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Tempo di Natale, tempo di festa. Per molti è vacanza. La sera si va a cinema. Molti nuovi film vengono proiettati in questi giorni.
E, purtroppo, anche qui, la maleducazione impera. E inizia chi arriva tardi e, incurante di chi è già seduto, comincia a cercare il suo posto chiamando a voce alta i congiunti….tanto sono solo i titoli di testa.
Poi c’è sempre qualche squillo di telefonino. Io sono un buono. Penso sempre che il proprietario ha dimenticato di spegnerlo. Ma, poi, invece di spegnerlo, comincia la conversazione.
Peggio ancora, durante il film, qualcuno comincia a chattare, incurante che la luce del display rivolta verso chi sta dietro possa disturbare.
Ma il massimo deve ancora venire.
Stasera davanti a me una signora impellicciata continuava a ricevere e mandare messaggi, incantandosi davanti alle immagini ricevute.
Timidamente le ho detto, molto sottovoce, “mi scusi, può spegnere il telefonino che la sua luce dà fastidio?”.
Risposta molto molto rancorosa: “E quante storie! Per qualche whatsapp..” come se il maleducato fossi stato io.
Forse sto invecchiando, ma questa maleducazione, questo mancato rispetto per gli altri non lo sopporto più.
Non riesco a fare il buonista.
Mi vine la voglia, la prossima volta, di dire, a voce alta: “la signora col cappotto blu e la borsa gialla in terza fila spenga il telefonino perché disturba gli altri”. Ma a quel punto disturberei io…
Come fare a difendersi dalla maleducazione e dalla arroganza dilagante?

La legge di bilancio (finanziaria, di stabilità, chiamatela come vi pare) è ancora tutta da scrivere, impantanata nella lunga trattativa con Bruxelles per evitare l’infrazione e i veti incrociati fra Lega e Cinquestelle.

Insomma, siamo al 16 dicembre ed il Governo deve far approvare dal Senato una legge stravolta rispetto a quella approvata dalla Camera. Si impone quindi un terzo passaggio.

Il bello (o il brutto) è che, ad oggi, nessuno, probabilmente neppure il governo sa come riempire le caselline con i numeretti.

Se non ce la fanno per il 31 dicembre scatta l’esercizio provvisorio di bilancio. In parole povere, lo Stato potrà spendere, nel 2019 ogni mese un dodicesimo della spesa mensile prevista per il 2018.

Ossia molto, molto meno delle.mirabolanti promesse che il Governo non riesce ad inserire nella legge di bilancio ferma al Senato.

Un po’ di esercizio provvisorio, quindi, non potrebbe che far bene alle casse dello Stato evitando, in sovrappiù, anche la procedura di infrazione dell’Unione europea.

Chissà….. forse la ruota della fortuna….

Il termine Heimat non sempre ha traduzioni soddisfacenti in altre lingue. Possiamo tradurlo con “piccola patria” o “piccola comunità in cui gli appartenenti sono legati da vincoli di vicinato o di affetti”. Il termine è proprio della Austria e Germania e insito ha un certo valore, per me negativo, di chiusura ed esclusione di chi non appartiene alla piccola comunità. Ed è esattamente il contrario degliideali dell’Unione europea.

Sempre caro alle popolazioni del nord Italia, fin ora forse l’unico esempio era l’impossibilità di votare per le elezioni amministrative per chi non fosse residente da almeno cinque anni in Alto Adige.

Ma i casi di chiusura nell’Italia del nord si stanno moltiplicando. Non solo nei confronti degli stranieri. Vedi il caso della mensa scolastica del Comune di Lodi per accadere alla quale – pagando la tariffa minima – il Sindaco ha chiesto agli stranieri il pressoché impossibile da reperire certificato di nullatenenza nei Paesi di origine.

Ora la discriminazione di Heimat si applica anche agli Italiani.

In Alto Adige in numerosi comuni un cittadino italiano non può acquistare un alloggio se non prova di risiedere in quel luogo da almento quattro anni.

