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E’ nota la posizione del Ministro dell’interno Salvini sulla missione europea EuNavForMed Sophia.  La missione militare Sophia, partita il 22 giugno 2015, molto ambiziosa, quasi a voler replicare il modello antipirateria messo in campo per la Somalia, si proponeva – in tre fasi – di contrastare gli scafisti in partenza dalla Libia intercettando le imbarcazione ed arrestando i trafficanti di uomini, spingendosi  – con il consenso (mai, però, giunto) della Libia ad entrare nelle sue acque territoriali con navi militari.

Che la missione Sophia sia una missione militare di contrasto agli scafisti lo si comprende dalle sue (previste) tre fasi:

Fase Uno, (22 giugno – 7 ottobre 2015) volta a dispiegare le forze e raccogliere informazioni sul modus operandi dei trafficanti e contrabbandieri di esseri umani.

Fase Due, (7 ottobre 2015 – in corso) durante la quale gli assetti della Task Force potranno procedere, nel rispetto del diritto internazionale, a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani. Tale fase è stata a sua volta suddivisa in una fase in alto mare, attualmente in corso, ed una in acque territoriali libiche, che potrà iniziare a seguito di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (mai approvata) e dell’invito del relativo Stato costiero (mai pervenuto).

Fase Tre, (mai iniziata) volta a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell’impegnarsi in ulteriori attività criminali. Anche questa Fase necessita di Risoluzione del’ONU e del consenso e cooperazione da parte del corrispondente Stato costiero (mai interventi).

A fronte della mancanza di consenso della Libia ad un ingresso militare nel suo territorio e della conseguente mancanza della Risoluzione delle Nazioni unite che giustificasse l’ingresso militare in un Paese terzo, lo scopo della missione Sophia è rimasto mortificato ed è stato spesso confuso con quello di ricerca e soccorso (SAR) dei migranti in mare che, all’origine era solo residuale in quanto imposto come obbligatorio dalle convenzioni internazionali su soccorso in mare (Montego Bay, Solas, Convenzione di Amburgo sulle zone SAR).

Come si può vedere dalla cartina le zone SAR nel mediterraneo del sud sono quelle dell’Italia, di Malta e della Libia.

area_SAR

Le zone SAR furono istituite per dividere fra gli Stati rivieraschi le zone di competenza di soccorso a navi in difficoltà, operazioni che, oltre a salvare vite umane, sono anche lucrose perché al “salvatore” spetta un compenso. Non furono pensate per dividersi i migranti “soccorsi” o imbarcati”. Nella pratica – per ciò che riguarda il soccorso ai migranti in gommone – nel mediterraneo del sud c’è una sola zona SAR, quella italiana.

La Libia è un non Stato e – per l’Unione europea – NON è un porto sicuro dove far sbarcare i naufraghi.

Malta non ha mai sottoscritto alcuni articoli della Convenzione di Amburgo del 1979 e della Convenzione Solas: quelle norme che prevedono che lo sbarco avvenga nel paese che ha coordinato i soccorsi, e da sempre in quel tratto di mare – come nella missione Sophia –  i soccorsi sono stati coordinati dall’Italia e i migranti sbarcati in Italia. Non si può poi dimenticare che la superficie di Malta è un millesimo di quella italiana: 10.000 sbarchi potrebbero destabilizzare quel Paese.

Per questo Salvini si è sempre scagliato contro la missione Sophia con la minaccia di chiudere i porti (competenza questa, però, del suo collega Toninelli) anche alle navi delle missioni europee come Sophia.

L’ultimo “ruggito” del ministro dell’interno italiano è stato quello di minacciare l’Unione europea di “disapplicare” (come poi?) la missione Sophia se non fossero state mutate le regole che “impongono” lo sbarco in Italia dei naufraghi/profughi salvati.

Sta di fatto che nei giorni scorsi nulla di tutto questo è avvenuto. La missione del ministro degli esteri Moavero Milanesi, presentata come un successo, si è risolta con un nulla di fatto: l’Italia continuerà a far sbarcare i profughi/naufraghi raccolti dalle navi della Missione Sophia sul proprio territorio. Fino a che non sarà presa una decisione – a livello comunitario – sul futuro della missione Sophia e sulle nuove regole per la distribuzione dei migranti. Ma quando saranno prese queste decisioni? Moavero afferma “entro poche settimane”, ma oggi la missione Sophia è stata prorogata fino al 31 dicembre 2018 e le voci sui provvedimenti che la Commissione UE dovrebbe prendere fanno prevedere che siano di ben poco spessore: una “sovvenzione” di 6.000 auro per ogni migrante accolto – su base volontaria – da altri Stati membri, fino ad un massimo di 500 persone. Salvini – giustamente – l’ha definita un’elemosina. Progetto, comunque, vista la volontarietà della presa in carico, che è lecito dubitare possa funzionare.

Tant’è vero che, da una indiscrezione oggi riportata dal Sole24ore, pare che il Governo si stia ponendo seriamente la questione di realizzare quello in cui la Lega è maestra, una sanatoria per gli stranieri che sono già in Italia.

