Archivio degli articoli con tag: Quantitative easing

Caro Salvini, Gentile Senatore,

non c’è dubbio, l’è proprio un gran rebelot! Mai ci eravamo trovati in questa situazione. Non parlo di responsabili, ma – certo – Ella ne è un prim’attore.

Con tutti i problemi che abbiamo, ci siamo impantanati proprio sull’Europa, non sul ministro per gli Affari europei, ma su presunte idee folli del candidato al Dicastero dell’Economia. E questo candidato per lei è inamovibile in quanto “costituisce l’architrave della squadra di governo”.

Se mi consente, vorrei svolgere alcune considerazioni. Il Prof. Savona è una degnissima persona con un pessimo carattere e che cambia spesso idea (veda qui quando ipotizzava una tragedia finanziaria un Governo Lega-Cinquestelle). Ha le sue idee, ma non penso che sia un pazzo. Sono sincero, anche io appartengo alla schiera di chi crede che la Sua impuntatura sia stata un pretesto per rompere.

Ma siamo nel campo delle congetture. Invece vorrei parlare di fatti e di Europa.

Caro Senatore, mi dispiace dirlo, ma qui convengo con lei. Non mi piace questa Europa, questa Europa di strapagati burocrati, chiusi nei loro comodi uffici lontani dalla gente in quel luna park che, per loro, è diventata Bruxelles.

Si accorgerà, se mai andrà al Ministero dell’interno, di quanto sia cieca e ottusa e bugiarda la Commissione nel campo dell’immigrazione e dell’asilo, pronta a sanzionare per un nonnulla e girarsi dall’altra parte di fronte al dramma degli sbarchi e dei clandestini.(veda qui e anche qui). Sulla difficoltà dei rimpatri ne parli col Capo della Polizia.

Ottusa nel rigore della sola salvaguardia dei conti che vanno bene ad economie agiate e che si trastullano con l’unico problema di come impiegare il tempo, dimenticando i principi solidaristici dei Trattati.

Un Governo che li sappia contestare sarebbe il benvenuto.

Ma, e qui sta un MA grosso come una casa.

Lei giura e spergiura di non voler uscire dall’Europa e di non voler abbandonare l’Euro. Mi fa piacere che abbia cambiato idea rispetto a questo video.(clicca qui).

Ella ha ora sostenuto che si andrà sui tavoli europei a perorare la causa italiana in modo più efficace di quanto fatto dai precedenti governi. Ottimo! Ma Ella ha anche sostenuto che bisogna, comunque, avere un piano B (una Italexit) nel caso che l’Europa non ci dia ascolto.

E qui si scatena la reazione degli eurocrati, dei mercati, delle banche e dei cd. poteri forti.

Perché? Perché, caro Salvini, purtroppo, l’Europa ci concederà molto molto poco. E, soprattutto, non si può andare in Europa dicendo “O si gioca a modo mio, o me ne vado con il pallone” perché – caro Senatore – in Europa il pallone non è il suo. Dovrebbe saperlo. Ella, anche se con poca frequenza e prendendosi i rimbrotti da i suoi colleghi eurodeputati, è eurodeputato e dovrebbe conoscere i meccanismi europei.

Anche io ho frequentato i palazzi della Commissione e del Consiglio e potrà convenire con me che le posizioni vengono decise a prezzo di lunghe ed estenuanti trattative, non certo lancia in resta. E, poi, mi lasci dire, il suo programma di richieste è veramente “esoso” trattandosi più che altro della volontà di non rispettare accordi già sottoscritti. Mancare alla parola data, sia pur dai Governi precedenti, è considerato a Bruxelles un fatto gravissimo considerando la rigida mentalità dei Paesi nordici. Se si vuole una deroga per le nostre aziende che soffrono (giustissimo nel merito, per carità!) si va – usando una espressione a lei cara – “con il cappello in mano” promettendo che questa deroga servirà per migliorare i nostri conti e il nostro PIL.

Nei tavoli europei ormai dominano le decisioni a maggioranza. Abbiamo alleati che ci possano sostenere? Se si riuscisse a portare le nostre questioni al Consiglio europeo probabilmente avremmo bisogno di ben di più per ottenere il Consensus, praticamente l’unanimità.

E’ ovvio quindi che per le cancellerie europee che preparano il Consiglio e per gli organi europei stessi, il suo “piano B”, altro non sarà che il piano A, l’unico che – alla fine – potrà scegliere.

Capirà, quindi, il perché di tanta paura e tanto strepito da parte dell’Europa e di tanta paura da parte dei mercati.

