Archivio degli articoli con tag: spread

Nel magnificare la sua politica economica, Giorgia Meloni ripete come un mantra la discesa, da quando c’è lei, dello spread (vedi qui il significato) fra Bund tedeschi e BTP italiani.
Peccato che dimentichi di dire che lo spread è il risultato di un rapporto che può cambiare sia se cambia il numeratore, sia se cambia il denominatore.
Vi propongo un raffronto fra la situazione al 1° gennaio 2021 (la Meloni non c’era, C’era il Governo Conte II, si affacciava Draghi, avevamo avuto un pacco di miliardi dall’Europa con il PNRR) e la situazione odierna:

Alla data del 1° gennaio 2021, i rendimenti dei titoli di Stato decennali erano approssimativamente i seguenti:
Bund tedeschi a 10 anni: -0,57% (valore negativo, riflettendo la forte domanda di asset sicuri e la politica monetaria della BCE). (fonte Investing Italia)
BTP italiani a 10 anni: +0,52% (grazie a una combinazione di politiche di sostegno della BCE e a una maggiore stabilità percepita sui mercati). (fonte: Investing Italia)
Questi dati evidenziano uno spread tra i due titoli di circa 109 punti base.

Alla data odierna, 17 dicembre 2024, i rendimenti dei titoli di Stato decennali sono i seguenti:
Bund tedeschi a 10 anni: circa 2,23% . (Fonte: INVESTING ITALIA)
BTP italiani a 10 anni: circa 3,38% (Fonte: INVESTING ITALIA)
Questi valori indicano uno spread tra i due titoli di circa 115 punti base. (Fonte: BORSA ITALIANA)
Rispetto al 1° gennaio 2021, si osserva un incremento significativo dei rendimenti per entrambi i titoli, con un aumento dello spread di circa 6 punti base.


Questo riflette un cambiamento nelle condizioni economiche e nelle politiche monetarie nel corso degli ultimi anni.
Infatti, mentre l’economia italiana “galleggia” o retrocede di poco, il fatto nuovo è che, negli ultimi tre anni, è l’economia tedesca che è peggiorata moltissimo– Questo peggioramento si vede dall’incremento del rendimento dei Bund da -0,57 a +2,23.
Quindi non è che i BTP italiani siano migliorati rispetto ai Bund tedeschi. E’ che i Bund tedeschi sono peggiorati più dei BTP italiani, ma che, ancora, fanno aggio su quelli di casa nostra con la differenza che passa dai 109 punti base ai 115 punti base,
Ossia l’opposto di quello che dice la Meloni.

Devo ammettere che sono abbastanza sconcertato. Che l’Europa potesse interferire con le faccende interne nazionali è risaputo. Che l’Europa non amasse molto Salvini è noto. Non lo ama, non perché “sovranista” o uso a “chiudere i porti”. L’Europa non ama Salvini perché portatore di turbolenze e di disparità fra dichiarazioni e azioni: mai ha detto “usciamo dall’Europa”, ma sempre ha sostenuto di andare a Bruxelles (invero quasi mai) a “battere i pugni su tavolo”. Mai Salvini detto di voler uscire dall’Euro, ma ha sempre detto di voler usare una politica in deficit, molto molto contraria ai patti sull’Euro sottoscritti dal nostro Paese. Insomma, il succo di Salvini sull’Europa è: Noi stiamo bene in Europa purché l’Europa giochi con le nostre regole, forse dimenticando che gli attori europei son 27 + Commissione + Consiglio + Parlamento.

VI ricordate la manovra dello scorso anno? Sforeremo al 2,4%!!!!! Dicevano, poi, con la coda fra le gambe scesero al 2,04%. E la procedura di infrazione? “minaccino quanto vogliono, noi la manovra correttiva on la faremo mai!!!” . Poi la fecero.

E questo “stress” all’Europa, e ai mercati non sta bene. La prima regola per i mercati è la stabilità. Possono accettare un fatto dirompente come la Brexit purché condotta con le modalità annunciate fino alla fine. E, fin ora queste modalità sono state quelle imposte dalla Unione europea.

Anche le giravolte sull’immigrazione: prima approvi, il 28 giugno 2018, le conclusioni del Consiglio europeo in cui vien detto chiaramente che i singoli Stati membri possono accedere a prendersi i migranti sbarcati in Italia solo in regime di volontarietà e che il Regolamento di Dublino verrà modificato solo “per consenso” ossia all’unanimità e poi fai la voce grossa contro i partner europei che non si prendono i migranti e non modificano Dublino.

