Da un paio di anni ai cassonetti blu (plastica), bianchi (carta), grigio scuro (indifferenziata) e campane verdi per il vetro , si sono aggiunti i cassonetti marroni ove i romani devono conferire, in appositi sacchetti, i rifiuti organici, ossia quelli più deperibili, quelli che fermentano subito. Si dovrebbe supporre che siano i primi in lista per lo svuotamento. Invece no. Guardate le tre fotografie che seguono: ritraggono lo stesso cassonetto marrone, posto davanti al civico 9 di via Alfredo Baccarini, rione Pontelungo (Municipio VII). Ebbene, sono state scattate il 26 ottobre 2017, il 23 novembre 2017 e il 4 dicembre 2017. Dal cassonetto pende sempre lo stess sacchetto, segno inequivocabile che non viene mai svuotato. Vi assicuro che stamattina, 7 dicembre il sacchetto pendulo era ancora lì. Nulla segnala che il cassonetto “è fuori uso”.

E ora l’AMA parla di fantascientifiche “raccolte differenziate” con sacchetti con microchip o codice a barre. Basterebbe raccogliere la spazzatura nei cassonetti esistenti.

26 ottobre

 

23 novembre 2017

 

 

4 dicembre 2017

Forse l’amministrazione comunale di Roma vuole ispirarsi a Christo, l’artista che “impacchetta” ogni cosa.

Più di un mese fa la fontana posta sulla piazza comunale antistante il Ministero dell’interno fu circondata dalla rete rossa che segnala “lavori in corso”. Non ho mai visto un operaio, eppure ci passo ogni giorno.

fontana innanzi il Viminale

 

E non è l’unico esempio: quasi due mesi fa sulla centralissima via Nazionale, all’altezza dell’incrocio con via XXIV maggio, son cadute poche piccole pietre (non più di una dozzina) dal sovrastante muro di recinzione di Villa Aldobrandini. Subito la solita rete rossa, ma da allora, le pietre sono ancora lì. Operai non ne ho visti. Eppure ci passo più volte alla settimana.

via Nazionale

La crisi catalana sta assumendo caratteristiche ricorsive, come se ognuna delle parti cercasse un pretesto per tornare indietro.

Ricapitoliamo i fatti. A giugno il Parlamento catalano approva una legge che prevede uno sconclusionato referendum senza quorum (sì, se fossero andate a votare solo 100 persone, il loro voto avrebbe prevalso su tutti i milioni di catalani) che poneva il quesito se si volesse la indipendenza dalla Spagna. La legge prevede anche che, in caso di vittoria dei sì, entro 48 ore ci sarebbe stata la dichiarazione ufficiale di indipendenza. Il referendum fu convocato per il 1° ottobre.

Subito il Governo spagnolo e la Corte Costituzionale dichiararono che il referendum era illegittimo e quindi da considerarsi nullo.

Da giugno a ottobre solo schermaglie:

Da una parte si continuava a riaffemare la nullità del referendum ed, in caso di inadempienza, il ricorso allo art. 155 della costituzione sulla revoca della autonomia catalana. Dall’altra, a muso duro, si continuava verso il referendum, nonostante che molte aziende cominciassero a trasferirsi fuori dalla Catalogna e la comunità internazionale facesse chiaramente intendere di non riconoscere il nuovo Stato e che giammai esso sarebbe entrato nella UE.

Il primo ottobre abbiamo visto in diretta lo svolgimento non proprio regolare del referendum con alcuni seggi chiusi dalla guardia civil, le schede autostampate da internet, votanti in pellegrinaggio fra i seggi guidati da una app che segnalava quelli liberi.

Nonostante ciò, il Governo catalano proclamava la vittoria del sì, ma dal parlamento catalano non arrivava la dichiarazione di indipendenza, ma Puidgemont dichiarava la Catalogna indipendente ma….dopo un minuto sospendeva la indipendenza stessa.

Cominciava così un balletto di domande di Madrid e di non risposte di Barcellona: “Avete dichiarato la indipendenza?”. “Il popolo catalano ha votato sì”. “Ma l’indipendenza è stata dichiarata?”. “Madrid opprime la Catalogna” . Il tutto condito con una serie di ultimatum e penultimatum con giravolte da fare invidia alle veroniche di un Torero.

Ieri la svolta. Sì, no, forse. Tutti i media spagnoli, tutti trasmettevano verso le 13 una breaking new “È sicuro, alle 13.30, Puidgemont cede, scioglierà il parlamento catalano e indirà nuove elezioni per scongiurare la abolizione della autonomia catalana. O, forse, no. I minuti passano, la dichiarazione viene rinviata.

Poi alle 17 Puidgemont se ne esce che non può indire nuove elezioni perché Madrid non ha fornito le necessarie garanzie (quali?).

L’ovvia conseguenza sarebbe stato una serie di consultazioni su queste garanzie.

E, invece, no.

Allora diciamo che la grande novità di oggi, 27 ottobre è che entrambe le parti hanno fatto esattamente quello che avevano detto che avrebbero fatto 26 giorni fà: il parlamento catalano ha dichiarato l’indipendenza ed il senato spagnolo ha applicato l’art.155 revocando tutti i poteri al governo e al consiglio catalano e advocandoli al governo spagnolo.

In più il Governo spagnolo ha già indetto nuove elezioni in Catalogna per il 21 dicembre.

Secondo me Puidgemont intenderà queste elezioni come riedizione concordata del referendum e tutto ricomincerà da capo.

Fino a quando?

Il rosatellum bis non mi piace, ma…. è stato approvato con una larghissima maggioranza del Parlamento, organo sovrano. Può non piacere questo Parlamento, democraticamente eletto con il sigillo della Corte Costituzionale che tale lo ha dichiarato.
Si chiede a Mattarella di non firmarla ma il Presidente ha già detto che, a meno che una legge sia palesemente incostituzionale, lui ha il dovere di firmarla.
Possono non piacere la legge elettorale, il Parlamento, il Presidente della Repubblica. Legittimo, allora si vota qualcun altro. È la democrazia, bellezza! E, o usi l’arma del voto o ti dimetti, come ha fatto Grasso.
Non c’è altra via. Altri “dissenzienti totali” si diedero in passato alla lotta armata, ma non mi pare proprio il caso e, comunque, non solo non raggiunsero il loro scopo, ma fecero una brutta fine

Noto come la sinistra italiana stia studiando tanto bene i Promessi sposi  del Manzoni da replicarne un passo del terzo capitolo:

Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”

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