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In un precedente post avevo dato per scontato la buona fede dell’Unione europea sul “nuovo MES” senza condizioni capestro, senza Troika,  senza FMI, etc.

Ma, ora, qualche dubbio mi è venuto.  Mi è venuto il dubbio che le “stringenti condizionalità” di cui parla l’art. 136 del Trattato TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea) possano applicarsi anche al MES “senza condizioni” proposto dall’Eurogruppo il 9 aprile e approvato dal Consiglio europeo il 23 aprile 2020.

Non sono un economista e probabilmente sbaglio. Anzi se c’è qualcuno che mi possa dare lumi sarà il benvenuto.

Ho cercato di ricostruire la storia di questo benedetto MES (o ESM in lingua inglese) senza preoccuparmi di chi, in Italia, lo abbia approvato e recepito. Basta solo che si sappia che il MES è nei trattati da anni e ogni Stato membro della zona Euro può decidere di farvi ricorso o meno.

VI prego di seguirmi nel ragionamento che, grazie ai vari link, cercherò di rendere il più stringato possibile.

Il 25 marzo 2011, il Consiglio europeo, in forza dell’art. 48 del Trattato TUE, (Trattato sull’Unione europea) deliberando all’unanimità, con il parere positivo del Parlamento europeo, della Commissione europea e della BCE approvò una modifica dell’articolo 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea, introducendo il MES (o ESM).

Il comma introdotto recita così: “All’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea è aggiunto il paragrafo seguente: «3. Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensa­bile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.

Ecco, la rigorosa condizionalità, ossia lo spauracchio della Troika, del FMI, della Commissione, che ti tagliano le pensioni è quello agitato da Salvini e compagni. Ovviamente le “rigorose condizionalità” sono stabilite di volta in volta alla richiesta di uno Stato membro di accedere al fondo e determinate dallo stato finanziario e dalle condizioni economiche del richiedente. (uno Stato membro che chiede 100 miliardi deve indicare e, l’UE controllerà, come potrà restituire i soldi prestati)

Il 9 aprile, l’Eurogruppo (che è un organo informale del Consiglio europeo in cui si riuniscono i ministri responsabili dell’economia dei singoli Stati membri della zona Euro) si è riunito e ha approvato un documento

che potete vedere cliccando qui dove vengono illustrate le varie proposte per superare la crisi economica derivante dalla pandemia.

Il ricorso al MES (o ESM) è trattato al punto 16.

Le conclusioni dell’Eurogruppo furono inviate al Presidente del Consiglio europeo Michels il 10 aprile successivo.

Il 23 aprile 2020 il Consiglio europeo, in videoconferenza informale, si è limitato ad approvare la relazione dell’Eurogruppo e a dare mandato alla Commissione di riempire di significato le suddette proposte dandosi appuntamento, sempre in veste informale, il 6 maggio 2020 per poi decidere entro i primi di giugno.

Più volte, i questi giorni, L’Unione europea, i leader politici, tranne Lega e Fratelli d’Italia, hanno reso plauso a queste conclusioni e solennemente affermato che nella linea di credito del MES (o ESM) rivolto alle esigenze sanitarie per il contrasto alla pandemia COVID-19 e limitato al 2% del PIL non ci sarebbero state condizioni salvo quella della restituzione ad un tasso oscillante intorno allo 0,5% annuo. Quindi niente “stringenti condizionalità” previste dall’articolo 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea.

Lo stesso Carlo Cottarelli, in un video meeting (qui il video) organizzato il 24 aprile 2020 dallo IAI (Istituto per gli Affari internazionali) ha sostenuto che lo stesso servizio giuridico del MES ha sostenuto la compatibilità del MES “versione light anti Coronavirus” con i Trattati.

Fin qui i fatti fino ad oggi.

Tutto bene, quindi? L’Italia potrà accedere ai 36 miliardi di euro (corrispondenti al 2% del suo PIL) senza altre condizioni che il restituirlo alla scadenza (pare 2 anni) al favorevole tasso dello 0,5% e senza – come dicono la Lega e Fratelli d’Italia –  cedere la nostra sovranità alla Troika o al Fondo monetario internazionale? Io lo spero ardentemente e lo spera anche il nostro Sistema Sanitario Nazionale, molto in sofferenza con il COVID-19.

È vero che le condizioni del prestito si stabiliscono al momento della richiesta e prima della sua concessione e non dopo, come sostengono Lega e Fratelli d’Italia, ma in tutti i documenti di cui ho fin ora parlato di assenza delle ormai famose “stringenti condizioni” non se ne parla proprio.

