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ho diffusamente scritto qui della vicenda del libro del Gemerale Vannacci:

il link è qui: https://sergioferraiolo.com/2023/08/18/qualche-considerazione-sul-libro-del-generale-vannacci-e-sulle-affermazioni-di-michele-ainis/.

Il Generale è stato destituito e la magistratura farà, se ritiene, l’ulteriore corso.

Ma qualche dubbio mi è venuto, avvalorato dal fatto che anche io ho autopubblicato qualche libro su Amazon.

Non mi tornano i tempi.

Il caso è scoppiato su un articolo di Repubblica.it del 17 agosto, questo qui sotto:

https://www.repubblica.it/politica/2023/08/17/news/vannacci_esercito_libro_cari_omosessuali_non_siete_normali-411394277/?ref=RHLF-BG-I411341267-P2-S1-T1

e nel test dell’articolo veniva detto che il libro del Generale Vannacci “Il mondo al contrario” era terzo per vendite sul sito di Amazon.it.

Ora se si va a vedere il sito di Amazon.it a questo link https://www.amazon.it/dp/B0CF4BJN3D/ si vede che il libro è stato posto in vendita su Amazon il 10 agosto. E’ solo un libro tradizionale, cartaceo, non un Ebook; deve essere quindi spedito e ricevuto materialmente.

Come detto l’articolo di Repubblica.it è del 17 agosto, riporta quindi i dati del 16 agosto.

Resta difficile da spiegare come un libro di autore sconosciuto, come il Generale Vannacci, con un week end e Ferragosto di mezzo, in pochissimi giorni, come scritto su Repubblica.it, possa aver scalato la classifica dei libri più venduti fino a piazzarsi al terzo posto.

Non ho nessuna ipotesi plausibile per spiegare il fatto che, per me, resta misterioso. Non faccio ipotesi di complotti, spie, Putin, assolutamente. Certo che è strano, considerando i tempi di Amazon.

Il caso del libro scritto dal Generale Vannacci è ormai noto. Da ieri un profluvio di articoli di condanna, a cominciare dall’Esercito e dallo stesso ministro della Difesa che ha definito le affermazioni del Gnerale farneticanti e lesive della Costituzione sulla quale ha giurato.

Per chi – in vacanza – non avesse ben chiaro di cosa sto parlando, ci sono questi link: https://www.repubblica.it/politica/2023/08/17/news/vannacci_esercito_libro_cari_omosessuali_non_siete_normali-411394277/?ref=RHLF-BG-I411341267-P2-S1-T1

https://www.repubblica.it/politica/2023/08/11/news/roberto_vannacci_intervista-411444454/?ref=RHLF-BG-I411341267-P9-S1-T1

https://www.repubblica.it/politica/2023/08/18/news/roberto_vannacci_chi_e_generale_esercito-411444051/?ref=RHLF-BG-I411341267-P9-S2-T1

La recensione del libro del Generale Roberto Vannacci, già capo della Folgore e ora a capo di quel fiore all’occhiello dell’Esercito italiano che è l’Istituto Geografico Militare, di cui tutti noi escursionisti, CAI e altre organizzazioni, usufruiamo delle splendide mappe.

Orbene, dalla recensione del quotidiano on line, il libro, dal titolo “Il Mondo al contrario” è un coacervo di affermazioni immonde del tipo “Cari omosessuali, non siete normali”, “viviamo in una dittatura delle minoranze (Gay, clandestini, animalisti, marxisti, radical chic eccetera)”, “le discutibili regole di inclusione e tolleranza imposte dalle minoranze”; con “il lavaggio del cervello di chi vorrebbe favorire l’eliminazione di ogni differenza compresa quella tra etnie, per non chiamarle razze”; con molta umiltà la fatica letteraria si propone “il trionfo della saggezza e delle verità oggettive”. Gli immigrati “Invece in Italia passano il tempo a compiere crimini, a stuprare, non come in Russia dove le cose sul fronte immigrazione sono ben gestite.”.

E i figli per le coppie gay? Sia mai! Se “non è nella natura dell’uomo essere cannibale”, perché dovrebbe esserlo per il diritto alla genitorialità delle coppie arcobaleno? Che – si specifica – “non sono normali, perché la normalità è l’eterosessualità. Se a voi tutto sembra normale, invece, è colpa delle trame della lobby gay internazionale che ha vietato “termini che fino a pochi anni fa erano nei nostri dizionari: pederasta, invertito, frocio, ricchione, buliccio, femminiello, bardassa, caghineri, cupio, buggerone, checca, omofilo, uranista, culattone che sono ormai termini da tribunale”.