Insomma, ci vuol poco a capire che le cancellerie europee, la Commissione  il Parlamento abbiano fatto il tifo pe rl’uscita di scena di Salvini, considerano non un fascista, non un antidemocratico, ma un frte perturbatore  della scena comunitaria.

Però… però non immaginavo una festa e un tripudio cos’ grande per l’ancora “annunciata” nascita di un Governo “Conte-bis” ancora tutto da fare e che si annuncia un po’ come un “pastrocchio” con un Segretario PD che non lo voleva e che voleva le elezioni, con un senatore dello stesso partito, Renzi, che, il 20 agosto, subito prima dell’annuncio delle dimissione del Conte 1, tende la mano agli odiati “cinquestelle” in nome del comune interesse di non andare al voto per mantenere la poltrona, fortemente minacciata da una consultazione popolare. Con lo stesso segretario PD, trascinato al nuovo Governo, che, in nome di una discontinuità, chiedeva che cambiasse almeno il Presidente del Consiglio. Nulla: da Trump all’Unione europea, allo stesso PD, conte veniva imposto di nuovo.

Anche dall’altra parte le cose non sono molto limpide. Il Capo politico dei Cinquestelle, dopo aver affermato che non rinnega alcunché dell’azione del precedente Governo (sic!) vuole rimanere come vice premier, come ministro di peso e mantenere la sua squadra. Meno male che l’hanno zittito, sennò avrebbe preteso anche Viale dei Giardini, piazza della Vittoria e l’invio di cinque armate (pentastellate?) dall’Alaska alla Kamciacta. Poi ha preteso che alla fine, dopo il giuramento da Mattarella, tutta la squadra dei ministri venga sottoposta al giudizio della fantomatica “Piattaforma Russeau”, moderna sibilla che risponde, docile come un cagnolino, confermando il quesito posto dai capi.

Il povero Conte, accontentato il figlio che voleva un telefonino nuovo, sta ora impazzendo per  trovare la quadratura del cerchio e nulla si sa con precisione del programma.

Eppure…. Eppure, qualcosa è accaduto: il sovranista Trump elogia Conte, il commissario Ue uscente al bilancio Gunther Oettinger, notorio “falco” della stabilità e della austerità, elogia il nascente Governo e, udite udite, che Bruxelles “”è pronta a fare qualsiasi cosa per facilitare il lavoro del governo italiano quando entrerà in carica e per ricompensarlo”, ha aggiunto, affermando che “ci sarà più spazio per una politica sociale, anche se i socialdemocratici sanno bene che il debito illimitato nell’eurozona è un danno per tutti”. Per ricompensarlo, capite?

Queste sono persone e le persone, si sa, esprimono giudizi di convenienza, come le agenzie di rating (Fitch, Moody’s, Standard e Poor..).

Ma anche i mercati, i cui indici non sono fatti da persone, ma da fredde medie sule quantità di titoli scambiati, dati quindi oggettivi, festeggiano: oggi lo spread è a 167, quota che non si vedeva dal Governo Gentiloni e anche la borsa festeggia. L’asta dei Btp ha reso agli investitori solo l’1% contro il 3% al quale eravamo abituati: le casse del tesoro respirano.

Non capisco questo sbilanciamento su un progetto di governo che, forse, non è ancora nemmeno un progetto.

Ma capita a volte di trovare un tesoro in mezzo alla strada. Non mi faccio domande perché so che, se questo tripudio, e il nascente Governo, dura fino a Natale avremo:

  1. una manovra più semplice, senza attriti con Bruxelles,
  2. più soldi per gli investimenti
  3. Una deroga dagli impegni sul finanziamento in deficit

Insomma, più soldini che, se spesi bene, potrebbero rilanciare la nostra asfittica economia.

Non mi sembra poco e, date le premesse, ancora non mi sembra vero.

Post scriptum delle 18.20 che conferma la necessità di stabilità e di coerenza che hanno l’Europa e i mercati: dopo le esternazioni dei Di Maio che raddoppia i suoi “punti ineludibili” del programma e minaccia la possibile mannaia del voto sulla piattaforma Russeau, lo spread balza su di dieci punti e la borsa brucia tutti i guadagni accumulati.

Per favore, toglietelo di mezzo!

Ma, alle 20.50 una agenzia AdnKronos riporta l’irritazione di Conte per le esternazioni di Di Maio. Insomma sculaccia il bambino che vuol prendersi il pallone e giocare solo con le sue regole..