Purtroppo, e dico purtroppo, la nostra capacità di contrattazione è fortissimamente legata all’enormità del debito pubblico che ci impone prima di tutto di sperare in una “chiusura d’occhi” da parte dell’Europa sullo stato dei nostri conti. Insomma, il debito pubblico è quella enorme palla al piede che ci impedisce e impedirà anche a lei di alzare la voce a Bruxelles.

Sommessamente mi permetto di ricordare – basta seguire una riunione del COREPER – che nell’Unione europea tutti i tavoli e tutti i dossier sono collegati: io cedo su questo se tu cedi su quello. Nessuno mi toglie dalla testa che l’atteggiamento benevolo tenuto fin ora dalla Commissione sui nostri conti derivi dal nostro sobbarcarci l’ondata di migranti.

 

Quindi, mi dirà, bisogna sopportare le angherie europee? Non è che bisogna sopportarle. Ne saremo costretti, purtroppo.

Qualcuno ci ha provato ad andare lancia in resta e – facendo una pessima figura – ha dovuto cambiare idea e tornare sui suoi passi. La storia insegna. Nel luglio del 2015, Tsipras, leader greco, sfidò l’Europa. Forte del 61,31% dei voti a lui favorevoli nel referendum rispose con un sonoro NO! alle richieste dell’Europa proponendo – anche a costo di uscire dall’Eurozona – un programma molto più morbido. L’Europa rispose picche. Il braccio di ferro fu risolto dalle migliaia e migliaia di cittadini greci che appena la minaccia di uscire dall’Eurozona divenne concreta, presero d’assalto i bancomat, dimostrando con chiarezza di preferire l’Euro alla Dracma. (Ho riassunto la vicenda qui).

Tsipras fu costretto a sottoscrivere un memorandum molto più severo.

Caro Senatore, vuol fare la medesima fine? Sì, lo so, Ella dice che l’Italia non è la Grecia. E forse questo non è un vantaggio: ricorda quello che si diceva nel 2011, quando il suo partito governava con Berlusconi? L’Italia è sì troppo grande per fallire, ma è anche troppo grande per essere salvata. Detto in parole più semplici: oltre un certo punto l’Italia verrà lasciata senza salvagente e affonderà senza aiuto. Ah, a proposito, in questa dannata situazione, Ella lo saprà, il Quantitative easing, che ci ha permesso di continuare a far finta di nulla sta per finire.

 

Mi raccomando, gentile Senatore, est modus in rebus. Se andrà al Governo, in Europa ci vada con un po’ più di umiltà. Vedrà che otterrà più risultati.

Il 28 marzo scorso scrissi questo post “povera Italia. I vincitori litigano e se la prendono con l’Europa” dove supponevo che Lega e Cinquestelle, per mascherare le reciproche diffidenze e differenze, indicavano l’Europa come nemico, cattivo e arcigno che con i suoi burocrati vuole affossare il cambiamento. Peccato che combattere contro l’Europa, contro i Trattati da noi sottoscritti, contro la Commissione votata a larga maggioranza anche da tutti gli eurodeputati italiani, contro le Direttive e i regolamenti che ci penalizzano senza offrre, in cambio, il riordino dei nostri scassati conti pubblici, sia parecchio, molto controproducente.

Ah, non dimentichiamo che il nostro debito pubblico sopravvive grazie al quantitative easing della Banca Centrale europea.

 

Oggi Lega e Cinquestelle si sono incontrati per mettere a punto il “Contratto di Governo”. Prima i programmi e poi le persone, dicono i due leader.

Le indiscrezioni non mancano. Pare che dentro ci siano tutte le promesse fatte durante la campagna elettorale (clicca qui).

Sarebbe un Paese bellissimo se riuscissero a mantenerle tutte: abolizione della Fornero con tutti in pensione prima, flat tax con tutti che pagheranno tante tasse in meno, reddito di cittadinanza con soldi che arrivano senza lavorare, blocco dell’immigrazione, rivisitazione del conflitto di interesse.

Che bello!!!!

Ma perché nessuno ci ha pensato prima?

Ovvio, perché tutte queste meravigliose riforme costano.

Costa abolire la legge Fornero (clicca qui)

Costa la flat tax (clicca qui)

Costa il reddito di cittadinanza (clicca qui)

Dubbie sono le possibilità di fermare i richiedenti asilo (clicca qui e clicca qui)

Con Berlusconi che fa l’ago della bilancia con il voto determinante della sua piccola pattuglia, ritengo difficile che venga fuori una legge seria sul conflitto di interessi.

