Archivi per la categoria: viaggi

Il proverbio dice Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi. Ma un proverbio non è il Verbo. Quest’anno mi andava di fare quello che ho sempre odiato. Forse per appurare se fosse, poi, giusto odiarlo.
Diciamo che ho sempre odiato i viaggi nei periodi canonici (Pasqua, Natale, ferragosto) quando l’affollamento e i prezzi sono alle stelle. Ho sempre odiato i viaggi intruppati con sconosciuti, tranne quelli con Avventure nel mondo quando organizzavo anche io, insieme al Coordinatore, il viaggio e le sue tappe. Oppure i viaggi in solitario o autoorganizzato con pochi amici.
Però, mi hanno parlato molto bene di questa Onlus “Viaggi solidali” di Torino che organizza progetti per il terzo mondo e coinvolge i turisti in questi progetti e destina ad essi una parte della quota di viaggio. Il viaggio, poi, comprende anche visite ai progetti stessi. In alcuni viaggi, non questo, purtroppo, si soggiorna anche nelle case dei locali, favorendo sia la reciproca conoscenza, sia un sostegno economico agli ospitanti.
Perché proprio il Myanmar?
Tante ragioni. Voglia di fare qualcosa di diverso a Natale, per esempio. Poi, alcuni Paesi tropicali devono esser visitati in pieno inverno, la loro stagione secca, pena tanta pioggia.
Poi il Myanmar, sì la Birmania, o la mitica Burma dell’impero britannico, ha una storia strana. Molto buddista, ma governata con pugno di ferro per anni dai militari. La precarietà dei diritti umani. La storia affascinante della “Signora” figlia di un eroe nazionale che ha preferito rimanere per anni “agli arresti domiciliari”, non andare a dare l’ultimo saluto all’amato marito, pur di essere sicura di rimanere nel suo Paese, diventando simbolo vivente della resistenza al regime che le avrebbe fatto ponti d’oro affinché lasciasse il Paese nel quale, però, le avrebbero impedito di tornare.

Questa signora, delicata di aspetto, sempre con un fiore fra i capelli, ma dentro costruita con l’acciaio, ora, non potendo essere capo dello stato, si è ritagliata, con la carica di “Consigliere di Stato”, il ruolo di leader del Paese che, comunque, continua ad avere un grosso peso da parte dei militari: hanno il 25% garantito dei seggi nel Parlamento e nominano sia il ministro della difesa sia quello dell’interno.
E, quasi come contrappasso, la “Signora”, la settimana scorsa è dovuta andare a difendere il suo Paese al tribunale internazionale dell’Aja, perché accusato di violazione di diritti umani, se non di persecuzioni verso una minoranza musulmana del Paese.
So che, negli ultimi anni, il Paese si è un po’ snaturato per il forte afflusso turistico con opere conservative delle attrazioni locali non sempre in linea con i canoni del restauro ripristinatorio.
Cerco di partire senza preconcetti, vedere, conoscere, (tentare di) capire.
Come al solito, su questo blog, WiFi degli alberghi permettendo, chi vorrà, potrà seguire non tanto il mio viaggio, quanto le mie impressioni, le mie sorprese, le mie riflessioni. Parto fra tre giorni.
A presto

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Da giorni, da mesi, la politica italiana è ferma sul nulla. Ogni occasione è buona per litigare. Due partiti stanno insieme solo perché non vinca un terzo partito. E così era prima, indipendentemente dalla caratteristica cromatica con cui sono stati chiamati gli ultimi Governi.

Tutto ciò si ripercuote su di noi, poveri cittadini, in balia della tempesta, senza nocchiero che ci guida.

Prendete l’ultima occasione di litigio, il MES, una modifica al vecchio fondo salvastati (per capirci qualcosa cliccate qui). Soo modifiche che, tutto sommato, avvantaggiano i Paesi che potrebbero chiedere aiuto: la ristrutturazione del debito non è più obbligatoria, ma viene concordata. L’Italia è al sicuro perché con la percentuale di voti di cui è in possesso potrà bloccare qualsiasi – molto eventuale – richiesta di ristrutturazione del suo debito. Le banche (tutte, non solo quelle tedesche) potranno avere aiuti direttamente dal fondo salvastati senza far passare il prestito per le casse statali aumentandone il debito.

