Su ReArm Europe sto sentendo tutto e il contrario di tutto. Chiariamo subito che ReArm Europe è l’esatto contrario dell’auspicabile Difesa Comune europea, bocciata dalla Francia nel secolo scorso. La difesa comune europea è impossibile da attuarsi: presupporrebbe la revisione dei Trattati da formalizzare all’unanimità, ipotizzare una ulteriore cessione di sovranità sulle truppe, decidere chi comanda cosa, etc. Anche se un esercito comune sarebbe auspicabile [Europa con una voce sola anche sul piano militare, piano non bello ma purtroppo necessario] lo vedo quasi irrealizzabile almeno finché ci sarà questa Ungheria e questa Slovacchia. Ma vedo poco una portaerei francese che prende ordini da un comandante tedesco. Per bypassare questo ostacolo VDL ha fatto come il PNRR: vuole mettere un mucchio di soldi [dove li prende?] a disposizione dei singoli Stati membri che, a loro discrezione, li spenderanno in armamenti, rimanendo con 27 eserciti distinti. Questa per me è follia.
In piazza il 15 marzo per questo ReArm Europe non ci vado di certo. Per una Europa unita anche nella difesa con un solo esercito comune,, ci vado, eccome. Chiariamoci anche con Michele #Serra.
Anche se Trump non ha mai ufficialmente “adottato il “Project 2025” della Heritage foundation, molte delle sue azioni sono basate proprio su questo progetto iper conservatore. Il Project 2025 consta di oltre 1000 pagine. Uno dei migliori riassunti trovati in rete è quello dell’autorevole Istituto Affari Internazionali che vi ripropongo integralmente. Lo articolo è del maggio dello scorso anno, prima dell’elezione di Trump. Vedrete bene, leggendolo, quante indicazioni del project 2025 sono state già attuate.
Project 2025: un’agenda conservatrice per il futuro dell’America Il team di Jefferson 22 Maggio 2024 Il Team di Jefferson
Nel panorama politico degli Stati Uniti, il 2024 sembra essere un’epoca di déjà vu elettorale. Come nel sequel di un film che ha mantenuto i suoi protagonisti, gli Stati Uniti si preparano a un’altra campagna elettorale presidenziale con gli stessi contendenti del 2020. A cambiare significativamente è invece il contesto sociale americano, ormai molto diverso dallo scenario pre-Covid durante il quale Trump e Biden si sono confrontati per la prima volta. Con le tensioni in corso in Europa e Medio Oriente a complicare il panorama politico internazionale, una crisi migratoria al confine sud degli Stati Uniti e la ridiscussione in atto in molti stati del diritto all’aborto, entrambi i candidati devono procedere con estrema cautela. Da una parte, Joe Biden ha adottato una strategia focalizzata sull’idea di difesa della democrazia dalla minaccia Trump. Dall’altra, il tycoon mette in guardia i suoi sostenitori da altri quattro anni dalle politiche del Presidente in carica, che identifica come le cause del declino americano. La linea d’azione scelta dell’ex-inquilino della Casa Bianca si fonda proprio su un presunto dovere Repubblicano di riportare gli Stati Uniti a godere del benessere economico e sociale che le amministrazioni democratiche hanno distrutto negli anni. In pratica una rielaborazione del “Make America Great Again”, ma aggiornata al quadro politico attuale, con il dito puntato contro Biden e non più contro Obama. Stavolta però, il piano di riconquista del potere ha un nome ben preciso, un manifesto e degli obiettivi da raggiungere. Si chiama “Project 2025”, e sulla pagina ufficiale di questo manuale per la ricostruzione del Paese è illustrato il progetto di transizione dal nocivo Governo liberale, verso un’America conservatrice, che inizia con l’elezione di Trump a Presidente. Il percorso poggia su quattro fondamenta essenziali che lavoreranno sinergicamente per preparare il terreno a un’amministrazione conservatrice di successo: l’agenda politica, la selezione di un personale adeguato, un programma formativo e un piano operativo di 180 giorni. Promosso finanziato e reso possibile da The Heritage Foundation, che vanta un lungo impegno nella storia politica dell’America Repubblicana nello sviluppare una serie di policy note oggi come “Mandate for Leadership”. Queste proposte hanno giocato un ruolo ai vertici presidenziali, fin dall’Amministrazione Reagan, e sono state particolarmente importanti durante il mandato Trump. Al vertice del team dietro “Project 2025” ci sono Paul Dans, ex capo dello staff presso l’Ufficio per la Gestione del Personale (OPM) durante l’amministrazione Trump e attuale direttore del Progetto di