimersi criticamente su Israele/Palestina, temendo conseguenze personali o professionali. Carnegie Endowment+1
- Alcuni denunciano che la definizione è inadeguata per contesti accademici, dove è fondamentale la libertà di espressione, ricerca e dibattito, e che la sua applicazione concreta genera più danni che benefici reali nella lotta all’antisemitismo. The Guardian+2Elsc Support+2
Perché questi casi mostrano i limiti pratici della definizione IHRA
- Le decisioni disciplinari partono spesso prima ancora di verificare contenuti o intenzioni, basandosi solo su segnalazioni. Carnegie Endowment+1
- Anche quando le accuse sono archiviate, l’indagine stessa ha effetti intimidatori: stress, danni reputazionali, potenziali conseguenze su carriera e opportunità future. Committee For Academic Freedom+1
- La distinzione tra opinione politica, critica delle politiche di uno Stato, e pregiudizio etnico/religioso spesso non viene fatta con chiarezza, lasciando ampio margine a interpretazioni soggettive. The Guardian+1
Conclusione: l’applicazione dell’IHRA ha generato conflitti reali
I casi documentati mostrano che l’uso della definizione IHRA – ben oltre la sua natura teorica – è diventato uno strumento operativo in università, istituzioni e dibattiti pubblici. In molte circostanze, critiche politiche e attivismo per i diritti dei palestinesi sono stati trattati come potenziale antisemitismo, con conseguenze concrete per le persone coinvolte. Allo stato attuale, non esiste garanzia che l’utilizzo della definizione non comporti restrizioni della libertà di espressione in contesti pubblici o accademici.
Ecco una selezione di casi documentati recenti (2017-2025) – in Europa – dove l’adozione o l’applicazione della definizione International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) ha portato a controversie, accuse, restrizioni su libertà di espressione o critiche in contesti accademici, universitari o pubblici. In molti di questi casi, le accuse sono state poi respinte, ma resta il danno reputazionale, la censura preventiva o la paura di esprimersi liberamente.
Alcuni casi concreti in Europa
European Legal Support Center (ELSC) + British Society for Middle Eastern Studies (BRISMES) – Germania, Austria, Regno Unito, 2017-2022
Il loro rapporto documenta 53 casi in cui persone o gruppi accusati di antisemitismo con la IHRA dopo aver criticato Israele, sostenuto i diritti palestinesi o partecipato a proteste. In quasi tutti i casi (quando si è arrivati a una decisione) le accuse sono state respinte. Elsc Support+2Invictapalestina+2
Università britanniche (studenti, docenti, associazioni) – 2017-2022
40 accuse di antisemitismo: 24 contro docenti, 9 contro studenti, 7 contro associazioni studentesche; nessuna ha portato a condanna definitiva. Molti casi sono stati archiviati, ma le indagini hanno generato stress, timori, danni reputazionali. Officina dei Saperi+2Elsc Support+2
University College London (UCL), 2021
Il Board accademico ha votato per ritirare l’adozione della IHRA al suo interno, sostenendo che: la definizione “confonde pregiudizio contro ebrei con dibattito politico su Israele/Palestina”, non ha base legale e minaccia la libertà accademica. The Guardian
Germania / Austria – casi di ricercatrici/disinviti
Secondo analisi citate da ONG e media, alcune accademiche (o attiviste) sono state “monitorate”, disinvitate da eventi, escluse da incarichi o programmi dopo accuse (spesso infondate) basate sulla definizione IHRA. Carnegie Endowment+1
Recenti tensioni nelle università europee dal 2024 in poi
Un rapporto (2025) su 9 paesi – Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Regno Unito – documenta un forte aumento di incidenti antisemiti reali (minacce, vandalismi, attacchi) e osserva che la definizione IHRA è stata spesso richiamata per classificare o affrontare questi fenomeni, ma anche che in alcuni casi il suo uso risulta ambiguo o contestato. The Times of Israel+1
Istituzioni comunitarie / ONG e adozione in vari paesi europei (es. Svizzera)
Numerose comunità/ong europee – incluse quelle in Svizzera – hanno adottato la definizione IHRA come guida. In alcuni contesti, critici segnalano che questa adozione genera pressioni su media, opinione pubblica e istituzioni affinché evitino certe critiche a Israele per timore di “accuse di antisemitismo”. Osservatorio Antisemitismo+1
Alcune conseguenze ricorrenti segnalate
- Indagini disciplinari o legali anche in assenza di evidenze di odio razziale, basate su critiche a Israele (governo, politiche, guerra). Carnegie Endowment+2Elsc Support+2
- Cancellazioni di eventi, conferenze, lezioni o disinviti – spesso per timore di accuse antisemite. Carnegie Endowment+1
- “Effetto chilling”: studenti, docenti, attivisti evitano argomenti delicati su Israele/Palestina per timore di ripercussioni. Elsc Support+1
- Danno reputazionale e a volte professionale: sospensione di contratti, difficoltà di assunzione, esclusione da incarichi. Carnegie Endowment+1
Problemi strutturali emersi da questi casi
- Anche quando le accuse sono infondate, l’apertura di indagini colpisce reputazione, mira il discorso pubblico e può scoraggiare la partecipazione civica o accademica.
