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Giornata rovente, in cui il caldo e Mentana si sfidano testa a testa per il record di durata, va in scena quello che, alle 16:41, appare come il capolavoro della cialtronaggine politica.
Fino a stamattina c’era un partito, o quel che ne resta, che, non avendo votato la fiducia ad un provvedimento del Governo di cui fa parte, ha provocato le dimissioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi.
Mattarella ha respinto tali dimissioni perché  appare strana una crisi su una fiducia comunque ottenuta nonostante l’assenza dei Cinquestelle e ha rimandato Draghi alle Camere er un nuovo voto di fiducia.
I riflettori erano quindi puntati sui Cinquestelle.
Et voilà, sorpresa!, la Lega apertamente chiede un nuovo Governo senza i Cinquestelle oppure voto anticipato subito.
I Cinquestelle escono dai riflettori.
Il punto è che si tratta di un Governo del Presidente mai sfiduciato. E un Presidente, davanti al quale tutti i partiti si sono inginocchiati implorandolo di farsi rieleggere. 
Due partiti che fino a un mese fa giuravano fedeltà  al Governo di cui tuttora fanno parte.
Incomprensibile. Follia pura. Con la pandemia ancora in atto, la crisi economica, il PNRR che non verrà attuato con perdita secca di 200 miliardi, il bilancio da approvare.
Sinceramente non capisco.
Tranne……
Tranne che la crisi è originata dai due partiti  più filorussi del Parlamento.
Putin ride.

Allora…vediamo un po’:

La pandemia l’abbiamo avuta due anni fa e c’è ancora; i contagi aumentano esponenzialmente, ma portare la mascherina è ormai fuori moda.

la guerra alle porte di casa l’abbiamo avuta 145 giorni fa e c’è ancora, e va sempre peggio;

Il caro bollette l’abbiamo avuto e c’è ancora. Addio docce lunghissime e 24 gradi nelle case d’inverno.

Il gas non ce lo avevamo e non ce lo abbiamo tuttora, Anzi oltre a quel cattivaccio di Putin, ora anche la Libia ci taglia le forniture del 25%;

Draghi e Mattarella ce li avevamo e (per fortuna) ce li abbiamo ancora: fa un po’ pena però vederli andare in giro per il mondo, finanche in Mozambico con il cappello in mano ad elemosinare un po’ di gas;

Il sole l’abbiamo sempre avuto e continuiamo ad averlo (forse troppo) , quello che manca da parecchio è la pioggia. Quindi alla lista aggiungiamo pure una forte siccità: rubinetti sempre aperti, mi raccomando. E non dimenticate di lavare l’auto.

le fibrillazioni politiche le abbiamo sempre avute e continuiamo ad averle con partiti che litigano non solo fra loro, ma piuttosto al loro interno, dividendosi a tal punto da sfidare la scissione dell’atomo. Ogni provvedimento deve tenere conto delle esigenze di 1235 persone che dovranno approvarlo;

dal 2018, da tre mesi dopo le scorse elezioni politiche, qualcuno minaccia la crisi di governo ed elezioni anticipate. Ma anche questo è normale nel Belpaese.

I treni e gli aerei continuano a partire ed arrivare in ritardo e basta il blocco di un solo binario per dividere per giorni in due l’Italia;

Su strada le code intorno a Firenze sono ormai connaturate al panorama;

C’è tutto?

No, mancava una cosa fondamentale; le cavallette!!!!! Tranquilli, ci sono pure quelle: la Sardegna ne è piena.

Lista completa? Sicuramente no: abbiamo tavolino selvaggio, la movida violenta, le spiagge proibite, lo sciopero preventivo (dei tassisti), gli incendi degli impianti di compostaggio perché la Capitale pulita non ci piace;

Bene, con questa lista in tasca, con 20 spade di Damocle sulla testa, ce ne possiamo andare in vacanza perché, si sa, nel Belpaese luglio e agosto sono sacri.

No, non è andato tutto bene.

Post Scriptum: da quando ho pubblicato questo post sto ricevendo numerose segnalazioni di altre e tremende piaghe che sono fra noi. Da ciò si denota una spiccata tendenza al pessimismo insita fra di noi.

Ne cito una: pare che il riscaldamento globale favorisca la diffusione della Candida Auris, un fungo resistente agli antibiotici, facilmente trasmissibile e con mortalità vicina al 30%.