Come ho citato all’inizio il documento dell’Eurogruppo del 9 aprile, fatto proprio dal Consiglio europeo il successivo 23 aprile, tratta del MES al paragrafo 16. Lo riporto – per non generare confusione o contrasti – sia in inglese (ufficiale) sia in una modesta traduzione in italiano.

In Inglese:

16) Safety nets in the EU and EA. Safety nets are in place in the euro area and the EU. In the euro area, the ESM is equipped with instruments that could be used, as needed, in a manner adapted to the nature of the symmetric shock caused by COVID 19. We propose to establish a Pandemic Crisis Support, based on the existing ECCL precautionary credit line and adjusted in light of this specific challenge, as a relevant safeguard for euro area Member States affected by this external shock. It would be available to all euro area Member States during these times of crisis, with standardised terms agreed in advance by the ESM Governing Bodies, reflecting the current challenges, on the basis of up-front assessments by the European institutions. The only requirement to access the credit line will be that euro area Member States requesting support would commit to use this credit line to support domestic financing of direct and indirect healthcare, cure and prevention related costs due to the COVID 19 crisis. The provisions of the ESM Treaty will be followed. Access granted will be 2% of the respective Member’s GDP as of end-2019, as a benchmark. With a mandate from the Leaders, we will strive to make this instrument available within two weeks, while respecting national procedures and constitutional requirements. The credit line will be available until the COVID 19 crisis is over. Afterwards, euro area Member States would remain committed to strengthen economic and financial fundamentals, consistent with the EU economic and fiscal coordination and surveillance frameworks, including any flexibility applied by the competent EU institutions. The Balance of Payments Facility can provide financial support to Member States that have not adopted the euro. It should be applied in a way which duly takes into account the special circumstances of the current crisis.

In italiano:

16) Reti di sicurezza nell’UE e EA. Le reti di sicurezza sono in atto nell’area dell’euro e nell’UE. Nell’area dell’euro, il MES è dotato di strumenti che potrebbero essere utilizzati, se necessario, in modo adattato alla natura dello shock simmetrico causato da COVID 19. Proponiamo di istituire un sostegno di crisi pandemica, basato sull’esistente precauzione ECCL [Linea di credito soggetta a condizioni rafforzate (ECCL): a disposizione degli Stati membri la cui situazione economica e finanziaria continua a essere solida, ma che non soddisfano i criteri di ammissibilità della PCCL. Il ricorso all’ECCL è subordinato all’adozione di misure correttive volte a evitare problemi futuri per quanto concerne l’accesso al finanziamento sul mercato n.d.e].  linea di credito e adattata alla luce di questa specifica sfida, quale garanzia pertinente per gli Stati membri dell’area dell’euro colpiti da questo shock esterno. Sarebbe disponibile per tutti gli Stati membri dell’area dell’euro durante questi periodi di crisi, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del MES, che riflettano le sfide attuali, sulla base di valutazioni anticipate da parte delle istituzioni europee. L’unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell’area dell’euro che richiedono assistenza si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID 19. Seguiranno le disposizioni del Trattato MES. L’accesso concesso sarà il 2% del PIL del rispettivo membro alla fine del 2019, come parametro di riferimento. Con un mandato dei leader, ci impegneremo a rendere questo strumento disponibile entro due settimane, nel rispetto delle procedure nazionali e dei requisiti costituzionali. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine della crisi di COVID 19. Successivamente, gli Stati membri dell’area dell’euro rimarranno impegnati a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell’UE, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell’UE. Lo strumento per la bilancia dei pagamenti può fornire sostegno finanziario agli Stati membri che non hanno adottato l’euro. Dovrebbe essere applicato in un modo che tenga debitamente conto delle circostanze speciali dell’attuale crisi.”

Quindi l’Eurogruppo afferma 1) che saranno seguite le previsioni del Trattato MES (che all’art. 136 del TFUE comprendono le “stringenti condizionalità) e 2) che il sostegno sarà basato sull’esistente ECCL (la linea di credito soggetta a condizioni rafforzate a disposizione degli Stati membri……previa adozione di misure correttive.

Quello che manca è proprio l’accenno all’assenza delle famose “stringenti condizionalità” che a mio parere, in assenza di disposizioni contrarie si continueranno ad applicare.

Lo stesso IAI nella sua pagina di presentazione del MES, esprime qualche dubbio: “Ancora non è chiaro come e se il Mes darà la possibilità di accedere a linee di credito, senza alcuna condizionalità, che gli Stati membri potranno utilizzare solo per investimenti sanitari diretti e indiretti dovuti all’emergenza coronavirus.”.

