Tornerà in Italia. Ma, se per Patrik è una bella notizia, la concessione della grazia, nel contesto generale dei diritti civili, non è proprio una bella notizia. Ricapitoliamo. La settimana scorsa Patrik Zaki è stato condannato in via definitiva (senza possibilità di appello) a tre anni di reclusione per aver scritto (accuse risibili da noi) che la minoranza cristiano copta (alla quale egli stesso appartiene) è discriminata in Egitto.
È questo il punto nodale: scrivere queste cose in Egitto è e resta reato. Patrik Zaki ha ottenuto la grazia, ma la grazia si concede ad un condanbato, ad un colpevole, non ad un innocente. Visto che la sentenza di condanna è inappellabile, per la legge e la giustizia egiziana, Zaki, rimane condannato e colpevole. Ciò significa che il suo comportamento è stato giudicato illegale dalla giustizia e che chiunque altro scriva le stesse cose sarà giudicato colpevole e condannato. Senza il paracadute dei riflettori della solidarietà internazionale che, per fortuna, su Zaki non si sono mai spenti. Chissà se verremo mai a sapere del perché della grazia: implicito riconoscimento dello errore? Scambio con il caso Regeni? Interessi economici? In ogni caso una brutta pagina per i diritti civili. Sentenza definitiva di condanna (il regime non si può neppure blandamente criticare) ma accompagnata da un gesto di clemenza, la grazia, prodromico a chissà quali richieste.
Brutta profezia. Siamo tutti abituati al fenomenale algoritmo di Google, che, con un po’ di esperienza, ti trova nel web tutto quello che vuoi.
Secondo me tutto questo finirà presto, colpa dell’ingordigia umana.
Tutti voi sapete come funziona l’algoritmo di Google: Il sistema confronta la stringa di ricerca non solo con le parole immesse, ma anche con le stringhe ricercate più di frequente.
Se io cerco qualcosa sul gioco della morra, sarà più facile che i primi risultati si riferiscano all’ex grillino Morra che al gioco.
Tutto questo è aggravato dalla possibilità di “sponsorizzare” siti e stringhe di ricerca, pagando una provvigione a Google perché siano preferiti ad altri simili e mostrati per primi.
E qui il difetto si amplifica.
Se io ho un residence chiamato “Fonti Egeria” e dò un pacco di soldi a Google, tutte le ricerche sulla famosa fonte Egeria di Roma saranno indirizzate sul residence “Fonti Egeria” i cui risultati compariranno per primi, relegando quelli sulla storia (interessante) della fonte Egeria agli ultimi posti.
Ricerche di questo tipo producono l’effetto perverso di aumentare sempre di più la ricorrenza e la primigenia nella lista di ricerca di siti sponsorizzati che, aumentando la frequenza di rilevazione, faranno sparire quelli invece agganciati a siti reali perché l’algoritmo “pensa”: è questo che vogliono i ricercatori!.
Il risultato errato diventa fonte di molti altri risultati errati.
Stamattina ho perso un ora a cercare le norme ICAO regolatrici di cosa è possibile inserire nel bagaglio registrato di stiva di un aereo. Vi assicuro che i risultati, per qualsiasi stringa di ricerca, facevano riferimento a compagnie aeree che offrono viaggi (sponsorizzate), a siti clicbait (sponsorizzati), a siti di vacanze (sponsorizzati). Gli unici pertinenti erano sulle norme per il trasporto dei liquidi nei bagagli a mano, cosa assai risaputa.
A volte, per ottenere un risultato decente, aggiungo a qualsiasi stringa di riceca la parola “wikipedia”; così se l’enciclopedia del web ha trattato quell’argomento, otterrò un risultato accettabile.
In questo momento l’intelligenza artificiale è in netto vantaggio. Siti come https://chat.openai.com/ forniscono, per ora risultati più accettabili e senza siti “di pubblicità”. ovviamenta, a domanda precisa (in italiano) ChatGpt ha risposto subito e precisamente
Ho paura che se la cosa continua, Google morirà presto.
Pare accertato che “Bella Ciao” non era fra i canti partigiani e non fu mai cantato da essi.