In Friuli Venezia Giulia ha approvato una riforma della normativa sull’edilizia popolare (l.r.1/2016). Per poter fare domanda, o per richiedere il contributo sull’acquisto della prima casa, anche se si è italiani, si dovrà risiedere nella Regione da almeno 5 anni.

Lo scopo è ovvio, preservare la ormai ricca comunità dall’inquinamento del “diverso” escludendolo anche da quelle provvidenze pensate per i più bisognosi.

Stiamo attenti, la secessione, abiurata  dalla Lega, sta diventando realtà. L’Europa di Shuman, De Gasperi, Spinelli e Adenauer è sempre più lontana.

 

Oggi, nel mio blog, ospito un post di Beppe Grillo del 2011. Era il 30 luglio, lo Spread saliva e saliva. Nessuno voleva più i BTP. L’Italia da tutti era giudicata sull’orlo del default.

Cosa fa Beppe Grillo, papà politico dei Cinquestelle? Scrive a Napolitano, allora Presidente della Repubblica,

Ecco il testo della lettera, regolamente pubblicata il 30 luglio sul blog di Beppe Grillo a questo indirizzo: http://www.beppegrillo.it/lettera-a-giorgio-napolitano/.

“Spettabile presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. L’Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un’impresa impossibile senza una rivolta sociale. La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli. E’ più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore. Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l’acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare sé stesse.
In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi. Ricordo, tra i tanti, l’abolizione delle Province, i finanziamenti pubblici ai partiti e all’editoria e le grandi opere inutili finanziate dai contribuenti, come la Tav in Val di Susa di 22 miliardi di euro. Gli italiani, io credo, sono pronti ad affrontare grandi sacrifici per uscire dal periodo che purtroppo li aspetta, ma solo a condizione che siano ripartiti con equità e che l’esempio sia dato per primi da coloro che li governano. Oggi non esiste purtroppo nessuna di queste due condizioni.
In un altro mese di luglio, nel 1943, i fascisti del Gran Consiglio, ebbero il coraggio di sfiduciare il cavaliere Benito Mussolini, l’attuale cavaliere nessuno lo sfiducerà in questo Parlamento trasformato in un suk, né i suoi sodali, né i suoi falsi oppositori. Credo che lei concordi con me che con questo governo l’Italia è avviata al fallimento economico e sociale e non può aspettare le elezioni del 2013 per sperare in un cambiamento. In particolare con questa legge elettorale incostituzionale che impedisce al cittadino la scelta del candidato e la delega invece ai partiti. Queste cose le conosce meglio di me. Lei ha una grande responsabilità a cui non può più sottrarsi, ma anche un grande potere. L’articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi. Saluti.”

Beppe Grillo”

Insomma, Beppe Grillo chiede al Presidente della Repubblica di far valere il suo potere per sfiduciare un Governo, a suo dire, inefficace a scongirare il default, scegliendo una personalità di alto prestigio.

Non vi sembra di riconoscere qualcosa di attuale?

 

 

 

 

 

 

 

Oggi, oltre alla crescita dello spread, sui giornali tiene banco la disputa fra Italia e Germania per il rientro in Italia dei cd. Dublinanti, ovvero i migranti, sbarcati in Italia che hanno poi chiesto asilo in Germania anche se i giornali, come si vede dalla foto, non sono tutti concordi.

germania giornali

Si discute sull’opposizione italiana al rinvio mediante voli charter in assenza di accordi e sul potere e non potere, da parte della Germania, rinviare questi esseri umani alla stregua di un pacchetto postale.

Vediamo di inquadrare la questione. In principio c’era un accordo intergovernativo, la cd. Convenzione di Dublino, firmata da alcuni Stati, fra cui l’Italia, ed entrata in vigore nel 1996.

La Convenzione fu poi trasposta in un Regolamento il 18 febbraio 2003 (regolamento 2003/343/CE, detto comunemente Dublino II) e, poi, rielaborato con il Regolamento  604/2013/UE del 26 giugno 2013, il cd. Dublino III attualmente in vigore.