Ci manca solo un “peccato!” finale. E tra il racconto di un Rocco che si fa chiamare Aurora ma in realtà “continua ad essere dotato di batacchio in mezzo alle gambe” e una spassionata difesa dei ricchi ai quali aumentare le tasse sarebbe controproducente si arriva al termine di questa fatica letteraria, dove i barlumi di sincerità – va detto – non sono pochi: “Per quanto esecrabile, l’odio è un sentimento, un’emozione che non può essere represso in un’aula di tribunale. Se questa è l’era dei diritti allora, come lo fece Oriana Fallaci, rivendico a gran voce anche il diritto all’odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute”. “Paola Egonu italiana di cittadinanza, ma è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità”.

Particolarmente truculento è il capitolo sulla legittima difesa, che per l’autore è sacra. Se il ladro ti entra in casa “perché non dovrei essere autorizzato a sparargli, a trafiggerlo con un qualsiasi oggetto mi passi tra le mani”, “se pianto la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce, ammazzandolo, perché dovrei rischiare di essere condannato?”.

Queste, secondo l’articolo di Repubbblica.it del 17 agosto, sono le frasi di un libro scritto, a sue spese [probabilmente perché non ha trovato nessun editore che lo pubblicasse] da uno dei vertici dell’Esercito italiano, a capo di una struttura benemerita che ha compiti anche civili con le sue splendide mappe, usate dagli escursionisti di tutto il mondo.

Si dice che ognuno abbia il diritto di dire ciò che vuole, ma non quando si è ai vertici di strutture pubbliche come l’esercito e, nei suoi scritti, si entra nell’ipotesi prevista dall’articolo 604-bis del codice penale [reato di discriminazione] che riporto:

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:

a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale.”

Personalmente ritengo che un simile soggetto, se veramente ha scritto le cose riportate da Repubblica.it, non possa rimanere ai vertici di una struttura benemerita dell’esercito Italiano e debba subire, anche penalmente le conseguenze di quanto scritto.

Oggi, ad un programma radiofonico il Costituzionalista Michele Ainis, pur prendendo le distanze dal quanto scritto dal Generale Vannacci, sostiene che la libertà di espressione, sancita dall’articolo  21 della Costituzione, gli ermette di scrivere le nefandezze che ha scritto e che, siccome nel libro ha posto un disclaimer ( o esonero da responsabilità) ritenendosi non responsabile di azioni di terzi conseguenti a quanto scritto, non potrà essere imputato di incitamento come previsto dall’articolo 604-bis del Codice penale, ma solo ad una azione disciplinare perché non ha adempiuto ad assolvere i le sue funzioni con “disciplina e onore” come previsto dall’articolo 54 della Costituzione.

E, sulla libertà di espressione, molti tweet difendono il Generale Vannacci. Ma la libertà di espressione ha limiti imposti da leggi, come la cd. “legge Mancino” (legge 25 giugno 1993, n. 205 che sanziona e condanna frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento all’odio, l’incitamento alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali). Troppo comodo scrivere che i Gay o LGBT+ non sono normali, che gli ebrei sono da discriminare, che i ladri sono da uccidere, che mai le coppie arcobaleno potranno avere figli, gettare la pietra e, con un disclaimer, ritirare la mano.

Viviamo in un periodo di confusione, le persone, specialmente giovani, sono alla ricerca di punti di riferimento. Se un Generale pluridecorato afferma che i gay sono anormali perché non dovrei credergli? E questa non è incitazione, caro Ainis?

Può la libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione, consentire ad una persona che riveste un ruolo apicale nella pubblica amministrazione, dietro un semplice disclaimer, affermare quello che ha affermato il Generale Vannacci, senza subirne le conseguenze penali della “legge Mancino”?

Caro Ainis, la emulazione è un fenomeno che bisogna considerare ed è sempre responsabilità di chi afferma queste nefandezze le conseguenze di tali affermazioni.