Cominciò ad essere famoso solo negli anni ’60.
Nel testo: “«Una mattina mi son svegliato o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor.
O partigiano portami via o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao o partigiano portami via che mi sento di morir.
E se io muoio da partigiano o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao e se io muoio da partigiano tu mi devi seppellir.
Seppellire lassù in montagna o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao seppellire lassù in montagna sotto l’ombra di un bel fior.
E le genti che passeranno o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao e le genti che passeranno mi diranno che bel fior.
E questo è il fiore del partigiano o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao e questo è il fiore del partigiano morto per la libertà.»”
Nl testo, dicevo, non c’è alcun riferimento a ideologie politiche, solo un grido per la libertà perduta a causa dell’invasor e la voglia di combattere l’invasore.
Tanto è vero che, almeno alle origini non aveva connotazioni politiche è dato dal fatto che fu cantata anche al congresso che elesse Benigno Zaccagnini alla Segreteria della DC, movimento non certo di sinistra.
Quello che è certo che la Destra, non si sa perché, se l’è presa con questa canzone che, ripeto, è solo un grido di libertà contro l’invasore, e – furia di dire che sia un canto comunista – magari qualcuno ci crede.
E la connotazione politica “a sinistra” di Bella ciao è un fatto tutto italiano. La canzone famosissima nel mondo è cantata sempre quando si lotta contro un invasore, un po’ come il canto degli ebrei in “Và Pensiero” di Giuseppe Verdi:” Saluta le rive del Giordano, E le torri distrutte di Sion! Oh mia Patria, così bella ma perduta, Oh ricordo così caro, ma così doloroso.”
Ma non solo…..
Tra le innumerevoli esecuzioni spicca anche quella del musicista bosniaco Goran Bregović, (non certo uomo di sinistra) che la include regolarmente nei propri concerti, e che ha dato al canto popolare un tono decisamente balcanico (contro l’invasione della Bosnia).
Durante le proteste dell’ottobre 2011, il movimento Occupy Wall Street, gli indignados a stelle e strisce, intonò Bella ciao.[56]
Il candidato socialistaFrançois Hollande ha scelto il canto popolare dei partigiani dell’Emilia-Romagna per concludere un suo discorso in occasione delle elezioni presidenziali 2012, tra gli applausi della folla.[57]
Bella ciao, in italiano, è stata anche cantata a Parigi dall’attore comico francese Christophe Alévêque durante le commemorazioni funebri delle vittime della strage avvenuta nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo: nel corso di una cerimonia pubblica di sostegno del giornale (trasmessa in diretta l’11 gennaio 2015 da France 2),[60] e durante il funerale del fumettista Bernard Verlhac, detto “Tignous” (trasmesso in diretta da BFMTV).
Nella rivoluzione sudanese del 2018 e 2019 alcuni ribelli hanno intonato la canzone, realizzando anche una cover del brano.[63]
Nel 2019 viene fatta una canzone inglese, Do it now, con un nuovo testo sulle note di Bella ciao per i cambiamenti climatici.
Sempre nel 2019, viene cantata all’aeroporto di Barcellona dai manifestanti per l’indipendenza della Catalogna per protestare contro le condanne inflitte a dodici leader catalani.[64]
Nel 2019 anche i manifestanti cileni cantano e suonano Bella ciao mentre si ritrovano in Plaza Italia per protestare contro il presidente Sebastián Piñera e per chiedere riforme economiche e cambiamenti politici.[65]
Durante l’invasione russa dell’Ucraina del 2022, una versione in lingua ucraina è stata cantata da diversi soldati come forma di resistenza ed opposizione agli invasori russi.
Nel settembre 2022 viene cantata una versione in lingua persiana di Bella Ciao durante le proteste antigovernative in seguito alla Morte di Mahsa Amini.
Come si vede, le occasioni più varie, di destra di sinistra accumunate solo dal desiderio di libertà contro l’invasore.