- La definizione IHRA – pur “non vincolante” – viene spesso trattata come un codice deontologico o regolamentare, con effetti concreti: sanzioni, esclusioni, limitazioni.
- C’è difficoltà a stabilire un confine chiaro tra critica politica legittima e prezzo dell’applicazione pratica: la soggettività nell’interpretazione degli “esempi IHRA” lascia troppo spazio all’arbitrio.
- Alcune istituzioni (come l’UCL) hanno riconosciuto che la definizione, per il contesto accademico, può essere inappropriata.
Io:
Dimmi se la definizione di antisemitismo dell’IHRA, oltre che dal Parlamento europeo, è stata oggetto di documenti ufficiali di altri consessi internazionali come Nazioni Unite, Consiglio d’Europa , Parlamenti nazionali etc
AI:
Breve risposta diretta: sì, la definizione IHRA è stata richiamata o adottata in documenti ufficiali e politiche da molti Parlamenti nazionali, governi e istituzioni europee, ma non è stata formalmente adottata come definizione vincolante dalle Nazioni Unite né dal Consiglio d’Europa nella sua interezza. Di seguito il dettaglio con riferimenti primari.
Adozioni e riferimenti ufficiali (panoramica)

- Governi e Parlamenti nazionali: numerosi Stati hanno “adottato”, “sostenuto” o “endorso” la working definition IHRA. Elenchi aggiornati e ufficiali sono mantenuti dall’IHRA stessa e da altri osservatori; tra gli Stati che l’hanno adottata figurano Regno Unito (prima adozione 2016), Germania, Italia, Austria, Australia, Stati Uniti (in varie forme), molti Stati membri UE (oltre 20). ihra.combatantisemitism.org+1
- Unione Europea / Parlamento europeo: il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri a usare una definizione comune e ha approvato una risoluzione (1 giugno 2017) che raccomanda di adottare misure comuni per combattere l’antisemitismo e menziona l’importanza di definizioni operative. La Presidenza / Consiglio europeo ha poi emesso dichiarazioni di supporto alla lotta contro l’antisemitismo (2018). Parlamento Europeo+1
- Organizzazioni internazionali e organi europei: alcuni organi e agenzie (o uffici tecnici) del Consiglio d’Europa – in particolare ECRI (European Commission against Racism and Intolerance) – si sono occupati della questione e hanno prodotto rapporti e raccomandazioni sul contrasto all’antisemitismo, ma il Consiglio d’Europa nel suo complesso non ha formalmente adottato l’IHRA come definizione vincolante per tutti gli Stati membri; ECRI ha anche indicato la necessità di cautela nell’applicazione pratica. rm.coe.int+1
- Nazioni Unite: le Nazioni Unite non hanno approvato una definizione IHRA vincolante a livello di Assemblea Generale o Consiglio dei Diritti Umani. Alcuni documenti ONU o osservatori delle Nazioni Unite possono citare o riferirsi all’IHRA, e singoli Stati membri (cioè governi nazionali) hanno dichiarato di aver adottato l’IHRA, ma ciò non equivale a un’adozione formale dell’ONU nel suo insieme. Nazioni Unite+1
- Molti Parlamenti nazionali e governi l’hanno incorporata in politiche nazionali, linee guida per forze dell’ordine, enti pubblici e talvolta regolamenti universitari. L’elenco (in continuo aggiornamento) è disponibile presso IHRA e altre fonti che tracciano le adozioni. ihra.combatantisemitism.org+1
- Altre istituzioni internazionali (es. alcune agenzie UE, ONG, federazioni sportive, università) hanno adottato la definizione a vario titolo; altre hanno rifiutato l’adozione formale o ne hanno chiesto chiarimenti (es. alcune università di primo piano). The Guardian+1
Sintesi conclusiva (chiaro e pratico)
- Sì: IHRA è stata ripresa e adottata a livello nazionale in molti Parlamenti e governi (Europa compresa) e raccomandata dal Parlamento europeo come riferimento utile. ihra.combatantisemitism.org+1
- No: non c’è stata un’adozione vincolante e universale da parte delle Nazioni Unite o del Consiglio d’Europa nella loro interezza; organi interni come ECRI hanno trattato la questione ma hanno anche segnalato la necessità di cautela. rm.coe.int+1