Ai partiti – essendo riforma neutra – non importa, nel merito, un fico secco eppure stanno lì a litigare come i capponi di Renzo coprendo con questo misterioso MES le loro beghe interne ed esterne, senza curarsi che questa bagarre (indicativa di instabilità politica) ha già fatto dsalire lo spread di trenta punti. E quelli sono miliardi reali da pagare per convincere i creditori a ricomprare i BTP.

Non se ne vede la fine. La coesione sociale, lo stringersi insieme per trovare – senza divisioni – una soluzione comune è stata vista l’ultima volta nel 2011, quando c’era il reale pericolo di default.

Stiamo andando a battere, tutti quanti. E sarà dura.

A meno che…… questa è la bestemmia, non succeda quello che gli psicologi auspicano in questi casi.

Ho quasi paura a dirlo. GLi psicologi, qundo c’è una situazione confusa come questa, senza uscita, che porta un intero popolo, una intera Nazione a sbattere, evocano, sperano, un evento traumatico: un forte terremoto, una guerra, una esplosione nucleare…. brutto , vero?

Ma, sostengono gli psicologi, un evento di tale portata, oltre a morte e distruzione, porta anche la resilienza (per il significato cliccate qui) , una nuova coesione, uno “stringiamoci a coorte” che manda via le finte divisioni di prima. L’altro da me diventerà il mio vicino, quello con cui devo condividere gli effetti del cataclisma. Non me lo auguro, perché sarebbe nefastoper molti. Ma, secondo gli psigologi potrebbe essere una via di salvezza.

Delle nefandezze che si commette sui social di internet si è detto molto. Ci sono gli odiatori di professione che raggiungono orgasmi multipli riempendo di contumelie veri o presunti avversari. Godono pigiando sulla tastiera quei tasti che compongono le parole più abiette, gli auspici più nefasti verso i loro nemici.
Ci sono gli stalker digitali che hanno amplessi digitali vergando sulla tastiera le frasi, a loro modo di pensare, più lussuriose all’indirizzo delle loro “prede”.
Ci sono gli (o le) esibizionisti che postano, convinti di essere strafighi) le loro foto in atteggiamenti più o meno conturbanti.
Potrei citare altre categorie come quelle dei fideisti fino alla morte, convintissimi a sostenere, contro ogni evidenza, il loro leader politico, le scie chimiche o la pericolosità dei vaccini o la forma piatta della terra.
La spinta di ognuna di queste categorie è la medesima: convinti di essere fra i pochi partecipi ad un segreto, tentano di uscire fuori dalla massa, sostenendo una tesi di minoranza, al fine di avere un momento, un solo momento sotto i riflettori.
Ma, se ce ne siete accorti, da un po’ di tempo c’è una nuova categoria di matti sui social di internet.
Io li chiamo “statusquoisti”. Il loro scopo è contestare le giuste (o meno giuste) lamentazioni o rimostranze del prossimo.
Se un tizio, incazzato nero, posta una foto di cassonetti stracolmi cirrcondati da una corona di sacchetti dell’immondizia pieni, inveendo contro la mancata raccolta dei rifiuti, lo statuquoista inveisce contro il tizio, sostenendo che la colpa non è dell’Azienda preposta alla raccolta rifiuti, bensì del cittadino che lascia i sacchetti fuori posto.
Oppure se un pellegrino del Cammino dii Santiago segnala su FB che un albergo è sporco, con le cimici e pieno di mosche, salta su lo statusquoista che ribatte che la segnalazione diffama la locanda, che le cimici sono state senz’altro portate dal pellegrino e che le mosche sono entrate perché il pellegrino ha lasciato la finestra aperta.
Se Caio si lamenta perché gli avventori del bar sotto la sua finestra schiamazzano fino alle ore piccole privandolo del sonno, lo statuquoista di turno lo redarguisce della sua scada tolleranza e della sua mancanza di socializzazione.
Insomma gli statusquoisti, senza posa, si adoperano affinché la vita scorra così come scorre; si adoperano affinché gli abusi non vadano puniti perché la punizione scalfirebbe lo status quo.
Mi piacerebbe sapere se ci avete fatto caso e se, sui social, lì avete incontrati anche voi.

sergioferraiolo

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