Giusto per fare chiarezza, queste sono le recensioni del libro “il Mondo al Contrario” del Generale Vannacci su Amazon: https://www.amazon.it/MONDO-AL-CONTRARIO-ROBERTO-VANNACCI/dp/B0CF4BJN3D/ref=sr_1_1?crid=3I41ZBS1NXQ6M&keywords=il+mondo+al+contrario+vannacci&qid=1692360277&sprefix=Vannacci%2Caps%2C150&sr=8-1#customerReviews

Ripeto, la Costituzione, nel suo articolo 21, dà la possibilità di esprimere il proprio pensiero, ma non di incitare [implicitamente o esplicitamente] ad una discriminazione. Ricordo che l’Unione europea, alla quale, per l’art. 11 della Costituzione dobbiamo adeguarci, dispone che vi sia una ed una sola razza umana [Vannacci afferma il contrario].

Secondo il mio personale parere, lo scritto del Generale Vannacci incita alla commissione di atti e gesta considerati reati dal nostro ordinamento.

Bisogna riflettere su queste affermazioni eversive, sdoganate dal nuovo Governo di destra. Molti e gravi danni possono provocare nella popolazione.

Purtroppo il Governo Meloni ha sdoganato questi soggetti.

Per dirla con Umberto Eco, prima erano chiacchiere da bar che non andavano oltre le tre/quattro persone avvolte dai fumi dell’alcool. Ora, con i social, sono accessibili a chiunque. E suscettibili di provocare gravi danni.

Ha destato attenzione e scalpore  nei giorni scorsi la dichiarazione di una ragazza al FilmFestival di Giffoni Vallepiana che affermava di soffrire di ecoansia e, di fronte al ministro dell’ambiente, singhiozzando, manifestava la sua paura di mettere al mondo dei figli in questo mondo ormai condannato dall’inquinamento e dal riscaldamento globale.

E, infatti, il problema del cambiamento climatico con i suoi eventi estremi di questi giorni, è al primo posto nelle preoccupazioni degli italiani. Caldo torrido, grandine come palle da tennis, tempeste di vento che sradicano intere foreste, siccità prolungata non sono più sintomi di un malessere del pianeta che riguarderà i nostri figli o i nostri nipoti. Riguarda già noi. Non mi stupisce la ritrosia di quella ragazza a mettere al mondo nuovi figli.

Mi reputo fortunato ad essere ormai anziano e di non aver avuto figli: sarò pessimista, ma ritengo che il mondo come lo abbiamo vissuto fino a trenta anni fa non lo rivedremo più.

Ma siamo umani e le imprese disperate ci affascinano e ci esaltano.

Ma in questa sfida dobbiamo imparare anche a sconfiggere chi, per proprio tornaconto o fazione politica, facendo terrorismo, ancora nega la disperata situazione climatica in cui viviamo.

Un importante esponente politico ha detto «Perché il terrorismo del clima non si sconfigge senza una voce politica uniforme. Cinquant’anni fa abbiamo battuto il terrorismo solo con la concordia tra forze politiche diverse, legate da una comune matrice democratica. E questa non è una situazione diversa, anzi per certi aspetti anche peggiore perché il terrorismo del clima è indiscriminato. Ridurre le palle da tennis che ci piovono in testa e che sono in realtà palle di grandine mai viste non è né di destra né di sinistra, ma una comune battaglia per la sopravvivenza».

Verissimo.

Purtroppo non vedo neppure un indizio di tale voce politica uniforme che, per essere uniforme, lo dovrebbe essere in tutto il pianeta e non solo in una sua parte.

E, purtroppo, il mio pur forte sentimento europeista ondeggia di fronte alle improponibili misure prese dal Parlamento dell’Unione europea.

Dal 2035 non si potranno più vendere auto a propulsione endotermica. (qui qualche informazione in più) (e qui il testo del Parlamento europeo in .pdf)

Bella enunciazione, ma totalmente priva di significato. L’altro giorno percorrevo il tratto di autostrada da Roma verso sud: nelle aree di servizio lunghe file di autovetture per rifornirsi di carburante. Tempo medio per il rifornimento 5/7 minuti. Come si fa con le auto elettriche che necessitano di un minimo di tre ore per la ricarica? A ciò si aggiunge che, almeno per ora, l’autonomia delle auto a combustione interna è mediamente superiore di un terzo a quella delle auto elettriche.

Riusciremo in 10 anni ad impiantare decine di migliaia di colonnine ad alta capacità da rendere possibile un viaggio nord-sud e viceversa con tempi di rifornimento compatibili con quelli attuali?

Senza contare che più del 50% del traffico è costituito da mezzi pesanti: forse non sono attento, ma di TIR elettrici non mi pare di aver mai sento parlare.