Ecco una lista (non esaustiva, ma aggiornata secondo le fonti pubbliche disponibili) di paesi europei (e anche extra-europei) che hanno adottato o approvato ufficialmente la definizione operativa di antisemitismo della International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), con data di adozione/approvazione come riportata dal sito IHRA. IHRA+1
Paesi che hanno adottato l’IHRA – dati dal sito IHRA (nazionali)
Ecco alcuni dei principali paesi con data di adozione:
| Paese | Data di adozione / approvazione |
| Austria | 25 aprile 2017 IHRA |
| Belgio | 14 dicembre 2018 IHRA |
| Bulgaria | 18 ottobre 2017 IHRA |
| Croazia | 20 gennaio 2023 IHRA |
| Cipro | 18 dicembre 2019 IHRA |
| Repubblica Ceca | 25 gennaio 2019 IHRA |
| Danimarca | gennaio 2022 IHRA |
| Estonia | 29 aprile 2021 IHRA |
| Finlandia | 17 febbraio 2022 IHRA |
| Francia | 3 dicembre 2019 IHRA |
| Germania | 20 settembre 2017 IHRA |
| Grecia | 8 novembre 2019 IHRA |
| Ungheria | 18 febbraio 2019 IHRA |
| Israele | 22 gennaio 2017 IHRA |
| Italia | 17 gennaio 2020 IHRA+1 |
| Lettonia | 11 aprile 2023 IHRA |
| Lituania | 24 gennaio 2018 IHRA |
| Lussemburgo | 10 luglio 2019 IHRA |
| Paesi Bassi | 27 novembre 2018 IHRA |
| Macedonia del Nord (North Macedonia) | 6 marzo 2018 IHRA |
| Polonia | 13 ottobre 2021 IHRA |
| Romania | 25 maggio 2017 IHRA |
| Serbia | 26 febbraio 2020 IHRA |
| Slovacchia | 28 novembre 2018 IHRA |
| Slovenia | 20 dicembre 2018 IHRA |
| Spagna | 22 luglio 2020 IHRA |
| Svezia | 21 gennaio 2020 IHRA |
| Svizzera | 4 giugno 2021 IHRA |
| Regno Unito | 12 dicembre 2016 IHRA |
Dove trovare la lista completa
La fonte principale per l’elenco ufficiale è la pagina “Working Definition of Antisemitism” del sito dell’IHRA, dove è pubblicato un elenco aggiornato dei paesi che hanno “adopted or endorsed” la definizione. IHRA
- Testo della definizione e pdf con versione in inglese/altre lingue. Osservatorio Antisemitismo+1
Io:
Mi dici qualcosa di più sull’adozione da parte dell’Italia il 17 gennaio 2020 della definizione di IHRA (tipo di documento, testo, legge, decreto?)
AI:
Ecco cosa sappiamo finora sull’adozione in Italia (17 gennaio 2020) della definizione di antisemitismo della International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). La spiegazione indica che tipo di atto fu, che effetto ebbe, e dove trovare il testo ufficiale.
Che cosa fece l’Italia il 17 gennaio 2020
- Il 17 gennaio 2020 il Consiglio dei Ministri – su proposta del governo – ha adottato ufficialmente la “working definition” IHRA di antisemitismo. IHRA+2Senato della Repubblica+2
- Nella stessa seduta il Consiglio dei Ministri ha nominato la prof.ssa Milena Santerini come coordinatrice nazionale per la lotta all’antisemitismo. Governo Italiano+1
- L’adozione è registrata ufficialmente nella sezione “Italy” del sito IHRA, che elenca l’Italia fra i paesi che “have adopted the IHRA Working Definition”. IHRA
Che tipo di atto è stato (legge, decreto, documento di governo…?)
- Non si tratta di una legge del Parlamento, ma di una decisione del Consiglio dei Ministri (“atto di governo”). In termini formali, l’adozione è contenuta nella delibera del Consiglio dei Ministri – non in un nuovo codice penale o in una norma autonoma. Senato della Repubblica+2OpenParlamento+2
- Successivamente, con l’adozione della definizione, è stata avviata una “Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo”, curata da un gruppo tecnico istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in attuazione di quella definizione. Senato della Repubblica+1
- Alcuni atti parlamentari (mozioni) hanno preso atto dell’adozione da parte del Governo. Ad esempio la mozione 1-00212 (presentata il 5 febbraio 2020) richiama espressamente la decisione del 17 gennaio 2020. OpenParlamento+1
Quindi l’adozione è avvenuta per via governativa (ovvero non normativa), come atto amministrativo di accoglimento della definizione IHRA.