Conte dopo essersi affrancato da Salvini cerca di affrancarsi anche da Di Maio?

Speriamo….

Vuoi vedere che è lui l’uomo della provvidenza?

Gli organi di informazione danno ormai per scontata la nomina di Pasquale Tridico alla guida dell’INPS al posto di Tito Boeri.

Ma sapete chi è costui? Non lo conoscevo affatto, era un semplice Carneade, quando sobbalzai sulla sedia leggendo un suo articolo sul “blog delle stelle”, sì il blog, organo quasi ufficiale dei Cinquestelle. Mi fece talmente sobbalzare per le castronerie contenute sul “reddito di cittadinanza” che lo pubblicai, quasi senza commenti sul questo blog il 13 marzo del 2018 a questo link: https://sergioferraiolo.com/2018/03/13/reddito-di-cittadinanza-le-spiegazioni-del-prof-tridico/) che, poi non era altro che la trascrizione di quanto lo stesso Tridico affermava nel “blog delle stelle”. Vedi qui: ((https://www.ilblogdellestelle.it/2018/03/il_lavoro_di_cui_ha_bisogno_litalia.html). Parole del “prof.” Tridico, mica le mie. Corroborate anche da un articolo de “Il Fatto Quotidiano”. Riporto qui, il resto potete leggerle cliccando sul link (qui per l’articolo di Tridico e qui per il mio articolo):

1) il reddito di cittadinanza, – parole criptiche di Tridico – che è tecnicamente un reddito minimo condizionato alla formazione e al reinserimento lavorativo. Lo Stato sosterrà economicamente chi oggi non raggiunge la soglia di povertà indicata da Eurostat, in cambio dell’impegno a formarsi e ad accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro, purché siano eque e vicine al luogo di residenza. Il Fatto Quotidiano ha da poco riproposto un mio articolo in cui spiego come il reddito di cittadinanza possa essere finanziato attraverso maggior deficit in termini assoluti ma senza aumentare il rapporto deficit/Pil e senza sforare la soglia del 3%. In sintesi il meccanismo è questo: grazie alla nostra misura almeno 1 milione di persone che attualmente non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (i cosiddetti ‘inattivi’ e scoraggiati) verranno spinti alla ricerca del lavoro attraverso l’iscrizione ai Centri per l’Impiego e andranno così ad aumentare il tasso di partecipazione della forza lavoro. Questo ci permetterà di rivedere al rialzo l’output gap, cioè la distanza tra il Pil potenziale dell’Italia e quello effettivo, perché 1 milione di potenziali lavoratori saranno di nuovo conteggiati nelle statistiche Istat. Se aumenta il Pil potenziale possiamo mantenere lo stesso rapporto deficit/Pil potenziale, cioè il cosiddetto ‘deficit strutturale’, spendendo circa 19 miliardi di euro in più di oggi. Il reddito di cittadinanza costa 17 miliardi complessivi, compresi i 2,1 miliardi per rafforzare i centri per l’impiego, e potrebbe quindi finanziarsi interamente grazie ai suoi effetti sul tasso di partecipazione della forza lavoro.”

Capite qualcosa?

Cioè, se ho capito bene, l’ingresso nell’area di chi cerca lavoro di oltre 1 milione di inattivi (oggi non conteggiati dalle statistiche ISTAT) andrà ad aumentare il “tasso di partecipazione della forza lavoro” (ossia il numero di disoccupati, dico io). Quindi, l’ingresso di un milione di disoccupati “ci permetterà di rivedere al rialzo l’output gap, perché avremo un milione di persone in più che saranno conteggiate come in ricerca di lavoro” e così “il reddito di cittadinanza si autofinanzierebbe”.

Sono alieno ai magheggi dell’alta finanza. A parte che non ho capito un fico secco di quello che Tridico dice, so solo che, oggi come oggi, i fortunati che riceveranno il reddito di cittadinanza avranno una paga equivalente a quella dei loro coetanei che si fanno un culo così nei lavori precari. Tanto i tutor non ci saranno mai (le regioni dicono che è di loro competenza e hanno già posto la pregiudiziale costituzionale) e voi pensate che, specialmente nel meridione, ad ogni fruitore del reddito di cittadinanza potranno essere offerti tre lavori “congrui” e vicino a casa?