Transizione Presidenziale 2025, e Spencer Chretien, ex assistente speciale del presidente e direttore associato del Personale Presidenziale, nonché del progetto. Project 2025: i temi di un’agenda conservatrice Il manuale del “Project 2025” è il frutto del lavoro di un think thank e presenta uno o più autori con una vasta conoscenza in diverse aree, che analizzano approfonditamente un dipartimento o un’agenzia specifica. I temi trattati sono molteplici e generali: dall’economia, al clima, ai diritti. Allo stesso tempo, sono ben applicabili a specifiche questioni in discussione, in questo momento, negli Stati Uniti. Sulle politiche ambientali e l’energia si prevede la cancellazione dell’approccio Biden, ponendo fine all’attenzione rivolta al cambiamento climatico e ai sussidi verdi, abolendo i Clean Energy Corp e il Climate Hub Office, revocandone i relativi finanziamenti. Centrale anche il ritiro dagli accordi sul cambiamento climatico, definiti incompatibili con la prosperità degli Stati Uniti. Per il tema di gestione della salute pubblica si propone un abbandono del ruolo del governo nella promozione della salute pubblica per bambini e adulti americani, facendo riferimento alla gestione della pandemia di Covid-19 in cui il governo federale viene tacciato di una gestione eccessivamente dettagliata, disinformata e politicizzata. Grande attenzione viene riservata alla “Family Agenda”, che promette di riportare l’attenzione verso una struttura familiare ideale, votata al diritto dei bambini di essere cresciuti dagli uomini e dalle donne che li hanno concepiti. Viene enfatizzato il concetto di famiglia tradizionale, con una critica esplicita verso qualsiasi altra forma di genitorialità che vada oltre il concepimento tradizionale. A questi presupposti viene bizzarramente legato il discorso delle malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze non desiderate, che si propone di prevenire rafforzando il concetto di matrimonio come possibile strategia di prevenzione dei rischi sessuali. Per quanto riguarda invece i diritti LGBTQ+, si parla di revocare le normative che vietano la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere, dello stato transgender e delle caratteristiche sessuali. Questo porterebbe a una pericolosa e consequenziale legittimazione del razzismo di genere persino sul luogo di lavoro. Inoltre, si prevede una stretta anche nelle politiche anti-abortiste, con l’obiettivo di garantire una proliferazione delle policy pro-life e una limitazione del diritto di scelta nelle future legislazioni. Grande chiusura mostrata anche nelle proposte sulle politiche migratorie, che prevedono una chiusura dei confini e una gestione rigida dell’enorme flusso di immigrati ai confini messicani.
Tra le tematiche affrontate in questa guida, il punto a cui viene data maggiore importanza, è l’ufficio della Casa Bianca, di cui parla nel primo capitolo Rick Dearborn, ex vicecapo di gabinetto di Trump, focalizzandosi sulla necessità di una concentrazione dei poteri nelle mani del Presidente. Inoltre, si parla del Dipartimento di Stato e del Dipartimento di Giustizia, come organi suscettibili a influenze poco raccomandabili e predisposti a dissentire dalla visione di un presidente conservatore. Il progetto e la campagna Trump Il progetto ha recentemente coinvolto oltre 100 partner della coalizione per il suo consiglio consultivo. Il raggiungimento di questo traguardo consentirà loro di concentrarsi maggiormente sullo sviluppo del piano operativo di 180 giorni di regolamenti e decreti presidenziali che Trump potrebbe attuare una volta insediato in carica. È necessario sottolineare però, che il Progetto 2025 non è vincolato esclusivamente a un’unica figura politica come Trump o alla sua amministrazione. Al contrario, si propone di sostenere qualsiasi candidato o futuro Presidente che abbracci i principi e l’ideologia conservatrice su cui si basa il progetto. Questa flessibilità evidenzia il suo scopo più ampio di promuovere e implementare politiche in linea con i valori conservatori, indipendentemente dall’individuo al potere. Allo stesso tempo, la campagna di Trump ha cercato più volte di prendere le distanze da gruppi come il Project 2025, ma molte delle sue proposte sono basate su reali commenti passati di Trump. Questa dinamica rappresenta dunque una sfida per il team di Trump, che tenterà fino a novembre di non legarsi alle posizioni più controverse, che potrebbero rivelarsi dannose per la campagna.
