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Il Governo Conte ha gestito abbastanza bene la fase 1 della pandemia. Un lockdown duro, il primo in occidente. Ha seguito la scienza non la politica. I virologi e gli epidemiologi avevano dato la loro sentenza: del Coronavirus non sappiamo alcunché, non abbiamo vaccini, non abbiamo cure. L’unico rimedio è quello raccontato da Boccaccio nel Decamerone: distanziare, evitare contatti, impedire che il virus, che spesso si presenta nella sua forma più pericolosa della asintomaticità, trovi nuovi pascoli in cui moltiplicarsi.

Gli effetti ci sono stati, quasi dappertutto. Quasi.

Il Governo aveva preannunciato le grandi linee della fase due e ½, ossia della fase due, dopo aver visto gli effetti della prima riapertura del 4 maggio: riaperture differenziate sia per categorie, sia per regioni, distanze da mantenere, linee guida dettate dall’andamento della curva epidemiologica, dalla scienza e non dalla politica.

Poi il Governo ha ceduto, ha ceduto alla politica. Ha ceduto alle regioni del nord che non potevano ammettere che la Basilicata, la Sicilia, la Sardegna, le derelitte Campania e Calabria potessero riaprire e  la grande Lombardia e il grande Piemonte no.

Si lascia alle Regioni la responsabilità, ad una Regione come la Lombardia che, ancora traccia per ogni nuovo positivo, due rapporti, contro i 12 del Veneto. E di App, di tracciamento non se ne parla più.

 La scienza dice che per i ristoranti ci vogliono almeno due metri di distanza. Il Governo ha ceduto di schianto alle Regioni. Ha accettato tout court il documento predisposto dalle Regioni. Le distanze ai ristoranti scendono a 1 metro. La lista delle prenotazioni ai ristoranti (per risalire ad eventuali contagi) è ora solo facoltativa, rimane obbligatoria solo per parrucchieri e barbieri. Si chiedeva la sanificazione dei capi provati e non acquistati dai clienti, nemmeno questo. Si chiedeva un attento controllo o la chiusura delle spiagge libere, rimane rimessa alla “responsabilità” dei bagnanti il rispetto delle distanze. Insomma si riapre tutto, e tutte le regioni insieme, con due regioni che sono ancora nel pieno della pandemia. Non so voi, ma io a Milano o Torino al ristorante o nei negozi affollati non ci andrei mai e poi mai. Non so nemmeno se ci andrò a Roma.

Conte, nella conferenza stampa appare un bimbo a cui hanno tolto il pallone: “se la curva risale non è colpa mia, è colpa delle Regioni!”. Scaricabarile. Per cedere alle Regioni. Maledetto l’art. 117 della Costituzione.

Anche nel Decreto Rilancio, che a tre giorni dall’approvazione ancora non è andato alla firma di Mattarella, è una pioggia di sussidi, senza nessuna distinzione fra chi ha perso tanto, chi ha perso poco, chi non ha perso, chi ha guadagnato. Si pensi solo alla annunciata (il testo ancora non esiste) abolizione della prima rata dell’IRAP per TUTTE le aziende, indipendentemente dalle perdite. Sussidi in base al fatturato e non al reddito dichiarato. Notate che il 40% delle persone sono rimaste al lavoro, la filiera alimentare con negozietti e ipermercati e la logistica, con i corrieri che hanno lavorato ben più di prima. Hanno voluto premiare il rischio? Chissà….

Sono 55 miliardi e mezzo Governo non vuole neppure prendere 36 miliardi del MES all’infimo interesse dello 0,1% per puntare tutto sull’ancora fumoso Recovery Fund, sperando di soldi a fondo perduto. Ma, fin ora in Europa dicono che anche i soldi del  Recovery Fund saranno a prestito. Insomma si dovrà restituire tutto. Con il rischio che questa apertura in maniera uguale in tutte le Regioni faccia riesplodere la pandemia. E, allora, non basteranno tutti i soldi del mondo. Per la nostra economia sarà peggio della Grecia, molto peggio.

Secondo voi, si può riaprire tutto con questa tabella odierna dei contagi?

Ieri abbiamo avuto le prime notizie meno negative sull’andamento del Coronavirus. Ma tutti, da Brusaferro a Speranza a Borrelli, si sono affrettati a stoppare qualsiasi tentativo di apertura: non siamo neppure alla metà dell’opera, se si allentano ora i freni, tocca ricominciare tutto da capo. Capisco benissimo che c’è una forte spinta per riaprire i comparti produttivi per evitare un possibile default del nostro Paese. Esigenze contrapposte, ambedue condivisibili: stare in casa per aumentare la rarefazione sociale o stare insieme per produrre.

Eppure ieri è uscita dal Viminale una circolare che permette al genitore di accompagnare il figlio minore “a fare una passeggiata” purché nelle vicinanze dell’abitazione.

In questo momento, quella circolare ha il fortissimo segnale di untana libera tutti” indipendentemente dal suo contenuto.

Molti sono i timori che hanno accompagnato quella circolare e che ieri sera hanno riempito TUTTI i social: non c’era un intervento su Twitter o Facebook favorevole a tale circolare, tutti contrari: un’apertura che non riguarda neppure una categoria produttiva.

Non sono né un medico, né un virologo, ma ora, con questa circolare, da una casa, invece di una persona sola, ne usciranno due (o tre); quindi una doppia (o tripla) possibilità di incontrare il virus fuori e di riportare l’infezione a casa.

La circolare immagina la mamma o il papà che fa fare il giro dell’isolato tenendo il bambino per mano.

Stamattina, dopo 4 gg. – bardato di mascherina e guanti – sono uscito per acquisire (stato di necessità) generi alimentari deperibili (frutta e verdura). Avrete visto in TV le lunghe file, devo dire almeno nel mio quartiere, ordinate estese per decine e diecine di metri di persone, ben distanziate che aspettava il loro turno per entrare nel supermercato. Stamattina molte di quelle persone che ieri erano sole, oggi erano accompagnate da uno e talvolta due bambini che certo fermi non stavano: l’attrazione fra bambini è normale (spero non fatale): assembramento assicurato e distanza di sicurezza lettera morta. Non ti dico poi, cosa succedeva all’interno del supermercato con i bambini sparsi fra i banchi.

Ci son state discussioni fra i “solitari” e i genitori: i primi cercavano in tutti i modi di respingere i bambini, i secondi manifestavano il “diritto” dei bambini di svagarsi un po’.

Quella circolare è molto pericolosa. A mio parere ben fanno Campania e Lombardia ad emanare, nel rispetto della disposizione dell’art.3 del D.L. 25 marzo 2020, n. 19, ordinanza più restrittive.

Non ne conosco la valenza, non sono pratico della materia di uno studio statistico, non medico, condotto da due professori italiani alla London Business School. In sintesi, comparando le fasce di età dei contagiati in Cina, Corea del Sud e Italia e gli effetti del virus sui contagiati concludono affermando che la fascia dell’infanzia, pur non avendo sintomi o pericolose patologie, è la più esposta al contagio e capace, quindi, in silenzio e senza apparenze, di portarla in casa ai genitori e nonni. Portatori sani.

Il link a questa ricerca è sul sito del Corriere della Sera, al link https://video.corriere.it/cronaca/lezioni-pandemia-coronavirus-spiegato-london-business-school/d58785a4-70da-11ea-a7a2-3889c819a91b?refresh_ce-cp

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