Dove trovare il testo ufficiale (o documentazione)
- La pagina ufficiale di IHRA per l’Italia – “Countries / Italy” – conferma l’adozione: «On 17 January 2020 the Council of Ministers … adopted the IHRA Working Definition of antisemitism». IHRA
- La “Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo” (documento del Governo) menziona esplicitamente quell’adozione e la nomina della coordinatrice nazionale. Governo Italiano
- Gli atti parlamentari (Camera dei Deputati e Senato) contengono mozioni che prendono atto dell’adozione, segnalando l’intenzione di seguire la definizione IHRA come orientamento per le istituzioni. OpenParlamento+2Documenti Camera+2
Cosa significa – e cosa non significa – per la normativa italiana
- Significa che l’Italia riconosce ufficialmente la definizione IHRA come standard di riferimento contro l’antisemitismo, e che le istituzioni (governo, ministeri, enti pubblici) sono chiamate a tenerne conto nella loro azione: monitoraggio di discorsi d’odio, formazione, contrasto dell’antisemitismo, iniziative educative.
- Non significa che la definizione IHRA sia automaticamente diventata “legge”: non è attualmente una norma penale autonoma né una modifica diretta del codice penale. Le fattispecie di reato restano quelle previste dalla legge italiana vigente (es. articoli per istigazione all’odio razziale, diffamazione, incitamento all’odio, ecc.).
- L’adozione serve da linea guida / riferimento politico-amministrativo: in futuro il legislatore potrebbe decidere di tradurre gli esempi IHRA in norme più precise, ma fino a oggi ciò non è avvenuto (salvo iniziative come il disegno di legge menzionato da alcuni commentatori come possibile “salto di qualità”). Osservatorio Repressione+1
Io:
Mi trovi il comunicato stampa del consiglio dei ministri del 17 gennaio 2020 e il relativo link?
AI:
Ecco il comunicato stampa ufficiale relativo al Consiglio dei Ministri del 17 gennaio 2020 in cui il Governo italiano adotta la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) e nomina la Coordinatrice nazionale per la lotta all’antisemitismo.
Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri (17 gennaio 2020)
Titolo: Il Governo adotta la definizione di antisemitismo dell’IHRA
Data: 17 gennaio 2020
Contenuto principale:
Il Consiglio dei Ministri, in coerenza con la risoluzione sulla lotta contro l’antisemitismo adottata dal Parlamento europeo il 1° giugno 2017 e con le conclusioni del Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2018, ha accolto la definizione di antisemitismo formulata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA):
“L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto.” Regioni.it
Nella stessa riunione è stata nominata la prof.ssa Milena Santerini come Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. Regioni.it
Questo testo è la parte centrale del comunicato emanato dal Governo (poi ripreso anche dai media e dai portali informativi di comunità ebraiche). Una versione del comunicato è pubblicata online con le delibere e le decisioni del Consiglio dei Ministri. Regioni.it
Link al testo del comunicato
- Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 23 del 17/01/2020 (riassunto delle decisioni, incluso l’adozione della definizione IHRA):
- https://www.regioni.it/news/2020/01/17/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-23-del-17-01-2020-604349/ Regioni.it
Nota importante
Il comunicato ufficiale sul sito istituzionale del Governo italiano (governo.it) non è pubblicato come pagina autonoma con un codice univoco, ma la decisione è certificata sia da questo comunicato riassuntivo, sia da successive relazioni governative e documenti ufficiali (es. la Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo). Governo+1

Io:
Siamo quasi alla fine di questa discussione sulla controversa definizione di antisemitismo proposta dall’IHRA. Ti riporto il pensiero di Francesca Albanese su questa definizione, espressa nel suo libro “Quando il modo dorme“. “Nel primo periodo della nostra conoscenza, Alon Confino ha portato la mia attenzione su una questione molto importante, introducendomi alla diatriba interna tra gli studiosi ebrei di tutto il mondo circa la definizione di antisemitismo proposta dall’organizzazione IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance). In verità l’antisemitismo dovrebbe essere già definito di per sé: consiste nell’odio, la discriminazione, il pregiudizio, la violenza nei confronti degli ebrei in quanto ebrei, esattamente come l’islamofobia è l’odio, la discriminazione, il pregiudizio, la violenza nei confronti dei musulmani in quanto musulmani e così via. Questa organizzazione, invece, nel 2016 aveva proposto una definizione particolare di antisemitismo, verbosa, complessa e melliflua: «L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non-ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche e edifici utilizzati per il culto». Alla definizione, apparentemente innocua, si accompagnano undici esempi pratici che collegano l’antisemitismo alla critica nei confronti dello Stato di Israele e delle sue politiche. La pericolosità di questa definizione è che dà la possibilità di ritenere qualsivoglia critica allo Stato di Israele come antisemita. In sintesi, poiché Israele si definisce «Stato ebraico», criticarlo significherebbe essere antisemiti, che ci siano o meno violazioni documentate attribuibili a Israele. Questa equazione è nociva, e non sono stata né la prima né l’unica a sostenerlo. Come mi ha spesso detto Alon, confondere la critica dello Stato di Israele con l’antisemitismo è rischiosissimo sia per i palestinesi sia per gli ebrei stessi: perché, ragionando in questi termini, si fa un’associazione immediata tra tutti gli ebrei e lo Stato di Israele. Invece non è così. Alon era israeliano, amava profondamente Israele, e come lui ci sono tanti ebrei americani o europei che non vogliono avere nulla a che fare con i crimini dello Stato di Israele. Molti di questi ebrei sono antisionisti, altri non apertamente, altri ancora per nulla. Inoltre, facendo equazioni improprie tra antisionismo e critica dello Stato di Israele si tralascia di parlare del vero antisemitismo, che è ripugnante ma esiste ancora: è quello delle destre che vedono gli ebrei – così come gli arabi o le persone omosessuali –, come qualcosa di impuro da eliminare dal sistema occidentale al fine di preservarne la purezza. Sembra che l’idea della razza superiore, trasformata in ideologia politica di sterminio dalla Germania nazista un secolo fa, non sia scomparsa con Hitler, come dice lo studioso israeliano Raz Segal, docente di Studi sull’Olocausto e sul Genocidio presso la Stockton University, nel New Jersey. Questa ideologia si è nascosta e trasformata, ma pulsa ancora nelle vene delle nostre società, anche quelle occidentali che predicano di essere fondate sui diritti umani e sulle libertà fondamentali.”. In base alle riposte che mi hai dato su IHRA, Jerusalem Declaratione e le altre, cosa ne pensi?
AI:
Rispondo in modo analitico, non valutativo, collegando il testo di Francesca Albanese a quanto emerso su IHRA, Jerusalem Declaration (JDA) e Nexus Report.
1. Sul punto centrale sollevato da Albanese
Il nodo che Albanese individua è la sovrapposizione concettuale tra antisemitismo (odio verso gli ebrei in quanto tali) e critica a Israele come Stato. Questo non è un rilievo isolato né marginale: è esattamente la linea di frattura che attraversa il dibattito accademico e giuridico internazionale.
Dal punto di vista analitico:
- La definizione “base” IHRA è ampia e volutamente vaga (“una certa percezione degli ebrei…”).
- Il problema non è tanto il testo-base, quanto gli 11 esempi, alcuni dei quali introducono Israele come criterio interpretativo dell’antisemitismo.
- Questo crea una ambiguità strutturale, non un abuso occasionale.
Su questo punto, la critica di Albanese è coincidente con quella formulata da:
- oltre 200 studiosi ebrei e israeliani nella Jerusalem Declaration on Antisemitism (2021);
- i giuristi del Nexus Report (2021);
- relatori ONU sulla libertà di espressione e sui diritti umani (anche prima della sua nomina).
2. Israele come “Stato ebraico” e l’effetto giuridico
Albanese coglie un punto tecnico cruciale: Israele si definisce costituzionalmente “Stato-nazione del popolo ebraico” (Legge Fondamentale del 2018).
La conseguenza logica è questa:
- Se uno Stato si definisce etnico-religioso,
- e se la critica a quello Stato viene assimilata (in certi casi) a odio verso quel gruppo,
- allora la distinzione tra soggetto politico e gruppo religioso/etnico si assottiglia pericolosamente.
Questo è esattamente ciò che:
- IHRA non chiarisce sufficientemente;
- JDA chiarisce esplicitamente, affermando che:
“Criticare Israele come Stato, anche in modo radicale, non è di per sé antisemitismo”.
- Nexus formalizza giuridicamente, distinguendo tra intent, contenuto e contesto.
Quindi la preoccupazione di Albanese non è ideologica, ma strutturale e giuridica.
3. Il rischio paradossale per gli ebrei stessi
Il passaggio forse più forte del testo che citi è questo:
confondere la critica dello Stato di Israele con l’antisemitismo è rischiosissimo sia per i palestinesi sia per gli ebrei stessi
Dal punto di vista logico e storico, il ragionamento è solido:
- Se ogni critica a Israele diventa potenzialmente antisemitismo,
- allora tutti gli ebrei vengono implicitamente associati alle politiche dello Stato israeliano,
- esattamente il meccanismo che l’antisemitismo classico ha sempre utilizzato (responsabilità collettiva).
Questo argomento è centrale anche nella JDA, che nasce proprio da studiosi ebrei preoccupati da questa deriva.