A ciò si aggiungono i debiti pregressi come trovare subito i miliardi occorrenti per sterilizzare l’aumento dell’IVA e rispondere alla Commissione UE che chiederà a giorni il conto dei miliardi mancanti nella legge di stabilità dello scorso anno (clicca qui).

Non riusciranno a mantenere tutto, è certo. Allora troveranno un nemico che non ha loro consentito di mantenere le promesse. Facile immaginare quale sarà il bersaglio: l’Europa e l’Euro (clicca qui).

Forse i due neofiti del potere non sanno che in Europa ogni dossier è collegato all’altro: noi accettiamo di prenderci i migranti e la Commissione e la famigerata troika chiude un occhio sui nostri conti disastrati accontentandosi di darci un po’ di soldi per i migranti e di leggi manifesto che, solo sulla carta, correggono il debito pubblico.

Se cominciano ad approvare leggi in deficit e a stringere sui migranti la vedo nera con Bruxelles e, purtroppo, oggi comanda più Bruxelles che i Parlamenti nazionali.

Già la borsa perde e lo spread rialza la testa e il quantitative easing (clicca qui) che fin’ora ci ha protetto è agli sgoccioli.

La mezzanotte non è ancora arrivata. Prepariamoci alla notte gelida che ci attende.

Leggere stamattina i giornali fa tristezza. Siamo di nuovo punto e a capo. L’alleanza fra Lega e Cinquestelle, che sembrava fatta, pare in alto mare, tanto da far presumere che Mattarella non darà nessun incarico.

Ma, alle strette, visto che scadenze finanziarie interne ed europee ci sono (vedi qui) la situazione non potrà protrarsi a lungo e un incarico dovrà esser dato.

Ma a chi? Chi si prenderà la patata bollente di un DEF (nuove tasse) pesante? Chi metterà la faccia nel negare le promesse elettorali? Certamente non Di Maio, certamente non Salvini, Meno che mai, il perdente Martina.

Non ho la sfera di cristallo, ma in questi casi in Italia si preferisce la cd. “strada istituzionale”, ossia l’incarico di formare il nuovo Governo al Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Sì, la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, la pasdaran di Berlusconi che fece assumere la figlia come Capo segreteria.

Ma la Casellati ha un grosso vantaggio, Non è Cinquestelle e non è leghista, è di Forza Italia, il partito che, insieme al PD ha quasi perso le elezioni. Personalmente non ha fatto promesse che DEVE mantenere. Insomma è una figura “sacrificabile” in un governo che deve – al solito – imporre tasse e non mantenere le promesse roboanti dei vincitori Lega e Cinquestelle. Potrà condurre la compagine ministeriale, facendo approvare o meno una nuova legge elettorale, a nuove prossime elezioni.

E qui sta il punto che mi preoccupa. Lega e Cinquestelle vorranno mangiarsi quello che resta di Forza Italia e del PD, ma anche per decenza, non potranno ripetere le roboanti promesse della campagna elettorale appena finita.

In questi casi è usuale – i dittatori lo insegnano – indicare un nemico esterno che con la sua forza dei poteri oscuri ha impedito la realizzazione delle promesse mancate.

Non è difficile indicare chi sarà il nemico prescelto: l’Unione europea, la madre di tutti i guai italiani, la culla dei poteri forti.

Son sicuro che Salvini e Di Maio ad una sola voce imboniranno gli elettori che uscendo dall’Unione europea e dall’Euro, come per incanto, i guai italiani saranno finiti.

E qui, chi sa DEVE parlare. DEVE spiegare che dall’Europa NON si può uscire se non a pezzi (vedi il Regno Unito che – più forte dell’Italia e senza il nostro debito pauroso – dovrà pagare 60 miliardi). E che uscire dall’Euro – se si potesse – sarebbe come cadere dalla padella nella brace: addio al Quantitative easing, e al fondo Salva Stati, ombrelli protettori delle nostre scarse finanze.

Uscire dall’Europa sarebbe anche – Salvini e Di Maio se lo mettano in testa – rinunciare ai milioni di Euro che l’Europa ci dà per fronteggiare l’arrivo dei migranti. Significa anche rinunciare a quei pochi ricollocamenti di migranti in altri Paesi; significa porre fine alle speranze di cambiare il Regolamento di Dublino: essendo fuori dall’Europa, gli altri Paesi non avranno nessun obbligo di riprendersi i loro migranti venuti in Italia (e ce ne sono tanti, vedi in Friuli dove gli Afgani arrivati in Austria vengono fatti arrivare in Italia.).