E non è finita: ci abbiamo messo due anni per svincolarci parzialmente dall’abbraccio russo per quanto riguarda gli idrocarburi e il gas. E petrolio e gas sono reperibili in vaste aree del pianeta. Riusciremo a sottrarci al quasi monopolio cinese delle batterie al litio indispensabili per le auto elettriche?

E c’è anche l’altro provvedimento EU che mi lascia perplesso. Dal 2025 non si potranno più installare caldaie a gas per riscaldamento o acqua calda: quello che riguarda le case verdi.

Secondo il testo approvato dal Parlamento dell’Unione Europea, (qui il testo consolidato) con 49 voti favorevoli, 18 contrari e 6 astenuti, la direttiva “case green” prevede che tutti gli immobili residenziali rientrino in classe energetica E entro il 1° gennaio 2030, ed in classe D entro il 1° gennaio 2033.

L’obiettivo è quello di raggiungere le zero emissioni entro il 2050, per farlo è necessario ridurre i consumi energetici, incentivando interventi come l’installazione di Pompe di Calore, Caldaie a Doppia Condensazione, Pannelli Fotovoltaici e sostituzione di Infissi.

Ottimo in linea di principio, ma anch’esso inapplicabile nei tempi previsti: abbiamo visto tutti quello che è successo nel mercato dell’edilizia con il 110%. Almeno quello era volontario. Pensiamo ad un obbligo di “cappotto termico” e/o di coibentazione e di sostituzione delle caldaie a gas di tutti gli edifici esistenti. Assisteremo ad una confusione e ad un innalzamento di prezzi inimmaginabile, imprese irreperibili, materiali pagati a peso d’oro.

Questa misura, poi, mi sembra iniqua per quel che riguarda la comune estensione, identica dalla Svezia alla Spagna e alla Grecia. E’ vero, gli impianti di riscaldamento alimentati a metano inquinano, ma in quantità differente fra Svezia e Grecia. Lo vedo da me: nella mia casa di Roma, nei periodi più freddi, il riscaldamento è attivo dalle 18 alle 22. Ma già nelle case più a sud, sulla costa, bastano due ore al giorno nei due mesi più freddi. Inquinamento molto minore che in Svezia, Belgio o Germania ove serve un riscaldamento giornaliero molto più esteso. Quello che voglio dire è che in alcuni Paesi EU la spesa per una completa coibentazione e per la sostituzione della caldaia non serve per il piccolo inquinamento prodotto senza l’intervento, a differenza dei Paesi nordici. Il gioco non vale la candela.

Queste soluzioni, calate dall’alto nei grigi palazzi di Bruxelles si rivolgono, ovviamente, solo ai 26 paesi dell’EU (448 milioni di abitanti), e non al mondo inter (più di 8 miliardi di abitanti: 16 volte più dell’EU). Così daremmo sì il “buon esempio”, ma ad un costo pro-capite elevatissimo a carico solo degli abitanti di una piccola parte del pianeta e, soprattutto, senza un effettivo riscontro sulle emissioni di gas serra, visto che queste “buone pratiche” riguarderanno solo un sedicesimo degli abitanti pianeta.

E non riguarderanno neppure i Paesi più inquinanti: leggo che la Cina (1,4 miliardi di abitanti) proporrà misure antinquinamento “serie” solo dal 2060 e che Narendra Modi in India (1,5 miliardi di abitanti) non pensa neppure a limitare le emissioni. Ce la farà Lula in Brasile (214 mln di abitanti) a invertire le politiche espansionistiche e inquinanti di Bolsonaro?

Le misure drastiche – vista la sproporzione fra abitanti Eu e non Eu dovranno riguardare l’intero pianeta ed essere sostenibili dai suoi abitanti.

Purtroppo gli esiti dei periodici COP non sono confortanti.

Ma la lotta contro il surriscaldamento de pianeta è una “comune battaglia per la sopravvivenza del genere umano”. Sono disposto a combattere tale battaglia, sono disposto a privarmi delle comodità acquisite [riscaldamento e condizionamento quando voglio, auto a gogò] ma vorrei che tali sacrifici non siano di bandiera e a scapito solo di 400 milioni di persone [oltretutto inutili per combattere il riscaldamento globale].

Se c’è una battaglia da combattere, se c’è un obiettivo essenziale per la nostra sopravvivenza, è necessario che la battaglia coinvolga da subito, tutti gli otto miliardi di abitanti del pianeta, con le buone o con le cattive [con le sanzioni, ovviamente, non con la guerra].