Come dice il proverbio “Carta canta…”. Può benissimo darsi che io mi sia perso qualche fondamentale passaggio, qualche decisione che sgombra il MES “light” dalle “stringenti condizionalità”. Ma io non l’ho trovato. Spero ardentemente che qualcuno mi smentisca. Sarei molto contento di ciò. Ma – per me – ora il quadro non è chiaro.

Visto che il MES è stato introdotto con una modifica dei Trattati in seguito ad una decisione del Consiglio europeo, presa all’unanimità, con il conforme parere del Parlamento, della Commissione e della BCE, visto che tutti questi enti sono d’accordo come testimoniano le risultanze dell’ultimo Consiglio europeo, sia pur tenuto in versione informale, perché non formalizzare la decisione del Consiglio europeo, dando conto dei prescritti pareri favorevoli e fare una modifica al paragrafo dell’articolo 136 del TFUE, sancendo che le “stringenti condizionalità” possono essere in determinati casi, escluse dal Consiglio europeo?

E’ nota la posizione del Ministro dell’interno Salvini sulla missione europea EuNavForMed Sophia.  La missione militare Sophia, partita il 22 giugno 2015, molto ambiziosa, quasi a voler replicare il modello antipirateria messo in campo per la Somalia, si proponeva – in tre fasi – di contrastare gli scafisti in partenza dalla Libia intercettando le imbarcazione ed arrestando i trafficanti di uomini, spingendosi  – con il consenso (mai, però, giunto) della Libia ad entrare nelle sue acque territoriali con navi militari.

Che la missione Sophia sia una missione militare di contrasto agli scafisti lo si comprende dalle sue (previste) tre fasi:

Fase Uno, (22 giugno – 7 ottobre 2015) volta a dispiegare le forze e raccogliere informazioni sul modus operandi dei trafficanti e contrabbandieri di esseri umani.

Fase Due, (7 ottobre 2015 – in corso) durante la quale gli assetti della Task Force potranno procedere, nel rispetto del diritto internazionale, a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani. Tale fase è stata a sua volta suddivisa in una fase in alto mare, attualmente in corso, ed una in acque territoriali libiche, che potrà iniziare a seguito di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (mai approvata) e dell’invito del relativo Stato costiero (mai pervenuto).

Fase Tre, (mai iniziata) volta a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell’impegnarsi in ulteriori attività criminali. Anche questa Fase necessita di Risoluzione del’ONU e del consenso e cooperazione da parte del corrispondente Stato costiero (mai interventi).

A fronte della mancanza di consenso della Libia ad un ingresso militare nel suo territorio e della conseguente mancanza della Risoluzione delle Nazioni unite che giustificasse l’ingresso militare in un Paese terzo, lo scopo della missione Sophia è rimasto mortificato ed è stato spesso confuso con quello di ricerca e soccorso (SAR) dei migranti in mare che, all’origine era solo residuale in quanto imposto come obbligatorio dalle convenzioni internazionali su soccorso in mare (Montego Bay, Solas, Convenzione di Amburgo sulle zone SAR).

Come si può vedere dalla cartina le zone SAR nel mediterraneo del sud sono quelle dell’Italia, di Malta e della Libia.

area_SAR

Le zone SAR furono istituite per dividere fra gli Stati rivieraschi le zone di competenza di soccorso a navi in difficoltà, operazioni che, oltre a salvare vite umane, sono anche lucrose perché al “salvatore” spetta un compenso. Non furono pensate per dividersi i migranti “soccorsi” o imbarcati”. Nella pratica – per ciò che riguarda il soccorso ai migranti in gommone – nel mediterraneo del sud c’è una sola zona SAR, quella italiana.

La Libia è un non Stato e – per l’Unione europea – NON è un porto sicuro dove far sbarcare i naufraghi.

Malta non ha mai sottoscritto alcuni articoli della Convenzione di Amburgo del 1979 e della Convenzione Solas: quelle norme che prevedono che lo sbarco avvenga nel paese che ha coordinato i soccorsi, e da sempre in quel tratto di mare – come nella missione Sophia –  i soccorsi sono stati coordinati dall’Italia e i migranti sbarcati in Italia. Non si può poi dimenticare che la superficie di Malta è un millesimo di quella italiana: 10.000 sbarchi potrebbero destabilizzare quel Paese.

Per questo Salvini si è sempre scagliato contro la missione Sophia con la minaccia di chiudere i porti (competenza questa, però, del suo collega Toninelli) anche alle navi delle missioni europee come Sophia.

L’ultimo “ruggito” del ministro dell’interno italiano è stato quello di minacciare l’Unione europea di “disapplicare” (come poi?) la missione Sophia se non fossero state mutate le regole che “impongono” lo sbarco in Italia dei naufraghi/profughi salvati.