Per concludere, eccone qualche esempio. Domani cantiamola a squarciagola, non perché siamo comunisti o di sinistra, ma perché il 25 aprile 1945 ci siamo liberati dall’invasor
C’è solo l’imbarazzo della scelta nel riferire le ultime “perle” di questo pseudogoverno
Da dove iniziamo? Dalle gite turistiche imposte alle navi ONG per arrivare al più lontano porto sicuro?
Dalla guerra su tutto l’orbe terracqueo agli scafisti o presunti tali, visto che ci siamo accorti che parecchi “scafisti” che abbiamo arrestato altro non sono che poveri diavoli messi con la forza al timone dai veri trafficanti?
Oppure dal nuovo nemico, il nuovo responsabile degli sbarchi che siamo noi, perché gli sbarchi avvengono perché l’opinione pubblica è favorevole agli sbarchi e ai salvataggi?
Oppure dalle vittime delle fosse ardeatine, uccisi, secondo la premier, “solo perché italiani”. A parte la pratica impossibilità per i tedeschi di compiere la turpe rappresaglia contro cittadini spagnoli, britannici o tedeschi, la premier “dimentica” di dire che le liste non furono compilate da tedeschi, bensì da italiani fascisti che vi inserirono ebrei e antifascisti.
Neppure sui rapporti con l’Europa so da dove cominciare.
Forse dalla manifesta soddisfazione della nostra Presidente del Consiglio per le conclusioni del Consiglio europeo sull’immigrazione? Peccato che il documento ufficiale del Consiglio europeo releleghi l’immigrazione fra le “varie ed eventuali” con cinque righe ove rimanda tutto a giugno. Rinvio ormai di prassi.
Oppure dell’isolamento in cui siamo stati posti o dalle valle sulla comunicazione? Il Governo ha sostenuto che l’Europa rivedrà la posizione italiana sul PNRR fra un mese, modo elegante di riferire l’amara verità: LA Commissione ha bloccato I trasferimenti PNRR perché non abbiamo raggiunto gli obiettivi programmati e, secondo il Ministro Fitto non li raggiungeremo.
Oppure vogliamo raccontare della contrarietà espressa sulla fine dei motori a scoppio entro il 3035 con la scusa che la filiera della automobile è il perno dell’industria italiana? Forse una volta. Oggi non esistono più case automobilistiche italiane. Stellantis, ex Fiat con sede in Olanda si è già schierata per il passaggio all’elettrico. Siamo ancora forti nella componentistica, ma, caro Governo, le auto elettriche, come quelle tradizionali hanno anche esse i freni, gli interni, i cruscotti etc. etc. Perché allora assumere questa posizione perdente e continuare a spendere I soldi delle bollette elettriche degli italiani per montare colonnine di ricarica a bassa intensità che impiegano 7 ore a ricaricare una autovettura? Roba inutile.
Parliamo sempre di falsità della comunicazione. Ieri il Consiglio dei ministri, prima nazione al mondo, ha votato il divieto di produzione, commercializzazione e assunzione di “alimenti” artificiali, che proprio artificiali non sono: è ormai prassi medica comune per curare gravi ed estese lesioni, prendere alcune cellule staminali (indifferenziate) del paziente, farle riprodurre e applicare la nuova pelle, identica alla precedente sulla parte ustionata. Ecco, il procedimento della “carne artificiale” è proprio questo, con cellule staminali prese da un muscolo di un bovino e fatte riprodurre, molto meno traumatico di quello descritto dall’attuale maggioranza come derivato direttamente da Frankstein o da Maga Magò.
Per carità di patria accenno solamente ad alcune uscite parecchio infelici come dichiarare che la procreazione eterologa è peggio della pedofilia. Oppure sviare l’attenzione da un problema attuale e urgente come la trascrizione nei registri dello stato civile di bambini già nati all’estero da genitori del medesimo sesso con l’aiuto del seme o dell’utero altrui ad una lotta senza senso contro le unioni omosessuali.