No, nulla è andato bene

Domenica sera, nella trasmissione de LA7 “in Onda” alla pressante domanda “Ma perché diamo tante armi a Zelenky?”, Pier Luigi Bersani ha dato la risposta della “sinistra”.
“Non pensiamo che l’Ucraina possa vincere, ma dandole le armi giuste per combattere, potremo portarla ad un livello tale da raggiungere un compromesso onorevole con la Russia.”.
Ho sempre avuto stima di Bersani, ma stavolta mi ha fatto cadere le braccia.
Praticamente ha sposato la tesi del logoramento russo propugnata da Biden.
Ti dò armi non per farti vincere, non perché sei stato invaso, ma perché mi fa comodo indebolire Putin. Questa è la conclusione perché è scontato che, per quante armi tu possa dare all’Ucraina, senza un intervento diretto con le armi più sofisticate (politicamente impossibile) dei Paesi NATO, mai e poi mai la terra di Zelensky potrà pareggiare l’arsenale bellico russo.
Bersani parla, poi, di “compromesso”. La parola stessa significa “reciproche concessioni”. E quali sarebbero? Allo stato la Russia ha già occupato tutto i Donbass, non solo le autoproclamate repubbliche separatiste, ma anche, oltre la Crimea, il corridoio terrestre che congiunge la penisola al territorio russo. Di qui a qualche giorno probabilmente occuperà anche Odessa tagliando ogni accesso al mare all’Ucraina.
Questo per la Russia è un fatto acquisito.
Quali saranno le concessioni che la Russia potrà fare? Di non andare oltre? E quali concessioni potrà fare il povero Zelensky? La promessa di non rivendicare più i territori occupati dai russi?
Un po’ come le alture del Golan da decenni rivendicare inutilmente dalla Siria ma che Israele si guarda bene dal restituire?
La questione ormai è fuori dalle mani di Zelensky e degli europei.
Potrà essere risolta solo, come al solito, fra Biden e Putin.
Biden rinuncia al piano di 33 miliardi di dollari di armamenti (tanto non si sa se il Congresso glielo passa) e Putin si ferma allo stato di fatto attuale, magari concedendo all’Ucraina uno stretto corridoio al mare fra Odessa e la Transnistria.
Quello che rimane dell’Ucraina entrerà nell’Unione Europea, non nella NATO e verrà ricostruito con i nostri soldi.
Forse questo è un “compromesso” possibile.


Ma quanto costa Zelensky a noi? Non solo di rincari dell’energia e di ogni prodotto al supermarket (complici anche i negozianti: ‘sta cosa mi ricorda quello che successe con lo arrivo dell’euro), ma anche in moneta sonante, visto che Biden ha chiesto agli “alleati” di versare la loro quota sui 33 miliardi di dollari stanziati dagli USA e 3 miliardi in meno si farebbero sentire per l’Italia.
Non è che io sia personalmente contrario all’invio di aiuti all’Ucraina, barbaramente invasa dalla Russia. Zelensky, come Capo di un Paese ha tutto il diritto di decidere se combattere, aumentando i morti, o salvare più vite, ma sottomettendosi al giogo sovietico. La scelta (non sappiamo se autonoma o indotta) l’ha fatta.
Quello che mi lascia perplesso è l’inutilità della fornitura di armi. Qualche carrarmato, qualche missile anticarro, un paio di batterie contraeree basteranno per colmare il gap militare fra i due contendenti o serviranno solo ai piani di Biden di rallentare e sfiancare la Russia?
Anche le sanzioni non penso siano molto efficaci: oltre alle solite triangolazioni, salvo una ristretta cerchia di oligarchi e benestanti a Mosca e a San Pietroburgo, la massa della popolazione russa è parecchio al di sotto dei nostri standard e non si preoccuperà certo di non poter comprare un’auto nuova o una lavatrice.
Qui siamo di fronte ad un accadimento nuovo. Di solito in una guerra ci sono due contendenti. Gli altri Paesi aiutano l’uno o l’altro per favorirne la vittoria finale e la contemporanea sconfitta dell’altro.
In questa strana guerra è come se ci fosse, suo malgrado, un solo belligerante, l’Ucraina. L’altro, la Russia, è intoccabile.
I Paesi che decidono di stare a fianco a Zelensky, più di dargli da mangiare e qualche cannone, non possono.
Non possono intervenire per riequilibrare le sorti del conflitto con interventi seri ed efficaci perché entrare in conflitto con la Russia significherebbe dare il la ad una guerra nucleare che nessuno vuole.
Quindi fornire queste “piccole” armi, queste spiate dell’intelligence, queste coordinate di obiettivi, senza un intervento che pareggi la forza militare, mi appare come fornire le cure palliative ad un malato terminale: se ne prolunga solo l’agonia senza mutare l’esito minimo e scontato: la Russia terrà la Crimea e il Donbass e il corridoio terrestre che li unisce e chissà se si fermerà lì.
Aumenterà solo il costo in vite umane, ma proseguire o meno è una decisione che spetta solo a Zelensky.
Noi occidentali, però, soprattutto sui veri scopi di Biden con l’elmetto che pretende la nostra compartecipazione ai 33 miliardi stanziati dagli USA, qualche interrogativo dovremmo porcelo. E, soprattutto, se i veri scopi di Biden coincidono con i nostri.