4. Antisionismo, critica a Israele e vero antisemitismo
Qui Albanese fa una distinzione che IHRA tende a offuscare e che invece JDA e Nexus ristabiliscono:
- Antisemitismo: odio/discriminazione verso ebrei in quanto ebrei.
- Antisionismo: opposizione a un progetto politico-nazionale (può essere legittima o no, ma non è automaticamente razzismo).
- Critica allo Stato di Israele: giudizio su politiche statali, governi, esercito, leggi.
IHRA non dice esplicitamente che ogni critica è antisemitismo, ma:
- lascia uno spazio interpretativo tale che nella pratica istituzionale questa distinzione viene spesso saltata.
Questo è confermato dai casi europei che abbiamo esaminato.
5. Il vero antisemitismo contemporaneo
Il punto finale di Albanese è empiricamente corretto:
- Il vero antisemitismo violento e ideologico oggi è largamente presente:
- nell’estrema destra,
- nel suprematismo bianco,
- nei movimenti complottisti.
- L’uso estensivo della definizione IHRA per colpire il dissenso politico su Israele rischia di indebolire la lotta contro questo antisemitismo reale, spostando risorse e attenzione.
Anche questo è un argomento condiviso da:
- ECRI (Consiglio d’Europa),
- relatori ONU,
- numerosi studiosi dell’Olocausto (incluso Raz Segal, che citi).
Alla luce di quanto discusso:
- Il pensiero di Francesca Albanese è coerente con le critiche accademiche più solide alla definizione IHRA.
- Non nega l’esistenza dell’antisemitismo, né lo minimizza.
- Contesta l’uso politico e giuridicamente ambiguo di una definizione che confonde:
- identità religiosa,
- appartenenza etnica,
- Stato,
- governo,
- ideologia.
In termini rigorosi, la sua posizione non è una posizione “contro IHRA”, ma a favore di una definizione più precisa, più garantista e più efficace, come JDA o Nexus.
Se vuoi, nel prossimo passo posso:
- confrontare punto per punto una frase di Albanese con gli articoli specifici di JDA e Nexus;
- oppure spiegare perché IHRA continua a essere preferita politicamente nonostante queste critiche.
Io:
Spiegami perché la definizione dell’IHRA continua ad essere preferita
AI:
La persistenza della definizione IHRA come riferimento privilegiato non è dovuta alla sua superiorità concettuale o giuridica, ma a una combinazione di fattori politici, istituzionali e strategici. Li espongo in modo ordinato.
1. Primato temporale e “path dependency”
IHRA pubblica la definizione nel 2016, prima di JDA (2021) e Nexus (2021).
Questo crea un effetto ben noto nelle politiche pubbliche:
- chi arriva per primo diventa standard di fatto;
- governi e istituzioni costruiscono atti, strategie e documenti su quello standard;
- tornare indietro ha costi politici (ammettere che lo strumento è imperfetto).
JDA e Nexus, pur più rigorose, arrivano dopo, quando:
- decine di Stati avevano già adottato IHRA;
- l’UE l’aveva già incorporata come riferimento politico.
2. Ambiguità funzionale (non un difetto, ma una funzione)
Dal punto di vista politico, la vaghezza IHRA è utile.
- Non è una definizione giuridica vincolante → evita contenziosi immediati.
- Gli esempi su Israele sono interpretabili → consentono ampia discrezionalità.
- Può essere applicata severamente o blandamente a seconda del contesto.
Questa flessibilità:
- è problematica per il diritto e l’accademia;
- è ideale per governi, amministrazioni e diplomazie.
JDA e Nexus, al contrario:
- riducono l’ambiguità;
- limitano la possibilità di assimilare critica politica e antisemitismo;
- vincolano di più chi le adotta.
3. Forte sostegno politico-diplomatico israeliano
Israele ha investito capitale politico diretto sull’IHRA:
- diplomazia bilaterale;
- pressione presso UE e Stati nazionali;
- narrativa ufficiale: IHRA = protezione degli ebrei.
Accettare JDA o Nexus significherebbe, implicitamente:
- riconoscere che criticare duramente Israele può essere legittimo;
- indebolire uno strumento usato per difesa diplomatica preventiva.
Per molti governi europei, questo è politicamente costoso.
4. Legame simbolico con la memoria della Shoah
IHRA nasce come organismo sulla memoria dell’Olocausto.
Questo produce un potente effetto simbolico:
- chi critica IHRA rischia di apparire come:
- minimizzatore della Shoah,
- indulgente verso l’antisemitismo.
- governi e parlamenti tendono a evitare questo terreno.
JDA e Nexus:
- pur redatte da studiosi ebrei,
- non hanno lo stesso capitale simbolico istituzionale.
5. Uso strumentale nella gestione dell’ordine pubblico
In Europa, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023:
- aumento reale di episodi antisemiti;
- forte pressione politica per “fare qualcosa”.