L’accordo e poi i regolamenti servono per stabilire quale Stato membro dell’UE abbia la competenza a giudicare della domanda di asilo (o protezione internazionale) presentata da un richiedente cittadino di Pese non appartenente all’Unione europea.

Il principio cardine è sempre lo stesso. Con piccole eccezioni, il Paese competente è il primo stato membro dell’Ue dove il richiedente protezione è approdato. Nel Regolamento Dublino III questo principio è sancito all’articolo 3 in modo che sembri una categoria residuale: “Quando lo Stato membro competente non può essere designato sulla base dei criteri enumerati nel presente regolamento, è competente il primo Stato membro nel quale la domanda è stata presentata.”. Sarà residuale, ma le situazioni descritte negli articoli successivi al 3 per i quali detto articolo non si applica, sono quantitativamente molto molto basse.

In caso di ingresso clandestino ci pensa  l’articolo 13 “Quando è accertato, sulla base degli elementi di prova e delle circostanze indiziarie di cui ai due elenchi menzionati all’articolo 22, paragrafo 3, del presente regolamento, inclusi i dati di cui al regolamento (UE) n. 603/2013,  [EURODAC nda] che il richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per l’esame della domanda di protezione internazionale. Detta responsabilità cessa 12 mesi dopo la data di attraversamento clandestino della frontiera”.

E’ noto a tutti che la stagione dei grandi sbarchi dalla Tunisi e dalla Libia sulla rotta sud-nord Mediterranea, rende automaticamente l’Italia primo Paese di ingresso.

Il Regolamento di Dublino si occupa anche dei cd. “movimenti secondari”, ossia dei movimenti dei migranti che hanno chiesto asilo in uno Stato e, illegalmente, si muovono ed entrano in un altro Stato membro.

Lo articolo 18 (del Dublino III) indica chiaramente che uno Stato membro competente (al 90% quello di primo ingresso) è tenuto, a richiesta dello Stato ove si trova ora il richiedente asilo a riprenderselo. Certo, si può rifiutare sostenendo di non essere lo Stato competente, ma il rifiuto – motivato – deve pervenire allo Stato richiedente entro due mesi, altrimenti la richiesta si intende accettata (art.22). L’Italia, immancabilmente, non ce la fa a rispondere entro due mesi, forse anche perché le competenze in materia sono distribuite fra due diversi Dipartimenti del ministero dell’Interno e, in pratica, accetta tutte le richieste di ripresa in carico.

I trasferimenti avvengono previ accordi fra gli Stati membri interessati ed entro sei mesi dal momento in cui il trasferimento è materialmente possibile (ricorsi, malattie, accertamenti vari). Se il trasferimento non avviene entro sei mesi (o un anno in alcuni casi) l’obbligo di accettare il richiedente cessa per lo Stato “competente” e la “competenza si sposta sullo Stato “richiedente” (art. 29): “Se il trasferimento non avviene entro il termine di sei mesi, lo Stato membro competente è liberato dall’obbligo di prendere o riprendere in carico l’interessato e la competenza è trasferita allo Stato membro richiedente. Questo termine può essere prorogato fino a un massimo di un anno se non è stato possibile effettuare il trasferimento a causa della detenzione dell’interessato, o fino a un massimo di diciotto mesi qualora questi sia fuggito.”.

Bisogna dire che, negli ultimi anni, la Germania è stata molto cauta e prudente nel rinviarci i migranti, transitati per l’Italia e poi giunti in quel Paese. Lungaggini nei ricorsi e, spesso, accettazione elle clausole di spostamento della responsabilità per “ricongiungimento familiare” o altro.

La situazione è cambiata con l’attuale governo che ha cominciato a “battere i pugni” sui tavoli di Bruxelles, ottenendo solo l‘irrigidimento delle posizioni e risultati boomerang come le rilocazioni divenute volontarie da obbligatorie che erano e l’affossamento del nuovo Regolamento di Dublino (il Dublino IV) che con le modifiche apportate da Parlamento europeo potevano dare uno spiraglio al superamento del principio cardine della responsabilità del primo Stato di ingresso.