O il nuovo codice degli appalti? Draghi aveva dato al Consiglio di Stato il compito di scriverlo per rientrare, entro il 31 marzo 2023, nella tempistica del PNRR. Il Consiglio di Stato ha terminato la sua opera nel dicembre scorso. Il Governo ha impiegato questi 3 mesi per liberalizzare del tutto u subappalti, per elevare la soglia oltre la quale è vietato l’affidamento diretto. Sì, andrà tutto più veloce, ma si sono dimenticati di aumentare i controlli, almeno quelli a posteriori. Corruzione e cemento depotenziato a gogò.
Ovviamente i gestori di stabilimenti balneari e gli “ambulanti” continuano a svolgere tranquillamente la loro attività incuranti dell’infrazione (che pagheremo tutti noi) per violazione alle regole della concorrenza.
I motivi sono noti. I nove gestori ai quali lo Stato ha appaltato lo Spid (qui la storia: https://it.wikipedia.org/wiki/SPID) battono cassa. I ricavi dell’incremento di traffico derivante dall’essere gestore non compenserebbero i costi.
I contratti scadono il 22 aprile 2023, ma è improbabile che Spid si fermi, almeno fino a giugno: non si possono lasciare in braghe di tela 23 milioni di italiani che lo usano con soddisfazione.
Voci vere? Proclami? Intenzioni destinate, come tante, a perdersi?
Chissà. Vediamo intanto come funziona ora la identità digitale. Già oggi siamo abituati a vedere sui nostri computer la richiesta “vuoi entrare con SPID, con la CIE, o con la Carta Nazionale dei Servizi (CNS)?”.
Scelta multipla, ma non sempre la sovrabbondanza è sintomo di efficienza.
Partiamo dal più conosciuto, lo SPID. Ci sono nove gestori che, con varie modalità, rilasciano le credenziali. La parte del leone la fa Poste italiane, con circa il 72% di rilasci, fra cui il mio. Per questa ragione, quando parlo di SPID mi riferirò sempre a quello rilasciato da Poste italiane.
Ovviamente, in questo post, non mi occuperò delle modalità di rilascio, bensì solo del suo funzionamento.
Per entrare nei siti delle Pubbliche amministrazioni che lo richiedono, con SPID c’è bisogno solo del telefonino, uno smartphone e non è necessario che sia di ultima generazione, e dell’APP “poste id”, oppure del telefonino dotato di lettore QrCode e del Computer.
Le modalità sono, infatti, diverse se si chiede l’accesso in mobilità dal telefonino o , a casa, davanti al computer.
Primo caso, siamo fuori casa e abbiamo solo il telefonino. Il sito che vogliamo aprire (es. Agenzia delle entrate, INPS etc.) ci chiede come vogliamo entrare (SPID, CIE, CNS), indichiamo SPID, e scegliamo, dall’elenco che si apre, il nostro gestore. Io scelgo Poste italiane e mi viene chiesto l’indirizzo di posta elettronica e la password SPID rilasciata da poste, ovvero di procedere con l’app “poste id”. Con l’app si salta un passaggio, ma il risultato è lo stesso: si apre l’app e devi inserire il “codice poste id” che ti fa autorizzare l’accesso al sito richiesto.
Se, invece stai a casa, davanti al tuo desktop, hai una ulteriore possibilità: la richiesta di accesso tramite Poste italiane provoca l’apertura di una pagina ove, sulla sinistra, c’è la consueta richiesta di user id (indirizzo di posta elettronica) e di password; sulla destra c’è un QrCode, che inquadrato con il lettore inserito nell’app “poste id” provoca la richiesta di inserimento del “codice poste id” e l’accesso al sito richiesto.
Come si vede, abbastanza comodo e funziona, senza tralasciare che Poste italiane ha “integrato” lo Spid con altri servizi ed App, come BancoPosta, Postepay, Ufficio postale.
L’unica cosa è ricordare, se si è utenti di Poste italiane, la differenza fra tre “password”: la password per accreditarsi nel sito di Poste Italiane, la password per chiedere l’attivazione dell’accesso con SPID e il “codice poste id”. Tre password diverse che (solo le prime due) per ragioni di sicurezza Poste Italiane ti chiede di cambiare ogni qualche mese.