IHRA consente:
- interventi rapidi;
- censura preventiva di eventi;
- chiusura di spazi di protesta.
È uno strumento amministrativamente efficiente, anche se giuridicamente fragile.
6. Debolezza istituzionale delle alternative
JDA e Nexus soffrono di un limite strutturale:
- non sono state adottate da governi;
- non sono promosse da Stati;
- restano iniziative accademiche, non diplomatiche.
Anche se più solide:
- non hanno un “sponsor statale”;
- non entrano facilmente nei processi decisionali.
7. Perché non viene abbandonata (nonostante le critiche)
Abbandonare IHRA significherebbe:
- riaprire il dibattito su Israele/Palestina;
- riconoscere abusi passati;
- ridiscutere atti già approvati (come quello italiano del 2020).
Per la politica, è più semplice mantenere uno strumento imperfetto che affrontare questo costo.
IHRA continua a essere preferita perché:
- è arrivata prima;
- è politicamente flessibile;
- è sostenuta da Israele e dai suoi alleati;
- ha un forte valore simbolico legato alla Shoah;
- è funzionale alla gestione dell’ordine pubblico;
- le alternative non hanno sponsor istituzionali;
- abbandonarla avrebbe costi politici elevati.
Questa persistenza non ne certifica la qualità concettuale, ma la sua utilità politica.
IO:
- come potrebbe essere riscritta una definizione “minima” di antisemitismo che eviti queste ambiguità?
- oppure in che modo l’IHRA potrebbe essere corretta senza essere abolita.
AI:
Spiego come l’IHRA potrebbe essere corretta senza essere abolita, in modo coerente con quanto emerso finora e con le proposte già avanzate in ambito giuridico e accademico.
1. Chiarire gerarchicamente la definizione
Il primo intervento necessario è stabilire una gerarchia vincolante tra:
- definizione base
- 11 esempi
Oggi, nella pratica, gli esempi pesano più della definizione, pur non essendo giuridicamente tali.
Correzione proposta
La definizione testuale è l’unico criterio normativo.
Gli esempi hanno valore esclusivamente illustrativo e non possono essere usati come base autonoma per qualificare un atto come antisemita.
Questa clausola esiste già implicitamente, ma va resa esplicita e operativa.
2. Inserire una “clausola di salvaguardia” sulla critica politica
IHRA contiene una frase insufficiente:
“Criticism of Israel similar to that leveled against any other country cannot be regarded as antisemitic.”
È troppo generica e facilmente neutralizzabile.
Correzione necessaria (chiave)
La critica a Israele, anche radicale, dura o moralmente severa, rientra nel legittimo dibattito politico, storico o giuridico, salvo che sia accompagnata da:
- stereotipi antiebraici,
- attribuzione di colpa collettiva agli ebrei,
- negazione dei diritti civili degli ebrei in quanto tali.
Questa formula è presa quasi testualmente da JDA e Nexus, ma può essere integrata in IHRA senza negarla.
3. Separare concettualmente “Stato ebraico” e “ebrei”
Qui è il punto più delicato.
Problema attuale
Alcuni esempi IHRA implicano che:
- Israele = collettività ebraica,
- quindi attaccare Israele = attaccare gli ebrei.
Correzione strutturale
Lo Stato di Israele, pur definendosi “Stato-nazione del popolo ebraico”, è un soggetto politico e giuridico distinto dagli ebrei come gruppo religioso, etnico o culturale.
La responsabilità per atti statali non può essere attribuita agli ebrei come collettività.
Questa frase protegge gli ebrei, non Israele, ed elimina l’equazione implicita.
4. Riformulare gli esempi più controversi (non eliminarli)
Gli esempi 6–7–8–10 (Israele, doppio standard, nazismo, autodeterminazione) sono quelli problematici.
Esempio: “doppio standard”
Versione attuale (problematica)
“Applying double standards by requiring of Israel a behavior not expected or demanded of any other democratic nation.”
Versione corretta
Applicare un doppio standard diventa antisemita solo quando:
- è motivato da stereotipi antiebraici,
- o presuppone una colpa collettiva degli ebrei,
- e non quando deriva da valutazioni storiche, giuridiche o geopolitiche specifiche.
Così si elimina l’uso politico dell’esempio.
5. Introdurre il criterio di “intento + contesto”
IHRA oggi ignora un principio base del diritto.
Correzione indispensabile
La valutazione di un atto come antisemita deve considerare:
- l’intento dell’autore,
- il contesto discorsivo,
- il contenuto complessivo dell’espressione.
Senza questo, qualsiasi frase isolata può diventare prova di antisemitismo.