A tutti è noto quello che sta succedendo in Ucraina. Un Paese (senza aureola di santità o di vera democrazia) è stato invaso dalla più grande potenza nucleare del mondo. Divario di forze immenso; bombardamenti, morti, tanti civili uccisi o costretti a rifugiarsi, senza acqua, riscaldamento e cibo nelle gallerie della metropolitana.
Il mondo intero viene tenuto alla larga per via del dito sul grilletto nucleare e dagli indispensabili tubi pieni di gas che dalla Russia arrivano in tutta Europa.
Il presidente Zelensky chiede, ormai da giorni, due cose “impossibili” all’Europa. Istituzione di una no-fly zone sull’intero Paese e una immediata adesione all’Unione europea.
Qui in Europa sono aumentati i distinguo: se nessuno dubita della necessità di aiuti umanitari come cibo, vestiti, medicine, profonde fratture esistono fra chi sostiene la necessità di ampliare questi aiuti con armamenti leggeri o pesanti per permettere agli ucraini di resistere e fra chi sostiene che la pace non si ottiene con le armi e che armando gli ucraini se ne prolungherebbe l’agonia di fronte ad un esito infausto ormai certo. Ritardando la resa si aumenterebbe solo il numero dei morti fra i civili. Insomma, inviare armi in Ucraina sarebbe accanimento terapeutico.
Anche perché – fortunatamente – nessuno ha ancora seriamente proposto un intervento NATO sul modello Serbia del secolo scorso.
Un intervento del genere, sia pur limitato ad una no-fly zone (se poi un jet russo ci passa, sei obbligato ad abbatterlo), provocherebbe, vista la più volte manifestata determinazione del leader russo, non solo la ormai certa sconfitta e scomparsa dell’Ucraina, ma – molto probabilmente – la scomparsa dell’intero genere umano. Non è un segreto che già oggi ogni comandante di sottomarino, ogni comandante di sito missilistico, ogni gestore di satelliti killer, che sia russo, americano, francese o britannico ha già pronte le coordinate del bersaglio che da tempo gli è stato assegnato, da colpire con testate nucleari multiple. L’umanità non si estinguerà per le previsioni di Greta Thumberg, ma ben prima per la stoltezza improvvisa di quattro generali.
Qualche giorno fa la “indicibile” posizione europea (sì ad aiuti umanitari, no ad interventi diretti) è stata coraggiosamente espressa a Piazza pulita dal giornalista del Manifesto Alberto Negri in risposta al collega ucraino Maistruk che, con veemenza, (qui il link) rimproverava all’Europa la mancanza di orgoglio e la pusillanimità del non intervento: “Qui nessuno ha voglia di morire per l’Ucraina!”
Fa molto male dirlo, ma è la stretta verità: un intervento appena più incisivo dell’occidente significherebbe l’olocausto nucleare con un numero di morti molto superiore a quello di tutti gli ucraini e dei russi messi insieme.
Se il cuore impone di intervenire, la ragione ci dice di star fermi.
Stavolta non siamo 100 contro uno come nell’ex Jugoslavia. Non solo non sarebbe certa la vittoria, ma sarebbe certa la sconfitta e la scomparsa di gran parte dell’umanità.
D’altronde la pazienza a volte premia: chiedete agli ungheresi del 1956, ai cecoslovacchi del 1968, ai polacchi sotto Jakulesky, ai tedescoorientali sotto il tallone sovietico se, col senno di oggi, avrebbero preferito morire lottando contro l’invasore oppure essere ben vivi e ben più benestanti oggi nell’Unione europea.
Il destino esiste: può chiamarsi Covid19, o incidente d’auto, o sovvertimento politico. Si parla sempre di resilienza, il destino può essere cambiato col tempo, la morte no.

Il vero problema, come dice Pablo Iglesias di Podemos è dire chiaramente alla gente che l’unico modo di fare vincere l’Ucraina è che l’occidente (tutto) entri in guerra con la Russia, guerra nucleare. Una guerra nucleare che porterà alla sconfitta di tutti. Una soluzione inattuabile

Di questo si deve parlare. Su questo la gente deve farsi una idea


https://www.la7.it/piazzapulita/video/lo-sfogo-del-giornalista-ucraino-maistruk-state-facendo-la-figura-dei-vigliacchi-alberto-negri-tu-03-03-2022-426705

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