E’ chiaramente un sussidio senza contropartita, una manovra elettorale che durerà solo un anno. Solo un anno?  Certo. Raschiando il fondo del barile, facendo partire l’erogazione del reddito di cittadinanza da aprile (un mese prima delle elezioni europee, guarda un po’), ponendo una grossa ipoteca sull’aumento dell’IVA dal 2020, facendo salire il debito pubblico con il rialzo dello spread (è un fatto che con il Governo Gentiloni lo spread era 100 punti più sotto), non so dove troveranno i soldi per rifinanziare il reddito di cittadinanza per i prossimi anni se non imponendo più tasse. Quindi, più tasse a chi lavora e reddito di cittadinanza a chi nulla fa. Questi sono i Cinquestelle.

Meditate, riflettete e diffondete perchè qui è in gioco la tenuta dell’Italia.

Oggi, nel mio blog, ospito un post di Beppe Grillo del 2011. Era il 30 luglio, lo Spread saliva e saliva. Nessuno voleva più i BTP. L’Italia da tutti era giudicata sull’orlo del default.

Cosa fa Beppe Grillo, papà politico dei Cinquestelle? Scrive a Napolitano, allora Presidente della Repubblica,

Ecco il testo della lettera, regolamente pubblicata il 30 luglio sul blog di Beppe Grillo a questo indirizzo: http://www.beppegrillo.it/lettera-a-giorgio-napolitano/.

“Spettabile presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. L’Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un’impresa impossibile senza una rivolta sociale. La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli. E’ più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore. Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l’acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare sé stesse.
In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi. Ricordo, tra i tanti, l’abolizione delle Province, i finanziamenti pubblici ai partiti e all’editoria e le grandi opere inutili finanziate dai contribuenti, come la Tav in Val di Susa di 22 miliardi di euro. Gli italiani, io credo, sono pronti ad affrontare grandi sacrifici per uscire dal periodo che purtroppo li aspetta, ma solo a condizione che siano ripartiti con equità e che l’esempio sia dato per primi da coloro che li governano. Oggi non esiste purtroppo nessuna di queste due condizioni.
In un altro mese di luglio, nel 1943, i fascisti del Gran Consiglio, ebbero il coraggio di sfiduciare il cavaliere Benito Mussolini, l’attuale cavaliere nessuno lo sfiducerà in questo Parlamento trasformato in un suk, né i suoi sodali, né i suoi falsi oppositori. Credo che lei concordi con me che con questo governo l’Italia è avviata al fallimento economico e sociale e non può aspettare le elezioni del 2013 per sperare in un cambiamento. In particolare con questa legge elettorale incostituzionale che impedisce al cittadino la scelta del candidato e la delega invece ai partiti. Queste cose le conosce meglio di me. Lei ha una grande responsabilità a cui non può più sottrarsi, ma anche un grande potere. L’articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi. Saluti.”

Beppe Grillo”

Insomma, Beppe Grillo chiede al Presidente della Repubblica di far valere il suo potere per sfiduciare un Governo, a suo dire, inefficace a scongirare il default, scegliendo una personalità di alto prestigio.

Non vi sembra di riconoscere qualcosa di attuale?

 

 

 

 

 

 

 

Lo scrissi il 28 marzo scorso e la cosa non mi fa affatto piacere. Il verificarsi di una profezia spiacevole non può provocare orgoglio, bensì disperazione per non aver fatto tutto il possibile per evitarla.

Lo spread sale. Oggi ha chiuso a 301. Domani chissà… Il Governo tranquillamente on fa autocritica. Accusa Junker di essere ubriaco, accusa i poteri forti di un complotto per far cadere il Governo. Dove sono i “poteri forti”? Nella Commissione europea, nei “burocrati di Bruxelles che vogliono far cadere il Governo. Non pensano minimamente che, per un Paese come l’Italia, con un debito pubblico da far paura, proporre una “manovra” che sfori del 2,4% per spese correnti e non per investimenti, significa fare il gesto di Tafazzi.

Mai chiedersi  “lo posso fare?”. Solo “Ma se lo fa Macron perché non lo posso fare io?”. Ma, carini miei, la Francia ha un debito pubblico che è la metà del nostro, uno spread che è +36 sui bund tedeschi, e ha detto che sforerà per un anno solo nonper tre, come avete detto voi del #GovernodelCambiamento.

Nessuno fra Lega e Cinquestelle vuol perdere e nella manovra entrano tutte le megapromesse della campagna elettorale. Senza coperture. Perderà l’Italia e noi cittadini. E loro mettono le mani avanti. Non è colpa nostra. La colpa è dell’Europa!!