È sulle prime pagine dei giornali la “grande truffa” ai danni di noti e facoltosi imprenditori fingendo un appello al patriottismo del ministro alla difesa Crosetto.
I fatti sono noti: una telefonata ad un ricco imprenditore da parte di un truffatore che si spaccia per un membro della segreteria di Crosetto e, subito, dice” glielo passo”; e qui interviene Crosetto o, meglio, la sua voce ben imitata, che informa il ricco imprenditore che giornalisti italiani sono stati rapiti da terroristi e che, per liberarli, bisogna versare un grosso riscatto. Al momento lo Stato non ha liquidi e, quindi, il ministro invita il ricco imprenditore a fare un gesto patriottico e a versare lui stesso su un certo conto corrente una cospicua somma con l’assicurazione che verrà, poi, restituita. Tanti ci cascano ed è inutile dire che i soldi versati prendono tutt’altra strada
I nomi coinvolti che hanno versato i soldi appartengono tutti all’aristocrazia della finanza e dell’economia italiana: stando ai giornali, Del Vecchio, Menarini, Beretta, Massimo Moratti, Armani, Tronchetti Provera.
Le truffe ci sono sempre state. Pensate che il diritto romano non le puniva perché, se ci cascavi, era colpa tua.
Anche i giornalisti, purtroppo, talvolta sono rapiti.
Ma mai lo Stato ha chiesto ai privati i soldi per il riscatto quasi facendo una colletta.
Non faccio il complottista, ma la storia puzza sin dall’inizio.
I gentlmen truffati non sono i vecchietti presi di mira con la nota storia del figlio che ha avuto un incidente. Sono il fiore fiore della economia e della finanza italiana, hanno a disposizione mezzi per appurare la verità, studi legali e contatti certi con il governo. Possibile che si siano fidati di una telefonata di un similCrosetto per sborsare centinaia di migliaia di euro, senza il minimo controllo?
Ossia questo governo è talmente potente e talmente inserito nella economia e nella finanza italiana, da far tremare di paura ogni imprenditore anche con una telefonata truffa e finta?
Insomma, un capitalista italiano ha talmente paura di questo governo da tralasciare le più elementari cautele pur di ingraziarselo esaudendo le richieste più strane?
Se è così c’è da aver paura della classe imprenditoriale italiana così prona al governo.
E, se invece dei soldi per liberare giornalisti, la finta telefonata avesse chiesto soldi per sovvertire quello che rimane dell’ordine democratico? Avrebbero cacciato i soldi comunque?
Un amico, che pensa male, quindi fa peccato, ma forse ci azzecca, mi ha suggerito una altra versione della faccenda, molto utile ai “truffati”.
La storia sarebbe stata orchestrata proprio dai truffati per mandare “in modo legale” i loro soldi all’estero “senza dichiararli”.
Pensateci un po’. Gli imprenditori hanno denunciato la truffa, quindi la perdita dei soldi versati sul conto corrente truffaldino.
E, se quel conto corrente non fosse affatto “truffaldino”, bensì gestito da complici dei “truffati” che, dietro compenso, hanno trasferito i soldi su conti alle Cayman in disponibilità dei “truffati”?
A questo punto i “truffati” italiani avrebbero un doppio vantaggio: in Italia dichiarerebbero una perdita di denaro (con conseguente diminuzione del reddito e delle tasse) ma, all’estero, potrebbero disporre della medesima somma, ripulita, non ascrivibile a loro, perché a loro rubata, a disposizione per affari estero su estero.
L’ipotesi potrebbe essere frutto di fantasia, ma vi sareste mai sognati che il Presidente della prima potenza mondiale proponesse seriamente di deportate due milioni di palestinesi da Gaza per farne la “Costa Azzurra del Medio Oriente” a disposizione dei ricconi? E dove i vecchi abitanti e proprietari al massimo, visti i prezzi, avrebbero avuto accesso solo come camerieri
Nel 2010 fece scalpore il libro “Congo” opera dello scrittore belga David Van Reybrouck. Racconta della storia di questo Paese disgraziato, ora Repubblica Democratica del Congo, dai tempi in cui era “patrimonio personale” del Re del Belgio fino ai nostri giorni, completamente asservito allo sfruttamento di multinazionali di ogni tipo che scelgono finanche il Presidente fantoccio. La cosa mi è tornata in mente osservando quanto sta incidendo Elon Musk, potenza industriale e finanziaria, uomo-Stato, sulla politica, e sui vertici, americani. Attenzione, perché Elon Musk ha trovato terreno fertile anche in Italia.
