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Nella pratica buddista il mandala indica un diagramma circolare costituito, di base, dall’associazione di diverse figure geometriche e simboleggia la creazione dell’universo partendo dal centro.

Tralasciando il significato simbolico, è stupefacente la pazienza dei monaci che “creano” il mandala. Su un disegno abbozzato a matita, fanno cadere minuscoli grani di polvere colorata. Utilizzano una piccola cannuccia d’argento (come forma simile ad una penna Bic senza punta e contenitore di inchiostro) che riempiono di polvere. Poi, sfregandola con uno stelo, provocano la caduta del singolo grano di polvere sul punto predeterminato.

Per i mandala più grandi di circa due metri di diametro ci vuole un continuo lavoro di più di una settimana.

Visto però che il vero mandala è solo un concetto filosofico e quello disegnato ne è solo una umana rappresentazione, dopo qualche giorno viene distrutto, a simboleggiare la caducità delle cose umane.

La foto è stata scattata in un monastero del Ladakh

making Mandala

 

Il culto e l’onore reso ai propri cari defunti esiste in ogni parte del mondo. Fa parte dell’innato bisogno degli uomini di ricordare e di essere ricordati. Achille ai Mirmidoni, Foscolo a Pindemonte sono solo due esempi.

Ben diverso però è il sistema usato nei vari tempi e nelle diverse culture per “smaltire” il corpo del defunto.

La nostra cultura tradizionalmente preferisce l’inumazione, anche se in diverse forme fra le tre religioni monoteiste, l’induismo la cremazione, altre praticano ancora l’imbalsamazione.

Esistono altri modi, anche i più strani, specialmente nelle zone di confine fra diverse culture e diverse religioni.

Nell’alto Nepal, ad esempio, il corpo del defunto è considerato alla stregua di una lampadina fulminata. Serve ed è rispettato e amato finché dà la luce e funziona. Quando la luce (=l’anima, l’essenza dell’essere umano) non c’è più l’involucro che conteneva la vita si getta alla stregua di un vestito usato e rotto.

Il corpo dopo tre giorni dalla morte vien preso in consegna dai becchini che lo fanno a pezzi, lo impastano con la farina e lo pongono, a disposizione dei cani, dei corvi e degli avvoltoi in apposite spianate dove in urna bruciano odorose bacche. Scritte beneauguranti sono formate con sassi lungo i costoni o incise nella roccia. Sono luoghi nascosti, inaccessibili ai locali ed ai turisti, luoghi ove si consuma il “ritorno” della carne al ciclo della natura.

Questo per chi può permettersi questo rito. I cadaveri dei poveri vengono gettati direttamente nei fiumi.

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