 

Il 28 febbraio 2018 scrivevo:

“Leggere stamattina i giornali fa tristezza. Siamo di nuovo punto e a capo. L’alleanza fra Lega e Cinquestelle, che sembrava fatta, pare in alto mare, tanto da far presumere che Mattarella non darà nessun incarico.

Ma, alle strette, visto che scadenze finanziarie interne ed europee ci sono (vedi qui) la situazione non potrà protrarsi a lungo e un incarico dovrà esser dato.

Ma a chi? Chi si prenderà la patata bollente di un DEF (nuove tasse) pesante? Chi metterà la faccia nel negare le promesse elettorali? Certamente non Di Maio, certamente non Salvini, Meno che mai, il perdente Martina.

Non ho la sfera di cristallo, ma in questi casi in Italia si preferisce la cd. “strada istituzionale”, ossia l’incarico di formare il nuovo Governo al Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Sì, la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, la pasdaran di Berlusconi che fece assumere la figlia come Capo segreteria.

Ma la Casellati ha un grosso vantaggio, Non è Cinquestelle e non è leghista, è di Forza Italia, il partito che, insieme al PD ha quasi perso le elezioni. Personalmente non ha fatto promesse che DEVE mantenere. Insomma è una figura “sacrificabile” in un governo che deve – al solito – imporre tasse e non mantenere le promesse roboanti dei vincitori Lega e Cinquestelle. Potrà condurre la compagine ministeriale, facendo approvare o meno una nuova legge elettorale, a nuove prossime elezioni.

E qui sta il punto che mi preoccupa. Lega e Cinquestelle vorranno mangiarsi quello che resta di Forza Italia e del PD, ma anche per decenza, non potranno ripetere le roboanti promesse della campagna elettorale appena finita.

In questi casi è usuale – i dittatori lo insegnano – indicare un nemico esterno che con la sua forza dei poteri oscuri ha impedito la realizzazione delle promesse mancate.

Non è difficile indicare chi sarà il nemico prescelto: l’Unione europea, la madre di tutti i guai italiani, la culla dei poteri forti.

Son sicuro che Salvini e Di Maio ad una sola voce imboniranno gli elettori che uscendo dall’Unione europea e dall’Euro, come per incanto, i guai italiani saranno finiti.

E qui, chi sa DEVE parlare. DEVE spiegare che dall’Europa NON si può uscire se non a pezzi (vedi il Regno Unito che – più forte dell’Italia e senza il nostro debito pauroso – dovrà pagare 60 miliardi). E che uscire dall’Euro – se si potesse – sarebbe come cadere dalla padella nella brace: addio al Quantitative easing, e al fondo Salva Stati, ombrelli protettori delle nostre scarse finanze.

Uscire dall’Europa sarebbe anche – Salvini e Di Maio se lo mettano in testa – rinunciare ai milioni di Euro che l’Europa ci dà per fronteggiare l’arrivo dei migranti. Significa anche rinunciare a quei pochi ricollocamenti di migranti in altri Paesi; significa porre fine alle speranze di cambiare il Regolamento di Dublino: essendo fuori dall’Europa, gli altri Paesi non avranno nessun obbligo di riprendersi i loro migranti venuti in Italia (e ce ne sono tanti, vedi in Friuli dove gli Afgani arrivati in Austria vengono fatti arrivare in Italia.).

Chissà, magari il PD, o quello che ne resta, lungi dal poter sperare di risorgere a breve come primaria forza politica, potrebbe assumersi il ruolo di spiegare pazientemente agli italiani l’assurdità e le tragiche conseguenze di un allontanamento dall’Europa.”

sergioferraiolo

Uno sguardo sul mondo

Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

photohonua

constantly trying to capture reality

Nomfup

Only connect

B as Blonde

Fashion enthusiast,Music addicted,tireless Traveler,Arts lover

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il Blog si sbriciola facilmente

Occhi da orientale

sono occhi d'ambra lucida tra palpebre di viole, sguardo limpido di aprile come quando esce il sole

ARTFreelance

Photo the day

simonaforte.wordpress.com/

Simona Forte photographer

Edoardo Gobattoni photographer

artistic photography

ALESSANDRA BARSOTTI - FOTOGRAFIE

L'essentiel est invisible pour les yeux

TIRIORDINO

Uno sguardo sul mondo

WordPress.com News

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.