Archivi per il mese di: settembre, 2018

Si comincia. L’entusiasmo è a mille. Il Cammino di Santiago, tante volte sognato, atteso, voluto, è qui. Davanti a me. Scendo di corsa a Hundaye dal treno preso a Lourdes. Piove, non la sento neppure, infilo a stento coprizaino arancione (beh, sarò più visibile) e parto a passo svelto. Ma per dove? Sono ancora in Francia. Dove è Irun? Di là, mi dicono. Quasi corro. Non guardo neppure se cu sono altri pellegrini, non guardo la città. Irun, Irun, porta del Cammino. Dove sei? Cammino per poco più di un chilometro, sempre in un contesto urbano. Palazzi sparsi senza soluzione di continuità.
Non noto nulla, preso come sono dalla euforia. Poi, poi due targhe contrapposte sul marciapiede. Su una “Francia”, sull’altra “Spagna”. Così minimalista che quasi non mi accorgo. W Schengen, l’Unione Europea che non ti fa pagare il roaming del telefonino. Siamo un popolo solo.
Non so perché, forse intimorito da possibili ritardi, dall’aereo, dai confini, dalla volontà di cominciare il cammino di buon mattino, ho prenotato un B&B a Irun, senz’altro inutile ma mi consente di assaporare pian piano la nuova avventura.
Il 13 agosto mi fermo nella Pension Bowling e – non avendo altro da fare – esploro questo primo sito spagnolo, lindo e pulito, un occhio particolare alle frecce gialle in campo blu decorate con una conchiglia di capesante: saranno la mia guida e la mia compagnia per oltre 20 giorni. Fremo, vado a letto per accelerare i tempi, non vedo l’ora e, il mattino dopo, l’ora arriva.
Alle 7, quasi ancora buio, si parte.
Che l’avventura abbia inizio

D

Dovevo e volevo tornare a Santillana del mar. È sul Cammino, non potevo mancarla.
C’ero stato oltre trenta anni fa, casualmente, per turismo durante un viaggio in auto che, per il gran caldo, si trasformò in un giro alla ventura.
Ricordo la ingenuità di voler visitare le grotte di Altamira, primo esempio di “arte” umana, senza sapere che le prenotazioni per quell’agosto risalivano a quattro anni prima. Solo pochissimi fortunati per non rovinare il microclima che ha permesso la conservazione delle pitture. Per gli altri c’è la perfetta riproduzione della grotta, precisa in ogni particolare.
Ricordo un borgo medioevale, pressoché deserto, già allora un po’ finto, ma grazioso, con qualche negozietto che esponeva la insegna “bitzcocho y leche” ossia un bicchiere di latte delle mucche delle fattorie circostanti in cui potevi intingere una fetta di quello che noi chiamiamo pan di spagna.
Insomma un posto piacevole.
Arriva presto, mi dicono. C’è meno gente.
Alle 9.00 sono già nella piazza maggiore. Vero, quasi nessun turista, ma tante auto e tanti furgoni che riforniscono le decine e decine di bar e ristoranti che son sorti nel minuscolo paese.
Non si può fotografare un lavatoio del ‘600 con un furgone bianco e giallo dietro. Gironzolo, ma il giro completo del paese richiede circa 15 minuti. Passa il tempo e cominciano ad aprire i negozietti di chincaglierie e souvenir.
Quella che era una austera casa di pietra si trasforma in una parete piena di T-shirt e ammennicoli vari per richiamare il turista.
Sì le case in severa pietra a vista son sempre le stesse, lo acciottolato nella stessa pietra pure.
I balconi e le finestre sono adornati da tanti fiori che nemmeno in Alto Adige… ma il disgusto per questa finzione rimane come rimane lo interrogativo di cosa attragga, ora, il turista.
Non so se le avete mai viste, ma mi balzano alla memoria le immagini delle sceneggiate americane sulla bibbia nei parchi a tema USA.

Finalmente, verso le 10.30, i furgoni e le auto vanno via e riesco a fotografare le case nella loro panorama originario, stando ben attento a non includere i souvenir esposti.
Ma la pace dura pochissimo.
Arrivano i pullman che scaricano dozzine e dozzine di turisti organizzati in comitiva tutti con auricolare e guida con microfono e ombrellino.
Basta, è troppo, vado via.

sergioferraiolo

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