Ho dato a ChatGPT gli stringati elementi delle due vicende e ho chiesto di unirle insieme e di ricavarne una storia un po’ meno piatta della realtà. Eccola qui sotto, in versione integrale:
ChatGPT: “Certamente, posso sviluppare una versione più estesa della storia, con una trama unica che includa anche colpi di scena e un ruolo più rilevante per il ministro americano. Ecco una versione più articolata e approfondita della storia, con nuovi intrecci e complessità.”
Titolo: L’ombra della vendetta
Capitolo 1 – Intrighi e ambizioni
A Bruxelles, in una notte cupa e piovosa, la Presidente del Consiglio italiana, Giovanna Mestroni, osserva la città dall’alto del palazzo dell’Unione Europea. È appena stata sconfitta: il suo candidato alla vicepresidenza della Commissione, Renato Fino, è stato bocciato. Dietro questa decisione, Mestroni intravede la mano di Urinna Von Layan, la presidente della Commissione, e avverte la tensione personale che anima questa guerra politica. Mestroni aveva negato a Von Layan il sostegno per la sua elezione, e ora ne stava pagando il prezzo.
Tra il fumo di un sigaro, Giovanna riflette su come ribaltare la situazione. La sua ambizione la spinge a non cedere, e trova sostegno in Erik Neumann, un agente oscuro che inizia a orbitare intorno a lei, apparentemente per svolgere un lavoro di intelligence europeo. Neumann, in realtà, è un lupo solitario con un’agenda propria, ed è noto per il suo passato in servizi segreti internazionali. A lui, la politica interessa meno dei segreti: segreti che gli permettono di avere potere.
Capitolo 2 – La minaccia americana
Mentre Giovanna pianifica la sua vendetta, dall’altra parte dell’oceano, un nuovo colpo arriva inaspettato. Il ministro degli Affari Esteri della nuova amministrazione americana, Eglon Munk, dichiara pubblicamente che “la democrazia italiana è minacciata dal nazionalismo esasperato e dall’ingerenza dei magistrati”. La frase non è rivolta direttamente a Giovanna, ma il messaggio è chiaro. La Presidente del Consiglio italiana, per la prima volta, vacilla. In privato condivide le idee di Munk, ma il suo nazionalismo le impone di mostrare forza e di evitare ogni intromissione esterna.
Scossa e incerta, Giovanna decide di ritirarsi dalla scena pubblica, lasciando al Presidente della Repubblica il compito di rispondere. La sua assenza è percepita dai suoi sostenitori come una ritirata, e il suo stesso partito comincia a dubitare della sua capacità di guidare il paese. Nel frattempo, Erik Neumann diventa sempre più vicino a lei, cercando di sfruttare il suo momento di debolezza per capire quali segreti possano esserle stati sottratti. Neumann scopre che Giovanna è in contatto segreto con Eglon Munk, con cui ha avuto sempre avuto contatti durante la sua ascesa politica. Munk le aveva promesso sostegno, ma ora la sua dichiarazione la metteva in imbarazzo.
Capitolo 3 – La comparsa di Luisa e una relazione pericolosa
Nel pieno della crisi, Neumann incontra Luisa Falchi, il capo di gabinetto di Giovanna, una donna brillante e ambiziosa. Lei ha colto i segnali di instabilità nella sua leader e intravede la possibilità di ottenere una posizione di maggior potere. I due iniziano una relazione intensa e pericolosa, fatta di segreti e seduzioni. Neumann la convince a condividere dettagli riservati sui piani di Giovanna e in cambio la protegge, alimentando la sua ambizione.
Nel frattempo, Giovanna scopre che la bocciatura di Fino e l’attacco di Munk potrebbero essere collegati. Von Layan e Munk sembrano aver trovato un terreno comune e sono pronti a minare la sua leadership in Europa per indebolire le sue posizioni nazionaliste. Munk sembra convinto che un governo europeo più docile possa rafforzare il controllo americano, soprattutto su questioni di sicurezza e intelligence.