Ma anche deteriorando artificialmente la carta di identità cartacea (attenzione: è reato!) non si è certi del risultato: la lista di attesa per un appuntamento, in alcuni Comuni, è lunga anche diversi mesi.
Abbiamo ora la CIE. Come si entra con questo mezzo? Anche qui in modo differente a seconda se si stia davanti ad un desktop o si sia in movimento con lo smartphone.
Compiuta questa impresa, il resto è più semplice: quando si sceglie come metodo di ingresso nei siti della Pubblica amministrazione quello tramite CIE, basta inserire la CIE nel lettore e “si entra!”.
Se si vuole usare lo smartphone il percorso è diverso: la scelta di entrare con la CIE provoca l’apertura sullo schermo del telefonino di una pagina che chiede di inserire le ultime 4 cifre (di otto) del PIN che vi hanno dato (cartaceo) quando vi hanno consegnato la CIE e, poi, completata con successo questa operazione, di poggiare la CIE sul retro dello smartphone e muoverla fino a che si sente una vibrazione, segno che la CIE ha “incontrato” l’antenna NFC. Eh, sì, il vostro telefonino deve avere l’opzione Near Field Communication (NFC) compresa nel suo “motore” ed attivata. Anche se il vostro telefonino è dotato di questa opzione (ma solo quelli più vecchi di cinque anni non ce l’hanno) è probabile che se la cover del telefonino e/o la custodia in cui conservate la CIE siano troppo “isolanti” dovrete toglierle ritrovandovi fra le due mani telefonino, CIE, cover e custodia CIE.
Non è finita: dopo aver avvertito la vibrazione (il segno di contatto) bisogna mantenere ferma la CIE sul retro dello smartphone per circa venti secondi per completare l’identificazione. Alla fine sarete trasferiti alla pagina della P.A. richiesta.
Un po’ più complicato dello SPID, non trovate? Oltretutto, rispetto allo SPID che si usa anche con il solo telefonino, qui avete bisogno sempre di un altro elemento materiale (la CIE), di un lettore di card specifico e della presenza dell’NFC sullo smartphone. Forse più sicuro? Non lo so.
La terza modalità di ingresso, la Carta nazionale dei servizi (CNS), ossia la tessera sanitaria che tutti abbiamo, deve considerarsi ormai superata. Da settembre del 2022 il ministero dell’Economia, stante la crisi dei semiconduttori la rilascia senza microchip, rendendo quindi impossibile qualsivoglia suo utilizzo per collegamenti informatici. Anche quella con il microchip, per essere utilizzata come CNS doveva essere “attivata” dalla ASL di competenza dopo una via crucis burocratica.
Questo è il panorama attuale, con la stragrande maggioranza degli italiani che ogni giorno usa lo SPID ed una piccola minoranza usa la CIE. Con tutti i problemi che abbiamo, lo smantellamento di una identità digitale che funziona (lo SPID) per sostituirla con chissà che cosa era proprio in cima alla lista delle priorità italiane?
Certo i furti di identità aumentano e costituiscono un bel problema, ma – nella maggior parte – derivano da incuria e sbadataggine degli utenti che, senza ritegno, pubblicano sui social anche le cose più intime.
Da quello che ho scritto e da quello che constatate ogni giorno, anche utilizzare il facile SPID fu, in principio, complicato, ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine e i milioni di accessi giornalieri lo confermano. Certo, tutto può esser migliorato, ma perché iniziare da qualcosa che funziona? So che bisogna spendere i soldi del PNRR dedicati alla digitalizzazione, ma perché non impiegarli in qualcosa che di miglioramenti – specie in alcune regioni – ne ha bisogno, come il fascicolo sanitario elettronico (FSE)? Uno strumento che dovrebbe rendere al medico tutta la vita sanitaria del paziente, ma che, ancora – per molte prestazioni – ha bisogno dell’inserimento dati da parte dell’utente e che non serve a nulla se l’utente ha bisogno di una prestazione di urgenza (pensiamo ad un incidente stradale) fuori dalla sua regione, in quanto consultabile solo dai medici della regione dell’utente?
Ho paura che sia solo unmodo per gestire appalti. Questione di soldi, insomma.