Altre soluzioni non le vedo e né sarà possibile la convivenza fra le “città green” europee costruite mandando sul lastrico gli abitanti con le città cinesi ove è obbligatorio circolare con le mascherine antipolvere, dove il cielo è perennemente grigio di smog, ma gli abitanti hanno un reddito pro-capite triplo di quello dei loro padri.

Questo è il tema del giorno: la nostra sopravvivenza. Tutto il resto sono armi di distrazione di massa.

Patrik Zaki ha ottenuto la grazia.

Tornerà in Italia.
Ma, se per Patrik è una bella notizia, la concessione della grazia, nel contesto generale dei diritti civili, non è proprio una bella notizia.
Ricapitoliamo. La settimana scorsa Patrik Zaki è stato condannato in via definitiva (senza possibilità di appello) a tre anni di reclusione per aver scritto (accuse risibili da noi) che la minoranza cristiano copta (alla quale egli stesso appartiene) è discriminata in Egitto.


È questo il punto nodale: scrivere queste cose in Egitto è e resta reato.
Patrik Zaki ha ottenuto la grazia, ma la grazia si concede ad un condanbato, ad un colpevole, non ad un innocente.
Visto che la sentenza di condanna è inappellabile, per la legge e la giustizia egiziana, Zaki, rimane condannato e colpevole.
Ciò significa che il suo comportamento è stato giudicato illegale dalla giustizia e che chiunque altro scriva le stesse cose sarà giudicato colpevole e condannato. Senza il paracadute dei riflettori della solidarietà internazionale che, per fortuna, su Zaki non si sono mai spenti.
Chissà se verremo mai a sapere del perché della grazia: implicito riconoscimento dello errore? Scambio con il caso Regeni? Interessi economici?
In ogni caso una brutta pagina per i diritti civili. Sentenza definitiva di condanna (il regime non si può neppure blandamente criticare) ma accompagnata da un gesto di clemenza, la grazia, prodromico a chissà quali richieste.

Brutta profezia. Siamo tutti abituati al fenomenale algoritmo di Google, che, con un po’ di esperienza, ti trova nel web tutto quello che vuoi.

Secondo me tutto questo finirà presto, colpa dell’ingordigia umana.

Tutti voi sapete come funziona l’algoritmo di Google: Il sistema confronta la stringa di ricerca non solo con le parole immesse, ma anche con le stringhe ricercate più di frequente.

Se io cerco qualcosa sul gioco della morra, sarà più facile che i primi risultati si riferiscano all’ex grillino Morra che al gioco.

Tutto questo è aggravato dalla possibilità di “sponsorizzare” siti e stringhe di ricerca, pagando una provvigione a Google perché siano preferiti ad altri simili e mostrati per primi.

E qui il difetto si amplifica.

Se io ho un residence chiamato “Fonti Egeria” e dò un pacco di soldi a Google, tutte le ricerche sulla famosa fonte Egeria di Roma saranno indirizzate sul residence “Fonti Egeria” i cui risultati compariranno per primi, relegando quelli sulla storia (interessante) della fonte Egeria agli ultimi posti.

Ricerche di questo tipo producono l’effetto perverso di aumentare sempre di più la ricorrenza e la primigenia nella lista di ricerca di siti sponsorizzati che, aumentando la frequenza di rilevazione, faranno sparire quelli invece agganciati a siti reali perché l’algoritmo “pensa”: è questo che vogliono i ricercatori!.

Il risultato errato diventa fonte di molti altri risultati errati.

Stamattina ho perso un ora a cercare le norme ICAO regolatrici di cosa è possibile inserire nel bagaglio registrato di stiva di un aereo. Vi assicuro che i risultati, per qualsiasi stringa di ricerca, facevano riferimento a compagnie aeree che offrono viaggi (sponsorizzate), a siti clicbait (sponsorizzati), a siti di vacanze (sponsorizzati). Gli unici pertinenti erano sulle norme per il trasporto dei liquidi nei bagagli a mano, cosa assai risaputa.

A volte, per ottenere un risultato decente, aggiungo a qualsiasi stringa di riceca la parola “wikipedia”; così se l’enciclopedia del web ha trattato quell’argomento, otterrò un risultato accettabile.

In questo momento l’intelligenza artificiale è in netto vantaggio. Siti come https://chat.openai.com/ forniscono, per ora risultati più accettabili e senza siti “di pubblicità”. ovviamenta, a domanda precisa (in italiano) ChatGpt ha risposto subito e precisamente

Ho paura che se la cosa continua, Google morirà presto.

sergioferraiolo

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