Chissà, magari il PD, o quello che ne resta, lungi dal poter sperare di risorgere a breve come primaria forza politica, potrebbe assumersi il ruolo di spiegare pazientemente agli italiani l’assurdità e le tragiche conseguenze di un allontanamento dall’Europa.

Io voto Emma Bonino e la sua lista +Europa perché non sopporto gli estremisti. Io voto Emma Bonino e la sua lista perché sono stanco di promesse mirabolanti che non verranno mai mantenute. Io voto Emma Bonino perché è una persona seria e competente. Io voto Emma Bonino perché è l’unica candidata che sia riuscita ad otto e mezzo dell’8 febbraio a zittire Sallusti.

Io voto Emma Bonino perché è sempre rimasta fedele ai suoi ideali di preminenza dei diritti civili. Io voto Emma Bonino perché lei e tutti quelli del partito radicale non sono mai stati inquisiti per malversazioni, turbativa d’asta, abuso di Ufficio, contiguità mafiose etc. Etc.

Io voto Emma Bonino perché ho letto il suo programma e mi piace. Più Europa, meno egoismi nazionalistici. Una Europa unita, quasi uno stato federale, come gli USA, il Canada, l’India, il Brasile, la Russia: un grande spazio comune dove unire le specialità e fornire opportunità ai cittadini.

Con il nostro immenso debito pubblico non possiamo permetterci di fare a meno dell’Europa. Vedi le occasioni sprecate con il Quantitative Easing che ha preservato il nostro spread e consentito di tenere bassi i tassi di interesse sui titoli di stato, risparmiando non pochi miliardi.

Io voto Emma Bonino perché ha pagato di persone le sue scelte. Si autodenunciò per procurato aborto, f u arrestata e, ora, la legge 194, che ha fatto drasticamente diminuire gli aborti, puntando sulla prevenzione, anche per merito suo, è legge dello Stato.

Tra il 1980 e il 1981, oltre a promuovere diverse campagne per i referendum e per i diritti civili nell’Europa dell’Est, comincia a lavorare per l’istituzione di una Corte Penale Internazionale, oggi arrivata a compimento.

Nel 1981 Emma Bonino promuove un appello contro lo sterminio per fame e contribuisce a fondare l’associazione Food and Disarmement International, con lo scopo di coordinare le attività e le iniziative d’informazione internazionale su questo fronte, di cui dopo qualche anno diventerà segretaria. In tale veste nel 1986 organizza un Convegno Internazionale che lancia il “Manifesto dei Capi di Stato contro lo sterminio per fame e in difesa del diritto alla vita e della vita del diritto”. Nello stesso anno, in occasione di un incontro ufficiale con papa Giovanni Paolo II, illustra in Vaticano le iniziative per combattere la fame.

Nel gennaio 1987 manifesta a Varsavia contro la dittatura comunista del generale Wojciech Jaruzelski e in favore di Solidarnosc. Viene arrestata ed espulsa dalla Polonia.

Nel 1989 diviene presidente del Partito Radicale Transnazionale, carica che ricopre fino al 1993.

Nel novembre 1990, per denunciare la legge degli USA che richiede la prescrizione medica per la vendita di siringhe, si fa arrestare a New York, mentre distribuisce siringhe sterili.

Nel maggio 1991 è la prima firmataria di una mozione che, dopo essere stata approvata dalla Camera dei deputati, impegna il governo ad impedire la proliferazione delle armi non convenzionali e in particolare delle mine antiuomo.

Nel 1993 promuove una campagna a favore dell’istituzione del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, consegnando al Segretario Generale delle Nazioni Unite Boutros Boutros-Ghali un appello firmato da 25 000 persone in tutto il mondo.

Nel 1993 è tra le persone che fondano Non c’è pace senza giustizia. Con tale associazione si dà l’obiettivo di sostenere l’attività del Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia e di promuovere la creazione di una Corte Penale Internazionale permanente, competente ad accertare e giudicare nel mondo intero “i crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio”.

Sempre nel 1993 incontra il Dalai Lama e con lui tiene una conferenza stampa per il lancio di una mobilitazione per i diritti e la libertà del popolo tibetano e per la democrazia in Cina.

Nel suo incarico di Commissario europeo ha avuto le lodi di tutti. Mai chiacchierata come ministro delle Politiche europee, del Commercio internazionale, come Ministro degli Affari esteri nel Governo Letta.

 

È una persona competente, sicuramente la sua lista supererà, e di parecchio, il 3% ed eleggerà propri deputati e senatori. Una pattuglia di persone competenti che molto potrà fare in un Parlamento che si annuncia pieno di persone che hanno nessuna esperienza.

 

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