Poi il 14 ottobre prossimo in Baviera si vota e – pare – che mostrare i denti e le unghie faccia guadagnare voti (Salvini docet)

Nessun atto formale obbliga – come vorrebbe Salvini – la Germania ad accettare una rilocazione di un nuovo migrante per ogni richiedente asilo restituito all’Italia competente all’esame della domanda per “obblighi” di Dublino.

Questa la situazione. Quindi, nell’ipotesi che tutte le condizioni poste dal Regolamento di Dublino siano rispettate, l’Italia non può opporsi alla presa in carico dei migranti “secondari”. Da nessuna parte è prescritto che debbano essere 3 al giorno e non 333. Purtroppo, il Regolamento di Dublino contiene questa clausola capestro e – finché è in vigore – ce lo dobbiamo tenere.

Quello che desta stupore è l’atteggiamento tenuto dalla Lega al Parlamento europeo votando contro la proposta di riforma del Regolamento di Dublino, poi approvata dal parlamento europeo, ma affossata dal Consiglio europeo. Tale riforma andava proprio nel senso auspicato tante volte dall’Italia: il criterio del primo Stato membro di ingresso era sostituito con la ripartizione obbligatoria dei richiedenti asilo fra TUTTI gli Stati membri. Qui la proposta di riforma del Regolamento Dublino III approvata dal Parlamento europeo.

Perché la Lega sia stata sempre assente e abbia votato contro resta un mistero. Ignoranza?  Volontà di mantenere un problema su cui far crescere il consenso? Volontà di incrementare la paura verso il migrante? Volontà di alimentare il risentimento verso l’Unione europea?. Non lo so. Certo è stata persa una occasione.

Ma probabilmente, e lo dico con molto dispiacere, se l politica governativa nei confronti dell’asilo continua così, fra un po’ saranno direttamente le Corti internazionali a vietare il trasferimento in Italia dei richiedenti asilo, con conseguente disdoro d ennesima figuraccia internazionale.

Il Decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113, ora in discussione e conversione al Senato, il cd. Decreto Immigrazione e Sicurezza, fortemente voluto da Salvini, comprime fortemente i diritti dei richiedenti asilo  e diminuisce le misure di accoglienza a loro riservate.

L’Italia è stata più volte oggetto di procedure di infrazioni iniziate dalla Commissione per violazione degli obblighi assunti in materia di asilo (per esempio la 2012/2189). Altre Condanne sono arrivate dalla Corte europea dei diritto dell’Uomo come la Causa  Khlaifia  e  altri  c.  Italia  –  Grande  Camera  –  sentenza  15  dicembre  2015  (ricorso  n. 16483/12). Oppure la sentenza CEDU del 21 ottobre 2014: Caso Sharifi e altri c/ Italia e Grecia (16643/09).

Non dimentichiamoci che la CEDU ha stabilito, nella causa MSS c. Belgio e Grecia, 2011, che “che il Belgio e la Grecia hanno violato la Convenzione europea dei diritti umani: la Grecia, non avendo un sistema di asilo funzionante, detenendo M.S.S. in condizioni degradanti e lasciandolo in altrettanto degradanti condizioni di vita dopo il rilascio, ha violato l’articolo 3 della Convenzione; il Belgio, trasferendo M.S.S. verso la Grecia, ha violato il principio di non-refoulement (divieto di rinvio di una persona verso un paese in cui potrebbe essere a rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani) in quanto le autorità belghe sapevano o avrebbero dovuto sapere che non vi erano garanzie che la richiesta di asilo sarebbe stata seriamente esaminata dalle omologhe autorità greche.” (vedi pagina 9 del bollettino linkato). Quindi, anche senza un atto formale delle giurisdizioni europee, quando gli Stati membri sanno, o dovrebbero sapere , che uno Stato membro viola i principi fondamentali contenuti nella direttiva europea in materia di asilo e protezione internazionale, i rinvii di “dublinanti” verso questo Stato membro sono vietati.

Vogliamo proprio prenderci questo marchio di infamia di violare gli obblighi che abbiamo sottoscritto?

 

 

sergioferraiolo

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