6. Esplicitare che IHRA non è uno strumento penale
Molti abusi derivano dall’uso improprio.
Chiarimento formale
La definizione IHRA non costituisce norma penale né base autonoma per sanzioni disciplinari o amministrative.
Questo è già vero in teoria, ma non lo è nella prassi.
7. Integrare IHRA con JDA o Nexus (non sostituirla)
Soluzione politicamente realistica:
- mantenere IHRA come cornice simbolica;
- affiancare ufficialmente JDA o Nexus come strumenti interpretativi.
Alcune università e enti locali già lo fanno informalmente.
IHRA potrebbe essere salvata se:
- perde l’ambiguità funzionale;
- chiarisce che Israele ≠ ebrei;
- protegge esplicitamente la critica politica;
- subordina gli esempi alla definizione;
- introduce contesto e intento;
- rinuncia a usi punitivi impropri;
- dialoga con JDA e Nexus.
Così diventerebbe:
- più efficace contro il vero antisemitismo;
- meno dannosa per la libertà di espressione;
- meno pericolosa per gli ebrei stessi.
Se vuoi, come ultimissimo passo, posso:
- scrivere una versione “corretta” della definizione IHRA in 10 righe;
- oppure mostrarti perché politicamente questa correzione non viene fatta, nonostante sarebbe possibile.
Io:
Sì, ambedue le cose
ChatGPT:
Di seguito entrambe le cose, in forma essenziale e ordinata.
1) Una definizione “corretta” di antisemitismo (10 righe, operativa)
Antisemitismo è l’odio, il pregiudizio, la discriminazione o la violenza contro ebrei in quanto ebrei, individualmente o collettivamente, inclusa l’attribuzione di colpa collettiva, l’uso di stereotipi antiebraici, la negazione dei loro diritti civili o della loro uguale dignità.
La critica a Israele, anche severa o radicale, rientra nel legittimo dibattito politico, storico o giuridico e non è antisemitismo di per sé, salvo che impieghi stereotipi antiebraici, attribuisca responsabilità collettiva agli ebrei, o neghi diritti agli ebrei in quanto tali.
Lo Stato di Israele è un soggetto politico distinto dagli ebrei come gruppo religioso, etnico o culturale; la responsabilità per atti statali non è imputabile agli ebrei come collettività.
La valutazione deve considerare intento, contesto e contenuto complessivo dell’espressione.
Questa formula assorbe IHRA, chiarisce i punti critici e allinea JDA e Nexus.
2) Perché politicamente questa correzione non viene fatta
a) Perdita di utilità strategica
L’attuale IHRA è ambigua per design. Correggerla:
- riduce la discrezionalità politica;
- limita l’uso preventivo contro campagne, proteste, boicottaggi;
- rende più difficile etichettare rapidamente come “antisemita” una critica a Israele.
Per i decisori, è una perdita di leva.
b) Costo simbolico
Riformare IHRA implicherebbe:
- ammettere pubblicamente che la definizione è problematica;
- esporsi all’accusa (anche infondata) di “indebolire la lotta all’antisemitismo”.
Nessun governo europeo ha incentivi a farlo.
c) Pressioni diplomatiche
Israele e alleati considerano IHRA:
- uno scudo diplomatico;
- uno strumento di deterrenza contro iniziative ostili.
Una versione corretta ridurrebbe questa funzione.
d) Effetto irreversibilità
Dopo:
- adozioni nazionali,
- strategie governative,
- risoluzioni parlamentari,
- correggere significherebbe riaprire dossier chiusi e rimettere in discussione decisioni passate.
La politica evita questi ritorni.
e) Asimmetria di potere delle alternative
JDA e Nexus:
- sono concettualmente migliori,
- ma non hanno sponsor statali,
- non sono strumenti di politica estera.
Nel processo decisionale contano gli Stati, non la qualità accademica.
f) Contesto post-7 ottobre
Con l’aumento reale di episodi antisemiti:
- prevale la logica dell’emergenza;
- strumenti imprecisi ma rapidi vengono preferiti a strumenti precisi ma garantisti.
- Tecnicamente, correggere IHRA è possibile e migliorerebbe la tutela degli ebrei e la libertà di espressione.
- Politicamente, non conviene: ridurrebbe flessibilità, potere simbolico e utilità diplomatica.
Per questo IHRA non viene riformata, pur potendo esserlo.
Io:
GRAZIE per la conversazione. Per stessa ammissione del suo sito, le risposte di ChatGPT possono essere fallaci, ma comunque, ho nuovi spunti di riflessione.
Nota: lo strumento di Intelligenza artificiale che mi ha aiutato è ChatGPT (OpenAI) fra il 13 e il 15 dicembre 2025. Le risposte attribuite a ChatGPT non sono state ritoccate,