E, meno male che gli sbarchi, fin dall’epoca Minniti, sono drasticamente diminuiti. Oggi – dal 1° gennaio al 24 luglio 2018 – siamo all’86% in meno (sono 18.048) rispetto al corrispondente periodo 2016 (88.108) e 2017 (93.419 “picco massimo in assoluto”) (fonte: ministero dell’interno).

sbarchi 24 lug 18

Purtroppo – e lo ripeto spesso – con l’Europa è meglio non sbattere i pugni sul tavolo. Le norme si cambiano a maggioranza qualificata e, spesso come è accaduto nell’ultimo Consiglio europeo in modo peggiorativo per l’Italia: vedi la volontarietà nell’accettare la redistribuzione dei profughi/naufraghi/migranti. Nel 2015 era obbligatorio.

Oppure l’unanimità – ora richiesta (“È necessario trovare un consenso [approvazione per consenso =unanimità] sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso”) per la riforma del Regolamento di Dublino.

E qui bisogna stare molto attenti: la versione proposta dalla Commissione e attualmente sui tavoli di lavoro (Dublino IV) è molto peggiorativa per l’Italia  Mentre quella approvata dal Parlamento europeo (bocciata chissà perché dalla Lega con i Cinquestelle astenuti) è, invece molto favorevole agli interessi italiani perché cancella il principio del primo paese d’ingresso e lo sostituisce con un sistema di quote di ripartizione automatico e permanente per obbligare tutti gli stati europei a fare la loro parte sull’accoglienza. Ovviamente la posizione del Parlamento europeo non è condivisa dal Gruppo di Visegrad e dagli stati nordici ed è sparita dai radar. Il Consiglio europeo, blindando l’approvazione con l’unanimità, si assicura quantomeno il ritiro dalla Proposta Dublino IV ed il permanere della vigenza del Dublino III che conserva il famigerato principio della responsabilità del primo Stato di ingresso sui richiedenti protezione internazionale.

In conclusione, cosa ha ottenuto Salvini facendo il duro con l’Europa? Il famigerato Regolamento di Dublino ora verrà modificato all’unanimità (ossia non verrà modificato). L’obbligatorietà del ricollocamento dei migranti negli altri Stati, obbligatorio con le decisioni del 2105 (la 2015/1601 . e la 2015/1523) ora è solo su base volontaria. I porti rimangono aperti agli sbarchi della missione Sophia (prorogata comunque a tutto il 2018) e le richieste italiane “verranno prese in esame” in futuro [=parole].

Neppure una parola, da parte dell’Europa, su un punto che sta molto a cuore all’Italia, gli aiuti ai rimpatri che sono particolarmente difficili e numerosi, vista la percentuale di oltre il 60% di diniego della protezione internazionale.

Chissà…. forse – vista l’impossibilità di vincere uno contro 27 – il tanto vituperato Renzi almeno aveva stretto il patto – mai confermato -con l’Europa: “io mi prendo i migranti e voi mi date i soldi per l’accoglienza e non cercate il pelo nell’uovo nella mia legge di stabilità in cui finanzio misure in deficit”.

E ci vuol poco a capire di quanta comprensione e benevolenza da parte dell’Europa abbia bisogno il Governo se vuole realizzare la flat tax ed il reddito di cittadinanza……

Oggi Lega e Cinquestelle si sono incontrati per mettere a punto il “Contratto di Governo”. Prima i programmi e poi le persone, dicono i due leader.

Le indiscrezioni non mancano. Pare che dentro ci siano tutte le promesse fatte durante la campagna elettorale (clicca qui).

Sarebbe un Paese bellissimo se riuscissero a mantenerle tutte: abolizione della Fornero con tutti in pensione prima, flat tax con tutti che pagheranno tante tasse in meno, reddito di cittadinanza con soldi che arrivano senza lavorare, blocco dell’immigrazione, rivisitazione del conflitto di interesse.

Che bello!!!!

Ma perché nessuno ci ha pensato prima?

Ovvio, perché tutte queste meravigliose riforme costano.

Costa abolire la legge Fornero (clicca qui)

Costa la flat tax (clicca qui)

Costa il reddito di cittadinanza (clicca qui)

Dubbie sono le possibilità di fermare i richiedenti asilo (clicca qui e clicca qui)

Con Berlusconi che fa l’ago della bilancia con il voto determinante della sua piccola pattuglia, ritengo difficile che venga fuori una legge seria sul conflitto di interessi.

A ciò si aggiungono i debiti pregressi come trovare subito i miliardi occorrenti per sterilizzare l’aumento dell’IVA e rispondere alla Commissione UE che chiederà a giorni il conto dei miliardi mancanti nella legge di stabilità dello scorso anno (clicca qui).

Non riusciranno a mantenere tutto, è certo. Allora troveranno un nemico che non ha loro consentito di mantenere le promesse. Facile immaginare quale sarà il bersaglio: l’Europa e l’Euro (clicca qui).

Forse i due neofiti del potere non sanno che in Europa ogni dossier è collegato all’altro: noi accettiamo di prenderci i migranti e la Commissione e la famigerata troika chiude un occhio sui nostri conti disastrati accontentandosi di darci un po’ di soldi per i migranti e di leggi manifesto che, solo sulla carta, correggono il debito pubblico.

Se cominciano ad approvare leggi in deficit e a stringere sui migranti la vedo nera con Bruxelles e, purtroppo, oggi comanda più Bruxelles che i Parlamenti nazionali.

Già la borsa perde e lo spread rialza la testa e il quantitative easing (clicca qui) che fin’ora ci ha protetto è agli sgoccioli.

La mezzanotte non è ancora arrivata. Prepariamoci alla notte gelida che ci attende.

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