Sta di fatto che nei giorni scorsi nulla di tutto questo è avvenuto. La missione del ministro degli esteri Moavero Milanesi, presentata come un successo, si è risolta con un nulla di fatto: l’Italia continuerà a far sbarcare i profughi/naufraghi raccolti dalle navi della Missione Sophia sul proprio territorio. Fino a che non sarà presa una decisione – a livello comunitario – sul futuro della missione Sophia e sulle nuove regole per la distribuzione dei migranti. Ma quando saranno prese queste decisioni? Moavero afferma “entro poche settimane”, ma oggi la missione Sophia è stata prorogata fino al 31 dicembre 2018 e le voci sui provvedimenti che la Commissione UE dovrebbe prendere fanno prevedere che siano di ben poco spessore: una “sovvenzione” di 6.000 auro per ogni migrante accolto – su base volontaria – da altri Stati membri, fino ad un massimo di 500 persone. Salvini – giustamente – l’ha definita un’elemosina. Progetto, comunque, vista la volontarietà della presa in carico, che è lecito dubitare possa funzionare.

Tant’è vero che, da una indiscrezione oggi riportata dal Sole24ore, pare che il Governo si stia ponendo seriamente la questione di realizzare quello in cui la Lega è maestra, una sanatoria per gli stranieri che sono già in Italia.

E, meno male che gli sbarchi, fin dall’epoca Minniti, sono drasticamente diminuiti. Oggi – dal 1° gennaio al 24 luglio 2018 – siamo all’86% in meno (sono 18.048) rispetto al corrispondente periodo 2016 (88.108) e 2017 (93.419 “picco massimo in assoluto”) (fonte: ministero dell’interno).

sbarchi 24 lug 18

Purtroppo – e lo ripeto spesso – con l’Europa è meglio non sbattere i pugni sul tavolo. Le norme si cambiano a maggioranza qualificata e, spesso come è accaduto nell’ultimo Consiglio europeo in modo peggiorativo per l’Italia: vedi la volontarietà nell’accettare la redistribuzione dei profughi/naufraghi/migranti. Nel 2015 era obbligatorio.

Oppure l’unanimità – ora richiesta (“È necessario trovare un consenso [approvazione per consenso =unanimità] sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso”) per la riforma del Regolamento di Dublino.

E qui bisogna stare molto attenti: la versione proposta dalla Commissione e attualmente sui tavoli di lavoro (Dublino IV) è molto peggiorativa per l’Italia  Mentre quella approvata dal Parlamento europeo (bocciata chissà perché dalla Lega con i Cinquestelle astenuti) è, invece molto favorevole agli interessi italiani perché cancella il principio del primo paese d’ingresso e lo sostituisce con un sistema di quote di ripartizione automatico e permanente per obbligare tutti gli stati europei a fare la loro parte sull’accoglienza. Ovviamente la posizione del Parlamento europeo non è condivisa dal Gruppo di Visegrad e dagli stati nordici ed è sparita dai radar. Il Consiglio europeo, blindando l’approvazione con l’unanimità, si assicura quantomeno il ritiro dalla Proposta Dublino IV ed il permanere della vigenza del Dublino III che conserva il famigerato principio della responsabilità del primo Stato di ingresso sui richiedenti protezione internazionale.

In conclusione, cosa ha ottenuto Salvini facendo il duro con l’Europa? Il famigerato Regolamento di Dublino ora verrà modificato all’unanimità (ossia non verrà modificato). L’obbligatorietà del ricollocamento dei migranti negli altri Stati, obbligatorio con le decisioni del 2105 (la 2015/1601 . e la 2015/1523) ora è solo su base volontaria. I porti rimangono aperti agli sbarchi della missione Sophia (prorogata comunque a tutto il 2018) e le richieste italiane “verranno prese in esame” in futuro [=parole].

Neppure una parola, da parte dell’Europa, su un punto che sta molto a cuore all’Italia, gli aiuti ai rimpatri che sono particolarmente difficili e numerosi, vista la percentuale di oltre il 60% di diniego della protezione internazionale.

Chissà…. forse – vista l’impossibilità di vincere uno contro 27 – il tanto vituperato Renzi almeno aveva stretto il patto – mai confermato -con l’Europa: “io mi prendo i migranti e voi mi date i soldi per l’accoglienza e non cercate il pelo nell’uovo nella mia legge di stabilità in cui finanzio misure in deficit”.

E ci vuol poco a capire di quanta comprensione e benevolenza da parte dell’Europa abbia bisogno il Governo se vuole realizzare la flat tax ed il reddito di cittadinanza……

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