Caro Governo, Cari Ministri, Caro Commissario straordinario, Cari Presidenti di Regione,

oggi è il primo giorno del nuovo anno. Nella speranza di tutti, se il 2020 è stato l’anno della pandemia del Coronavirus, questo nuovo anno dovrà essere l’anno del vaccino, l’anno della riscossa.

A parte le castronerie dei no-vax, già qualcosa di non proprio positivo si vede nella più grande campagna vaccinale mai organizzata al mondo: un vaccino dato sulla linea del traguardo deve, invece, fare un altro giro perché l’EMA e la FDA non lo “certifica”, eppure uno Stato, fino a ieri appartenete all’Unione europea, lo usa già. Si era detto che gli acquisti dei vaccini sarebbero stati centralizzati dall’Unione europea, eppure almeno uno Stato Membro ha fatto un acquisto ulteriore di dosi.

A quanto ho capito ogni Stato decide in piena autonomia la lista di priorità per vaccinarsi e, in Italia, ogni Regione farà lo stesso.

Ho avuto modo di leggere, sul sito del Ministero della Salute, il “Piano per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19”. Il “Piano” inizia bene, ma poi si perde abbondando in “tempi futuri” e in “tempi condizionali” non rispondendo ai legittimi quesiti che i tutti i cittadini in questi giorni si pongono.

Le linee guida, per la prima fase sono condivisibili e oggettivamente giuste: prima chi, per lavoro, è a contatto con il virus, ossia operatori sanitari e medici, poi i soggetti più fragili che tanti morti hanno finora sofferto, anziani ospiti nelle RSA e ultraottantenni (che, come indicato dal piano sono già 4 milioni e mezzo, una bella cifra). Tutte categorie ben determinate, scelte per la pericolosità dell’impegno e per l’età avanzata.

Il lavoro da compiere è immane: raggiungere, secondo alcuni criteri (quali?), TUTTI i quasi sessanta milioni di italiani, raggiungerli due volte, dir loro dove andare a vaccinarsi e quando.

Infatti, subito dopo le categorie più protette, il piano si fa più fumoso: chi viene dopo? Gli ultrasessantenni (un bel numero, 13 milioni e mezzo)? Le persone con comorbilità cronica (7 milioni e mezzo)?  Le forze dell’ordine? I professori? Gli studenti che nel tragitto scuola casa si infettano e contagiano a casa, genitori e nonni?

Questo per categorie che, come afferma il Piano, non sono “mutualmente esclusive”, ossia ci può essere un ultrasessantenne con patologia diabetica.

Non mi permetto di chiedere una tempistica precisa: so che dipenderà dall’arrivo e dalla quantità dei vaccini, ma – ritengo – che i cittadini debbano conoscere da chi li governa se e come sono state precisate le modalità di composizione delle liste di priorità nelle vaccinazioni.

Saranno i “medici di base” a compilarle premettendo quelli con patologie? Sarà il Servizio Sanitario nazionale che, solo in base all’anzianità anagrafica, chiamerà (e come?) i cittadini alla vaccinazione indicandone le due date ed il luogo? Bisognerà prenotarsi?

 Ognuno di questi metodi comporta una delicata ed attenta pianificazione.

Ma non tutti hanno familiarità e confidenza con i medici di base. Ma non tutti sono registrati con telefono o Email al Servizio Sanitario Nazionale, pochissimi sono iscritti al Registro sanitario elettronico.

Anche se – per le ragioni di cui sopra – penso sia ora impossibile conoscere con precisione il “quando”, è indispensabile che la classe politica e/o amministrativa descriva nei particolari fin d’ora il “come” vaccinerà il circa 60 milioni di cittadini che non sono sudditi che possono essere lasciati in ignorante attesa.

Insomma la domanda è questa: come saranno compilate le liste di vaccinandi? Come avverrà il contatto fra la Sanità pubblica e il cittadino? Chi e come dirà al cittadino quando e dove andare per assumere il vaccino?

Qui il Piano per la vaccinazione è molto, troppo fumoso. Manca di notizie certe e di trasparenza.

 Sul sito di Palazzo Chigi è stato attivato un contatore dei vaccini inoculati, censisce il passato, quanti sono stati vaccinati (e, al 31 dicembre, 17.000 vaccinati su 450.000 dosi di vaccino consegnate non mi sembra un risultato brillante) ma non risponde alla domanda posta.; fornisce solo il totale delle persone già vaccinate distinte per età, sesso e regione. Nulla sul futuro. Nulla su quante e come saranno vaccinate le prossime persone.

Un silenzio, la mancata rapida risposta a queste domande che ormai tutti i cittadini si pongono, potrebbe ingenerare la convinzione che chi deve provvedere non ha la minima idea di come fare e l’unico suo progetto è spendere soldi per le “primule” o, nella confusione, precostituire corsie preferenziali per i “soliti noti”, come è già successo in Campania.

Non vogliamo frasi generiche, tipo “ci saranno XXX punti di vaccinazione”, vogliamo sapere dove sono, quali sono le priorità decise nelle liste e come tali liste verranno confezionate.

Fateci un primo regalo. Una chiara, esaustiva, pubblica risposta.

Stupiteci con una chiara ed efficace comunicazione!!

Con i migliori auguri per il nuovo anno e di buon lavoro.

Grazie per l’attenzione