Capitolo 4 – Un omicidio inatteso
Durante un incontro a Bruxelles, Giovanna ha un duro confronto con Fino, il quale le rivela di sapere dettagli compromettenti sui suoi contatti segreti con Munk. Fino, temendo per la propria carriera e forse anche per la propria vita, minaccia di rivelare tutto. Mestroni è sconvolta, ma tenta di calmarlo, convincendolo che troveranno una soluzione.
Il giorno successivo, però, Renato Fino viene trovato morto nel suo appartamento. Ufficialmente si parla di un attacco cardiaco, ma Giovanna è certa che si tratti di omicidio. Gli eventi prendono una piega sempre più oscura e i sospetti si moltiplicano. In privato, Giovanna è consumata dal sospetto che Von Layan o Munk abbiano orchestrato l’omicidio per colpirla indirettamente, ma non riesce a trovare prove.
Capitolo 5 – Il doppio gioco di Munk
Mentre la crisi politica si inasprisce, Giovanna riceve un messaggio in codice: Munk le chiede un incontro segreto. Nonostante le paure, decide di incontrarlo. Munk, durante l’incontro, cerca di convincerla che l’attacco alla sua democrazia era solo una tattica per “risvegliare” i suoi avversari in Europa. Le propone un patto segreto: Munk continuerà a sostenerla, ma Giovanna dovrà rinunciare a ogni idea di un’Europa sovrana e collaborare con gli Stati Uniti su questioni chiave. Munk svela il suo vero obiettivo: indebolire Von Layan e ottenere un’Europa meno indipendente.
Sebbene attratta dall’offerta, Giovanna sente che accettarla significherebbe tradire il suo Paese e, soprattutto, che potrebbe diventare vulnerabile. Decide di mantenere il contatto con Munk, ma di giocare una partita più complessa. Nel frattempo, Neumann scopre gli incontri segreti tra Giovanna e Munk e decide di ricattarla.
Capitolo 6 – Tradimento e vendetta
Neumann tenta di usare il suo potere su Giovanna, chiedendole in cambio informazioni compromettenti sulla Commissione Europea. Giovanna sa che, se accetta, finirà per diventare una pedina nelle mani di Neumann e, probabilmente, di Munk. Decide quindi di sfruttare il suo legame con Luisa Falchi, che ha ancora sentimenti ambivalenti verso Neumann. Luisa, spinta da Giovanna e dal desiderio di potere, inizia a sabotare Neumann, fingendo di allearsi con lui ma rivelando al tempo stesso dettagli sui suoi movimenti.
In una notte di nebbia, Luisa riesce a organizzare un incontro tra Neumann e alcuni agenti europei, sperando di incastrarlo. Durante l’incontro, però, la situazione degenera e Neumann capisce che Luisa lo ha tradito. I due si confrontano su un ponte solitario, e nel corso della discussione, Neumann la accusa di aver distrutto il piano per conto di Giovanna. Nella colluttazione che segue, Luisa precipita nel fiume e scompare nelle acque gelide.
Capitolo 7 – Il prezzo della vittoria
Dopo la morte di Luisa, Giovanna si trova nuovamente in bilico. Munk ha perso fiducia in lei, ma non può esporsi pubblicamente. Giovanna riesce a scoprire che Munk è stato l’artefice dell’omicidio di Fino e utilizza questa informazione come arma di ricatto per costringerlo a mantenere la sua posizione neutrale nei suoi confronti.
Alla fine, riesce a ottenere ciò che voleva: Von Layan, coinvolta nello scandalo degli omicidi e della corruzione politica, è costretta a dimettersi. Giovanna è ora più potente che mai, ma la sua vittoria è amara. Ha perso Fino, Luisa e persino l’appoggio di Munk. Rimane sola a capo di un governo che sembra un castello di carte, fragile e pronto a crollare.
Guardando Roma all’alba, Giovanna si rende conto che è rimasta intrappolata nella stessa rete di inganni che aveva contribuito a tessere. Con l’Europa destabilizzata e gli Stati Uniti in attesa di una nuova mossa, sa che il suo trionfo è solo temporaneo e che nuovi avversari sono già pronti a colpirla.
(Come ho detto in principio, la storia è totalmente inventata da ChatGPT)